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Cronicario: L’obbligo flessibile del governo anarchico


Proverbio del 9 agosto Raccoglie felicità chi dà senza chiede nulla in cambio

Numero del giorno: 131.800.000.000 Crediti lordi in sofferenza banche italiane a giugno

Finalmente è arrivato il tempo in cui governa l’anarchia, a quanto pare, visto che poco fa il ministro della salute ha depositato un proposta di legge per affermare il principio dell’obbligo flessibile delle vaccinazioni. Una dizione che “sebbene mi prendano in giro”, dice il ministro, “a me sembra sensata”.

E infatti lo è. Neanche gli inventori del celebre slogan (sopra) avrebbero mai immaginato che si sarebbe arrivati al punto che il governo avrebbe predicato l’obbligo flessibile, che è ciò di quanto più vicino all’anarchia possa fare un governo. Insomma obbligo flessibile è come dire governo anarchico no?

Sono talmente contento dell’obbligo flessibile che inizio a sognare un obbligo flessibile nel versamento dei contributi previdenziali, nel pagamento delle tasse e persino nell’uso del semaforo, che è quanto di peggio abbia prodotto la cultura statalista. Sta a vedere che il governo del cambiamento ci libererà dal governo?

Mi sveglio d’improvviso quando iniziano a risuonare nelle mie orecchie le dichiarazioni dei vari ministri che stanno lavorando alla Grande Manovra. “Non tocchiamo gli 80 euro”. “Non metteremo le mani in tasca agli italiani” (già usata da anni mi pare). “Speriamo che l’Ue ci faccia andare oltre i parametri perché dobbiamo fare le riforme e servono investimenti”. E così rassicurando, mentre – in attesa della Grande Manovra – il governo governa eccome, nominando chi dice lui praticamente ovunque. Ora è toccato all’agenzia del Demanio, a quelle delle Entrate e non so a cos’altro. Sicché capisco: all’obbligo flessibile corrisponde la libertà rigida. E al governo del cambiamento, il cambiamento di governo.

A domani.

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Cronicario: Tutto pronto per la Grande Manovra


Proverbio dell’8 agosto L’amico lavora al sole, il nemico nell’ombra

Numero del giorno: 10,7 % imprese italiane che prevedono assunzioni ad agosto

E’ estate, abbiate pazienza. Le cronache raccontano cose manifestamente assurde come sempre in questa stagione. Tipo la dipendente di Trenord che annuncia all’altoparlante che gli zingari hanno rotto i coglioni, il figlio allucinato di crack che violenta la madre a Torino, il marito ai domiciliari che ammazza la moglie di botte a Venezia, i poveracci che si facevano mutilare a Palermo (e ci morivano pure) per simulare incidenti d’auto e frodare le assicurazioni, fino arrivare a notizie sublimi, come quella che oggi è la giornata del micio, che ha ridotto i social network in una colonia di teste baffute.

In questo festival dell’assurdo è chiaramente solo un caso (?) che ferva il dibattito ai piani alti del governo, che anche oggi si riunirà – dicono i saputelli – per mettere a punto la Grande Manovra che cambierà le nostre vite a partire dal prossimo settembre.

Nel caso dubitiate circa gli esiti della Grande Manovra, ve la faccio semplice. Diminuirà le tasse per aumentare le spese così aumenterà la crescita e aumenteranno le tasse.

Dentro questa cornice teorica ci sono le questioni pratiche alle quali ci hanno ormai abituato le altre cronache si stampo estivo che durano tutto l’anno. Quelle politico-economiche, per capirci. Chessò, il mito della flat tax, del reddito di cittadinanza, di investimenti pubblici ad alto moltiplicatore. Bellissime parole che ci consentono di dibattere agilmente senza sapere di cosa stiamo parlando, e quindi sono perfette per i governanti, oggi come di ieri, e per un popolo imbolsito dagli smartphone. Vi faccio qualche esempio. Oggi in conferenza stampa il premier difensore del cittadino ha detto che il governo farà ” una manovra che sia seria, rigorosa, coraggiosa. Sarà accompagnata da riforme strutturali, in cui noi riponiamo molta fiducia perché siamo convinti che la leva per la crescita economica e lo sviluppo sociale saranno le riforme”.

