Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario: Da Mani pulite a Strade pulite


Proverbio del 20 marzo Chi apre gli occhi del cuore vede cose invisibili

Numero del giorno: 53,5 Percentuali di italiani che giudica grave l’infedeltà fiscale secondo Istat

E proprio mentre infuria l’enne-ennesima storiaccia di malversazioni all’italiana, l’Istat tocca una delle sue vette più sublimi regalandoci una ricognizione sul senso civico degli italiani.

Non c’è niente da ridere: è una cosa serissima. Siamo o non siamo il paese di Mani pulite? Quello del sacro sdegno contro i cattivoni che ci derubano del frutto delle nostre tasse? Si siamo noi. Ed eccoci qua, in chiaro e tondo.

Rileggete bene, per favore, tanto è breve. “Un quarto delle persone di 14 anni e più giudica la corruzione un fatto naturale e inevitabile, sei su dieci considerano pericoloso denunciarla, il 36 per cento inutile”. Però in compenso l’84% delle persone di 18 e più nel 2018 riporta di non gettare carte per strada, “in aumento rispetto al 2014”, sottolinea l’Istat evidentemente ispirata. Dopo vent’anni di Mani pulite, siamo arrivati a Strade pulite. Fra altri vent’anni chissà.

A domani.

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Cronicario: Non c’entra un Gacs con la Brexit, ma vabbé


Proverbio del 19 marzo Dove parla l’oro tutto tace

Numero del giorno: 2,5 Crescita % export a gennaio 2019 su dicembre

Poiché il genio si riconosce dal sapere trasformare le avversità in opportunità, ecco che nessuno dovrebbe dubitare del genio dei nostri governanti che sono riusci a infilare la proroga delle Gacs, ormai in scadenza, nel decreto Brexit. Casualmente le due avvengono a fine mese perciò…

Sicché adesso sappiamo che la garanzia di stato sulle cartolarizzazione delle sofferenze bancarie ha pari dignità con le norme che il governo si sta affrettando a varare per evitare che gli intermediari britannici, nel caso il 29 l’UK sia indecisa fra esserci o non esserci, perdano l’accesso ai mercati finanziari europei, che sarebbe un bel pasticcio. E mica l’unico. Le massime autorità – il consiglio dell’Ue per dire – si sono addirittura preoccupate di garantire che l’Erasmus+ non subirà traumi a causa della Brexit.

Soprattutto il nostro avvocato del popolo, dopo aver detto che se proroga deve’esser, che sia breve, ha aggiunto che gli italiani saranno tutelati. Come le banche. Le banche italiane, ovviamente.

A domani.

Cronicario: Dalla flat tax alla flat pax


Proverbio del 18 marzo Seguendo le ombre non si acquista sostanza

Numero del giorno: 77 Quota % aziende quotate controllate da un solo azionista in Italia

Ah che bello: ritornano le promesse. La flat tax, ve la ricordate? Se ne parlava già nel bellissimo contratto, quando fuori infuriava lo spread e noi giustamente ce ne infischiavamo perché se aumentano i tassi vuol dire che i Bot rendono di più. E oggi, che finalmente si avvicinano nuove elezioni (europee ma tutto fa brodo), Vicepremier Uno (o Due, fate voi) se n’è uscito dicendo che l’anno prossimo tocca alle famiglie. Come cosa?

Ma perbacco: le tasse al 15% per chi guadagna meno di 50 mila euro. Cioé in pratica tutti gli italiani.

In pratica il 5,28% dei 40 milioni di contribuenti, circa due milioni quindi, dovrebbero compensare con le loro tasse il buco che si aprirebbe tagliando al 15% le tasse ai quasi venti milioni fra i 15 e i 50 mila. O, in alternativa dovrebbero diminuire le spese complessive dello stato.

Di quanto poi? E anche qui, vai a capire. La domanda quanto costi la flat tax, ha scatenato più interpretazioni del sesso degli angeli in epoca bizantina. Le stime si rincorrono strafottenti, col nostro Vicepremier Due (o Uno, fate voi) che parla di una dozzina di miliardi, da mettere nel mucchio assieme agli altri che serviranno l’anno prossimo. Mentre gli alleati del governo verdolino dicono che i miliardi che servirebbero sono una sessantina e parlano di “promessa che non si può mantenere”.

