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Cronicario: E per regalo di natale, iniziamo a dare i numeri


Proverbio del 15 dicembre Un ospite lieto non grava su nessuno

Numero del giorno: 339.000.000.000 Entrate fiscali italiane genn/ott 2017

La sentite, sì, quest’arietta frizzante da ultimo week end prima del Grande Month End natalizio? C’è quell’odorino di festa per le strade dove si mischiano i vapori seducenti del torrone con quelli delle carte di credito surriscaldate. E così tuttoduntratto anche il cronicario globale, dove presto leggeremo solo di cenoni e panettoni, diventa frizzante regalandoci gli ultimi brividi del 2017. L’Ocse, per dire, arriva a consigliare a noi italiani, notoriamente santi e navigatori, ma soprattutto poeti, di studiare più matematica e informatica per catturare le opportunità offerte dal progresso come se a) ci fregasse qualcosa del progresso e b) si potesse convincere un vegetariano a mangiare bistecche crude, che è più o meno quello che si chiederebbe a un poeta proponendogli di scrivere un algoritmo.

Ora sarà pure vero, come dice sempre l’Ocse che i nostri laureati sono in gran parte sovraistruiti (di cose futili) e così finiscono sottopagati (perché futile rima con inutile). Però è vero pure che noi italiani  siamo bravissimi quando si tratta di dare i numeri. Prendete Bankitalia. Oggi, nel pieno dell’entusiasmo pre natalizio ne ha sparati alcuni belli grossi.

I più ottimisti noteranno che le previsioni di fine anno sono migliorate rispetto a quelle d’inizio autunno, e sarà sicuramente merito dell’entusiasmo col quale sono state preparate. Ma anche, sospetto, di una certa invidia sociale derivante dal fatto che poco prima la Bundesbank aveva sparato le sue, di previsioni, secondo le quali l’economia tedesca crescerà il 2,6% nel 2017 e il 2,5% nel 2018, aumentandole parecchio dall’1,9 e 1,7 delle stime precedenti.

Il secondo numeretto niente male è il grande protagonista delle nostre cronache politico-economiche: il debito pubblico, senza il quale è impossibile immaginare l’Italia. Bene, a ottobre è arrivato a 2.289,7 miliardi, 5,8 in più del mese prima. Il che ci fa capire che godiamo di ottima salute – pensate a quanti creditori si preoccupano per noi là fuori – e che ci possiamo godere le feste senza troppi patemi. Anche perché poi ci sono le elezioni di primavera e lo sappiamo tutti che significa.

Non dovremmo preoccuparci del debito, infatti, che tanto sta lì e chi l’ammazza, ma del fatto che a parte l’eccesso di poesia che ci candida a ruoli improduttivi, ci stiamo pure guastando il carattere, a furia di guardarci in cagnesco l’un l’altro. Ecco un esempio: oggi Istat ha discusso la sua ultima fatica, il rapporto sul benessere equo e sostenibile, che non ho ancora capito che significa, ma dove leggo che “il 2016 restituisce l’immagine di un tessuto sociale che presenta criticità: scende la soddisfazione per le relazioni familiari (dal 34,6% al 33,2%) e per le relazioni amicali (dal 24,8% al 23,6%). La fiducia negli altri si mantiene piuttosto bassa, con solo una persona su cinque ritiene che la maggior parte della gente sia degna di fiducia”.

La dismissione della fiducia reciproca mi spiace persino più del nostro insuccesso economico, produttivo e magari anche matematico. Ma poi capisco che è la solita esagerazione della stampa. Non siamo diventati stronzi. Stiamo dando i numeri.

A lunedì.

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Cronicario: Un’Ape ci salverà, alla faccia dei derivati