C’è di meglio, ovviamente. A settembre ci aspetta una riforma del codice degli appalti “per rilanciare gli appalti” che ovviamente saranno finanziati, fra le altre cose, con “la revisione delle “tax expenditure”. Ce lo vedo il governo del cambiamento a togliere le agevolazioni sulle ristrutturazioni dei giardini. Ah, ovviamente, ci saranno anche nuove “misure anticorruzione, tassello di un’efficace manovra economica”. E se pensate che questo spirito riformatore ci condurrà a chissà quale epifania in Europa, state sereni: “Ci presenteremo con un programma serio, coraggioso, che tuteli i nostri interessi, saremo molto seri, duri, rigorosi ma non irragionevoli e scriteriati”.

Vi risparmio il resto sennò che gusto ci trovate domani a (non) leggere i giornali. Contentiamoci di sapere che lassù, fra i colli romani, qualcuno ci ama. E pensa a noi anche nei giorni di Ferragosto, quando, secondo ciò che dice il ministro uno e bino si dovrebbe decidere la sorte di Ilva, mentre su Alitalia e Tap vedremo. E ne vedremo delle belle, state certi.

A domani.

Cronicario: La deriva pacifista di Mister T


Proverbio del 7 agosto Loda il mare, ma resta sulla terra

Numero del giorno:  115.500.000.000 Esportazioni tedesche a giugno 2018

La migliore della giornata, ma forse dell’anno, se la aggiudica il nostro beneamato Mister T, che all’apice del solleone se ne esce così:

Ora non so voi, ma questa cosa di fare la guerra per chiedere la pace io la trovo meravigliosa. Notate il maiuscolo: così squisitamente yankee. Dai tempi della guerra per liberare i poveri schiavi del Sud, le derive pacifiste americane sono quanto di più maschio giri sul cronicario globale. Talmente, che il vice ministro della Gran Bretagna ha detto subito che “non seguiremo gli Usa sulle sanzioni”.

Tutto ciò mentre il ministro degli esteri nordcoreano va in visita in Iran per due giorni e la Russia si dice delusa dalle sanzioni Usa. Che fine farà il nostro giro d’affari con l’Iran? Ah saperlo, finirà nel mare grosso del nascente sovranismo socialista italiano, che proprio oggi festeggia il suo decreto Dignità, ormai approvato. Ora bisogna nazionalizzare Alitalia, l’Ilva e anche il nostro debito estero, così finalmente il cattivissimo spread non farà più danni. Almeno il primo anno. E dopo?

A domani (forse).

 

 

 

Cronicario: Trovato rimedio ai mali del Sud: lo spopolamento


Proverbio dell’1 agosto L’aratro è il fondamento di tutte le arti

Numero del giorno: 19.300.000 Residenti con radici migratorie in Germania nel 2017

Siccome com’è noto il grande problema del Sud è il traffico, farà piacere ai vari interventisti che si sperticano ragionando sul futuro del nostro Meridione che laggiù il problema se lo stanno risolvendo da soli, come solo i meridionali sanno fare: emigrano.

Ora non prendetela come una mancanza di fiducia verso il governo del cambiamento che sicuramente farà piovere miliardi di cittadinanza sulle teste frastornate dei giovani meridionali che sono rimasti laggiù. Il problema è più profondo: al sud, oltre al traffico, fa caldo. Capite bene che a nessuno piace sudare mentre si cerca un lavoro che non c’è. Perciò ecco la soluzione, che, come insegnano i sacri testi dei pensatori liberali, è emersa dai meandri dell’economia di mercato: lo spopolamento.

Proprio oggi il fenomeno è stato certificato col bollino dello Svimez, un istituto che studia da anni i mali del Sud non potendo far altro che esercitarsi in strazianti grida d’allarme che danno ai meridionali i loro quindici secondi di celebrità, che è più o meno il tempo che richiede la lettura di questo post. E siccome quindici secondi passano subito e vi staranno già rincoglionendo con la storia di Foa silurato alla Presidenza Rai, il decreto Dignità che chissà che fine fa, ve la faccio breve. Ah un attimo: prima vi devo raccontare delle importazioni di soia dell’Ue dagli Usa aumentate del 238% dopo che i prezzi Usa sono crollati come conseguenza del blocco delle importazioni cinesi. Che c’entra? Niente, ma fa riflettere. I produttori Usa hanno esportato di più nell’Ue a causa del crollo dei prezzi. Questo non vuol dire che abbiano anche guadagnato di più.

