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Cronicario. Si scrive PA, si legge Più Anziana


Proverbio del 10 luglio Racconta i tuoi guai a te stesso e le tue gioie al mondo

Numero del giorno: 1.074.000.000.000 Bilancio pluriennale proposto da UE

Per fortuna che ci sono quelli che dall’estero ci dicono come siamo messi. Se dessimo retta ai nostri, penseremmo ancora che arriverà il boom. O magari crederemmo che PA significa pubblica amministrazione.

Che è vero, ma non è tutta la verità. Frequentando il Forum PA, ad esempio, abbiamo scoperto una sua derivata prima: l’anno prossimo saranno più i pensionati che i dipendenti pubblici.

E oggi, grazie a un pezzo grosso dell’Ocse dal nome che è tutto un programma, abbiamo scoperto la derivata seconda della derivata prima: la PA italiana è la Più Anziana dell’Ocse.

Soddisfatti? E sentite quest’altra: “Solo il 2% di tutti i dipendenti del governo centrale è di età inferiore ai 35 anni”.

Dal che possiamo dedurre una derivata terza. Il 2% degli under 35 nella Pubblica amministrazione annuncia quello ormai imminente dell’Italia intera. Poi dice che la PA non è all’avanguardia.

Buon week end.

Cronicario. Odio (le previsioni) l’estate


Proverbio del 7 luglio Le rane nel pozzo ignorano l’oceano

Numero del giorno: 41,7 Crescita % ecommerce a maggio in Italia su anno

Ormai che siamo in confidenza ve lo posso dire dietro promessa di massimo riserbo:

C’è bisogno pure che vi spieghi perché? A parte il caldo, bisogna pure vedersela con gente che si muove panza al vento in short e infradito e che ti affligge con i suoi progetti di vacanza, pure quest’anno che – dice Bankitalia – il 60% di noi vacanze non ne farà affatto.

Ma più dell’estate odio le previsioni d’estate, a cominciare da quelle del tempo che preconizzano cotture di massa col piacere sadico dello chef che cuoce l’aragosta. Vi ricordate quel meteocazzaro che dava i nomi infernali alle ondate di caldo per rubare un titolo di giornale?

Ma più dell’estate e delle previsioni del tempo sull’estate, odio le previsioni economiche d’estate, che anche quest’anno la solerzia di Bruxelles ha depositato sui nostri computer surriscaldati dalla mancanza di ricircolo d’aria, perché il coronacoso rialza la testa, signora mia, e vedrà a ottobre…

Ma più dell’estate, delle previsioni metereologiche d’estate e di quelle economiche d’estate, odio le previsioni economiche d’estate sull’Italia, che giovano al morale come l’estate a uno che odia il caldo, gli short, le infradito, le panze al vento e i progetti abortiti di vacanze. Specie quest’anno, che il coronacoso ci ha regalato certe gioie e ne promette altre.

Come quali gioie? Ma che non le vedete? L’anno prossimo cresceremo come la Cina.

A domani.

Cronicario. Lo dice anche l’Istat: ad aprile era tutto chiuso


Proverbio dell’11 giugno Una bocca senza sorriso è come una lampada senza luce

Numero del giorno: 25 Quota % italiani che rimanderanno acquisti hi tech secondo Nomisma

Siccome adoro chi, quando piove, mi ricorda che l’acqua è bagnata, mi sono letto tutto d’un fiato l’eccellente rapporto sulla produzione industriale di aprile di Istat che ha confermato una cosa che tutti sospettavamo senza avere il conforto della sicurezza statistica: ad aprile era tutto chiuso.

Avete letto bene: riduzioni senza precendenti!! Per dire, la produzione di auto è crollata del 100%.

Non è meraviglioso tutto ciò? No, non il fatto che sia successo – quella suona più come una disgrazia – ma il fatto che stiamo scrivendo pagine di storia grazie al lockdown. La Pontemia fra 100 anni la studieranno nelle scuole – per allora dovrebbero riaprire –  magnificando i geni che con le loro decisioni hanno contribuito a scrivere questa pagine storica sul nostro librone collettivo.

Allora se vi trovate a passare a Roma, sabato prossimo, e magari fate un salto a Villa Pamphili, non vi dimenticate di fare un saluto a costoro. Mi raccomando: senza precedenti.

A domani.