Proverbio del 13 dicembre Solo ciò per cui combatti è duraturo

Numero del giorno: 1,8 Accelerazione % inflazione a novembre in Germania

Oggi che è una giornata meravigliosa, in cui l’occupazione europea cresce come la produzione industriale – quella italiana di auto persino dell’11,7 a ottobre – e Calenda ed Emiliano se le suonano su Twitter per la storia dell’Ilva, facendoti sognare una vera classe politica, e Confindustria aumenta la stima del pil per il 2018 all’1,5%, mentre paventa i rischi di caos post elettorale, e nel Regno Unito si verifica un altro miracolo statistico, per cui l’occupazione cala insieme con la disoccupazione…

oggi dicevo, che in quella galleria degli orrori finanziari che è la commissione parlamentare di inchiesta sulle banche si è manifestato un pubblico ministero della Corte dei Conti che ha sparato a zero contro il ministero del Tesoro per la storia dei derivati del 1994, costati finora almeno quattro miliardi alle casse dello stato, sostanzialmente sputtanando tutta la classe politico-burocratica, che ha fatto girare i soldi negli ultimi vent’anni in Italia – ve le raccomando le esternazioni del pm: sono un campionario assai istruttivo sullo stato della nostra macchina pubblica – e mettendo in croce la povera dottoressa Cannata, che già cognome omen e per giunta è chiamata a tenere in piedi quel mostro che si chiama debito pubblico…

oggi quindi che nel mentre l’Istat e il Cnel firmano un accordo per misurare congiuntamente il benessere equo e sostenibile del paese – che chissà cos’è – e il cronicario globale torna a parlare di Giampiero Fiorani, indimenticato protagonista dell’estate dei furbetti del quartierino nonché banchiere popolari di Lodi, baciafronte del governatore di via Nazionale dell’epoca, presentandolo come il manager che guiderà la riscossa dell’holding Orlean Invest di Gabriele Volpi, petroliere nonché azionista di Carige, che finirà in borsa non oggi ma domani e comunque presto…insomma

è sbarcato in commissione bilancio alla Camera l’emendamento che allarga l’Ape social a 15 categorie di lavoratori, comprese quindi le 4 decise dopo l’accordo con i sindacati, per cui per tutti costoro potranno andare in pensione prima a spese dello stato. Con l’occasione è stato pure creato un fondo per eventuali proroghe anche a dopo il 2018.

L’Ape social ci salverà. #StateSereni.

A domani.

Cronicario: L’Istat pilucca un pilino di pil


Proverbio del 1 dicembre Chi spreca tempo deruba se stesso

Numero del giorno: 0,8 Accelerazione % inflazione in Giappone ad ottobre

Vinceremo, altroché, tuona stentorea e anonina sulle agenzie di stampa la voce del MEF poco dopo che l’Istat rivede al ribasso la stima del pil per il terzo trimestre e il suo omologo annuale. L’occhiuta micragnosità dell’Istituto, evidentemente non ancora consono alle semplificazioni dei tempi moderni, atterra col fragore dell’elefante ubriaco nel negozio di bicchieri e scatena le notifiche dei telefonini di giornalisti e politici.

Stiamo parlando di un misero 0,1 per cento in meno, in pratica l’equivalente dell’errore statistico, che riduce a +0,4% il dato trimestrale e a 1,7 quello annuale, ma che nel paese dello zeroqualcosa scatena immancabilmente scene isteriche. Anche perché quelli che si spingono a leggere oltre il numero, e persino capendoci qualcosa, sono rari come fenicotteri gialli.

Panico che diventa orrore e raccapriccio quando i più istruiti leggono che la crescita acquisita per il 2017 è pari all’1,4% dopo che si è detto dovunque e da chiunque, a cominciare dal governo, che quest’anno ci aspetta almeno l’1,5%.

Insomma, l’Istat pilucca un filino di pil – un pilino diciamo – ed ecco che succede: week end rovinato. Capirete che il governo doveva intervenire. E perciò al fuoco di mezzogiorno arriva la fonte MEF che rassicura: i dati sul pil resi noti oggi dall’Istat confermano la tendenza al rafforzamento della crescita economica nel Paese. Capito? Nessun pilino di pil ci fermerà: avremo il nostro +1,5% di pil reale per il 2015.

Purtroppo è meno sicuro che vinceremo un po’ di inflazione in più, che sarebbe un toccasana per la nostra contabilità pubblica. Il pil nominale, infatti, che poi è quel numero che si ottiene sommando al pil reale il deflatore del pil, è arrivato al 2,4% e sarebbe molto bello se magari arrivasse al 3,6%, quale sarebbe se l’inflazione fosse al 2%. Ecco perché il beneamato Padoan si lamenta: “Il governo può forse (forse, ndr), sostenere la crescita reale ma non può fare quasi nulla sull’inflazione e oggi ci manca l’1% medio di inflazione”.

