Etichettato: cronicario

Cronicario: E dopo Pechino Mister T azzanna il pecorino


Proverbio del 6 maggio Con un orecchio ascolta, con l’altro ignora

Numero del giorno: 716.000.000 Valore export di armi dell’Italia nel IQ 2019 (-29% su IQ 2018)

Più carico che mai, il nostro Mister T. s’è esibito in una di quelle sue pose da bombarolo che gli riescono benissimo, nell’epoca di internet. E infatti si manifesta su twitter come uno spiritello pazzoide e dice cose abnormi con quella faccia un po’ così…

Questo accadeva ieri sera, all’ora americana, per giunta di domenica. Questo spiega certe reazioni disdicevoli, quando stamattina l’Italia ha preso coscienza e, oltre al freddo polare a maggio, ha visto le borse cinesi perdere fra il 5 e il 7 cento.

Sembrava che tutto filasse a meraviglia fra Mister T e i ragazzi dello zoo di Pechino. E invece era tutta una finta. Panico, orrore e raccapriccio, e per finire in bellezza anche la nostra borsetta caracolla e perde un 2 per cento secco a una cert’ora, che poi è più o meno la stessa in cui viene si viene a sapere che non paghi di aver terremotato le borse cinesi – ah la delegazione cinese ha fatto sapere che andrà negli Usa a trattare – gli emuli di Mister T hanno dato il via alla procedura per daziare l’Ue colpendo dove fa più male.

Proprio così. I bene informati ci fanno sapere che nel mitragliatore tuittero di Trump sono già pronti i prossimi colpi diretti non solo all’Ue, ma verso un settore che ci vede in prima linea il Europa: l’agroalimentare. Dopo Pechino, tocca al pecorino. Si salvi chi può.

A domani.

 

Annunci

Cronicario: Le tasse sul lavoro sono alte, ma tranquilli: ora aumentano


Proverbio dell’11 aprile Un libro contiene una casa d’oro

Numero del giorno: 168,9 Numero di ultra65enni ogni 100 under65 in Italia nel 2018

Prima l’Italia, perbacco. E non importa quale sia il primato perché l’importante è primeggiare. E abbiamo ancora tantissima strada da compiere. Il debito pubblico, per dire. Uno pensa: siamo i primi. Macché: la Grecia ci batte. Ma dico ci possiamo fare battere dai greci in quella che è chiaramente una specialità nazionale?

Non possiamo, certo che no. E per fortuna abbiamo un governo che sta bruciando le tappe (rectius, le tasse) per farci arrivare a primeggiare in questo come in altri importanti ambiti economici. A proposito: proprio poco fa l’Ocse ci ha ricordato che abbiamo ancora tanto da fare. Sul lavoro ad esempio.

L’Italia è solo terza fra gli Ocse per peso della tassazione sul lavoro dipendente, ma come vedete dal grafico possiamo recuperare e state pur certo che riusciremo. Vi pare che possiamo accettare che i belgi (belgi) e soprattutto i tedeschi (tedeschi) stiamo sopra di noi?

Peraltro abbiamo anche ottimi motivi per aumentarle, queste benedette tasse per i lavoratori, che comunque hanno di che andar fieri: sono già ben sopra la media dei paesi Ocse.

Certe, è vero pure che questi lavoratori hanno ancora un certo beneficio da deduzioni e detrazioni – però inferiore a quello della media Ocse – ma comunque il nostro governo ha già fatto sapere che ci sta lavorando. Quindi state sereni. Stanno lavorando per noi e vi spiego anche come. Partiamo dal presupposto che abbiamo 23 milioni di lavoratori su 60 milioni di abitanti. Insomma: una minoranza. E visto che, non contenti, questi della minoranza si ostinano a lavorare anziché fare come fan tutti, ecco l’ideona: tassiamoli di più e insieme aumentiamo le pensioni, che tanto a questo servono i contributi di chi lavora. Dopo quota 100 c’è solo una cosa da fare: Quota 90.

A domani.

Cronicario: Abbiamo portato le arance pure ai cinesi


Proverbio del 22 marzo Quando il salice si muove la primavera è in arrivo

Numero del giorno: 0,3 Crescita % pil nel 2019 secondo stime Confcommercio

Adesso finalmente è chiaro perché il figlio del cielo Xi farà anche tappa in Sicilia, nell’ambito del suo storico viaggio in Italia: va ad assaggiare il prodotto.

Non lo sapevate? Stiamo qua apposta. Grazie ai buoni uffici di Alibaba (NON Alitalia, ndr) invieremo casse di arance siciliane a Pechino e dintorni. Altro che i cinesi alla conquista dell’Italia. E’ proprio il contrario. E quelli più illuminati di noi lo avevano capito da tempo. Tarocchi rossi siciliani ai rossi cinesi.

