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Cronicario: La signora Pensione Anticipata surclassa la signorina Quota 100


Proverbio del 17 gennaio Il destino è un mare senza sponde

Numero del giorno: 825.000.000 Calo surplus commerciale italiano a novembre rispetto al 2017

In attesa che arrivi il Decretone, che verrà approvato dicono oggi, non è tanto quello che c’è scritto che dovete sapere, ma il fatto che un sottosegretario abbia detto che “c’è tutto dentro: quota 100, il reddito di cittadinanza, il Tfs e persino il fondo Alitalia, abbiamo trovato le coperture”.

Se sentite freddino nella parte bassa della zona lombare non state a preoccuparvi: è l’età che avanza insieme col Decretone. Col tempo dovreste avere imparato quanto sia salutare un governo sollecito. E se siete vecchi abbastanza dovreste averci fatto il callo e sapere come finirà.

Detto ciò, in questo invecchiare vagamente doloroso c’è persino una bellezza, che per l’italiano medio, in costante debito di fancazzismo, ha un nome e un cognome preciso.

Si vede che quelli del governo sono ancora dei ragazzi. Perché se avessero qualche annetto in più saprebbero che la signora Pensione Anticipata è la vera protagonista del nostro dibattito politico. La sua incarnazione recente – la signorina Quota 100 – sconta i difetti classici della giovane età: presunzione, supponenza, un filino di arroganza. E soprattutto una sostanziale ignoranza. Per dire: perché mai si dovrebbe andare in pensione a 62 anni (+38 di contributi=100) quando l’età media della signora Pensione Anticipata si abbassa di anno in anno?

Vedete questo piccolo capolavoro? Noi italiani abbiamo una delle età pensionabili teoriche più alte del mondo e insieme una effettiva fra le più basse. Dal 2016, quando i dati di questo grafico sono stati raccolti, si è persino abbassata. E mica andando a dire in giro per il mondo Quota 100 qua e Quota 100 là, attirandosi un sacco di cazziate e parecchio spread. Semplicemente lasciando che la signora Pensione Anticipata facesse il suo corso. Tanto lassù, al governo c’è sempre qualcuno che l’ama.

Volete qualche numeretto più recente? Eccolo qua, fresco fresco dall’Inps. Per uno che nel 2018 è andato in pensione con l’età di vecchiaia (66 anni e sette mesi) 2,2 sono usciti con la signora Pensione anticipata, notoriamente molto socievole, per non dire generosa. Complessivamente, a fronte di 40.250 pensioni di vecchiaia (-30,5% sul 2017) ci sono state 89.421 uscite per anzianità contributiva (-7%). Tra questi pensionamenti anticipati l’età media di uscita è stata di 60,7 anni, in calo rispetto ai 60,8 dell’anno precedente. C’è anche un gruppo nutrito (38.020 persone) che è uscito dal lavoro tra i 55 e i 59 anni. Ciò conferma che la signora Pensione anticipata, oltre ad essere di indole generosa, ha pure i superpoteri, considerando che comunque richiede 42 anni di contributi per gli uomini e 41 per le donne per concedersi.

La signorina Quota 100, perciò, si dia una regolata. La smetta di darsi delle arie. E’ solo una dilettante allo sbaraglio. L’ultima arrivata che gioca a far la star. E ogni riferimento a cose o governi…

A domani.

 

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Cronicario: E tanti auguri a Babbo Sovrano


Proverbio del 21 dicembre Solo i grandi saggi riconoscono di avere grandi difetti

Numero del giorno: 38,8 Percentuale di 18-74 italiani che ha fatto formazione nel 2017

Caro Babbo Natale,

sai bene che è tradizione del Cronicario chiudere l’anno scrivendoti una letterina che aggiungerai al pacco di scarabocchi illeggibili vergati dalle manine smaniose di milioni di bambini sparsi per il globo. Orbene, adesso che il 2018 si conclude posso dirti con certezza, caro Babbo Natale, che è proprio questo il problema. Mi spiego. Il nostro paese sta vivendo una meravigliosa rivoluzione SovranEsta che ha partorito (per ora ma il meglio deve ancora venire) il governo del cambiamento che pure se un po’ ammaccato sotto Natale, a causa del cambiamento della manovra del popolo, rimane l’espressione più genuina del sentimento popolare che come tu sai bene si esalta nel periodo natalizio. Peraltro, non ti sarà sfuggito che il governo del cambiamento in qualche modo ha pure pensato di rubarti il mestiere.