Ora dovete sapere che il pil nominale è quel numeretto che serve a stimare la sostenibilità del nostro debito pubblico e il denominatore dei vari debiti/pil coi quali ci affliggono e perciò l’inflazione bassa….. Oh, ma qui stiamo scivolando rischiosamente sul palloso, quindi emigro e vi porto altrove con me. Dove? A Chicago.

Non a caso laggiù prospera il CME, che sta per Chicago mercantile exchange che è il Mercatone di varie cose, fra i quali i derivati. Un ricettacolo di amanti del rischio col grilletto facile. Ebbene, le autorità americane, che poi sono le stesse che insieme con altre stigmatizzano i rischi che arrivano da Bitcoin, hanno autorizzato la borsa di Chicago a contrattare future sui Bitcoin dal prossimo 18 dicembre. Giusto in tempo per le feste.

That’s all folks.

Buon week end

Cronicario: Niente Nazionale per l’Italia, solo multinazionali


Proverbio del 29 novembre Chi ti vuol bene ti fa piangere

Numero del giorno: 3,9 Crescita % Pil Usa nel III trimestre stimata da Trump

Vabbé la Nazionale è andata: ci faremo un mondiale senza la squadra del cuore e dovremo pure abituarci. La crisi della Nazionale è la spia del tempo che viviamo, in cui tutto ciò che inizia con nazione è sospetto e vagamente reazionario. Pure gli azzurri, per dire: quanti di voi hanno ancora il coraggio di alzarsi in coro e gridare Forza Italia eccetera eccetera?

D’altronde fa parte pure dello spirito del tempo che il nostro paese sia diventato una cellula del capitalismo internazionale – e già mi immagino le proteste – dove corporation sociopatiche – così ce le raccontano – hanno messo radici ai danni del nostro patrimonio socio-naturalistico.

Oppure uno può dirla con l’Istat, secondo la quale ” le multinazionali consolidano il contributo positivo alla crescita del sistema produttivo italiano, rafforzandone la prospettiva di crescente apertura e integrazione internazionale. Le imprese a controllo estero in Italia sono 14.007 (+438, con quasi 6 miliardi di fatturato in più rispetto al 2014), le controllate italiane all’estero ammontano invece a 22.796 (+408 unità e +13 miliardi di fatturato all’estero).

Mentre decidete da che parte stare, magari sfogliate l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria pubblicato dalla Bce proprio stamattina. Scoprirete che viviamo in un mondo ricco e fragile dove gli elevati debiti, privati e pubblici, pendono sul nostro capo come spade di damocle pronte a sganciarsi e che solo il miglioramento delle condizioni economiche evita di farci finire a fette. E molto di questo miglioramento dipende da quanto siamo bravi a stare al gioco, visto che è vagamente velleitario pensare di poter fissare le regole.

Se invece state seguendo come tifosi sfegatati della fu Nazionale le vicende di Bitcoin, che oggi ha superato gli 11 mila dollari, e magari tifate Bitcoin, notate che pure oggi la criptovaluta è stata oggetto delle amorevoli attenzioni dell’ennesimo banchiere centrale che ha spiegato all’universo mondo che è una roba pericolosa mentre il solito premio Nobel Stiglitz ha detto che è una bolla che dovrebbe essere vietato. Gente che non ama le bollicine, evidentemente.

Per concludere una considerazione che mi tengo sul gozzo da quando Istat ha pubblicato due statistiche che dicono la stessa cosa pure se non sembra. La prima riguarda la nostra popolazione imprenditoriale che, si osserva, ha un solo under 35 ogni quattro imprenditori.

Poi quell’altra che mostra il costante crollo della nostra natalità.

Come si fa ad avere imprenditori giovani se ci sono sempre meno bambini? Nel caso vi fosse sfuggito nel 2016 sono nati 12 mila bimbi in meno rispetto al 2015. Nell’arco di otto anni le nascite sono diminuite di 100 mila unità.

Giuro. E infatti il governo ha deciso di confermare il bonus bebé anche per il futuro. Purtroppo le finanze pubbliche sono quello che sono, e bisognava pure dare qualche centinaio di milioni di euro ai pensionati, sennò chi la sente la Camusso che comunque si lamenta? E quindi toccherà accontentarsi di 40 euro al mese di bonus bebé. Sempre se avete un Isee di 25 mila euro massimo.

