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Cronicario: E finalmente superiamo il 3% (di deficit)


Proverbio dell’8 novembre Non puoi ricavare latte da un bufalo maschio

Numero del giorno: 299.800 Italiani 20-24enni del Sud che hanno abbandonato la scuola

La crescita, si vabbé, che volete che sia? Il solito unovirgola se va bene. Ma volete mettere la gioia di sforare il 3% del deficit/pil? C’è una mandria di fenomeni che ha fatto la ola quando stamane la Commissione Ue ha rilasciato le sue previsioni d’autunno.

Dai che li conoscete. Sono quelli che “il deficit è bello perché aiuta i poveri e ci fa più ricchi”. E finalmente sono stati accontentati. La crescita aumenta di un paio di decimali rispetto alle previsioni di autunno del 2017, ma il deficit di oltre un punto rispetto al 2017 da qui al 2020. Poi dice che non esistono i moltiplicatori.

Ma comunque inutile stare a impiccarsi su queste miserie da “puristi delle sala contabile”, come ebbe a dire un noto cazzaro qualche tempo fa a chi gli chiedeva coerenza sulle cifre che andava diffondendo. Il punto saliente è che sforiamo il maledetto 3%, che per i madonnari del deficit sovrano è come l’urlo di libertà di Braveheart. Poi certo finì come finì con lo scozzese, ma volete mettere la gioia del momento?

Rimane il problema di come convincere il resto del mondo a fidarsi della nostra buona volontà di debitori a fronte di un andamento macro vagamente preoccupante. Date un’occhiata alle componenti del nostro pil, presente e futuro.

Che ci dice questo bel disegnino? Che la crescita langue, malgrado lo sforamento del deficit e non c’è neanche tanta trippa per gatti. L’output gap, ossia la differenza fra il pil reale e quello potenziale risulta persino positivo. Quindi non dovremmo neanche farne, di deficit. Sarà pure vero, come giura il ministro dell’economia che rima ora e sempre con Mammamia e soprattutto con diplomazia, che le valutazioni della Commissione sono frutto di “una defaillance tecnica”. Ma bisognerà vedere che diranno quelli là fuori Non i gazzettieri del cambiamento: i creditori. I cugini di Bruxelles potrebbero persino risultare ottimisti.

A domani.

Pro memoria: il primo ministro, noto anche come avvocato del popolo, dice che stime di crescita diverse da quelle del governo sono assolutamente inverosimili. Poco dopo il Fmi ha confermato ne sue previsioni: +1,2 nel 2018, +1% nel 2019 e +0,9 nel 2020. Ne riparliamo fra un anno da oggi.

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Cronicario: Un altro grande successo su Italia Zero: la produttività


Proverbio del 6 novembre Un coltello non taglierà il proprio manico

Numero del giorno: 1.400.000 Liberi professionisti in Italia (+21% dal 2008)

Anche oggi Italia Zero, la nostra meglio tivvù del dolore, ci ha regalato di che pascere la nostra smania autodepressiva mandando in onda una meravigliosa release Istat che dice tutto quello che c’è da sapere e non avete mai osato chiedere sul perché siamo quello che siamo.

E che sarà mai, vi chiederete. Indovina indovinello. Cos’è quella cosa che ha sicuramente a che fare col fatto che tendiamo a fare zero di pil, o quasi, quando va bene e che è sicuramente correlata a quell’altra abitudine che abbiamo, ossia fare zero di crescita demografica?

No, non c’entra la sfortuna. Leggete qua.

Nel caso non fosse chiaro, questa è la tabella che misura l’andamento dei fattori totali della produzione, ossia di quelle cose che dovrebbero far crescere in maniera robusta un’economia. Guardate quanto è cresciuta la produttività totale dei fattori negli ultimi 22 anni.

Esatto: zero. Due zeri in fila sono un indizio. Tre sono una prova. E adesso provate a convincervi che dipende dall’Europa.

A domani.

