I cinque dilemmi delle banche centrali


Perciò è meglio saperlo subito: se tutto andrà bene dovremo dimagrire, e parecchio. I debitori dovranno risparmiare abbastanza per abbassare i debiti senza farne di nuovi che aumentino quelli esistenti. E poi dovremo tenere le dita incrociate. Dovremo sperare che i mercati, a furia di collazionare rischi crescenti per far fronte ai rendimenti declinanti, non si stanchino e facciano saltare il tavolo. Che i governi non si lascino sedurre dalla voglia di fare la stessa cosa, magari tramite una ristrutturazione dei debiti. O magari che non finiscano col tirare il guinzaglio alle loro banche centrali puntando sull’inflazione.

Se tutto va bene saremo rovinati, insomma, ma con gentilezza.

Se tutto va male, saremo rovinati e basta.

Ora non scrivo questo per deprimervi, visto che l’ultima cosa che voglio è partecipare la gioco al massacro della nostra informazione. Lo scrivo solo perché ho finito di leggere l’intervento di Hervé Hannoun, vice direttore generale della Bis (“Central banks and the global debt overhang”) e vi ho trovato una illuminante esemplificazione dello stato in cui si trova l’economia globale, con i governi e le banche centrali, che dei governi sono un importante braccio finanziario, chiamate a fare i conti con una situazione debitoria ormai chiaramente insostenibile e che richiede di essere gestita per non rischiare di farla divenire incontrollabile.

In via prioritaria il nostro banchiere ricorda che per affrontare un così elevato livello di debito le strade conosciute sono diverse. La prima, quella ottimale, è che si ottenga una crescita più veloce che faccia decrescere l’indice del rapporto debito/pil agendo sul denominatore. Questo è il sogno proibito di tutti, ma “sfortunatamente – osserva – una crescita più veloce non può essere ottenuta per decreto”, ma richiede che i governi adottino “una ampio range di riforme strutturali e fiscali”.

La seconda opzione è un default o una ristrutturazione del debito, che “può essere inevitabile se il governo fallisce nel consolidamento fiscale”, ma non dovrebbe essere considerata “una soluzione appropriata” in quanto presuppone “un imprevedibile costo ed effetti redistributivi che possono essere meno accettabili di un consolidamento fiscale”. Inoltre “è improbabile che un default elimini i deficit e anzi potrebbe richiedere comunque misure di consolidamento”.

La terza opzione “è aumentare le tasse sulla ricchezza”. Una soluzione che “se disegnata in maniera appropriata può ridurre la diseguaglianza e rendere il consolidamento fiscale più accettabile”.

La quarta opzione “è un aumento dell’inflazione”, che però “non sarebbe accettabile dalle banche centrali e potrebbe rivelarsi insufficiente”. Anzi c’è il rischio che “il momentaneo sollievo sia gravato da un costo futuro permanente” visto che ne risentirebbe la credibilità della banca centrale” e potrebbe finire che il tasso reale aumenti, anziché diminuire.

La quinta opzione è la repressione finanziaria, costruita proprio allo scopo di tenere i tassi reali bassi. Una sorta di riedizione degli anni ’70, ma resa assai più difficile dalla circostanza che il mondo da allora è molto cambiato.

Infine rimane la soluzione dell’austerità, ossia fare i modo che i soggetti indebitati aumentino la loro capacità di risparmio e la mantengano a lungo per portare il debito in una traiettoria declinante. La logica dell’avanzo primario, insomma. che però porta con sé la spiacevole controindicazione di “una crescita più lenta per diverso tempo”.

Di fronte a tutto ciò la banca centrale deve fare i conti con i suoi personalissimi dilemmi la cui soluzione, in un modo o nell’altro, impatta sull’opzione finale che andrà a determinarsi.

Il nostro banchiere ci ricorda che finora le banche centrali hanno lavorato con l’obiettivo di ridurre gli indici del servizio del debito, ossia abbassando i tassi per diminuire il valore degli interessi in rapporto ai debiti. Quindi hanno riaffermato l’impegno a portare l’inflazione entro i target prefissati, rifiutando molti inviti del mondo accademico a ritoccarli al rialzo, e infine hanno provato a supportare la domanda riducendo i tassi a lungo con le loro misure non convenzionali.

Il problema però è che l’applicazione di queste politiche ha condotto le banche centrali di fronte non a un semplice dilemma, ma addirittura a cinque, poiché decisioni prese sull’impeto dell’emergenza hanno comunque conseguenze che devono essere gestite. Oltre a doversela vedere col debito, insomma, bisognerà pure valutare l’eterogenesi dei fini provocata dalle banche centrali.

Il primo dilemma è se le politiche monetaria non convenzionali abbiamo incentivato l’aumento dei debiti. Dilemma assai retorico, visto che è chiaro dai numeri che il debito è aumentato. Ciò che le BC hanno ottenuto è solo di diminuire il rapporto fra quota interessi e debito, ossia hanno reso tali debiti più sostenibili. Ma ciò “può creare un falso senso di comfort”, ricorda il nostro banchiere, “e disegnare un quadro fuorviante della sostenibilità“.