A domani

 

 

 

Cronicario: Non c’è più trippa per banche


Proverbio del 7 novembre Ciascuno conosce il proprio dolore

Numero del giorno: 109.000.000.000 Costo del welfare per le famiglie italiane

Tenetevi forte che oggi si balla. Anzi: si banca. Complice un Forum sulla vigilanza bancaria a Francoforte i capoccioni della Bce hanno lanciato un paio di siluri che di sicuro faranno venire un rush cutaneo al nostro sistema bancario, che ha la pelle resa sensibilissima a causa delle elevate sofferenze provocate dalla crisi. Le famose sofferenze bancarie, avete presente?

Il primo siluro l’ha sganciato Mario Draghi che pur riconoscendo che la via del dolore ha finito col ridurre le sofferenze bancarie dal 7,5% 2015 al 5,5% di adesso, ha sottolineato che “il problema non è ancora stato risolto”. Le banche stanno soffrendo ancora e per giunta, ha sottolineato che “non c’è spazio per compiacersi”, mostrando così il nostro beneamato un suo lato nascosto vagamente veterotestamentario.

Il secondo siluro l’ha sganciato la Madonna che vigila sul nostro sistema bancario, al secolo meglio conosciuta come Daniéle Nouy, presidente del Consiglio di Vigilanza della Bce, oggi in versione Madonna incazzata.

E dice Madame? Che “le banche devono smettere di negare la realtà. Quando lo fanno siamo in grado di affrontare i problemi”. E lo dice proprio nel giorno in cui la Federazione bancaria europea scrive una lettera accorata alle istituzioni e autorità europee lamentando che le nuove regole sugli Npl – quelli che hanno provocato una levata di scudi tanto rumorosa quanto inutile qui da noi – aumentano l’incertezza regolamentare. Figuratevi le risate a Francoforte. Tanto più forti, non appena hanno cominciato a circolare le agenzie di stampa dove si leggeva che domani mattina arriverà dai servizi legali del Parlamento europeo il parere sui limiti dell’attività normativa della vigilanza della Bce. Una di quelle trovate geniali che solo a un italiano potevano venire in mente (il presidente dell’europarlamento Tajani) per provare a infilare una zeppa all’addendum varato dalla vigilanza proprio sulla gestione degli Npl (nome in codice delle sofferenze).

Prima che vi impicciate con questi sofismi, come vanno le cose ve lo dico io che pure non so nulla: non c’è più più trippa per gatti. O per le banche, se preferite. Alla fine mamma Bce le metterà in riga una per una, con tanti saluti pure a Padoan che, a valle di tutto questo chiacchiericcio ha dichiarato di aver ribadito all’Eurogruppo i dubbi sull’addendum Bce.

E visto che siamo in giornata di buone notizie, vi do anche gli ultimi aggiornamenti Istat sulla nostra economia.

Va tutto talmente bene che a settembre sono pure aumentate le vendite al dettaglio del 3,4% su base annuale. Abbiamo smesso di soffrire allora?

A domani.

Cronicario: E rinviar (l’Iva) m’è dolce in questo mare


Proverbio del 30 ottobre Che sia il mare a provare se la barca resiste

Numero del giorno: 1 Aumento % spesa dei consumatori Usa a settembre

Ed eccolo qua il frutto delle Grandi Manovre del governo: 120 articoli con dentro un bel deficit pieno di buone intenzioni. E figuratevi adesso che la palla passa al Parlamento.

Uno spettacolo, sicuramente. Intanto che che va in onda contentiamoci di sapere che nel 2018 non cisarà il temutissimo aumento dell’Iva, una robetta che vale un paio di miliardi e che spaventa tutti visto che può affossare la tenue ripresa dei consumi. Ma non vi rilassate troppo: non è sparito l’aumento dell’Iva. E stato solo rimandato al 2019, proseguendo nella consuetudine ormai sperimentata negli ultimi anni di spostare l’aumento poco più avanti.