Cronicario: Occupazione e risparmio gettano la spugna con gran dignità


Proverbio del 31 ottobre Gli stolti attraversano la vita senza curarsi delle bellezze del creato

Numero del giorno 330.000 Aumento lavoratori over 50 in Italia da settembre 2017

Ora io a quelli che ci dipingono maestri del piagnisteo vorrei dire: andatevi a leggere che dice il boss dell’Acri, che non è un ridente comune del cosentino né la gloriosa cittadella crociata in Terrasanta dei bei tempi andati, ma l’associazione delle casse di risparmio che oggi festeggia in grande spolvero la 94esima giornata del risparmio. Ancora per poco, pare, perché continuando di questo passo il risparmio degli italiani sarà una bella storia da raccontare attorno al fuoco.

E che dirà mai? Presto detto: “Il risparmio privato – e non solo – non può venire sacrificato sull’altare del debito pubblico”. Anzi “è innanzitutto responsabilità del Governo di non mettere a rischio il risparmio degli italiani”.

Dulcis in fundo: ” Questo risparmio nelle ultime settimane è già stato significativamente ridotto”. Che non lo sapevate? Dai sì che lo sapevate. Non solo ve l’ha detto il vostro Cronicario, ma poi vi sarete accorti dello sguardo vitreo del vostro bancario quando siete andati a chiedere un mutuo, o – peggio – a chiedergli conto dei vostri investimenti in quei bellissimi Btp che collezionate dai tempi della nonna.

Ecco, a questi che ci accusano di essere piagnoni io vorrei dire: provateci voi a perdere un paio di cento miliardi, e voliamo bassi, in sei mesi e non inscenare una Traviata o almeno un Rigoletto. Noi ci siamo riusciti. Abbiamo incassato la perdita con gran dignità. Si vocifera che il consenso del governo sia sceso sotto il 60%. Ma è di sicuro un’esagerazione. Ma come in questo periodo stiamo dando prova di teutonica fermezza. Per dire, siamo esposti a un costante bombardamento di minchiate: tipo la storia della terra ai genitori di terzogeniti (ma dal 2019).

Ma soprattutto c’è quel fastidioso rumore di sottofondo chiamato esageratamente realtà che continua insistentemente a punzecchiare il governo del cambiamento. Non bastasse l’Italia Zero di ieri, oggi sempre la solita Istat, che evidentemente è matura per candidarsi alle elezioni, se n’è uscita con i dati sull’occupazione, che non sono proprio bellissimi.

Il che praticamente all’indomani dell’approvazione del mitico decreto dignità non è che giovi alla narrazione del popolo. Vaglielo a spiegare che i dati mensili non fotografano un trend a quello che ha perso il lavoro perché non gli hanno rinnovato il contratto e per giunta legge sulla stampa di regime che il reddito di sanchopanza arriverà chissà quando nel 2019. E tuttavia, anche stavolta, nonostante la suonata di sveglia, neanche un tremolio di palpebra presso il popolo del cambiamento. Per gli italiani, a quanto pare, vale quello che diceva la buonanima.

D’altronde, lo stato siamo noi no?

A lunedì

ps: toglietemi tutto, ma non il mio ponte (semicit).

Cronicario: Italia Zero, la meglio tivvù del dolore


Proverbio del 30 ottobre Non puoi andare in paradiso se non muori

Numero del giorno: 0,2 Crescita % Pil nell’Eurozona nel IIIQ 2018

Per un attimo penso che l’Istat si sia sbagliata, mentre guardo il grafico che correda la gustosa release della stima flash della nostra crescita nel terzo trimestre.

Perché il terzo trimestre c’è ma non si vede. Covo un paio di secondi di dubbi e poi capisco la finezza. Il terzo trimestre congiunturale c’è ma non si vede per la semplice ragione che non si vede perché c’è. Tutto chiaro.

La prosa dell’Istat, poi, è sublime. “Nel terzo trimestre del 2018 la dinamica dell’economia italiana è risultata stagnante, segnando una pausa nella tendenza espansiva in atto da oltre tre anni”. Agli ottimisti in servizio permanente effettivo farà piacere sapere inoltre che il tasso di crescita tendenziale, ossia l’andamento rispetto al terzo trimestre di un anno fa si è abbassato dal +1,2% del trimestre scorso a +0,8 e che la crescita acquisita per il 2018, ipotizzando un altro zero congiunturale il prossimo trimestre è l’1%, alla faccia dell’1,2% ipotizzato nel Def del governo delle meraviglie.

