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Cartolina: Chi risica poi rosica


Per quanto di tanto in tanto si odano le voci allarmate degli osservatori, che sottolineano la costante crescita dei rischi nel sistema finanziario, la reazione più comune ormai è lo sbadiglio. Tutti abbiamo capito di vivere in un mondo pericoloso. Ma soprattutto ci siamo convinti che non c’è limite alla buona volontà dei governi di metterci una toppa, quando l’ampliarsi dei buchi sul tessuto della finanza dovesse rendere troppo chiaro che ormai il re è nudo. L’azzardo morale paga sempre. Salvo poi scoprire che a furia di whatever it takes il denaro non vale più nulla – e anzi molti creditori pagano per darlo a prestito – l’economia diventa svogliata e la fame fiscale dei governi insaziabile. Sicché le perdite escono dalla finestra anziché dalla porta. Chi risica poi rosica. In un modo o nell’altro.

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Cartolina: I privilegi del capitalismo 2.0


“A growing number of investors are paying for the privilege of parting with their money”, dice chissà quanto ironicamente Claudio Borio, capo del dipartimento monetario della Bis, commentando gli esiti dell’ultima rassegna trimestrale della banca. Si calcola che 17 trilioni di obbligazioni, sovrane e corporate, viaggino a tassi negativi, all’incirca il 20% del pil globale. Ormai il vecchio capitalismo che prestava a interesse si è evoluto in un sistema che fa pagare i prestiti ai creditori. Lo dimostra l’apparizione di certi “privilegi” che “sarebbero stati impensabili anche all’apice della grande crisi del 2007-09”. “There is something vaguely troubling when the unthinkable becomes routine”, conclude Borio. E’ il capitalismo 2.0, bellezza.

Cartolina: Obbligazioni o verità?


Dovrebbe quantomeno suscitare stupore che l’economia americana, nel suo insieme, covi obbligazioni finanziarie per oltre 40 trilioni di dollari. Invece non si stupisce nessuno, e ancor meno si preoccupano. D’altronde il debito è l’oro del nostro tempo, ha scritto qualcuno. E perciò più ne circola più diventiamo ricchi, dovendo al massimo decidere – i governi – chi dovrà averne di più o di meno di questa ricchezza. C’è un problema di redistribuzione quindi, non di debito, nelle nostre economie, giurano tutti. Quindi va benissimo che Cina e Giappone insieme cumulino quasi altri 25 trilioni di debiti e un’altra quindicina di trilioni ne abbiano fatti i principali paesi dell’eurozona. Dicono, sempre gli stessi, che non siamo mai stati tanto ricchi quanto oggi, che soffochiamo, letteralmente, fra gli obblighi delle obbligazioni. Poi, un giorno, ci diranno la verità.

Cartolina: Le irresistibili seduzioni di CoCo Bond


Non c’è da stupirsi a leggere degli straordinari successi dei CoCo Bond. Con quel nome a metà fra Belle époque e secret service, il CoCo Bond ha fatto strame di cuori, oltre che di portafogli, con gli investitori adescati e poi sedotti col vecchio trucco di un rendimento succulento. Peccato che poi, raffreddata la passione, abbiano letto le clausole in piccolo scoprendo che CoCo era un acronimo (Contingent Convertible) per nulla vezzoso. E soprattutto che il Bond poteva stritolarli. Quest’arnese, infatti, è stato progettato per mutare da obbligazione in azione qualora le avversità finanziarie colpiscano la banca che l’ha emesso. Come se una farfalla diventasse un bruco. Serve difatti alle banche a raccogliere capitale che in caso di disgrazie viene forzatamente convertito in equity. Con buona pace dei creditori, trasformati d’improvviso da pacifici rentier a capitalisti, con tutto quel che ne consegue quanto alle possibilità di perdite. Ma mentre CoCo Bond svelava il suo vero volto, il mercato ne comprava a barili. Centinaia di miliardi di questa carta si è annidata in fondi pensione, fondi di investimento e persino fra gli investitori retail, che notoriamente non sanno quello che fanno. Ma il mercato ovviamente non li perdona.

 

Cartolina: Il tramonto dei creditori


Chissà se hanno ragione gli economisti della Bis di Basilea, che individuano nei cambiamenti demografici e di produttività, ma soprattutto negli effetti del ciclo finanziario, ossia l’alternarsi più o meno distruttivo di boom e boost, la discesa ormai consolidata dei tassi di interesse. Quel che è certo, perché si vede, è che da quasi quarant’anni i rendimenti declinano, per la gioia dei debitori. Come sia possibile parlare di capitalismo in un mondo che contraddice uno dei suoi principi fondamentali – ossia che il denaro debba avere un costo -, è argomento da filosofi. Gli osservatori possono soltanto rilevare che il momento del massimo valore del debito ha finito col coincidere con quello del minimo valore del credito. L’esito del tramonto dei creditori è incerto. Ma di sicuro è iniziato.