E qui veniamo al punto. Mi spiace dirtelo, ma nell’Italia SovranEsta sta maturando una decisione grave che ti riguarda. Ed è anche colpa tua. Non puoi continuare ad andare il giro per il mondo a distribuire pacchi come fossi Amazon. Sei troppo globalista. Ti sospetto di cosmopolitismo e persino di conoscenze ambigue, tipo quel Soros (di sicuro l’hai incontrato quand’era bambino). Risulta chiaro a tutti, poi, che sei in combutta con le multinazionali del regalo, e che incoraggi una certa spinta turboliberista per non dire ordoliberale che neanche il tuo pseudo-ecologismo – sfido chiunque a dire che le renne sono a emissioni zero – riesce a celare.

Insomma, te la dico come mi viene: noi abbiamo bisogno di un Babbo natale tutto nostro. Un Babbo Sovrano. Uno superfigo, capace di far entrare nel suo sacco di Natale i 23 miliardi che dobbiamo mettere da parte nel 2019 per pagare, nel 2020, le clausole di salvaguardia dell’Iva. Servirà pure un sacco col sottofondo, visto che i miliardi diventeranno 29 l’anno dopo, a dimostrazione della grandezza del pacco che ci hanno rifilato i nostri amici del cambiamento con l’applauso dell’Ue. Ma stai tranquillo, non faremo grossi cambiamenti. E’ importante cambiare nella continuità (l’avrai sentita, penso). E il nostro governo de cambiamento è la migliore rassicurazione che potevi avere. Da 2,40 a 2,04 di deficit, per dire: non se n’è accorto nessuno. Per fortuna, tua e nostra, il rosso e il bianco li porti già addosso. Aggiungiamo un po’ di verde, è il gioco è fatto.

Neanche si nota no? L’Europa non si incazza e non traumatizziamo i piccoli. Possiamo anche riciclare i vecchi costumi senza neanche dover spendere, sennò ci salta il 2,04 di deficit. Sennò chi li sente quelli del reddito di cittadinanza e di quota 100? Devi capirli, caro Babbo Natale: sono i tuoi fan più sfegatati. E col verdolino addosso alle prossime elezioni, che già s’intravedono, voteranno di sicuro per te. Non vedo l’ora.

Buon Natale dal Cronicario.

Ci rivediamo nel 2019.

 

Cronicario: Evviva il governo del cambiamento (della manovra)


Proverbio del 19 dicembre Nel letto stretto coricati in mezzo

Numero del giorno: 1 Crescita % Pil prevista dal governo nel 2019 (era 1,5)

La migliore della giornata la dice vicepremier Uno (o Due, fate voi) quando giura urbi et orbi che la nuova manovra partorita nelle fumose stanze di Bruxelles “è meglio di quella di prima”. Il tutto avendo anche la geniale trovata di presentarla come un successo. D’altronde da 2,40 di deficit a 2,04 il passo è breve. A patto di essere strabici.

E poiché al genio del governo del cambiamento non c’è mai fine, è tutto uno sprecarsi a spiegare che sì, meglio così, gli impegni sono stati rispettati, va tutto bene, nessun problema, contratto letto confermato e sottoscritto, mentre da lassù, a Bruxelles, dove qualcuno non ci ama, viene detto che il deficit strutturale, previsto a +0,8% l’anno prossimo si azzera e che l’Italia dovrà trovare altri dieci miliardi e rotti.

Ci sono anche perle meravigliose, come quella che le assunzioni per la Pa partiranno dal 15 novembre. Proprio all’inizio dell’anno nuovo insomma. Vi risparmio il resto, che già vi avranno rintronato. Vi ricordo solo che nel 2020 c’è una bomba Iva sotto forma di clausole di salvaguardia che ci aspetta al varco. Proprio come l’Ue che ha già fatto sapere che a gennaio vedranno la legge che approveremo in questi giorni per valutare se abbiamo rispettato i patti. Siamo osservati speciali, per la gioia dello spread che scende. Ma il governo del cambiamento esprime soddisfazione e noi con lui, perché il governo è stato di parola. Ha cambiato la manovra.

A domani.

 

Cronicario: Nel paese della manovra di Babbo Natale


Proverbio del 17 dicembre Se vuoi apprendere la verità comincia dall’alfabeto

Numero del giorno: 100.000.000 Base d’asta per gara sul Superenalotto

Siccome l’inverno sta finendo a un anno arriverà (semicit.) ora vi beccate una mezza dozzina di post natalizi prima che il Cronicario chiuda bottega e si dia alla pazza gioia gozzovigliando fino all’obesità da qui all’epifania.

