La parallasse franco-tedesca

C’è una costante nella vulgata politico-economica-giornalistica sui fatti più o meno recenti dell’Europa: l’esistenza di un asse franco-tedesco. In questa narrazione i paesi forti dell’Europa avrebbero stretto un patto per soggiogare i paesi del Sud, imponendo prima l’euro e poi il futuro politico dell’eurozona. La premessa logica di tale impostazione è che entrambi ci abbiano guadagnato, sennò che asse sarebbe?

Ma è davvero così? Chiediamo conforto alle statistiche del Fondo Monetario e scorriamo i dati relativi a Francia e Germania degli ultimi anni. Abbiamo già visto l’andamento del debito estero dei francesi, che tutto pare tranne che sia migliorato nell’ultimo decennio. E abbiamo anche visto lo stato di salute della contabilità pubblica della Francia, alle prese con un incidenza crescente del debito sul Pil e con un deficit di difficile contenimento. Adesso guardiamo a un altro indicatore, ossia il volume delle esportazioni e delle importazioni e il relativo saldo della bilancia dei pagamenti.

Nel 2001, prima quindi dell’arrivo della menota unica, la Francia aveva un saldo attivo di 23,533 miliardi di dollari, l’1,756% del Pil. L’anno dopo il saldo si era già ridotto a 18,164 mld (1,274% Pil), e di anno in anno è peggiorato. Nel 2005, ben prima quindi della grande crisi, il saldo era negativo per 10,375 miliardi. Nel 2008 raggiunge il picco di -49,632 miliardi.

Il crollo delle importazioni seguito alla crisi del 2008 migliora il saldo del conto corrente, che infatti nel 2009 si colloca a -35,016 miliardi. Ma nel 2011 il buco ha toccato un nuovo record negativo: -54,169 miliardi di dollari. Da lì è ripartito un trend decrescente, che nel 2012 ha ridotto il deficit a 44,755 miliardi e il Fmi prevede continuerà a decrescere fino ai -8,398 previsti per il 2017, ciò a fronte di un import e di un export che si prevedono crescenti.

I conti della Germani raccontano una storia diversa. Nel 2001 il saldo corrente era quasi zero (anzi era negativo per un decina di milioni di euro). Nel 2002, con l’arrivo dell’euro, il saldo esplode, segnando un +40,298 miliardi, che diventano 45,827 nel 2003 e ben 127,275 miliardi nel 2004. L’apice del saldo positivo si tocca nel 2007, quando il saldo arriva a 247,967 miliardi (la Francia era a -25,931 miliardi). Alla faccia dell’asse.

Negli anni della crisi il saldo tedesco cala, ma si mantiene ampiamente positivo. Nel 2008 scende a 226,105 miliardi e da lì simuove al ribasso, raggiungendo i 203 miliardi di fine 2011, divenuti 183,827 nel 2012. Le previsioni assestano il saldo attivo tedesco intorno ai 150 miliardi di euro da qui al 2017, quindi sempre più o meno sopra il 4% del Pil teutonico.

Se poi guardiamo alla contabilità pubblica, mentre i francesi sono alle prese con un rapporto crescente fra debito e Pil, i tedeschi hanno un andamento ben differente. Dopo aver toccato il picco dell’82,394% nel 2010 (era il 59,142 nel 2001), tale indicatore ha iniziato a flettere, ed è previsto arriverà al 73,701% nel 2017, mentre la Francia, correzioni permettendo, dovrebbe fermarsi all’86,457%, sempre nel 2017.

Per farla semplice, il ritratto che viene fuori è che da una parte ci sia la Germania, grande creditore dei paesi europei (Francia compresa) e la Francia, grande debitore (anche della Germania). Come possano un creditore e un debitore fare asse è perlomeno misterioso, visto che è del tutto ovvio che abbiano interessi contrapposti. Un debitore ha tutto l’interesse a inflazionare il debito (Francia), mentre un creditore (Germania) ha tutto l’interesse a deflazionare per conservare il valore reale dei propri crediti.

Chi parla di asse franco-tedesco, perciò, dovrebbe spostare il proprio punto di vista per avere una migliore rappresentazione della realtà. Scoprirebbe che non c’è nessun asse franco-tedesco.

Semmai è una parallasse.

  1. claudio ferri

    infatti non si tratta di asse franco – tedesco,ma di dominazione tedesca sull’Europa, semmai la Francia dovrebbe fare un’asse con l’Italia e con i paesi del sud, ma il suo senso di “grandeur” le impedisce di stare a fianco dei più deboli, comunque può darsi che la realtà dei fatti ci porti in una situazione del genere (io almeno lo spero)

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      • Maurizio Sgroi

        ciao. ho letto il tuo pezzo (grazie per la segnalazione). concordo con l’analisi ma non sono certo che un asse franco-italiano sia la soluzione. l’alleanza dei francesi con i paesi del sud, con i quali ha un’evidente affinità debitoria, servirà a poco se i tedeschi non si convincono a restituire parte di quello che hanno incassato negli ultimi dieci anni. E se lo faranno, lo faranno alle loro condizioni. Inoltre intorno a noi c’è un contesto internazionale fatto di Usa, Giappone, Bric e quant’altri. La piccola Europa non avrà molto tempo da dedicare ai suoi litigi interni. C’è il rischio che venga giù tutto nel frattempo.
        Grazie per il commento e alla prossima

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  2. Luciano Sturaro

    Concodo sui dati,come potrebbe del resto essere altrimenti,ma la spiegazione, a mio avviso, è diversa. Penso che la grande forza economica della Germania non stia certo in poco probabili accordi con la Francia e neppure nell’Euro, che comunque non l’ha danneggiata, ma stia bensi nell’aver integrato bene il suo Est che, da consumatore netto fino al 2002/2003, con forte incidenza negativa sui saldi, è diventato produttore di ricchezza con forte incidenza positiva sui saldi stessi.
    La Germania ha dato e darà sempre più la prova che un’economia evoluta ed efficiente non teme i processi di globalizzazione che, agli inefficienti appaiono distruttivi e che compromettono i propri livelli di benessere. Certo che i livelli di benessere dei paesi con economia evoluta subirà un grande contraccolpo, ma sarà negativo nella misura in cui non si renderanno efficienti.
    L’Italia in questo senso ha un grande lavoro da fare, ma gli interessi enormi che stanno dietro le sue inefficienze e i suoi sprechi e ciò vale anche per i privilegi infiniti e diritti acquisiti enormi e immorali, perchè frutto di leggi fatte dagli stessi beneficiari, la ingessano e gli impediscono di rendersi efficiente con inimmaginabili e tragiche conseguenze. I politici italiani possono essere anche i migliori e non lo sono, ma tutto l’ordinamento e il funzionamento dello Stato garantisce solo il parassitismo che lo infesta, che nulla vuol cambiare per non perdere alimento e finisce che chi vuol governare Italia ne viene da esso governato.

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