Portare le arance ai cinesi, poi, in perfetto stile governo del cambiamento: volete mettere la soddisfazione. Non c’è riuscito neanche Trump.

Buon week end.

Cronicario: Dalla Cina con candore


Proverbio del 15 marzo L’uomo che torna da un viaggio non è lo stesso che è partito

Numero del giorno: 2.358.000.000.000 Debito pubblico italiano a gennaio

Ma quanto sono teneri i nostri governanti del cambiamento? Degli zuccherini proprio. Non solo gentili e disponibili con noi italiani – che comunque veniamo prima eh, non ve lo dimenticate – ma sono talmente accoglienti che hanno deciso di aprire i porti.

Ma no, che avete capito. Non QUEI porti. Quegli altri. Insomma: i porti a chi porta soldi. Chi li chiede non attracca.

A intenerirci, dei nostri governanti, è la loro convinzione che i cinesi ci presteranno soldi gratis. Anzi: ci pregheranno di prenderli.  In fondo i cinesi hanno un gran cuore, affluente. Anzi, capiente.

E in effetti ce l’hanno, se guardate il grafico sopra. Talmente che qualcuno già dice che una delle tante banche pechinesi avrebbe pronto il libretto degli assegni per investire in Italia, paese celebre per i suoi moltiplicatori. Se qualcuno poi dovesse dirvi che i cinesi faranno il loro interesse, persino nel paese dove vengono prima gli italiani, non statelo a sentire. Ripetete con me quello che ha detto vicepremier Uno (o Due, se preferite) dopo che il primo minestra (rectius, ministro) ha annunciato che il governo firmerà il memorandum sulla Belt and Road initiative cinese “”Oggi vince il Made in Italy, con la Belt and Road Initiative l’Italia ha deciso di essere più sovrana. Non è un’intesa politica con la Cina ma un’opportunità commerciale, gli Usa restano infatti il nostro principale alleato e la Nato la nostra casa naturale. Questo è uno scatto in avanti dell’Italia, un cambio di passo verso il futuro”.

Si signora mia, davvero. E prima che smettiate di stropicciarvi gli occhi, vi sottopongo anche la promessa dell’avvocato del popolo: “”Rafforzeremo la golden power per rafforzare gli interessi nazionali”. E rafforziamoci, perbacco, in vista dello scontro epico: duemilacinquecento anni di cavilli versus altrettanti di cineserie. E state tranquilli, dice il partito dell’altro Vicepremier: “La sicurezza nazionale viene prima di tutto e quindi su alcuni settori strategici per noi e per gli alleati (telecomunicazioni, energia, porti e infrastrutture) stiamo facendo tutte le verifiche e le valutazioni necessarie: prima viene la sicurezza degli Italiani, poi l’interesse economico”.

Il dramma è che ci credono pure loro.

Buon week end.

 

Cronicario: Dalla via della seta alla via della sema


Proverbio del 12 marzo Acqua e parole sono facili da versare, ma impossibile da raccogliere

Numero del giorno: 41.500.000.000 Spesa turistica in Italia nel 2018

E pure oggi non manca il divertimento, grazie al governo del cambiamento. Proprio quando uno pensa di essere ormai fuori dal tunnel (sempre del divertimento, chiaro) si rifanno sotto Vicepremier Uno e Due (o Due e Uno, fate voi) che danno il meglio di loro. Tema del giorno: la via della seta.

Non scherziamo, dai. La cosa è serissima. Fra un po’ si fa vedere da noi il capo dei cinesi, quello che Vicepremier Uno (o Due, fate voi), ha chiamato mister Ping perché non gli avevano detto che i cinesi si presentano al contrario – so’ cinesi – e i nostri eroi hanno fatto ventilare che avrebbero firmato un memorandum dove c’è scritto che noi e i cinesi siamo ottimi amici, passati, presenti e soprattutto futuri, col che facendo incazzare gli americani, gli altri europei e persino metà governo, cioé lo stesso che voleva la Tav.

Sarà colpa della primavera, senza dubbio. Ma poi per fortuna sono arrivati i chiarimenti. Ha cominciato il ministro Mammamia, quello che rima (e non a caso) con economia che ha spiegato che è tutta un’esagerazione. E’ solo un memorandum signora mia, che sarà mai. Si ride, si scherza, si conosce gente. Anzi “una tempesta in un bicchier d’acqua”. Poi è arrivato Vicepremier Due (o Uno, fate voi) che mentre si cambiava d’abito ha elargito una delle sue perle. “Via della seta con la Cina? Non abbiamo pregiudizi, ma prudenza”. Se i cinesi fanno i bravi, insomma, potremmo persino firmare.

