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Cronicario: E dopo l’anticipo del Tfs si prepara quello del Tso


Proverbio del 23 gennaio I corvi sono dappertutto neri

Numero del giorno: 3,8 Calo % export giapponese a dicembre

E’ chiaro a questo punto che la soluzione di tutti i nostri problemi è il denaro pubblico, meglio se profuso a pioggia. I maestri del pensiero che abbiamo la fortuna di avere al governo ce lo ricordano a ogni pie’ sospinto e meno male. Come faremmo a svegliarci ogni mattina se non sapessimo che c’è un disegno illuminato per il rilancio del paese?

Si dormirà pure maluccio pensando ai buffi. E tuttavia ogni mattina il governo del cambiamento trova le parole giuste per raddrizzarci la giornata. Ieri era la card di parannanza, oggi il Tfs, che non sta per treno fuori servizio ma per trattamento di fine servizio, ossia la mitologica buonuscita che i dipendenti pubblici prendono alla fine della loro vita lavorativa. I più fortunati riescono a prenderla anche prima che finisca la loro vita tout court, visto che lo stato, notoriamente, paga a babbo (pensionato) morto e prima di vedere questi due spicci può passare anche una generazione.

Ma ecco che arriva l’addrizzata, il colpo di genio, la mandrakata. Grazie alla manovra del popolo (a debito) sarà possibile ottenere l’anticipo dalle banche (a pagamento posticipato degli interessi da parte del percettore ma con ristoro fiscale con scappellamento a destra) del Tfs. Un bella pasticca di denaro pubblico per dare denaro al pubblico che, spendendolo, salverà il bilancio del pubblico.

Penserete che propagandare questa ricetta miracolosa sia troppo pure per il vostro Cronicario. Ma leggete che dice una delle teste d’uovo che per buona sorte governa oggi: “Nel 2019 anticiperemo 5 miliardi di liquidazioni che i dipendenti pubblici avrebbero intascato con un ritardo tra due e cinque anni. Sono soldi che finiranno nell’economia del Paese, sono cinque miliardi di potenziali investimenti aggiuntivi. Sappiamo che il Tfs viene speso abbastanza velocemente”.

Ce lo vedo proprio il pensionato pubblico finanziare col Tfs la costruzione del ponte sullo stretto. Mi sorge il sospetto perciò che l’anticipo del Tfs sia l’ennesima trovata geniale che fa il paio con la signorina Quota 100 e il reddito di parannanza. Erogazioni che avvengono in un paese ad alto tasso di evasione fiscale, dove la spesa per il welfare è già altissima (e stendiamo un velo pietoso sulla qualità di questo welfare)

e dove ancora più alto è il tasso di tesaurizzazione della ricchezza.

Il Tfs, che “sappiamo viene speso velocemente” rischia di finire nei depositi bancari che già assorbono più di un terzo della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane. Niente di più facile che si prepari una straordinaria partita di giro.

Vi sbagliate: i pazzi siete voi – e siete sempre meno – che non capite la finezza del governo del cambiamento. Ma state sereni. Dopo l’anticipo del Tfs il governo penserà a quello del Tso. Sempre a spese vostre, ovviamente.

A domani.

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Cronicario: Un piano B si aggira per l’Europa


Proverbio del 21 gennaio Per alta che sia la montagna, un sentiero si trova

Numero del giorno: 133 Debito pubblico italiano in % del pil nel terzo trimestre 2018

Adesso si che sono preoccupato per la Brexit. Ho sentito dire da qualcuno che Lady G ha un piano B, dal che deduco che un piano B si aggira di nuovo per l’Europa.

Dai non scherziamo. Il piano B è una cosa seria. Se il padreterno ne avesse avuto uno non avremmo mai avuto il fisco. Eppoi lo sapete che succede quando un piano B si comincia a interessare dei casi vostri.

Ecco appunto. L’ultima volta che da noi si è parlato di piano B n’altro po’ fallivano le banche (e vi faccio grazie del governo).

