Categoria: cronicario

Cronicario: Il Bambi-capitalism va in vacanza a Davos


Proverbio del 15 gennaio Chi mangia il tuo pane avrà fame solo vedendoti

Numero del giorno: 42.300.000.000 Entrate fiscali italiane a novembre (+8,5%)

Siccome anche per il capitalismo vale la distinzione ormai celebre per il colesterolo..

non mi stupisce per niente sapere che lassù, fra le vette innevate dove allignano i davosiani, fenotipo svizzero del genotipo sorosiano (cit.), il cuore ormai batta per il “capitalismo degli stakeholder”, versione colta del meno noto ma più espressivo Bambi-capitalism.

Questo capitalismo delle buone intenzioni, che stanno al capitalismo come l’iniziativa privata sta al socialismo, ha ovviamente a cuore la sorte di Bambi e di conseguenza si spertica per fare in modo che costui, e con lui (o era una lei? boh) tutti gli altri esserini belli e carini che abitano Madre Terra, abbia sempre un prato verde dove correre senza sudare troppo a causa del riscaldamento globale. E perciò cosa fanno i fenotipi svizzeri? Lanciano ancora prima del vertice il rapporto sull’allarme climatico, suggellando quindi il sorpasso dell’emergenza ambientale rispetto a quella economica, di cui pure i davosiani di solito discettano, confermando che l’ecologismo ormai racchiude l’alfa e l’omega del capitalismo che verrà.

Quindi: allarme per il crescente rischio climatico, e mentre che ci siamo anche per i dazi. Il global risks report di Davos ci dice tutto quello che dobbiamo sapere per dormire preoccupati e svegliarci tranquilli. Almeno fino al prossimo vertice.

A domani.

Cronicario: L’importanza di essere Popolari


Proverbio del 16 dicembre La collera comincia con la pazzia e finisce nel pentimento

Numero del giorno: 1.505 Incidenti stradali mortali in Italia nel primo semestre 2019

Ora non state a contare quanto ci costerà l’ennesimo salvataggio bancario – 900 milioni o su di lì – perché il punto saliente è un altro: viviamo in un paese dove è facile essere salvati dal governo, che come una buona mamma e un buon papà mette mano al portafoglio per salvare i figli discoli e vagamente disfunzionali. Purché siano Popolari, ovviamente.

Oddio, serve anche essere un po’ banchieri, a dirla tutta. Ma per la semplice ragione che sono molto popolari: infatti tutti gli prestano soldi. Prendete la nostra Popolarissima di Bari. Bankitalia ci racconta che alla banca fanno capo poco meno di 600.000 clienti, tra cui oltre 100.000 aziende; a queste ultime è riferibile circa il 60% degli impieghi (intorno a 6 mld). I depositi ammontano a 8 mld, di cui 4,5 mld inferiori a 100.000 euro e come tali protetti dal Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD). Quindi i baresi meno popolari, nel senso che non li conosce nessuno a parte la Popolare, hanno depositi superiori a 100 mila euro per 3,5 miliardi.

Ma sono gli stessi geni che hanno comprato azioni per 550 milioni fra il 2014-15 “per lo più sottoscritti da clientela al dettaglio”, dice Bankitalia e prestiti subordinati per 290 milioni, “di cui 220 milioni a clientela al dettaglio”. Cioé obbligazioni che fanno una brutta fine in caso di liquidazione. Perché il miracolo delle banche territoriali è che le fregature te le danno direttamente sotto casa, mica c’è bisogno di andar lontano.

In questo essere così popolari è incluso anche il fatto che il governo ti salva, perché prima degli italiani vengono i risparmiatori, specie se sono bravi a farsi spennare. E poi come si fa a spiegare a quei 4,5 miliardi di depositanti sotto i 100 mila che la banca è finita a gambe per aria e chissà quando rivedranno i loro depositucci?

