Cronicario: E d’improvviso a tutti importa dei porti


Proverbio dell’11 giugno L’amata senza sorriso è come una lampada senza luce

Numero del giorno: 18.000 Frammenti di Dna che distinguono l’uomo dallo scimpanzé

Se non fosse per la Spagna, che con un bell’olé ha risolto l’emergenza dell’Aquarius offrendo ospitalità ai profughi africani, staremmo ancora a discutere dei porti italiani che mai come oggi hanno avuto l’onore delle cronache e che adesso, assai repentinamente verranno dimenticati. La qualcosa ha del fenomenale. Siamo l’unica penisola al mondo con una lunga storia di commercio marittimo alle spalle che parla di porti solo quando arriva l’uomo nero. Per il resto…

No, veramente: ce ne infischiamo tutti. Sicché, poiché l’emergenza migranti ha acceso un faro sulla nostra ricettività portuale, ne approfitto per raccontarvi che abbiamo una rete portuale che potrebbe farci stare assai meglio di quanto stiamo se fossimo capaci di utilizzarla. Per dire, se in Italia sbarcassero anche tanti più cargo, oltre ai profughi, sarebbe un terno al lotto per la nostra economia. E invece facciamo viaggiare il grosso delle nostre merci su strada anziché per mare.

Vi do giusto un paio di anticipazioni contenute nell’ultimo rapporto che domani Sace presenterà a Milano, dove la fra le altre cose viene fuori che siamo al 26esimo posto nella classifica mondiale delle infrastrutture strategiche per il commercio. E noi saremmo anche un paese esportatore. Secondo le stime di Sace perdiamo 70 miliardi l’anno proprio per questo deficit di capacità di trasporti che potrebbe far crescere di altrettanto le nostre esportazioni. Ora non è voglio farvi arrabbiare col solito confronto con i tedeschi, ma loro stanno molto meglio di noi a livello di infrastrutture portuali spendendo peraltro parecchio in investimenti, 50 miliardi a fronte dei 30 italiani. Tutto ciò determina che il nostro sistema portuale esporta e importa rispettivamente il 26,5 e il 30,5% dei nostro commercio estero a fronte del 38,5 e 34,6% che viaggia su strada. E abbiamo pure perso connettività rispetto alle principali rotte internazionali.

E questo è il punto. Se a noi non importa dei porti, poi non stupiamoci che importino ad altri.

A domani.

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