L’irresistibile ascesa del debito emergente

Saranno pure paesi emergenti, ma sulla strada del debito non hanno nulla da imparare da quelli avanzati. Al contrario. L’unica differenza è che ancora devono fare molta strada per arrivare al loro livello, anche se sono sicuramente ben avviati. Una Cina, per dire, deve ancora emettere parecchio debito pubblico per arrivare al livello del Giappone. Ma la tendenze sembra ben tracciata, come ci conferma l’ultimo Global debt report di Ocse, che al debito emergente, chiamiamolo così, dedica un interessante approfondimento.
Cominciamo dai dati. I prestiti lordi dei governi emergenti nel 2025 sono arrivati a quattro trilioni di dollari, ossia 4.000 miliardi, uno in più rispetto al 2024, che in pratica segna un aumento di oltre il 30% in un anno. Il grosso di questo incremento si è concentrato in pochi paesi (l’indice di concentrazione Indice di Herfindahl-Hirschman (HHI), è aumentato da 0,1 nel 2019 a 0,2 nel 2025). In particolare, Cina, India, Brasile, Egitto e Argentina.
Al netto dei rifinanziamenti, lo stock del debito complessivo è aumentato di 2 trilioni, arrivando a 14 trilioni, che vale il 30% del pil dei paesi considerati nell’insieme. Il livello più alto dal 2007.
SI segnala un deciso calo dei prestiti in valuta estera, che in qualche modo limita il rischio associato al cambio e favorisce lo sviluppo di mercati obbligazionari locali. In parte questa evoluzione è una scelta, in parte dipende dal fatto che alcuni paesi o non hanno accesso ai mercati internazionali, o lo hanno a un costo eccessivo. Questo vale in particolare per i paesi a basso reddito, per i quali la quota del debito in valuta è scesa dal 18.7% del 2019 al 7,6% del 2025.
La maturità di questo debito è relativamente breve: in media tre anni. E questo espone gli emittenti a maggiori rischi di rifinanziamento, ovviamente. I paesi a basso reddito, in particolare, vedono maturare i loro debiti per il 52% entro il 2028 e per un altro 29% entro il 2029. Alcuni paesi, come ad esempio l’Uganda, hanno emesso titoli a 25 anni per diluire queste scadenze.
La buona notizia è che malgrado l’aumento dei debiti, il merito di credito per questi paesi è generalmente migliorato. Nel 2025 ci sono stati 44 upgrade a fronte di 16 downgrade. Un notevole progresso rispetto a pochi anni fa (grafi in basso a sinistra, pannello C).

Le prospettive, insomma, sono per il momento discrete. Che non vuol dire che siano buone. Ma solo che non sono cattive.















