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Cronicario. E’ finita la Pontemia: la vita è una caos meravigliosa


Proverbio del 3 giugno L’assetato va al pozzo, non il contrario

Numero del giorno: 2 Consumo del suolo in m2 al secondo in Italia

Dopo aver consultato più volte il comitato tecnico scientifico e aver controllato e ricontrollato il calendario, lo posso dire con ragionevole certezza: la Pontemia è terminata.

Almeno per questa stagione dai. Ci salva il fatto che il 15 agosto cade di sabato. Ma facciamo in tempo per una seconda ondata, che tutti paventano, e non a caso. Infatti l’otto dicembre cade di martedì. E vi ho detto tutto.

Ma fino ad allora c’è tempo. Inforcate la mascherina, pure se ci sono 40 gradi e avete l’allergia e godetevi il passeggio e il cazzeggio. Prendete un treno per andare Napoli a bere un caffé oppure a Roma per vedere il Colosseo, pure se siete lombardo-veneti e avreste pure nostalgie austriache, che però dovranno attendere visto che i vostri vicini, a differenza di noi lontani, non si fidano ancora dei vostri starnuti.

Godetevi il traffico, che finalmente torna a sporcare quell’irrespirabile aria pulita, e soprattutto ha riesumato il dibattito sul riscaldamento globale, che languiva insieme alla giovane Greta da qualche parte e oggi – il green new deal – ha passato le frontiere sbarcando nuovamente sul Cronicario. Per dire: è uscita la notizia che in Italia ha fatto più caldo del solito.

Ma soprattutto insieme al traffico regionale fioccano anche le buone notizie che per fortuna l’Istat non ci fa mancare mai. Ve ne dico giusto un paio: la disoccupazione in Italia ad aprile è crollata al 6,3%. Persino più bassa della media Ue al 7,3. Quella giovanile è scesa addirittura a poco più del 20%.

Che dite? Dipende dal fatto che sono schizzati alle stelle gli inattivi e quindi nessuno cerca più lavoro, per cui non viene registrato nelle liste? Sempre a questionare voi precisini. Godetevi il momento.

Prendete esempio dal Tesoro, che dopo aver piazzato i Btp patriottici a carissimo prezzo, oggi si trova una fila di richieste da 108 miliardi per un altro prestito sindacato dalle banche, annunciato ieri a sorpresa, che frutta 9 punti in più rispetto al solito. Il bello è che ci sia la fila, pure se alla fine ne ha collocati solo 14, mica stai a sottolineare il fatto che il debito pubblico lo paga il contribuente.

Perciò godetevi la giornata, la mascherina, il traffico, il caldo, le tasse, i debiti e persino la Pontemia, qualora dovesse tornare. La vita è una cosa meravigliosa. Rectius: caos.

A domani.

Cronicario. Fase 2: Los bandidos (senza mascherina)


Proverbio del 22 maggio Se prendi più di quello che ti serve stai rubando a un altro

Numero del giorno: 152 Tipo di mascherine approvate dall’Inail

Aveva ragione chi diceva che il virus avrebbe cambiato tutto. Ormai per strada circolano solo tizi a volto coperto che ai vecchi tempi ci avrebbero spaventati a morte.

E invece capita che si spaventano a morte loro perché magari giri tu a volto scoperto.

E le guardie? Come fanno a distinguere i malintenzionati? E soprattutto come li riconoscono?

Queste difficoltà, tipiche da fase 2 di una pandemia, sono comunque poca cosa rispetto all’evidenza che tutto sta lentamente tornando alla normalità. Per dire: oggi hanno sequestrato non so quante mila mascherine irregolari perché i soliti banditi – immagino senza mascherina – volevano spacciarle impunemente malgrado fossero fuori norma. Si leggono di sequestri di mascherine e visiere in tutta Italia, come una volta si leggeva dei sequestri di botti e petardi sotto Natale.

La cosa più sorprendente, che davvero non mi spiego, è come mai malgrado il supercommissario coi poteri assoluti del governo, solo il 45 dei negozi venda le mascherine a prezzo calmierato. Ah, non si trovano nemmeno i guanti.

