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Cartolina. Improduttività

C’è qualcosa di perversamente triste in un paese dove l’aumento delle ore per occupato si associa a un declino della produttività oraria. Questa combinazione, che sembra un controsenso, fa pensare a un motore imballato o a un difetto di trasmissione, talché all’aumentare dei giri la potenza si perde prima di arrivare alle ruote, col risultato che l’automobile va al rallentatore. Esattamente come la nostra economia, che decresce all’aumentare delle ore lavorate. Molto triste, appunto. Perché racconta di un paese che impiega le sue poche energie in lavori che rendono poco e sempre meno. Magnifica il suo settore turistico, che produce questo tipo di occupazione e premia la rendita di pochi. E intanto tiene in piedi un welfare costosissimo e un ampio settore informale, che le statistiche ovviamente ignorano. Finché la barca va lasciala andare, si cantava ai vecchi tempi. Finché galleggia almeno.

Cartolina. Gioventù digitale

Guardo e riguardo la tabella che Istat ha compilato osservando lo stile di vita dei nostri giovani, i nostri nativi digitali. Li scopro più a rischio di eccesso di peso, più votati al consumo occasionale di alcol, sempre meno interessati alla vita sociale e politica. Sono forti con i computer – e vorrei vedere – e ormai comprano molte cose on line, stanno parecchio sui social ma non mangiano benissimo: meno del 15 per cento mangia le canoniche quattro porzioni di frutta e verdura raccomandate dai medici, pure se si è ridotto il consumo di bevande gassate, e fanno colazioni alquanto povere. Molti non la fanno proprio. In compenso si fuma di meno. Almeno le sigarette di tabacco, Perché dal 2020 si è diffuso l’utilizzo di sigarette elettroniche. Fanno anche un po’ più di sport con continuità, rispetto ai giovani di vent’anni fa e si ritengono più soddisfatti. Nel 2023 oltre la metà di loro esprime un voto fra 8 e 10 per la vita nel suo complesso. Bisogna capirli. Saranno pure digitali. Ma rimangono giovani.