Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario: C’è chi dice MO (basta)


Proverbio del 19 luglio Nel salvadanaio una sola moneta fa più rumore di tante

Numero del giorno: 134 Quota % debito/pil Italia nel primo semestre 2019

Signornò! Coi No non si va avanti, e perbacco bisogna dirlo chiaro e forte, come ha fatto VicePremier Unoemezzo rivolto agli a/lleati-vversari che ancora oggi hanno detto NO! – e che diamine – a una qualche opera o a chissà cos’altro.

E’ talmente contrito, il nostro beneamato che ha comunicato urbi et orbi il suo disappunto precisando che il problema non è certo il suo alter vice, “persona perbene”, ma i compagni di partito del vice di complemento (di due). E se qualcuno non avesse capito, ecco allora il viceministro del lavoro compartitico del VicePremier antiNO!, che rincara e addirittura questiona il sacro contratto del governo del cambiamento.

“Abbiamo messo i punti sulle ‘i’, se vogliamo continuare a lavorare c’è bisogno di SI che sono importanti per poter passare all’attuazione”, dice contrito”. Quindi basta dire NO!. Bisogna dire SI!. Costui è lo stesso che poco dopo dice: “No al fondo pubblico Inps sul complementare”, nel giorno in cui un noto sindacato, pescando nel torbido delle passioni italiane, lancia l’allarme sulle pensioni a 73 per i giovani precari.

Mi chiedo se dire no ai NO! implichi dire si ai SI!. Ma non faccio in tempo a rispondermi che l’Ufficio parlamentare di bilancio rivela di prevedere una crescita dello 0,1% quest’anno e dello 0,7 l’anno prossimo sempre che un qualche VicePremier, fra un SI e un NO, si ricordi di cambiare le clausole di salvaguardia. Sennò si rischia che si scenda allo 0,4. Basta NO? Macché:

Buon week end.

 

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Cronicario: E dopo la flat taxi, si prepara lo sbollo auto


Proverbio del 18 luglio La bugia più astuta dura solo una settimana

Numero del giorno: 0,2 Aumento % prezzi case nel I sem. secondo Nomisma

Vabbé, ormai è chiaro: non ci sono più i due Vicepremier di una volta, quando uno valeva uno e tutti si volevano bene. Ogni giorno era un susseguirsi di petizioni amorose. Oggi invece…

Oggi invece l’unica cosa in cui i vicepremier concordano è che bisogna dare pane al popolo. Sghei, insomma, valsente, o chiamatelo come vi pare. Ai due ex amici, consumata la passione per la convivenza, è rimasta solo quella per la convenienza, che fa dire all’uno che “è ingiusto minacciare la crisi ogni giorno”, che “la crisi non c’è e non ci sarà”, e tuttavia che i partner “stanno mentendo su Europa” e che se davvero avessero ballato coi russi “non starei al governo con loro”.

Dall’altra parte quell’altro dice che l’alleato “da due giorni governa col Pd” e che “se arrivano altri no cambia tutto”, eccetera eccetera. Sicché finisce che uno si preoccupa. Sta a vedere che ci riportano a votare?

Ma poi uno dei vicepremier va in tv e tutto diventa chiaro non appena pronuncia la parola magica.

“Visto che lo spread si è abbassato, si potrebbe cominciare ad eliminare tassa odiosa che è bollo auto”, dice. “Voglio trovare i soldi per permettere ai cittadini che acquistano un’auto, che mi auguro sempre più ecologicoa, che possa essere meno tassata”. L’idea è di “un consistente riduzione o di abolirlo davvero”, ha specificato “da qui a fine anno le risorse le dobbiamo mettere insieme”. Niente crisi perciò. Dopo la flat taxi ci aspetta un altro paradiso: lo sbollo auto, grande campione di incassi della promessa (mai mantenuta) nazional-popolare. Ma sempre a spese nostre.

A domani.

 

Cronicario: Debito pubblico, palla al piede e goal


Proverbio del 12 luglio I tatuaggi sulla schiena li ammirano gli altri

Numero del giorno: 140.480.000.000 Surplus commerciale cinese vs Usa nel primo semestre 2019

E che ci vuole a parlar male del debito pubblico italiano? Al netto di pochi (confusi e/o furbetti) sostenitori, è uno degli sport nazionali più diffusi dopo il calcio. E non a caso si sentono tutti allenatori. Se governassi io, signora mia.

