Cronicario: Nato in the USA, residente in terra di nessuno


Proverbio dell’11 luglio Meno si mangia più il cuore si riempie di luce

Numero del giorno: 150.000 Animali rapiti in Italia nel 2017

Contro il logorio della vita moderna, per ricordare un amabile spot di un’epoca fa, non usa più farsi un cordiale ma bisogna assolutamente essere capaci di discordia. Non chiedetemi perché: non faccio il sociologo né sono capace di pensieri profondi. Anche perché poi finisce che qualcuno ci crede e finisce il divertimento. Quindi nell’attesa che uno dei tanti marchettari postmoderni che affollano il web ci spieghi la weltanshauung di giornata, tocca contentarsi di quello che offrono le cronache che comunque sono uno spasso, come sempre accade quando il protagonista è il nostro amatissimo Mister T.

Questo fenomenale esempio dello spirito del nostro tempo (cit. per i famosi marchettari) oggi è riuscito a litigare con i cinesi, avendo imposto loro un altro pacco di miliardi di dazi, poi con la Germania, accusandola di essere praticamente una dependance della Russia, e poi ha svillaneggiato la Nato col solito argomento che gli americani pagano il conto più grosso, e sarebbe strano il contrario, visto che è una roba Born in the Usa, come la celebre canzone del Boss. Senonché a quest’altro boss, cui evidentemente non dispiacciono i toni della discordia, la Nato, nata (e pagata) in virtù dell’alleanza atlantica, sembra un giocattolo fuori tempo massimo e peraltro costoso, come in fondo inutile deve parergli l’Ue, visto che lui parla solo coi pezzi grossi come lui – gente del calibro di Putin e Xi – e nella Ue non ce n’è nemmeno uno. Sicché al povero segretario della Nato non è rimasto che ricordare come l’alleanza atlantica non sia scritta sulla pietra, anche se è interesse di Europa e America conservarla. Col che finalmente delineandosi la sindrome di cupio dissolvi che ha avvolto l’Occidente, ormai non più vocato al Tramonto, come profetizzava un cent’anni fa Spengler, ma direttamente all’estinzione.

Poiché la concordia non è trendy, non bisogna stupirsi più di tanto che la Cina accusi gli Usa di bullismo commerciale, con ciò preparandosi evidentemente un bellissima escalation per la gioia dei rissosi da tastiera che sono talmente intelligenti da non capire che i dazi di Mister T stroncheranno anche le nostre ambizioni da esportatori (giusto oggi è uscita la notizia che abbiamo superato la Germania per esportazioni farmaceutiche). Anche qui da noi, non manca la materia prima per le risse e tanto meno mancherà in futuro. Per dire: oggi un pezzo grosso di Blackrock, che per chi non lo sapesse gestisce alcuni trilioni di dollari di asset, ha detto che “lo spread italiano è ancora in terra di nessuno” (ma comunque è salito un cento punti base da maggio) perché non si capisce che voglia fare il governo, visto che i vari ministri dicono tutto e il suo contrario e nessuno ci sta capendo più niente, con la conseguenza che paghiamo (lo spread significa che paghiamo più interessi se non fosse chiaro) più di quanto dovremmo e meno di quanto potremmo se a furia di dire minchiate gli investitori inizieranno a prenderci sul serio. Nel senso che iniziano a credere sul serio che faremo una minchiata.

I giochi si scopriranno a ottobre, ha concluso l’uomo Black(rock), quando il governo dovrà presentare la sua legge di bilancio. E figuratevi i botti. Quanto a me, che mi sbellico dalle risate leggendo queste risse da cortile, poiché sono Nato in the Usa e residente in terra di nessuno, faccio la cosa migliore che resti da fare.

Finché dura, almeno.

A domani

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