Lo sboom del mattone costa 400 miliardi agli italiani


Il nuovo rapporto presentato da Bankitalia e Istat sulla ricchezza delle famiglie e delle imprese italiane, aldilà delle varie curiosità, ci consente di tirare una linea sulla ricchezza abitativa che storicamente ha sempre rappresentato la quota maggiore della ricchezza complessiva. Serve anche dare un significato più chiaro a grafici come quello sotto, pubblicato nell’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria.

Il calo dei prezzi, che non accenna a terminare malgrado la ripresa in gran parte dell’eurozona, ha infatti notevolmente diminuito il valore del patrimonio abitativo delle famiglie che dal picco del 2011 ha perduto (a valori correnti) circa 400 miliardi.

Nel 2011, infatti, le abitazioni quotavano 5.687 miliardi di euro che nel 2017 sono diventati 5.246. Ciò ha avuto un impatto non da poco nella composizione del portafogli delle famiglie, anche se la quota della ricchezza non finanziaria rispetto a quella finanziaria risulta ancora più elevata rispetto al 2005. Dal che si potrebbe dedurre che lo sboom si è “mangiato” gran parte dell’aumento dei prezzi intercorso da allora, ma non tutto. Quanto alla ricchezza finanziaria, è interessante osservare  che è cresciuta la quota dei depositi rispetto agli altri attivi.

Le famiglie, insomma, concentrano il grosso della propria ricchezza nel mattone e nei conti correnti. Da qui a mettere il denaro sotto la mattonella il passo è brevissimo.

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