Per non parlare di quanto sia diffuso all’estero questo sport. Ormai il debito pubblico italiano è ospite fisso in qualunque baubau internazionale. L’ultimo l’ha fatto la Banca d’Inghilterra, dopo aver letto le previsioni della Commissione Ue, nostra nota estimatrice, nonché cultrice della materia.

Per cui, che ci vuole a parlar male del debito pubblico? Specie se sei il capataz dell’associazione delle banche italiane, oggi in grande spolvero per la presentazione del rapporto annuale, e quindi in pieno riflusso verbale. Al punto che viene utilizzata una meravigliosa metafora per parlare del debito pubblico italiano. Ve ne do qualche assaggio: “Il debito pubblico italiano, sempre crescente dalla fine degli anni Sessanta, è la principale palla al piede dello sviluppo e dell’occupazione. il suo continuo incremento è la principale causa dello spread” che “impoverisce gli italiani”, dice.

Ne volete ancora? Eccovi serviti “Quando il debito pubblico era infimo, l’Italia raggiunse il ‘miracolo economico’” mentre “nell’ultimo ventennio il debito pubblico è raddoppiato e il suo continuo incremento è la principale causa dello spread che quando è alto  innesta una catena di conseguenze: si alzano i tassi sui titoli di Stato italiani e ciò può creare una pericolosa e onerosa catena di aumenti del costo del denaro per banche, imprese e famiglie”.

Tutto giusto, vero, sacrosanto, applausi…ma…ma…c’è sempre un ma. Non appena si parla di bail in, un meccanismo studiato apposta per evitare che i crediti marci delle banche si trasformino in debito pubblico dei contribuenti, ecco che “il bail in è inapplicabile”, perché “la Costituzione tutela il risparmio e i depositi non sono investimenti”. Quando si tratta dei casi propri, d’improvviso il debito non è più una palla al piede. E’ un pallone.

E si fa sempre goal.

Buon week end.

Cronicario: Autonomia, ultima via


Proverbio dell’11 luglio Capita che il saggio sia consigliato da un pazzo

Numero del giorno: 6,4 Calo % spesa nazionale per la fonia mobile in Italia nel 2018

E a una cert’ora della mattina arriva la notizia: il tavolo sull’autonomia si è rotto.

Gialli e Verdi se le suonano sportivamente, come manco ai tempi del pentapartito. E mentre volano gli stracci di giornata – ormai si sta lavorando a una fiction sul governo del tormento – dove si mescolano autonomia in crisi, balletti russi (in rubli) e promesse contese di tagli fiscali all’elettore insaziabile e credulone, ecco che magicamente lo spread scende sotto 200.

Evviva l’autonomia.

A domani.

Cronicario: E’ estate, arrivano le ultimizie italiane


Proverbio del 10 luglio Suonare il tamburo diverte, ma è anche faticoso

Numero del giorno: 205.000 Numero complessivo aderenti a Quota 100 entro fine anno stimato da Inps

E’ tempo di primizie, lo sanno tutti. Ma solo pochissimi, fa cui il vostro Cronicario, sanno che l’estate è anche il tempo in cui maturano le ultimizie, meno note ma altrettanto meritevoli di approfondimento. Specie per noi italiani, che tendiamo ad eccellere. Per dire, proprio poco fa la commissione Ue ha pubblicato le sue previsioni d’estate, e che viene fuori?

Esatto! Continuiamo a coltivare la nostra vocazione ad essere fanalino di coda nella crescita europea, frutto sicuramente del nostro perdurante ingegno creativo.

Di quell’ingegno di cui si trova traccia anche in un’altra ultimizia, che coviamo in buona compagnia con i paesi del Mediterraneo orientale, ai quali in fondo apparteniamo.

E in questa festa stagionale non potevano mancare dichiarazioni geniali, come quella arrivata dall’Inps, secondo la quale “bisogna riflettere sulla riduzione dell’orario di lavoro”, addirittura urgente “se si considera il più alto tasso di disoccupazione in Italia.

VI sembra un tuffo nel passato? Bentrovati in Italia.

A domani.