Il secondo dilemma è se le banche centrali possono davvero salvare il mondo dalla minaccia di una debt-deflation stile anni ’30. Hannoun è convinto che un scenario siffatto oggi sia improponibile, mentre se deflazione ci sarà, spiega, sarà sul modello Giappone degli anni ’90. Un costo tutto sommato gestibile, insomma. Al contrario, il costo di tenere i tassi bassi, in termini di incentivi al rischio, può essere assai più elevato. Per questo è necessario che innanzitutto le banche mettano i propri bilanci al sicuro e che gli stati realizzino i loro piani di consolidamento fiscale.

Il terzo dilemma è se le politiche monetarie abbiano contribuito a causare problemi di distribuzione, aumentando la diseguaglianza. Anche qui, la domanda suona assai retorica. Lo stesso banchiere ammette che che i correnti tassi bassi provocano sostanziali trasferimenti di risorse dai creditori ai debitori, e dai risparmiatori ai consumatori. “Da questo punto di vista le politiche monetarie possono essere interpretate come non differenti da quelle fiscali e quindi generare una richiesta di controllo pubblico più forte”. Ossia lo spauracchio delle banche centrali.

E infatti il quarto dilemma è proprio quella della minaccia della “fiscal dominance”, ossia la circostanza che le Bc si facciano convincere dalle esigenze fiscali dei governi, assai più che dalle considerazioni di politica monetaria, per decidere il da farsi. Usare la banca centrale come scorciatoia, insomma. E in effetti stanno proliferando le proposte più “eccentriche” come le chiama il nostro banchiere, come quella di “vendere” alle Bc obbligazioni dei governi senza interessi e irredimibili. Il trionfo del capitale fittizio del governo.

Ma è il quinto dilemma quello più pregnante: ossia quando e come normalizzare il livello dei tassi. Qui i banchieri dovranno essere capaci di calibrare i rialzi per garantire ai debitori la sostenibilità ed evitare ai creditori di assumere troppi rischi che graverebbero sul futuro. Una roba che somiglia alla mitica quadratura del cerchio.

Sarà per questo che Hannoun parla di “strategia ad alto rischio”. Se le BC sbaglieranno, avranno soltanto raggiunto l’obiettivo di aver posposto la temutissima debt-deflation senza eliminarla. E in quel caso ce la vedremo tutti assai male.

Se invece saranno brave, e se saremo capaci di risparmiare, specie quelli più indebitati, si potrebbe ottenere un graduale disindebitamento che ci garantirà una crescita lenta ma costante capace, nell’arco magari di una generazione di abbattere la montagna di debito sulla quale siamo seduti.

Nel frattempo saremo diventati tutti vecchi. Ma questo sarebbe pure il meno.

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  1. Mauro Poggi

    “…se saremo capaci di risparmiare, specie quelli più indebitati, si potrebbe ottenere un graduale disindebitamento che ci garantirà una crescita lenta ma costante capace, nell’arco magari di una generazione di abbattere la montagna di debito sulla quale siamo seduti.”.
    Se per arco di generazione si intende un periodo intorno ai 25 anni, ormai noi dovremmo essere a buon punto: salvo l’eccezione di un anno o due, chiudiamo in avanzo primario da ormai un quarto di secolo.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      è vero: ciò dimostra che l’avanzo primario, se malinteso, conduce in nessun posto, ma dopo grande camminare. noi però siamo stati un po’ sventurati: di recente abbiamo fatto avanzo primario, ma a spesa della crescita. Vado a memoria, ma mi pare (appena ho tempo ricontrollo) che l’unico periodo in cui l’avanzo primario è stato associato a una crescita soddisfacente è stato nella seconda metà degli anni ’90.
      E poi c’è un’altra circostanza: perché l’avanzo primario abbatta il debito, occorre essere in pareggio di bilancio, quindi non fare deficit, in modo che tutto l’avanzo copra la spesa per interessi. nel caso dell’italia, essendo tale spesa molto alta, più o meno 80 miliardi, ciò richiederebbe avere un avanzo primario di circa il 5% del pil e un deficit zero per un numero di anni sufficiente ad abbattere il debito. a mia memoria non abbiamo mai avuto un avanzo così grande (come pure promettono di avere i vari governi almeno dal 2010) e tantomeno siamo riusciti a azzerare il deficit (come pure promettono i vari governi nei loro def spostando di anno in anno il momento del pareggio). Quindi lei ha ragione quando dice che siamo in avanzo da una vita. ma purtroppo non è stato un avanzo sufficiente. ovviamente a questo ragionamento andrebbero aggiunte le variabili della crescita (l’aumentare pil cambia il valore relativo degli indicatori) e dell’inflazione, che impatta sul pil nominale, e quindi sempre sul valore relativo degli indicatori, e soprattutto sui tassi reali.
      Noi ci troviamo nella situazione che abbiamo pil negativo e inflazione ferma, quindi dovremo puntare su quel famoso 5% del pil di avanzo primario, mentre arriviamo a poco più della metà, per garantirci la sostenibilità del debito. Ma quanto ci costerebbe in termini di prodotto?
      Da questo rompicapo non si esce ragionandoci su. e temo non basterà neanche una generazione.
      grazie per il commento

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      • hansel

        x sgroi
        non basta fare avanzo e pareggio. devi possedere anche il debito. altrimenti non riuscirai mai ad abbatterlo senza fare default.

