Cronicario: L’Europa ci promuove. Buone vacanze


Proverbio del 22 maggio In una lite tutte e due le parti hanno torto

Numero del giorno: 0,4 Crescita % pil nella zona Ocse nel primo quarto 2017

E per cominciare bene la settimana, una bella promozione. Non provocherà applausi ma certo giova allo spirito sapere che gli occhiuti commissari europei assolvono grossomodo l’Italia dai suoi obblighi certificando addirittura “che sono state adottate le ulteriori misure di bilancio richieste per il 2017, e che pertanto in questa fase non sono ritenuti necessari interventi supplementari per garantire la conformità con il criterio del debito”.

E così, fra il lusco e il brusco la Commissione Ue trova pure il tempo di pubblicare le sue pagelle primaverili, che disegnano una situazione persino sorprendente della nostra contabilità pubblica. Siamo usciti dalla zona rossa, e ora siamo in quella arancione.

E non finisce qui. “Riguardo a Cipro, all’Italia e al Portogallo, che presentavano squilibri macroeconomici eccessivi, la Commissione ha concluso che non vi sono dati analitici che giustifichino il passaggio alla fase successiva della procedura, a condizione che i tre paesi attuino pienamente le riforme indicate nelle rispettive raccomandazioni specifiche per paese”. Quindi promossi, ma con riserva, se non proprio rimandati a settembre. Ma va bene così. Intanto

L’unico che può guastare la festa è la Bce, se davvero insiste a dire che la crisi è alle nostre spalle e che magari potrebbe pure dare un ritocchino ai tassi. Con calma e per favore, mica vorrà interrompere un’emozione?

A proposito di emozioni, oggi è toccato all’Ocse pubblicare i dati della crescita del pil nel primo trimestre per i paesi dell’area registrando con sommo sconforto che la crescita ha rallentato dallo 0,7% allo 0,4%.

Notevole, fateci caso, il tonfo di Usa, Uk e Francia, che affossano il risultato globale delle prime sette economie. L’unica che ha superato se stessa è stata la Germania.

E per concludere in bellezza, visto che è lunedì e ci hanno pure promossi, vi svelo il sondaggio congiunturale di Bankitalia fatto con gli agenti immobiliari sul nostro mercato del mattone.

Ve la faccio semplice: gli agenti vedono rosa. Ma non per quest’anno e neanche il prossimo. Per il 2019.

A domani.

Il Grande Gioco economico del Circolo polare Artico


L’Artico, il Grande Nord celebrato da poeti e geografi, è l’ultimo spicchio di terra rimasto da scoprire, letteralmente. Questa scoperta si sta compiendo da diversi anni, da quando lo scioglimento dei ghiacci sta liberando enormi porzioni di territorio che rendono la terra dei ghiacci non solo più facilmente navigabile, ma consentono ai mezzi dell’uomo di avventurarsi alla ricerca delle straordinarie risorse naturali che qui sono custodite. Risorse alimentari – grandi banchi di pesce – e soprattutto energetiche, visto che le stime ipotizzano che sotto il ghiaccio sempre più sottile dell’Artico siano custodite enormi riserve energetiche di petrolio e gas. Si dice addirittura il 25-30 % del totale. Ma non c’è solo questo. Per capire la straordinaria importanza strategica dell’Artico bisogna osservare una mappa o un planisfero e notare come dal vertice del mondo si dipanino straordinari vie che collegano gli Oceani diminuendo vertiginosamente le distanza fra mercati lontanissimi.

Il resto dell’articolo è disponibile su Crusoe, una newsletter che si può leggere solo abbonandosi. Tutte le informazioni le trovi qui.

Il nuovo numero di Crusoe: Il risiko economico del Grande Nord


Questa settimana parliamo di Circolo Polare Artico, il Grande Nord, che con lo scioglimento dei ghiacci è diventato una terra per corsari, avventurieri con l’amore del rischio che provano a tracciare nuove rotte lungo le quali far correre i binari della globalizzazione che, per quanto rallentata dalla crisi, è ancora viva e vitale. L’Artico è una terra ricca di opportunità e di risorse, si stima contenga il 30% delle riserve energetiche globali, e nell’Artico si incontrano i due grandi protagonisti del ‘900, gli Usa e la Russia, con quest’ultima a fianco della Cina, ormai coprotagonista del grande gioco nordico. Una vicenda tanto interessante quanto poco osservata.

