I consigli del Maître: I signori della riserve estere e i commerci del G7


Anche questa settimana siamo stati ospiti in radio degli amici di Spazio Economia. Ecco di cosa abbiamo parlato.

Il potere delle corporation. Il Fmi ha pubblicato un’interessante ricognizione che monitora l’aumento della ricchezza e del potere di influenza della grandi corporation nell’economia globale, dalle compagnie aeree ai giganti di internet, a partire dagli anni ’80, quando iniziò il ciclo politico, basato su liberalizzazione dei capitali e marginalizzazione dell’attività pubblica, che sostanzialmente sta trovando il suo compimento nel nostro tempo, di cui i vari populismi, che crescono all’ombra di promesse basati su dazi e maggiore intervento pubblico, sono semplicemente la spia.

Il grafico illustra l’andamento fortemente crescente dei markup, ossia la cifra che le compagnie aggiungono al costo del prodotto marginale, espresso come una frazione. In sostanza è una misura del margine di profitto e quindi in senso lato un indicatore della potenza del mercato. Dal grafico si osserva che nei paesi avanzati i markup sono cresciuti notevolmente, al contrario di quanto avvenuto nei paesi emergenti. Toccherà a loro il nuovo ciclo economico “mercatista”? Forse, ma sotto l’egida di regimi molto diversi da quelli occidentali. Cina docet.

I campioni delle riserve estere. Il World economic forum ha fotografato lo stato delle riserve in valuta estera nel mondo, espresse in dollari. Un modo per valutare la stabilità politica di molti paesi, in tempi complicati come i nostri, dove ai timori di guerra commerciale si aggiungono quelli di instabilità finanziaria latente provocata dalla grande quantità di denaro in circolazione che equivale a debiti che dovranno essere ripagati.

Aldilà della Cina, che non è certo una sorpresa, si segnalano il Giappone, la Svizzera e fra i paesi emergenti l’Arabia Saudita e il Brasile, un paese con grandi difficoltà in questo momento a cui le riserve valutarie faranno sicuramente comodo, anche se sarebbe meglio di no. Usare le riserve comunica già una brutta impressione ai mercati. Sono come il salotto buono: quando lo usi poi lo devi rimettere a posto.

Il G7 e la guerra commerciale. Il tema del commercio internazionale, minacciato dai dazi statunitensi, ha trovato spazio nell’agenda del G7. Un grafico preparato da Ispi ci mostra quali sono le posizioni delle bilance commerciali dei grandi sette.

Noi italiani stiamo fra i creditori, quindi il buon senso suggerisce che dovremmo fare asse con gli altri creditori per provare a difendere i nostri attivi commerciali. Quindi innanzitutto con la Germania. Invece molti soffiano sul fuoco dell’antipatia tedesca dimostrando di avere poco discernimento. I dazi Usa sono contro l’Ue non contro la Germania. E di conseguenza fanno male anche a noi. Ma non solo a noi. Fanno male anche agli Usa, anche se Trump sembra infischiarsene. Aldilà degli effetti che potranno avere anche sulle produzioni estere negli Usa, oltre che sul bilancio dei cittadini, ci sono gli impatti negativi sulla fiducia della quale le borse sono un ottimo indicatore. Questo grafico, preparato da un analista di JP morgan, lo mostra con chiarezza: al crescere dell’indice Trade war, cala quello dell’S&P 500.

La quota 100 del mattone italiano. Anche il mattone ha la sua quota 100, ma a differenza di quella dei pensionati, per i quali rappresenta un sollievo, per i proprietari è il simbolo del congelamento dei prezzi immobiliari che affligge il nostro paese.

L’indice dei prezzi reali, infatti, è sostanzialmente congelato, con tendenza al ribasso, al livello del 2015, che corrisponde a quello dei prezzi nominali di dieci anni prima. Ciò a fronte di redditi reali che Bankitalia calcola ancora inferiori di circa il 10% a quelli del 2006. La quota 100 del mattone sembra molto difficile da superare.

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