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Cronicario: Dalla Cina con candore


Proverbio del 15 marzo L’uomo che torna da un viaggio non è lo stesso che è partito

Numero del giorno: 2.358.000.000.000 Debito pubblico italiano a gennaio

Ma quanto sono teneri i nostri governanti del cambiamento? Degli zuccherini proprio. Non solo gentili e disponibili con noi italiani – che comunque veniamo prima eh, non ve lo dimenticate – ma sono talmente accoglienti che hanno deciso di aprire i porti.

Ma no, che avete capito. Non QUEI porti. Quegli altri. Insomma: i porti a chi porta soldi. Chi li chiede non attracca.

A intenerirci, dei nostri governanti, è la loro convinzione che i cinesi ci presteranno soldi gratis. Anzi: ci pregheranno di prenderli.  In fondo i cinesi hanno un gran cuore, affluente. Anzi, capiente.

E in effetti ce l’hanno, se guardate il grafico sopra. Talmente che qualcuno già dice che una delle tante banche pechinesi avrebbe pronto il libretto degli assegni per investire in Italia, paese celebre per i suoi moltiplicatori. Se qualcuno poi dovesse dirvi che i cinesi faranno il loro interesse, persino nel paese dove vengono prima gli italiani, non statelo a sentire. Ripetete con me quello che ha detto vicepremier Uno (o Due, se preferite) dopo che il primo minestra (rectius, ministro) ha annunciato che il governo firmerà il memorandum sulla Belt and Road initiative cinese “”Oggi vince il Made in Italy, con la Belt and Road Initiative l’Italia ha deciso di essere più sovrana. Non è un’intesa politica con la Cina ma un’opportunità commerciale, gli Usa restano infatti il nostro principale alleato e la Nato la nostra casa naturale. Questo è uno scatto in avanti dell’Italia, un cambio di passo verso il futuro”.

Si signora mia, davvero. E prima che smettiate di stropicciarvi gli occhi, vi sottopongo anche la promessa dell’avvocato del popolo: “”Rafforzeremo la golden power per rafforzare gli interessi nazionali”. E rafforziamoci, perbacco, in vista dello scontro epico: duemilacinquecento anni di cavilli versus altrettanti di cineserie. E state tranquilli, dice il partito dell’altro Vicepremier: “La sicurezza nazionale viene prima di tutto e quindi su alcuni settori strategici per noi e per gli alleati (telecomunicazioni, energia, porti e infrastrutture) stiamo facendo tutte le verifiche e le valutazioni necessarie: prima viene la sicurezza degli Italiani, poi l’interesse economico”.

Il dramma è che ci credono pure loro.

Buon week end.

 

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Cronicario: Dalla via della seta alla via della sema


Proverbio del 12 marzo Acqua e parole sono facili da versare, ma impossibile da raccogliere

Numero del giorno: 41.500.000.000 Spesa turistica in Italia nel 2018

E pure oggi non manca il divertimento, grazie al governo del cambiamento. Proprio quando uno pensa di essere ormai fuori dal tunnel (sempre del divertimento, chiaro) si rifanno sotto Vicepremier Uno e Due (o Due e Uno, fate voi) che danno il meglio di loro. Tema del giorno: la via della seta.

Non scherziamo, dai. La cosa è serissima. Fra un po’ si fa vedere da noi il capo dei cinesi, quello che Vicepremier Uno (o Due, fate voi), ha chiamato mister Ping perché non gli avevano detto che i cinesi si presentano al contrario – so’ cinesi – e i nostri eroi hanno fatto ventilare che avrebbero firmato un memorandum dove c’è scritto che noi e i cinesi siamo ottimi amici, passati, presenti e soprattutto futuri, col che facendo incazzare gli americani, gli altri europei e persino metà governo, cioé lo stesso che voleva la Tav.

