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Il nuovo numero di Crusoe: Le ultime novità sul mercato delle armi


Questa settimana Crusoe propone un numero speciale costruito sulla traduzione dell’ultimo aggiornamento pubblicato dal Sipri sul mercato mondiale delle armi nel 2016. In questa occasione abbiamo pensato che potesse essere utile offrire la traduzione in italiano del documento, curata da Maria Canelli, che ringraziamo moltissimo per il tempo che ci dedicato, in modo che ognuno possa farsi la sua idea, inaugurando una novità che speriamo di replicare anche in futuro.

Anche in questo numero speciale abbiamo deciso di sacrificare la Chat, ma ci rifaremo le prossime settimane.

La lettura di questa settimana invece è l’outlook della Banca mondiale sul mercato delle commodity, un viaggio appassionante lungo mercati solitamente poco esplorati che però determinano gran parte della nostra vita di tutti i giorni, dal caffé della mattina, al pieno dell’automobile. Quindi troverai la zonsueta selezione dei fatti della settimana selezionati da Crusoe e le notizie invisibili, quelle che trovi solo qui su Crusoe. Buona lettura e buon primo maggio a tutti.

Crusoe torna il 5 maggio.

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Cronicario: Il Pil Usa s’intona agli umori di Mister T


Proverbio del 28 aprile Per quanto sia alta la montagna si trova sempre un sentiero

Numero del giorno: 0,3 Incremento % Pil nel primo trimestre nel Regno Unito

E tutto d’un tratto arriva il pil del primo trimestre Usa, quello dei primi 100 giorni del nostro beneamato Mister T. E che ci dice?

Ci dice che il primo quarto è andato così così: un più 0,7%, meno dle primo quarti 2016 e ancor meno di quello 2015. Ma questo in fondo sono quisquilie, anche perché il dato è solo la prima stima soggetta a revisione. La notizia interessante sta sempre nei dettagli, che ci raccontano di come in questo trimestre il pil abbia frenato a causa del rallentamento del consumo privato mentre l’export ha contribuito ad accelerare il prodotto, così come gli investimenti. Insomma, la corporation USA si è intonata agli umori del suo comandante: più commercio estero e più investimenti. Certo sarà interessante osservare cosa succederà il trimestre prossimo, quando verranno digeriti gli annunci sul taglio delle tasse.

Poiché il Cronicario si prepara al secondo ponte stagionale, mi sembra d’uopo salutarvi con un’altra buona notizia che riguarda il nostro mercato immobiliare che secondo l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso poco fa da Bankitalia sta recuperando la salute. E non solo lui. Il rapporto delinea prospettive positive per i prezzi, le assicurazioni, le banche, le famiglie, le imprese, la liquidità, Pippo, Pluto e Paperino.

Se continua così per spaventarci torneranno a parlare dell’uomo nero. Nel frattempo accontentiamo dell’incertezza, che rimane alta.

Ci ha superato persino il Giappone, per dire. Che non era facile. Ma che volete che sia. Godiamoci la festa.

Ci rivediamo dall’altra parte.

 

Cronicario: L’estinzione felice degli italiani


Proverbio del 26 aprile Sbattendo l’acqua non si ottiene il burro

Numero del giorno: 10,7 % 18-24enni europei che smettono di studiare

Reduce dal primo ponte del 2017 – prima di una lunga serie a quanto mi dicono – mi casca fra capo e collo, ancora indolenziti dall’abuso di cuscini, l’ultima previsione Istat sul futuro della popolazione italiana che somiglia al fossile di una lisca di pesce depresso.

Non state a diventare ciechi notando le sfumature neroazzurrine delle lische: quelli sono gli intervalli di confidenza, ossia il margine di approssimazione delle previsioni, laddove la linea dritta è la previsioni vera e propria. Per farvela semplice, Istat prevede che nel 2065 la popolazione italiana sarà di 53,7 milioni di persone, 2,1 milioni in meno rispetto all’anno scorso, ma con un minimo che potrebbe raggiungere i 46,1 milioni, mentre la probabilità che aumenti è pari al 7%.

