Dopo la pensione gli europei riscoprono la gioia del lavoro

L’Europa dai capelli grigi vede aumentare di anno in anno il numero di lavoratori attempati che partecipano al mercato, un po’ per inerzia demografica, un po’ per necessità, un po’ perché i governi si sono resi conto che le pensioni sono una promessa diventata sempre più difficile da mantenere. Specie in presenza di una conclamata denatalità che ha capovolto in poche generazioni la piramide demografica.
Sicché nel 2025 gli over 65 si prevedono in costante crescita fino al 2035. Un incremento così rilevante in vent’anni può sembrare poca cosa se non si confrontasse con il calo verticale dei tassi di natalità. La conseguenza, osservata dalla Bce nel suo ultimo bollettino, è che “i lavoratori in età più avanzata hanno fornito un contribuito significativo alla crescita dell’occupazione negli ultimi anni”.
Occupazione, che, vale la pena sottolinearlo, ha visto crescere il suo tasso complessivo di 1,7 punti fra il primo trimestre 2022 e l’ultimo trimestre 2025, arrivando al 62%. E una parte rilevante dell’aumento dell’occupazione lo si deve proprio alla fascia più anziana della popolazione in età lavorativa. Anche perché, ovviamente, è molto numerosa.

L’analisi rivela che, pur rappresentando il 34 per cento della popolazione in età lavorativa nel 2022, gli individui fra i 55 e
i 74 anni hanno contribuito per 1,4 punti percentuali all’aumento totale del tasso di occupazione, a fronte di un contributo nullo da parte dei soggetti dai 15 ai 24 anni e di uno inferiore, pari a 0,7 punti percentuali, da parte dei soggetti tra i 25 e i 54 anni. A far la differenza è stata la tendenza, rispetto alle generazioni precedenti, a posticipare la pensione.
I dati infatti hanno riportato un deciso calo della quota di pensionati in particolare fra i lavoratori nell’età compresa fra i 60 e i 65 anni. Tale calo è dovuto alla permanenza al lavoro di persona già attive assai più che dal passaggio di persone inattive in condizione di occupazione.

Detto diversamente, gli anziani non lavorano più a lungo perché scelgono di farlo, ma perché si “trascinano” più a lungo verso la pensione. E’ interessante osservare però cosa succede fra i 66 e i 67 anni (grafico sopra). Scattati i 67 anni, quindi una volta che la persone arriva presumibilmente all’agognata pensione, ecco che magicamente le persone inattive (e probabilmente pensionate) tornano a lavorare, e continuano a farlo anche dopo.
Il che ci dice molto della psicologia dei nostri lavoratori anziani. Che non vedono l’ora di andare in pensione per godersi una rendita che cumulano molto allegramente con una ulteriore entrata da lavoro appena ne hanno l’opportunità. Non è che vogliono smettere di lavorare. Vogliono una pensione e poi magari continuare a lavorare come fa comodo a loro. Nulla di male per carità. Ma forse questa evidenza dovrebbe farci riflettere. Il mercato del lavoro non funziona così bene se produce questi atteggiamenti.