Il tutto mentre una volenterosa associazione calcola che le dotazioni introvabili costino in media 75 euro al mese a ogni famiglia.

E’ chiaro che la Fase 2 va a gonfie vele.

Buon week end.

Cronicario. Chiudete i confini dei condomini


Proverbio del 20 aprile L’umiltà conduce alla grandezza

Numero del giorno: 1.500.000.000.000 Fondo Ue chiesto da Spagna per Covid

Devo ringraziare quel tal presidente di una regione che ha detto di essere pronto a chiudere i confini del suo territorio se quell’altro presidente regionale avesse proclamato il tana libera tutti per il coronacoso.

Devo ringraziarlo non solo perché ho scoperto che esistono i confini regionali che all’occorrenza si possono anche chiudere, immagino schierando i forestali, ma soprattutto perché ha perfettamente ragione: mica uno può rischiare perché un altro ha deciso di sbracare. Ennò.

Allora ho scritto all’amministratore di condominio spiegandogli che non si poteva permettere l’accesso di chicchessia al palazzo dove abitiamo senza avere la “sicurezza assoluta” (cito testualmente da uno dei tanti geni che parlano) che uno non coltivi virus in una qualsiasi parte del corpo. L’amministratore, che è un sincero democratico, ha subito emendato il regolamento schierando i condòmini a turno a sorvegliare il portone. Non basta smettere di uscire, bisogna anche evitare di fare entrare!

Il presidente del municipio, che ha saputo questa storia, ha disposto immediatamente la chiusura della frontiera con i municipi vicini, riciclando come guardie di frontiera i bidelli delle scuole, che tanto (e per fortuna) sono chiuse, affiancati da un esercito di smart worker in crisi da lockdown.

Allora il sindaco, che non si vuole far parlare dietro, ha emesso un’ordinanza per chiudere il territorio comunale, sempre insidiato da chi prova a infiltrarsi dai paesi viciniori. Gli altri sindaci, che non vogliono passare per smidollati, hanno subito fatto la stessa cosa, schierando i sorveglianti di cittadinanza, ossia quelli rimasti intanto senza reddito. Finché la notizia non è arrivata alle province, che sono state abolite, ma anche no. Ma nel dubbio hanno chiuso anche loro i confini.

A quel punto il presidente della Regione, che già rosicava per essere arrivato ultimo, ha deciso di chiudere non solo i confini, ma anche le comunicazioni col resto d’Italia. Un qualche scienziato – ormai pandemici – gli avrà detto che il coronacoso si può pure contagiare coi pensieri, mica solo cogli starnuti.

Il governo, impegnato ad ascoltare i consigli dei chissà quanti (e quanto) esperti reclutati per la fase 2 (mila) non si era accorto di nulla. E così il Primo Minestra si è presentato in tivvù con la diretta a reti unificate, ma facoltativa, a dire che finalmente si riapre, ma gradualmente.

Purtroppo nessuno lo stava ascoltando. Erano tutti a controllare i confini.

A domani.

Cronicario. Edissione straordinaria!


Proverbio del 9 aprile Non si conosce il valore dei denti finché durano

Numero del giorno: 100 Medici italiani deceduti per Covid

Vabbé ormai è chiaro: pagheremo caro e pagheremo tutto. Questa storia del coronacoso ci costerà una quaresima, altro che quarantena, e già si vedono i geni che ci hanno portato fin qua almanaccare consigli non richiesti su come uscirne. Non avete ancora capito bene come?

Anzi, è proprio partita una gara a chi la spara più grossa, articolandosi la proposta in maniera direttamente proporzionale alla complessità di pensiero di chi la formula.

Ma in comune, questi contorcimenti cerebrali, hanno il sottotitolo.

