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Stagione X · Growing
Il diario della stagione10 Novembre 2021

Articolo 39 / 223

Cosa ci insegna la storia “politica” della povertà

Poiché la povertà è ormai ospite fissa del nostro discorrere, vale la pena leggere un pregevole studio pubblicato di recente da Bankitalia che racconta la storia della povertà nel nostro paese a partire dal secondo dopoguerra, e di come la sinergia fra politica e statistica abbia contribuito a definire e classificare questo concetto.

La povertà è una “invenzione” della politica, si potrebbe dire semplificando molto. E a sua volta la povertà “inventa” la politica nel senso che le urgenze dei meno abbienti, spesso negate, a volte amplificate, ma più spesso fraintese, diventano combustibile del nostro continuo ragionare e decidere, che sempre meno tollera l’idea stessa della povertà. Nel mondo perfetto che tutti noi vorremmo abitare, il cui grado di perfezione si misura in ragione dell’abbondanza che produce e poi distribuisce, la povertà è insieme un’onta e un nemico da sconfiggere, come non si peritò di dichiarare qualcuno.

Dell’invenzione politica della povertà parliamo ovviamente in senso statistico, quindi in senso lato. Perché mentre su cosa significhi essere povero il senso comune lo sa d’istinto, perché tale concetto emerga dalla percezione e si strutturi in un indice quantitativo servono un notevole impegno di ricerca e soprattutto tempo. Addirittura decenni.

Da questo punto di vista il lavoro di Bankitalia è molto utile. Non solo illustra le notevoli difficoltà che si sono dovute superare per elaborare un indicatore statistico utilizzabile su scala nazionale e internazionale, ma soprattutto ci racconta di come si sia sviluppato nel nostro paese il dibattito sulla povertà, iniziato nel lontano 1951, quando fu istituita la “Commissione parlamentare sulla miseria”. Sulla base di rilevazioni ancora alquanto rudimentali – il meglio che si potesse coi mezzi di allora – la Commissione arrivò ad alcune conclusioni che vale la pena riportare non tanto per la loro accuratezza, quanto come testimonianza dell’Italia di quel tempo.

Nell’indagine campionaria furono inseriti alcuni alimenti – carne, zucchero e vino – e si chiese agli intervistati quanti ne consumassero. Quindi ci si informò sullo stato delle loro calzature e sulla qualità delle abitazioni. Emerse che il 7,5% delle famiglie intervistate non consumava nessuno dei tre alimenti indicati, il 5,1% aveva calzature in condizioni misere o miserrime e che il 4,7% viveva in case affollate, quindi con più di quattro persone per stanza, con un 2,8% che abitava “abitazioni improprie”, tipo baracche o grotte. Soprattutto, l’indice sintetico sul tenore di vita elaborato dalla Commissione calcolava che l’11,8% le famiglie viveva in condizioni misere, un altro 11,6% in condizioni disagiate, con grandi differenza territoriali: erano in miseria l’1,5% delle famiglie del Nord, contro il 28,3% di quelle del Sud.

Caso più unico che raro, la relazione finale della Commissione fu approvata all’unanimità da tutti i partiti, dai comunisti ai monarchici. Segno di una sensibilità condivisa che avrebbe dovuto esortare i governanti ad adoperarsi per “un programma organico di sicurezza sociale”, come auspicato nel documento, da attuarsi tramite “un organismo a livello ministeriale, aperto alle concezioni moderne e agli studi sociali, agilissimo nel funzionamento, sollecito nei suoi compiti di solidarietà umana”. Inoltre veniva raccomandato di costituire una commissione interparlamentare che elaborasse un piano di riforma.

“Nessuna di queste proposte ebbe un seguito, così come non ebbe successo la proposta di legge di riordino dell’assistenza sociale presentata qualche anno dopo”, nota lo studio. Addirittura il riordino sarebbe arrivato nel 2000, con la legge numero 328.