Nella nostra rubrica Parole famose abbiamo riprodotto stralci dell’intervento del vice direttore di Bankitalia che ha parlato in Parlamento di sofferenze bancarie, un tema che ancora preoccupa non poco i regolatori. Serve a conoscere meglio il fenomeno e le sue dimensioni. Come lettura della settimana abbiamo scelto il rapporto dell’Agenzia delle entrate sul mercato immobiliare italiano, che espone alcune luci davanti a molte ombre, ma che ci consente un moderato ottimismo sul futuro. Leggerlo aiuterà a capire, fra le altre cose, come mai c’è ancora un quarto della popolazione che non è in grado di comprare casa.

Completano la nostra newsletter la selezione delle notizie della settimana, e le notizie invisibili, quelle che trovi solo su Crusoe. Buona lettura.

Ci rivediamo il 26 maggio.

Cronicario: I soldi (all’estero) non bastano mai


Proverbio del 19 maggio Quando il leopardo parte le antilopi danzano

Numero del giorno 220 miliardi Export dell’Ue verso gli Usa nel 2016

Oggi vado di fretta quindi accontentavi di due perle di saggezza che ho tratto scorrendo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia sulla bilancia dei pagamenti. La prima è questa.

Siamo riusciti nel miracolo di guadagnare dai nostri investimenti esteri più di quanto guadagnino i forestieri con i loro investimenti a casa nostra. I famosi redditi primari negativi da quando ho memoria.

Questa è la seconda.

Abbiamo portato, nei dodici mesi finiti a marzo 2017, 83,4 miliardi all’estero (e ti credo che aumentano le rendite) mentre l’estero si disfava di oltre 84 miliardi di nostre attività. Col risultato che la somma di più crediti e meno debiti ci ha fatto schizzare in alto gli attivi finanziari, a fronte dei quali abbiamo i 100 miliardi di debiti che Bankitalia ha fatto con Target 2 per le politiche di QE. E questa è la morale: i soldi (all’estero) non bastano mai.

A lunedì.

Cartolina: I tedeschi del Mediterraneo


Chi fosse alla ricerca di evidenze che smentiscano i più vieti luoghi comuni sull’indolenza dei paesi mediterranei, dovrebbe semplicemente sfogliare le ultime previsioni di primavera della Commissione Ue e osservare i numeri di Malta. La piccola isola ha un livello di crescita imbarazzante persino per i più dotati campioni europei, un tasso di disoccupazione al lumicino, un surplus fiscale, che significa che ogni anno il governo spende meno di quanto incassa, un debito pubblico sotto i livelli di Maastricht e un attivo di conto corrente migliore di quello tedesco. In effetti i numeri di Malta sono persino migliori di quelli tedeschi e di tanto nord Europa. Viene il dubbio che laggiù, fra la Sicilia e il Nord Africa, sia sorto inosservato un’avamposto dell’Europa che sognamo: quella che funziona. Almeno dell’Europa economica. Malta guida la riscossa del Sud. Ma siccome è del Sud non l’ha detto a nessuno.

Cronicario: E’ primavera, cadono le borse


Proverbio del 18 maggio Finché si ride di te vuol dire che sei vivo

Numero del giorno: 110.000.000 Multa inflitta dalla Commissione Ue a Facebook

Toccate ferro che passano i gufi. Visto no? La borsa s’ammoscia e tutti a urlare al lupo al lupo. Addirittura qualche fenomeno ha scritto che la borsa di Milano perde due punti, almeno mentre scrivo, perché a Trump piacciono i russi (e non sanno dei cinesi). La qualcosa ha la stessa plausibilità che se vi dicessi che cadono le borse perché è primavera.