Sarà colpa della primavera, senza dubbio. Ma poi per fortuna sono arrivati i chiarimenti. Ha cominciato il ministro Mammamia, quello che rima (e non a caso) con economia che ha spiegato che è tutta un’esagerazione. E’ solo un memorandum signora mia, che sarà mai. Si ride, si scherza, si conosce gente. Anzi “una tempesta in un bicchier d’acqua”. Poi è arrivato Vicepremier Due (o Uno, fate voi) che mentre si cambiava d’abito ha elargito una delle sue perle. “Via della seta con la Cina? Non abbiamo pregiudizi, ma prudenza”. Se i cinesi fanno i bravi, insomma, potremmo persino firmare.

Quindi è arrivato l’altro Vicepremier che in piena eruzione dialettica (“Il governo deve riappropriarsi (riappropriarsi, ndr) commissario all’industria nell’Ue perché il nostro (nostro, ndr) tessuto industriale è diverso da quello degli altri paesi europei”) se n’è uscito così: “La via della Seta non è assolutamente l’occasione per noi per stabilire nuove alleanze a livello mondiale e geopolitico, ma il modo per dire che dobbiamo riequilibrare le esportazioni di più sul nostro lato, un rapporto ora sbilanciato sulla Cina”. Quindi non è che vogliamo fare nuove alleanza, ma convincere i cinesi a peggiorare a nostro vantaggio il saldo del commercio.

Ricapitoliamo: cari americani e cari europei, noi firmeremo solo un memorandum con la Cina SE saremo prudenti MA solo per farci comprare più merci. I cinesi ovviamente saranno d’accordo: non vedono l’ora di venire da noi a comprare vagoni di parmigiano. Ricordate le parole magiche: Se e Ma. Dalla via della seta alla via della Sema. Basta un buon interprete.

A domani.

Cronicario: Casca la Tav, tutti giù per Terra


Proverbio dell’8 marzo Della tribù degli uomini è la lana, ma solo le donne sanno tesserne la trama

Numero del giorno: -0,8 Calo % produzione industriale a gennaio su base annua

Premesso che il governo non cadrà mai, ma al limite si evolverà in navigator, sappiate (ma figuratevi se non sapete già) che Vicepremier Uno (o Due, fate voi) e Vicepremier Due (o Uno, fate voi) se le mandano a dire a mezzo stampa, che conoscendoli è il miglior modo per far pace. Il cessate il fuoco l’ha proclamato poco fa uno dei due, dicendo che il collega è un uomo e oggi lui (il dichiarante) era disposto a parlare solo di donne.

Quindi se ne riparla lunedì, ha concluso.

Nel frattempo è tutto un rinfacciarsi le cose, com’è fra gli innamorati in disaccordo, che però non vedono l’ora di riappacificarsi, visto che c’è ancora un bel po’ di cose da fare.

Nel frattempo godetevi il girotondo sulla Tav. Se casca lei cascano tutti.

Buon week end.

Cronicario: Nella vecchia fattoria, (T)ria ia ohhh


Proverbio del 26 febbraio Alla volpe addormentata non cade niente in bocca

Numero del giorno: 67.738 Domande arrivate all’Inps per Quota 100

Nella commedia orwelliana nella quale ci agitiamo felici come bambini tristi a un certo punto si presenta nientemeno in onda che il ministro Mammamia, che guardacaso rima con economia e infatti dicono che se ne occupi.

Lo so, sembra un’esagerazione, ma così dice il governo del cambiamento e quindi sarà sicuramente vero. E che mi combina il ministro? Inizia a dire delle cose assurde, tipo che “bisogna portare avanti l’economia italiana”. Peggio ancora, che bisogna stare ai patti, compreso quelli fiscali, immagino, perché sennò “nessuno viene ad investire in Italia”.

E, dulcis in fundo, che l’oro della Patria è di Bankitalia e l’Alitalia “deve trovare una soluzione di mercato”. Mercato e Bankitalia capito?

Vi potete immaginare cosa si è scatenato nella politica italiana.