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    • hansel

      non puoi sgonfiare la bolla, puoi solo farla esplodere come fanno in america. se provi a sgonfiarla o finisci in stagnazione perenne o in una guerra civile.

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      • Maurizio Sgroi

        non mi pare che l’america abbia mai fatto esplodere qualcosa, a parte qualche missilotto qua e là. la bolla internet, per dire, non fu fatta esplodere, fu annacquata dalla fed. e nel 2007 non mi pare che, a parte lehman e qualche banca di provincia, sia esploso qualcuno. il governo ha messo sul piatto un bell’assegno in bianco e ha nazionalizzato mezzo mondo. ho capito che lei ama l’america, la amo anch’io pure se ne conosco anche i vizi, ma credo che questo suo schema america-buona/europa-cattiva non giovi al discernimento.
        grazie per il commento

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      • Fla

        Assolutamente no, perchè mai? Monetizzare presuppone il fatto che, o:
        A) la Banca Centrale finanzi Tesoro su conto dedicato
        B) che Banca Centrale acquisti titoli di Stato
        Ciò è di forte stimolo alla domanda e non presuppone affatto debiti nè aumenti di imposizione fiscale…

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      • Maurizio Sgroi

        sia nel caso a che in quello b viene utilizzata moneta di banca centrale, quindi sovrana, ma comunque moneta, ossia una passività che nomina un debito. pensare che sia gratis temo sia un errore. la moneta non cade dal cielo. viene emessa da un’autorità monetaria che viene riconosciuta tale perché incorpora una promessa di pagamento, magari garantita dallo stato come nel caso delle banche centrali, quindi un debito, e ogni promessa ha un costo.
        il pensiero che esista una moneta gratis è sicuramente suggestivo, ma equivoco, scambia la forma – la moneta viene emessa gratuitamente e liberamente – con la sostanza: ossia che la promessa monetaria vada comunque mantenuta, pena la perdita del valore della promessa, ossia della moneta stessa. lei userebbe una moneta che nessuno chiede più perché non viene considerata degna di fiducia? e se uno stato monetizza fino al punto in cui nessuno crede più alla sua promessa, cosa ne sarà di questa moneta?
        inoltre, sulla base di cosa un’autorità monetaria sovrana, quindi statale, basa la sua promessa di pagamento se non sulla forza, da cui discende l’imposizione fiscale? Monetizzare a go go equivale a scontare incassi fiscali futuri, e quindi più si monetizza più inevitabilmente si mette sotto stress l’imposizione fiscale che, se si vuole tener fede alla promessa incorporata, dovrà essere mantenuta e rafforzata. quindi le tasse non aumentano, come dice le. non subito, aggiungo io.
        grazie per il commento e per l’attenzione

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      • Fla

        Però dire che “la moneta non è gratis” presuppone che la moneta sia una “merce”. Quando in realtà non lo è. La moneta è mezzo di scambio. E, diciamo fino ad inizio anni’80, fine anni ’90, lo Stato italiano la garantiva.
        Esempio: Io ho bisogno di una cosa (il pane per mangiare), e siccome il baratto faceva parte delle società primitive e noi fino a prova contraria siamo società avanzata, se il fornaio ce l’ha questo comporta che per finalizzare il nostro scambio io dia a lui un corrispettivo. Che non sarà, ad esempio galline. Con questo cosa voglio dire? Che lo Stato, se vogliamo che poi ci siano incassi fiscali e redistribuzione attraverso sanità e/o infrastrutture, presuppone che le tasse vengano pagate in un determinato mezzo di scambio, non in galline. Altrimenti diventerebbe pollaio (a dire il vero il nostro parlamento, se vogliamo, lo è già da tempo…). E chi non ha galline si ritroverebbe senza mezzi di pagamento… E l’economia non girerebbe… Tesoro e Banca Centrale di concerto quindi, scrutando il ciclo, economico, possono in qualche modo cercare di analizzare attraverso i flussi di fondi dei settori nazionali quale sia l’ammontare di moneta necessario al buon funzionamento del sistema. Come diceva William Mackenzie King, primo ministro canadese, nel 1935: “Una volta che a una nazione rinuncia al controllo della propria valuta e del credito, non importa chi fa le leggi della nazione. … Fino a quando il controllo dell’emissione della moneta e del credito non sia restituito al governo e riconosciuto come la responsabilità più rilevante e sacra, ogni discorso circa la sovranità del Parlamento e della democrazia sarebbe ozioso e futile”. Wynne Godley, economista inglese, attraverso l’analisi dei flussi di fondi ha reso comprensibile a molti che la moneta stessa è parte integrante del sistema economico. Egli soleva dire: “Si presume… che la politica monetaria nazionale comporti il rifornimento di liquidità ed obbligazioni in qualunque ammontare necessario per mantenere l’equilibrio di portafoglio privato (o estero) a dati tassi di interesse”. Ed infatti lo UK non ha mai aderito, e mai aderirà, all’Euro.