Cronicario: E dopo Pechino Mister T azzanna il pecorino


Proverbio del 6 maggio Con un orecchio ascolta, con l’altro ignora

Numero del giorno: 716.000.000 Valore export di armi dell’Italia nel IQ 2019 (-29% su IQ 2018)

Più carico che mai, il nostro Mister T. s’è esibito in una di quelle sue pose da bombarolo che gli riescono benissimo, nell’epoca di internet. E infatti si manifesta su twitter come uno spiritello pazzoide e dice cose abnormi con quella faccia un po’ così…

Questo accadeva ieri sera, all’ora americana, per giunta di domenica. Questo spiega certe reazioni disdicevoli, quando stamattina l’Italia ha preso coscienza e, oltre al freddo polare a maggio, ha visto le borse cinesi perdere fra il 5 e il 7 cento.

Sembrava che tutto filasse a meraviglia fra Mister T e i ragazzi dello zoo di Pechino. E invece era tutta una finta. Panico, orrore e raccapriccio, e per finire in bellezza anche la nostra borsetta caracolla e perde un 2 per cento secco a una cert’ora, che poi è più o meno la stessa in cui viene si viene a sapere che non paghi di aver terremotato le borse cinesi – ah la delegazione cinese ha fatto sapere che andrà negli Usa a trattare – gli emuli di Mister T hanno dato il via alla procedura per daziare l’Ue colpendo dove fa più male.

Proprio così. I bene informati ci fanno sapere che nel mitragliatore tuittero di Trump sono già pronti i prossimi colpi diretti non solo all’Ue, ma verso un settore che ci vede in prima linea il Europa: l’agroalimentare. Dopo Pechino, tocca al pecorino. Si salvi chi può.

A domani.

 

Cronicario: Btp, Buono che non Tira Più


Proverbio del 29 novembre Gettando polvere non si può nascondere la luna

Numero del giorno: 6.700.000.000 Risorse impegnate dal governo per la riforma quota 100 nel 2019

E insomma per cose che succedono mi capita sotto gli occhi una di quelle robe che scrivono quelli dei piani alti che per noi abitanti dei seminterrati della cronaca equivale a leggere un pezzo scritto in turco con caratteri cirillici, avendo a disposizione un vocabolario (d’italiano) per giunta limitato.

E infatti alla terza riga ho abbandonato. Ho capito il titolo però (e già sospetto d’essere sopra la media nazionale): l’anno prossimo il governo del cambiamento dovrà piazzare 400 miliardi di Btp là fuori che non ci vogliono più tanto bene, e infatti hanno alzato i prezzi.

Me ne dimentico subito distratto dal cicaleccio di vicepremier Uno (o Due fate voi) che giura è spergiura che mai e poi mai toglieranno più dello 0,2% al deficit del 2,4% promesso per l’anno prossimo (a fronte di una crescita prevista dell’1,5% alla quale non credono neppure gli adoratori del divino, che pure sono di bocca buona), rimanendo come al solito estasiato dalla capacità dei nostri governanti di vellicare il popolo bue che infatti muggisce sui social. Senonché a un certo punto arriva puntuale la realtà, nella forma ormai consueta di un’asta di titoli di stato. I nostri Btp, che sta per Buoni del Tesoro Poliennali. Di quelli che una volta in asta c’era la fila, pure al netto degli specialisti.

Fra capo e collo arriva la nota che dà conto dell’esito dell’asta, e finalmente capisco che il cambiamento promesso dal governo è davvero cominciato. I tassi scendono un filo, pur rimanendo belli alti rispetto a solo sei mesi fa, ma in compenso crolla la domanda. Quella per i titoli a 5 anni è in calo a 1,34 volte da 1,48 precedente, ai minimi da giugno, e quella per i titoli a 10 anni in calo a 1,41 da 1,49. Il cambiamento comincia dall’acronimo dei titoli di stato. Ora Btp sta per Buono che non Tira Più.

A domani.

Cronicario: VendItalia e torna la paura


Proverbio del 19 ottobre Anche profumato all’acqua di rose, l’aglio conserva il suo odore

Numero del giorno: 70 Differenza fra il rendimento del decennale greco e quello italiano

Ogni maledetto venerdì, fateci caso, appena uno inizia a fiutare lo sbraco imminente, succede qualcosa che ti fa andare lo sfizio di traverso. Per dire: passi l’Europa che ti boccia, la manina che cambia i decreti fiscali, i tunnel del Brennero – tutto quello che volete – ma il differenziale sul Bund decennale che di venerdì supera i 340 puzza proprio di complotto degli spreadator contro il sacro fancazzismo degli italien.