In pratica saremo (chi ci sarà) un paese di vecchietti, con un’età media superiore ai 50 anni e una vita media (delle donne) intorno ai 90. La fecondità, al momento a 1,34 figli per donna fertile, è prevista in aumento a 1,59, ma non perché aumenteranno le nascite, che non riusciranno mai a compensare i decessi, ma perché diminuiranno le donne fertili, e la notizia che chiude in bellezza è che il Mezzogiorno perderà molta popolazione a vantaggio del Centro-Nord.

In sostanza il Sud diventerà un’ospizio mezzo deserto. Figuratevi che Pil.

Perciò mi ritrovo d’improvviso a perorare la causa dei ponti lunghi: magari avere tempo libero incrementa la natalità. Anche se ho il sospetto che questo crollo demografico sia il più raffinato degli espedienti per estinguere, insieme agli italiani il nostro fardello più conosciuto: il debito pubblico.

Nel dubbio per adesso ce la godiamo. Ci estingueremo, ma con due telefoni e tre auto a testa.

Nel caso vi fosse sfuggito – e visto che il tema di oggi è l’estinzione felice – vi segnalo che il Sipri ha rilasciato il suo ultimo aggiornamento sul mercato delle armi nel 2016, da dove si evince il notevole incremento della spesa militare dell’Europa, con l’Italia a dare un robusto contributo.

L’UE  ha speso oltre 300 miliardi in armamenti. La stessa Ue che ha accolto 700 mila profughi, per lo più siriani che scappano dalla guerra.

Sarà un bel giorno quello in cui faremo pace col cervello.

Concludo in bellezza con la bank lending survey di Bankitalia fresca fresca di pubblicazione con i dati del primo trimestre 2017 sul credito bancario, che registrano un rallentamento della domanda di prestiti delle imprese mentre prosegue la crescita di quella delle famiglie.

Le banche sono più disponibili – i criteri si sono allentati –  ma ancora la domanda beve poco. Figuratevi quanto berranno i novantenni del 2065.

A domani.

 

 

 

 

 

Il ritorno dell’ottimismo


Da qualche mese ormai l’umore degli osservatori esibisce un certo ottimismo ogni volta che si trovino a relazionare sullo stato dell’economia. Se  parlare di ritorno dell’ottimismo a qualcuno può sembrare eccessivo, non lo è sottolineare almeno la fine del pessimismo che chiunque abbia frequentato in questi anni la reportistica internazionale osservava in ogni dove. L’economia volge al meglio, se non al bene, insomma, e se qualcosa potrà andar storto – sembra di capire – non dipenderà dai capricci dei mercati o degli investitori, che anzi dalla seconda metà del 2016 sembrano tornati a fare il loro mestiere. I veri rischi derivano dal contesto politico. Non bastassero le elezioni europee si temono le ondate di protezionismo che potrebbero generarsi dagli Stati Uniti, dove la nuova amministrazione si segnala per una notevole fantasia, ma soprattutto le fibrillazioni che possono arrivare da Oriente. La (quasi) crisi nordcoreana, che sotto Pasqua ha tenuto mezzo mondo a far scongiuri, o il referendum turco, che vede nascere un nuovo autocrate in una terra da sempre governata da autocrati, con gran sorpresa (?) degli europei, evidentemente convinti che bastasse tirar su grattacieli per diventare moderni. Ma tolte queste quisquilie, il cielo volge al sereno e con lui le aspettative. Quest’anno e il prossimo, addirittura, il Fmi vede una crescita in aumento nei paesi avanzati e in quelli emergenti, e  notizia ancora più sorprendente, una crescita anche del commercio internazionale, malgrado Trump e i suoi sostenitori, viene da dire.

Il resto dell’articolo è disponibile su Crusoe, una newsletter che si può leggere solo abbonandosi. Tutte le informazioni le trovi qui.