Anche qui, basta leggere Bankitalia: “Il FITD dovrebbe effettuare rimborsi a favore dei depositanti protetti per un importo complessivo di euro 4,5 mld circa, a fronte di una dotazione finanziaria che a dicembre 2019 sarà pari a 1,7 mld. Ciò implicherebbe l’esigenza di attivare integralmente il finanziamento per 2,75 mld. sottoscritto nell’agosto 2019 dal FITD con un pool di banche e finalizzato a fornire prontamente al Fondo risorse per i rimborsi. Per la restituzione del finanziamento potrebbe essere necessario il ricorso a contribuzioni straordinarie a carico del sistema bancario, che determinerebbero perdite significative”.

Insomma, se la banca finisce a gambe all’aria ci perdono gli azionisti, gli obbligazionisti subordinati, i depositanti sopra i centomila, mentre quelli sotto i 100 mila, per essere soddisfatti, stresserebbero le altre banche, visto che ci perderebbero loro. Metteteci dentro i 2.700 posti di lavoro, il rischio contagio, l’economia debole e avrete confezionato la ricetta perfetta. Il nome della pietanza lo sapete già.

Ma siccome lo stato non può fallire, come hanno subito sottolineato le associazioni dei consumatori felici, ecco che adesso possiamo essere felici di aver assorbito – come contribuenti – una banca che fa questi spendidi numeri:

E se dopo tutto questo non avete ancora capito quale sia il segreto del successo in Italia, non avete speranze. Vi rimane solo la disperazione.

A domani.

Cronicario: Mare, mare, mare voglio tornare a nuotare


Proverbio del 12 dicembre Chi è malato apprezza la salute

Numero del giorno: 20.000.000.000 Acquisti mensili di titoli confermati dalla Bce

Siccome non ve ne parlerà nessuno, neanche per sbaglio, il vostro Cronicario ha deciso di caricarsi l’enorme responsabilità di diffondere una notizia gelosamente custodita nell’archivio delle segrete cose della nostra Repubblica, per tutelare il quale sono state spese incredibili risorse a spese dell’ignara popolazione dei pagatori di tasse.

Il segreto meglio custodito del nostro paese, altro che misteri d’Italia: noi siamo una penisola che esprime qualcosa come 8.000 chilometri di coste.

Incredibile eh? Non ci si crede proprio. Come non si crede al fatto che ciò malgrado la nostra economia del mare, che una illuminante (e ignorata) ricognizione del Censis valga un piccolo 2% del pil, malgrado si registrino valori in crescita della produzione (+5,3%), degli investimenti (+9,4), delle esportazioni (+38,2%), impegnando circa 185 mila persone che diventano 529 mila se si considera anche l’occupazione indiretta. Insomma: il settore tira – uno dei pochi – e noi siamo una penisola.

Ora ai soliti cervelloni che sanno sempre tutto, specie di quello di cui non sanno niente, vorrei chiedere: ma non è che magari abbiamo un certi vantaggio competitivo che tendiamo ad ignorare?

Nel dubbio ho capito cosa fare: torno a nuotare.

A domani.

Cronicario: What a Mes(s)


Proverbio del 2 dicembre Se cammini sulla neve non puoi nascondere le orme

Numero del giorno: 3,7 Aumento % vendite libri in Italia nel 2019

La cosa assolutamente impagabile dei social-isti nostrani – nel senso gli viene naturale e lo fanno gratis – è che la loro capacità di prendere posizione è inversamente proporzionale alla conoscenza dei fatti. La vicenda del MES, ad esempio, avete presente no?

Si avete presente. L’opposizione arma una caciara pazzesca accusando il governo di aver svenduto i risparmi degli italiani, l’ultima ancora della serenità nazionale (pensate come stiamo) per raccattare qualche consenso. Il governo ha risposto poco fa per bocca del Primo Minestra, che oggi si è esibito in una delle sue lezioncine leziose accusando sostanzialmente l’opposizione di dire minchiate.

Conclusione: i tifosi dell’una e dell’altro se le suonano di santa ragione sui social, ultima frontiera. I lettori occasionali di questa roba sono i più divertenti. Alcuni pensano che il MES sia un’abbreviazione del Messico e propongono di alzare un muro. Altri hanno intuito che è una creatura dell’Ue, che comunque è una vecchia stronza e quindi va bene litigarci per principio. Altri ancora – che poi sono quelli più rumorosi – se ne infischiano: vogliono far cadere il governo sognando di governare loro e fare le stesse cose.