Non bisogna stupirsi troppo di tale inerzia. Erano anni in bianco e nero, ma anche di grandi speranze. L’economia internazionale stava entrando nei suoi “Trenta Gloriosi” e quell’abbrivio che inebriò una generazione aveva spinta sufficiente a colmare lacune sociali antiche e consolidate, anche se non certo a risolverle. E i vari governi dell’epoca, pure se si dimostrarono poco attenti a “istituzionalizzare” la lotta alla povertà, furono pur sempre quelli delle prime grandi lotterie previdenziali, che contribuivano alla crescente spesa pubblica che alimentò, negli anni del boom, la ricchezza nazionale. Si parlò poco di povertà perché intanto si diventava ricchi.

E in effetti occorse un trentennio perché la politica “scoprisse” di nuovo il problema. E che trentennio. L’Italia in bianco e nero era diventata quella a colori dei primi anni ’80, e pure se ormai aveva superato l’onda lunga della crescita, e si era pure incagliata nelle secche della stagflazione prima e della crescita drogata dal debito poi, si stava adesso scaldando al sole di una delle tante illusioni che ogni tanto incantano il nostro paese, sotto l’egida dell’euforia craxiana che ci regalò l’ultimo meriggio prima del definitivo tramonto che condusse alla crisi valutaria del ’92.

Si dovette aspettare quindi il 1984 perché il presidente del consiglio, che era appunto Bettino Craxi, autorizzasse con decreto la prima Commissione d’indagine sulla povertà: la prima dopo la chiusura di quella sulla miseria del 1953. Trent’anni durante i quali il tema della povertà scomodò assai poco i ricercatori – solo pochi si impegnarono in studi e ricerche per definire più compiutamente la questione – e ancor meno i politici.

Dall’85 in poi la Commissione lavorò fino al 2012, cambiando ogni volta nome a seconda delle sensibilità. Nel 1990 divenne la Commissione sulla povertà e l’emarginazione. Dieci anni dopo si tramutò nella Commissione sull’esclusione sociale. Parlare di povertà, evidentemente, non rendeva più l’idea.

Questo non bastò ad impedire urti con i governanti. Proprio Craxi, che aveva istituito la Commissione, si mostrò alquanto infastidito dai risultati, quando lesse l’incipit del rapporto finale presentato nel 1985, dove si sottolineava che “la povertà persiste anche nella società opulenta: in tutto l’Occidente industrializzato, né lo sviluppo economico in sé, né gli effetti distributivi del welfare state sono stati sufficienti a farla scomparire”. La stampa di allora che lo studio ci ricorda, si stupisce nello scoprire che nell’Italia della Milano da bere ci siano ancora i poveri. Il Sole 24 Ore si domandò: “Ma sono veramente così tanti i poveri in Italia?” Craxi rilasciò qualche intervista dove osservava, inaugurando un trend, che “i ristoranti erano pieni”, e poi sollevò dubbi sulla fondatezza delle rilevazioni.

E questo apre il problema più squisitamente statistico. Come vengono ricavati questi dati? Il discorso meriterebbe di essere approfondito, ma conviene concentrarsi sugli esiti. Gli studiosi italiani e quelli internazionali lentamente hanno costruito un apparato concettuale che ci conduce agli strumenti utilizzati oggi che hanno pregi e difetti, ma sono oggettivi. E tuttavia se chiedessimo quanti sono i poveri nel nostro paese, la risposta sarebbe: dipende. O, per meglio dire, il “numero può essere molto variabile a seconda della fonte, dello spazio valutativo e della metodologia”.

Un esempio: ” Nel 2014, un anno per cui le informazioni sono particolarmente ricche, il numero di persone povere passa da 4,1 milioni applicando la soglia assoluta ai consumi a 7,8 milioni applicando quella relativa sempre ai consumi; sale a 12,1 o 13,5 milioni applicando la soglia relativa ai redditi, a seconda che si usi l’indagine dell’Eurostat o quella della Banca d’Italia”. Tale diversità non ci impedisce di arrivare alla conclusione che “la netta stratificazione della povertà in Italia per area geografica, età e cittadinanza appare tuttavia inequivocabile”.