Sono rimasti dieci secondi, quindi torno al Sud. Ecco i numeri dell’unico successo meridionale: negli ultimi 16 anni hanno lasciato il Mezzogiorno 1 milione e 883 mila residenti: la metà giovani di età compresa tra i 15 e i 34 anni, quasi un quinto laureati, il 16% dei quali si è trasferito all’estero. Quasi 800 mila non sono tornati. L’altro milione è tornato e magari vive all’interno dell’ 600 mila famiglie dove risultano tutti disoccupati, visto che dal 2008 si sono persi 578 mila posti di lavoro under 35 e il pil minaccia di crescere alla metà della media nazionale. Capirete che di fronte a una situazione del genere, i liberisti emigrano e gli statalisti aspettano il sussidio. Ma tutti votano per il governo del cambiamento.

A domani.

 

Cronicario: Fra il dire e il fare c’è di mezzo il nominare


Proverbio del 30 luglio La gentilezza batte la forza

Numero del giorno: 6.200.000 Italiani che hanno ripetuto gli esami di guida

Poi dice che il governo non governa. Eccome se governa: con un paio di post su Facebook il ministro del trasporto amoroso ha silurato e nominato i vertici delle FS, che sta per Ferrovie Sovrane, ne caso vi fosse sfuggito. E quanto ci ha messo? Niente: un battito d’ali. Licenziati via social a metà della settimana scorsa, i nuovi vertici sono stati nominati stamattina, mentre l’Italia boccheggiava sotto il caldo africano.

Lo so, adesso mi direte che è molto più facile cambiare gli amministratori che governare, ma è chiaro che siete prevenuti. Fra il dire e il fare c’è di mezzo il nominare lo sanno tutti. Peraltro ormai è chiaro che usano una tattica sopraffina. Il ministro uno e bino temporeggia, chessò invita 62 sigle a parlare di Ilva, in un delirio di assemblearismo egalitario, e gli altri nominano come se non ci fosse un domani: i vertici del ministero del Tesoro, quelli della Cdp e persino la presidenza Rai, dove hanno provato a mettere uno che gli piace. Cosa inedita nel panorama italiano.

State certi che prime delle meritatissime vacanze (innanzitutto le mie) il medagliere delle benedizioni ministeriali si arricchirà ancor di più finendo di lacerare quel che resta della nostra concordia sociale. In compenso ci guadagneremo tempo, calma e riflessione su quelle che sono le partite davvero delicate che attendono di essere governate sul serio: chessò la solita Ilva, l’Alitalia, il miracolo decreto Dignità, ormai in versione 2.0, come ci ricorda il ministro Bino, e, dulcis in fundo, la legge di bilancio, dove il governo, finalmente tornato dalle vacanze dovrà finalmente dare prova reale di sé. Dice, l’altro ministro tuttologo, che l’importante è incardinare i provvedimenti. Basteranno un paio di tweet magari.

Nel caso (assai ipotetico) che abbiate ancora voglia di occuparvi di cose serie, vi segnalo l’ultima chicca in casa Bis, ossia le statistiche sulla liquidità globale, che mostra come l’unica cosa che non ci manca, in questo periodo vagamente disgraziato, sono i soldi.

Il credito in dollari alle non banche fuori dagli Usa, nel primo trimestre 2018 è cresciuto del 7% rispetto a un anno fa, quello in euro addirittura del 10%. L’uno vale 11,5 trilioni, l’altro 3,1 (di euro). Fra le altre cose, 3,7 di questi trilioni sono crediti verso le economia emergenti, verso le quali il boom, guidato da emissioni obbligazionarie, è stato del 16% rispetto a un anno fa. Questa montagna di denaro, che rappresenta debiti, gira intorno a noi minacciosa come una gigantesca cambiale in attesa di essere pagata, il cui peso specifico dovrebbe far tremare le vene ai polsi a chi (come noi) deve rinnovare ogni anno una quantità di debito pubblico pari al pil della Grecia. Ma non ditelo ai nostri. Si potrebbero distrarre.