Intanto fuori dai social scatenati sul futuro del MES succedono cose. Tipo il gasdotto russo cinese che correrà per tremila miglia dalla Siberia alla Cina, o quello russo turco che correrà per mille chilometri a due km di profondità sotto il Mar Nero. Ma a noi che ci frega? Una nube di gas russo ci soffocherà e noi vivremo felici e contenti.

#MESorotto.

A domani

Cronicario: L’auto aziendale non si tocca, meglio quella privata


Proverbio del 26 novembre E’ sciocco innestare un bambù su un ciliegio

Numero del giorno: 5.800.000.000 Spesa annua per l’informatica nella PA italiana

Avere un governo che riconosce di aver fatto una minchiata – quella sulle auto aziendali nella fattispecie – è eroico abbastanza da meritare il plauso del vostro cacciatore – nonché propalatore – di minchiate qui presente. Sicché applaudiamo al nostro Primo Minestra che oggi, invitato all’Aci, ha ammesso che “sulle auto aziendali dobbiamo fare ammenda: con umiltà ci siamo messi al lavoro per rimodulare la misura fino a svuotarne l’effetto negativo che potrebbe avere sul sistema produttivo”.

Nell’attesa di scoprire che tipo di pratica paragnosta metterà in campo il governo per “svuotare l’effetto negativo”, possiamo immaginarne l’esito finale: gli automobilisti aziendali torneranno a sorridere.

Mi rimane il dubbio che piangeranno gli automobilisti casalinghi, quelli che l’auto se la comprano. E d’improvviso mi risuona la voce dell’uomo dal monte, stavolta in diretta dall’Aci, che nel suo solito studio comparato che fotografa i buoni e i cattivi nota assai contrariato come quasi 14 milioni di auto italiane siano ante euro 4 (il 35% del parco circolante) e che gli autobus Diesel Euro 3 rappresentano il 60% del parco autobus nazionale. “Una pianificazione eco-razionale della mobilità deve, quindi, prevedere investimenti per l’eliminazione o la sostituzione con usato recente”, dice il saggio.

Al Primo Minestra, uomo notoriamente sagace, non sfugge l’invito. E poiché è anche uomo di mondo (convenienza) ha già pronta la risposta. “Raccolgo l’invito a valutare la proposta del rinnovo del parco auto”, dice. Un obiettivo “compatibile con una scelta eco-razionale per prendere consapevolezza del fatto che in Italia abbiamo il parco
auto più vecchio d’Europa”. Ma attenzione: “Non sarà rinnovato necessariamente attraverso meccanismi incentivanti”.

E allora come si fa a far cambiar l’auto senza dare incentivi all’automobilista casalingo dovendo pur depurare la negatività dalla norma sulle auto aziendali?

Fuochino…

A domani.

Cronicario: Aiuto sono finite le mamme potenziali


Proverbio del 25 novembre Non si impara a nuotare in un orto

Numero del giorno: 5.931 Interventi necessari su viadotti secondo le Province

Prima che iniziate a stracciarvi le vesti osservando i nostri nuovi dati sulla natalità,

incolpando il governo ladro, gli asili nido a pagamento e il destino cinico e baro – “che magari avessimo i sussidi dei francesi” – dovete sapere una cosa molto importante:

Di sicuro continuando così ci arriveremo. Nel senso che la popolazione passibile di maternità si sta lentamente estinguendo. E non tanto (o non solo) perché “l’economia va male, signora mia”, o perché “i giovani non si vogliono impegnare, caro lei”, ma perché, assai più prosaicamente, in Italia stanno terminando le donne fra i 15 e i 49 anni, ossia quelle che la statistica classifica come donne in età riproduttiva.