Addirittura si è fatto sentire Vicepremier Uno (o Due, fate voi) che ha detto che “si fa quel che dice il contratto” e poi ha convocato un vertice. Appuntamento fra poco nella vecchia fattoria Chigi: il Gatto, la Volpe e il ministro Mammamia, ia, ia ohhhh.

A domani.

Cronicario: Sono sovraistruito ma non è stata colpa mia


Proverbio del 25 febbraio Per chi ha fame il pane cuoce lentamente

Numero del giorno: 539.000 Posti di lavori persi in Italia nelle costruzioni dal 2008 al 2017

E così un bel giorno di febbraio (parecchio freddino) vengo a sapere che siamo ridotti così:

Addirittura che c’è un terribile mismatch (cercate la traduzione) sul mercato del lavoro.

E com’è possibile? Di chi è la colpa? (domanda preferita nell’Italia del secolo XXI). Risposta facilissima, per fortuna.

Infatti non è colpa mia se ho studiato filologia delle lingue morte della mezzaluna fertile senza che nessuno mi spiegasse che sarebbe stato complicato trovare un lavoro adeguato e adesso mi trovo a incartare hamburger, e per giunta a mezzo servizio perché manco mi fanno fare una giornata intera. Pare che non si riesca in nessun modo a convincere la gente a mangiare di più.

Di conseguenza non è colpa mia, se dopo una vita ad accecarmi sui glifi oggi m’hanno iscritto a una delle categorie che va per la maggiore: i sovraistruiti/sottoccupati: l’ultimo grido in tema di disgraziati professionali che ormai dicono siano uno su quattro. Infatti, dice l’Istat che oggi ha presentato un rapporto congiunto con altri enti (Inps, Inail e Anpal), si tratta di “un fenomeno in continua crescita, sia in virtù di una domanda di lavoro non adeguata al generale innalzamento di istruzione, sia per la mancata corrispondenze tra le competenze specialistiche richieste e quella possedute”. Non avete capito?

Ve la faccio semplice: i datori di lavoro hanno bisogno di persone istruite a fare le cose che servono a loro. Persino lo Stato, pensa te.

No, infatti. Inoltre, nel tempo che prendevo il dottorato, si è sviluppato un contesto in un cui aumenta “la quota di occupazione meno qualificata”.

No infatti, non è colpa mia. E’ colpa dell’Istat.

A domani.

Cronicario: Ci salverà il social-ismo del governo


Proverbio del 14 febbraio Ci vuole tutta una vita per capire che non serve capire tutto

Numero del giorno: 21.400.000.000 Interscambio Italia-Russia nel 2018

L’avete sentiti, sì, quei guastafeste di Moody’s? Nel giorno del giubilo nazionale, in cui Vicepremier Uno (o Due, fate voi) annuncia che Tesoro, Fs, CdP e anche qualcuno altro entreranno nel capitale di Alitalia con oltre il 50% – così si capisce chi comanda –

e vice premier Due (o Uno, fate voi) dice che il latte delle pecore sarde non può costare meno di un euro al litro

ecco che arrivano quegli scocciatori dell’agenzia del capitalismo internazionale a dire che quest’anno forse cresciamo fra lo Zero e lo Zerocinque, e per giunta rischiamo la crisi di governo, tanto per guastare la  giornata di festa del social-ismo nazionale.

No: non è un refuso. si scrive proprio così: social-ismo. Lo sappiamo tutti che il vecchio socialismo è stato sconfitto dalla storia e pure dalla geografia. Dalla poesia e pure dalla prosa. Dall’arte e dalla scienza. Dalla filosofia e persino dalla matematica.

Ma nessuno, tranne il vostro Cronicario, vi ha detto prima di oggi che, come la mitica l’araba fenice, dalle ceneri del socialismo disfatto è sorto Il social-ismo. E’ persino meglio dell’antenato, che in mezzo a tanti pregi aveva il difetto di essere troppo serio. Il nuovo social-ismo è smart, cool e soprattutto non teme il ridicolo. Anzi, lo incoraggia. Perciò fa un largo uso di dirette. Soprattutto, adesso sapete perché comandano i comici.

