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Cartolina. La spesa nemica

Salvo rare eccezioni, negli ultimi anni tutti i paesi hanno aumentato la spesa per armamenti, pudicamente chiamata spesa per la difesa. La vulgata batte ossessivamente il tamburo che dobbiamo armarci per difenderci, ignorando che esiste una evidenza storica circa la stretta correlazione fra la disponibilità di armi e quella ad usarle. E per farci maggiormente contenti, visto che ci preoccupiamo molto della nostra difesa, e quindi anche della difesa della nostra ricchezza, si osserva che questa spesa militare comunque farà bene alla crescita. La spesa è sempre amica del pil, dicono gli esperti a libro paga. Anche quella contro i nemici.
Cartolina. SorpassAI

Si dirà sicuramente che non tutto ciò che riluce, nel rigoglioso brevettare cinese di tecnologia per l’intelligenza artificiale, è oro. Si evidenzierà che i cinesi non hanno né OpenAI né Google. Che in fondo la loro tecnologia è un misto di plagi e soluzioni poco efficienti. Roba cinese, insomma. E che lo diciamo noi europei, che non abbiamo neanche una piattaforma informatica comune – per tacere del resto – rende l’argomento vagamente ironico. Rimane il fatto. I brevetti AI registrati negli Usa, pure se crescono in relazione al totale dei brevetti, sono in declino dal 2020, mentre quelli cinsi sono in rapido e ripidi aumento. Si potrebbe parlare di sorpasso in corso. Se non fosse che è già avvenuto.
Cartolina. Consuminimo

Viene il dubbio che lo facciano apposta. Le famiglie stavano appena iniziando a godersi la vita, che nel nostro tempo significa consumare di più, ed ecco che comincia un’altra guerra, che oltre ad ammosciare gli animal spirit fa dimagrire, per via inflazionistica, le disponibilità. Sicché le prospettive tornano fosche e i consumi si adeguano. E’ chiaro che siamo alle soglie di un nuovo pensiero economico, che dovrà cambiare abitudini e lessico. Dovremo convivere con le tensioni geopolitiche, l’instabilità finanziaria, i prezzi che salgono. E magari essere anche un po’ spaventati del solito. Ci sono anche i lati positivi, a ben vedere. Ci siamo lamentati per anni della nostra economia che favoriva il materialismo. La new economy in corso d’opera sarà diversa. Non si parlerà più di consumismo. Ci sarà solo il consuminimo.
Cartolina. Vicolo Stretto

Fa un certo effetto osservare la sostanziale sparizione del traffico merci – e che merci – dall’ormai celeberrimo stretto di Hormuz. In pratica è come se la guerra avesse tranciato una delle arterie del commercio internazionale. L’altra, che passa lì vicino, è quella dell’altro stretto, quello di Bab al-Mandeb, che peraltro conduce al Canale di Suez, dal quale transita praticamente gran parte del commercio internazionale. Ce ne siamo accorti tempo addietro, quando una nave cargo di traverso proprio da quelle parti ha impallato il commercio marittimo per settimane. Ma i signori della guerra sembrano infischiarsene. E questo non perché l’economia non sia importante, ma semplicemente perché l’economia non è una loro preoccupazione. Ai tanti che ancora credono che l’economia, con i suoi mercati, salverà il mondo, costoro replicano sganciando missili. Per loro l’economia è un vicolo cieco. Ma è più probabile che sia un vicolo Stretto.
Cartolina. Rinflazione

Scusate, cambio di programma. Le bombe sull’Iran non erano previste e quindi neanche la chiusura dello stretto dove passa un quinto della produzione petrolifera. Ma, ehi: non state a preoccuparvi. Quest’anno l’inflazione aumenta ma poi cala il prossimo. Sempre che la guerra finisca o che i fantasiosi politici che stanno guidando l’inverno del nostro scontento non inventino un altro pretesto per danneggiare quel poco di salute economica che ancora resiste alle tasse. Perché l’inflazione è una tassa, anche se non sembra. Adesso magari per un po’ ci abbassano le altre tasse, le accise per dire, ma poi ritornano, esattamente come il carovita. La rinflazione è per sempre.
Cartolina. La corsa dall’oro