 

 

Cronicario: Tutto pronto per il Mezzoluglio di fuoco (amico)


Proverbio dell’8 luglio Un giorno miele, un giorno cipolle

Numero del giorno: 15 Crescita % domanda prodotti agricoli prevista nei prossimi dieci anni

Già fa caldo, e perciò uno è stressato. Poi ci si mette pure il governo del cambiamento (climatico?) a lanciare appuntamenti indigeribili in una stagione che uno si darebbe appuntamento solo in alta quota o in alto mare, a seconda dei gusti.

Ma poiché quelli del governo non vanno in vacanza, ma al massimo sono vacanti, ecco che oggi Vicepremier UnoeMezzo s’è n’è uscito con un annuncio da far tremare le vene ai polsi pure a lui, autodefinitosi, “uomo di panza perciò di sostanza”.

Allora: la data è stata fissata: il 15 luglio. “Abbiamo invitato per lunedì 15 luglio tutti gli attori economici principali di questo Paese per preparare una manovra economica insieme. Quindi saremo pronti per quella data”. Obiettivo? Nientepopòdimenoche una flat tax che tenga conto anche di un quoziente familiare.

E mica finisce qui. Dalle vette alate di un qualsiasi altro ministero arriva la smentita che ci sarà una proroga per il dossier Alitalia. Il 15 luglio, di nuovo, scadranno i termini per presentare le offerte e finalmente scoprire chi comprerà la nostra bellissima compagnia di bandiera.

E come se non bastasse, per il 15 luglio si prevede l’ennesima ondata di caldo, come se adesso facesse fresco. E’ chiaramente un complotto dell’Europa.

A domani.

Cronicario: Arriva il reddito di figliolanza per chi ha bimbi fino a 26 anni


Proverbio del 5 luglio Chi è buono e ha molti amici non accumula ricchezze

Numero del giorno: 60,45 Numeri di terawatt/ora consumati ogni anno per produrre Bitcoin (quanto la Svizzera)

Allora, lo sapete già: ci stiamo felicemente estinguendo alla faccia di chi, come l’Istat, continua a lanciare allarmi sulla nostra situazione demografica. Ma noi, geni come siamo, ce ne infischiamo da un decennio almeno.

Ora succede che il governo del cambiamento, notoriamente amante delle imprese impossibili, si è messo in testa di far rialzare (ops) la curva delle nascite con una trovata talmente intelligente che poteva venire in mente solo a un ministro della famiglia italiano del governo del cambiamento. Riporto testualmente perché sfioriamo l’arte: “Il governo lavora a un assegno unico che va dai cento ai trecento euro per ogni bambino dai zero fino ai 26 anni: credo che in questo modo riusciremo a contrastare il calo demografico”.

Incredibile eh? Un assegno unico di 100-300 euro (mensile, annuale, una tantum?) per ogni “bambino da zero a 26 anni”.

Che se ci pensate non fa una piega. Bambini ancora a 26 anni, adolescenti a 50 col sogno di fare i pensionati a 60. Baby ovviamente.

Buon week end.

 

 

Cronicario: Btp e pasticchetta, Italia perfetta


Proverbio del 4 luglio Le rane nel pozzo ignorano l’oceano

Numero del giorno: 32.000.000 Italiani che faranno le vacanze estive quest’anno

Finalmente si delinea la ricetta che il governo del cambiamento sta evidentemente attuando senza che nessuno se ne accorga per salvare l’Italia. Salvare poi: che esagerazione. Diciamo per Salvinarla.

Non l’avete ancora capito? Dai che è facile. Vi do un indizio. Poco fa i pezzi grossi del farmaceutico italiano hanno dato i numeri. Nel senso che hanno diffuso dei dati meravigliosi su quanto sono bravi e vanno forte.

Sentite qua: in dieci anni l’export di medicine italiane è cresciuto del 117%. Ne 2018 hanno prodotto farmaci per 32 miliardi e in quattro anni il farmaceutico ha visto crescere l’occupazione dell’8,6%, stracciando tutti gli altri settori manifatturieri. Un successone. E pensate che ogni anno aumenta il numero dei nuovi farmaci prodotti: in media 46 fra il 2014 e il 2018, ma si stima si arriverà a 54 molto presto. Quindi siamo ben posizionati per un futuro successo. Vi chiederete cosa c’entri il governo. Ma ragazzi: è ovvio. Avete notate cosa è successo al nostro Btp dopo che l’Ue ci ha evitato il multone?