Adesso a quanto pare la sfiga del Piano B l’abbiamo passata alla nostra eroica, geniale, insostituibile (nel senso che non riescono a cacciarla) signora May. Pare che costei abbia pronto il suo famigerato Piano B per convincere i riottosi parlamentari che hanno già bocciato il suo piano A ad approvare questo benedetto deal con l’odiatissima Ue. C’è da star sereni, conoscendo la straordinari capacità di negoziato della May(be).

Perciò finirà bene, statene certi. Anche perché il piano B della May ha un asso nella manica.

Dio salvi la Regina.

A domani.

Cronicario: Ci salveranno il caro Spread e la carissima Pensione Anticipata


Proverbio del 18 gennaio Non gettare terra nel pozzo che ti dà acqua

Numero del giorno: 46.700.000.000 Avanzo corrente Italia nei dodici mesi a novembre 2018

Le parole del ministro dell’economia, che rima non a caso con Mammamia, risuonano nelle mie orecchie come musica ribelle. Mi rapisce un turbamento, ma m’impongo la misura che s’addice al giorno di Venere.

Quindi rileggo la dichiarazione del ministro a rima incatenata. “L’idea secondo cui i comportamenti virtuosi di finanza pubblica si impongono con vincoli che rendono sempre più costosi i comportamenti devianti è un’idea che non ha funzionato bene. I vincoli esterni comportano a volte un aggravamento del comportamento che si vuole correggere”.

Caspita quanto c’ha ragione, mi dico io che tutto sono tranne che saggio. In pratica è colpa dei vincoli costosi che subiamo se abbiamo una finanza pubblica a pois. Maledetti vincoli. E’ come quando dici al pargolo di non buttare spazzatura per terra, pena sequestro della paghetta, e lui ti diventa trafficante di rifiuti appena gli crescono i peli. Capisco finalmente perché il nostro beneamato governo del cambiamento se ne infischi(ava) dello spread e pretende(va) reddito per (quasi) tutti e pensione per tuttissimi.

E’ colpa dei dannati limiti se siamo diventati quello che siamo. Per fortuna siamo riusciti a mandare al governo degli arditi che se ne frega(va)no. Hanno sfidato lo spread per mandarci in pensione prima. E sapete che c’è?

Se non ci credete è perché siete sobillati dalla propaganda delle forze della reazione, sempre in agguato come i ciclisti controsenso. Guardate qua.

Se leggete fra le righe del grafico (intendo la didascalia) scoprite che a settembre, quando il caro Spread – nel senso affettuoso del termine – infuriava, le nostre passività di portafoglio sull’estero, in sostanza i titoli pubblici italiani che abbiamo venduto ai diabolici capitalisti esteri, sono dimagrite parecchio, facendo perciò dimagrire i nostri debiti col resto del mondo. Se continuiamo così diventiamo creditori netti. Poi certo qualche disfattista potrebbe pure opporre a questo straordinario risultato il fatto che la diminuzione dei debiti, provocata dal valore dei nostri titoli, dipende dal fatto che gli italiani e l’estero(vestito) hanno venduto complessivamente a novembre quasi 14 miliardi di titoli italiani e che questo ha fatto maluccio anche a chi aveva titoli italiani in Italia. Ma a questo punto l’attenzione del lettore sarà già bella che andata, quindi possiamo tranquillamente infischiarcene.

E che dire della previdenza? Conosciamo già i benefici della carissima Pensione Anticipata, sempre in senso affettuoso. Ieri il Decretone del governo ha arricchito di una meravigliosa novità: per andare in pensione anticipata, indipendentemente dall’età anagrafico, basteranno 42 anni e 10 mesi di età contributiva (41 e 10 le donne) fino alla fine del 2026. Viene bloccato, quindi, l’aumento dei requisiti legati alla speranza di vita che avrebbero dovuto essere rivisti ogni due anni a partire da questo. Non sono bloccati gli aumenti per la pensione di vecchiaia (dal 2019 a 67 anni). Ma chissenefrega della pensione di vecchiaia quando c’è la carissima Pensione Anticipata?

