Etichettato: cronicario

Cronicario: Jp Morgan inaugura la Skynet finanziaria


Proverbio del 31 luglio Hai un dente solo? Sorridi almeno con quello

Numero del giorno: 499.000.000 Utile di Poste nel primo semestre secondo analisti

Mi chiedo quale spiritello dispettoso abbia ispirato Eurostat a pubblicare, proprio il 31 luglio, le statistiche sugli europei che non si possono permettere neanche una settimana di vacanze l’anno fuori da casa propria. Addirittura uno su tre, secondo gli eurostatistici. Che diventa il 45,2% della nostra popolazione, trovandosi l’Italia nella parte bassa delle classifiche.

Ora pensate un attimo a tutte le persone che conoscete e poi ditemi se non vi sorge qualche dubbio sulle statistiche, che sono verissime, per carità, ma questo non vuol dire che catturino la realtà. E questo vale anche – e soprattutto – quando le notizie sono buone.

Sempre Eurostat, per dire, ce ne regala una ottima, ossia l’andamento della disoccupazione, che tocca il minimo da febbraio 2009 per l’eurozona, portandosi al 9,1% e addirittura al 7,7% per l’Ue intera, al minimo da dicembre 2008. Come dire, non siamo ancora ai bei tempi, quando la disoccupazione nell’EZ stava sotto l’8%, ma il trend è decisamente ribassista.

Alla festa europea per il calo della disoccupazione partecipa anche l’Italia. Istat ha pubblicato dati quasi rassicuranti, che parlano di un calo degli inattivi, della disoccupazione giovanile e persino di un record dell’occupazione femminile. Peccato che fra i grandi progressi si registri anche quello per i lavori a termine, che riguarda 2,69 milioni di lavoratori, registrando il valore più elevato fra quelli raccolti di recente.

La carrellata statistica non può ignorare il dato sull’inflazione di luglio, che nell’EZ decelera all’1,3% e in Italia all’1,1%. Rimane un mistero inspiegabile:

E tuttavia la notizia più eccitante non arriva certo da Eurostat. Arriva dagli Usa, dove JP Morgan ha annunciato che dopo averlo testato per alcuni mesi in Europa, adesso lancerà sui mercati statunitensi e asiatici LOXM, che non è una supposta, ma il nuovo robot dotato di intelligenza artificiale che prenderà il posto dei vecchi trader umani. Vuoi mettere? LOXM acquista e vende a ritmi disumani e al miglior prezzo, non va in ferie e non si deprime. Al massimo può deprimere i mercati qualora dovesse sbarellare.

Vi sembra d’aver già visto questo film? Vi sembra giusto.

A domani

 

Cronicario: I tedeschi fanno più figli, noi più pensionati


Proverbio del 26 luglio Chi ha acqua in bocca non soffia sul fuoco

Numero del giorno: 3.600.000.000 Spesa dell’Italia per i migranti nel 2016

Come si può tradurre in italiano childlessness, mi domando mentre scorro una release dell’istituto tedesco di statistica, incerto pure sulla pronuncia, che racconta proprio di come il “final rate” di childlessness non è aumentato. Dunque un dizionario suggerisce senza figli, e fin qua c’ero arrivato pure io. Quello che ignoravo è che esistesse un tasso statistico che misurava la “sfigliolanza”, ecco già così lo capisco meglio.

E scopro, leggendo gli statistici, che il tasso di sfigliolanza  fra le donne tedesche è cresciuto dall’11% che si contava per le donne nate nel 1937 al 21% – praticamente in doppio – per quelle nate nel 1967. Talmente radicale questo cambiamento che gli statistici festeggiano il fatto che non sia cresciuto più, questo benedetto tasso, e anzi osservano che fra il 2011 e il 2015 sono nati più bambini in Germania, grazie all’aumento delle donne nell’età più propizia, ossia fra i 25 e i 39 anni e all’aumento degli immigrati. E ciò malgrado non è stato ancora raggiunto il numero di nati registrato a inizio millennio.