Cartolina: La Giovine Italia


Se fosse vera la realtà fotografata dalla statistica, dovremmo credere che un giovane italiano su quattro non solo non abbia la minima idea del suo futuro, ma che neanche se ne curi, visto che non studia né lavora, né impara un mestiere. E che quindi sia possibile, in questo paese che invecchia riccamemente, mantenere un quarto dei nostri giovani mentre si cullano nell’idea di una vincita alla lotteria o, che è lo stesso, di un’improvvisa celebrità che li esima dal tormento di una vita normale, fatta di lavoro e bollette da pagare. Se fosse reale, questa verità dei numeri, dovremmo pensare che l’Italia giovane sia come quella vecchia, che sogna la pensione e se ne infischia del resto. Ma la statistica per fortuna vede solo quello che le fanno vedere. Il problema è che la Giovine Italia ancora non si vede.

Cartolina: In Fed we trust


Nulla di strano che nel nostro evo ormai disperatamente secolarizzato, i mercati abbiano assegnato attributi sovrannaturali a un’entità per molti oscura, in sospetto di onnipotenza e in predicato di onniscienza. La banca centrale, già prestatore di ultima istanza, è divenuta salvatrice di ultima istanza e, perché no, anche euforizzatrice di ultima istanza, ossia l’unico soggetto capace di moltiplicare i pani e i pesci, prosaicamente rappresentati dai valori azionari, semplicemente con la la sua parola. Anche con cospicue elargizioni di denaro scritturale, a dirla tutta, ma sono dettagli da specialisti. I più, ossia tutti noi, ascoltano la banca centrale dire che la politica monetaria rimarrà accomodante e si accomodano, in borsa o altrove, compiendo ogni giorno il miracolo della proliferazione borsistica del denaro. Una volta ci si raccomandava a Dio per avere la prosperità. Poi abbiamo scoperto che si fa prima con la Fed.

Cartolina: Zombienomics


L’emersione delle imprese zombie, ossia quelle che con gli utili non riescono a coprire neanche il costo del servizio del debito, è solo uno degli effetti di un’economia dove l’incertezza viene annacquata col denaro a basso costo, pure se al prezzo di esiti vagamente spaventosi. Il credito generoso, infatti, contribuisce a tenere in vita imprese morte, con quelle vive a soffrirne le conseguenze, banche incluse. Dagli anni ’80, infatti, la crescita delle imprese zombie è andata di pari passo col deterioramento degli istituti di credito, mentre le imprese sane devono subire la concorrenza di imprese che, pure se “morte” divorano parecchio credito – la Bis ha calcolato che sono indebitate in media il 40% in più di quelle non zombie – e soprattutto zavorrano la produttività globale. Peraltro, sono pure tante. Si stima che circa il 6 per cento del totale delle aziende non quotate siano morte-viventi e che abbiano “sequestrato” il 2,5 per cento dell’intero stock di capitale. Quest’orda sembra invincibile. E probabilmente lo è.

Cartolina: La banca che verrà


Nella sua ultima relazione annuale la Bis di Basilea ci ricorda il futuro prossimo venturo che si prepara per i giganti dell’hi tech e, di conseguenza, per tutti. Dopo aver coltivato per anni la voglia vagamente patologica di miliardi di users di farsi vedere/ascoltare/leggere, ed aver così cumulato miliardi di terabyte di informazioni su ognuno di loro, le grandi internet company si preparano al passo successivo: raccogliere i soldi di queste persone digitali e farli circolare. I servizi finanziari sono ancora una piccola porzione del business di queste entità. Ma se guardiamo quanto pesino insieme l’information tecnology e i servizi di comunicazione, e ci ricordiamo che dietro ogni bene di consumo venduto c’è uno scambio monetario, ecco che abbiamo lo strumento perfetto dove i bisogni, o anche i semplici desideri, vengono palesati, analizzati, organizzati, indirizzati e trasformati in moventi economici che generano una circolazione di beni e servizi e quindi, per pura partenogenesi, la sua controparte finanziaria. Già oggi le Big Tech offrono non solo scambi valutari o monete virtuali, ma anche app per investire e persino per gestire i portafogli. Il tutto fuso all’interno di un contenitore a vocazione pandemica. Il marketplace globale integrato nell’autentica banca universale. La banca che verrà.

Cartolina: Lavorare meno, ma con Dignità


Non basta la forza della legge, a quanto pare, a garantire un lavoro dignitoso. Ciò che la dignità imposta per decreto ha realizzato, col contributo dell’ennesimo rallentamento ciclico, è la diminuzione dal 51 al 48 per cento della probabilità di rimanere occupato per chi aveva iniziato un rapporto di lavoro a termine nei dodici mesi precedenti. “Al calo – scrive Bankitalia nella sua relazione annuale – avrebbero contribuito, in parti uguali, il peggioramento delle condizioni cicliche e i nuovi vincoli”. Il vincolo della Dignità per decreto ha generato un nuovo diritto. Quello di lavorare meno.