L’evoluzione statistica non servì comunque a colmare le distanze con i politici. Quando nel 1998 la nuova Commissione presieduta da Pierre Carniti sottolineò che aumentava la povertà tra le famiglie dei lavoratori dipendenti, fu l’allora presidente del Consiglio Romano Prodi ad adombrarsi, e dopo di lui il nuovo premier D’Alema riorganizzò le attività dell’istituto. Non pensate che questi mal di pancia siano una nostra caratteristica. Quando uscì il rapporto europeo sulla povertà negli anni Ottanta, la Commissione europea lo ritirò dalla circolazione senza alcuna spiegazione, malgrado l’allora Presidente Delors ne avesse utilizzato le stime per i suoi discorsi pubblici.

Un paio di lustri dopo, siamo ormai arrivati al 2012, la Commissione viene chiusa da governo Monti per risparmiare. Esito amaro per l’istituzione, vittima proprio delle ristrettezze che avrebbe dovuto combattere. Per consolarci potremmo rilevare che le commissioni in carica negli anni Duemila “hanno anche continuato a produrre resoconti e valutazioni delle politiche pubbliche rilevanti, con un’influenza sulle decisioni politiche tuttavia molto limitata”. Ma se bastasse una Commissione per sconfiggere la povertà vivremmo sicuramente nel migliore dei mondi.

Oggi, per aggiornare le nostre conoscenze sulla povertà, dobbiamo contentarci dell’Istat, che produce con regolarità i sui rapporti che disegnano il nostro paese costantemente alle prese con questo problema, persistente, pure se cangiante. Delle tante suggestioni contenute nello studio di Bankitalia ne scegliamo solo due perché colgono lo spirito del nostro tempo. La prima: “Dal 1980 la quota di famiglie povere è fortemente cresciuta tra le famiglie più numerose ed è diminuita tra quelle con due e soprattutto un solo componente”. “Queste variazioni sono state controbilanciate dalla riduzione della dimensione familiare media da 3 a 2,3 persone: se la composizione delle famiglie per numero dei componenti fosse rimasta quella del 1980, l’incidenza della povertà nel 2019 sarebbe stata di oltre quattro punti percentuali più alta”.

La seconda: “L’invecchiamento della popolazione è stato accompagnato da un miglioramento del rischio di povertà per gli anziani, ma da un peggioramento per le altre classi di età, in particolare dei minori”. Questo a fronte di un gap fra Mezzogiorno e resto del paese che non accenna a diminuire.

Si può discutere a lungo sull’accuratezza di queste rilevazioni, ma se le diamo per buone, almeno come indicatori di tendenze, emerge con chiarezza che l’Italia degli anni ’50 oggi è diventata un paese dove una quota crescente di anziani sta relativamente meglio di una quota decrescente di giovani. Questo quadro disegna prospettive difficili per il futuro, specie se i giovani di oggi non riusciranno a scalare la montagna che conduce al benessere. In tal senso “l’interazione stretta, non sempre facile, con la politica” rischia di diventare ancora più complessa. I politici continueranno a promettere di voler sconfiggere la povertà, almeno finché, una volta al governo, non saranno tentati di negarla. E la statistica continuerà a produrre dati di fatto sostanzialmente ignorati nelle politiche di contrasto alla povertà.

Soprattutto, nei settant’anni che sono trascorsi dalla Commissione sulla miseria, “la frammentarietà e la ripartizione categoriale degli interventi assistenziali denunciate dalla Commissione di inchiesta sulla miseria sono rimaste caratteristiche distintive della spesa sociale italiana, spesso accentuate, raramente scalfite dalle riforme attuate nel tempo”. “La riforma organica, da molti auspicata fin dagli anni cinquanta, non è ancora compiuta”.

Tutto cambia perché nulla cambi, diceva il poeta. E noi siamo un popolo di poeti.