Uno si potrebbe chiedere perché mai i tedeschi celebrino risultati così modesti – un tasso di childlessness che ha smesso di crescere e un numero di nati inferiore a quello di quindici anni fa – ma solo se non conosce il mezzo disastro demografico che sta vivendo la Germania. E quando è tempo di magra…

Poi mi capita sotto gli occhi una nota Inps che parla dei casi nostri e che scopro? Che nel 2017 “si registra un numero di liquidazioni di (pensioni di, ndr) vecchiaia, di anzianità e anticipate superiore al corrispondente valore del 2016″. Ora, pure noi abbiamo una situazione demografica disastrata, ma volete mettere? Fra il pensionato e il neonato non abbiamo mai esitato.

Alla fine dei giochi, ogni sistema sociale ha quello che si merita. Di buono c’è che tutto questo pensionarsi giova evidentemente alla fiducia. Istat ci fa sapere che la fiducia dei consumatori, a luglio, cresce da 106,4 a 106,7, mentre quella delle imprese diminuisce.

Come spiegare questa differenza è roba da indovini. Come quando Istat scrive che “I giudizi circa la situazione economica del Paese sono in peggioramento mentre le relative aspettative sono in miglioramento”.

Concludo con le ultime dall’UK, sempre più in odore di Brexit.

Come si commenta questo dato? Con le parole dell’istituto statistico che lo ha rilasciato: “La crescita economica britannica ha rallentato, ma l’economia è sopra del 9% rispetto al picco pre crisi”.

A domani

 

Cronicario: Si prepara il ringiovanimento del Fisco


Proverbio del 25 luglio L’aceto regalato è più dolce del miele

Numero del giorno: 116 Indice fiducia imprese tedesche in rialzo a marzo

Va bene siamo alla fine di luglio e nessuno ha più voglia di occuparsi di cose serie. Il cazzeggio impera e perciò è la stagione ideale per il vostro Cronicario che però, per pura cattiveria, ne approfitta per andare in vacanza e lasciarvi sul più bello. Prima però è impossibile non riportarvi alcune perle di giornata scovate nel parlatoio globale e fedelmente riportate dalle cronache come se davvero fosse roba seria. La migliore l’ho letta su una nota agenzia di stampa che ha riportato le critiche del nostro viceministro dell’economia Luigi Casero al nostro sistema fiscale.

Non esageriamo. Le tasse rimangono sempre una cosa bellissima per qualunque esponente di governo, ma le nostre quelle italiane, dice il viceministro, sono piuttosto criticabili. Uno pensa: sarà mica perché la pressione fiscale supera il 43%? Noooo. Il problema del fisco italiano è che “è vecchio”.

Ora mi risulta difficile capire come mai un paese che adora le anticaglie trovi di che criticare il suo sistema fiscale, col suo sapore borbonico, che costringe chiunque a stipendiare un commercialista per evitare (spesso senza successo) l’Agenzia delle entrate. Ma è proprio questo il punto, dice il viceministro: bisogna farlo ringiovanire. non servono 150 tasse, spiega paziente: ne bastano due o tre. Ecco il segreto: semplificare.

Si che l’ha detto. Ci proviamo da un trentennio? Chi la dura la vince. E intanto che ci riproviamo, segnate sul vostro calendario che il 27 prossimo il governo, nella persona del ministro Poletti, incontrerà in sindacati per discutere di un altro annoso e antico problema che sta a cuore di tutti gli italiani. La salute? Noooo:

La pensione, quindi. Ancora non si sa cosa si inventeranno, però la lotteria annuale ha già riaperto. Il ministro dice che si faranno scelte a settembre, in occasione della legge di bilancio. Quindi se siete in orbita e continuate a gravitare attorno al pianeta pensione, abbiate fede: il governo lavora per voi.

A quei sempre meno che ancora credono nel lavoro, farà invece piacere sapere che i nostri ordinativi industriali (+4,3%) e il fatturato (+1.5%) sono in crescita nel mese di maggio rispetto ad aprile Se si allunga lo sguardo le ragioni per esultare si raffreddano, ma di questi tempi meglio accontentarsi.

Anche perché tutto ciò accade proprio mentre l’euro tocca 1,17 sul dollaro, ai massimi dall’estate 2015. Che non è proprio il massimo per chi debba esportare come noi per stare a galla. Vi saluto con un’altra bella notizia rassicurante che arriva dagli Usa, dove i prezzi delle case nelle prime venti città sono aumentati del 5,7% a maggio, sesto rialzo consecutivo.

Sarà mica un’altra bolla che si gonfia? Lo scopriremo solo perdendo.