Il livello è questo e c’è poco da fare. Quindi tenetevi forte perché si ballerà un po’ e come sempre vince ci finisce il giro, non chi molla. Nel frattempo godetevi i dati Inps sul nostro mercato del lavoro e l’andamento della nostra cassaintegrazione.

Non vi spaventate per l’impennata. Spaventatevi per il fatto che dopo otto anni siamo ancora al livello del 2008. E siamo pure migliorati eh.

Allegri anche perché fra gennaio e marzo 2017 abbiamo avuto, nel settore privato, un saldo positivo di assunzioni per 332 mila persone, qualche decina di migliaia in più del primo trimestre 2016. Allegri poi fino a un cero punto perché il saldo è notevolmente influenzato dall’andamento dei contratti a tempo indeterminato (+22.000), dei contratti di apprendistato (+40.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+315.000, inclusi i contratti stagionali).

Il fatto che le borse non c’entrino nulla con l’economia lo illustra bene anche il Giappone, che ha visto un pil del primo trimestre in crescita dello 0,5% – alla faccia dei gufi – per chiudere la giornata di borsa a -1,32%. Storie primaverili, appunto. Come quella dello shale oil, il nuovo petrolio americano, che trovo esemplificata in questa meravigliosa battuta di un tizio di Platts.

E che mi fa il petrolio a metà giornata? Un bel -1,3%. Sempre perché è primavera e cadono anche i prezzi del greggio, malgrado il mercato non sia poi zuppo e anzi c’è qualcuno che si aspetta che arrivi a 60 dollari appena l’offerta diverrà carente.

Per finire in bellezza le storie primaverili di oggi, non potevo che raccontarvi del Brasile che ha cominciato la giornata così.

Aprire la borsa con -10% sembrerà troppo persino in primavera. Ma in effetti laggiù è autunno, e questo spiega ogni cosa.

A domani.

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La Bce punta il faro sul credito europeo ai cargo


I tormenti dell’industria dei container, che hanno già prodotto esiti preoccupanti per alcune grandi compagnie di spedizione marittima, non sono passati inosservati a Francoforte. La supervisione in seno alla Bce, infatti, ha deciso di svolgere approfondimenti sull’esposizione delle banche europee verso questo settore, tanto vitale per i commerci esteri quanto alle prese con notevoli problemi che ormai non sarebbe più saggio sottovalutare.

Alcuni numeri d’insieme serviranno a contestualizzare. Per mare si trasporta il 90% del commercio mondiale, il 90% del commercio extraeuropeo e il 40% di quello intra Ue. Questo mondo è sempre più turbato dalle notizie di difficoltà alle quali sono esposte le compagnie di cargo, che hanno iniziato a volare come uccelli del malaugurio da quel lontano 2008, quando la globalizzazione ha iniziato a collassare. Ciò ha fatto pensare a molti osservatori che l’industria dei  container e dei cargo sia alle prese con una trasformazione radicale al termine della quale ci sarà una probabile ripresa al costo però della scomparsa di numerosi operatori.

Ci si potrebbe chiedere perché tutto ciò riguardi la vigilanza bancaria europea. La risposta è molto semplice. Le stime di mercato parlano di un’esposizione del settore bancario globale per circa 400 miliardi nei confronti di questa industria “una larga porzione dei quali”, scrive la Bce, arriva ancora dalle banche europee. “Questo sottolinea il loro forte coinvolgimento col settore e, come conseguenza, la loro considerevole esposizione nei confronti di un’industria volatile”. E per giunta in crisi.

La prima conseguenza visibile di questa esposizione è che molti portafogli di crediti si son deteriorati, generando costosi accantonamenti o la nascita di non performing loan (NPLs). Da qui l’esigenza di vederci chiaro. Le banche europee, che con grande fatica stanno iniziando a recuperare le enormi perdite sofferte a causa della crisi derivate da altri settori, a cominciare dall’immobiliare, potrebbero trovarsi a dovere affrontare un’altra grave criticità sistemica.

Da qui l’idea di un progetto per osservare e monitorare l’andamento di questi crediti allo scopo di non farsi trovare impreparati. Intento lodevole. Ma, come sanno le persone avvedute, di buone intenzioni è lastricato l’inferno dei default.

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