Non ci crederete, ma c’è stato persino qualcuno che si è lamentato. Dicono, questi soloni previdenziali (nel senso romano di sòla) che bisogna bloccare anche l’adeguamento dell’età di vecchiaia. Non basta quello dell’età contributiva. Capito? Perché “tutto ciò che va a favore dei lavoratori e accorcia i tempi per andare in pensione – spiega ‘sto fenomeno, per giunta sindacalista -, naturalmente ci vede favorevoli”.

Capite perché governa il cambiamento?

Buon week end.

Cronicario: Il debito aumenta, ma per fortuna anche le tasse


Proverbio del 15 gennaio Finché c’è fuoco in cucina arriveranno ospiti

Numero del giorno: 5,2 Tasso % disoccupazione nella zona Ocse a novembre

In tempi incerti come i nostri dobbiamo ritenerci molto fortunati ad essere fra i pochi dotati di straordinari centri di gravità permanente. Nel senso di gravi e permanenti, ma comunque centri. Quindi certezze intramontabili.

Vi risparmio l’elenco perché tanto sapete di che parlo. Mi limito agli ultimi due aggiornamenti che oggi la nostra Banca d’Italia ha lanciato nelle fauci ingorde del cronicario globale. Il primo: il debito pubblico a novembre ha toccato il suo nuovo record stagionale superando i 2.345 miliardi, circa 39 mila euro a testa se lo dividiamo per i 60,5 milioni di residenti.

Questo piccolo grande capolavoro di gestione della cosa pubblica lo si può apprezzare osservando questo grafico, che ha anche il pregio di farci sapere chi tiene in pancia questa montagna di carta.

E adesso che avete scoperto a chi dobbiamo un sacco di soldi, chiedetevi pure come facciamo a ripagarli, questi debiti con i loro salatissimi interessi. Vi do un indizio.

Sempre Bankitalia ci fa sapere che a novembre le entrate tributarie dello Stato sono state 39 miliardi, in aumento dell’8,7% (3,1 miliardi) rispetto al dato dello stesso mese del 2017. Casualmente, debito e tasse camminano a braccetto.

Dopodiché potete pure credere che il debito pubblico non esista. Tanto è lui che crede in voi. Come il fisco.

A domani.

 

Cronicario: www.redditodicittadinanza.it/navigator


Proverbio del 14 gennaio Ogni male necessita di un medico: il tempo

Numero del giorno: 0,7 Crescita % italiana nel 2019 secondo un sondaggio di Bloomberg

Siccome si prepara un boom tipo anni ’60 (cit. incredibile ma vera) mentre l’Italia rischia la stagnazione (cit vera ma credibile), per tagliare la testa al toro irsuto delle minchiate ministeriali non resta che affidarsi al Cronicario che oggi ne ha trovata un’altra che vi farà dimenticare le purissime perle diffuse in questi giorni.

Inutile dirvi che l’autore di quest’altro capolavoro è il vicepremier Uno (o Due, fate voi), perché tanto lo capirete dall’argomento: il reddito di cittadinanza, come meglio precisato qui dal vostro Cronicario. Se vi viene il mal di testa a pensare ai chissà quanti moduli da compilare per avere il vostro gettone di presenza in Italia, sappiate che “il sito internet per chiedere il reddito di cittadinanza sarà pronto nel mese di marzo”.

E mica solo questo. “Da quel momento nel giro di qualche settimana vi diremo se la persona che ha fatto domanda può accedere al reddito oppure no”.

E se non vi basta, sappiate pure che “se si (cioé se vi tocca il gettone di presenza, ndr), dopo pochi giorni avrete una telefonata del navigator. Non è stato facile ma ci siamo quasi”.