A domani.

 

Cronicario: Ubi Abi, Obi vincit


Proverbio del 12 luglio Capita a volta al saggio di essere consigliato dal pazzo

Numero del giorno: 31 Calo percentuale degli immobili finiti all’asta

Banche: what else? Difficile, poi, resistere visto che oggi si celebra l’assemblea annuale dell’Abi – coraggio volge al termine il tempo delle assemblee annuali – proprio in contemporanea con quella dell’Autorità dei trasporti che di fronte a cotanto rivale viene annichilita nelle cronache.

L’Abi dunque, che sta per Associazione bancaria italiana. Ossia il sacrario dei sacrari dove per l’occasione si scomodano sempre il Governatore di Bankitalia, San Visco, anzi: Visco San, e poi il ministro dell’economia, San Padoan, anzi Padoan San. Anzi a pensarci bene il San va bene prima e dopo, visto che questa coppia è di sicuro la più bella del mondo per l’Abi, visto quante banche hanno tolto dai guai nell’ultimo anno.

Perciò all’Abi si sprecano applausi per i due ospiti illustri, che dicono tutto quello che c’è da dire. Anzi fondamentalmente una cosa: per le banche si fa whatever it takes, come recita il famoso brocardo di Supermario. E se non lo capite peggio per voi. Vi do giusto una dritta sul perché: le banche italiane hanno qualche centinaio di miliardi di debito pubblico italiano in pancia. E poi la tutela del risparmio è sacra e blablabla.

Della bellissima assemblea dell’Abi vi racconterà ampiamente il cronicario globale. Ci rinuncio dopo aver letto l’illuminata dichiarazione del ministro Poletti, il ciuffo più bianco del governo, secondo il quale il sistema bancario ha superato la sua fase di criticità e adesso “abbiamo bisogno che accompagni questa fase di crescita positiva”, che non ho capito se si riferisca al Pil o ai prestiti che il governo ha fatto alle banche. Nel dubbio decido di abbandonare il campo bancario – di una noia mortale – e di traviarmi col bricolage (cit.): ho promesso un mese fa che avrei riparato la maniglia della porta. Ubi (non nel senso di Ubi banca) Abi, Obi vincit.

Ma prima di andare a comprarmi un nuovo set di cacciaviti, mi casca l’indice su un post di Cecilia Malmström, che purtroppo ricorda Maelstrom e perciò m’inquieta, che invece è la gentilissima commissaria al commercio estero che dai ripidi di Bruxelles ci racconta dell’ultimo accordo commerciale coi giapponesi. Il post si intitola Alliance with Japan, e mi sembra di averlo già sentito.

 

Concludo con un paio altre notizie che vi riempiranno di gioia: la produzione industriale nell’Ue è cresciuta dell’1,3% a maggio su aprile e del 4% su base annuale.

La seconda riguarda l’UK, sempre in debito di Brexit, che ancora non si capisce come finirà. Nel frattempo oggi l’Ons, istituto di statistica britannico, ha rilasciato i suoi dati sull’occupazione.

Questo mentre Moody’s ha fatto quello che gli riesce sempre bene quando è di cattivo umore: gufa.

Nelle previsioni dell’agenzia di rating la crescita britannica dovrebbe rallentare all’1,5% nel 2017 e addirittura all’1% nel 2018, ossia quando i negoziati per l’uscita dall’Ue dovrebbero essere in dirittura di conclusione, a causa dell’ammosciarsi dei consumi privati. Sarà mica che i britannici diventano tirchi come noi? Lo scopriremo.

Domani però.

 

 

Cronicario: Va tutto bene, persino le Tlc


Proverbio dell’11 luglio Chi scoreggia accusa sempre il vicino

Numero del giorno: 22,5 Perdita % produzione industriale dal maggio 2008

E basta con queste brutte notizie: oggi il Cronicario parla solo di cose belle che succedono e che i soliti occhiuti gazzettieri omettono perché ci vogliono tristi e preoccupati, convinti che venda la paura più dell’allegria. Pensiero che noi aborriamo, sennò non staremmo a scrivere questa roba.

Si, lo facciamo pure gratis, ma prima o poi vi chiederemo il conto. Intanto godetevi queste due-tre perle di ottimismo. La prima arriva da Istat, che mostra una certa ripresa della produzione industriale, su base mensile, trimestrale e annuale. Sembra vero e perciò ci credo.

