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Cronicario. Chiudo anch’io, no tu no


Proverbio del 23 marzo Il povero è uno straniero in patria

Numero del giorno: 4.824 Operatori sanitari contagiati in Italia

Allora chiudo. Dovresti chiudere. Vorrebbe chiudere. Forse chiudiamo. Di sicuro voi chiudete, mentre questi non chiudono.

Dopo aver declinato in ogni modo (indicativo, congiuntivo e soprattutto condizionale, ma senza trascurate l’imperativo) il verbo stare a casa, il governo ha passato l’ultimo fine settimana esercitandosi col verbo chiudere, arrivando a decretare nottetempo via social, ma con rinvio, come da tradizione, chi e cosa sarebbe stato chiuso entro le prossime 48 ore.

Nel frattempo rimanevano aperte le autostrade, con scene da ferragosto ai traghetti per la Sicilia.

Per non farci mancare niente, stamattina sono arrivati anche gli annunci di sciopero da parte di alcuni sindacati che giudicavano non si fosse chiuso abbastanza, mentre gli imprenditori rilasciavano dichiarazioni da apocalisse.

Nella prossima puntata: Chiuderemo tutti?

A domani.

Cronicario. Non ci resta che mangiare


Proverbio del 18 marzo Seguendo le ombre non si acquista sostanza

Numero del giorno: 320 Spread Btp-Bund alle ore 11

E’ proprio vero che nei momenti di crisi si riscoprono le cose importanti. Chessò: i valori che contano davvero.

O i nostri bisogni più autentici.

Infatti è proprio in questi momenti che ci ricordiamo quanto siano importanti le persone vicino a noi.

Soprattutto, adesso che il governo ce ne liberato un sacco, impedendoci di fare le cose inutili che facevamo prima, ci ricordiamo di quanto sia importante impiegare bene il nostro tempo.

Perciò non bisogna stupirsi nello scoprire, come ci fa notare la Coldiretti, l’aumento record (+7,9%) del fatturato dell’industria alimentare, garanzia ultracerta che mai e poi mancheranno i cibi sugli scaffali, grazie alla potente filiera italiana.

E questa informazione segue l’annuncio di un’altra associazione, che aveva celebrato giusto ieri il “ritmo altissimo delle vendite di alimentari”. Sempre perché è proprio nei momenti di crisi che si scoprono le cose autenticamente importanti.

Finalmente l’abbiamo ricordato.

Buon appetito.

Cronicario. I 25 miliardi sono finiti. Arriviamo a 2.500


Proverbio del 16 marzo L’acqua e le parole una volta versate non si recuperano

Numero del giorno: 0,3 Inflazione %  su base mensile a febbraio in Italia

E niente son già finiti. Dice un tale del governo, intervistato alla talaltra radio, che sì, avrebbero pure voluto mettere il taglio delle bollette nel calderone che sta cucinando il primo minestra. Ma la capienza era esaurita.

Ho sfogliato fra le migliaia di annunci di questi giorni cercando di capire se me ne venisse qualcosa in tasca, ma l’unica cosa che ho capito, alla fine, è che ancora deve arrivare, sto benedetto decreto. E che i soldi sono già finiti.

Me lo immagino il seguito. Già il solito genio di turno ha osservato che la Germania ha messo sul tavolo un 500 miliardi per l’emergenza e noi, poveracci, solo 25….

magari dimenticando il futile dettaglio che la Germania fra avanzi fiscali da un triennio e noi deficit da un trentennio, per non dire di più. E che la differenza fra i 500 miliardi tedeschi e i nostri poveri 25 miliardini, replicano la sostanziale differenza fra chi ha i soldi e chi se li deve fare prestare.

Ma abbiamo di che consolarci. Poco fa Bankitalia ha rilasciato il dato del nostro debito pubblico che cresce gagliardamente. Ormai ha superato da un pezzo i 2.400 miliardi e corre – 25 miliardi alla volta – verso la magica soglia dei 2.500. Non saremo tedeschi. Ma Italians do it better.

A domani.

Cronicario. #Iorestoincasa (ci stavo già)


Proverbio del 12 marzo L’avidità sminuisce ciò che si raccoglie

Numero del giorno: 68.305 Guariti da coronavirus su 127.749 contagi

Volendo cambiare argomento (impossibile) potremmo intrattenerci su quello che era il nostro mercato del lavoro. Dico era perché ormai siamo tutti in smart working.

Vi do solo un assaggio. Il resto ciucciatevelo da soli: tanto state in casa e adesso vi danno pure i giga gratis per farvi passare il tempo infinito di una giornata a porta chiusa.