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      • Maurizio Sgroi

        capisco il suo punto di vista. ma il presupposto però è errato. proprio perché non è una merce la moneta non è gratis. se fosse una merce, ad esempio oro, avrebbe un prezzo “naturale”, e invece, essendo un segno fiduciario il suo costo è immateriale ma concretissimo: è la fiducia. finché c’è fiducia la moneta gira. quand perde la fiducia la moneta paga il suo costo, che è molto caro: la sua distruzione.
        grazie per il commento

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      • Fla

        Appunto. Avere una BC centrale unita al Tesoro aumenta la fiducia. Ora infatti questo non esiste. E la “fiducia” nel sistema Italia va via via scemando. Grazie a Lei per il confronto.

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  2. Mauro Poggi

    È quanto va dicendo, nemmeno più tanto sottotraccia, Adair Turner, che non è il primo venuto ed è indicato da alcuni come prossimo governatore della Banca centrale inglese: “We need to stimulate growth and increase inflation without generating higher private or public leverage. The ONLY WAY to do that is to run increased fiscal deficits, PERMANENTLY FINANCED by CENTRAL-BANK MONEY.” (l’enfasi maiuscola è mia).

    http://www.project-syndicate.org/commentary/german-slowdown-global-leverage-by-adair-turner-2014-11

    Mi sembra chiaro.
    Del resto chiedere a un paese come l’Italia il pareggio di bilancio con un avanzo primario che paghi gli interessi sul debito e vada rimborsandone delle quote (quanto? il 5% annuo favoleggiato dal fiscal compact?), significa sottrarre all’economia reale – a occhio – 150 mld all’anno, con tanti saluti alla crescita. Se questa è la soluzione, lasciatemi il problema!
    Ovvio che per una soluzione come auspicata da Turner occorre una Banca centrale che risponda allo Stato, non alle banche. Ma non chiedete ai banchieri centrali dell’eurozona cosa ne pensano, non credo che la loro risposta sarebbe oggettiva.

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      la soluzione proposta da mister Turner, che non conoscevo, è appunto quella di incrementare il deficit alimentandolo con moneta sovrana, sulla quale nel mio precedente commento ho espresso il mio punto di vista, quindi non mi ripeto. riassumo solo con un vecchio e saggio proverbio: ogni promessa è debito. e la moneta è innanzitutto una promessa (di pagamento).
      mi chiedo solo (e le chiedo) cosa succederebbe a una moneta sovrana che alimentasse illimitatamente deficit?
      credo che il signor turner se, come lei ipotizza, diventasse banchiere centrale cambierebbe radicalmente idea.
      grazie per il commento

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  3. Mauro Poggi

    Intanto le pensa così. Ipotizzare cosa penserà una volta diventato governatore, ammesso che lo diventi, è un esercizio accademico.
    Resta il fatto che la BoE, anche senza Adair Turner, ha già riacquistato dal mercato gilts del Tesoro inglese per 450 mld di Euro, sui quali riscuote interessi che sostanzialmente retrocede al Tesoro stesso.
    Nonostante ciò l’inflazione inglese non è affatto ripartita.
    Nel 2012 i BTP in circolazione si acquistavano con uno sconto del 10-15% rispetto al valore nominale. Se la BCI avesse potuto agire come quella inglese e per un importo analogo avrebbe potuto realizzare una virtuale ristrutturazione del debito di 50-70 mld. Hai voglia a privatizzare per raggiungere quella cifra.

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    • Maurizio Sgroi

      se bankitalia avesse potuto agire come la boe saremmo l’inghilterra. e invece siamo l’italia. anche questo fa la differenza, in un contesto di moneta fiduciaria. assai più che la tecnica.
      grazie per il commento

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  4. Mauro Poggi

    Questo è vero, soprattutto se siamo noi per primi a parlare di “liretta” e di “svalutazioni competitive”.
    Non ho seguito l’andamento dei cambi, ma Luigi Zingales, in un articolo sul Foglio del 21 gennaio di quest’anno, faceva notare che l’Inghilterra aveva lasciato svalutare la propria moneta fiduciaria “di un 30-40%” rispetto all’euro. Nessuno ha parlato di “sterlinetta” e di “svalutazioni competitive”, né ci sono state grida al default da parte di quegli investitori esteri che si sono visti applicare un sostanzioso hair-cut al loro credito in sterline.
    Una Bankitalia, semplifico, pre-divorzio 1981, probabilmente avrebbe minori possibilità d’azione rispetto alla BoE , dovendo scontare oggettive difficoltà locali; tuttavia sensibilmente maggiori di quelle offerte dall’attuale sistema orientato esclusivamente alla rigida tutela del creditore, quindi destinato ad allargare sistematicamente il divario fra paesi core e paesi periferici (e in definitiva a implodere).