Siccome nessuno leggerà l’illuminante report Istat che contiene questa rivelazione, ci pensa il vostro Cronicario a dirvi quello che dovete assolutamente sapere. Ossia che siamo alle prese con le conseguenze di una dinamica erosiva iniziata quarant’anni fa, come le pensioni baby per la previdenza. Le donne italiane sono sempre meno numerose perché “da un lato, le cosiddette babyboomers (ovvero le donne nate tra la seconda metà degli anni Sessanta e la prima metà dei Settanta) stanno uscendo dalla fase riproduttiva (o si stanno avviando a concluderla); dall’altro, le generazioni più giovani sono sempre meno consistenti. Queste ultime scontano, infatti, l’effetto del cosiddetto baby-bust, ovvero la fase di forte calo della fecondità del ventennio 1976-1995, che ha portato al minimo storico di 1,19 figli per donna nel 1995”. Neanche la gloriosa lira ci ha difeso dal progressivo depauperamento della prole italica!!

Poiché paghiamo il fio della sconsideratezza di quarant’anni fa, come, oltre alle pensioni baby gli interessi sul debito pubblico, ora non è che possiamo pensare che questo disastro si curi col pannicello caldo di un incentivo statale, neppure se ad alto moltiplicatore come quelli magici sponsorizzati dal governo. Anche perché “al primo gennaio 2019 le donne residenti in Italia tra 15 e 29 anni sono poco più della metà di quelle tra 30 e 49 anni. Rispetto al 2008 le donne tra i 15 e i 49 anni sono oltre un milione in meno. Un minore numero di donne in età feconda (anche in una teorica ipotesi di fecondità costante) comporta, in assenza di variazioni della fecondità, meno nascite”.

E’ talmente concreta questa semplice verità aritmetica che “questo fattore è responsabile per circa il 67% della differenza di nascite osservata tra il 2008 e il 2018. La restante quota dipende invece dalla diminuzione della fecondità da 1,45 figli per donna a 1,29”.

Stando così le cose, rimane solo un’unica soluzione per salvare l’italica stirpe.

A domani.

 

Cronicario: L’avanzavo primario


Proverbio del 21 novembre Non serve un volto florido se lo stomaco è vuoto

Numero del giorno: 1.7 Calo % compravendite immobiliari in Italia nel IIQ 2019

Visto che, dice Ocse, il mondo va così…

allora non è che ci possiamo lamentare che noi andiamo colì…

perché checché ne dicano i geni del pensiero contemporaneo che vi vogliono far credere che tutto sia possibile, basta volere (il conio), vi do una notizia esplosiva che finora ci è stata tenuta nascosta: l’Italia sta nel mondo.

Detto ciò, noi siamo pure nella parte complicata del mondo. E ci mettiamo pure di nostro. Vuoi perché abbiamo evidente problemi sul versante della domanda e del lavoro…

ma soprattutto perché abbiamo il Noto Problema.

Lo stesso Noto Problema che in questi giorni ha scatenato le truppe social-iste-cammellate sulla vicenda della riforma del MES, di cui non ha capito niente praticamente nessuno, specie quelli che ne parlano con toni più accesi.

Ma una cosa la sappiamo per certo. L’avanzo primario, ossia ciò che avanza del nostro bilancio pubblico prima del pagamento degli interessi su debito, diminuisce come la nostra pazienza. Scenderà dall’1,3 all’1% del pil nel 2020 per poi stabilizzarsi, scrive Ocse, con ciò certificando una nuova categoria della nostra contabilità pubblica: l’avanzavo primario. Il presente, d’altronde, è imperfetto.

A domani.

Cronicario: Si prepara la “crescita duradura”


Proverbio del 19 novembre La bocca sazia dimentica il benefattore

Numero del giorno: 500 mila Richieste di asilo presentate all’UE nel 2019

Chi fosse incerto sul senso e il significato, e soprattutto le finalità, per non dire gli esiti, della manovra finanziaria più emendata al mondo dalla stessa maggioranza che dovrebbe approvarla, può finalmente trovare certezze in una pregevole dichiarazione del nostro beneamato Primo Minestra.

