Categoria: cronicario

Cronicario. Niente più insegnanti precari: solo studenti


Proverbio del 25 maggio L’uomo tranquillo guida l’universo

Numero del giorno: 11,6 Lavaggi quotidiani medi mani durante fase 1 in Italia

Qualora non abbiate compreso di vivere nel paese più bello del mondo, dove per giunta abitano le persone più belle del mondo, allora dovete assolutamente leggere l’ultima fatica dell’Istat sulla Fase 1. Vi do un assaggio.

Incredibile vero? Il fatto che l’89,5% di noi abbia recepito come “chiare” le indicazioni su come comportarsi, poi, la dice lunga sul fatto che siamo un paese di cervelloni che fa bene a nutrire le burocrazia che ha: se la merita.

E quindi anche la politica che abbiamo, ce la meritiamo. Difatti i politici fanno moltissimo per noi senza lesinare le loro energie, solitamente denominate in euro di spesa pubblica.

Avrete saputo, ad esempio, dell’ultima prodezza del governo, decisa dopo la solita riunione notturna, che assumerà 32 mila precari della scuola – ma dopo l’estate eh – addirittura pretendendo una prova scritta al posto del paventato test a crocette. Perché, come ha detto la ministra, Rossetta Rossa, “vogliamo ridurre il precariato garantendo il merito”.

Questo mentre, dopo aver tenuto qualche milione di discenti dentro casa, il governo non ci ha ancora fatto capire come la scuola riaprirà a settembre. Sono gli studenti i nuovi precari della scuola? Io non l’ho capito. Ma sono sicuro che l’89,5% dei miei connazionali sì.

A domani.

Cronicario. La Fase 2 parte sgranata, ma in HD


Proverbio del 18 maggio Quando dite denaro, anche un morto apre la bocca

Numero del giorno: 2.000.000.000 Domanda Btp Italia a 5 anni oggi in asta

E pure oggi, nulla da segnalare. Ah sì: i barbieri riaprono. Ma vista la fila, faccio meglio a rassegnarmi al nuovo look.

Ah, dimenticavo: non serve più l’autocertificazione, ma in compenso devo fare non so quanti moduli – deve ancora uscire il decreto, abbiate pazienza – per avere il bonus bici, che è retroattivo, ma finché ci sono i soldi.

A proposito di mascherine: qualcuno sa dirmi dove si trovano quelle a 50 cent? Prometto di non dirlo a nessuno.

A parte queste inezie, ho scoperto pure che riaprono le palestre, il prossimo 25. Però non si possono usare gli spogliatoi né le docce. Quindi immagino che toccherà uscire tutti i giorni in tuta da ginnastica profumata.

Detto ciò, va tutto benissimo. La gente torna a lavorare, sperando di trovare lavoro. Riaprono pure i bar, i ristoranti e anche i centri commerciali, che però devono misurarvi la febbre e sperate di non avercela.

Se avete la sensazione che non si veda granché bene questo inizio di Fase 2bis, non state a preoccuparvi. Netflix ha appena annunciato che torna a trasmettere in alta risoluzione. Lo stesso farà anche Apple+, e presto toccherà anche a You Tube. Vista dai vostri schermi la Fase 2x magari risulta ancora un po’ sgranata. Ma almeno è in HD.

A domani.

Cronicario. Chiedere (prestiti) è lecito, rispondere è cortesia


Proverbio del 13 maggio C’è sempre un orecchio dall’altro lato del muro

Numero del giorno: 12,9 Calo produzione industriale a marzo nell’eurozona

Così a un certo punto, all’album degli orrori economici si aggiunge una nuova bellissima immagine.

Che mi fa sorridere non solo perché finalmente saranno felici i teorici dell’industria cattiva che turba la migrazione dei passerotti, ma perché arriva lo stesso giorno che il Gentilissimo, o comunque si chiami, commissario europeo per l’economia, esorta a rendere disponibile subito – rectius “nei prossimi mesi” – un recovery fund da 1.000 miliardi.

Ah l’Europa. Fortuna che sembrava un calesse, ma era amore. Ma soprattutto fortuna che abbiamo un governo coi cosiddetti che ha subito stanziato i soldi e li ha fatti arrivare immediatamente dove servivano, ossia ovunque.

Ovviamente grazie all’impegno davvero eroico profuso da banchieri e bancari, che lavorano come cavallette in un campo di grano per tenere in piedi il sistema produttivo. Non c’è giorno che le cronache non raccontino dell’imponente sforzo, davvero bellico, del nostro sistema finanziario, doverosamente costellato di straordinari successi.

Per dire, oggi ci hanno fatto sapere che il noto istituto che raccoglie le domande di prestiti dalle aziende, ne ha collazionate 175.458, per un ammontare pari a 8,67 miliardi, dal 17 marzo a oggi, delle quali 149.723 per prestiti fino a 25 mila euro per un controvalore di 3,15 miliardi. Quindi state sicuri: le richieste ci sono eccome.

Si vabbé ma le erogazioni? “Questi numeri evidenziano lo sforzo eccezionale delle banche e dei lavoratori bancari in giorni che continuano ad essere di lavoro emergenziale a seguito del coronavirus”, fa subito sapere la nota associazione di categoria.