Addirittura il MEF, arriva a smentire che ci sia, nei suoi cassetti, uno studio specifico. Parola del ministro Mammamia, che voglio dire: è una certezza. La confusione impera finché non arrivano concilianti e finalmente esplicatorie le parole di un sottosegretario: “L’importante è che si remi tutti nella stessa direzione”.

Se questa è la direzione, dalla flat tax alla flat pax ci vuole un attimo. Pure meno.

A domani.

Cronicario: Noi ce ne freghiamo della Brexit, anzi no


Proverbio del 14 marzo Il cielo ha lo stesso colore dovunque

Numero del giorno: 61 Calo % domande di asilo in Italia da parte di migranti nel 2018 sul 2017

Annunciazione, annunciazione: “A me la Brexit non preoccupa”, dice Vicepremier Uno (o Due, fate voi) pressoché unico al mondo a stare sereno di fronte a un evento che spaventa persino le statue. D’altronde se non fosse unico non sarebbe un Vicepremier Uno (o Due?).

A dirla tutta, al nostro vice lider maximo due cose stanno a cuore: tutelare gli italiani che vivono nella sempre più perfida Albione e magari attrarre verso i nostri lidi, notoriamente business-friendly, le imprese che fino a ieri stavano lassù e ora cercano casa.

Mi tranquillizzo finché non arriva la Coldiretti che butta giù un piccolo avvertimento. Sempre i perfidi oltremanica, infatti, hanno già fatto sapere che in caso di hard Brexit metteranno un po’ di dazi qua e là a tutela dei fatti loro. E mica solo sulle auto, ma anche sul Parmigiano e il Grana. E poi su carne di manzo, agnello, maiale, pollame e lattiero-caseari per sostenere allevatori e agricoltori locali. Si preoannunciano problemi anche con i marchi Dop e Igp di provenienza italiana che, fuori dal circuito Ue, rischierebbero in casa Uk una sonora concorrenza sleale.

Però a un certo punto sento un altro ministro annunciare un’altra cosa: il governo sta preparando decreti d’emergenza “in materia di tutela dei cittadini e della stabilità finanziaria e della continuità operativa dei mercati e del settore bancario e finanziario”. Sento uno spiffero di preoccupazione, ma faccio resistenza. Ma poi arriva Vicepremier Due (o Uno) che rilascia la seguente dichiarazione: “La situazione è confusa, diciamo che sono più in difficoltà a Londra che a Roma. Entro oggi arriverà una posizione”.

Quindi nessuna preoccupazione, decreto d’urgenza e confusione. E ancora non è successo niente.

A domani.

Cronicario: Se cala il pil è colpa dei tecnici. Anzi dei magazzinieri


Proverbio del 5 marzo Chi è esperto di inganni non conosce pudore

Numero del giorno: 1 Calo % produzione meccanica nel IVQ 2018 secondo Federmeccanica

Cittadini,

il pil è diminuito e va bene. Ma bisogna sapere leggere i dati diffusi da Istat per evitare le solite interpretazioni faziose. Perciò è opportuno che sappiate (e ricordiate) bene alcune cose fondamentali che potete twittare a piacimento.

La prima, fondamentale: è colpa di quelli di prima. Detto ciò, se proprio volete continuate a leggere, sennò basta questo a chiudere il discorso.

Ma se proprio proprio ci tenete a far la figura dei cervelloni, allora potete uscirvene dicendo che “Si vabbé, il pil è diminuito nel quarto trimestre ma meno della stima. Parliamo di un -0,1%, ai confini dell’errore statistico. E’ chiaramente una recessione tecnica”.

Non sapete che vuol dire recessione tecnica? Vabbé, a parte che non ve lo chiederà mai nessuno. Ma nel caso rispondete che vuol dire che la recessione è colpa dei tecnici, non dei politici. Ma sempre di quelli di prima.

