Cronicario: Btp, Buono che non Tira Più


Proverbio del 29 novembre Gettando polvere non si può nascondere la luna

Numero del giorno: 6.700.000.000 Risorse impegnate dal governo per la riforma quota 100 nel 2019

E insomma per cose che succedono mi capita sotto gli occhi una di quelle robe che scrivono quelli dei piani alti che per noi abitanti dei seminterrati della cronaca equivale a leggere un pezzo scritto in turco con caratteri cirillici, avendo a disposizione un vocabolario (d’italiano) per giunta limitato.

E infatti alla terza riga ho abbandonato. Ho capito il titolo però (e già sospetto d’essere sopra la media nazionale): l’anno prossimo il governo del cambiamento dovrà piazzare 400 miliardi di Btp là fuori che non ci vogliono più tanto bene, e infatti hanno alzato i prezzi.

Me ne dimentico subito distratto dal cicaleccio di vicepremier Uno (o Due fate voi) che giura è spergiura che mai e poi mai toglieranno più dello 0,2% al deficit del 2,4% promesso per l’anno prossimo (a fronte di una crescita prevista dell’1,5% alla quale non credono neppure gli adoratori del divino, che pure sono di bocca buona), rimanendo come al solito estasiato dalla capacità dei nostri governanti di vellicare il popolo bue che infatti muggisce sui social. Senonché a un certo punto arriva puntuale la realtà, nella forma ormai consueta di un’asta di titoli di stato. I nostri Btp, che sta per Buoni del Tesoro Poliennali. Di quelli che una volta in asta c’era la fila, pure al netto degli specialisti.

Fra capo e collo arriva la nota che dà conto dell’esito dell’asta, e finalmente capisco che il cambiamento promesso dal governo è davvero cominciato. I tassi scendono un filo, pur rimanendo belli alti rispetto a solo sei mesi fa, ma in compenso crolla la domanda. Quella per i titoli a 5 anni è in calo a 1,34 volte da 1,48 precedente, ai minimi da giugno, e quella per i titoli a 10 anni in calo a 1,41 da 1,49. Il cambiamento comincia dall’acronimo dei titoli di stato. Ora Btp sta per Buono che non Tira Più.

A domani.

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Un Commento

  1. Gior

    Due commenti.
    Dal tuo grafico non emerge il fatto che non e’ tanto la crisi dello spread del 2011 ad aver determinato l’elevata spesa per interessi. Tant’e’ che alla prima data del grafico nel 2007 il tasso medio e’ superiore a quello di qualsiasi periodo successivo. Sappiamo bene da dove viene quel 4-6% di tasso medio dei periodi precedenti al 2007 che ha divorato lo stato, cioe’ ci ha divorato.
    Io ho sempre letto che il tasso medio degli interessi sul debito e’ attualmente attorno al 3.5%, direi uno 0.7% piu’ alto di quello indicato nel grafico. Forse dipende da come viene calcolato.

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