Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario: Prospettiva Zerotré


Proverbio del 22 maggio Dove va l’ago, va anche il filo

Numero del giorno: 32.000.000.000 Valore manovra nel 2019 secondo Confindustria

Gentilissimi che andate alle urne come alla guerra, insieme al quaderno degli insulti o alla bandierina da tifosi suggerisco di accompagnarvi con l’ultimo grido del made in Istat, ossia le “Prospettive per il 2019”, che misurano in maniera alquanto pietoso l’ampia differenza – lo spread diciamo –  fra quello che si dice (i politici) e quello che si prevede succeda (la realtà).

 

Leggetelo. Dopodiché leggete con tutta la calma di cui siete capaci il vago sproloquiare, che pure oggi le cronache non ci hanno risparmiato, dei politici in carriera, che continuano a chiedervi il voto (per giunta europeo) per continuare a litigare in casa propria. E quindi, felicemente, abbracciate l’Italia dello Zerotré, che speravamo di esserci lasciati alle spalle, e invece e qui e lotta insieme a noi.

Lotta: letteralmente. Proprio ieri, per dire, l’Ocse ha detto che nel 2019 avremo una crescita pari a zero. E vi faccio grazia del resto. Ma state tranquilli: il primo minestra (rectius, primo ministro) ha già fatto sapere che “stiamo ponendo argine al declino”.

A domani.

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Cronicario: La flat tax è una Sicurezza (bis)


Proverbio del 21 maggio Il pensiero rende l’uomo grande come una montagna

Numero del giorno: 8,1 Crescita % produzione annua nelle costruzioni in Italia a marzo

E quando a un certo punto sento Vicepremier Uno (o Due, fate voi) tornare a dire che “non domani, ma adesso”, bisogna fare la Flat tax al 15% perché “solo così possiamo correre” e che  non c’è da preoccuparsi per i buchi nel bilancio dello stato perché tanto “dal secondo anno in poi col taglio delle tasse si incassa di più”, mi rendo definitivamente conto che peggio delle minchiate c’è solo una cosa: le minchiate ricorsive.

Mi dico che solo un difetto di spin può aver indotto un politico a ripetere la stessa cosa che diceva un anno fa, come d’altronde solo un difetto di qualunque altro genere – sostanzialmente di cervello – può spingere qualcun altro a credergli. Ma poi mi accorgo che il problema è più ampio. La coazione a ripetere non risparmia gli oppositori, che infatti ripetono che “la flat tax è ingiusta”, e così fanno incazzare sia quelli che ci credono, sia quelli che ci vorrebbero credere, sia quelli che non ci credono ma non credono neanche che si debbano ripetere sempre le stesse cose. E, soprattutto, la coazione a ripetere non risparmia il ministro dell’economia, che rima non a caso con Mammamia, che infatti ripete che “la flat tax si può fare solo se si tagliano le spese”.

Meglio ancora quando riririripete che “è inutile fare più deficit se poi serve solo a pagare l’aumento del costo del debito”, che è una riflessione tanto semplice che non la capisce nessuno. In compenso è chiaro a tutti, a questo punto, che siamo in piena campagna elettorale. Quella del 2018.

E visto che si ricicla, possiamo riririripetere senza tema di annoiare nessuno di #staresereni. La flat tax si farà. E’ una sicurezza (come il decreto). Bis, ovviamente.

A domani.

 

Cronicario: La sottile differenza fra frenare e franare


Proverbio del 20 maggio Quando dite denaro anche un morto apre la bocca

Numero del giorno: 10.600.000 Smart speaker consegnati in Cina nel primo trimestre 2019

Nel paese delle convergenze parallele, dove intere carriere sono state costruite e nutrite dall’arte della supercazzola più o meno dissimulata, mi riempie di tenerezza la sobria descrizione effettuata da una nota Autorità dell’andamento dei contratti pubblici, che nel tempo degli “sblocca-cantieri” infiniti e perenni, ma soprattutto esibiti (anzi annunciati) dovrebbe rassicurarci tutti, circa la capacità delle nostre pubbliche amministrazioni.

Senza farla troppo lunga, il punto è che, come dice l’Autorità c’è stata una “frenata nell’ultimo quadrimestre 2018 ma nel complesso il mercato cresce rispetto al 2017 di quasi sette miliardi”. Ora passi pure che tutto il mondo conta in trimestri tranne l’Autorità, rimane il dato della frenata: -21,4% nell’ultimo quadrimestre.