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    • Maurizio Sgroi

      salve,
      l’inghilterra ha una lunga storia di svalutazioni, da quella storica del 1931, quando la sterlina fu sganciata dall’oro, a quella non meno traumatica del 1967, che diede il via alla frana del sistema di bretton woods anche se tutti ricordano solo i fatti del 15 agosto del ’71. l’inghilterra ha svalutato persino più di noi se uno conta un secolo di storia. ma l’inghilterra ha pure una storia imperiale alle spalle, i dominion, le finanza più evoluta del mondo, almeno fino all’ultimo secolo, e soprattutto una tradizione di stabilità finanziaria e fiscale lunga almeno tutto l’800.
      la nostra storia, purtroppo, è assai diversa. abbiamo sempre sofferto, salvo rari momenti, fin dall’unità squilibri fiscali e abbiamo sempre attirato le ire dei creditori. se ama lo storia troverà facilmente una lunga raccolta di dichiarazioni piene di acredine dei creditori contro l’italia fin dall’800.
      tutto ciò per dire che pensare l’economia come una semplice panoplia di tecniche, che poi è quello che fanno gli economisti, è assolutamente superficiale. una teoria economica è insensata per la sua pretesa di applicarsi in ogni dove, come se tutti i posti fossero uguali. come se la storia non abbia un peso sulle decisioni. come se la credibilità di un soggetto non condizioni le sue condizioni economiche.
      l’economia, con tutte le sue declinazioni a cominciare dal credito, si basa infatti sulla fiducia. e la fiducia è l’unica cosa che gli economisti, con loro somma disperazione, non possono misurare per il semplice fatto che non ha prezzo. per tutto il resto c’è mastercard.
      grazie per il commento

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  5. hansel

    x sgroi

    1) la storia non è america buona europa cattiva. il problema è europa buona (mercato) ed europa cattiva (monarchia). gli americani sono SOLO europei scappati dall’europa. scappano ancora oggi perché ci sono “monarchie” e caste che impediscono le libertà (economiche) ed espropriano le ricchezze degli altri con le tasse. la rivoluzione francese concesse solo libertà individuali ma quelle economiche rimasero nelle mani delle “caste”. quindi l’europa deve ancora fare questo salto di civiltà che forse farà dopo essersi autodistrutta per l’ennesima volta.

    2) le bolle l’america le fa esplodere eccome. l’europa voleva che la lehman fosse salvata mentre l’america no. l’europa infatti socializza le perdite sempre e comunque e nessuno va in galera. è una monarchia. fu tenuta a bada dal 45 all’89 ma poi il vizio è tornato fuori. espropriare i soldi dai cittadini e salvare le teste “coronate”.

    ecco perché va abbattuta questa europa monarchica e vanno costruiti gli stati uniti d’europa.

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  6. hansel

    x fla
    la funzione di pagamento è solo una delle funzioni della moneta. non ci crederai ma è anche la meno importante di tutte.

    x sgroi
    la moneta non circola SOLO in base alla fiducia. addirittura una fiducia eccessiva la ferma del tutto (come succede all’oro che infatti è fermo nei caveau). questo dimostra che non è la fiducia la ragione per cui circola. la fiducia ne migliora la qualità ma non la capacità di circolare. bitcoin ad esempio non ha alcuna struttura “fiduciaria” alle spalle eppure circola.

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    • Maurizio Sgroi

      l’oro non è una moneta, almeno da dopo bretton woods, quando l’oro è stato defitivamente demonetizzato. è rimasto come riserva di valore, ma non è mezzo di pagamento né di scambio. se bitcoin non godesse della fiducia di chi la scambia non circolerebbe, è evidente. lei scambia la struttura fiduciaria (governo, banca centrale) con la fiducia. la prima è forma. la seconda è sostanza. la prima è di pochi. la seconda è di tutti.
      grazie per il commento

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      • hansel

        e’ necessario fare pulizia su alcune convinzioni che lei ha dovute alle università cialtronesche italiane

        1) perché l’oro non è una moneta? i mercati lo comprano e lo vendono tutti i giorni. se le do un lingotto lei non lo prende in base al peso? ovviamente è poco maneggevole ma ciò non vuol dire che non sia moneta

        2) bretton woods non ha demometizzato l’oro ma semplicemente ha chiuso la convertibilità aurea tra i sistemi monetari (non tra privati) che di fatto era sempre stata fittizia.

        3) è lei che confonde fiducia e struttura fiduciaria. bitcoin circolava molto prima che diventasse accettata come moneta. era stata proposta per un’altra cosa. ha iniziato a circolare senza alcuna fiducia. perché a questo mondo per fortuna esistono gli speculatori ovvero coloro che scommettono lo stesso su una cosa che non si sa cosa sia e quindi non ha alcuna fiducia ma potrebbe avercela in futuro. (ovviamente esistono molte monete che circolano senza fiducia, bitcoin è solo un esempio banale).

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      • Maurizio Sgroi

        forse dovrebbe analizzare più profondamente le sue convinzioni.
        1) lei dice che l’oro è una moneta perché rappresenta una riserva di valore. ma allora sono monete anche i diamanti, il petrolio, e in generale qualunque commodity: basta che qualcuno li scambi con qualcos’altro;
        2) il ruolo monetario dell’oro, in quanto mezzo di pagamento internazionale e unità di conto, è finito dopo bretton woods, e con definitiva demonetizzazione aurea decisa subito dopo. ciò vuol dire che l’oro non svolge più alcuna funzione monetaria, nel senso che si dà a tale espressione in un sistema monetario. ciò non vuol dire che l’oro non rivesta una suo valore come commodity, appunto.
        3) una moneta che circola su base speculativa in circoli ristretti non è una moneta, ma un mezzo privato di pagamento. nella storia c’è stata un’infinità di questi strumenti. il fatto che non si ricordino, mentre tutti ricordano il dollaro o la sterlina, dimostra che non erano monete, ma tentativi di moneta 🙂
        grazie per il commento

        ps le mie non sono convinzioni, ma modeste considerazioni frutto di un apprendimento che va ben oltre i miei ormai lontani studi universitari e che dura ancora oggi. di mio ci metto soltanto la disponibilità a metterle continuamente in discussione e a non dare mai nulla per scontato. e una profonda umiltà

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  7. hansel

    x sgroi

    1) è lei che diceva che l’oro non è moneta ma solo riserva e che la moneta circola solo se c’è fiducia e io le avevo risposto dicendo che essere riserva non esclude essere anche moneta e aggiungevo anche che la fiducia non è la ragione per cui circola la moneta come diceva lei facendole esempi paradossali ma veri. anche le commodity possono essere moneta ma sono meno liquidabili dell’oro quindi assumono più un valore di asset.