Ma più che il futuro remoto, è quello prossimo che merita la nostra attenzione. Ecco il solito elenco:

Manovra: sconto abbonamenti bus-treno fino 250 euro
Manovra: cresce platea per il bonus Irpef 80 euro
Manovra: cedolare secca affitti al 10% prorogata 2 anni
Manovra:bonus under 30 permanenti,primo anno under 35
Manovra: arrivano ‘bond cuscinetto’ in caso crisi bancarie
Manovra:bonus energia anche in 2018,arriva su giardini
Manovra: quasi 38 mld in più a fondo investimenti
Manovra: stop aumento aliquote tasse locali nel 2018
Manovra: lotta povertà, priorità disoccupati over55
Manovra: arriva fondo famiglia, con 100 mln l’anno
Manovra: piano straordinario assunzioni polizia-vigili fuoco
Manovra: stretta fisco su fuga utili all’estero
Manovra: pacchetto ‘sisma’, fondi da L’Aquila a Ischia
Manovra: pacchetto sport,da bonus impianti a norma ‘Tam Tam’
Manovra: sconto 19% polizze casa contro calamità naturali
Manovra: per il 2018 emissioni titoli di Stato fino a 55mld
Manovra: raddoppia tassa licenziamenti, fino 2.940euro
Manovra: prorogato iperammortamento 250%, ‘super’ a 130%
Manovra: arrivano Pir immobiliari e fondi quotazione Pmi
Manovra:per aziende strategiche possibile altri 12 mesi cigs

E come direbbe il poeta, il naufragar m’è dolce in questo mare. Anzi: il rinviare

Fuori dalle beghe di casa nostra si segnalano un paio di altri fatti rilevanti. In Spagna, a parte la diaspora dei catalani inguaiati dal governo si registra il pil del terzo trimestre, in linea con le previsione a +0.8%, mentre la borsa celebra con un +2% il commissariamento deciso dal governo. In Germania invece si registra il rallentamento dell’inflazione ad ottobre all’1,5% dall’1,8% di settembre.

E poi c’è Trump, ormai sempre più vicino alla nomina del nuovo presidente della Fed, che salverà il mondo e le banche insieme con il suo super presidente.

L’importante è crederci.

A domani.

Cronicario: Viviamo più a lungo, scordatevi la pensione


Proverbio del 24 ottobre I difetti sonnecchiano, ma non muoiono

Numero del giorno: 3.540.000.000  Surplus commerciale Italia a settembre

E anche oggi vince l’Istat. Nel senso che come ormai accade da un pezzo ci regala la migliore notizia del giorno. Ma che dico del giorno: dell’anno. Ma che dico dell’anno: del quinquennio. Non la sapete? Certo che la sapete: viviamo di più, che in pratica vuol dire che moriamo di meno.

Certo è bellissimo leggere che rispetto a 40 anni fa i bambini di meno di un anno muoiono sette volte meno – alla faccia di quelli che odiano il progresso – ma in fondo fa il paio col fatto che l’abbassamento del rischio di morte degli 80-89enni abbia spiegato da solo il 37% del guadagno della sopravvivenza maschile.

La parte più interessante però arriva a metà dell’opera. “La speranza di vita aumenta in ogni classe di età. All’età di 65 anni, ad esempio, arriva a 20,7 anni per il totale dei residenti, allungandosi di cinque mesi sul 2013”. Vi ricordano qualcosa i 65 anni? Dai pensateci bene: era l’età in cui una volta si andava in pensione. Anzi, c’è stato un tempo in cui a 65 anni eri pensionato anche da un ventennio se eri fortunato. Perché una volta, quando si moriva prima, ci si pensionava prima. Anzi, a dirla tutta, ci si pensionava prima a prescindere, per godersi la vita il più possibile. Oggi invece, che si muore dopo, si lavora di più.

E infatti dal 2019 si andrà in pensione di vecchiaia a 67 anni, oppure serviranno 43 anni e tre mesi di contributi per gli uomini e 42 e tre mesi per le donne: quei cinque mesi giusto di aumento di speranza di vita rispetto all’ultima revisione che Istat ha certificato oggi. Della serie: vuoi campare di più? Allora fatica! Non siete contenti di vivere di più? Immagino di sì. Allora vi do un’altra informazione che vi renderà definitivamente felici. Le pensioni scompariranno, a furia di aumentare la speranza di vita. Ma tranquilli: non le rimpiangeremo. Saremo troppo rincoglioniti da una vita di lavoro più o meno precario.