E infatti è già partita la manfrina. La borsa continua a perdere – sta sui 19mila punti quando erano 24mila a maggio – i Btp s’inabissano con grande gioia delle banche e delle famiglie italiane che ne hanno in pancia un 700 miliardi abbondanti e soprattutto riparte la graticola politica, che peraltro in questi ultimi giorni ha preso a sfrigolare pericolosamente. E fosse solo questo. Il VendItalia, nuovo sport internazionale a quanto pare seguitissimo, fa riemergere dal profondo le nostre più profonde paure.

Per dire viene fuori che ad agosto l’estero ha venduto un bel pacco di miliardi di Btp (17,4 miliardi e rotti), contribuendo non poco all’innalzamento del maledetto spread. Tant’è che a una cert’ora arriva il presidente delle banche associate che fa risuonare alto e drammatico l’urlo di dolore di un’intera categoria. “Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread, che peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese, e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa”.

Che detto da quelli che si sono rimpinzati di Btp fino a scoppiare suona come la canoniche lacrime di coccodrillo.

D’altronde qualcuno dovrà pure comprarli, ‘sti benedetti Btp, direte voi. E meglio allora comprarceli da soli e sottrarci così all’odiosa tirannia del capitale internazionale, al quale peraltro abbiamo tirato una bella fregatura con l’aumento dello spread.

Giustissimo, applausi. Vi dirò di più: non solo ci sottraiamo dall’odiosa tirannia. Avere i Btp tutti a casa rende facilissimo fare un’altra cosa: cancellarli. Tanto il debito pubblico è ricchezza privata no?

Uno a uno e palla al centro (tavola). Buon week end.

A lunedì.

Cronicario: Zitti zitti (ma anche no) finalmente decresciamo


Proverbio del 31 luglio Il ramo troppo duro si spezza col vento

Numero del giorno: 10,9 Tasso % disoccupazione Italia in crescita a giugno dello 0,2

E adesso che il pil del secondo trimestre segna un accelerazione che decelera al +0,2% rispetto al primo, ci vogliamo fare un applauso? Anche perché il dato fa scopa con l’andamento (sempre dello 0,2, guarda il caso) del tasso di disoccupazione che però aumenta a giugno arrivando al 10,9. Godetevi in diretta la cronaca della nostra decrescita felice. Istat, parte 1:

Aggiungo, visto che il commento non lo dice, che “la variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta”. L’export netto, insomma, ha remato contro. La variazione acquisita per il 2008 è +0,9. Per adesso. Quanto al mercato del lavoro, godetevi Istat/2.

Qualcuno si sorprenderà nel leggere che la buona notizia del calo degli inattivi si sposi con la brutta notizia dell’aumento dei disoccupati, ma dipende fatto che forse ignorano come funzionino le rilevazioni statistiche. Ma stiamo procedendo a passo spedito verso l’emersione delle disoccupazione che servirà, nei piani di qualche genio che dà consigli al governo, a farci avere più flessibilità di bilancio grazie alla quale magari pagare il reddito di cittadinanza.

Scherzi a parte (ma come si fa?) il dato italiano è sottotono sia rispetto al livello della crescita dell’Eurozona (+0,3 nel secondo trimestre rispetto al primo, +2,1% su basi annua), sia rispetto all’andamento della disoccupazione, che nell’EZ rimane stabile all’8,3%.

Tutto ciò accade mentre l’inflazione nella zona euro accelera, +2,1% a luglio, prendendo slancio persino in Italia (+1,5%), con carrello della spesa che arriva al +2,3%, con ciò assecondandosi le recenti scelte di politica monetaria che concluderanno a fine anno l’esperienza del QE.

Tutte queste belle notizie arrivano mentre le aule parlamentari sudano copiosamente per sfornare prima di ferragosto il mitico decreto Dignità che dovrebbe limitare i contratti a termine che sono l’unica cosa che aumentano in Italia, ma soprattutto mentre ormai 34,5 milioni di italiani fanno o si preparano alle vacanze, secondo i dati suggeriti da Federalberghi. Si osserva con piacere che l’80,2 di costoro faranno vacanze sovrane, contro il 78,6 dell’anno scorso. Ma soprattutto che sono aumentati dello 0,5% quelli che le fanno. E ancora non c’è il reddito di cittadinanza.

A domani.