E il primo post di questa settimana dedicato a Babbo Natale prende spunto da una meravigliosa ricerca universitaria su Babbo Natale (non c’è niente da ridere è verissimo), secondo la quale i bambini smettono di credere al vecchio barbuto intorno agli otto anni, quando un po’ per colpa dei genitori, che magari si fanno sorprendere mentre pietiscono uno sconto al negozio, un po’ perché crescendo si diventa adulti…

ebbene si: succede anche questo..insomma, per una serie di ragioni Babbo Natale diventa papà Natale, finché non rimangono che papà e/o mamma che fanno i regali di Natale. Finita la magia, si entra nell’età adulta. Si apprende la scarsità. Che non ci sono risorse infinite. Soprattutto si capisce che bisogna fare delle scelte. Comincia l’economia politica.

Bisogna pure fare i conti con il turbamento, che secondo l’università britannica, colpisce un terzo dei bambini che scoprono che Babbo barbuto non esiste. Un 15% si sente addirittura tradito e il 10% si arrabbia. “Per molti questo passaggio ha minato la fiducia negli adulti”, scrivono i ricercatori.

Capirete, è stata un rivelazione. Questo meraviglioso studio mi ha chiarito l’arcano comportamentale dei numerosi sostenitori del governo del cambiamento che in questi giorni stanno postando letterine di proteste alquanto acide sui soliti social.

Ma soprattutto mi ha svelato un dettaglio alquanto sorprendente, visto che fino a ieri mezzo paese credeva al deficit che si finanzia da solo e che il debito pubblico non è un problema perché è di tutti e perciò di nessuno. Viviamo in un paese dove un sacco di gente con età a due cifre guarda al governo come se fosse Babbo Natale, al quale evidentemente non hanno mai smesso di credere. Purtroppo i bambini intorno agli otto anni non votano.

A domani.

Cronicario: Aumentano gli inattivi, beati loro


Proverbio del 12 dicembre Un ospite lieto non grava su nessuno

Numero del giorno: 0,37 Tasso % Bot annuale in asta oggi

Siccome siamo il Belpaese, e nemmeno gli sforzi sovrumani del governo del cambiamento riusciranno a cambiare questa cosa, leggo con grande soddisfazione l’ultima release Istat sul mercato del lavoro che genererà qualche confusione nelle persone meno avvezze, visto che nel terzo trimestre siamo riusciti insieme a far diminuire l’occupazione e la disoccupazione. Che è una cosa bellissima, se ci pensate. I governanti del cambiamento potranno dire che grazie a loro la disoccupazione è diminuita

mentre i sostenitori del cambiamento di governo potranno sottolineare con cipiglio che è diminuita l’occupazione.

I pochi che capiscono di queste cose e gli ancor meno che se ne infischiano sia del cambiamento che del governo sanno benissimo che questo ossimoro apparente nasconde il fatto che sono aumentati gli inattivi (+123 mila) rispetto al trimestre precedente. Ossia coloro che non solo non lavorano, e quindi non sono occupati, ma neanche lo cercano, il lavoro, e quindi non risultano neanche disoccupati.

In sostanza non fanno nulla.

Se poi siete quel tipo di persone che si chiedono perché mai in Italia fioriscano fenomeni come gli inattivi e idee geniali come il reddito di cittadinanza, guardate questa bella tabella.

Si avete letto bene: in dieci anni le retribuzioni di fatto nei servizi sono cresciute dello 0,2%.

A domani.

Cronicario: Come tagliare 55 miliardi di pensioni e vivere felici


Proverbio del 5 dicembre L’uomo saggio preferisce avere molto ingegno e pochi onori

Numeri del giorno: 2,4 e 6,7 Pensioni di invalidità ogni 100 abitanti al Nord e al Sud Italia

Siccome ormai è tana libera tutti, nel senso che ormai qualunque cazzaro può dire la sua acchiappando pure un sacco di like, il Cronicario si lancia nell’agone e lancia un proposta che farà traballare il tavolo dove, febbrile, prosegue il dialogo del Governo del Cambiamento con la Commissione della Persistenza sugli annessi e connessi della manovra del popolo.

Mettetevi seduti che è roba grossa perché l’idea geniale riguarda le pensioni, ossia la nostra fissazione nazionale che ci costa uno sproposito. Se non ci credete guardate questo grafichetto pubblicato da Istat un paio di anni fa.