I metalli preziosi sembravano essere tornati di moda, proprio nel periodo di massimo fulgore dell’irrealtà virtuale. Delizioso paradosso di un mondo, quello finanziario che crede alla favole mentre compra once su once d’oro e d’argento, come ai tempi dei bucanieri. Comprava, sarebbe meglio dire. Adesso che l’entusiasmo si raffredda in ragione diretta dell’infiammarsi della guerra, sembra persino bizzarro ricordare quei giorni, così vicini a questi, quando si leggeva e si scriveva, e soprattutto si scriveva, che l’oro era diventato il non plus ultra dell’investimento finanziario. E’ bastato uno stormir di bombe. La corsa all’oro è diventata una corsa dall’oro. Per la fuga i mercati si stanno attrezzando.
Cartolina. La vendetta della realtà

I tecnici la chiamano rotazione settoriale, ma l’impennata delle quotazioni del settore energetico, a cui si è associata la caduta dei corsi nel settore IT è molto più di questo. E’ un promemoria, un avvertimento e insieme una minaccia. Ci ricorda che il nostro meraviglioso mondo virtuale è letteralmente attaccato a una presa dell’elettricità che ha bisogno di energia per funzionare, e ci avvisa che questo bisogno ha un costo che diventa crescente. Specie quando partono le bombe. E un giorno, chissà, potrebbe pure succedere che questo costo diventi insostenibile, anzi probabilmente lo diventerà. E questa è la minaccia. Ma soprattutto la rotazione settoriale che i nostri algidi analisti derubricano a fatto tecnico, sicuramente congiunturale, è una vendetta. La vendetta della realtà. Quella reale.
Cartolina. Un debito interessante

Ora che non c’è più neanche l’inflazione a mitigarne il peso, l’aumento di debito pubblico regalatoci dal Covid, unito all’aumento dei tassi di interesse, ha regalato alle principali economie del pianeta un aumento importante degli interessi pagati su questi debiti. Col risultato che i debiti crescono per inerzia, come una valanga che si alimenti da sola. I governi vedono restringersi i propri spazi fiscali proprio mentre l’ennesima guerra, che spinge al rialzo i beni energetici, lascia immaginare nuovi rialzi dei tassi, che aggiungono ulteriore alimento alla spesa per interessi. Un giro dopo l’altro, la corda del debito si stringe intorno al nostro collo. Non c’è da preoccuparsene. Basta non agitarsi troppo e trattenere il fiato.
Cartolina. Il debito dell’AI

Del tanto parlare che si fa dei massicci investimenti che richiede lo sviluppo dell’IA si trascura spesso di ricordare che questi investimenti sono possibili grazie a massicci debiti, ossia prestiti, che si stanno concentrando sempre più in uno dei settori più esotici del mercato, vale a dire il private credit. Si tratta, in sostanza, di accordi che vengono contrattati al di fuori dai mercati ufficiali, dove abitano ad esempio i prestiti obbligazionari o azionari. E quindi vocazionalmente opachi. Che non vuol dire poco trasparenti od oscuri, ma semplicemente più difficili da valutare e tendenzialmente illiquidi. Se poi si considera che questi accordi spesso sono limitati a pochi soggetti, e magari sempre gli stessi, viene fuori che il rischio maggiore del debito dell’AI è il fatto che tenda ad essere concentrato. In pratica finisce che i debitori possono anche essere i creditori e viceversa. Chissà se i nostri volenterosi agenti computazionali lo sanno.
Cartolina. Casa amara

Il nostro paese primeggia per calo dei valori immobiliari, fra le grandi economie del mondo. Dal 2010 il calo reale delle quotazioni supera il 25 per cento rispetto al 2010, mentre se accorciamo lo sguardo e facciamo partire la statistica dal 2019, i prezzi sono praticamente rimasti immutati. Ci si potrebbe consolare pensando che al calo reale dei prezzi corrisponda una aumentata possibilità di acquistare casa. Senonché questa ipotesi si confronta con l’altra metà del cielo, che compone un mercato immobiliare: il reddito. E poiché i nostri redditi reali sono praticamente immobili da un ventennio, ecco che il calo dei prezzi reali, associato a un reddito reale stagnante conduce a una mesta conclusione. Acquistare casa rimane un sogno per molti. Nelle grandi città pagare un affitto assorbe ormai oltre la metà del reddito. Il resto mancia.
