Categoria: Cronache

Cronicario: E per chi vuole proprio lavorare arriva il salario di cittadinanza


Proverbio del 13 marzo Per il cavallo pigro è pesante anche il carro vuoto

Numero del giorno: 36.000 Calo occupati in Italia nel IV trimestre 2018 rispetto al III

Mentre Theresa May ‘na gioia ci regala l’ultima sorpresa sul fronte Brexit e ci prepara le prossime, che saranno ancora più gustose – stasera è atteso il voto sul no deal del parlamento britannico – sul fronte interno rumoreggiano clamorose novità che ormai fanno impallidire anche gli straordinari successi di Quota 100 mila e del reddito di Sanchopanza. Non pago di essere in procinto di firmare un accordo coi cinesi, il governo sta già lavorando alla madre di tutte le riforme: quella sul reddito minimo, che è il fratello maggiore del reddito di cittadinanza. Diciamo il salario di cittadinanza (copyright Il Cronicario).

Per l’occasione si sono scomodati i pezzi grossi, che ci hanno fatto sapere una cosa che mai avremmo sospettato: gli italiani guadagnano poco.

Glielo giuro, signora mia. Dia un’occhiata a questo grafico se non ci crede.

Chi non crede al Fmi, che è notoriamente anglofono, può credere a mamma Inps che proprio stamane è stata ascoltata dall’augusta commissione Lavoro dove si sta elaborando la genialata del salario di cittadinanza. E che dice l’Inps? Che il 22% dei dipendenti privati italiani (escludendo agricoli e domestici) ha una retribuzione oraria inferiore ai 9 euro, ossia la base minima che uno dei tanti disegni di legge vorrebbe porre come reddito di lavoro. Complessivamente il 40% dei lavoratori guadagna meno di 10 euro l’ora.

Per non farci mancare niente, l’Inps ha pure sottolineato che la giurisprudenza lavorista e gli studi economici del mercato del lavoro hanno “sollecitato giustamente l’esigenza di un salario minimo legale, tanto più se integrato con la contrattazione collettiva”. Purché ci siano “efficaci forme di controllo del rispetto dei parametri di legge” e di “misure sanzionatorie nei confronti dei trasgressori”. Più soldi per tutti, insomma, ma coi controlli.

Ma siccome i commissari ancora può darsi che non siano conviti, è arrivata anche l’Istat, che ha fornito informazioni altrettanto importanti. La prima sugli andamenti del mercato del lavoro, che va benissimo altroché.

E poi, sempre in Commissione, l’Istituto ha fatto sapere che con un salario minimo di 9 euro lordi ci sarebbero 2,9 milioni di lavoratori che avrebbero un aumento retributivo medio annuo di 1,073 euro. Tale misura riguarderebbe il 21% dei dipendenti e avrebbe un impatto sul monte salari di 3,2 miliardi. Da qui l’annosa domanda.

Tranquilli. questo aggravio di costi peserebbe sui margini operativi lordi delle imprese con dipendenti, che sono circa 1,5 milioni. Direte: chissenefrega. Certo, salve che qualcuna potrebbe decidere di tagliare qualche contratto a termine (che sono gli unici che crescono), o terminarne qualcuno a tempo indeterminato (che sono già in calo) per rientrarci. A meno che non riescano a scaricare l’aumento dei costi. In tal caso…

Bravi, siete pronti per fare gli economisti di governo. Scrivete a: Avvocato del popolo, c/o Palazzo Chigi, 00100 Roma.

A domani.

 

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Cronicario: L’unica certezza è il governo-navigator


Proverbio del 7 marzo La cosa migliore è sapere quando finirla

Numero del giorno: 13.3 Crescita % commercio on line in Italia a gennaio

Annunciazione, annunciazione: il governo è solido. Talmente che neanche un treno ad alta velocità riuscirà a farlo deragliare dal binario del cambiamento sul quale sta guidando il paese.

Lo hanno detto, addirittura in coro, Vicepremier Uno (o Due, fate voi) e Due (o Uno, fate voi), mentre dalle fumose stanze di palazzo Chigi usciva una nota fantastica sulla Tav secondo la quale “saranno necessari ulteriori incontri non essendoci un accordo finale”.

Merita una menzione anche il riferimento del Palazzo alla circostanza che “sono emerse criticità che impongono una interlocuzione con gli altri soggetti partecipi del progetto, al fine di verificare la perdurante convenienza dell’opera e, se del caso, la possibilità di una diversa ripartizione degli oneri economici, originariamente concepita anche in base a specifici volumi di investimenti da effettuare nelle tratte esclusivamente nazionali”.