A domani.

 

Cronicario: E dopo la Dignità, servono vacanze sovrane


Proverbio del 26 luglio Chi è contento del suo non incontrerà sfortuna

Numero del giorno: 308 Importo medio reddito di inclusione in Italia

Cari Italiani,

Confturismo e Istituto Piepoli ci fanno sapere che quest’anno la nostra contabilità turistica è stata salvata dagli stranieri, (non quelli sui gommoni, quelli in aereo) che son venuti a far le vacanze da noi malgrado altre méte turistiche seducenti come Egitto e Turchia siano tornate di moda. So bene che molti di voi troveranno incredibile che qualcuno preferisca le Piramidi o le Moschee al Colosseo, ma tant’è: finché ci si ostina col feticcio del liberalismo queste cose capiteranno ancora.

Ma comunque non c’è da preoccuparsi. Nonostante il malvezzo, il prodotto turistico nostrano si vende come il pane appena cotto e ha prodotto 16 miliardi di euro di incassi che fanno un gran bene al nostro pil. Le bellezze italiane resistono pure alle pigrizie dell’estate (sarà mica liberale?) che quest’anno ha latitato. Ma c’è un ma. Questi miliardi che ristorano l’economia nazionale sarebbero stati molti di più se voi, carissimi, aveste fatto come ci si aspettava da veri patrioti vacanze sovrane. Arcinazzo invece che l’Engadina, la Sardegna al posto delle Fiji, per dire. Giusto perché lo sappiate: avete speso all’estero 9 miliardi di valuta nazionale che avrebbe potuto produrre qualche decimale di pil e di occupazione in più a casa nostra piuttosto che (orrore) all’estero. Ma sono certo che il governo del cambiamento vi persuaderà a cambiare queste consuetudini turboliberiste.

A proposito, anche oggi sono avvenuti fatti molto importanti nelle aule parlamentari dove si discute il fondamentale decreto Dignità, il più saliente dei quali è che l’approvazione del decreto è slittata. Ma non vi preoccupate: “E’ una buona notizia”, ha detto il ministro uno e bino: “Ne uscirà un decreto Dignità 2.0 rafforzato perché stiamo inserendo centinaia di milioni l’anno di euro di incentivi agli imprenditori per assumere con contratti a tempo indeterminato”.

Ah, nel caso vi fosse sfuggito, sempre il nostro ministro bino ha detto che il M5S voterà no a qualunque emendamento sui voucher che modifichi quanto già scritto nel decreto in discussione. Perché ci sono i voucher buoni (quelli del decreto) e quelli cattivi (quelli che vorrebbero entrarci) che sfruttano i giovani.

Sia come sia, il decreto slitta alla settimana prossima e siamo già ad agosto, quando la Dignità nazionale richiede un congruo periodo di ferie per ristorare lo spirito indomito, specie dopo una più che dignitosa abbuffata legislativa. Sarà mia premura informarvi, cari italiani, sulle vacanze dei nostri governanti. Ma non dubito saranno sovrane.

A domani.

 

Cronicario: Più Dignità per tutti, a cominciare dai tabaccai


Proverbio del 25 luglio Il chilometro è lungo per chi è stanco

Numero del giorno: 70 Aumento % Tassa rifiuti dal 2010 secondo Confcommercio

Siccome vivo in un paese che ha talmente a cuore la Dignità delle persone da intitolarci una legge, appena posso mi abbevero al cronicario parlamentare per osservare in qual modo le nostre classi digerenti (rectius, dirigenti) interpretino questa categoria dello spirito. Non c’è nulla di più istruttivo, circa l’andazzo del periodo, che osservare la declinazione materiale di un valore morale.