A proposito di lavorare. Vi sarà piacere sapere che sempre l’Istat ci informa che l’indice delle retribuzioni contrattuali orarie, a settembre, è aumentato dello 0,6 a settembre rispetto a un anno fa e che nei primi nove mesi di quest’anno la retribuzione oraria media è cresciuta dello 0,4% rispetto allo stesso periodo del 2016. Quindi abbiamo realizzato il mondo perfetto: si lavora per poco, ma per sempre e si vive a lungo.

State allegri.

A domani.

Cronicario: Siamo un paese (non osservato) di santi, poeti e turisti


Proverbio dell’11 ottobre Quando piangono i pesci non si vedono le lacrime

Numero del giorno 3,8 Incremento % prezzi immobili eurozona nel II trimestre

La volete una buona notizia? E allora eccola qua. Inutile sottolineare che anche oggi arriva dall’Istat: l’economia sommersa e illegale vale ben 208 miliardi di euro. Che vuol dire che siamo 208 miliardi di euro più ricchi di quanto diciamo in giro. Non vi sembra un’ottima notizia?

Notate con quanta finezza Istat definisce quest’attivo economico: economia non osservata. C’è, ma non si vede. Meraviglioso no? No? Ah, ho capito: siete quel genere di persone che guarda ai dettagli fuorimoda, tipo che quest’economia, oltre a essere inosservata è anche illegale e per giunta non genera ritorni fiscali. Giustissimo, ma anche per voi Istat ha una risposta pronta: Nel 2015 l’economia inosservata è diminuita dello 0,5%. Ecco, contenti? Siamo sempre illegalmente ricchi, ma meno di prima.

Prima che qualche fenomeno mi accusi di autorazzismo – categoria farneticante dello spirito del tempo – vi avverto subito che come cittadino italiano sono estremamente fiero di questa caratteristica nazionale, che viene stigmatizzata a causa di un terribile equivoco. L’economia inosservata nasce a causa della profonda timidezza di quelli che la incarnano. Sono persone semplici che non vogliono darsi arie. Tutto qua. E infatti ci si occupa di loro una volta l’anno e poi, incidentalmente, nei talk show e le chiacchiere da bar, ammesso che ci sia differenza. E poi li si lascia tranquilli. E quelli prosperano. Sapeste che aiuto per la domanda nazionale.

E visto che stiamo discorrendo della nostra grandeur nazionale, ve ne segnalo un’altra che scopro stavolta grazie ai sempre ottimi uffici di Bankitalia, che ormai gareggia con Istat per la palma delle buone notizie. Oggi per dire il governatore Visco ha comunicato che si aspetta per il 2018 una crescita vicina a quella del 2017, ossia intorno all’1,5%, meglio di quanto si aspetti il Fmi.

E che ci dice Bankitalia? Discorrendo di bilancia dei pagamenti del turismo ci mette a parte dell’evoluzione straordinaria che ha avuto il nostro paese, notoriamente abitato da santi, poeti e naviganti. In attesa di vedere in cosa si siano evoluti santi e poeti – anche se il successo dell’economia inosservata mi genera sospetti poco edificanti – scopro che i naviganti si sono trasformati in turisti.

Già. Nell’ultimo periodo la spesa dei turisti in Italia è cresciuta del 4,7%, portandosi a 5,11 miliardi, ma quella degli italiani all’estero è aumentata dell’11,1%, arrivando a quota 2,747 miliardi. Non bastava aver depositato all’estero qualche centinaio di miliardi. Ora ci facciamo pure le vacanze. In aereo magari. Guardate come sono aumentati i passeggeri in Europa in un settennio.

E sempre per concludere con una buona notizia, ecco l’ultima: i prezzi delle case nell’EZ sono cresciuti del 3,8% nel secondo trimestre del 2017 rispetto allo stesso trimestre del 2016 e dell’1,5% sul primo 2017.

Ehi, ma l’Italia ha fatto solo lo 0,2% in più.

Vabbé. A domani.

 

Cronicario: La Commissione tace, Padoan acconsente


Proverbio del 10 ottobre Chi termina per primo aiuta il suo compagno

Numero del giorno: 3.714.137 Extracomunitari regolari in Italia

E niente: dopo il dato tedesco di ieri sulla produzione industriale, che ha stracciato al rialzo qualunque previsione, la nostra Istat non ci poteva stare. E infatti ha rilanciato. O almeno c’ha provato. Alla solita ora è arrivata la nota del buongiorno, ormai immancabile, e che ci dice?