Ma questa momentanea incertezza ferroviaria poco ci riguarda. Quel che conta è che il governo c’è e ci sarà anche domani. Alla faccia di Eurostat che intanto pubblica grafici come questo e quello dopo.

Ora, a parte il pi negativo, per il quale è già pronta una soluzione, se vi preoccupa la disoccupazione, state sereni. Perché qui arriva la seconda certezza che ci fa dormire tranquilli: arrivano i navigator, ossia i 6.000 disoccupati che, una volta impiegati (una volta in senso stretto) dovrebbero aiutare a trovare lavoro agli altri disoccupati (nel frattempo in calo) che comunque avranno nell’attesa il reddito di sanchopanza. I navigator sono una certezza certissima. Pare che almeno 60.000 parteciperanno al bando diffuso dalle autorità, ove fra i requisiti richiesti c’è anche quello di essere specialisti di reddito di cittadinanza. Visto che i navigator non lo prendono (per ora) meglio che sappiano come funziona per dopo, avranno pensato quei geni del governo. Senza contare che ormai la Norma di Civiltà è stata finalmente innalzata al rango di disciplina scolastica.

Conosceremo presto questi navigator, eroici avanguardisti che conducono il triste disoccupato lungo l’oceano procelloso del mercato del lavoro italiano fino a un porto sicuro e a tempo indeterminato.

Eroici avanguardisti come quelli del governo, ‘sti navigator. Forse sono gli stessi.

A domani.

Cronicario: E dopo il Cambiamento, arriva l’Innovazione


Proverbio del 4 marzo Chi semina orzo non raccoglie grano

Numero del giorno: 2,3 Aumento % investimenti green dell’industria italiana

Lo se che vi sembra incredibile, ma è passato un anno da quando il popolo italiano ha spalancato le porte al governo del cambiamento, che arriverà un paio di mesi dopo ma vabbé, il cambiamento procede con lentezza.

Un anno in cui il cambiamento ha fatto sentire la sua voce possente in ogni dove, cambiando la vita a milioni di persone. Gli scrittori di satira, per dire.

Un anno in cui l’immaginazione, finalmente al potere..

Si, avete ragione. Basta col cambiamento. Bisogna cambiare il cambiamento. Serve un nuovo obiettivo che migliori il cambiamento. Qualche idea?

I dettagli leggeteveli in cronaca. Vi basti sapere che il nostro Vicepremier Uno (o Due, fate voi) più illuminato del solito oggi ha preconizzato che diventeremo la prima manifattura d’Europa.

Ma son dettagli. Qui sul Cronicario dobbiamo dirvi quello che succederà dopo. Dopo il Cambiamento e l’Innovazione, che ci dobbiamo attendere?

Dai che lo sapete già.

A domani.

Cronicario: Ci salverà il social-ismo del governo


Proverbio del 14 febbraio Ci vuole tutta una vita per capire che non serve capire tutto

Numero del giorno: 21.400.000.000 Interscambio Italia-Russia nel 2018

L’avete sentiti, sì, quei guastafeste di Moody’s? Nel giorno del giubilo nazionale, in cui Vicepremier Uno (o Due, fate voi) annuncia che Tesoro, Fs, CdP e anche qualcuno altro entreranno nel capitale di Alitalia con oltre il 50% – così si capisce chi comanda –

e vice premier Due (o Uno, fate voi) dice che il latte delle pecore sarde non può costare meno di un euro al litro

ecco che arrivano quegli scocciatori dell’agenzia del capitalismo internazionale a dire che quest’anno forse cresciamo fra lo Zero e lo Zerocinque, e per giunta rischiamo la crisi di governo, tanto per guastare la  giornata di festa del social-ismo nazionale.

No: non è un refuso. si scrive proprio così: social-ismo. Lo sappiamo tutti che il vecchio socialismo è stato sconfitto dalla storia e pure dalla geografia. Dalla poesia e pure dalla prosa. Dall’arte e dalla scienza. Dalla filosofia e persino dalla matematica.

Ma nessuno, tranne il vostro Cronicario, vi ha detto prima di oggi che, come la mitica l’araba fenice, dalle ceneri del socialismo disfatto è sorto Il social-ismo. E’ persino meglio dell’antenato, che in mezzo a tanti pregi aveva il difetto di essere troppo serio. Il nuovo social-ismo è smart, cool e soprattutto non teme il ridicolo. Anzi, lo incoraggia. Perciò fa un largo uso di dirette. Soprattutto, adesso sapete perché comandano i comici.