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Stagione X

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La Nazione Globale. Il concerto della globalizzazione europea16 Settembre 2021
  2. 2Cartolina. Carocasa17 Settembre 2021
  3. 3Ritorno al futuro per il central banking20 Settembre 2021
  4. 4Se la fuga dalle grandi città aggrava la diseguaglianza21 Settembre 2021
  5. 5Alle origini della globalizzazione. Il boom dei prestiti bancari internazionali22 Settembre 2021
  6. 6Il timore dell’inflazione fa accelerare il mattone23 Settembre 2021
  7. 7Cartolina. La liberazione del debito24 Settembre 2021
  8. 8Nella mente (confusa) del central banking27 Settembre 2021
  9. 9Alle origini della globalizzazione. La spinta degli arbitraggi28 Settembre 2021
  10. 10Cina e aziende hi tech cambiano il gioco di Undernet29 Settembre 2021
  11. 11L’economia che non tramonta: quella ricreativa30 Settembre 2021
  12. 12Cartolina. Brexin1 Ottobre 2021
  13. 13Alle origini della globalizzazione. Boom creditizi e crisi finanziarie4 Ottobre 2021
  14. 14Le spedizioni strozzano il commercio europeo5 Ottobre 2021
  15. 15La Nazione Globale. Dal G7 alla Federazione. Idea per il secolo nuovo6 Ottobre 2021
  16. 16La moneta digitale di banca centrale diventa “internazionale”7 Ottobre 2021
  17. 17Cartolina. Il laureato longevo8 Ottobre 2021
  18. 18Perché l’inflazione sale più negli Usa che nell’Ue11 Ottobre 2021
  19. 19L’irresistibile ascesa del Fintech12 Ottobre 2021
  20. 20Il declino secolare delle ore lavorate13 Ottobre 2021
  21. 21I paesi emergenti battono cassa al Fmi. Un dilemma per l’ordine internazionale14 Ottobre 2021
  22. 22Cartolina. Il tasso innaturale di interesse15 Ottobre 2021
  23. 23Il difficile equilibrio fra banche e moneta digitale di banca centrale18 Ottobre 2021
  24. 24La sfida europea alla globalizzazione secondo la Bce19 Ottobre 2021
  25. 25Perché il dollaro è un problema anche per gli Usa20 Ottobre 2021
  26. 26La regolazione bancaria aggiunge un’incognita all’inflazione21 Ottobre 2021
  27. 27Cartolina. Smart work22 Ottobre 2021
  28. 28Visco e l’importanza del debito europeo25 Ottobre 2021
  29. 29Per sconfiggere la povertà bisogna prima capirla26 Ottobre 2021
  30. 30L’invecchiamento della popolazione scoraggia i consumi27 Ottobre 2021
  31. 31Alcune evidenze sull’inflazione statunitense28 Ottobre 2021
  32. 32Cartolina. Creditori increduli29 Ottobre 2021
  33. 33La Bce punta sul ’22, ma i mercati alzano la posta2 Novembre 2021
  34. 34Servono quattro trilioni per il clima. Chi paga?3 Novembre 2021
  35. 35La grande trasformazione dei bond Usa in moneta4 Novembre 2021
  36. 36Cartolina. I 3005 Novembre 2021
  37. 37Il boom del mattone preoccupa il Fmi8 Novembre 2021
  38. 38Il peso del debito in dollari sulle economie emergenti9 Novembre 2021
  39. 39Cosa ci insegna la storia “politica” della povertà10 Novembre 2021
  40. 40Se l’espansione del debito indebolisce la domanda11 Novembre 2021
  41. 41Cartolina. EME-rgenze12 Novembre 2021
  42. 42I rischi per l’inflazione annidati nel boom del mattone15 Novembre 2021
  43. 43Il crollo degli investimenti frena la Cina16 Novembre 2021