Dal che si capiscono due cose. La prima:

La seconda:

A domani.

PS La riunione del governo per approvare il Decreto Rilancio, già noto come Decreto di Aprile, convocata per le 14 è stata rimandata alle 17.

Cronicario. La ripresa arriverà e sarà a UoV0


Proverbio del 29 aprile Il sapiente dubita della sua sapienza

Numero del giorno 5 Costo produzione in cent. mascherine secondo il commissario

Mi emoziono persino, leggendo la lunga audizione di uno dei cervelloni di Bankitalia chiamato a discettare sul Def, che non è il diminutivo del deficiente che si agita in ognuno di noi, ma del documento di economia e finanza che il governo ha il fastidiosissimo dovere di depositare ogni anno sugli altari delle cronache.

Ogni anno il Def ci regala delle perle, con tanto di mandarini chiamati a discettare di un documento che parla seriamente del futuro senza averne la più pallida idea. Ci voleva il coronacoso per far dire al nostro cervellone che “in questa fase tutte le previsioni del Def e nostre sono soprattutto analisi di scenario” e che “il ventaglio delle valutazioni formulate dagli osservatori nelle attuali circostanze è eccezionalmente ampio”, a causa della notevole incertezza sul futuro.

Ma non potevano mancare le perle, appunto. E la più attesa esce fuori dal cilindro quando qualcuno tira fuori la domanda se ci attenda una ripresa a V oppure a U.

Nel senso che se dopo il disastro di oggi ci sarà un’euforia uguale e contraria domani, o se invece ci sarà una ripresa lenta. Un’impennata di pil o un’ammosciata insomma.

E insomma che dice il nostro? “L’uscita dalla crisi con una ripresa a V non c’è nemmeno nel profilo del Def o nei nostri scenari”.

Anzi, “In nessuno scenario il livello del pil torna a livelli precedenti”.

E infatti “siamo già nella fase di pensare ad un andamento se non a L (ripresa piatta ndr), forse a U”.

Insomma Fra U o V esiste anche la possibiltà di una L, quindi uno zero tondo tondo. E così capisco finalmente l’aspetto della nostra prossima ripresa.

Non sarà uno zero. Ma ci somiglia.

A domani.

Cronicario. Chiudo anch’io, no tu no


Proverbio del 23 marzo Il povero è uno straniero in patria

Numero del giorno: 4.824 Operatori sanitari contagiati in Italia

Allora chiudo. Dovresti chiudere. Vorrebbe chiudere. Forse chiudiamo. Di sicuro voi chiudete, mentre questi non chiudono.

Dopo aver declinato in ogni modo (indicativo, congiuntivo e soprattutto condizionale, ma senza trascurate l’imperativo) il verbo stare a casa, il governo ha passato l’ultimo fine settimana esercitandosi col verbo chiudere, arrivando a decretare nottetempo via social, ma con rinvio, come da tradizione, chi e cosa sarebbe stato chiuso entro le prossime 48 ore.

Nel frattempo rimanevano aperte le autostrade, con scene da ferragosto ai traghetti per la Sicilia.

Per non farci mancare niente, stamattina sono arrivati anche gli annunci di sciopero da parte di alcuni sindacati che giudicavano non si fosse chiuso abbastanza, mentre gli imprenditori rilasciavano dichiarazioni da apocalisse.

Nella prossima puntata: Chiuderemo tutti?

A domani.

Cronicario. Crescita Zero: vince il banco


Proverbio del 2 marzo Chi semina orzo non può cogliere grano

Numero del giorno: 0,3 Crescita % pil Italia nel 2019

Tempi duri per il Cronicario, che torna a casa in un momento che nessuno ha più voglia di scherzare perché è scattato il panico per merito di coloro che dicevano di volerlo evitare.

Oggi per dire è arrivato l’Istat e ha sparso ulteriore terrore confermando che la crescita del 2019 è stata dello 0,3%. E ancora non c’era lo spauracchiovirus.

Adesso che il sovranovirus si è evoluto in corona (nome omen), è solo questione di tempo perché accada quello che Ocse ha già preconizzato per noi per questo meraviglioso 2020, anno non solo doppio, ma anche bisesto.

E questo dice – testuale – “nella migliore dell ipotesi”. E lo sapete cosa succede quando esce lo zero nella roulette dell’economia di un paese?

Guardate alla voce prelievo fiscale e fatevi due conti.

Esatto: vince il banco.

A domani.

 

Cronicario. Uno starnuto da 250 miliardi (non) ci seppellirà


Proverbio del 12 febbraio Per smuovere una montagna si comincia dalle piccole pietre

Numero del giorno: 24.830 Ftse Mib di Milano in mattinata, tornato ai livelli del 2008

Visto che là fuori si ostinano a spauracchiarci col coronavirus – riuscendoci peraltro benissimo – ho preso spunto dal peggiore spauracchio possibile – perché tocca le corde sensibili del portafogli – e ho pensato di buttarvelo fra i piedi cosi vi togliete il pensiero e passate al dolce.