Frenare e franare sono sinonimi, evidentemente. Quindi dobbiamo essere grati alla nostra Autorità per aver valorizzato questa sottile differenza. Notevole la chiosa: “Non è da escludere che sulla frenata del settore, registrata fra settembre e dicembre, possa aver contribuito la prospettata incertezza normativa”. Ora, del governo del cambiamento si può dir tutto tranne che generi incertezza. Al contrario: è chiaro a tutti come andrà a finire, con gli appalti come per tutto il resto.

A domani.

Cronicario: Alla ricerca della ricchezza Spreaduta


Proverbio del 16 maggio I piedi vanno dove va il cuore

Numero del giorno: 19.680 Vendita italiane di immobili in nuda proprietà nel 2018

Nella Canzonissima del lamento, che ogni giorno è come musica per le nostre orecchie depresse, oggi mi sento di assegnare il primo premio a quella tale associazione di commercianti che, in combutta col notissimo istituto di ricerca, sempre quello, oggi fa dire al suo presidente parole che dovrebbero essere scolpite sulla pietra dura del nostro scontento: “La crescita perduta negli anni sembra irrecuperabile. Dal 2007 a oggi abbiamo perso circa 20mila euro di ricchezza pro capite, di fronte a questa situazione serve un progetto credibile di riforma fiscale e taglio delle tasse”.

Ora io non ho la minima idea di come l’illustre presidente abbia calcolato questo dato, però ne ho trovato un altro che racconta una storia diversa, meno popolare di sicuro e perciò nascosta nel meandri delle contabilità ufficiali.

Dai dati Bankitalia, espressi a valori correnti, leggo che la ricchezza netta, quindi senza debiti, delle famiglie è passata dai 9.333 miliardi del 2007 ai 9.742 del 2017. E pure mettendoci dentro che la popolazione nello stesso tempo è aumentata di 864.683 anime, viene comunque fuori che la ricchezza (se quella si riferiva il nostro eroe) è aumentata da 156.543 pro capite a 161.067. Poco ma meglio di niente. Anzi: meglio di perdere ventimila euro.

Lo so, anche io ho un sacco di dubbi, quando mi avventuro in certi contabilità. E non solo. Per esempio, a differenza di tanti anche al governo, dubito molto del fatto che continuare a dire chissenefrega dello spread quando sia quasi tornato a quota 300 faccia bene alla nostra ricchezza espressa in Btp, per fare un esempio. Che non sono solo quelli – pochi – che avete in tasca voi come me, piccoli risparmiatori degli spicci, ma quelli delle banche e delle assicurazioni, che ne hanno un filino di più e soprattutto sostengono la finanza dello stato, per dire la prima cosa che mi viene in mente.

Secondo voi che succede a questa ricchezza quando aumenta il differenziale sui Btp? Esatto: rischia di finire perduta. Spreaduta, per meglio dire. Hai voglia a ricercarla.

A domani.

PS il governatore di Bankitalia ha detto che il carospread sta iniziando a pesare sui prestiti bancari ossia quelli che dovrebbero sostenere gli investimenti e i consumi (il nuovo smartphone, avete presente). Bene, spreaduti anche quelli.

Cronicario: Marciare divisi per spendere uniti


Proverbio del 15 maggio Le grandi anime hanno volontà, quelle deboli desideri

Numero del giorno: 2.358.000.000.000 Debito pubblico italiano a marzo

Ora che si avvicinano di nuovo i 300 (di spread) non dobbiamo stupirci che i nostri eroi delle Termopili del cambiamento abbiano rinvigorito i toni, rispolverando anche un certo patrio orgoglio, per dire ai persiani che ci assediano da Bruxelles che a noi italiani lo spread ci fa un baffo.

Anzi, come detta alle agenzie Vicepremier Uno (o Due, fate voi) oggi in squillante forma dopo la diffusione della prima pagina della sua autobiografia, “non mi preoccupo, viene prima il lavoro”. Anzi meglio: “Non sono al governo per crescere dello 0,3”.

Quindi se c’è da superare il 3% di deficit si farà. E soprattutto “l’Iva non aumenta neanche di un centesimo”. Si può sforare di più, perbacco. E pazienza se l’avvocato del popolo, meglio conosciuto come primo minestra (rectius: primo ministro) aveva detto poco prima che non aumentare l’Iva sarebbe stato molto difficile. Neanche se davvero comandasse lui.