 

 

Cronicario: Prima gli italiani, poi l’estinzione (passando per la pensione)


Proverbio del 10 luglio Racconta i tuoi guai a te stesso e le tue felicità al mondo

Numero del giorno: 334.000 Ristoranti in Italia nel 2017 (+7% dal 2012)

Visto che vanno di moda le primazie italiane, mi sembra patriottico farvi sapere quella del giorno che arriva dritto dal cuore dell’Europa, quindi Eurostat visto che al momento l’Europa esprime solo contabilità, in occasione della giornata della popolazione.

Vabbé, siamo gli ultimi nel poco commendevole risultato del numero di nascite per mille abitanti (7,6), ma consolatevi ricordando che gli ultimi saranno i primi. A estinguersi in questo caso.

Visto che la nostra decrescita felice è iniziata da un pezzo, per adesso quella della popolazione ma ci stiamo rapidamente attrezzando per tutto il resto, non dovrebbe stupirvi notare, come fa la sempre diabolica Eurostat, che questo dato esce in contemporanea con quello sull’andamento del mercato immobiliare nel primo trimestre 2018 che cresce dovunque su base annua nell’EZ (+4,5%) tranne che da noi (-0,4). Lungi da me l’affliggervi su cause e ragioni che i cervelloni del piano nobile hanno già sviscerato. Noi del seminterrato – d’altronde il Cronicario non è mica perfetto – ci conteniamo di osservare che quest’altra primizia – o primazia se preferite – si sposa bene con la prima e fa scopa con la terza di giornata: quella del numero di over 65 e di over 80.

Tale primazia ne richiama subito un’altra, com’è ovvio: quella del dibattito pensionistico sul nostro discorso pubblico, che ormai è un genuino vituperarci a vicenda con grande gioia dei venditori di smartphone e di connessione dati.

Sicché come sempre accade quando arriva un nuovo governo, tanto più quando per contratto promette la pensione di cittadinanza (pagata in minibot, ma è un dettaglio), è ripartito il dibattito sulle pensioni con i sindacati che chiedono di superare la Fornero

e il governo che rilancia promettendo più pensioni per tutti, come accade praticamente dagli anni ’50. Inevitabilmente arriverà una nuova riforma delle pensioni che farà felici i pensionati e soprattutto i pensionandi, per estendersi a macchia d’olio verso tutti. Ma non vi allarmate. Il pensionamento collettivo sarà il nostro canto del cigno. Poi semplicemente spariremo.

A domani.

Cronicario: Quando sento parlare di equità intergenerazionale metto mano al Def


Proverbio del 13 febbraio Ci vuole tutta la vita per capire che non serve capire tutto

Numero del giorno: 3 Tasso di inflazione in UK su base annua a gennaio

Oggi le comiche del Cronicario cominciano prima del solito, più o meno alle 11, quando ancora il cazzeggio vola basso per evidenti motivi legati al bioritmo sociale.

Insomma a una cert’ora leggo la seguente perla rilasciata dall’augusto eminentissimo presidente della Corte dei Conti, che non sono nobili decaduti, ma magistrati con la passione della ragioneria, in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2018, evento che nel nostro paese è sempre prodigo di grandi soddisfazioni e sfoggio di toghe.

Quanto alle soddisfazioni, leggete qua: “”Il quadro attuale della finanza pubblica ci indica come non più praticabile il percorso che, per assicurare i necessari livelli di servizi alla collettività, faccia ricorso ad una ulteriore crescita del debito pubblico. Una via preclusa non tanto dagli obblighi che ci provengono dall’esterno, dagli accordi europei, quanto piuttosto dal rispetto di un maggior equilibrio intergenerazionale nella ripartizione degli oneri”.

Cedo all’entusiasmo per tre secondi netti, ma solo perché non sono ancora lucido. La mia condizione di aggrava quando, poco dopo, nel cronicario globale risuona, dopo la clamorosa affermazione del presidente dei magistrati ragionieri, la nenia del presidente dei consiglio, il gentile Gentiloni, che comunica la seguente notizia: “All’incoraggiante situazione della crescita corrisponde un andamento positivo dell’avanzo primario: è dell’1,7% nel 2017 e potrebbe ulteriormente migliorare superando il 2% nel 2018”. Mi stropiccio gli occhi e d’improvviso mi ricordo della collezione completa dei Def, il documento di economia e finanza che il governo aggiorna due volte l’anno con grande spreco pagine, che custodisco nei recessi dell’hard disk come rimedio per gli eccessi di entusiasmo. Inizio a scorrerla e improvvisamente la realtà irrompe nella giornata. Scopro la notizia: per la prima volta nella storia repubblicana recente, al netto dei condizionali, il governo ha azzeccato una previsione sul DEF. Ecco il quadro del DEF 2017 aggiornato a ottobre.