Avrete letto da qualche parte la storia dei contrattisti a termine della Nestlé impiegati a Benevento che non hanno ricevuto il rinnovo a causa della decisione del governo di limitare a 24 mesi il tempo determinato. E magari vi siete guastati la digestione leggendo dei famosi 8.000 posti a rischio iscritti nella relazione tecnica del decreto, che ha provocato scintille epistemologiche fra il capo dell’Inps e un paio di ministri. Roba da prime time, ma c’è di meglio dietro le quinte. Personalmente ho trovato più istruttivo un bellissimo comunicato stampa diffuso ieri dalla Federazione dei tabaccai che come tutti – e giustamente – rivendicano con commovente prosodia la loro Dignità. Cito solo alcuni stralci perché non mi regge il cuore: “Così ammazzano un’intera categoria, quella dei tabaccai (…) nessuna categoria commerciale può sopravvivere a simili riduzioni (…) resteranno senza reddito 80.000 famiglie (…) così annientano una categoria”.

Ho capito subito che la dignitosissima dichiarazione di futura morte presunta dei tabaccai avesse a che fare colla Dignità di cui si discute a Montecitorio. Mi sono armato di santa pazienza e ho scrutato qua e là finché non ho scoperto che qualcuno dell’opposizione – pare che esista davvero e che ogni tanto si incarni in un certo Pd, ma anche in una tale Fi e quant’altro – aveva proposto di ridurre gli aggi dei tabaccai sui Gratta e Vinci, il Lotto e il SuperEnalotto, ossia il guadagno dei dignitosi tabaccai sul dignitosissimo gioco d’azzardo rappresentato dalle lotterie dei poveracci. E che le lotteria siano una roba da poveracci, più o meno disperati non bisogna aver letto Balzac (ma comune leggetelo che vi fa bene) per saperlo. Peraltro mi sembra di ricordare che la Dignità statale preveda anche il contrasto alla ludopatia. Ma forse non vale per i Gratta e vinci, chissà.

La sedicente opposizione aveva proposto di dimezzare l’aggio sui Gratta e vinci dall’8 al 4% e di ridurre quello sul Superenalotto al 6,5%. Leggendo la pregevole nota della Federazione ho scoperto che il gioco “pesa il 50% del fatturato dei tabaccai” e questo spiega perché la loro dignità valga quel robusto 8%, così come quella dello Stato valga quei chissà quanti miliardi che arrivano dalla vendita di illusioni ai poveracci. E siccome con la Dignità non si scherza, ecco che la stessa opposizione, che s’era premurata di fare una cosa all’apparenza dignitosa a favore dei poveracci ludopatici, ritira il suo emendamento, perché vivaddio la Dignità dei tabaccai non si tocca e ci eravamo sbagliati, signora mia.

Visto l’andazzo non mi stupisco che faccia bene il ministro uno e bino a ricordare che è meglio aspettare la fine dell’esame parlamentare, e quindi l’approvazione, prima di pronunciarsi sulla congruità dignitosa del provvedimento. Per dire: hanno provato pure a infilarci la detassazione della sigaretta elettronica, che ricorderete era uno dei punti qualificanti del Nuovo Contratto Con Gli Italieni. Anche perché nel frattempo che i tabaccai suonavano la campana a morto, dal Nord Est, terra di aziende che funzionano e di leghismo arrembante, arrivava un appello degli imprenditori contro la decisione dei ridurre a due anni il tempo massimo dei contratti a termine e di reintrodurre le causali, al quale il viceministro leghista all’economia ha promesso di rispondere “coi fatti”, lasciando trasparire l’intento di garantire più dignità per tutti. “Vedremo quando arriveremo all’articolo 1”, ha detto con tono maschio.

Sicché i poveri beneventani rimasti disoccupati per eccesso di dignità, stiano sereni. Li salverà il solito nord produttivo a vocazione leghista, a loro sudisti, in perfetta continuità con lo spirito italiano che per fortuna resiste persino all’invincibile governo del cambiamento e alla sua opposizione zen. Vi sembra poco dignitoso? Andate a comandare.

A domani.

Cronicario: Italy first, intanto per spaghetti e pomodoro


Proverbio del 24 luglio Il pane del povero è duro e le sue giornate sono lunghe

Numero del giorno: 5.603.215 Cittadini italiani all’estero nel 2017 (+20% su 2012)

Vi pare facile a voi cazzeggiare nel giorno in cui la Grecia e i greci bruciano, letteralmente, e muoiono a decine, mentre in Giappone altrettanti muoiono di caldo, dopo essere annegati nei giorni scorsi a causa della pioggia in centinaia. Ma bisogna pur farlo questo sporco lavoro del Cronicario. E per fortuna anche in questo giorno da tregenda arriva come per magia una buona notizia: l’export italiano extra Ue rimbalza come un gatto (vivo, spero).