Detto ciò, mi sovviene per istante che in realtà a casa, in Italia, ci sta già un sacco di gente. Se non ricordo male, qui da noi lavora una persona su tre.

Adesso finalmente abbiamo diminuito la diseguaglianza.

A domani.

 

Cronicario. Crescita Zero: vince il banco


Proverbio del 2 marzo Chi semina orzo non può cogliere grano

Numero del giorno: 0,3 Crescita % pil Italia nel 2019

Tempi duri per il Cronicario, che torna a casa in un momento che nessuno ha più voglia di scherzare perché è scattato il panico per merito di coloro che dicevano di volerlo evitare.

Oggi per dire è arrivato l’Istat e ha sparso ulteriore terrore confermando che la crescita del 2019 è stata dello 0,3%. E ancora non c’era lo spauracchiovirus.

Adesso che il sovranovirus si è evoluto in corona (nome omen), è solo questione di tempo perché accada quello che Ocse ha già preconizzato per noi per questo meraviglioso 2020, anno non solo doppio, ma anche bisesto.

E questo dice – testuale – “nella migliore dell ipotesi”. E lo sapete cosa succede quando esce lo zero nella roulette dell’economia di un paese?

Guardate alla voce prelievo fiscale e fatevi due conti.

Esatto: vince il banco.

A domani.

 

Cronicario. Italiani: più rari che unici


Proverbio dell’11 febbraio Meglio un tozzo di pane sotto un albero che un banchetto in galera

Numero del giorno 120.000 Italiani residenti all’estero nel 2019

A un certo punto il paese di ferma: sul cinguettario appare l’Istat con questo messaggio subliminale:

Come al solito, il messaggio viene frainteso. Il Cronicario viene inzeppato di dichiarazioni tutte uguali di politichesse che lamentano il lento estinguersi della stirpe italica e sollecitano l’elemosiniere pubblico a farsene carico a suon di anni di pensione (ossia di lavoro in meno) per ogni figlio e i consueti oboli, incentivi e compagnia cantante, che se avessi un euro per ogni volta che ne ho sentito parlare non starei qui a scrivere Cronicari.

Ma state tranquilli: tanto non succede che il governo faccia qualcosa per la natalità. E per fortuna. Anche perché sarebbero perniciosi. Siamo tutti vittime di un fraintendimento, come vi dicevo, che l’Istat, per ragioni di istituto, non può certo chiarire, ma che vi spiego io.

La denatalità è una strategia perseguita con successo – una delle poche insieme all’aumento del debito pubblico che tanto è ricchezza privata e comunque non esiste – dalla società italiana, al fine evidente di impreziosire l’italiano medio diminuendone l’offerta. Avrete notato, ad esempio, quanto siamo richiesti all’estero.

Chiaramente questo è il modo migliore che abbiamo trovato per affrontare la crisi – La Crisi – che deriva dal fatto che siamo in lieve deficit di autostima – il famoso deficit pubblico, ne avrete sentito parlare – e i risultati si vedono. Una volta volevamo essere unici. Oggi ci accontentiamo di essere rari.

A domani.

Cronicario: La milionata di cittadinanza


Proverbio del 20 gennaio L’insetto silenzioso supera le muraglie

Numero del giorno: 4 Calo % produzione costruzioni in Italia a novembre

Nel giorno in cui viene fuori che una Onlus di Brescia affittava 250 lavoratori in nero, alcuni dei quali titolari di sussidio di disoccupazione, ai ristoranti della sua zona, non si può che salutare con un fremito commosso l’Inps che ha annunciato urbi et orbi di passare l’obolo di cittadinanza a 1 milione e 41 mila persone, per un importo medio di euro 493.

Fremito commosso perché sono certo che l’Inps, come ha fatto per i 56.000 che hanno avuto il reddito segato e per i circa 400 mila che ci hanno provato ma gli ha detto male, controllerà strenuamente la milionata di cittadinanza che alimento con le mie tasse di cittadinanza, esattamente come faceva per quei lavoratori in nero, beccati dalla finanza, che avevano il sussidio di disoccupazione. Perché i furbi ci sono dappertutto. Ma l’Inps vigila, signora mia.

Ma nel caso mi dovessi sbagliare – l’Inps non voglia – prego l’illustrissimo Presidente, che oggi su un noto quotidiano ha proposto di potenziare le pensioni, dare un salario minimo e di sconfiggere di nuovo la povertà, di passarsi una mano sulla coscienza. Ovviamente su quella di cittadinanza.

A domani.