Quindi è arrivato l’altro Vicepremier che in piena eruzione dialettica (“Il governo deve riappropriarsi (riappropriarsi, ndr) commissario all’industria nell’Ue perché il nostro (nostro, ndr) tessuto industriale è diverso da quello degli altri paesi europei”) se n’è uscito così: “La via della Seta non è assolutamente l’occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina”. Quindi non è che vogliamo fare nuove alleanza, ma convincere i cinesi a peggiorare a nostro vantaggio il saldo del commercio.

Ricapitoliamo: cari americani e cari europei, noi firmeremo solo un memorandum con la Cina SE saremo prudenti MA solo per farci comprare più merci. I cinesi ovviamente saranno d’accordo: non vedono l’ora di venire da noi a comprare vagoni di parmigiano. Ricordate le parole magiche: Se e Ma. Dalla via della seta alla via della Sema. Basta un buon interprete.

A domani.

Cronicario: Casca la Tav, tutti giù per Terra


Proverbio dell’8 marzo Della tribù degli uomini è la lana, ma solo le donne sanno tesserne la trama

Numero del giorno: -0,8 Calo % produzione industriale a gennaio su base annua

Premesso che il governo non cadrà mai, ma al limite si evolverà in navigator, sappiate (ma figuratevi se non sapete già) che Vicepremier Uno (o Due, fate voi) e Vicepremier Due (o Uno, fate voi) se le mandano a dire a mezzo stampa, che conoscendoli è il miglior modo per far pace. Il cessate il fuoco l’ha proclamato poco fa uno dei due, dicendo che il collega è un uomo e oggi lui (il dichiarante) era disposto a parlare solo di donne.

Quindi se ne riparla lunedì, ha concluso.

Nel frattempo è tutto un rinfacciarsi le cose, com’è fra gli innamorati in disaccordo, che però non vedono l’ora di riappacificarsi, visto che c’è ancora un bel po’ di cose da fare.

Nel frattempo godetevi il girotondo sulla Tav. Se casca lei cascano tutti.

Buon week end.

Cronicario: Nella vecchia fattoria, (T)ria ia ohhh


Proverbio del 26 febbraio Alla volpe addormentata non cade niente in bocca

Numero del giorno: 67.738 Domande arrivate all’Inps per Quota 100

Nella commedia orwelliana nella quale ci agitiamo felici come bambini tristi a un certo punto si presenta nientemeno in onda che il ministro Mammamia, che guardacaso rima con economia e infatti dicono che se ne occupi.

Lo so, sembra un’esagerazione, ma così dice il governo del cambiamento e quindi sarà sicuramente vero. E che mi combina il ministro? Inizia a dire delle cose assurde, tipo che “bisogna portare avanti l’economia italiana”. Peggio ancora, che bisogna stare ai patti, compreso quelli fiscali, immagino, perché sennò “nessuno viene ad investire in Italia”.

E, dulcis in fundo, che l’oro della Patria è di Bankitalia e l’Alitalia “deve trovare una soluzione di mercato”. Mercato e Bankitalia capito?

Vi potete immaginare cosa si è scatenato nella politica italiana.

Addirittura si è fatto sentire Vicepremier Uno (o Due, fate voi) che ha detto che “si fa quel che dice il contratto” e poi ha convocato un vertice. Appuntamento fra poco nella vecchia fattoria Chigi: il Gatto, la Volpe e il ministro Mammamia, ia, ia ohhhh.

A domani.

Cronicario: Sono sovraistruito ma non è stata colpa mia


Proverbio del 25 febbraio Per chi ha fame il pane cuoce lentamente

Numero del giorno: 539.000 Posti di lavori persi in Italia nelle costruzioni dal 2008 al 2017

E così un bel giorno di febbraio (parecchio freddino) vengo a sapere che siamo ridotti così:

Addirittura che c’è un terribile mismatch (cercate la traduzione) sul mercato del lavoro.

E com’è possibile? Di chi è la colpa? (domanda preferita nell’Italia del secolo XXI). Risposta facilissima, per fortuna.

Infatti non è colpa mia se ho studiato filologia delle lingue morte della mezzaluna fertile senza che nessuno mi spiegasse che sarebbe stato complicato trovare un lavoro adeguato e adesso mi trovo a incartare hamburger, e per giunta a mezzo servizio perché manco mi fanno fare una giornata intera. Pare che non si riesca in nessun modo a convincere la gente a mangiare di più.