La (minchiata) più creativa ce l’ha regalata uno specialista del genere (minchiate), già uomo di governo e ho detto tutto, che ha auspicato una – testuale – “emissione straordinaria di buoni del tesoro, per italiani, garantiti da governo e Bce in modo che debito italiano sia in mano a cittadini italiani”. Perché il taldeitali non si fida dell’Ue (ma a quanto pare della Bce si). Con ciò transitando direttamente dal ridicolo al puro dadaismo.

A meno che non ci fosse un refuso.

Non era un’emissione straordinaria.

A domani.

Cronicario. Chiudo anch’io, no tu no


Proverbio del 23 marzo Il povero è uno straniero in patria

Numero del giorno: 4.824 Operatori sanitari contagiati in Italia

Allora chiudo. Dovresti chiudere. Vorrebbe chiudere. Forse chiudiamo. Di sicuro voi chiudete, mentre questi non chiudono.

Dopo aver declinato in ogni modo (indicativo, congiuntivo e soprattutto condizionale, ma senza trascurate l’imperativo) il verbo stare a casa, il governo ha passato l’ultimo fine settimana esercitandosi col verbo chiudere, arrivando a decretare nottetempo via social, ma con rinvio, come da tradizione, chi e cosa sarebbe stato chiuso entro le prossime 48 ore.

Nel frattempo rimanevano aperte le autostrade, con scene da ferragosto ai traghetti per la Sicilia.

Per non farci mancare niente, stamattina sono arrivati anche gli annunci di sciopero da parte di alcuni sindacati che giudicavano non si fosse chiuso abbastanza, mentre gli imprenditori rilasciavano dichiarazioni da apocalisse.

Nella prossima puntata: Chiuderemo tutti?

A domani.

Cronicario. Non ci resta che mangiare


Proverbio del 18 marzo Seguendo le ombre non si acquista sostanza

Numero del giorno: 320 Spread Btp-Bund alle ore 11

E’ proprio vero che nei momenti di crisi si riscoprono le cose importanti. Chessò: i valori che contano davvero.

O i nostri bisogni più autentici.

Infatti è proprio in questi momenti che ci ricordiamo quanto siano importanti le persone vicino a noi.

Soprattutto, adesso che il governo ce ne liberato un sacco, impedendoci di fare le cose inutili che facevamo prima, ci ricordiamo di quanto sia importante impiegare bene il nostro tempo.

Perciò non bisogna stupirsi nello scoprire, come ci fa notare la Coldiretti, l’aumento record (+7,9%) del fatturato dell’industria alimentare, garanzia ultracerta che mai e poi mancheranno i cibi sugli scaffali, grazie alla potente filiera italiana.

E questa informazione segue l’annuncio di un’altra associazione, che aveva celebrato giusto ieri il “ritmo altissimo delle vendite di alimentari”. Sempre perché è proprio nei momenti di crisi che si scoprono le cose autenticamente importanti.

Finalmente l’abbiamo ricordato.

Buon appetito.

Cronicario. I 25 miliardi sono finiti. Arriviamo a 2.500


Proverbio del 16 marzo L’acqua e le parole una volta versate non si recuperano

Numero del giorno: 0,3 Inflazione %  su base mensile a febbraio in Italia

E niente son già finiti. Dice un tale del governo, intervistato alla talaltra radio, che sì, avrebbero pure voluto mettere il taglio delle bollette nel calderone che sta cucinando il primo minestra. Ma la capienza era esaurita.

Ho sfogliato fra le migliaia di annunci di questi giorni cercando di capire se me ne venisse qualcosa in tasca, ma l’unica cosa che ho capito, alla fine, è che ancora deve arrivare, sto benedetto decreto. E che i soldi sono già finiti.

Me lo immagino il seguito. Già il solito genio di turno ha osservato che la Germania ha messo sul tavolo un 500 miliardi per l’emergenza e noi, poveracci, solo 25….

magari dimenticando il futile dettaglio che la Germania fra avanzi fiscali da un triennio e noi deficit da un trentennio, per non dire di più. E che la differenza fra i 500 miliardi tedeschi e i nostri poveri 25 miliardini, replicano la sostanziale differenza fra chi ha i soldi e chi se li deve fare prestare.