    2) bretton woods non è finita. semplicemente dal 71 l’oro delle banche centrali non è più convertibile con le banconote. l’oro è moneta e riserva ancora oggi non solo per i privati ma anche per le banche centrali. la convertibilità non c’entra niente col concetto di moneta.

    3) quello a cui si riferisce lei non è il concetto di moneta ma l’oggetto fisico usato per fare uno scambio. quello è il mezzo di pagamento, non la moneta. la moneta non è solo mezzo di pagamento ma anche altre cose. è colpa della scuola e dell’università italiane che diffondo questo concetto sbagliato che discende dalle scuole monarchiche tedesche imposte poi a tutta europa. l’euro va male anche per questa visione tedesca fondamentalista della scuola austriaca.

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  8. Fla

    x Hansel: si la moneta ha anche altre funzioni. Ma credo che i miei ricordi siano solo più o meno scolastici. Sull’oro non so: in natura esso e scarso e, fino a prova contraria, tali non sono i bisogni dell’uomo.

    In merito agli Stati Uniti d’Europa, credo valga la pena leggere ciò che disse il valido economista inglese Wynne Godley qui http://www.borsainvestimenti.com/rubrica/non-tutti-sanno/cose-la-sovranita-monetaria-e-come-e-stato-strutturato-il-trattato-di-maastricht/ . Credo che nulla si stia facendo per mettere in pratica le condizioni minime per la loro esistenza. Saluti.

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    • hansel

      x fla
      infatti la scarsità è uno dei parametri che hanno a che fare col concetto di moneta. riguardo gli stati uniti d’europa hai ragione che non si sta facendo nulla ma è anche vero che per cose di questo genere ci vogliono molti anni.

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      • Fla

        Certo, ma se la moneta è scarsa, e magari in oro, se la potrà permettere solo qualcuno, che solitamente è “economicamente benestante”, lasciando a secco e senza mezzi di pagamento i meno abbienti. Praticamente quello che sta succedendo adesso, con le dovute differenze del caso. Sugli S.U.E., penso che purtroppo il fine ultimo non sia quello. Se ci fosse stato veramente l’intento di programmare tale avvenieristico progetto, i “padri fondatori” avrebbero messo in campo da subito un set condiviso di coordinamenti nazionali per giungere ad una convergenza sostanziale fra i vari sistemi fiscali, previdenziali e del welfare in generale. Nulla è stato fatto. E dal 1945 al 1999 sono passati ben 44 anni, non 4. Come dice Wynne Godley, si è pensato che il neonato Stato Europeo potesse nascere come un Non-Stato e con una Non Banca Centrale (cioè indipedente). Un ossimoro. Anzi, un aborto. Sentir parlare Draghi o i vari falchi BCE fa alle volte ribrezzo ed offende le sofferenze dei milioni di disoccupati che si aggirano in Europa alla ricerca di una occupazione stabile e pagata dignitosamente.

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  9. hansel

    per Fla

    ma la moneta dal 2002 al 2008 non era scarsa. l’italia ha fatto 200 miliardi di spesa pubblica in più. dove sono andati questi soldi? adesso sono scarsi e tu t’arrabbi ma capirai che se uno stampa sempre avrai iperinflazione.

    puoi criticare draghi quanto vuoi ma agisce da banchiere centrale. se le banche centrali stanno facendo cose mai fatte prima vuol dire che qualcun’altro non sta facendo il suo di lavoro. cioè gli stati.

    riguardo gli SUE hai ragione ma pensa quanti anni ci sono voluti per abbattere le monarchie e addirittura due guerre mondiali. gli stati uniti hanno subito una secessione con 600mila morti. e per avere una banca centrale vera ci sono voluti 130 anni.

