Saeculum deorum


Parte III Diagnosi/2

Per farsi spazio nell’animo dell’Uomo, il dIo si serve di eserciti avversari che vengono prima sedotti e poi traditi con l’arma potente della vanità. Blandisce i diffidenti fino a conquistarli alla sua causa. Prende a prestito le parole degli uomini di Dio e gliele rivolge contro.

L’inganno si consuma con la complicità, chissà quanto incolpevole, di tutte le chiese.

Il Diouomo, eponimo di Cristo, diventa l’Uomodio.

Dio diventa dIo.

La rivelazione cristiana viene pervertita. Spogliata della trascendenza, viene incatenata nell’immanenza.

Da tale inversione di prospettiva nasce l’Umanesimo e con esso inizia il Tedioevo.

Riconsegnato al mondo (saeculum), l’uomo viene schiacciato dall’horror vacui di un cielo spoglio di Dio. Ma lo smarrimento viene presto oscurato dalla hybris. Nel graduale processo di secolarizzazione, ora denunciato con gran voce e gran ritardo dai pulpiti ecclesiali, l’umanista trova il nutrimento migliore alla sua fame inespressa di assoluto, sperimentando insieme il suo inganno meglio riuscito. Mentre il prete denuncia la cacciata di Dio dal mondo,  l’umanista annuncia l’avvento  di dIo nel mondo.

Il popolo viene purgato dall’oppio divino con dosi massicce di droghe sintetiche, distillate a carissimo prezzo dagli alambicchi della ragione. La vecchia religione viene declassata a superstizione, emblema di un fardello di cui occorre liberarsi per volare finalmente liberi verso il sol dell’avvenire.

Già nel secolo XIX, nell’Inghilterra positivista e industriale, le secular socities rivendicavano la revoca di ogni forma di tutela religiosa sugli uomini, sottoponendosi inconsapevolmente all’egida della nuova religione secolare (ergo: mondana) basata su sapere, avere e potere.

Inizia un’epoca gloriosa. Il dIo cresce e si rafforza nella mente e nel cuore degli uomini d’Occidente. Li affranca dalla miseria, li cura, li libera dalla schiavitù, realizza la meraviglia della scienza e della democrazia. Scrive pagine illuminate sui diritti, promulga costituzioni.

Come un tiranno benigno, il Demiurgo regala all’umanità una messe infinita di raccolti e regala all’uomo il sogno di una infinita bellezza, felicità e crescita, man mano che verranno sciolti i nodi che ancora lo tengono legato alle superstizioni. Lo spinge a esprimere se stesso. Gli impone di essere libero, affrancato dal bisogno e dai vecchi numi tutelari. Guerre e carestie non lo fermano: sono solo incidenti sulla strada verso la perfezione. L’adesione del popolo è massiccia. Totalitaria. Nessuno oggi mette in discussione l’egemonia dell’economia, della scienza e della politica sulle nostre società.

Si consuma l’inganno. Già sul finire del secolo XIX la sociologia individua nella secolarizzazione una semplice metamorfosi della religione nella società. L’alternativa funzionale alla religione tradizionale, scrive Emile Durkheim, trova il suo succedaneo nel “culto dell’individuo”. L’Uomodio. Con tutte le sue varianti di “culto della personalità” che ci insegneranno, pochi decenni dopo, le atrocità della storia. Fino ad arrivare al delirio narcistico collettivo con cui abbiamo a che fare oggi.

La beffa di tale processo di secolarizzazione è nel tradimento più sfacciato delle promesse dell’umanesimo: la libertà dal giogo religioso. Man mano che i cantori dell’Uomodio declinano i salmi della sua potenza, i suoi Arconti si innalzano sempre più verso i cieli rarefatti della divinità, finalmente di nuovo pieni, assumendo su ognuno di loro gli attributi di Dio: l’onnipresenza, l’onniscienza, l’onnipotenza.

L’uomo guarda esterrefatto la nuova Trinità – Io ho, Io so, Io posso – aderendo inconsapevolmente con un atto di fede tanto silenzioso quanto implicito. Il popolo crede nei tre dei che promanano dal dIo. Crede negli idoli che tali pseudo divinità innalzano nel loro nome, colleziona i loro feticci.

E’ su tale credenza, finalmente immanente e non più trascendente, che si consacra il saeculum deorum.

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