Ma abbiamo di che consolarci. Poco fa Bankitalia ha rilasciato il dato del nostro debito pubblico che cresce gagliardamente. Ormai ha superato da un pezzo i 2.400 miliardi e corre – 25 miliardi alla volta – verso la magica soglia dei 2.500. Non saremo tedeschi. Ma Italians do it better.

A domani.

Cronicario. #Iorestoincasa (ci stavo già)


Proverbio del 12 marzo L’avidità sminuisce ciò che si raccoglie

Numero del giorno: 68.305 Guariti da coronavirus su 127.749 contagi

Volendo cambiare argomento (impossibile) potremmo intrattenerci su quello che era il nostro mercato del lavoro. Dico era perché ormai siamo tutti in smart working.

Vi do solo un assaggio. Il resto ciucciatevelo da soli: tanto state in casa e adesso vi danno pure i giga gratis per farvi passare il tempo infinito di una giornata a porta chiusa.

Detto ciò, mi sovviene per istante che in realtà a casa, in Italia, ci sta già un sacco di gente. Se non ricordo male, qui da noi lavora una persona su tre.

Adesso finalmente abbiamo diminuito la diseguaglianza.

A domani.

 

Cronicario. Crescita Zero: vince il banco


Proverbio del 2 marzo Chi semina orzo non può cogliere grano

Numero del giorno: 0,3 Crescita % pil Italia nel 2019

Tempi duri per il Cronicario, che torna a casa in un momento che nessuno ha più voglia di scherzare perché è scattato il panico per merito di coloro che dicevano di volerlo evitare.

Oggi per dire è arrivato l’Istat e ha sparso ulteriore terrore confermando che la crescita del 2019 è stata dello 0,3%. E ancora non c’era lo spauracchiovirus.

Adesso che il sovranovirus si è evoluto in corona (nome omen), è solo questione di tempo perché accada quello che Ocse ha già preconizzato per noi per questo meraviglioso 2020, anno non solo doppio, ma anche bisesto.

E questo dice – testuale – “nella migliore dell ipotesi”. E lo sapete cosa succede quando esce lo zero nella roulette dell’economia di un paese?

Guardate alla voce prelievo fiscale e fatevi due conti.

Esatto: vince il banco.

A domani.

 

Cronicario. Italiani: più rari che unici


Proverbio dell’11 febbraio Meglio un tozzo di pane sotto un albero che un banchetto in galera

Numero del giorno 120.000 Italiani residenti all’estero nel 2019

A un certo punto il paese di ferma: sul cinguettario appare l’Istat con questo messaggio subliminale:

Come al solito, il messaggio viene frainteso. Il Cronicario viene inzeppato di dichiarazioni tutte uguali di politichesse che lamentano il lento estinguersi della stirpe italica e sollecitano l’elemosiniere pubblico a farsene carico a suon di anni di pensione (ossia di lavoro in meno) per ogni figlio e i consueti oboli, incentivi e compagnia cantante, che se avessi un euro per ogni volta che ne ho sentito parlare non starei qui a scrivere Cronicari.

Ma state tranquilli: tanto non succede che il governo faccia qualcosa per la natalità. E per fortuna. Anche perché sarebbero perniciosi. Siamo tutti vittime di un fraintendimento, come vi dicevo, che l’Istat, per ragioni di istituto, non può certo chiarire, ma che vi spiego io.

La denatalità è una strategia perseguita con successo – una delle poche insieme all’aumento del debito pubblico che tanto è ricchezza privata e comunque non esiste – dalla società italiana, al fine evidente di impreziosire l’italiano medio diminuendone l’offerta. Avrete notato, ad esempio, quanto siamo richiesti all’estero.

Chiaramente questo è il modo migliore che abbiamo trovato per affrontare la crisi – La Crisi – che deriva dal fatto che siamo in lieve deficit di autostima – il famoso deficit pubblico, ne avrete sentito parlare – e i risultati si vedono. Una volta volevamo essere unici. Oggi ci accontentiamo di essere rari.

A domani.