Cronicario: La testuggine di governo e il ni di cittadinanza


Proverbio del 29 ottobre L’adulatore dispensa bocconi amari coperti di miele

Numero del giorno: 2021 Ultimo anno di attività politica della Merkel dopo annuncio dimissioni

Siccome soffia il vento e fischia la bufera – avrete notato che oggi il vento piega l’Italia mentre ieri ha spazzato ben bene il Brasile – nulla di meglio per il governo del cambiamento che serrare i ranghi. La testuggine di governo è stata annunciata a reti unificate dal vicepremier uno/due, ormai ferratissimo non solo nella vasta e complessa materia delle penali sulle opere pubbliche, ma anche nella raffinata arte della strategia militare, al punto da ispirarsi alle mitiche legioni romane, che così tanti emuli ancora trova ai giorni nostri.

Sicché quando è sorto il giorno, al primo spirare del vento di burrasca che arrivava da nord, il Nostro ha rilasciato una dichiarazione che ha dato la precisa misura dello scoccare dell’ora fatale: “Siamo sotto attacco, è vero, ma siamo seduti dalla parte giusta della Storia e se avanzeremo insieme compatti anche la vittoria di questa battaglia sarà nostra. Ma dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana” che “veniva usata in particolare durante gli assedi. E’ bene infatti avere molto chiaro che dalla compattezza della testuggine dipende non solo il futuro del governo, ma anche quello del nostro Paese”.

Perché hai voglia a dire che non è così: la testuggine è una cosa bellissima. Ispira solidità, compatezza, corrispondenza di amorosi sensi, determinazione, grande resistenza agli urti. E infatti fateci caso: è bastato che il vicepremier uno/due la evocasse ed ecco che improvvisamente i mercati si sono placati: spread in discesa, borsa in salita, aste al ribasso…

Il rilassamento indotto dall’assunzione del rimedio gioverà a far pulizia di alcune scorie che ancora insistono nel nostro dibattito pubblico. Servirà, ad esempio, a far digerire la Tap e magari anche la Tav, prossima indiziata nella nuova strategia del governo dei cambiamento, ossia dire no con la testa mentre con le mani si firmano i contratti. D’altronde come ha detto riferendosi alle grandi opere il sottosegretario alla concretezza – quello che secondo il luogo comune è un fine esperto di ogni cosa – “le cose che si devono fare si fanno”. E’ arrivato il momento del ni di cittadinanza.

A domani.

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