Un mercato del lavoro povero conduce a retribuzioni basse: il caso italiano

L’Istat, nel suo rapporto annuale, ci ricorda il triste primato che affligge il nostro paese, nel confronto con i nostri vicini europei: quello per le retribuzioni più basse.

Una tendenza di lungo periodo, che gli ultimi anni hanno semplicemente confermato. L’Italia è il paese che meno degli altri ha recuperato il crollo del potere d’acquisto determinato dall’inflazione del 2022-2023, e oggi le retribuzioni reali lorde degli italiani sono circa quattro punti percentuali sotto il livello del 2019, mentre in Spagna sono quattro punti sopra.

Il dato è eloquente perché si associa a un andamento del mercato del lavoro sostanzialmente positivo. Sempre Istat, infatti, osserva che dal 2019 al 2025 l’Italia ha visto crescere l’occupazione del 4,3%, superiore a quella della Germania, ma inferiore a quella di Francia e Spagna, dove è cresciuta del triplo.

Il dato italiano resta comunque positivo, anche se nasconde molte ombre. La prima è la demografia. Il calo della disoccupazione è in parte motivato dalla riduzione della popolazione in età lavorativa, mentre permane elevato il dato degli inattivi, che a marzo del 2026 è arrivato al 34,1%.

L’occupazione quindi cresce più per l’aritmetica che per la forza dell’economia, che come confermano i dati del nostro pil, rimane debole. E questo ha molto a che fare con i livelli delle retribuzioni.

Il confronto con il caso spagnolo è assai eloquente. In Spagna la crescita dell’occupazione, pari al 13,6% fra il 2019 e il 2025, con 2,3 milioni di nuovi posti di lavoro, è costituita in gran parte da lavoratori a tempo pieno impiegati in settori caratterizzati da retribuzioni superiori alla media. Il che, poiché parliamo di statistica, ha contribuito a far crescere il livello generale delle retribuzioni reali lorde.

In Italia, dove i dipendenti nello stesso periodo sono cresciuti del 6%, la quota di lavori a tempo pieno è aumentata, ma questa occupazione si è concentrata verso settori con retribuzioni basse, che quindi hanno fatto peggiorare la media. Parliamo di settori come le costruzioni, gli alloggi e la ristorazione.

In sostanza l’Italia ha visto crescere l’occupazione in settori assai poco remunerativi per i lavoratori, sui quali peraltro si concentra gran parte dell’attenzione pubblica. Si pensi al superbonus o all’assurda autocelebrazione che leggiamo ogni giorno del settore turistico, che produce solo camerieri e baristi, non certo ingegneri.

Questo non vuol dire che il settore turistico non sia importante. Ma è bene ricordare che produce un basso valore aggiunto, premia la rendita e non il capitale umano e infine non compensa neanche i lavoratori.

Il succo del discorso è tanto semplice quanto chiaro. L’Italia sta costruendo un mercato del lavoro sempre più povero. Quindi avrà lavoratori sempre più poveri. Meglio saperlo.

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