Cronicario: La commissione sulle banche è inutile. Quindi perfetta


Proverbio del 18 dicembre Vivi in modo da non far male a nessuno

Numero del giorno: 0,2 Tasso % inflazione su base annua in Italia a Ottobre

Giuro che oggi volevo stare zitto. Mi preparavo a gustarmi l’ozio pre-natalizio, che è persino meglio di quello natalizio, quando d’improvviso un ex ministro dell’economia, indimenticato perché indimenticabile, se n’è uscito con la seguente perla di saggezza: “La commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche non ha senso. Secondo me questi non hanno capito che la vigilanza la fa la Bce, la Banca d’Italia la fa sulle banche cantonali”.

Ora: sicuramente l’ex ministro indimenticabile avrà ragione – si è mai visto, dico, un ministro dell’economia avere torto, specie quando diventa ex? -, ma al nostro illustre sfugge un dettaglio insignificante. Per lui, ma non per chi deve votarla, questa commissione.

Ecco, questo è il clima. Uno così di sicuro raccoglie applausi. Chi vota la commissione raccoglie voti, ossia la versione edulcorata degli applausi. Metteteci pure che molto facilmente le passerelle delle audizioni della commissione, che sarà sicuramente guidata dal presidente che tiene famiglia di bancari, regaleranno tonnellate di titoli ai giornali, e quindi daranno nuovo lavoro agli stessi politici che hanno voluto la commissione, che dovranno sforzarsi di farcisi vedere dentro. Una faticaccia, signori miei. Ma è così che gira il pil in Italia.

Il fatto poi che, come dice l’illustre, la commissione sia sostanzialmente inutile ai fini pratici – che dovrebbero essere quelli di evitare nuovi salvataggi – non la rende insensata. Al contrario: la rende perfetta.

A domani.

 

Cronicario: Si prepara la “crescita duradura”


Proverbio del 19 novembre La bocca sazia dimentica il benefattore

Numero del giorno: 500 mila Richieste di asilo presentate all’UE nel 2019

Chi fosse incerto sul senso e il significato, e soprattutto le finalità, per non dire gli esiti, della manovra finanziaria più emendata al mondo dalla stessa maggioranza che dovrebbe approvarla, può finalmente trovare certezze in una pregevole dichiarazione del nostro beneamato Primo Minestra.

Costui, ben edotto circa le speranze suscitate dal cambiamento del governo del cambiamento, oggi se n’è uscito così: “La manovra mette in atto una chiara strategia di politica economica, che si articola essenzialmente nella riduzione del carico fiscale, negli investimenti per la crescita e la sostenibilità ambientale e sociale e nelle misure per le famiglie e il welfare”. Una manovra che “tende a essere moderatamente espansiva, orientata verso una crescita duratura”.

Io ci credo infatti. Solo che la stampa ha travisato, traviando incolpevolmente un lieve difetto di pronuncia del nostro beneamato Primo.

Non era “duratura” la crescita. Era “duradura”. Noi lo sapevamo già. Ma repetita juvant (e non dite che non ci avevano avvertito).

A domani.

Cronicario: Ho speso un miliardo in 68 secondi e sono felice


Proverbio dell’11 novembre Un viaggio di mille km comincia con un passo

Numero del giorno: 10.500.000.000 Valore delle locazioni in Italia nel 2019

Buongiorno, sono il cinese medio e sono single. Mi capirete: lavoro 25 ore al giorno e devo pagare l’affitto per i miei otto metri quadri senza finestre: non ho tempo né voglia di impegnarmi con altri consumatori di spazio vitale.

Per fortuna vivo in un paese che ha a cuore le mie necessità. E all’uopo ha lanciato questa idea geniale: la giornata dei single. Che se ci pensate è la naturale evoluzione di quell’altra idea geniale che è stata la politica del figlio unico.

Ma non è questo che vi volevo dire. Vi volevo far saper che per festeggiare questa solitudine che oggi si chiama singletudine, uno dei nostri campioni nazionali ha lanciato questa idea genialissima di proporre di fare shopping sfrenato per tutta la giornata di oggi.

E io che sono un bravo cittadino non potevo certo dir di no. E così sono riuscito – insieme con gli altri come me che siamo legione – persino a battere un record: ho speso un miliardo di dollari per acquisti in 68 secondi, per una media di quasi 15 milioni al secondo.

Dopo 63 minuti, su Alipay, la piattaforma di Alibaba che ha lanciato l’ideona, i miliardi spesi erano già 14,3, col che abbiamo migliorato di 43 minuti il record del 2018. E adesso sono finalmente felice. Per oggi.

A domani.