A domani.

Cronicario: C’è chi frena, c’è chi frana e c’è chi Francia


Proverbio dell’8 febbraio Com’è l’insegnante, sarà l’allievo

Numero del giorno: 32.071 Domande per quota 100 arrivate all’Inps da inizio anno

La cosa più comica del giorno – e questo spiega perché la trovate sul vostro Cronicario – l’ho letta su un noto notiziario che ha titolato così: “Germania, frena l’export nel 2018”.

Eccerto. Crescere del 3% in un anno è chiaramente un frenare. Un po’ come la nostra produzione industriale, che a dicembre ha segnato un calo su base annua del 5,5%. E tuttavia nell’intero 2018 la produzione è cresciuta dello 0,8%.

Se fossimo maligni come il noto notiziario, diremmo che la produzione è franata. Ma poiché maligni non siamo, ci limitiamo a osservare che “è a rischio la tenuta dei livelli di attività economica”, come dice allegramente l’Istat nella sua nota mensile.

Ma vabbé, abbiamo altro di cui preoccuparci. L’ambasciatore francese viene richiamato in patria? E noi mandiamo Vicepremier Uno (o Due, fate voi), protagonista del nuovo De bello gallico, a casa loro. E per giunta direttamente da quelli vestiti di giallo che odiano il governo. Una di questi però – una pasionaria dicono – ha invitato il nostro a “occuparsi di casa sua”, notando che “non si fa politica con le ingerenze in altri Paesi, non abbiamo bisogno di forze straniere in casa nostra”. Col che dimostrando di aver inteso profondamente il vero spirito del governo del cambiamento.

Ma tranquilli: siamo fatti per intenderci coi francesi, da che mondo è mondo. E’ solo una questione di sfumature.

Buon week end.

A lunedì.

 

Cronicario: Tav, chi la sa se l’aspetti (e speri)


Proverbio del 6 febbraio Quando si rompe il letto c’è sempre il pavimento dove sdraiarsi

Numero del giorno: 24.207 Domande complessive di adesione a quota 100 arrivate finora all’Inps

Ma vi sembra normale che la notizia del giorno sia ancora la Tav? E non tanto perché si faccia o non si faccia – eh sarebbe bello – ma perché il ministro tal de’ tali ha mandato in Europa il documento sull’analisi costi benefici anziché al ministro talaltro de’ talaltri? Ma com’è possibile?

Capirete che gazzarra. Addirittura si deve scomodare vicepremier Uno (o Due, fate voi) per far sapere a vicepremier Due (o Uno, fate voi), che si era lamentato, che neanche lui aveva letto il tomo poderoso che impegna le migliori intelligenze del paese, ossia l’analisi costi/benefici che dovrebbe rispondere all’annosa domanda: sono più alti gli uni o gli altri?

Addirittura il ministro taluno ha esortato ad aspettare quelle giusto 24 ore che serviranno agli europei per far decantare il tomo. Poi il librone che dovrebbe sciogliere il dilemma verrà diffuso urbi et orbi, persino tradotto. Di sicuro tutti quelli che oggi lo chiedono a gran voce lo leggeranno e finalmente sapremo se la Tav si farà. Chi già lo sa se l’aspetta. Ma non ci spera.

A domani.

Cronicario: E adesso scoppia la guerra fra ricchi


Proverbio del 5 febbraio Per innalzare una muraglia serve mettere pietra su pietra

Numero del giorno 48,8 Indice Pmi Italia a gennaio (sotto 50 è contrazione)

Due ottime notizie di giornata confermano che ormai è pressoché completata la memorabile impresa iniziata dal governo del cambiamento:  l’abolizione della povertà.

