Fenomenologie giapponese. Anno 2060: odissea nella demografia


Fra 40 anni, stima il governo giapponese, ci sarà un lavoratore per ogni anziano e l’attuale popolazione di 127 milioni di abitanti si sarà ridotta di un quarto. La curva demografica del Giappone, che già quota un’età media di 48,4 anni, risultando il paese più vecchio al mondo, diverrà mano a mano più ripida, col risultato di collocare il paese all’avanguardia del cambiamento demografico globale. Che se ci pensate si sposa bene con l’altra avanguardia giapponese; quella delle politiche monetarie ultra-espansive, per tacere dei persistenti stimoli fiscali, sperimentate in Giappone assai prima che altrove.

Ma non si tratta solo di fare classifiche. L’avanguardismo demografico giapponese è un ottimo pretesto per sperimentare nuove politiche di contrasto a una tendenza naturale – l’invecchiamento provocato dalla minora natalità e l’aumentata longevità – che si vorrebbe correggere artificialmente almeno relativamente agli impatti che questo invecchiamento genera sulla struttura socioeconomica del paese. Il grafico sotto è più eloquente di mille parole.

Il primo, evidente, guasto riguarda la capacità produttiva, che in un mondo dove i lavoratori sono sempre meno non può che risultarne impedita. E infatti il Fmi ha stimato che la crescita economica giapponese declinerà in media di 0,8 punti percentuali l’anno per i prossimi 40 anni. La demografia è un fardello che nessuna economia può permettersi di ignorare a lungo.

Se guardiamo al quadro d’insieme, le conseguenze di questa deriva sono ancora più profonde. Le spesa correlata all’invecchiamento – ossia sanità e pensioni – è destinata a crescere proprio mentre la base fiscale che dovrebbe sostenerla tende a restringersi (a causa del calo del prodotto). Altrettanto, la demografia zavorra i tassi di interesse, già negativi oggi, e figurarsi domani dove andranno, e potrà avere effetti assai repressivi sul mercato immobiliare, già alle prese con le case vuote a causa di un’offerta superiore alla domanda.

Il combinato disposto genera pressione sul sistema finanziario, sia a livello delle famiglie che a livello bancario e assicurativo. Insomma, per farla semplice, l’invecchiamento della popolazione sclerotizza una società preparandola – letteralmente – alla morte economica.

I consigli di policy sono i soliti: stimoli monetari e fiscali e misura di salvaguardia per il sistema finanziario. Purché siano strutturali, raccomanda il Fmi. Come ad esempio quelle per far lavorare di più un numero maggiore di persone, a cominciare dalle donne. Ma lavorare per fare cosa, e fino a quando?

L’odissea che attende il Giappone la possiamo solo immaginare. E non sarà tanto diversa da quella che attende noi.

(2/segue)

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