All’epoca – i dati erano riferiti al 2015 – la spesa complessiva era di 280 miliardi e rotti, che di sicuro sono aumentati negli ultimi tre anni perché la spesa per le pensioni in aumento è una delle certezze del nostro paese insieme a quella dell’aumento del debito pubblico. Un piccolo caso tutto italiano.

E insomma stavo leggendo le ultime dal bilancio sociale Inps, che di mestiere paga le pensioni, quando ho scoperto che lo stato preleva dalla fiscalità generale (le nostre tasse) 110 miliardi l’anno e li trasferisce all’Inps, che ne ridà indietro 55 allo Stato sotto forma di prelievi fiscali che l’Inps trattiene sulle pensioni erogate. Questo perché l’Italia, a differenza di altri, fa pagare le tasse sulle pensioni, grazie alle quali paga le pensioni.

Allora ho fatto i conti della serva (sbagliati, ma comunque pratici). Mettiamo per ipotesi che i 55 miliardi di prelievo fiscale del 2017 siano rimasti gli stessi dal 2015, quando la spesa delle pensioni pesava il 17% del pil e valeva 280 miliardi. Se sottraiamo i 55 dai 280 e facciamo una proporzione…

Vabbé, insomma, se facciamo due conti viene fuori che al netto delle tasse la spesa pensionistica sul pil è poco superiore del 13,5%. Hai voglia a fare quota 100. Facciamo pure quota 90, che acchiappi pure i nostalgici.

E così tagliamo la spesa per le pensioni (di 55 miliardi), come chiedono tutti, e insieme aumentiamo il numero di quelli che possono andare in pensione, come chiedono tutti. Finalmente possiamo vivere felici. Vi convince? Ecco, questo è il problema.

A domani.

 

 

Cronicario: Il piano D va alla grande, ora cala pure il Pil


Proverbio del 30 novembre Se cammini sulla neve non puoi nascondere le orme

Numero del giorno: 8,1 Dato % disoccupazione Ue a 19 a ottobre

Mentre il governo del cambiamento produce il cambiamento di governo non possiamo che rimanere percossi e attoniti (cit.) di fronte allo straordinario successo del piano D che il vostro Cronicario preferito (essendo peraltro l’unico in circolazione) vi ha anticipato in tempi non sospetti sapendo ogni cosa prima degli altri.

E infatti oggi c’è stato un diluvio di numeri che ha confermato che il piano sta proseguendo egregiamente. Non solo la Disoccupazione aumenta, la qualcosa permetterà al governo di fare nuovi Deficit per curare questo male tipicamente italiano, ma adesso abbiamo pure il Pil trimestrale rivisto in calo, che certifica che per fortuna è iniziata pure la Decrescita felice, che sommandosi all’aumento del Deficit condurrà a un sostanzioso aumento del Debito pubblico, che tanto è di tutti e quindi di nessuno.

Adesso vedete quanto siano sopraffine le menti che ci hanno portato a questo meraviglioso risultato? Mica era facile eh. Per dire interrompere una crescita che durava dal 2014. Ma pure l’idea di far aumentare la Disoccupazione facendo diminuire gli inattivi così da ricalcolare l’output gap e ampliare la possibilità di far Deficit…

Il meglio deve ancora arrivare, ovviamente. Ma non voglio rovinarvi il week end.

A lunedì.

Cronicario: Btp, Buono che non Tira Più


Proverbio del 29 novembre Gettando polvere non si può nascondere la luna

Numero del giorno: 6.700.000.000 Risorse impegnate dal governo per la riforma quota 100 nel 2019

E insomma per cose che succedono mi capita sotto gli occhi una di quelle robe che scrivono quelli dei piani alti che per noi abitanti dei seminterrati della cronaca equivale a leggere un pezzo scritto in turco con caratteri cirillici, avendo a disposizione un vocabolario (d’italiano) per giunta limitato.

E infatti alla terza riga ho abbandonato. Ho capito il titolo però (e già sospetto d’essere sopra la media nazionale): l’anno prossimo il governo del cambiamento dovrà piazzare 400 miliardi di Btp là fuori che non ci vogliono più tanto bene, e infatti hanno alzato i prezzi.