  44. 44Cartolina. Transizione metallica17 Novembre 2021
  45. 45L’epopea dei tre capitalismi nell’età dell’antropocene18 Novembre 2021
  46. 46Cartolina. Trilionari19 Novembre 2021
  47. 47Il grande rimbalzo globale degli investimenti diretti22 Novembre 2021
  48. 48L’immobiliare cinese continua a scricchiolare23 Novembre 2021
  49. 49Se le strozzature persistono l’inflazione può diventare un problema24 Novembre 2021
  50. 50Cartolina. Globalizzazione, reloaded25 Novembre 2021
  51. 51Cartolina. Sanzioni globali26 Novembre 2021
  52. 52Il debito misterioso dei paesi a basso reddito29 Novembre 2021
  53. 53Il puzzle della produttività del lavoro cresciuta durante la pandemia30 Novembre 2021
  54. 54All’inventore dei BRICS non piace più la sua creatura1 Dicembre 2021
  55. 55Accelera la diffusione dello yuan digitale2 Dicembre 2021
  56. 56Cartolina. Eccessi liquidi3 Dicembre 2021
  57. 57Boom creditizi e recessioni peggiorano la diseguaglianza6 Dicembre 2021
  58. 58La silenziosa metamorfosi del mercato dei bond sovrani7 Dicembre 2021
  59. 59Il legame fra crisi finanziaria e fanatismo nella Germania di Hitler9 Dicembre 2021
  60. 60Cartolina. Case turche10 Dicembre 2021
  61. 61I salari “rigidi” che frenano l’inflazione in Europa13 Dicembre 2021
  62. 62L’incognita del mercato del lavoro Usa sul futuro dell’inflazione14 Dicembre 2021
  63. 63L’egemonia del dollaro si rafforza nel XXI secolo15 Dicembre 2021
  64. 64La decrescita (economica) della ragione16 Dicembre 2021
  65. 65Cartolina. La sicurezza non paga17 Dicembre 2021
  66. 66La galoppata del mattone lascia indietro gli Emergenti20 Dicembre 2021
  67. 67I tassi bassi non riescono più a spingere la domanda21 Dicembre 2021
  68. 68La Nazione globale. La scomparsa dei rendimenti22 Dicembre 2021
  69. 69La crescita improvvisa dei mercati “privati”23 Dicembre 2021
  70. 70Cartolina. Sogno americano24 Dicembre 2021
  71. 71La Nazione Globale. Dalla crisi economica al crollo dei rendimenti27 Dicembre 2021
  72. 72Il divorzio fra mercati e banca centrale28 Dicembre 2021
  73. 73Svelata l’illusione della finanza decentralizzata29 Dicembre 2021
  74. 74L’inflazione scalda il mattone italiano30 Dicembre 2021
  75. 75Cartolina. Roaring Twenties31 Dicembre 2021
  76. 76La Nazione globale. La scoperta della manovra del tasso d’interesse3 Gennaio 2022
  77. 77Rischi crescenti dai fondi obbligazionari4 Gennaio 2022
  78. 78Le riserve in dollari affossano i bond sovrani UK5 Gennaio 2022
  79. 79Cartolina. Globalis-action7 Gennaio 2022
  80. 80La Nazione Globale. La fine del lunghissimo XIX secolo dei tassi d’interesse10 Gennaio 2022
  81. 81Per immaginare un futuro nuovo serve un nuovo Occidente11 Gennaio 2022
  82. 82Se decresce anche il rendimento della ricerca scientifica12 Gennaio 2022
  83. 83Inflazione, gli Usa mollano l’ancora13 Gennaio 2022
  84. 84Cartolina. Quota 202014 Gennaio 2022
  85. 85Gli investimenti esteri che destabilizzano gli emergenti17 Gennaio 2022
  86. 86Quel rapporto difficile fra globalizzazione e sovranità monetaria18 Gennaio 2022
  87. 87L’anima della moneta non cambia col digitale19 Gennaio 2022
  88. 88I giochi di prestigio della Fed fra riserve e tassi20 Gennaio 2022