Che produciamo alla grande anche noi: pure ad agosto. Tié: mica siamo forti solo sugli agriturismi. Lo spirito italico, come ogni mattina, esce sedotto e rafforzato dalla cura Istat.

Ma niente rispetto a quando, a una cert’ora, leggo sulle agenzie una dichiarazione meravigliosa del ministro Padoan. Il nostro eroe c’informa che l’Italia “ha chiesto e ottenuto fin qui un aggiustamento strutturale dello 0,3 invece di quello previsto”, visto che la Commissione “non ha fatto nessuna obiezione”.

E’ chiaro dai: il governo ha inviato una lettera per dire che aggiusta lo 0,3 e la Commissione “ha detto di aver ricevuto questa richiesta e non ha obiettato”. E finalmente capisco la filosofia intrinseca della Commissione Ue.

La Commissione tace, e il governo acconsente: non è un mondo fantastico? E non avete ancora visto i dati dei prestiti bancari ad agosto. I nostri capitani d’industria devono ancora smaltire il +0,3% di luglio, visto che ad agosto hanno fatto -0,1. Ma le famiglie in compenso – che poi sono le uniche ad avere i soldi in Italia – hanno strappato un +2,7% che fa molto tedesco, bissando il risultato di luglio.

Per completare la nostra felicità in questa giornata di gioia, arriva pure il Fmi che rialza insieme le stime del pil 2017, all’1,5% e quelle del debito pubblico, al 133% del pil (e per fortuna che il pil sale). Il Fmi stima che il debito pubblico tornerà al 120,2% nel 2022, quindi dopodomani. E poi dicono che sono io l’ottimista.

A domani.

 

 

 

Cronicario: L’Istat vuol dire fiducia


Proverbio del 27 settembre Per chi è affamato il pane cuoce sempre lentamente

Numero del giorno: -0,382 Rendimento dei bot a sei mesi in Italia all’ultima asta

Io ho fiducia, tu hai fiducia, egli/ella ha fiducia. Noi abbiamo fiducia, voi avete fiducia, essi hanno fiducia. Ma soprattutto c’è l’Istat, che ormai ha strappato il posto alla vecchia Galbani.

Proprio così: Istat vuol dire fiducia. Ormai da un pezzo, leggo le note Istat e rido. Vuol dire che le cose vanno bene? No: vuol dire che io ho più fiducia (nell’Istat per cominciare), tu hai più fiducia, eccetera. E infatti che ci racconta oggi la nostra produttrice di latticini statistici?

Che siamo tutti fiduciosi. Allegria. I consumatori hanno talmente fiducia che Federconsumatori parla di “un forte ottimismo, forse eccessivo”. Le imprese sono addirittura ai massimi della fiducia dal 2007. In quell’agosto l’indice era arrivato a 109,6, poi non si è più sentito bene. Da un annetto a questa parte, invece, ecco lì che sale, sale e non si fa male. Siamo diventati fiduciosi.

E ci vuole davvero fiducia a leggere senza incazzarsi dell’accordo fra Fincantieri e Stx. Ricorderete le tante lacrime d’inchiostro digitale e non versate in estate, perché i francesi volevano dare ai cattivoni italiani il 51% delle azioni Stx, mentre non avevano avuto alcun problema a darne assai di più alla Corea del Sud. Oggi qualcuno scrive che alla fine l’intesa si farà con il 50% del pacchetto agli italiani che avranno la maggioranza perché la Francia ci presterà un altro 1% per 12 anni.

E sempre per tenere al caldo la vostra fiducia, sappiate pure che Ryanair non presenterà offerte per Alitalia, forse in conseguenza del fatto che la compagnia irlandese lascerà a piedi 400 mila passeggeri fra novembre e marzo 2018. Ci mancavano pure quelli di Alitalia. Ma abbiate fiducia: la nostra (ex?) compagnia di bandiera ci porterà lontano.

E per concludere un’altra bella notizia che scalderà i vostri cuori e vi farà guardare al futuro con occhio lieto e consumistico: la crescita dei salari nelle economie avanzate resta inferiore ai livelli precedenti alla Grande Recessione del 2008-2009. Lo dice il Fmi che se la prende con i lavori part time e temporanei, che hanno sui salari l’effetto del bromuro.

Ecco: le soluzioni si trovano. Basta aver fiducia.

A domani.