D’altronde anche l’altro Vicepremier è tutto il giorno che si lamenta che il collega Vicepremier lo tratta male. Non che lui lo tratti meglio: gli ha pure detto che è un irresponsabile per aver paventato di sforare. Salvo poi (oggi) sottolineare che: 1) arriveranno 500 milioni ai comuni; 2) avanza (dal deficit) un miliardo dal reddito di cittadinanza che lui vuole dare alle famiglie; 3) il Gran Sasso non deve chiudere; 4) apriranno 8.000 cantieri; 5) il governo deve durare.

Perciò non fatevi ingannare: marciano divisi ma spendono uniti. E adesso sapute pure perché i 300 solo un problema transitorio. Nel senso che dopo aumenteranno.

A domani.

 

PS Un noto partito di opposizione ha lanciato lo slogan: “Uno stipendio in più”, modo grazioso per dire che bisogna ridurre le tasse sul lavoro (chissà come poi) per mettere più denaro nelle tasche degli italiani. Toglietemi tutto, ma non la mancetta.

Cronicario: Aiuto ci strangolano. Anzi, facciamo da soli


Proverbio del 14 maggio Legifera con severità e amministra le leggi con clemenza

Numero del giorno: 49,3 Quota % italiani 25-34enni che abitano coi genitori

E lo dicevo io che è tutta colpa del sistema. Anzi: è colpa dell’Europa, che fa più oggi. E il fatto che lo dicano anche persone illustrissime super intelligenti mi rassicura assai.

Per dire: lo sapevate che “L’Europa ci strangola”, dice una nota associazione grazie anche alle preziose analisi di un notissimo istituto di ricerca? Non lo sapevate, però lo sospettavate vero? Al bar dei social se ne parla di continuo. E sapete perché: perché fanno dumping.

Ecco spiegato il significato, con la prosa alata della nota associazione: “Stretta tra aliquote da paradisi fiscali (in Lussemburgo la pressione fiscale reale è negativa) e retribuzioni da caporalato (in Bulgaria il salario minimo orario non supera i due euro), il nostro Paese rischia di trasformarsi nella terra dei sogni traditi e delle opportunità mancate”. L’Europa ci strangola, signora mia. E chissà perché fa questo effetto solo a noi.

Sarà perché siamo geni incompresi, di sicuro. E infatti siamo anche incompresi anche a casa nostra. Perciò facciamo l’unica cosa che ci resta da fare: emigriamo.

L’8% degli emigrati in giro per l’Ue siamo noi. Emigriamo persino più dei bulgari, malgrado questi ultimi guadagnino i famosi due euro l’ora. Mi sorge il sospetto ci sia qualche altro motivo dietro, ma vengo distratto dal dibattere erudito fra Vicepremier Uno&Due che se le mandano a dire come neanche i mitici Sandra&Raimondo. Poi mi ricordo che abbiamo il carospread, le tasse che mordono e più di 350 miliardi di debito pubblico (che abbiamo fatto da soli) da finanziare entro l’anno prossimo. Secondo voi come a finire?

Quasi quasi emigro…

A domani.

Cronicario: Autonomia (dallo spread) unica via


Proverbio del 13 maggio Ciò che si dona col cuore torna raddoppiato

Numero del giorno: 1,1 Tasso % posti vacanti in Italia nel IQ 2019

E quando lo spread, intorno a mezzogiorno, sfiora quota 280 capisco finalmente le parole di quel tale che mi pare sia Vicepremier (Uno o Due, fate voi) secondo il quale “il lavoro che dovremo fare nei prossimi mesi è scrivere un provvedimento sull’autonomia che non attenti alla coesione nazionale”.

Al Taluno fa eco il Talaltro, anzi, la Talaltra, per l’occasione ministra, a ricordare che “l’autonomia è nel contratto di governo per questo il prossimo Consiglio dei Ministri sarà la sede opportuna per dare una risposta alle Regioni e chi è contrario se ne assumerà la responsabilità. L’autonomia non è una deriva ma un’ottima soluzione per avvicinare le scelte ai cittadini”.

E per chiudere il discorso ecco di nuovo il vicepremier (Uno o Due, fate voi) dire convintamente che “l’Italia sta dando il meglio di sé e stiamo battendo la Germania sulla produzione industriale e sulle esportazioni”.

Si davvero. E non solo: siamo anche a 279 di spread dalla Germania.

A domani.

Cronicario: Produzione e consumi fanno il Bot


Proverbio del 10 maggio Si chiede profumo a un fiore e gentilezza a una persona

Numero del giorno: 118.300.000.000 Export tedesco a marzo (+1,9% su marzo 2018)

E per finire in bellezza tre meravigliose notizie che gioveranno al sostenere il baldo morale declinista che incoraggia la nostra vocazione nazionale.