La fonte è una nota agenzia di rating, che deve aver pensato di far qualcosa dopo che la nota controllora della sanità internazionale (la stessa che all’inizio aveva detto che il virus cinese non era poi così pericoloso, salvo rettificare in corsa al crescere dell’isteria collettiva) se n’è uscita affermando che il virus incoronato era peggio del terrorismo, ossia del male assoluto contemporaneo, visto che ogni epoca ha il suo.

Ma siccome non può esserci nemico pubblico senza danno economico ecco che la nota agenzia ha subito stimato che il maledetto Covid-19, nome in codice del male assoluto, costerà 0,3 punti di pil mondiale quest’anno.

Per darvi un’idea, Usando come punto di riferimento il Pil mondiale del 2017, pari a poco più di 80 trilioni (80.000 miliardi) lo 0,3 vale circa 250 miliardi.

Scommetto che adesso siete terrorizzati.

A domani.

 

Cronicario: E poi per fortuna la produttività diminuisce


Proverbio del 7 febbraio Di tutti gli stratagemmi, sapere quando finire è il migliore

Numero del giorno: 15 Calo % raffinazione petrolifera in Cina dopo Coronavirus

Giunto sfinito al termine di una settimana pregna, fra spauracchi virali e miraggi fiscali, ci pensa l’Istat a rialzarmi l’umore anticipandomi che lo stress di questi giorni, che tutti sembrano indaffarati ma poi non si sa bene a far cosa, finirà presto. Anzi prestissimo.

 

Il pil è quello che è, ma non ci dobbiamo preoccupare. Perché a fronte del pil che scarseggia, abbiamo un meraviglioso mercato del lavoro.

 

Ma il meglio viene subito dopo.

Significa che siccome il pil va male e l’occupazione meno, produciamo meno di prima. In pratica lavoriamo per niente, che è il passo che precede il non lavorare affatto.

E considerando che è venerdì, non chiedo di meglio.

Buon week end.

Cronicario: Un precario (pensionato) è per sempre


Proverbio del 30 gennaio In una lite nessuno ha ragione

Numero del giorno: 9,8 Tasso disoccupazione italiano a dicembre

Vorrei che qualche genio del pensiero social-contemporaneo mi spiegasse come sia possibile che l’Istat annunci l’ennesimo record di lavoratori precari e l’Inps, lo stesso giorno, l’ennesimo boom di pensioni anticipate.

Giuro. L’Istat ha censito 3.123.000 dipendenti a termine, mai così tanti. Al tempo stesso abbiamo pensionato 535.573 persone nel 2019. Che sono più o meno lo stesso numero del 2018 (537.160) solo che nel 2019 un terzo di questi (196.857) sono pensionati anticipati. I mitici quotisti 100. Dal che si osserva plasticamente come la dipartita di costoro dal mondo del lavoro non sia servita per niente a diminuire il precariato che anzi aumenta.

Ma il meglio emerge quando si osservi che quattro su cinque dei nuovi pensionati già lavoratori dipendenti sono pensioni anticipate. Nel senso che quelli che vanno in pensione all’età fissata per legge di 67 anni sono solo il 20% del totale. Per quasi tutti vale l’eccezione, mai la regola.

Dal che capisco che una nuova specie sta crescendo, nell’embrione della riforma pensionistica alimentata dal piagnisteo sindacale: il precario, ma pensionato. Non servirà diventare lavoratori dipendenti per avere la pensione. Basta esser precari. E io, modestamente, lo nacqui.

A domani.

Cronicario: Il Bambi-capitalism va in vacanza a Davos


Proverbio del 15 gennaio Chi mangia il tuo pane avrà fame solo vedendoti

Numero del giorno: 42.300.000.000 Entrate fiscali italiane a novembre (+8,5%)

Siccome anche per il capitalismo vale la distinzione ormai celebre per il colesterolo..

non mi stupisce per niente sapere che lassù, fra le vette innevate dove allignano i davosiani, fenotipo svizzero del genotipo sorosiano (cit.), il cuore ormai batta per il “capitalismo degli stakeholder”, versione colta del meno noto ma più espressivo Bambi-capitalism.

Questo capitalismo delle buone intenzioni, che stanno al capitalismo come l’iniziativa privata sta al socialismo, ha ovviamente a cuore la sorte di Bambi e di conseguenza si spertica per fare in modo che costui, e con lui (o era una lei? boh) tutti gli altri esserini belli e carini che abitano Madre Terra, abbia sempre un prato verde dove correre senza sudare troppo a causa del riscaldamento globale. E perciò cosa fanno i fenotipi svizzeri? Lanciano ancora prima del vertice il rapporto sull’allarme climatico, suggellando quindi il sorpasso dell’emergenza ambientale rispetto a quella economica, di cui pure i davosiani di solito discettano, confermando che l’ecologismo ormai racchiude l’alfa e l’omega del capitalismo che verrà.

Quindi: allarme per il crescente rischio climatico, e mentre che ci siamo anche per i dazi. Il global risks report di Davos ci dice tutto quello che dobbiamo sapere per dormire preoccupati e svegliarci tranquilli. Almeno fino al prossimo vertice.

A domani.