La prima ve la dico così com’è, pura e semplice: il consiglio dei ministri ha appena indicato l’ormai ex ministro Pamplona capo della Consob, dove era atteso da mesi un notissimo economo assai bravo a raccontare quello che molti amano sentirsi dire.

Tanti si chiederanno cosa c’entri con la Consob il celeberrimo ormai ex ministro, teorico erudito del risparmio contrazionario nonché illuminato conoscitore di nuove forme di modellistica econometrica cinese.

Ma se lo chiedono solo perché ignorano la visione generale del governo del cambiamento. Lassù sulle vette innevate della Consob, il nostro Grande Vecchio potrà sicuramente vegliare e vigilare sui mercati, che notoriamente, sono un covo di arricchiti che generano risparmio contrazionario, che ben altro impiego avrebbe se potesse essere affidato alle mani sapienti del governo.

La seconda notizia arriva dal fronte sindacale, come sempre in ritardo sulla storia. Un gruppo di costoro, auditi in una sorda e grigia commissione parlamentare, ha detto che il reddito di parannanza, che ha generato un sito internet, oltre alla postpay anonima, “può scatenare una guerra fra poveri”. Con ciò dimostrando di non aver capito l’aria che tira.

Intanto perché la povertà è stata abolita, e se non se ne sono accorti peggio per loro. Poi perché se fosse pure vero che il reddito cardaceo spiazza il lavoro, rendendo più conveniente stare a casa, vorrebbe dire semplicemente che stiamo andando nella direzione giusta. Il governo del cambiamento non provocherà nessuna guerra fra poveri. Al massimo fra ricchi.

A domani.

Cronicario: Il commercio s’ammoscia, teniamo (Ma)duro


Proverbio del 24 gennaio Il grande talento richiede molto per maturare

Numero del giorno: 625.000 Crescita assunzioni stabili in Italia nei primi 11 mesi 2018

La buona notizia del giorno è che finalmente anche il nostro attivo commerciale si sta riducendo. Per adesso solo quello extra Ue, ma ci stiamo attrezzando per il resto.

Notate come i flussi siano perfidamente in robusto calo nei confronti dei nostri amici e futuri alleati che portano avanti la bandiera dell’internazionale sovranista, che hanno profuso ampi auguri al nostro eroico presidente Venezuelano, che sul sovranismo, specie monetario, non ammette rivali

e oggi viene questionato in patria da un manipolo di globalisti al soldo del capitale estero.

E’ una meravigliosa notizia che i nostri attivi commerciali diminuiscano perché finalmente si verificherà quanto auspicato dal famoso ministro Pamplona, ossia l’esaurimento del diabolico attivo di conto corrente che significa risparmio inutilizzato “che è quello che manca alla domanda interna italiana, che non può essere attivata per i vincoli europei”. La celebre teoria del risparmio contrazionario.

Peraltro è chiaro a tutti che l’attivo commerciale è una cosa brutta anche perché un paese che si rispetti dovrebbe essere in grado di prodursi quello che gli serve o almeno imparare a farne a meno.

E poi non si dovrebbe perdere tempo a inviare merci all’estero che potrebbero agevolmente essere utilizzate in casa propria.

E tutto questo spiega perché il nostro meraviglioso gobierno de cambio abbia speso parole illuminate e ardite a favore dei dazi. E’ del tutto naturale che un paese come il nostro, che ha attivi commerciali che generano risparmio interno che non possiamo utilizzare per colpa dell’Ue faccia di tutto per ridurlo. E dobbiamo ringraziare i nostri alleanti sovrani, che speriamo di imitare presto un giorno, che stanno riducendo il loro deficit bilaterale con noi per aiutarci. Dobbiamo avere ancora un po’ di pazienza – finché l’attivo commerciale non si ammoscerà del tutto e finiremo in deficit espansionistico – ma non c’è da preoccuparsi. Noi teniamo (Ma) duro.

A domani.

Ps Se dubitate che qualcuno possa mai prendere sul serio questo programma di governo, guardate questo grafico.

E poi rassegnatevi.