Esatto: lo spread è crollato. Già vi ci vedo a fare la fila per compare i Btp. Siete gli stessi che compravate i farmaci contro l’acidità di stomaco quando lo spread saliva, sono sicuro. Ed ecco svelato il segreto del governo del cambiamento: dire minchiate per farci intossicare di gastroprotettori, e così sostenere la gloriosa industria nazionale. Quindi fare l’accordo con l’Europa rimangiandosi le smargiassate, per finire di farci intossicare con l’abuso di antidepressivi e insieme riempirci di Btp, che comunque servono sempre visto che il debito aumenta. E infine rifare tutto da settembre prossimo, quando dovranno convincere l’Europa a non farci ‘sto benedetto multone avendo promesso mari e monti. Una ricetta geniale che ha il vantaggio di intonarsi alla perfezione con la nostra curva demografica. Btp e pasticchetta: Italia perfetta.

A domani.

Cronicario: Estinguiamoci così, senza clamore


Proverbio del 3 luglio La canna secca non ama la compagnia del fuoco

Numero del giorno: 50 Nazionalità presenti in Italia con almeno 10.000 residenti

Basta dai. Non se ne può più con questa storia del declino demografico che anziché essere presentata come l’ennesima dimostrazione del genio nazionale viene rappresentata come una specie di tragedia. Pure l’Istat, per dire, oggi se n’è uscita sottolineando che nel 2018 abbiamo toccato il fondo per quantità di nascite. “Mai più basse fin dall’unità d’Italia”, dice: “Solo 439.747 bambini”.

Infatti mica sono pochi, considerando quanto costano gli asili nido e i pannolini. Epperò nulla da fare: l’Istat si lamenta. “La popolazione italiana ha da tempo perso la sua capacità di crescita per effetto della dinamica naturale, quella dovuta alla “sostituzione” di chi muore con chi nasce. Nel corso del 2018 la differenza tra nati e morti (saldo naturale) è negativa e pari a -193 mila unità”.

E di chi è la colpa?

Quindi è chiaro che coviamo un disegno che l’Istat non ha capito, ma che ora le spieghiamo. Gli italiani si stanno estinguendo senza clamore – a parte quelli dell’Istat che tanto non legge nessuno – per lasciare il debito pubblico in eredità agli immigrati, che intanto aumentano. Se lo pagassero loro.

A domani.

 

Cronicario: Cercasi casa (usata) disperatamente


Proverbio del 2 luglio L’ozio è un grande tormento, il lavoro un grande riposo

Numero del giorno: 1.270.000.000 Sanzioni comminate dall’Antitrust in Italia da gennaio 2018 a oggi

Anche oggi all’ora delle buone notizia, quindi dopo il primo caffé e prima del secondo, l’Istat non ha fatto mancare il suo personalissimo contributo al buonumore nazionale (ossia il mio) producendosi nell’ultima rilevazione dei prezzi delle abitazioni, quella che i secchioni chiamano Ipab. Notizia ghiottissima per chi sta corto di metratura e stendiamo un velo pietoso sul reddito.

L’ampio popolo degli stipendi bloccati può esultare: il mattone continua a perdere peso. Fra poco diventerà una mattonella, finalmente intonata con la capacità di indebitamento della famiglia media. A patto di accontentarsi però. Al massimo ci scappa un usato.

D’altronde col nostro reddito medio disponibile, circa ventimila e rotti euro l’anno, non è che uno può pensare di comprarsi una casa nuova, visto che i prezzi di queste abitazioni sono cresciuti di uno stratosferico 0,8% dal 2010. Un dato che fa impallidire i nostri cugini europei, visto che in media Ue i prezzi sono cresciuti dell11% da allora.

Fosse anche pochino, quello 0,8% in più, comunque è sempre più della crescita media dei redditi negli ultimi lustri.

E questo spiega la ragione delle intelligentissime politiche adottate in questi anni grazie alle quali il prezzo delle abitazioni usate è calato di quasi il 24%. Adesso manca solo che le banche facciano i mutui senza interessi, ed ecco servito il prossimo miracolo italiano: la mattonella comprata col reddito di cittadinanza. A rate, ovviamente.

A domani.