Sarà. Intanto Italia Zero manda in onda la meglio tivvù del dolore. Manco il tempo di digerire la release, dove si annidano perle come questa (“Dal lato della domanda, la stima provvisoria indica un contributo nullo sia della componente nazionale (al lordo delle scorte), sia della componente estera netta”) che la borsa, timidamente positiva a inizio mattina, s’affossa mentre lo spread, che ieri aveva abbassato le penne intimorito dalla testuggine si riporta a 300 e poi li supera. E siamo solo a metà mattina.

La testuggine, insolitamente taciturna, barcolla ma non molla, neanche quando, sempre l’Istat, pubblica un’altra release dove si certifica lo stato depressivo della nostra industria. Come se non bastasse il fatto che la produzione industriale calante ha già rallentato il pil trimestrale, ora viene fuori pure che la fiducia delle imprese è in calo. Quella dei consumatori no, però. Sarà sicuramente merito del reddito di consumanza. Sia come sia, dall’assise confindustriale s’impenna indignata la voce del Mega Presidente Galattico che dice al governo che è tutta colpa sua.

Finita? Macché. E’ pure giornata di aste, sempre perché la sfiga ci vede benissimo. E anche quelle vanno che è una meraviglia. Per la gioia delle molte teste d’uovo (sodo) che campeggiano nei dintorni del governo, i tassi sui titoli a 5-10 anni sono aumentati al massimo da quasi cinque anni, così finalmente i cittadini potranno guadagnarci qualcosa a comprare i titoli di stato.

Finalmente a una certa ora la tregenda spinge il nostro premier avvocato dei cittadini a difendere il governo, spiegando paziente che loro avevano previsto lo stop e per questo hanno predisposto una manovra espansiva, anche del deficit. A proposito, il 2,4% non si tocca, al massimo non si supera. Non pago, interviene anche il vicepremier uno e bino, che ovviamente non poteva far mancare la sua perla di saggezza. “Vedrete che con la ‘manovra del popolo’ non solo il Pil, ma anche la felicità dei cittadini si riprenderà”.

Vabbé, ma che se succede se poi il pil cresce meno del previsto? Lo scoprirete qui, su Italia Zero, dopo la pubblicità.

A domani.

 

 

 

Cronicario: La testuggine di governo e il ni di cittadinanza


Proverbio del 29 ottobre L’adulatore dispensa bocconi amari coperti di miele

Numero del giorno: 2021 Ultimo anno di attività politica della Merkel dopo annuncio dimissioni

Siccome soffia il vento e fischia la bufera – avrete notato che oggi il vento piega l’Italia mentre ieri ha spazzato ben bene il Brasile – nulla di meglio per il governo del cambiamento che serrare i ranghi. La testuggine di governo è stata annunciata a reti unificate dal vicepremier uno/due, ormai ferratissimo non solo nella vasta e complessa materia delle penali sulle opere pubbliche, ma anche nella raffinata arte della strategia militare, al punto da ispirarsi alle mitiche legioni romane, che così tanti emuli ancora trova ai giorni nostri.

Sicché quando è sorto il giorno, al primo spirare del vento di burrasca che arrivava da nord, il Nostro ha rilasciato una dichiarazione che ha dato la precisa misura dello scoccare dell’ora fatale: “Siamo sotto attacco, è vero, ma siamo seduti dalla parte giusta della Storia e se avanzeremo insieme compatti anche la vittoria di questa battaglia sarà nostra. Ma dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana” che “veniva usata in particolare durante gli assedi. E’ bene infatti avere molto chiaro che dalla compattezza della testuggine dipende non solo il futuro del governo, ma anche quello del nostro Paese”.