E se proprio vi ci tirano per i capelli, e proprio proprio c’avete tempo da perdere con i troll, dite a questi fenomeni che “Istat ha certificato che la domanda interna va bene e anche l’export netto, quindi grazie al governo del cambiamento non solo gli italiani spendono di più, ma anche gli stranieri comprano più italiano. Siamo invincibili. Il calo, se proprio di calo vogliamo parlare, è stato determinato dalle scorte”.

Vuol dire che è chiaramente in corso un complotto dei magazzinieri. Sono tecnici, d’altronde. E di sicuro pure del Pd.

A domani.

Cronicario: E dopo il Cambiamento, arriva l’Innovazione


Proverbio del 4 marzo Chi semina orzo non raccoglie grano

Numero del giorno: 2,3 Aumento % investimenti green dell’industria italiana

Lo se che vi sembra incredibile, ma è passato un anno da quando il popolo italiano ha spalancato le porte al governo del cambiamento, che arriverà un paio di mesi dopo ma vabbé, il cambiamento procede con lentezza.

Un anno in cui il cambiamento ha fatto sentire la sua voce possente in ogni dove, cambiando la vita a milioni di persone. Gli scrittori di satira, per dire.

Un anno in cui l’immaginazione, finalmente al potere..

Si, avete ragione. Basta col cambiamento. Bisogna cambiare il cambiamento. Serve un nuovo obiettivo che migliori il cambiamento. Qualche idea?

I dettagli leggeteveli in cronaca. Vi basti sapere che il nostro Vicepremier Uno (o Due, fate voi) più illuminato del solito oggi ha preconizzato che diventeremo la prima manifattura d’Europa.

Ma son dettagli. Qui sul Cronicario dobbiamo dirvi quello che succederà dopo. Dopo il Cambiamento e l’Innovazione, che ci dobbiamo attendere?

Dai che lo sapete già.

A domani.

Cronicario: Non abbiamo bloccato la Tav, è un esperimento sociale


Proverbio del 22 febbraio Fai attenzione a ciò che si dice, non a chi lo dice

Numero del giorno: 11 Percentuale della popolazione venezuelana emigrata secondo l’Onu

E’ venerdì pomeriggio e figuratevi che voglia c’ho di parlarvi di Tav, ossia il miglior distillato possibile del supercazzolismo nazionale. Però occorre pure che qualcuno riporti le ultime parole famose del nostro illuminato governo che oggi – e come sempre – ha strappato gli applausi dei social-isti italiani.

Comincia di buon Mattino il nostro vicepremier Uno (o Due, fate voi) che ben barbato e spettinato almanacca l’uditorio spiegando che no, perbacco, “Non c’è alcun blocco della Tav, c’è solo una revisione del progetto con l’obiettivo di portare a termine il progetto”. Per la cronaca la revisione, che durerà chissà quanto, è la logica conseguenza dell’analisi costi/benefici, che derivava da una domanda annosa: ma la Tav si fa?

A un certo punto arriva anche la parola magica: referendum. E già ce li vedo legioni di piemontesi a compulsare alcune migliaia di pagine di documenti per conoscere e deliberare.

Finalmente, sul far del pomeriggio, sono arrivate le parole illuminatissime del ministro il quale ci ha fatto sapere che 1) la Tav non è bloccata ma solo sospesa e che 2) comunque la Tav non è una priorità perché semmai i benefici si vedranno fra 50-70 anni. Un po’ come accade con l’istruzione di massa. Accadeva almeno.

Buon week end.

Cronicario: Si avvicina Quota 100 mila


Proverbio del 21 febbraio Il cuoco inesperto accusa sempre il forno

Numero del giorno 200.450 Aumento contratti a tempo indeterminato in Italia nel 2018

E’ una delle cose più esaltanti mai viste. La misura di quanto noi italiani siamo baldi e ardimentosi. Che nulla ci può fermare. Che siamo invincibili. La corsa che stiamo compiendo toglie addirittura il fiato.

Tutto cominciò in sordina in un freddo giorno di gennaio.

Ma si capiva subito che il momento era topico. A fine giornata infatti…

Che significa 756 domane in sei ore: 2,1 al minuto. Una robetta da razzo. Ma il meglio doveva ancora venire.

Nelle prime otto ore dell’indomani vengono presentate 7,89 domande al minuto. E poi si replica.

