Quelli che la crisi li ha fatti più ricchi


Finalmente qualcuno comincia a fare i conti e scorrendoli viene fuori che l’eurodepressione che ancora incombe sulle nostre teste ha colpito tutti, ma non tutti allo stesso modo.

Alcuni stanno persino meglio di prima. E questo non vale solo per i singoli paesi – in Italia, tanto per dire, fra il 2008 e il 2011 la distribuzione della ricchezza è migliorata a favore dei più ricchi – ma anche nel confronto internazionale.

Quello che emerge da questi conti è che i paesi che stavano bene adesso stanno meglio, e peggio per tutti gli altri.

Piove sempre sul bagnato, come dice il proverbio.

Tali considerazioni le abbiamo tratte dalle lettura di uno di quei documenti che chissà perché non trovano mai spazio sulla stampa nostrana, forse perché un po’ esotici.

In particolare, abbiamo letto il Quaterly bulletin, pubblicato il 2 aprile scorso, della banca centrale irlandese. La quale si è cimentata in uno studio intitolato “The impact of the financial turmoil in household: a cross country comparison”, pieno di grafici molto eloquenti.

Il primo che vale la pena raccontare mostra l’andamento della ricchezza finanziaria netta (quindi il saldo fra attivi e debiti) fra il secondo trimestre 2007 e il terzo trimestre 2011 delle famiglie in una ventina di paesi europei.

Bene, mentre tutti (tranne l’Estonia) hanno sperimentato un calo della ricchezza finanziaria netta fra il 2007 e il 2009, al picco quindi della crisi, solo alcuni, nel 2011, hanno non solo recuperato, ma anzi hanno superato il picco di ricchezza netta raggiunto nel 2007.

Insomma: sono più ricchi di prima.

Su tutti svetta la Svizzera, dove la ricchezza finanziaria netta delle famiglie arriva a quotare il 450% del reddito disponibile lordo, mentre prima della crisi era poco sopra il 400%. E’ andata bene anche all’Austria, dove la ricchezza netta sfiora il 200% del reddito lordo, mentre nel 2007 era abbondantemente sotto. E ovviamente la Germania, più o meno al livello dell’Austria. Fra i piccoli paesi si salva solo la Repubblica Ceca, con una ricchezza netta poco sopra il 100% del reddito lordo, sopra il livello del 2007.

Curiosa la situazione del nostro Paese. Sebbene conserviamo il quinto posto nella classifica, dopo Svizzera, Belgio, Olanda e Gran Bretagna, la nostra ricchezza netta è in calo costante dal 2007, e neanche di poco: era quasi pari al 300% del reddito lordo nel 2007, mentre era già scesa sotto il 250% a fine 2011. Dopo di noi c’è la Danimarca, arrivata a circa il 170% a fine 2011. Abbiamo ampi margini di decrescita.

La circostanza che la nostra ricchezza finanziaria sia superiore a quella di paesi ben più solidi del nostro, come Germania, Austria e Francia, non dovrebbe entusiasmarci più di tanto. Porta con sé l’idea che in Italia ci sia un tesoretto a cui attingere a piene mani in un futuro più o meno lontano. E poiché abbiamo una situazione debitoria pesante, a livello di ammnistrazioni pubbliche e nei confronti dell’estero, è facile anche immaginare che questo tesoretto farà la gioia dei nostri creditori.

Un altro grafico interessante racconta l’incidenza della ricchezza immobiliare sulla ricchezza netta totale. Anche qui, il caso italiano è interessante. Fra il 2007 e il 2011 tale incidenza è aumentata da circa il 55% a quasi il 70%. Significa che le famiglie basano sempre più il loro patrimonio netto sul mattone e sempre meno sulla carta. Che nel giorno in cui l’Istat certifica la deflazione in corso dei valori immobiliari, scesi di oltre il 2% nel 2012, non è necessariamente una buona notizia. Anche perché il mattone è illiquido.

La cartina tornasole di tale situazione la troviamo nell’andamento del risparmio. L’Italia, fra il 2006 e il 2010 ha perso una quota di risparmio pari quasi al 4% del reddito lordo. Peggio di noi ha fatto solo l’Ungheria, che ha superato il 4%, e poco sotto di noi ci stanno la Slovenia, l’Olanda e la Spagna. Risparmio positivo per tutti gli altri Paesi, a cominciare dalla Germania che non solo ha superato il livello netto di ricchezza del 2007 ma ha aumentato il tasso di risparmio, mentre l’incidenza del mattone sulla ricchezza totale è stabile.

Una botte di ferro, finché dura.

Ultimo dato illuminante che spiega bene dove stia andando (a sbattere?) l’Europa è il debito privato delle famiglie.

In testa ci sta la Danimarca, che è passata da circa il 230% di debiti sul reddito lordo a quota vicina a 280%. Poi c’è la Svizzera, poco sotto il 250%, l’Olanda, poco sopra e la Norvegia, intorno al 210%.

Le famiglie italiane sono le meno indebitate dei paesi core dell’eurozona, con un livello che però è cresciuto quasi al 100% dal 70% del 2007. Come si vede, l’aumento dell’indebitamente è andato di pari passo con l’erosione del risparmio. E ciò nonostante, siamo fra i meno indebitati dell’eurozona.

Per ora.

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