Perché hai voglia a dire che non è così: la testuggine è una cosa bellissima. Ispira solidità, compatezza, corrispondenza di amorosi sensi, determinazione, grande resistenza agli urti. E infatti fateci caso: è bastato che il vicepremier uno/due la evocasse ed ecco che improvvisamente i mercati si sono placati: spread in discesa, borsa in salita, aste al ribasso…

Il rilassamento indotto dall’assunzione del rimedio gioverà a far pulizia di alcune scorie che ancora insistono nel nostro dibattito pubblico. Servirà, ad esempio, a far digerire la Tap e magari anche la Tav, prossima indiziata nella nuova strategia del governo dei cambiamento, ossia dire no con la testa mentre con le mani si firmano i contratti. D’altronde come ha detto riferendosi alle grandi opere il sottosegretario alla concretezza – quello che secondo il luogo comune è un fine esperto di ogni cosa – “le cose che si devono fare si fanno”. E’ arrivato il momento del ni di cittadinanza.

A domani.

Cronicario: Siamo tutti greci, parte II


Proverbio del 26 ottobre La fame è il sale di tutte le pietanze

Numero del giorno 1,4 Incremento % retribuzione orarie nei primi nove mesi del 2018

Che, non ve lo ricordate il 2015? Certo che sì. Giravano capolavori come questo qua sotto da parte della nostra migliore popolazione a sostegno della povera Grecia, vessata dall’Europa tiranna e dal capitalismo internazionale.

 

Per dire, alcuni fra i massimi esponenti del nostro pensiero eticamente corretto pubblicavano questa roba.

E arriviamo a oggi, quando intelligenze di simile spessore, chi più chi meno, inorridiscono di fronte al governo verdolino che fa le boccacce all’Europa, mentre altre intelligenze, di sicuro ancora più intelligenti perché sono una diretta filiazione delle prime,  applaudono ai vaffa in mondovisione al governo europeo, pure quando lo Zio Mario ieri dalla Bce di Francoforte ha fatto notare con una sottile di malizia di chiara derivazione causidica, frutto senz’altro delle sue frequentazioni gesuitiche, che «nel corso degli ultimi mesi abbiamo continuato a non comprare bond greci e abbiamo continuato a comprare bond italiani. Eppure il differenziale fra i due paesi è calato».

Non c’è niente da fare, aveva ragione Shelley. L’attrazione gravitazionale della cultura greca è troppo profonda per non risucchiarci tutti. Neanche la Bce è riuscita ad evitarlo. Per dire: oggi il differenziali fra i bond greci e quelli italiani rispetto al bund è sceso ancora, poco sopra i 60 punti base. E ancora S&P, che parlerà stasera, non ha detto nulla.

Godetevi il week end.

A lunedì.

PS Il Tesoro intanto ha venduto tre miliardi di euro del nuovo Ctz novembre 2020 e 996 milioni del Btp indicizzato maggio 2028. I rendimenti in asta sono balzati per entrambi i titoli, raggiungendo il 2,34% per il Btp (+78 centesimi rispetto al collocamento di fine luglio) e l’1,626% per il Ctz (+91 centesimi rispetto a un mese fa). La borsa in mattinata perdeva il 2%.

 

Cronicario: Quant’è bello lo storytelling sovrano


Proverbio del 25 ottobre Dipingere pezzi di pane non riempie la pancia

Numero del giorno: 379.000 Famiglie italiane che hanno percepito il reddito di inclusione

Non so a voi, ma a me inquieta scoprire che ieri la Merkel e Juncker si sono sentiti al telefono per parlare della Brexit e del bilancio italiano, che non so cosa sia peggio per il buonumore europeo. In ogni caso essere associato ai britannici nell’immaginario euro-germanico non è per niente divertente.

Detto ciò, il patriottico governo del cambiamento non ci fa mai mancare le soddisfazioni. Anche oggi il Gatto e la Volpe, meglio conosciuti come vicepremier uno e vicepremier due, ci hanno deliziato con i loro proclami ad usum populi che così tanto giovano al buonumore sovrano e all’ispirazione dei cabarettisti (pure a quelli mancati come il vostro Cronicario). Ve li riporto qua anonimi perché tanto cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia.