  89. 89Cartolina. Us-inflation21 Gennaio 2022
  90. 90Il “corridoio” che determina il tasso Fed24 Gennaio 2022
  91. 91Le conseguenze sociali della maleconomia25 Gennaio 2022
  92. 92La Fed manovra i tassi per modificare il Tasso26 Gennaio 2022
  93. 93Non sappiamo cos’è l’inflazione, ma compriamo Bitcoin27 Gennaio 2022
  94. 94Cartolina. Trent’anni di solitudine28 Gennaio 2022
  95. 95Quanto dura una civiltà? Ce lo dice la statistica31 Gennaio 2022
  96. 96L’inflazione “temporanea” non convince il Fmi1 Febbraio 2022
  97. 97Il fascino intramontabile dei depositi bancari2 Febbraio 2022
  98. 98Politica monetaria e diseguaglianza: il caso della Finlandia3 Febbraio 2022
  99. 99Cartolina. Cinque miliardi di dollari fa4 Febbraio 2022
  100. 100L’inflazione turca fa schizzare la media Ocse7 Febbraio 2022
  101. 101L’espansione della Fed e il crollo dei prestiti bancari8 Febbraio 2022
  102. 102La tempesta perfetta che fa risalire i tassi in Europa (e in Italia)9 Febbraio 2022
  103. 103L’aumento dei tassi Fed accende la bomba dei bond in dollari per le Eme10 Febbraio 2022
  104. 104Cartolina. C’era una volta il prestito bancario11 Febbraio 2022
  105. 105L’occhio del debito nel ciclone del credito14 Febbraio 2022
  106. 106Anno 2021, fuga dal rischio bancario Usa15 Febbraio 2022
  107. 107Perché l’inflazione Usa spaventa più di quella Ue16 Febbraio 2022
  108. 108Cosa ci insegna la storia dell’Eurodollaro17 Febbraio 2022
  109. 109Cartolina. Greencoins18 Febbraio 2022
  110. 110Miti del nostro tempo. L’aumento dei debiti? E’ colpa dei crediti21 Febbraio 2022
  111. 111La pandemia rivoluziona le assicurazioni italiane22 Febbraio 2022
  112. 112Il rapporto ambiguo fra eredità e diseguaglianza23 Febbraio 2022
  113. 113Il risveglio dell’orso russo, ovvero la vendetta della realtà24 Febbraio 2022
  114. 114Cartolina. Tassi bassi per sempre25 Febbraio 2022
  115. 115La globalizzazione della guerra28 Febbraio 2022
  116. 116La colpa dei risparmiatori: il global saving glut1 Marzo 2022
  117. 117Dopo la scossa, sui mercati piomba l’incertezza2 Marzo 2022
  118. 118Il costo salato dei sussidi “nascosti” nel QE3 Marzo 2022
  119. 119Cartolina. L’impresa del debito4 Marzo 2022
  120. 120L’inflazione galoppa sempre più veloce in Turchia7 Marzo 2022
  121. 121L’esorbitante privilegio dei bond a tripla B8 Marzo 2022
  122. 122Le conseguenza sulla diseguaglianza del cambio dei prezzi9 Marzo 2022
  123. 123Il nuovo “peccato originale” degli Emergenti10 Marzo 2022
  124. 124Cartolina. Il trasporto dell’inflazione11 Marzo 2022
  125. 125I rischi nascosti del boom criptovalute negli Emergenti14 Marzo 2022
  126. 126La grande rotazione dalla “crescita” al “valore”15 Marzo 2022
  127. 127L’anno record del surplus commerciale cinese16 Marzo 2022
  128. 128Con l’inflazione crescono i rischi per il mattone17 Marzo 2022
  129. 129Cartolina. Supermarket Usa18 Marzo 2022
  130. 130Non basta un debito comune europeo. Serve un recovery fund globale per la libertà21 Marzo 2022
  131. 131L’emersione delle banche ombra nei prestiti sindacati22 Marzo 2022
  132. 132La guerra secolare delle banche centrali23 Marzo 2022
  133. 133Ecco dov’è finito il tesoro delle riserve russe24 Marzo 2022