Merito di Istat che oggi ha rilasciato due pregevoli rapporti, uno sui consumi al dettaglio e l’altro sulla produzione. Sul primo c’è poco da dire: siamo un popolo che avversa fieramente il consumismo, perciò facciamo bene a consumare poco e se possibile pochissimo.

La flessione di vendite dei beni alimentari mi consola particolarmente, perché si avvicina la prova costume ed è il momento di far qualcosa di risolutivo per i residui di glicogene annidati nel girovita.

Quanto alla produzione industriale, com’è noto il nostro meraviglioso paese è in prima linea, oltre che nella lotta al consumismo, anche in quella contro l’ossessione per la crescita a tutti i costi, che alla lunga fa male alla salute, per non parlare dell’ambiente. I dati Istat confermano che siamo sulla strada giusta.

Dulcis in fundo, oggi c’è stata l’asta dei Bot annuale che è andata benissimo: infatti i rendimenti sono saliti dallo 0,07 di aprile allo 0,122. Volete mettere la gioia per il piccolo risparmiatore che compra Bot? Magari sul momento non si ricorda che gli interessi sono pagati con le sue tasse, ma vabbé.

Ricapitoliamo: consumiamo meno, produciamo meno e il Tesoro paga più interessi sui titoli di stato. E’ il (governo del ) cambiamento bellezza.

Buon week end.

Cronicario: Si può sforare di più


Proverbio dell’8 maggio Il fiore non ha davanti ne dietro

Numero del giorno: 21.100.000.000 Surplus commerciale cinese verso Usa ad aprile

E a un certo punto, dopo che è risbocciato l’amore fra Vicepremier Uno (o Due, fate voi) e Vicepremier Due (o Uno, fate sempre voi), si capisce quale sia il legame che li avvinghia, pure dopo la cacciata del sottosegretario col mutuo senza garanzie.

Dai che l’avevate capito. E d’altronde si va avanti così da mezzo secolo, mica lo scopriamo adesso. Epperò il governo del cambiamento qualcosa l’ha cambiata, rispetto ai suoi emuli del passato: non bada a spese. Non ci credete? Sentite che ha dichiarato Vicepremier Uno (o Due, fate voi): “Dello sforamento del 3% se ne può parlare ma prima assicuriamoci di trovare i soldi dalla lotta all’evasione e realizziamo la spending review”. E se non vi fosse risultato chiaro ha aggiunto che “bisogna convocare subito un vertice di governo su salario minimo e flat tax, e chi le propone porta anche le coperture. Il mio obiettivo è non aumentare Iva e abbassare le tasse agli italiani. Lotta all’evasione seria e spending review sono i due obiettivi che ci dovremo dare”.

E che ci vuole. Tanto si può sforare. Che dite, lo superiamo sto famigerato 3% del deficit/pil.

Ah no, scusate: l’abbiamo già sforato.

A domani.

 

Cronicario: Un bel ponte sulla via Trucis


Proverbio del 19 aprile Non puoi comprare la saggezza col denaro

Numero del giorno: 110,5 Indice Istat fiducia consumatori ad aprile (al minimo da luglio 2017)

Dai che ci siamo: parte il ponte. Quello di Pasqua intendo. L’unico ponte che si riesce a fare in Italia senza liti e tangenti, manette e titoli di giornali (anzi, no, quelli sì, ma sono inevitabili come il raffreddore d’inverno). L’unica opera pubblica che mette d’accordo tutti.

Parte il ponte e finalmente l’Italia si scopre felice e ottimista col suo fiume di automobili che già s’incolonna lungo le autostrade, preannunciando città desertificate, al netto dei turisti, coste affollate, hotel pieni e ristoranti zeppi che regaleranno conti salati e dolcissimi disordini alimentari. E lamenti, ovviamente, come quelli della tale confcommerciante secondo cui le prenotazioni in hotel sono andate bene, ma non benissimo.

Di buono c’è che essendo Pasqua possiamo pure sperare in una qualunque risurrezione sorvolando persino sull’aria truce che spira in questo momento attorno al nostro bellissimo governo del cambiamento, che sembra nel pieno della sua personalissima via crucis.

Dite che il ponte di Pasqua/25 aprile/Primo maggio non sarà abbastanza lungo per dimenticarsi di loro? Tranquilli, c’è sempre quello di Natale.

Buone feste.

Ci rivediamo alla fine del ponte.