Finché non arriva la valanga. L’urlo dei migliaia di scatenati dal lavoro rintrona l’Inps.

In 12 giorni lavorativi si superano le 42 mila domande. Significa che ogni giorno sono stati liberati “dalla schiavitù della Fornero”, come ebbe a dire un illustre vicepremier, ben 3.533 persone.

Questo scatenamento nazionale prosegue indefesso nei giorni successivi.

Fino al rush di ieri.

In ventitré giorni, sabati e domenica inclusi, il governo dello scatenamento ha liberato quasi sessantamila persone.

 

Gli schiavisti stiano preoccupati. Su di loro incombe Quota 100. Mila.

A domani.

 

 

Cronicario: C’hanno affatturato il fatturato dell’industria


Proverbio del 19 febbraio Una gioia copre cento dolori

Numero del giorno: 10.800.000.000 Vendite di Btp da parte dell’estero a dicembre 2018

“Bisogna reagire!!”, dice il boss degli imprenditori osservando gli spettacolari dati del fatturato e degli ordinativi dell’industria a dicembre.

“Aprire i cantieri”, esorta poi, spiegando che trattandosi di misura anticiclica serve a spingere lo sviluppo. Istat dice che è crollato il settore auto (-23,6%), ma tutto fa brodo, nell’economia ai tempi di Facebook.

Se è per questo dice pure, sempre Istat, che dall’esterno spira aria brutta. E non dipende dal fatto che là fuori non hanno la fortuna di essere governati dal cambiamento. Quanto dalla circostanza che “l’indice grezzo degli ordinativi segna un calo tendenziale del 5,3%, derivante da diminuzioni sia per il mercato interno (-3,6%) sia per quello estero (-7,6%)”.

Segno che il prodotto italiano tira meno. O magari che tirano meno anche quelli esteri che hanno bisogno del prodotto italiano.

Ma non c’è da preoccuparsi. Quando ha scoperto che c’era un problema di fatture per le industrie il governo del cambiamento ha subito elaborato una strategia infallibile.

Per tutto il resto, c’è postcard.

A domani.

 

Cronicario: Autonomia unica via (semicit.)


Proverbio del 18 febbraio Meglio un nemico intelligente che uno sciocco

Numero del giorno: 60.000.000.000 Export italiano in Germania nel 2018 

E finalmente è arrivata la nuova (ennesima) parola magica che risolverà tutti i nostri problemi, ci renderà più ricchi, ma più solidali, più equi ma più meritocratici, più locali, ma anche più globali. E al tempo stesso più ricchi ma anche meno egoisti. Più attenti al particolare e meno al generale. Più e anche più. Ma anche più e pure meno. Siete curiosi? Dai che la sapete già.

Era facile dai: autonomia. Suona bene pure in tutta Italia. Oggi per dire ha risuonato magnificamente anche in napoletano, quando l’illustrissimo sindaco ci ha deliziato con una riflessione acutissima sui vantaggi dell’autonomia.

No, non questa, che peraltro ormai è fuori moda. Quella che vogliono i veneti, lombardi, i friulani, e tutto il resto della compagnia, al grido: i soldi nostri sono i nostri perciò ridateceli. D’altronde dopo l’anarchia, è rimasta solo l’autonomia come unica via. E allora perché il Sud non dovrebbe volere la stessa cosa?

Al contrario: il sindaco napoletano giura che la città ci guadagnerebbe, con l’autonomia. E giù anche lui una sfilza di più e meno uno più bello dell’altro. “Siamo pronti per l’attacco! Da noi, vinta la sfida, regnerà l’umanità, la giustizia sociale, la felicità. Voi governate con il rancore, noi governeremo con la fratellanza”, ha detto il magnifico sindaco, sottolineando che dopo il referendum per l’autonomia napoletana “proveremo a realizzare, se lo vorranno anche le altre popolazioni del Sud, un referendum per l’autonomia differenziata dell’intero Mezzogiorno d’Italia”.

Se avete dubbi che essere autonomi serva a stare meglio, ricordate le parole di un grande pensatore italiano.

Buona autonomia a tutti.

A domani.