Prima che iniziate a digerire questi dati, ammesso che vi regga lo stomaco, date un’occhiata al commento dell’Istat, che aggiunge altra gioia a questa letizia.

Il grosso di questi risultati li dobbiamo alla cantieristica navale, quindi, ossia una delle nostre vocazioni più soddisfacenti e misconosciuta: provate a chiedere al primo che passa cosa sappia di Fincantieri. Al contrario tutti sanno di un’altra eccellenza italiana,

ma non sanno quanto dovrebbero. Per fortuna ci sono compilatori eruditi come l’Ismea, Istituto dei servizi per il mercato agricolo, che oggi ha presentato un rapporto sull’export agroalimentare italiano molto succulento. A fine 2017 abbiamo esportato 41 miliardi di roba fatta in casa, aumentando le vendite del 23% negli ultimi cinque anni, più di quelle Ue (+16%). Fra le varie soddisfazioni, c’è anche quella che siamo i primi esportatori di pasta e di conserve di pomodoro, con una quota di circa il 65% dell’export europeo. Purtroppo il nostro saldo agroalimentare rimane negativo per quattro miliardi, quasi dimezzandosi però dal 2013, quando era il deficit era 7,3. Ma in tempi di ansia di primazia bisogna pure accontentarsi. Meglio gli spaghetti dei minibot.

A domani.

Cronicario: Volano gli straccetti durante le nominations sovrane


Proverbio del 20 luglio Una moneta fa più rumore se il salvadanaio è vuoto

Numero del giorno: 133,4 Debito % sul pil italiano nel primo trimestre 2018

Sono sicuro che seguite col paté d’animo, come direbbero gli illustri di oggi, il filmaccio horror delle nomine governative  – l’estate chissà perché questi film tornano di moda – che oggi ha raggiunto il suo zenit con la riunione alla presidenza del coniglio (ops refuso) fra i massimi responsabili: il ministro Bino e il ministro Mammamia, presente il sottosegretario Spicciafaccende e il presidente del coniglio (ops, refuso di nuovo) che alla fine è servito – dicono – a trovare la sintesi. I protagonisti del seguito del film de paura sarebbero stati individuati. Si comincia con le nomination per le future interpretazioni nell’ambitissima Cdp che ai nostri eroici conquistadores deve sembrare una sorta di Eldorado pure se dentro c’ha i soldi delle formichine che ancora li mettono alla posta, come nel dopoguerra.

Proprio così. I nomi verranno comunicati più tardi, come si addice ai colpacci di scena dei film di genere. Ma tanto conta poco. L’aria che tira è quella che è e ce la spiega il ministro del trasporto amoroso, che oggi ha riconfermato il suo desiderio sovranista a proposito di Alitalia spiegando di “andare oltre la nazionalizzazione” perché lui è interessato “agli interessi nazionali e all’italianità”.

Senonché il (probabile) lieto fine su Cdp è stato terribilmente guastato dall’incursione nel copione di uno sceneggiatore che ancora non era comparso nel meraviglioso script governativo ma che certamente non poteva mancare in uno scenario tipicamente nostrano: il procuratore della repubblica. Proprio mentre volavano gli straccetti su Cdp, nella mattinata, in fondo si tratta di costosissime frattaglie mica una cosa seria, i sempre solerti gazzettieri delle procure ci hanno fatto sapere che il ministro Eretico, del quale il vostro Cronicario qui aveva pronosticato il rogo pubblico in tempi non sospetti, è finito nel solito tritacarriere nientepopòdimeno che per usura, un reato meravigliosamente storico-letterario.

Il che ha aggiunto quel sapore retrò, intonato d’altronde col ministro, alla nostra sceneggiatura horror, ma soprattutto ha messo in mezzo un sacco di altri pezzi grossi che incidentalmente sono a capo di gioielli della corona del pachiderma pubblico. Di Cdp, per dire, ma anche di Leonardo. La variazione splatter sul tema thriller-horror è sempre gradita, com’è noto agli amanti di genere, ma in questo caso ha provocato un terribile corto circuito nella coscienza legalitaria dei nostri beneamati sovrastanti che aspirano a diventar sovrani. Bisogna difendere il ministro eretico, e con esso anche il capo di Leonardo, quando magari quella poltrona farebbe comodo eccome, o bisogna far valere il principio che l’indagato lasci l’incarico, come già paventato per il capo di Fs?