Il nuovo numero di Crusoe: Il ritorno dell’ottimismo. Grazie a @battleforeurope per la splendida Chat


Questa settimana Crusoe racconta di come qualcosa sia cambiato nell’umore dei mercati internazionaliche sembrano volgere al meglio se non al bello almeno dalla fine del 2016. Pure se ancora volatili, le borse sembrano avviate in un percorso di stabilizzazione, probabilmente incoraggiate dai dati macroeconomici e dagli indicatori di fiducia, che sono cresciuti notevolmente negli ultimi mesi. Il Fmi registra questi miglioramenti nel suo ultimo World economic outlook, dove vengono riviste al rialzo le stime di crescita per quest’anno e il prossimo, pure se rimangono sul tappeto molte criticità e, soprattutto, l’eredità della crisi che si manifesta in tassi di crescita ancora rallentati e profondi gap fra il pil potenziale e quello reale. Servirà un lungo processo di aggiustamento, che dovrà essere composito e coraggioso per sciogliere i nodi rimasti, e non è detto che si riesca. Ma il cambiamento di umore dei mercati e degli osservatori è un passo necessario pure se non sufficiente. La ripresa a venire non può che cominciare da qui.

La Chat di questa settimana con Thomas Fazi (@battleforeurope) osservatore appassionato e informato, che ci pone davanti al bivio cui ci ha condotto la crisi del paradigma neoliberale: da una parte un nuovo paradigma sociale, che non potrà che riguardare anche l’organizzazione dell’economia, dall’altro i fenomeni dal sapore retrò che stanno animando le cronache in queste settimana, dal protezionismo in poi. La lettura consigliata di questa settimana è l’ultimo capitolo del Fiscal monitor del Fmi, di cui abbiamo trattato in parte lo scorso numero.. Come sempre chiudono la newsletter i fatti della settimana selezionati da Crusoe e le notizie invisibili, quelle che trovi solo qui su Crusoe.

Buona lettura.

Ci rivediamo il 28 aprile.

Cronicario: Spauracchio francese per i ricchi europei


Proverbio del 21 aprile Un ricco che non si conosce è povero

Numero del giorno: 16.000.000.000 Prestiti bancari alla Cina nel IV Q 2016

Ma si può cominciare così una giornata, già uggiosa e fredda che manco fosse gennaio?

Evidentemente si può. Il cronicario globale è in pieno delirio allucinatorio e nessuno sfugge a questa mania di fare i conti senza l’oste, ossia il popolo francese che per fortuna domenica vota. Tantomeno sfugge Ubs, che produce questa perla, dove elargisce previsioni finanziarie, già incerte di loro, sulla base di un risultato elettorale di là da venire. Poi dice che sono io che cazzeggio.

La vicenda non merita neanche un bit di più. Anche perché ci aspettano le prossime due settimane di analisi del voto per chiudere in bellezza con un secondo turno accompagnato da altre previsioni del genere.

La cosa divertente in tutta questa vicenda è che lo spauracchio francese arriva in un momento in cui l’Europa è zuppa di soldi che non sa come spendere, con un conto corrente della bilancia dei pagamenti a febbraio 2017 arrivato al record di 37,9 miliardi.

che nei dodici mesi terminati a febbraio ha totalizzato attivi per 360,2 miliardi, il 3,4% del pil dell’eurozona. Gli eurodotati, sempre nei dodici mesi, hanno cumulato un patrimonio di centinaia di miliardi in euro. Tanto è vero che stiamo molto meglio di alcuni anni fa che anche i tassi di deprivazione materiale sono crollati dal 2010.

Ora non fatevi fregare. Quel 7,8% sono sempre 39 milioni di europei che fanno fatica a pagare i conti, riscaldare la casa, pagare una multa non prevista, mangiare carne una volta a settimana, fare una settimana l’anno di vacanza. E sono distribuiti un po’ in tutti i paesi, con forti concentrazioni nell’est europeo, anche se noi italiani da soli ne facciamo oltre sette milioni (ma la notizia è che la ricchissima Germania ne fa più di tre milioni).