Attenzione: ha detto quasi. Infatti al momento sul sito http://www.redditodicittadinanza.it/navigator (ma anche senza /navigator), che evidentemente il governo del cambiamento non ha ancora comprato, tutto quello che si trova è questo:

Sarà pure colpa delle cattive compagnie che vedete sulla home page promozionale. Ma per adesso il sito del reddito del futuro somiglia a un relitto del passato. Navigator incluso.

A domani.

Cronicario: Tav e Tap? Facciamo una Tac


Proverbio del 10 gennaio La pace arricchisce gli umili e impoverisce i superbi

Numero del giorno: 16,7 Calo % del prezzo delle abitazioni in Italia rispetto al 2010

La buona notizia del giorno è che i prezzi delle abitazioni in Italia continuano a calare, affrettando il progresso della nostra società verso il tetto di cittadinanza, degno complemento del reddito di parannanza. L’Istat ha calcolato che dal 2010 i prezzi sono diminuiti del 16,7%, nel terzo trimestre 2018, addirittura del 22,9 se guardiamo alle abitazioni esistenti, ossia la stragrande maggioranza del nostro mattone, vecchio e malmesso, divenuto caro (una volta) perché gli italiani quando non sanno (non sapevano) dove i metterei i soldi si comprano (compravano) una casa.

Che questo calo sia una notizia eccezionale, lo dimostra il fatto che i prezzi salgono in tutta l’Europa che conta e  calano solo da noi, e per giunta a fronte di compravendite in aumento, come solo da noi, d’altronde, schizzano all’insù i tassi sui decennali.

D’altronde il detto “Prima gli italiani”, deve pur significare qualcosa.

Affascinato da queste primazie, o primizie se preferite, quasi mi perdo lo straordinario dibattito che si sta consumando nelle sale nobili della politica a proposito di Tav e Tap, che non sono due personaggi da cartoon ma due fortunatissimi acronimi capaci di fare incazzare mezz’Italia con l’altra per ragioni diametralmente opposte. Siccome so che avete letto sui social tutto quello che c’è da sapere su Tav&Tap e quindi sarete informatissimi (è una battuta, ndr), non mi dilungo, anche perché a differenza di quelli che pensano di sapere tutto so bene di sapere l’unica cosa che è importante sapere.

Mi rimane solo una domanda. In questo tutto nostro costante e bellissimo litigare, che certo giova al nostro mercato immobiliare almeno quanto alla sostenibilità della nostra finanza pubblica, e vi faccio grazia del resto, mi chiedo perché mai rifiutiamo di fare l’unica cosa che dovremmo fare per capire che diavolo c’abbiamo dentro la testa: una bella Tac. Altro che Tav&Tap.

A domani.

Cronicario: Come tutelare i risparmiatori coi soldi dei risparmiatori e vivere felici


Proverbio dell’8 gennaio Non è difficile sapere, ma fare

Numero del giorno: -1.9 Calo % produzione industriale tedesca a novembre

E’ bello sapere di vivere in un paese di odiatori professionisti delle banche dove le banche vengono salvate dagli amatori professionisti del governo, che a volte – per cose succedono – sono gli stessi che le odiavano fino a poco prima. Ma questo è il bello di abitare in un paese di odiatori professionisti delle banche che sottosotto le amano perché in fondo, proprio a notte fonda intendo, quando il decreto di salvataggio di Carige è stato approvato, capiscono che le banche tengono in pancia i nostri soldi e quindi un mal di pancia bancario è un mal di pancia nostro tour court. Nulla di strano perciò che gli odiatori all’opposizione cambino idea e diventino amatori una volta al governo. Tanto più quando governa il cambiamento, come adesso.

Quello che stupisce e affascina, perciò, non è il cambiamento di idea ma l’atteggiamento dei nostri alfieri del cambiamento che fan finta d’esser quelli di prima (che hanno acchiappato i voti) invece che quelli di oggi (che minacciano di perderne parecchi a furia di cambiare). E sarà per questo che Vicepremier Uno (o Due se preferite) se n’è uscito con una delle sue memorabili battute che ce lo rendono utile e prezioso come un mal di testa.