A domani.

Cronicario: Tramutare i posti vacanti in posti vacanza: fatto


Proverbio del 12 febbraio Meglio un tozzo di pane all’aperto che un banchetto in prigione

Numero del giorno: 10,3 Tasso % di disoccupazione in Italia a dicembre secondo Ocse

Caro Navigator,

io lo so che tu lo sai che dovresti saperlo ma magari non lo sai visto che ancora ti devono assumere e magari formare. Ma intanto che aspetti che te lo dicono te lo dico io. In Italia ci stanno un sacco di posti di lavoro vacanti. Questa roba qua.

Lo so: non ci si crede. Nel paese della disoccupazione al 10 e passa, – e vi faccio grazia degli inattivi che manco pagati si vogliono attivare – ci sono dei poveracci di datori di lavoro che non riescono a trovare i lavoratori di cui hanno bisogno. E manco pochi. Nel caso vogliate approfondire (ma non credo) sappiate che il tasso di posti vacanti – come da manuale – si calcola rapportando (che significa dividendo) il numero dei posti vacanti al totale di posti vacanti più posti occupati. Ebbene, secondo Istat nel quarto trimestre il tasso è arrivato all’1,2% del totale delle attività economiche (industria e servizi). Parliamo di migliaia di posti di lavoro.

Non ve l’avevano detto? Eh già. Sarà compito del Navigator sciogliere questo enigma del mercato del lavoro italiano. E soprattutto convincere uno dei tanti neet o disoccupati nostrani a imparare a fare un lavoro che serva persino a qualcuno.  Ma se così non fosse, non c’è da preoccuparsi.

Il governo ha già trovato la parola magica per trasformare il posto vacante in posto vacanze.

Fatto.

A domani.

Cronicario: Sarà un anno bellissimo con la Spanding Review


Proverbio dell’1 febbraio Quando parli, parla a chi capisce

Numero del giorno -0,2 Variazione % acquisita per il pil italiano nell’anno 2019

Sarà un anno bellissimo, dice il nostro grandissimo avvocato difensore del popolo a chi gli fa notare che si parte maluccio. Per colpa di quelli di prima, ovviamente, e comunque anche del resto del mondo che sta gufando contro il cambiamento italiano. Sarà Ma comunque si parte maluccio.

Ma non c’è problema. A parte che è un problema europeo, e quindi vuol dire che è anche colpa dell’Europa (che male non fa)

rimane il fatto che abbiamo una ricetta infallibile per uscire dall’austerità recessiva. Passare dalla spending review alla spanding review.

Bastava cambiare una vocale per essere felici.

Buon week end.

 

Cronicario: Lavorare molto, lavorare pochi (e finalmente)


Proverbio del 30 gennaio In una lite hanno tutti torto

Numero del giorno: 770.000.000 Offerta in dollari del Nasdaq per la borsa di Oslo

E insomma: la fiducia delle imprese cala, e vorrei vedere. Fa sempre più freddo là fuori e se n’è accorto anche il governo tedesco che ha abbassato all’1% le stime del pil 2019. Figuratevi come stanno i nostri, che esportano un sacco di roba in Germania.

Epperò, ecco che tuttuduntratto la fiducia delle famiglie aumenta. E ci credo. Saremo pure disoccupati, ma almeno abbiamo smesso di essere inattivi, abbiamo un navigator e percepiamo pure un reddito tramite una supercard non riconoscibile. In più c’è quota 100, quindi se ho la fortuna di essere anziano ma non troppo, posso pure espatriare in Portogallo a spese dell’Inps e frego pure il Fisco. Considerando l’età media della popolazione al lavoro, non è proprio un pensiero fuori dal comune.

Stando così le cose, c’è da aver fiducia eccome. Non va così male, dai. Anche perché si sta compiendo finalmente una rivoluzione culturale. Al posto dell’ormai stantio, nonché inattuato, “lavorare meno, lavorare tutti”, si sta affermando gagliardamente la nuova parola d’ordine dell’Italia sovranEsta: Lavorare molto, lavorare in pochi.