Epperò siamo lo stesso paese che continua a mandare soldi all’estero per investimenti di portafoglio, tanto da avere raggiunto persino un saldo positivo sui redditi primari, che vuol dire che le rendite dei nostri investimenti esteri superano il costo degli investimenti esteri da noi

e ad aver cumulato, nel dodici mesi chiusi a febbraio 2017, 42,3 miliardi di attivi sul conto corrente, il 2,5% del Pil, più del 10% dell’attivo totale dell’eurozona, a fronte di circa il 20% di poveri censiti a livello europeo.

Detto ciò, sarebbero quest 39 milioni le plebi arrabbiate che nutrono i populisti? La storia ci dice che le maggioranza silenziose stanno altrove e hanno sempre la pancia piena. E siccome la nostra pancia non è stata mai così piena quanto in questi ultimi mesi forse è saggio iniziare a preoccuparsi.

Ma non oggi, neanche domenica e tantomeno lunedì. Sappiamo tutti quello che ci aspetta.

Tutto il resto è noia (cit.).

Ci rivediamo alla fine.

Cronicario: Il pugno d’acciaio di Mister T


Proverbio del 20 aprile Ogni fardello all’inizio pesa poco

Numero del giorno: 7,1 Incremento % produzione costruzioni nell’EZ

Mi mancava Mister T, a voi no? Io lo adoro. Per chi scrive minchiate sui giornali è come la manna biblica: una fonte inesauribile di nutrimento gratis.

Ora molti di voi ricorderanno che proprio nel giorno del suo insediamento Mister T ha ordinato via Twitter che gli oleodotti fossero costruiti esclusivamente con patrio acciaio, probabilmente sobillato dagli amici produttori che soffrono di un certo spiazzamento competitivo a causa dell’acciaio a basso costo importato dall’estero. E fin qui stiamo alla pubblicità social. Ora però vengo a sapere dai soliti che sanno tutto che Trump ha ordinato al Dipartimento del commercio di accertare se le importazioni di acciaio dall’estero mettano a rischio la sicurezza nazionale, visto che fra le altre cose servono a costruire le navi della gloriosa marina Usa.

No, non è uno scherzo. Il dipartimento avrà 270 giorni di tempo per stabilire se è una cosa seria. Ma intanto ieri il nostro beneamato incontrava i boss della ArcelorMittal, Nucor, U.S. Steel, TimkenSteel, AK Steel and United Steelworkers. E chi ha orecchi intenda.

Sedotto dal pugno d’acciaio di Mister T, capirete bene che ogni altra nuova scolorisca. M’impongo di tornare serio solo perché intanto Eurostat ha rilasciato il suo aggiornamento sul settore delle costruzioni, la cui produzione, per quanto in risalita, è ancora ben lontana dai giorni di gloria.

Notate che l’eurozona sta peggio dell’Ue a 28, ma solo i distratti si sorprenderanno: succede quasi sempre. Notate pure che siamo tornati con grande fatica al livello del 2010, comunque un 20% meno rispetto alle vacche grasse. La ripresina arriva anche in Italia, come certifica Istat.

Concludo con una perla che il cronicario globale in larghissima parte ignorerà, ma che invece dovreste sapere, perché è una perla di saggezza seminata in un mondo di stolti. Il gioielliere è Hyun Song Shin, capo della ricerca della Bis, la Banca che ci guarda dal cielo terso di Basilea, che ha rilasciato uno speech assai istruttivo su cosa sia la liquidità globale e le conseguenze che provoca nella vita di tutti noi.  Vi do solo un assaggio, il resto leggetevelo da soli, che prima o poi ‘ste fatiche tocca farle: “L’economia globale non è una collezione di isole, ma una matrix di flussi finanziari”.

Nessuno è un’isola, diceva il poeta secoli fa.

A domani.