  134. 134Cartolina. Poveri ma sani25 Marzo 2022
  135. 135La Russia “subaffida” la sua politica monetaria28 Marzo 2022
  136. 136La metamorfosi del denaro29 Marzo 2022
  137. 137La lezione del 1914 per le sanzioni del 202230 Marzo 2022
  138. 138Il vento dei rincari incrina l’ancora delle aspettative d’inflazione31 Marzo 2022
  139. 139Cartolina. Strozzature1 Aprile 2022
  140. 140Quanto sono solide le controparti centrali?4 Aprile 2022
  141. 141La Cina lancia un altro stimolo fiscale5 Aprile 2022
  142. 142L’insostenibile pesantezza del mattone Usa6 Aprile 2022
  143. 143L’Ocse continua a importare inflazione dalla Turchia7 Aprile 2022
  144. 144Cartolina. Homeless8 Aprile 2022
  145. 145L’inflazione e il nuovo paradigma del central banking11 Aprile 2022
  146. 146Ultime novità sull’interscambio fra Italia e Russia12 Aprile 2022
  147. 147La stagflazione non è probabile, ma possibile13 Aprile 2022
  148. 148I redditi esteri tengono in piedi i conti italiani14 Aprile 2022
  149. 149Cartolina. Niente scialo per lo shale15 Aprile 2022
  150. 150Miti del nostro tempo. La relazione fra liberalizzazione dei capitali e diseguaglianza19 Aprile 2022
  151. 151La “grande livella” della diseguaglianza: la guerra20 Aprile 2022
  152. 152Dopo la pandemia virale, arriva quella di zombie21 Aprile 2022
  153. 153Cartolina. Tokyo, mon amour22 Aprile 2022
  154. 154L’inflazione durevole dei beni durevoli Usa26 Aprile 2022
  155. 155La svolta “etica” della globalizzazione27 Aprile 2022
  156. 156La solitudine dei numeri ultimi28 Aprile 2022
  157. 157Cartolina. Debitamente privati29 Aprile 2022
  158. 158La Fed alla ricerca di un “atterraggio morbido”2 Maggio 2022
  159. 159Turchia, la svalutazione prosciuga il credito estero3 Maggio 2022
  160. 160La sinestesia come metodo per le scienze sociali4 Maggio 2022
  161. 161Coi tassi Fed aumentano anche i rischi per il mattone5 Maggio 2022
  162. 162Cartolina. Mangino riso6 Maggio 2022
  163. 163Non si ferma la corsa dei prezzi in Turchia9 Maggio 2022
  164. 164La teoria dell’eccesso di risparmio alla prova della realtà10 Maggio 2022
  165. 165L’ultima evoluzione del central banking: la moneta digitale per il popolo11 Maggio 2022
  166. 166Le piattaforme digitali e la nascita del diritto globale12 Maggio 2022
  167. 167Cartolina. Tante care cose (turche)13 Maggio 2022
  168. 168Il lento declino delle ragioni di scambio europee16 Maggio 2022
  169. 169Geopolitica ed energia: fra sinestesia e storia17 Maggio 2022
  170. 170Se sono le recessioni a provocare la diseguaglianza18 Maggio 2022
  171. 171Aumenta il conto delle sanzioni per la Russia19 Maggio 2022
  172. 172Cartolina. Per me pari sono20 Maggio 2022
  173. 173L’incognita dei salari che pesa sull’inflazione23 Maggio 2022
  174. 174Sempre più banche centrali pensano alla valuta digitale24 Maggio 2022
  175. 175Dopo la grande abbuffata, il debito sovrano diventa indigesto25 Maggio 2022
  176. 176Inflazione, la versione della Buba26 Maggio 2022
  177. 177Cartolina. Gli ultimi pagheranno per primi27 Maggio 2022
  178. 178La crisi delle commodity e il rischio stagflazione30 Maggio 2022