Se pensate che l’amletico dilemma sarà sciolto su questo schermo di venerdì pomeriggio che fa un caldo extracomunitario state leggendo il Cronicario per sbaglio. Qui si dicono minchiate. A farle ci pensano altri.

A lunedì.

 

Cronicario: Sostenete anche la stampa sovrana (e la cannabis)


Proverbio del 19 luglio La bugia più astuta dura solo una settimana

Numero del giorno: 62,8 Aumento % export vino italiano in Cina nel IQ/2018

Alitalia, e vabbé. Le pensioni di cittadinanza, eccerto. Il reddito per i cittadini (anche per i cittadini extracomunitari?), eccome. Ma una parolina buona per la stampa, rigorosamente sovrana, la vogliamo spendere?

Notate che parliamo di vendite che sommano digitale e cartaceo e poi fatevi il segno della croce e magari recitate una prece. Dico a voi, cari Governanti, lo so che odiate giornali e giornalisti per mille giustissime ragioni, ma sempre posti di lavoro sono. E poi se non le pubblicano i giornali sovrani le vostre facce belle, ma chi lo fa?

Prima che pensiate che questo pensiero sia sorto nella mia testolina matta – notoriamente incapace di riflessione profonda e quindi al passo coi tempi – sappiate che l’esortazione m’è sbucata fuori come una lumaca dopo la pioggia di esternazioni del nuovo presidente della Fieg, che poi sarebbe la federazione degli editori e dei giornali. Costui, ormai perfettamente allineato con lo spirito del tempo, ha rivolto un appello accorato dalle pagine di un noto quotidiano economico con la carta salmonata per dire che “la crisi ci ha imposto di tagliare tanto negli ultimi 10 anni. Come hanno fatto la Francia o altri Paesi, io penso che il governo debba però guardare con interesse a finanziamenti e iniziative di sostegno. Non si tratta di mere distribuzioni di risorse, ma di interventi per finanziare la qualità dei giornalisti. La Francia ha dato 120 milioni alla France Presse. Sostenere l’editoria significa sostenere l’informazione di qualità che è un presidio democratico, riconosciuto dalla Costituzione all’articolo 21”.

Ora stendiamo un velo pietoso sull’informazione di qualità italiana. Rimane il tema, cari governanti: volete dare soldi a tutti, che fa non avanzano due spicci per chi vi va fare sempre bella figura?

Sono sicuro, cari governanti, che troverete un po’ di minibot anche per i giornalisti. Ma nel caso doveste aver difficoltà a reperire i soldi per colpa del ministro tirchio dell’economia che rima (a caso?) con Mammamia, vi do una notizia che ho scoperto leggendo una meravigliosa dichiarazione di una vostra illuminata collega ministra grazie alla quale ho saputo che aumenteremo le importazioni di cannabis terapeutica dall’Olanda per far fronte alle crescenti necessità nazionali.

E mica sono briciole. Parliamo di circa 700 chili di mariagiovanna importate quest’anno e il prossimo. Ora dico, ma possibile che non riusciamo a produrre una cannabis sovrana? Eppure esiste una certa qualità calabra, mi dicono i beninformati.

E infatti neanche i tempo di far cessare l’eco della ministra dichiarante, è arrivata la proposta di Coldiretti, strenua paladina del patrio suolo e delle coltivazioni nazionali, che ha buttato là due cifre bellissime: la coltivazione, trasformazione e commercio della cannabis a scopo terapeutico per soddisfare i bisogni dei pazienti “potrebbe avvenire anche in Italia e garantire un reddito di 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro dai campi ai flaconi”.

La cannabis sovrana potrebbe sostenere la stampa nazionale generando una corrispondenza di amorosi sensi fra la percezione alterata (a scopo medico sia chiaro) e l’alterazione sistematica della realtà. Purché sia sovrana.

A domani.