“Mentre Renzi e Boschi i risparmiatori li hanno ignorati e dimenticati, noi siamo intervenuti subito a loro difesa senza fare favori alle banche, agli stranieri o agli amici degli amici. Bene l’azione a tutela dei risparmiatori liguri e italiani e bene il miliardo e mezzo stanziato in manovra per gli altri cittadini truffati”. Meraviglioso no? Salvare i risparmiatori italiani con i soldi delle tasse dei risparmiatori italiani e rivendicarlo con piglio felice, contando sul fatto che nessuno pensa mai che ogni volta che il governo scrive un decreto tocca i nostri soldi, presenti e soprattutto futuri. E questo non cambia. Qualunque sia il governo.

A domani.

Cronicario: E tanti auguri col reddito di parannanza


Proverbio del 7 gennaio Quando non si ha l’ago il filo serve a poco

Numero del giorno: 12 Aumento % spesa interessi su debito pubblico nel IIIQ 2018 su IIIQ 2017

Bentrovati. Riapro bottega dopo un congruo periodo di fancazzismo e scopro con gioia che nel frattempo non è affatto venuta meno l’italica propensione al cazzeggio che per giunta proviene dalla alte sfere che governano i nostri destini. Il nostro beneamato governo del cambiamento, infatti, non pago di aver cambiato la manovra per far contenti gli arcigni brussellesi, adesso sta perfezionando con rara efficacia uno dei cavalli di battaglia che ci hanno accompagnato in questi mesi vissuti pericolosamente: il miracoloso reddito di cittadinanza.

Mentre scriviamo le menti raffinatissime del governo del turbamento stanno limando la centocinquantesima bozza del decreto che ogni giorno ci regala gioie e soddisfazioni, perché oltre ad abolire definitivamente la povertà, sta facendo strame persino di certi vecchi arnesi del dibattere pubblico.

Sicché oggi leggo che la misura riguarderà 4.916.786 persone, la 4.916787esima delle quali immagino sarà terribilmente incazzata. Girano le più svariate leggende metropolitane sui requisiti che richiederà la norma per individuare i percettori che comunque grazie ai prodigiosi miracoli dei centri per l’impiego riusciranno (dovrebbero riuscire?) a trovare l’agognato (?) lavoro. Magicamente, grazie al governo del cambiamento, il reddito di cittadinanza cambierà in reddito di parannanza.

Ma non pensate che sarà tutto rose e fiori. Si potrebbe persino essere costretti a emigrare. L’ultima bozza consultata dai sotuttoio della stampa dice infatti che dopo 18 mesi di fruizione del sostegno i percettori dovranno accettare, pena la perdita del reddito, un posto di lavoro ovunque nel territorio italiano. Nei primi sei mesi l’offerta sarà entro i 100 chilometri dalla residenza e nel periodo fra i 12 e i 18 mesi entro un raggio di 250 chilometri. Sempre che non ci siano minori o disabili in famiglie, perché in quel caso prevale il richiamo al patrio suolo.

Concludiamo: il reddito di parannanza col lavoro c’entra quanto il sogno con la realtà. Per questo piace. Tanti auguri.

A domani.

Cronicario: Il famoso “team mani di forbice”


Proverbio del 20 dicembre Ciò che fiorisce deve anche appassire

Numero del giorno: 207.541 Assunzioni stabili in più nei primi 10 mesi del 2018

Subito dopo Babbo Natale e all’indomani della Befana, arriverà Mani di forbice, ci informa vicepremier Uno (o Due, fate voi) in sostanziale delirio narrativo quanto allo straordinario successo dell’ex manovra del popolo, ormai definitivamente accatastata come manovra del cambiamento di manovra.

L’evocazione del celeberrimo Mani di forbice, divenuto per l’occasione “il famoso team mani di forbice” dice tutto quello che c’è da sapere sull’immaginario del nostro bellissimo vicepremier e anche più o meno tutto della sua età mentale, nella quale risiede evidentemente la ragione del suo successo.