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    • Fla

      Caro Hansel,

      scorrendo agevolmente i documenti della ragioneria centrale dello Stato, si possono leggere appunto tutte le voci di spesa e capire che, in linea di massima, come ben asseriva il commentatore Mauro Poggi l’Italia è da circa un ventennio che ha costanti avanzi primari. Cioè INCASSA in tasse molto più di quanto spende. Ciò che crea il deficit, come ha ben sottolineato in un post il padrone di casa Sig. Sgroi, sono gli interessi. Cioè il risultato di una scelta politica (ma io la chiamo CAPTURE, lo Stato “catturato” dalla finanza) di rinunciare al concerto di Tesoro e Banca Centrale per soddisfare le esigenze dei cittadini italiani. Abbiamo lasciato per strada questa prerogativa, privatizzato tutto il comparto bancario, ci siamo legati mani e piedi a vincoli economici superati ed economicamente suicidi. Ma per essere un pochino più mainstream possiamo dare uno sguardo anche alle slides di Vitor Constancio http://www.ecb.europa.eu/press/key/date/2013/html/sp130523_1.en.pdf . Il debito pubblico/PIL in Italia negli anni pre crisi era calato, oppure dare uno sguardo a cosa diceva tempo fa’ anche il Sole24Ore http://www.ilsole24ore.com/art/commenti-e-idee/2011-10-22/banche-pigliatutto-081326.shtml?uuid=Aatwj2EE : tra settembre 2008 e dicembre 2010 l’UE a 27 ha mobilitato 4287 miliardi di euro per salvare le chiappe alle banche francesi, tedeschi ed inglesi. Mentre Juncker , con circa una ventina di milioni di disoccupati in giro per l’UE, afferma che “non ha denaro fresco” per dare il via ai cosiddetti investimenti e cercare quindi di dare una spinta alla derelitta europa.
      Altro quindi che i “200miliardi di spesa pubblica aggiuntiva”. Ora si, certo, possiamo dire tutto e il contrario di tutto, guardare ai soli numeri decontestualizzati e proporli così, però diciamo che questi 200miliardi in più potrebbero essere ogni cosa. Si va dagli stabilizzatori automatici, ai sussidi di disoccupazione, al welfare, alle pensioni, alle sanità (sa com’è, sia una popolazione VECCHIA). Se poi mi dice che potevamo risparmiarci le BMW, AUDI, MERCEDES quali auto blu, lì mi trova d’accordo. Ci sono tanti colpevoli che dovranno rendere conto. Non sta a me però giudicare.

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      • Maurizio Sgroi

        salve,
        come giustamente fa notare lei, il mondo è sempre un po’ più complesso di come lo si rappresenta. dobbiamo tenerlo a mente. tutti.
        grazie per il commento e i link

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  10. hansel

    x Fla

    1) la divisione tra stato e banca centrale si è venuta a creare per necessità altrimenti se le concentri in una mano sola avrai appunto iperinflazione oppure dittatura. come accaduto in passato.

    2) se vuoi che lo stato abbia il monopolio della banca centrale allora lo stato deve cedere il monopolio di fare spesa pubblica. lo stato infatti “stampando” spesa pubblica stampa stipendi e quindi soldi. è riuscito a fallire anche senza stampare moneta. figuriamoci cosa succederebbe se stampasse moneta da solo.

    3) in realtà lo stato è azionista della banca centrale (insieme ad altri) quindi ne è proprietario ma non da solo. non ha perso la sovranità monetaria ma il monopolio monetario. perdere il monopolio non significa perderà la sovranità. cioè condivide questo potere con altri. è giusto che sia così perché lo stato inteso come “padrone assoluto” di tutto non deve esistere in quanto o si trasforma in una barzelletta come l’italia o in una dittatura.

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    • Fla

      @ Hansel: nei 3 punti viene fatta una rappresentazione dello Stato caricaturale che non ha nulla a che fare con quanto successo, ad esempio, in Italia. Lo Stato è una macchina che, se gestita nel modo corretto, permette ad una Nazione di poter prosperare. In Italia, così almeno nel ‘900 o da quando esiste l’Unità, non credo si sia mai assistito a casi di iperinflazione… Sul fatto poi che si “stampi”, beh, se Lei dovesse parlare ad esempio, con un banchiere centrale, vedrebbe quest’ultimo abbozzare un sorriso ed iniziare a spiegarLe che moltiplicatori monetari, stampe e quant’altro sono fardello del cosiddetto “monetarismo”, uno dei pensieri su prassi monetaria e finanza più sbagliate che esistano. Basterà solo ricordare che, nel sistema finanziario occidentale, le banche prima prestano, poi nel caso dovessero essere a corto di fondi per soddisfare i requisiti minimi di riserva, si rivolgono all’interbancario o, nonsiamai!!, alla Banca Centrale. Che fa da stanza di compensazione. La Banca Centrale Nazionale è la “madre” di tutte le banche (infatti in essa hanno i loro conti) e, perchè no, anche del “portafoglio” dello Stato. Nel nostro sistema economico quindi è il credito, e non la moneta, a dare la spinta alla crescita. Ed il credito è appannaggio delle banche commerciali. Che, essendosi fuse, o meglio, avendo fatto loro la prerogativa di quelle d’investimento dal momento della cancellazione del Glass Steagall Act in USA (a cui hanno fatto seguito le varie deregulation anche in Europa), in massa hanno iniziato ad investire e prestare un pochino troppo (cfr. esposizione derivati Deutsche Bank). Lo Stato quindi non è il male assoluto, come non lo è la finanza. Ma uno squilibrio, da una parte o dall’altra, è sempre foriero di sciagure. Questa crisi preso sembra essere più una crisi del “secondo caso” rispetto al primo. Se fosse una crisi dello Stato, parleremmo di crisi fiscale, quando in realtà la nostra è, a detta di tutti, una crisi finanziaria. Anche la Russia ad esempio ora è in crisi, ma non dal lato fiscale, bensì, come dimostrano i dati (e la current account), dal lato finanziario. Saluti a lei e al padrone di casa.