  179. 179La guerra frena la ripresina immobiliare italiana31 Maggio 2022
  180. 180La BoE di fronte alla sfida dell’inflazione a due cifre1 Giugno 2022
  181. 181Peggiorano le aspettative di inflazione delle famiglie6 Giugno 2022
  182. 182Si aggrava il deficit della bilancia energetica7 Giugno 2022
  183. 183L’eterno dilemma fra crescita (a debito) e stabilità8 Giugno 2022
  184. 184L’Inflazione accelera ancora in Turchia9 Giugno 2022
  185. 185Cartolina. Il debito che piace10 Giugno 2022
  186. 186Finisce l’illusione del debito illimitato e gratis13 Giugno 2022
  187. 187Ancora una fiammata dei prezzi immobiliari14 Giugno 2022
  188. 188Sempre più difficile il rebus dei rinnovi contrattuali15 Giugno 2022
  189. 189Un’idea per abbattere l’inflazione: tagliare i dazi16 Giugno 2022
  190. 190Cartolina. C’era una volta il risparmio17 Giugno 2022
  191. 191Cartolina. Forza Australia20 Giugno 2022
  192. 192Il reddito aumenta anche per chi non lavora21 Giugno 2022
  193. 193Alle radici dell’inflazione. Il rincaro del trasporto merci22 Giugno 2022
  194. 194Perché in Giappone l’inflazione non aumenta?23 Giugno 2022
  195. 195Cartolina. Finché la barca va…24 Giugno 2022
  196. 196La tensione sul lavoro spinge il governo in un vicolo cieco27 Giugno 2022
  197. 197Le imprese energivore non solo quelle che producono di più28 Giugno 2022
  198. 198La Bis propone il Sistema monetario 2.030 Giugno 2022
  199. 199Cartolina. CriptoSvaluta1 Luglio 2022
  200. 200Cartolina. Ma la Cina (e il Giappone) no4 Luglio 2022
  201. 201Niente tregua per l’economia. Ma quando mai c’è stata?5 Luglio 2022
  202. 202Il vento anni ’70 che soffia sull’economia internazionale6 Luglio 2022
  203. 203Accelera la spirale prezzi-salari in Turchia7 Luglio 2022
  204. 204Cartolina. Il rendiniente8 Luglio 2022
  205. 205Una crisi senza precedenti che cambia le regole del gioco11 Luglio 2022
  206. 206Great resignation? Dipende dal lavoro12 Luglio 2022
  207. 207Nessuno shock petrolifero. O almeno, non solo13 Luglio 2022
  208. 208L’ipoteca cinese sulla crescita globale14 Luglio 2022
  209. 209Cartolina. L’inflazione del debito15 Luglio 2022
  210. 210Aspettando (e sperando) il soft landing18 Luglio 2022
  211. 211Cartolina. Un mattone sulla crescita19 Luglio 2022
  212. 212Comincia l’età della Grande Restrizione20 Luglio 2022
  213. 213La dominanza fiscale come fattore inflazionistico21 Luglio 2022
  214. 214Cartolina. Le travail du travail22 Luglio 2022
  215. 215Alle radici dell’inflazione. I dilemmi dell’offerta27 Luglio 2022
  216. 216Avete voluto più domanda aggregata? Tenetevela28 Luglio 2022
  217. 217Cartolina. C’ero medio29 Luglio 2022
  218. 218Cartolina. Heavy metal1 Agosto 2022 · Appendice estiva
  219. 219La diseguaglianza del capitale umano2 Agosto 2022 · Appendice estiva
  220. 220L’India supera la Cina nei pagamenti digitali retail3 Agosto 2022 · Appendice estiva
  221. 221Doccia gelata sul mattone italiano4 Agosto 2022 · Appendice estiva
  222. 222Cartolina. (s)Fondi pensione5 Agosto 2022 · Appendice estiva
  223. 223Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: Reglobalisation8 Agosto 2022 · Appendice estiva
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