Me ne dimentico subito distratto dal cicaleccio di vicepremier Uno (o Due fate voi) che giura è spergiura che mai e poi mai toglieranno più dello 0,2% al deficit del 2,4% promesso per l’anno prossimo (a fronte di una crescita prevista dell’1,5% alla quale non credono neppure gli adoratori del divino, che pure sono di bocca buona), rimanendo come al solito estasiato dalla capacità dei nostri governanti di vellicare il popolo bue che infatti muggisce sui social. Senonché a un certo punto arriva puntuale la realtà, nella forma ormai consueta di un’asta di titoli di stato. I nostri Btp, che sta per Buoni del Tesoro Poliennali. Di quelli che una volta in asta c’era la fila, pure al netto degli specialisti.

Fra capo e collo arriva la nota che dà conto dell’esito dell’asta, e finalmente capisco che il cambiamento promesso dal governo è davvero cominciato. I tassi scendono un filo, pur rimanendo belli alti rispetto a solo sei mesi fa, ma in compenso crolla la domanda. Quella per i titoli a 5 anni è in calo a 1,34 volte da 1,48 precedente, ai minimi da giugno, e quella per i titoli a 10 anni in calo a 1,41 da 1,49. Il cambiamento comincia dall’acronimo dei titoli di stato. Ora Btp sta per Buono che non Tira Più.

A domani.

Cronicario: Lo scudo tedesco anti-spread di Capital America


Proverbio del 23 novembre Il gatto anche se è cieco continua a desiderare i topi

Numero del giorno: 52 Quotazione della mattina del petrolio WTI (-5%)

Poiché ormai le cromiche (cronache comiche, ndr) battono senza possibilità di rivincita il nostro Cronicario mi tocca rassegnarmi. La realtà supera la mia capacità di cazzeggio. Di buono c’è che posso smetterla di sforzarmi per strapparvi una risata. Mi basta riportare quello che leggo uguale uguale a come lo dicono, i lor signori di una volta divenuti d’improvviso cabarettisti insuperabili per la gioia del pubblico pagante (nel senso di tax payers). Una delle migliori di giornata la dice uno dei tanti sottosegretari d’incerto pedigrée ma notevolmente dotato di talento cromico. Costui a un giornale che riesce persino a non scoppiare a ridere rilascia la seguente dichiarazione: “Trump tifa per noi. Non abbiamo bisogno di soccorsi esterni, tantomeno li abbiamo chiesti. Ma sono sicuro che, qualora un aiuto fosse indispensabile, gli Stati Uniti ce lo darebbero”.

Già ce li vedo i capitali americani a fare la fila per comprare Btp. Vengono subito dopo quelli russi sparati in prima pagina di un noto quotidiano salmonato di gossip, e quelli cinesi, promessa costante mai mantenuta del debito pubblico italiano in costante ricerca d’acquirente. D’altronde bisogna capirli i nostri talentuosi cabarettisti: ieri un Btp per giunta targato Italia è rimasto a secco e a gennaio ci aspetta un botto di emissioni. Quindi che fare?

Esatto. E infatti poco dopo Vicepremier Uno (o Due fate voi) se n’è uscito dicendo – letterale giuro – che “oggi lo spread è sceso di decine di punti” perché gli investitori stanno finalmente iniziando a capire la complessità della nostra manovra del cambiamento che, gli fa eco Vicepremier Due (o Uno fate voi) una volta digerita farà tornare il sereno e sarà tre volte Natale.

Ora prima che pensiate, come fate di solito, che è tutta colpa dei politici, che hanno deciso di rubare il mestiere ai comici visto che ormai i comici l’hanno rubato ai politici, vi faccio notare che c’è gente che ha votato e mandato in parlamento quell’altro tale che oggi ha definito “un’idea intelligente dare il reddito di cittadinanza alle imprese”, ossia “trasferire alle imprese il reddito di cittadinanza di un disoccupato in cambio dell’assunzione”. Se anche voi siete convinti che sia un’idea intelligente siete voi il governo del cambiamento.

Potrei raccontarvene altre, ma è venerdì di un giorno da cani, pure se lo spread ripiega a fine giornata (cit.) e tanto ormai l’antifona è chiara. Ma siccome vi so cazzari di gusto fine, vi saluto con la migliore supercazzola con scappellamento a centrodestra che manco fosse ‘ntani che invece è di un altro pezzo grosso della maggioranza del cambiamento noto soprattutto perché dotato del talento di far piacere l’economia ai cretini – e quindi con grande seguito – che di sicuro hanno esultato di fronte al grido di battaglia “scudo anti-spread”. Tanto più trattandosi di uno scudo di marca tedesca. “Puntiamo ad adeguare le regole alle norme tedesche”, dice. Ma mica si riferisce al fare sparagnino della Mutti in via di smobilitazione. Macché. Si parla di regole bancarie. In Germania, dice, “solo il 5% delle banche applica i principi contabili internazionali” (dimenticando di farci sapere quanto pesi questo 5% sul totale degli asset tedeschi) “mentre le banche italiane si adeguano al 90%”. E siccome le “queste regole sono procicliche” ecco che bisogna alleggerirle per evitare che la possibilità di far credito venga a mancare alle nostre banche del territorio, noto esempio di efficienza italiana.