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      • hansel

        x fla

        inflazione
        c’è stata eccome ed è sempre rientrata con l’austerità così come la deflazione eccessiva è stata alleggerita con le svalutazioni. oggi la svalutazione è compito della bce che ha già salvato gli stati falliti e in futuro alleggerirà ancora comprando titoli di stato (che nessuno vuole proprio perché lo stato è fallito) ma a patto che gli stati facciano la loro parte.

        banche
        le banche (intendiamo quelle classiche) non prestano i loro fondi o i depositi dei clienti ma prestano soldi che a loro volta hanno preso in prestito sul mercato dei capitali.

        steagall act
        questa legge è stata di fondamentale importanza per contenere la differenziazione che si era verificata nel sistema bancario e oggi abbiamo bisogno di un altro “act” ancora più potente di quello perché la differenziazione è di nuovo uscita dal tubetto del dentifricio.

        banca centrale
        non è la “madre” delle banche bensì è la banca delle banche. i clienti vanno in banca e anche le banche vanno alla loro banca.

        crisi
        la crisi non è tra stato e settore bancario (che poi in italia sono pappa e ciccia) come dici te ma parte da un sistema parallelo molto più grande degli altri privo di legislazione e che intossica l’europa peggio che l’america e quindi va ricondotto ad una legislazione per ri-unificare i mondi e non metterli agli “opposti”. nessuno sa se ci si riuscirà.

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      • Fla

        Buondì. Mah guardi, l’inflazione italiana degli anni ’70 (quella a “doppia cifra” per intendersi) era causa (così come in tutti i paesi Occidentali industrializzati) della guerra Yom Kippur e della rivoluzione iraniana. Con prezzo petrolio quadruplicato, l’inflazione importata (da greggio) è aumentata raggiungendo appunto le due cifre. Cost push. Sulle banche e loro operare sottopongo art. BoE http://www.bankofengland.co.uk/publications/Documents/quarterlybulletin/2014/qb14q102.pdf . Sui restanti punti sono completamente d’accordo.

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      • hansel

        x fla
        no l’inflazione era dovuta alla fine della convertibilità aurea dell’agosto del 71 che dette alle singole monete il “diritto” di svalutarsi inflazionando i mercati. fu uno sballamento totale. il petrolio essendo la materia prima più importante andò sotto pressione scatenando disastri prima sui mercati e poi sul terreno con guerre e sfracelli. la guerra è la conseguenza e non la causa.

        successivamente i mercati tornarono a fidarsi del “dollar standard”, e quelle europee furono poi messe sotto lo SME e infine sotto l’euro col dollar standard a livello internazionale ancora in vigore.

        e oggi sta accadendo una cosa simile ovvero c’è una enorme pressione “monetaria” sull’eurozona che prima o poi si scaricherà a “terra” forse con guerre o conflitti. speriamo di no.

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      • hansel

        x fla
        l’articolo della boe è come al solito “inglese”. non devi fidarti di cosa dice una sola istituzione. devi sentire tutte le campane e poi farti una tua idea. la boe infatti da sempre ci tiene alla sua visione unitaria di banca centrale e banca classica unite dentro se stessa. il settore bancario e finanziario lo vede dunque come un estraneo che gli sta rubando il “potere”. l’america invece che ha settore bancario e banca centrale separate vede questo “estraneo” nel terzo soggetto lo shadow banking che cerca di ri-mettere sotto controllo della legislazione a cui sono sottoposti tutte le altre banche. ci sarà un giorno in cui lo shadow banking vedrà come estraneo il credito che si svilupperà su internet. e via di questo passo tra libertà e repressione. leggere quindi la boe non ti aiuterà a capire l’economia anche se è un ottimo punto di partenza incontestabile. come anche il FT. ottimo da leggere tutti i giorni.

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      • Fla

        Si, ci sono più concause. Nel commento ho dimenticato una “a”, infatti la frase sarebbe “l’inflazione italiana anni ’70 era A causa…”. In ogni caso si, Nixon shock, dando il là a “svalutazione” $, mise sotto pressione i produttori greggio. $ “svaluta”? alzo il prezzo ecc. Il resto è storia di deregolamentazione mercati finanziari che ha dato il via alle varie e successive bolle che si sono succedute fino ad oggi, grazie anche allo Shadow banking, corretto.
        Cerco in ogni caso di sentire sempre più campane, l’articolo BoE era solo esempio. Rimango sempre aperto ad ascoltare e recepire opinioni interessanti.
        Saluti.

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  11. hansel

    x fla

    e la lezione più importante degli anni 70 non fu la svalutazione bensì il fatto che ci fu disoccupazione invece di occupazione. cioè stagflazione. di solito inflazionando si crea sempre lavoro (o ci si prepara ad una guerra). non è vero quindi che l’inflazione crea sempre e comunque lavoro se c’è terrore sui mercati cioè se nessuno sa su cosa investire. e il bello è che a far cadere il gold standard fu proprio l’europa che subì le ripercussioni peggiori per poi riaccettare nuovamente il “dollar standard” che di fatto esisteva già. 10 anni persi. adesso quanti anni dobbiamo perdere prima che una vera europa nasca davvero?

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