Iosologia


Parte II, Semeiotica/3

Il primo predicato del Soggetto autoconsapevole è conoscere. La deduzione del sum dal cogito implica la verità basica dell’Io, la sapienza originaria: Io so (di essere).

Quindi tutto ciò che dall’Io promana esiste per necessità e precede ogni altro attributo, a cominciare dall’Io ho (mIo).

Questo in origine.

Nasce una nuova grammatica per articolare il discorso gnoseologico. L’Io so decide di rinnovare il mondo a sua immagine e somiglianza.

Vuole imporre il regno di dIo.

La rivelazione divina viene transustanziata nella Iosologia.

Il logos di Dio subisce un processo di decadimento, si impoverisce: si umanizza. Il logos impoverito si sostanzia e si esaurisce nella logica dell’Io (so), che impugna lo scettro della conoscenza. La matematica, figlia prediletta della logica, diventa la lingua dei nuovi profeti, chiamati a far luce sui misteri del mondo.

E’ l’alba della scienza, che illumina il tramonto della divinità.

Rinchiuso nella corazza della logica l’Io so dichiara guerra alla tradizione e annuncia al mondo la buona novella di un continuo e perenne disvelamento di verità. Il mito dell’oggettività dell’Iosologia cresce e si rinforza con l’applicazione di un metodo che osserva e deduce e perciò stesso garantisce la fine delle tenebre dell’ignoranza e della superstizione, oggetto, dal XVI° secolo in poi, delle burle dei filosofi.

Ma la lotta per imporsi sulla coscienza dell’uomo è lunga. L’Iosologia, ai suoi albori, conquista, passando per la ragione, soltanto il cuore dei dotti. Costoro si incontrano nel segreto delle accademie dove celebrano i propri riti, come i cristiani antichi facevano al buio delle catacombe. La Ragione li ordina sacerdoti, impone loro un codice e una missione. Seduce il loro piccolo io vellicandone la naturale vanità, promettendogli l’eternità per il tramite delle loro scoperte. Lo scienziato impone il suo nome sulle leggi di natura. Le nomina. E così facendo le realizza.

La gloria dei poeti adesso gli appartiene. Invece dell’alloro il suo capo si cinge con la corona del pensiero razionale che lo immortala.

L’altare dell’Accademia diventa il dispensario della conoscenza. Le chiese della Ragione lentamente si riempiono di fedeli che imparano a leggerne i segni e a interpretarne i codici. Diventano gli evangelisti di un nuovo Credo che promette miracoli e, miracolosamente, li realizza grazie all’incarnazione della Scienza nella Tecnica.

E’ un’epoca di prodigi, che arriva fino a noi. Le macchine meravigliose del XVIII° secolo, derivate dallo stupefacento progresso tecnico dell’alto Medioevo,  preparano il nostro presente.

Ogni cosa ne viene travolta.

Di fronte al miracolo della trasformazione meccanica della materia il popolo sgrana gli occhi e dubita, stretto fra un Dio celato, sordo alle preghiere, e un dIo sapiente e manifesto che produce meraviglie. I nuovi chierici lottano fieramente per far divenire atto la potenza del dIo scientifico e trovano nell’industria l’alleato ideale. Gli promettono miracoli produttivi in cambio di assegni in bianco. Che puntualmente arrivano, generando altre meraviglie sotto forma di profitti.

Ma come sempre accade nelle alleanze di comodo, inizia a sorgere lo spettro dell’egemonia di una parte sull’altra. La scienza impone il sigillo delle sue verità sulla società, ma al prezzo della più grande campagna di comunicazione vista nella storia.

Gli scienziati diventano i nuovi oracoli, gli arbitri ultimi di ogni contesa. La loro dipendenza dal denaro aumenta di conseguenza. Man mano che sfoglia il libro della natura il d-Io so si accorge che servono meraviglie sempre più straordinarie per sedurre le masse.

Lo sguardo vanitoso dello scienziato inizia allora a scrutare l’infintamente grande e l’infinitamente piccolo. Inizia a dedurre, prima ancora di osservare. Servono macchinari sempre più costosi per suffragare le sue teorie, serve sempre più oro per costruirli. Il costo della scienza cresce in ragione proporzionale alla sua volontà di potenza. Il delirio narcisistico dell’Io so – la vanità senza freno degli scienziati – provoca la sua subordinazione all’Io ho, realizzando un’inversione gnoselogica delle priorità.

Il primo predicato dell’Io autoconsapevole (conoscere) cede la supremazia alla pulsione originaria dell’Io (mIo). E così facendo conforma la società.

E’ la Repubblica di Platone, dove però i sapienti governano sotto l’ipoteca dei mercanti. L’ennesimo tradimento dei chierici, che si consuma sulle spalle dell’umanità.

Le Università ingrassano con i contributi delle Corporazioni, le stesse che consentono ai sacerdoti della Ragione di celebrare con munificità i loro concili, che oggi si chiamano convegni. I loro messali riecheggiano dappertutto, volgarizzandosi via via. Al punto che il bollino della scienza diventa un simbolo di qualità, una garanzia. Si compra e si appende su oggetti purificati dalla scienza, che il sacerdote dell’Iosologia consacra come in una nuova eucarestia.

La grande massa dei fedeli mangia e beve il corpo del nuovo dIo incarnatosi in infiniti beni e servizi, che la Tecnica realizza e la Scienza benedice. La stessa scienza che, nel frattempo, dopo i terremoti del secolo XX°, conosce il tedio dell’indeterminatezza avvitandosi nell’autocontemplazione o, peggio, contrabbandando universi probabili retti da equazioni sempre più oscure per i non iniziati.

Il linguaggio della scienza, come il latino ai tempi del Medievo, diventa accessibile solo agli ordinati dalla Chiesa dell’Accademia e solo da costoro è confutabile. Nei limiti però fissati dalla nuova ortodossia. La disputa è ammessa e incoraggiata purché non violi il Principio (Io so). Con l’eretico la Chiesa scientifica non è meno brutale della vecchia Chiesa di Dio. La scomunica coincide sempre con l’ostracismo e poi col rogo.

Pochi nel frattempo si sono accorti della fine del mito dell’oggettività, l’arma più potente dell’Iosologia, che ormai data più di un secolo. Tale consapevolezza è rimasta confinata nel sapere specialistico, peraltro sempre più celato nella percezione delle masse dalla straordinaria potenza della tecnologia.

Il popolo ignora i tormenti dell’Iosologia, ma si pasce dei suoi frutti. La Scienza trionfa nelle coscienze grazie alle sue applicazioni.

Basti un esempio: tutti conoscono il World Wide Web, pochi sanno che è la conseguenza di un’ostinata ricerca scientifica sull’antimateria.

La deriva esoterica dell’Isologia genera una prassi essoterica.

Dall’antimateria si materializza Internet.

Da una fantasia neoteologica volgarizzata scaturisce una realtà neotecnologica.

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