“Dobbiamo ridurre l’asimmetria”, ha esortato il nostro fenomeno. E chiaramente non si riferiva al fatto che i tedeschi sono in surplus fiscale malgrado abbiamo speso un paio di centinaia di miliardi per salvare le proprie banche. Al contrario: l’importante è che noi spendiamo perché la spesa è reddito e blablabla. Se poi dovessero venir fuori problemi non vi preoccupate: c’è sempre lo scudo tedesco antispread di Capital America.

Buon week end.

Cronicario: L’export scricchiola, ma ci salveranno i ricchi (e i ciclisti)


Proverbio del 16 novembre La bocca non si addolcisce parlando di miele

Numero del giorno: 2,2 Accelerazione % inflazione in ottobre nell’EZ a ottobre

Per fortuna è venerdì, mi dico esausto scorrendo il cronicario, oggi come ieri pieno di notizie estenuanti. Mica solo per colpa nostra. I nostri cugini inglesi sono alle prese con la Brexitmachia e perdono ministri come noi miliardi per colpa dello spread (i nostri ministri resistono invece, a conferma della tempra italica). E ce ne potremmo pure infischiare se non fosse che prima o poi i guai della May, che abbiamo tenuto fuori dalla porta, entreranno dalla finestra, come possono capire i feticisti dei grafici.

Ma poiché a molti questo pensierino sembrerà campato in aria, vi riporto subito sulla triste cronaca che è a prova di cretino. Basterà scorrere l’ultima release sul nostro commercio estero riferita a settembre, che racconta di flessioni dell’export sia su base mensile (-2,1%) che su base annuale (-2,8). Il grosso di questo calo si concentra fra i paesi extra Ue. In particolare il calo delle esportazioni sono scesi negli Stati Uniti (-8,6%), Turchia (-31,0%), Russia (-24,7%), Cina (-17,2%) e paesi OPEC (-11,2%). L’asse sovranista che tanto ci vuole bene.

Il riassunto è edificante: “Si stima che il surplus commerciale si riduca di 2.983 milioni di euro (da +4.257 milioni a settembre 2017 a +1.274 milioni a settembre 2018). Nei primi nove mesi dell’anno l’avanzo commerciale raggiunge +28.482 milioni (+58.422 milioni al netto dei prodotti energetici)”. Dal che si deduce che abbiamo speso 30 miliardi per i beni energetici. Ma il governo del cambiamento avrà sicuramente una ricetta per risolvere questo problema. Si può averne contezza leggendo le parole illuminate di uno dei massimi esperti della maggioranza del cambiamento via Twitter, incidentalmente presidente di commissione, secondo cui ridurre le importazioni” di energia “è sicuramente di importanza capitale”.

Che fare? Ma è l’uovo di Colombo: bisogna “produrre in casa quella energia che, superficialmente, tante volte abbiamo pensato fosse più facile importare dall’estero”.

Quindi non state a preoccuparvi, anzi siate felici. Perché nel tempo che tornate a camminare in bicicletta – risparmiamo anche sulle palestre che sono un’aberrazione liberale – e magari tornate a scaldarvi con la lana di pecora, il nostro esecutivo ha le idee molto chiare su come si debba risolvere il nostro annoso deficit di investimenti (leggi: strade sbreccolate, case pericolanti e ponti pericolosi). A parte i potentissimi investimenti pubblici, con moltiplicatore superX, il governo ha un piano che oggi il ministro che rima con economia e che casualmente abita nello stesso ministero ha sintetizzato con queste parola davvero edificanti: “L’impiego dei capitali privati al servizio del futuro del paese funge da collante sociale per recuperare la legittimità della funzione che la ricchezza ha sempre avuto”. E quindi l’invito ai ricconi – che sono notoriamente generosi ai confini della tirchieria – a “dare il contributo alla strategia del governo attraverso gli investimenti”.

Che dite? E’ la migliore della settimana vero? Lo so. Infatti chiudo bottega.

A lunedì.