Avanzo primario 2017 all’1,7% del Pil e del 2018 al 2%. E giù applausi. Tanto chi se lo ricorda cosa diceva il Def 2016, o gli altri DEF prima di lui?

Perché se uno se lo ricorda allora la notizia non è tanto che il governo abbia azzeccato una previsione, quanto il fatto che abbia rivisto parecchio al ribasso il risultato che pensava di raggiungere nel 2016 (avanzo primario al 2,4% pil nel 2017 e al 3,3 nel 2018).

e che non siamo neanche a metà di quello che sperava nel 2015.

E concludo col 2014 non perché sono sadico, ma per farvi capire che abbiamo un serio problema di memoria. Per noi quattro anni sono un’era geologica.

Cioé nel 2014 il governo ha messo per iscritto che saremmo arrivati a fine 2018 con un avanzo primario del 5% (e non eravamo neanche in campagna elettorale) e un debito pubblico lordo del 120% sul Pil. E vi faccio grazia dell’avanzo di bilancio dello 0,3%, che vuol dire in pratica che avremmo raggiunto e superato l’agognato (e promesso) pareggio di bilancio. Siamo arrivati dove siamo, invece, malgrado la ripresa economica, i tassi bassi, la ripresa del commercio estero eccetera eccetera. Ora capite perché quando sento parlare di equità intergenerazionale e di opportunità a non aumentare il debito metto mano al Def.

A domani.

Cronicario: Perdere 500 miliardi di mattone e vivere (in)felici


Proverbio dell’1 febbraio Il rimedio contro i tempi avversi è la pazienza

Numero del giorno: 145 Kg di cibo che ogni italiano getta nella spazzatura ogni anno

A chi dice che noi italiani siamo vagamente incazzati, vorrei ricordare che abbiamo avuto un lustro (a dir poco) vagamente depressivo e che, come se non bastasse, ce lo ricordano pure ogni giorno.

Ora vorrei dire a questi signori che se siamo sicuri esperti del piagnisteo dipende pure dal fatto che, oltre a essere dotati di un certo talento melodrammatico, abbiamo visto la nostra economia praticamente investita da un meteorite proprio mentre iniziavamo a credere di avere i superpoteri. Mi chiedo come avrebbero reagito – chessò – gli inglesi, maestri di aplomb, se avessero perduto più di 500 miliardi di ricchezza abitativa in cinque anni.

Bene, a noi è successo, e precisamente fra il 2011 e il 2016, come ci racconta Istat in una release molto istruttiva che mostra come la crisi abbia tosato notevolmente la nostra ricchezza patrimoniale, abitazioni in testa.

E siccome le famiglie sono le grandi proprietari di case, nel nostro paese, finisce che buona parte di questo dimagrimento coatto lo hanno subito loro. Parliamo di 350 miliardi buoni.

Ci sta che siamo un filo incazzati, che dite? Ma siccome non vedo nessuno che marcia per le strade con le chiavi di casa in mano, ne deduco che il nostro buon carattere mediterraneo abbia avuto il sopravvento. Della roba in fondo ce ne infischiamo, basta che abbiamo sole, cuore& amore.

Oddio, in effetti nel 2011 eravamo un filo più soddisfatti. Ma è questione di decimali. Abbiamo perso 500 miliardi di ricchezza abitativa – e vi faccio grazia del resto – e francamente ce ne infischiamo. Sono vagamente fiero di noi. Mi chiedo se non dipenda dal dettaglio che complessivamente la nostra ricchezza patrimoniale (esclusa quella finanziaria) nel 2016 abbia superato i 9,5 trilioni, l’84% dei quali sono immobili. Siamo un popolo di palazzinari (in)felici. Forse il buonumore viene alimentato dalla circostanza che il robusto dimagrimento dal 2012 sia stato più che compensato dal robustissimo incremento del valore del nostro patrimonio abitativo a partire dal 2001, quando inizia la serie. Il calo del valore delle abitazione dell’8,1% rispetto al 2011 non impedisce che il valore cumulato dal 2001 al 2016 sia cresciuto del 76%, passando da 3.268 miliardi a 5.738. Fino al 2008 crescevamo al ritmo del 9%. Questo mentre i nostri redditi andavano così:

Quindi al momento del picco dei nostri valori abitativi, i redditi avevano già perso quasi il 10% rispetto al livello del 2003. Vi sembra strano che il mattone sia dimagrito? A me sembra strano che sia ancora in piedi.

A domani.