La seconda arriva da Bankitalia che mostra un eccitante andamento del credito al settore privato.

Si, quella roba poco sopra lo zero…guardate bene…quelli sono i prestiti alle imprese, cresciute a maggio di un esorbitante 0,3%. Perciò, già mi immagino investimenti a go go. La linea blu sono i prestiti alle famiglie. Che evidentemente sono le uniche a poterseli permettere. E che ci faranno le famiglie co’ ‘sti prestiti? Che domanda: ci comprano casa.

Per noi italiani la casa, come scrisse quel tale, ha la stessa seduzione che aveva per il sovietico il carrarmato.

La terza notizia buona notizia arriva dall’Agcom, che ha presentato la sua relazione annuale. Qui leggo che addirittura il settore delle Tlc si è persino ripreso nel 2016 e non faccio fatica a crederlo, visto che, dicono, “la spesa media annua nei servizi di comunicazione è la seconda spesa delle famiglie dopo la casa”. Penso che noi italiani siamo diventati dei cervelloni, ma poi questo grafico mi disillude.

In pratica spendiamo per comprarci tv e telefonini. Anzi, più che altro tv, visto che siamo ancora al 60% della popolazione che va su internet, i penultimi in Europa. Poi vi lamentate perché vi mettono il canone in bolletta…

A domani.

Cronicario: L’Ue flirta coi giapponesi, ma dopo arriva Mister T


Proverbio del 5 luglio Amore e odio sono bevande inebrianti

Numero del giorno: 4.200 Esuberi previsti, secondo i sindacati, per Mps

Stavolta i cerimonieri sono partiti da lontano. Qua e là twittavano, postavano, ma molto discretamente, per ricordarci che domani, alla vigilia del G20 di Amburgo, Ue e Giappone si incontreranno per affrontare alcune questioni commerciali che hanno a che fare con il mercato automobilistico. Roba che bisogna davvero essere ottimisti . Per chi non lo ricordasse, il mercato dei motoveicoli è uno dei pochi dove ancora gira la ciccia, e gli europei sono quelli con le eccedenze di export più alte del mondo, mentre i giapponesi sono i secondi.

Al contrario, gli Usa sono quelli che hanno il disavanzo settoriale più alto al mondo e quindi rappresentano, metaforicamente, la bistecca che Giappone ed Europa – e vi faccio grazie della Corea del sud e del Messico – si devono dividere provando persino ad andare d’amore e d’accordo.

Ora ci potrebbero pure riuscire, se non fosse che il ruolo della bistecca è stato affidato a un tizio che ha dimostrato assai chiaramente di non volerlo più interpretare: il terribile Mister T.

No questo. Quest’altro.

Scusate, colpa dell’atteggiamento simile.

Mister T, dicevo, sarà anche lui in Europa per il vertice del G20 e certo ricorderete che una delle prime cose che fece appena eletto fu proprio quella di indirizzare un saluto affettuoso al premier giapponese Abe. Se non ve lo ricordate, ve lo dico io. Adesso deve incontrare Putin e siccome sono uomini di tempra vigorosa è probabile si piaceranno, arrivando persino a odiarsi cordialmente. Le premesse d’altronde ci sono tutte. Che fine credete che farà la nostra conventicola col Giappone?

Detto ciò ci sarebbe poco da aggiungere al Cronicario di oggi, salvo il fatto che trapelano i dettagli del piano Mps, per il quale tutti consumano barili di ottimismo mentre si annunciano esuberi, e poi che si apprendono delizie statistiche dal presidente Istat Giorgio Alleva audito in Parlamento. Vi do giusto un paio di indicazioni. Se pensate che una laurea vi salverà dal lavoro atipico, modo educato per definire un lavoro ce oggi c’è e domani boh, vi sbagliate: il 35% dei laureati lavora a gettone, quando ci riesce. Mentre fra i diplomati gli atipici sono il 21%, fra i laureati arrivano al 35%. Della serie studia che ti fai una posizione.

Vi farà piacere sapere che nel 2016 un terzo degli atipici, quelli che una volta si chiamavano precari, ha fra 35 e 49 anni, e il 41,5% delle donne che sono in questa situazione sono anche madri. Poi dovremmo stupirci che l’Istat stima in sette milioni in meno i residenti in Italia da qui al 2065?