Se vi sfugge la finezza di questa massima, è perché siete all’antica: dovete leggere più blog!!. Vi sarà arrivata su Uazzapp la notizia che per colpa dei robot il lavoro sarà sempre meno (fai girare), e sicuramente avrete letto un titolo di Facebuk che spiega la necessità di forme di reddito compensative per evitare la rivoluzione (condividi). Addirittura avrete sentito qualche esagerato (cit. governo) dire che senza reddito è a rischio la tenuta sociale (cuoricino, pollicione, share). Ecco spiegato il ritorno della fiducia e soprattutto il mistero delle ultime rilevazioni Censis, secondo le quali negli ultimi dieci anni (2007-2017) il numero di occupati nel Paese è diminuito dello 0,3%, è invece aumentato in Germania (+8,2%), Uk (+7,6%), Francia (+4,1%) e nella media dell’Unione (+2,5%).

A fronte di questo capolavoro avanguardista abbiamo che quei sempre meno che lavorano, lavorano sempre di più (donde la massima). Addirittura il 50,6% dei lavoratori afferma che negli ultimi anni “si lavora di più, con orari più lunghi e con maggiore intensità”. In 2,1 milioni svolgono turni di notte, 4 milioni lavorano di domenica e festivi, 4,1 milioni lavorano da casa oltre l’orario di lavoro con e-mail e altri strumenti digitali, magari dopo aver speso mille euro di smartphone, 4,8 milioni lavorano oltre l’orario senza pagamento degli straordinari. E con effetti “patologici rilevanti”.

Il Censis nota che gli occupati giovani si sono dimezzati, rispetto a vent’anni fa, dimenticando che nel frattempo sono invecchiati e non sono stati praticamente sostituiti, visto che nessuno ha voglia di far figli e il governo pensa solo ai pensionandi. Ma soprattutto sfugge all’illustre istituto il significato profondo della rivoluzione in corso, che viene definito un “paradosso italiano”. Non c’è nessun paradosso: è giusto che lavorino di più quelli che lavorano, visto che gli piace. Sono degli eroi, dovremo dedicargli monumenti. Per tutto il resto c’è Supercard.

A domani.

Cronicario: Col navigator m’è dolce naufragare in questo mare


Proverbio del 28 gennaio Ingannami pure sul prezzo, ma non sulla merce

Numero del giorno: 32.000 Aumento imprese in Italia nel 2018

Adesso che finalmente anche il primo giornale d’Italia dedica una pagina al reddito di parannanza, con pezzo autografo di un illustre consigliori dei governanti del cambiamento con spiegati perché, percome e soprattutto perquanto, appare chiaro che finalmente anche da noi è stato legalizzato l’uso dello stupefacente. Ragionamento stupefacente,  intendo. Leggete questo stralcio preziosissimo: “L’impatto macroeconomico del Reddito di cittadinanza può essere di notevole importanza, sia sull’efficienza del mercato del lavoro, in termini di aumento di occupazione e produttività, da realizzarsi con il miglioramento dei Cpi, la riqualificazione formativa dei lavoratori, e la batteria di incentivi inseriti, sia su alcuni aspetti macroeconomici che riguardano il moltiplicatore dei consumi, l’output gap e il recupero di spazio fiscale nel bilancio”.

Non avete capito? Andiamo avanti: “L’afflusso degli scoraggiati presso i Cpi (centri per l’impiego), permetterebbe di rivedere al rialzo il tasso di partecipazione alla forza lavoro, che nella metodologia europea contribuisce alla crescita del Pil potenziale. Si aprirebbe così uno spazio fiscale aggiuntivo che può essere utilizzato per aumentare l’occupazione evitando di far crescere in percentuale il deficit strutturale a livelli passibili di sanzioni comunitarie”.

Vabbé, facciamola semplice: diamo soldi alla gente sperando che così si iscriva alle lista di disoccupazione, in modo che aumentando i disoccupati possiamo fare più deficit (senza fare incazzare l’Ue) e così facciamo diminuire i disoccupati. Parola di professore universitario (e immaginatevi che fortuna gli studenti ad avercelo) prestato alla politica della cornucopia con scappellamento keynesiano.

Pensate quanto sono scemi in Europa. Non avevano neanche pensato che si poteva fregarli in questo modo e per giunta con le loro stesse regole. E, soprattutto, state pur certi che neanche se ne accorgeranno.

Nell’attesa che si compia la beata speranza e l’inattivo diventi finalmente disoccupato, rimane da trovare i fenomeni che, grazie ai prodigiosi centri per l’impiego, troveranno lavoro entro 100 chilometri (o 100 minuti in bus) a tutti quelli che lo chiederanno.

Nessun miracolo: sono gli stupefacenti navigator, che proprio come un gps attaccato al vostro curriculum, vi condurranno – novelli Virgilio – lungo gli altopiani del lavoro che non c’è ma che si vede. Nel senso che il lavoro lo vedono solo loro: i navigator: ne devono assumere 6.000.