Costui, ben edotto circa le speranze suscitate dal cambiamento del governo del cambiamento, oggi se n’è uscito così: “La manovra mette in atto una chiara strategia di politica economica, che si articola essenzialmente nella riduzione del carico fiscale, negli investimenti per la crescita e la sostenibilità ambientale e sociale e nelle misure per le famiglie e il welfare”. Una manovra che “tende a essere moderatamente espansiva, orientata verso una crescita duratura”.

Io ci credo infatti. Solo che la stampa ha travisato, traviando incolpevolmente un lieve difetto di pronuncia del nostro beneamato Primo.

Non era “duratura” la crescita. Era “duradura”. Noi lo sapevamo già. Ma repetita juvant (e non dite che non ci avevano avvertito).

A domani.

Cronicario: Il paradiso (fiscale) può attendere


Proverbio del 29 ottobre La fame è il sale di tutte le vivande

Numero del giorno: 9 Aumento in dollari del prezzo al kg in Usa parmigiano dopo dazi

E poco dopo lo scoccare del mezzogiorno, un geniale ministro consegna alle cronache la seguente perla di saggezza: “Il principio della lotta all’evasione è sacrosanto, credo che occorra partire evitando che in Europa ci siano paradisi fiscali in cui sia consentita l’elusione a grandi gruppi”.

Capito la finezza? Eliminare i paradisi fiscali in Europa. L’altra sporca dozzina che esiste in giro per il mondo – si stima che solo dalle Cayman siano rientrate alcune centinaia di miliardi negli Usa – si estingueranno di conseguenza, se solo noi europei facciamo la cosa giusta. Ossia “una lotta senza quartiere alla grande evasione, dove si può recuperare gran parte dell’evaso e dell’eluso con poche operazioni mirate”.

Come esempio viene citato il carcere agli evasori previsto nel decreto fiscale del governo italiano, che sicuramente debellerà il potere elusivo dell’Isola di Man o del Delaware.

Ma la cosa migliore è la conclusione. “Poi c’è una microevasione diffusa sulla quale si interviene in un modo chiaro, cioè abbassando le tasse”.

Capito l’antifona? I paradisi fiscali li dobbiamo cancellare perché fanno pagare meno tasse ai capitalisti. Mentre per i piccoli le tasse le deve diminuire il governo.

Quello fiscale attenderà di sicuro.

A domani.

 

Cronicario: La Brextension salva il ponte di Halloween


Proverbio del 28 ottobre Le perle sull’altro lato del fiume sono sempre più grosse

Numero del giorno: 40 Ribasso % beni a base d’asta del Demanio aggiudicati oggi

Ma che c’avevate creduto che il 31 ottobre, prima del ponte di Halloween e addirittura prima dei regali di Natali, arrivasse la Brexit? Maddai: nessuno ha voglia di lavorare durante le feste. E comunque c’è tanto ancora di cui discutere e i politici del Regno Unito hanno ancora tanti giochi da fare.

Per dire: più tardi il capataz del governo britannico proporrà una mozione per avere elezioni anticipate che evidentemente, da buon malpancista, è convito di vincere.

Si vedrà. Intanto abbiamo già visto che i 27 paesi reduci dell’Ue hanno deciso di concedere al quasi ex 28esimo l’ennesima proroga, visto che sempre il quasi ex 28simo aveva votato una legge che gli impediva di uscire senza accordo, ma non aveva più il tempo di far approvare l’accordo – che peraltro era già stato bocciato dal parlamento che avrebbero dovuto approvarlo – in modo da fare la Brexit il 31 prossimo, che cade di Halloween,  troppo vicino a Ognissanti e alla festa dei morti. Pareva brutto.

Sicché è arrivata la proroga al 31 gennaio 2020. Ma attenzione: non è una proroga: è una cosa flessibile: la flextension. Se l’UK riuscirà ad approvare l’accordo prima del 31 gennaio si farà la Brexit e buonanotte ai suonatori. Non si capisce cosa succederà in caso contrario.

Intanto tutti si godono la metamorfosi della Brexit in Brextension. Il ponte è salvo. E anche il Natale.

A domani.