Solo che il “famoso team mani di forbice”, a differenza del tormentato personaggio del film, avrà compiti assai meno poetici. Dovrà tagliare, tagliare, tagliare. Che cosa? Come che cosa? Ma è ovvio:

No, non quegli sprechi. Gli sprechi del governo. Delle regioni. Dei comuni. Delle circoscrizioni. Dei condomini. Delle aziende pubbliche. Ah se le forbici potessero parlare. Ma poiché non è possibile, dovremo accontentarci dei tagli già annunciati, a cominciare da quelli per l’editoria, “in modo che una testata non debba dipendere dall’emendamento di Governo”, che ovviamente non riguardano la Rai che gode del canone in bolletta elettrica spacciandosi per servizio pubblico.

Il “famoso team mani di forbice” si aggirerà in compenso con fare furtivo nei ministeri, controllando di notte che nessuno abbia lasciato le luci accese e che le fotocopie siano rigorosamente fronte retro. In più aspetterà al varco i pensionati ricconi, minacciati di ricalcolo e blocco dell’adeguamento dell’inflazione, “visto che quelle pensioni d’oro le hanno pagate i pensionati minimi”…

E tutto questo consentirà di “sterilizzare l’Iva, il reddito e le pensioni di cittadinanza, quota 100, il taglio del 30% dei premi Inail, 10,5 miliardi per il dissesto idrogeologico, un miliardo per venture capital per le startup innovative, alla sanità e i 6 mila euro di incentivi per le auto elettriche…”. E mi fermo qui. Il “famoso team mani di forbice” potrebbe tagliarmi anche la lingua.

A domani.

Cronicario: Prima gli italiani (ma) dopo l’Europa


Proverbio del 14 dicembre Quello che non sai non ti offende

Numero del giorno: 27.400.000.000 Spesa degli italiani nell’e-commerce nel 2018 secondo Findomestic

Oggi il Cronicario se l’è presa comoda perché in fondo le feste si avvicinano e l’avvelenamento da cazzeggio, che si respira fra queste righe, è stato per un bel po’ del pomeriggio surclassato da quello da fancazzismo, che poi è il suo fratello gemello. Ero persino riuscito a evitare Vicepremier Uno (o Due, fate voi), che oggi ha avuto l’originalità di dire che la Rai deve cambiare. Lo so: è stupefacente. D’altronde è già successo col governo, divenuto il governo del cambiamento. Succederà anche con la Rai.

E’ vero, come diceva quel tale, che quando i politici si annoiano parlano della Rai. E l’esito è sempre lo stesso.

 

Ma queste quisquilie me (ve) le sarei pure risparmiate. Avrei sorvolato persino sul 2,04% di deficit sul pil, che ormai è l’ennesima linea Maginot del governo italiano, che farà la stessa fine dell’originale. Insomma: m’ero pure rassegnato al fancazzismo, quando a un certo punto mi arrivano nelle orecchie queste bellissime parole: “Ci è mancato solo affiggere dei manifesti a Palazzo Chigi per dire che vogliamo restare in Europa. Noi vogliamo rispettare le regole, muoverci nel contesto dei trattati, delle alleanze che conosciamo. Lasciamo a voi la libertà di giudicarci se europei o no. Noi siamo per la tutela dei cittadini, ma sappiamo che gli italiani sono collocati in un contesto e in un intreccio di interessi più ampi”. Vi risparmio il titolare di questo momento verità in stile grande fratello che peraltro è un noto avvocato del popolo, casualmente al governo. Rilevo solo che se fosse stato detta (e soprattutto praticata) con maggiore convinzione, questa filosofia, forse ci avrebbe risparmiato un centinaio di punti di spread, per non parlare del resto. E invece il ritornello per mesi è stato: Prima gli italiani, dopo l’Europa. Ma c’era un ma. Stava proprio in mezzo.

Buon week end.