Viceministro uno, come sempre tonico e tonitruante, ha ribadito che la manovra che sta facendo impazzire il mondo – oggi pure il New York Times ha espresso grande preoccupazione, per dire – “non cambierà di una virgola” perché si rivolge al paese reale e “la finanza seguirà”. Anzi con la sottolineatura che “se segue l’economia reale lo spread scenderà inevitabilmente”.

Poco dopo viceministro due, come sempre tonitruante e tonico, anche lui ha rassicurato il popolo e l’opinione pubblica internazionale che segue la vicenda italiana col fiato sospeso spiegando che quanto previsto non cambierà “perché manteniamo le promesse e perché siamo uno stato sovrano”.

Capirete l’applauso della folla in festa. Siamo talmente alla ricerca di una qualunque identità che ci innamoriamo di botto di chiunque dica che ne abbiamo una, fosse pure in deficit. Soprattutto anche viceministro due è “fiducioso che nelle prossime settimane lo spread scenderà”. Sempre cambiando l’ordine dei fattori, il governo non cambia. Ma soprattutto il nostro leader Maxim ci spiega, bontà sua, che non è vero che i mercati, la Merkel, Juncker, il Nyt e chissà chi altro sono preoccupati per colpa della manovra, ma perché circola “uno storytelling falso che l’Italia voglia uscire dall’euro e dall’Europa”.

Per fortuna invece tutti credono al bellissimo storytelling sovrano.

A domani.

Cronicario: Se l’avanzo non avanza più


Proverbio del 24 ottobre Gli dei aiutano l’uomo che non riposa sul dorso

Numero del giorno: 64,7 Aumento % degli italiani all’estero in dodici anni

Visto che volano lettere e letterine, e stendo un velo pietoso sulle veline, vi scrivo anch’io una breve missiva ispirato da una immancabile release Istat sul nostro commercio extra Ue.

Lo dovete leggere tutto questo pezzetto, specie il terz’ultimo punto dove si dice che il nostro avanzo sta diventando quasi un ex. E che succede se l’avanzo non avanza più?

Ecco, sapevatelo.

A domani.

Cronicario: Mezzogiorno di cuoco per il ministro della Fantasia


Proverbio del 22 ottobre Non vi è albero che il vento non raggiunga

Numero del giorno: 1 Deficit % sul Pil nell’Eurozona nel 2017

La Lettera è partita puntuale, fanno sapere i gazzettieri del cambiamento, e poco dopo mezzogiorno – l’ora fatale – era già arrivata lassù, nel paese di EZ. E fin qui nessuno stupore. Come ai treni a suo tempo, anche le lettere viaggiano puntuali nell’Italia SovranEsta del 2018, che sicuramente ha una PEC sovradotata. Ma fosse solo questo: con l’ardita lettera agli arcigni eurobruttocrati il governo del cambiamento assevera l’autentica funzione del nostro ministro dell’Economia, che rima e non a caso con Mammamia, che da oggi assurge al ruolo più ambito nel paese che ha ancora nostalgia del ’68: il ministro della Fantasia, che ormai intitola il dicastero di via XX settembre.

Dimostrando un raffinato talento da chef, il nostro ministro alla Fantasia, finalmente al potere, affronta il suo mezzogiorno di fuoco come fosse la prova del cuoco. Promette di abbassare il deficit, come fosse un fornello, qualora la temperatura risultasse troppo elevata, nel caso – hai visto mai – il Pil dovesse salire abbastanza, o anche se dovesse salire meno di quanto previsto perché in quel caso potrebbe avere la tendenza a salire troppo…

Non pago, il nostro chef della Fantasia assicura che ci sarà “un calo significativo del rapporto debito pil nel prossimo triennio” perché il fornello del deficit, opportunamente alimentato dal governo onnipotente e dalla sua scienza, scalderà una quantità ragionevole di investimenti pubblici che moltiplicheranno pani e pesci al modico costo di qualche decimale di pil.