Molti sospettano che saranno gli unici a trovare lavoro grazie al reddito di parannanza. Ma solo perché non hanno letto un’altra dichiarazione stupefacente, stavolta rilasciata dal Gran Mogol degli industriali. “I tempi sono maturi – ha oracolato – per costruire un vero patto per il lavoro insieme a Cgil, Cisl e Uil”.

Che fa il paio con quest’altra, diffusa dal capataz della banca d’intesa nazionale. “Il reddito di cittadinanza può essere fatto meglio. Ma ora destiniamo le risorse ha chi ha bisogno e poi pensiamo se bisogna migliorarlo”.

E’ chiaro perciò che viviamo tempi stupefacenti. Sarà dolce naufragare in questo mare. Col navigator però.

A domani.

 

Cronicario: Uscire dalla Brexit? Let May be


Proverbio del 16 gennaio Non tagliare ciò che può legare

Numero del giorno: 1,2 Tasso % inflazione al consumo in Italia nel 2018

A questo punto dovrebbe esser chiaro che Theresa May gareggia con Churchull quanto a capacità di leadership.  Ormai ha persino svaporato la nostalgia della mitica Lady di Ferro. E lo ha fatto indossando i panni, assai più consoni ai tempi, di Lady di Gomma. D’altronde quella aveva a che fare coi minatori dello Yorkshire. Questa al massimo con quelli di Bitcoin.

Robetta digitale, insomma, ma per la quale serve flessibilità, capacità di adattamento e memoria cortissima. Smanettare la politica come fosse Snapchat. Tutte qualità che la nostra eroica prima ministra possiede a profusione, inducendo i suoi detrattori a equivocare. Costoro scambiano per inconcludenza la sua raffinatissima capacità di non far concludere nulla agli altri.

Dote preziosissima nella Gran Bretagna del 2019 dove è chiaro a tutti che nessuno sa cosa fare, ma lo fa con grande convinzione. Come lei, appunto. Lady G, che ormai nel nostro cuore da rotocalco ha superato persino la mitica Lady D – sfido chiunque a governare l’Uk con le scarpette della May –

ha gioco facile con la plebaglia assiepata in Parlamento che ieri, bocciando il suo piano di intesa con l’Ue, le ha regalato una straordinaria vittoria. Nessuno capisce perché non si sia ancora dimessa perché a tutti sfugge che questo è il viatico che condurrà all’esito che tutti vogliono anche se dicono il contrario.

Per questo lei dice che non si dimetterà, mentre si parla già di un nuovo referendum. Perché mai dovrebbe dimettersi dopo un successo del genere? E poi, se si dimettesse, come farebbe l’UK a evitare di fare l’ennesima minchiata? State sereni, cari, fortunati, cugini britannici. Tutto andrà bene, per voi e per noi. Let May be.

A domani.

 

Cronicario: Evviva gli inattivi di cittadinanza


Proverbio del 9 gennaio Cadi sette volte? Rialzati per l’ottava

Numero del giorno: 7,9 Disoccupazione % nell’Eurozona a novembre

Prima che nazionalizzino anche Carige come Mps – oggi un qualche sottosegretario l’ha inclusa nel novero delle cose possibili – la qualcosa segnerebbe definitivamente la metamorfosi del governo del cambiamento in governo del cambiamento di idea, lasciate che gli italiani vengano al Cronicario con la notizia più bella di una giornata già bellissima, come ormai capita regolarmente da quando è servizio permanente effettivo il cazzeggio al potere.

Siete pronti? Eccola qua: a novembre 2018, ci dice l’Istat, sono finalmente aumentati gli inattivi di ben 26 mila unità rispetto a ottobre.

Una notizia meravigliosa per almeno tre motivi. Primo: meno persone cercano lavoro, avendo persino rinunciato a iscriversi alle liste. Risultato: cala la disoccupazione.

Secondo motivo: quelli che ancora vanno al lavoro perché ne trovano uno sono sempre più gli ultracinquantenni, mentre i giovani, doverosamente cincischiano.

E’ giusto così: lasciare più tempo ai giovani per maturare la loro vocazione.

Terzo motivo: l’aumento degli inattivi, meglio se giovanili, casca a fagiolo, visto che adesso si prepara il reddito di parannanza. Meno disoccupati e più giovani inattivi, ma col reddito. Sembrava impossibile eppure…

A domani.