Di conseguenza non è colpa mia, se dopo una vita ad accecarmi sui glifi oggi m’hanno iscritto a una delle categorie che va per la maggiore: i sovraistruiti/sottoccupati: l’ultimo grido in tema di disgraziati professionali che ormai dicono siano uno su quattro. Infatti, dice l’Istat che oggi ha presentato un rapporto congiunto con altri enti (Inps, Inail e Anpal), si tratta di “un fenomeno in continua crescita, sia in virtù di una domanda di lavoro non adeguata al generale innalzamento di istruzione, sia per la mancata corrispondenze tra le competenze specialistiche richieste e quella possedute”. Non avete capito?

Ve la faccio semplice: i datori di lavoro hanno bisogno di persone istruite a fare le cose che servono a loro. Persino lo Stato, pensa te.

No, infatti. Inoltre, nel tempo che prendevo il dottorato, si è sviluppato un contesto in un cui aumenta “la quota di occupazione meno qualificata”.

No infatti, non è colpa mia. E’ colpa dell’Istat.

A domani.

Cronicario: Ci salverà il social-ismo del governo


Proverbio del 14 febbraio Ci vuole tutta una vita per capire che non serve capire tutto

Numero del giorno: 21.400.000.000 Interscambio Italia-Russia nel 2018

L’avete sentiti, sì, quei guastafeste di Moody’s? Nel giorno del giubilo nazionale, in cui Vicepremier Uno (o Due, fate voi) annuncia che Tesoro, Fs, CdP e anche qualcuno altro entreranno nel capitale di Alitalia con oltre il 50% – così si capisce chi comanda –

e vice premier Due (o Uno, fate voi) dice che il latte delle pecore sarde non può costare meno di un euro al litro

ecco che arrivano quegli scocciatori dell’agenzia del capitalismo internazionale a dire che quest’anno forse cresciamo fra lo Zero e lo Zerocinque, e per giunta rischiamo la crisi di governo, tanto per guastare la  giornata di festa del social-ismo nazionale.

No: non è un refuso. si scrive proprio così: social-ismo. Lo sappiamo tutti che il vecchio socialismo è stato sconfitto dalla storia e pure dalla geografia. Dalla poesia e pure dalla prosa. Dall’arte e dalla scienza. Dalla filosofia e persino dalla matematica.

Ma nessuno, tranne il vostro Cronicario, vi ha detto prima di oggi che, come la mitica l’araba fenice, dalle ceneri del socialismo disfatto è sorto Il social-ismo. E’ persino meglio dell’antenato, che in mezzo a tanti pregi aveva il difetto di essere troppo serio. Il nuovo social-ismo è smart, cool e soprattutto non teme il ridicolo. Anzi, lo incoraggia. Perciò fa un largo uso di dirette. Soprattutto, adesso sapete perché comandano i comici.

A domani.

Cronicario: C’è chi frena, c’è chi frana e c’è chi Francia


Proverbio dell’8 febbraio Com’è l’insegnante, sarà l’allievo

Numero del giorno: 32.071 Domande per quota 100 arrivate all’Inps da inizio anno

La cosa più comica del giorno – e questo spiega perché la trovate sul vostro Cronicario – l’ho letta su un noto notiziario che ha titolato così: “Germania, frena l’export nel 2018”.

Eccerto. Crescere del 3% in un anno è chiaramente un frenare. Un po’ come la nostra produzione industriale, che a dicembre ha segnato un calo su base annua del 5,5%. E tuttavia nell’intero 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8%.

Se fossimo maligni come il noto notiziario, diremmo che la produzione è franata. Ma poiché maligni non siamo, ci limitiamo a osservare che “è a rischio la tenuta dei livelli di attività economica”, come dice allegramente l’Istat nella sua nota mensile.

Ma vabbé, abbiamo altro di cui preoccuparci. L’ambasciatore francese viene richiamato in patria? E noi mandiamo Vicepremier Uno (o Due, fate voi), protagonista del nuovo De bello gallico, a casa loro. E per giunta direttamente da quelli vestiti di giallo che odiano il governo. Una di questi però – una pasionaria dicono – ha invitato il nostro a “occuparsi di casa sua”, notando che “non si fa politica con le ingerenze in altri Paesi, non abbiamo bisogno di forze straniere in casa nostra”. Col che dimostrando di aver inteso profondamente il vero spirito del governo del cambiamento.

Ma tranquilli: siamo fatti per intenderci coi francesi, da che mondo è mondo. E’ solo una questione di sfumature.

Buon week end.

A lunedì.