E quanto saranno mai questi investimenti? Il lievito dispensato dal nostro chef nell’impasto dell’economia italiana vale 0,2 decimi di pil nel 2019 e altri 0,3 decimali di punto dal 2020 al 2021 incluso. Il tutto condito da una centralizzazione della progettazione delle opere pubbliche che, unita alla semplificazione degli appalti, popolerà in un triennio l’Italia di opere pubbliche fondamentali che faranno montare la crescita come la panna addolcendo finalmente la vita agra dell’italiano medio, nel nome del quale il governo del cambiamento sta cucinando la pietanza.

A Bruxelles stiano sereni. Il nostro Chef vigilerà in cucina. Un occhio alla centrale della progettazione, un altro al deficit, e un altro (il terzo occhio è dovuto, al ministro alla Fantasia) ai rendimenti del Btp per la semplice ragione che purtroppamente “lo scenario programmatico del DPB assume tassi di rendimento sui titoli di stato inferiori a quelli riscontrati sul mercato negli ultimi giorni ma coerenti con i livelli registrati all’atto della chiusura delle stime”.

Vuol dire che se i tassi salgono più di quanto previsto la pietanza del cambiamento si brucia e si ammoscia il soufflé. Il deficit servirà a pagare gli interessi in crescita sul debito e buonanotte ai dolcetti di Natale. Lo Chef della Fantasia dovrà tornare a fare il ministro dell’Economia, scienza assai imperfetta e notevolmente provvisoria, con la tendenza a provocare inedia in nome del principio fondante della scarsità che rima, e non a caso, con realtà. E soprattutto dovrà presentare il conto ai futuri pagatori.

A domani.

Cronicario: VendItalia e torna la paura


Proverbio del 19 ottobre Anche profumato all’acqua di rose, l’aglio conserva il suo odore

Numero del giorno: 70 Differenza fra il rendimento del decennale greco e quello italiano

Ogni maledetto venerdì, fateci caso, appena uno inizia a fiutare lo sbraco imminente, succede qualcosa che ti fa andare lo sfizio di traverso. Per dire: passi l’Europa che ti boccia, la manina che cambia i decreti fiscali, i tunnel del Brennero – tutto quello che volete – ma il differenziale sul Bund decennale che di venerdì supera i 340 puzza proprio di complotto degli spreadator contro il sacro fancazzismo degli italien.

E infatti è già partita la manfrina. La borsa continua a perdere – sta sui 19mila punti quando erano 24mila a maggio – i Btp s’inabissano con grande gioia delle banche e delle famiglie italiane che ne hanno in pancia un 700 miliardi abbondanti e soprattutto riparte la graticola politica, che peraltro in questi ultimi giorni ha preso a sfrigolare pericolosamente. E fosse solo questo. Il VendItalia, nuovo sport internazionale a quanto pare seguitissimo, fa riemergere dal profondo le nostre più profonde paure.

Per dire viene fuori che ad agosto l’estero ha venduto un bel pacco di miliardi di Btp (17,4 miliardi e rotti), contribuendo non poco all’innalzamento del maledetto spread. Tant’è che a una cert’ora arriva il presidente delle banche associate che fa risuonare alto e drammatico l’urlo di dolore di un’intera categoria. “Non si può rimanere indifferenti di fronte alla ulteriore crescita dello spread, che peggiora le prospettive degli equilibri dei conti pubblici e complica le attività produttive tutte e gli investimenti delle famiglie e delle imprese, e non ci si deve abituare a ciò che spingerebbe l’Italia indietro rispetto alla ripresa”.

Che detto da quelli che si sono rimpinzati di Btp fino a scoppiare suona come la canoniche lacrime di coccodrillo.

D’altronde qualcuno dovrà pure comprarli, ‘sti benedetti Btp, direte voi. E meglio allora comprarceli da soli e sottrarci così all’odiosa tirannia del capitale internazionale, al quale peraltro abbiamo tirato una bella fregatura con l’aumento dello spread.

Giustissimo, applausi. Vi dirò di più: non solo ci sottraiamo dall’odiosa tirannia. Avere i Btp tutti a casa rende facilissimo fare un’altra cosa: cancellarli. Tanto il debito pubblico è ricchezza privata no?

Uno a uno e palla al centro (tavola). Buon week end.

A lunedì.