Anzi, ora che ci penso: faccio la valigia.

A domani

 

 

 

Cronicario: Boeri e l’Istituto Nazionale PS


Proverbio del 4 luglio Se c’è da andare, vai bene

Numero del giorno: 2.404 Spesa sanitaria pro capite in Italia

E il vincitore è…Tito Boeri. Che ha vinto? Ora ve lo dico. In questo periodo di relazioni annuali, rapporti e resoconti che ogni entità burocratica si premura di presentare, che già ti fa capire che l’anno professionale sta terminando e che si fa verso il cazzeggio estivo, abbiamo pensato di indire il premio Genio al Lavoro, per omaggiare chi la spara più grossa e così facendo aumenta la consapevolezza dei cittadini e focalizza la missione dell’istituto eccetera eccetera

E insomma vince Tito Boeri, al secolo presidente dell’Inps che oggi, mentre presentava il suo bravo rapporto annuale dell’Istituto ha detto una cosa folgorante: dobbiamo cambiare nome all’INPS. Basta col vecchio nome. Niente più Istituto nazionale della previdenza sociale, ma Istituto nazionale della protezione sociale.

Davvero sì. D’altronde manco è la prima volta. Ci sono precedenti illustrissimi. Pensate che nel ’33 il governo Mussolini aveva trasformato la Cassa nazionale per le assicurazioni sociali, che risaliva alla fine del XIX secolo, in Istituto nazionale fascista della previdenza sociale (INFPS). Nel dopoguerra la defascistizzazione dell’Inps fu facilissima: via una F e arriviamo a oggi. Ma da allora a ieri il mondo è cambiato, dice Boeri, ormai l’INPS eroga 440 prestazioni agli italiani, delle quali quelle previdenziali, ossia di natura pensionistica, sono appena 150. Quindi la soluzione non è separare la previdenza dall’assistenza, ossia la madre di tutti i disastri contabili degli ultimi cinquant’anni, ma cambiare nome all’INPS. Che rimane sempre INPS – mica abbiamo più quel piglio anni Trenta – ma la previdenza diventa protezione, anche perché in fondo chi protegge è previdente.

Ora però chi protegge oltre ad essere previdente è anche di solito un tipo pensieroso, preoccupato, ma è capace anche di essere positivo. E’ paziente, pragmatico, ma anche pazzerello. Insomma, la P di INPS è più difficile da trattare della F dell’INFPS. Una P può voler dire tante cose. Perciò ci permettiamo un emendamento all’editto Boeri: Chiamiamolo Istituto Nazionale PS, che evoca anche la sicurezza, che in fondo è una variante della previdenza, ma anche post scriptum, perché in fondo c’è sempre un cavillo e/o un comma che allunga le competenze dell’Istituto al quale le nostre fortune sono affidate da oltre un secolo.

Detto ciò vi do giusto un altro paio di chicche perché oggi Boeri era in splendida forma. La prima sugli immigrati, tema per tutti noi molto caro, anche nel senso di costoso.

Se bloccassimo gli immigrati da qui al 2040 avremmo 73 miliardi in meno di entrate contributive a fronte di 35 miliardi in meno di prestazioni sociali erogate a loro vantaggio. Traduco: ci perdemmo 38 miliardi. E’ una simulazione, ovviamente. Ma basta a Boeri a dire che ci risparmiamo una manovrina l’anno per tenere in piedi i conti dell’Inps, che non è che siano fantastici. La seconda perla: i tempi sono maturi per l’introduzione del salario minimo. Che sarà pure giusto, se non fosse che da noi rischia di coincidere con quello massimo.

Lascio il Genio al lavoro perché voglio concludere con un’altro conteggio stavolta dell’Istat che ha dissezionato il sistema dei conti sanitari italiani. Viene fuori che la spesa sanitaria totale in Italia è pari a 149,5 miliardi, pari all’8.9% del Pil. Questa spesa viene sostenuta per il 75% dallo Stato – di cui la metà solo gli ospedali – il resto dal privati, che quindi spendono circa 37 miliardi l’anno per curarsi.

La nostra spesa sanitaria è bassa nel confronto con Francia e Germania. E stendo un velo pietoso sulla qualità. Mica è roba da Cronicario.

A domani.