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Cronicario: Il nuovo sport italiano: cercare lavoro


Proverbio del 19 ottobre La tartaruga non abbandona la sua corazza

Numero del giorno: 6,8 Crescita Pil cinese nel terzo trimestre

Siccome è giovedì e inizio a soffrire di sindrome da week end prossimo ma ancora lontano, decido di occuparmi solo di cose leggere, di quelle capaci di tenere desta senza troppo sforzo l’attenzione di voi divoratori del Cronicario, che sarete come me immagino estenuati dall’attesa che ancora ci attende prima dell’agognata ricompensa.

Mi agito svogliato fra grafici e tabelle dall’aria defatigante fino a che pure oggi non mi arriva l’Istat in soccorso. Il mio istituto preferito lancia uno di quegli argomenti perfetti per l’aperitivo del pomeriggio, da affrontare dopo il primo cicchetto e l’immancabile boccata di nicotina: gli italiani e lo sport.

Anzi, guardate l’infografica che è meno faticosa: è pur sempre la vigilia di venerdì.

M’interrogo se avere un italiano su tre che si agita facendo sport, e addirittura uno su quattro che lo fa regolarmente, faccia di noi una popolazione atletica, anche se certo, quel 39,1% di sedentari non è che deponga a nostro favore.

Mi sorge però il sospetto che questi sedentari siano impegnati in pratiche sportive che la statistica, notoriamente imperfetta, fatica a inquadrare nella sua tassonomia, forse perché magari fatica ad aggiornarsi. E il sospetto trova una qualche conferma nella tarda mattinata, quando l’Inps produce un gradevole documento redatto dal suo Osservatorio sul precariato. Qui scovo la seguente tabella, che riesce persino a guarire la mia sindrome da vigilia del venerdì.

Ed è nella filigrana di questi andamenti, con l’aumento dei rapporti a termine che surclassa quello dei contratti a tempo indeterminato, che intravedo il nuovo sport degli italiani, magari quelli che l’Istat censisce immeritatamente come sedentari: cercare lavoro. Vi do un altro indizio: le assunzioni a tempo indeterminato sono calate del 30,7% fra gennaio/agosto 2016 su gennaio/agosto 2015, e di un altro 3,5% nello stesso periodo di quest’anno rispetto all’anno scorso. al contrario, le assunzioni a termine sono cresciute del 4,8 nel 2016 e del 26,3 nel 2017.

Peraltro è uno sport molto dibattuto. Al bar e nei talk show, ammesso che ci siano differenze, ha superato il campionato e persino la Champions, e come si addice a queste discussioni, molti di quelli che ne parlano non sanno quel che dicono. Esempio:

Il 61% a tempo indeterminato….

Non preoccuparti, piccoletto. Sappi solo che è personaggio illustre, per giunta contornato da sedicenti giornalisti che non hanno battuto ciglio quando la rilasciato questa dichiarazione diciamo approssimativa. Tu pensa a studiare le lingue. Così è più facile trovare un lavoro stabile e farti una carriera. All’estero.

A domani.

 

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Cronicario: I poveri giovani di oggi saranno vecchi poverissimi


Proverbio del 18 ottobre Il tempo è come un uccello, se non si prende vola via

Numero del giorno 900.000.000 Surplus bilancia pagamenti tecnologia Italia

Quant’è bella giovinezza pure se non c’hai una lira (rectius: un euro), potremmo dire parafrasando il poeta, pure se il prosaico glosserebbe osservando che con due euri in tasca la giovinezza è meglio.

E poiché sempre il poeta – l’originale non il tarocco che sarei io – ricorda che la giovinezza purtroppo fugge, c’è di che intristirsi a leggere l’Ocse,la quale, fotografando l’ennesimo trend globale e secolare – ormai sono un’infinità – scrive che “le generazioni più giovani dovranno affrontare gravi rischi di diseguaglianza nell’età avanzata rispetto ai pensionati di oggi e a quelli delle generazioni nate fino al 1960”. E mica solo questo. E’ il vaticinio che inquieta: “La loro esperienza di età avanzata cambierà drammaticamente”. Dal che capisco che dovranno lavorare finché campano.

Se questo è il trend secolo-globale, vi potete immaginare che succederà qui da noi, che siamo nati vecchi e infatti adoriamo gli anziani al punto da eleggerli a nostra stella cometa, ancore nella tempesta, cassaforti familiari.

Il piacere della vita nella terza età dipende forse anche dal portafogli, pure senza essere troppo materialisti, e sicuramente dalle opportunità che hai avuto da giovane. E visto come siamo messi da noi quanto a gioventù, c’è poco da illudersi.

Sempre Ocse: i redditi di coloro che hanno tra i 60 e i 64 anni in Italia negli ultimi 30 anni sono cresciuti in media del 25% in più rispetto alla fascia di età tra i 30 e i 34 anni. Lo diceva qualche tempo fa un noto istituto di ricerca.

La povertà relativa in Italia è cresciuta per le generazioni giovani mentre è diminuita per gli anziani. Mentre il tasso di occupazione per la fascia 55-64 anni è salito di 23 punti tra il 2000 e il 2016 per i giovani è diminuito di 11 punti. Che speranza hanno i nostri ragazzi in questa situazione?

Se questa è la notizia del giorno, figuratevi il resto. Neanche l’Istat riesce a tirarmi su di morale. Dice che la produzione nelle costruzioni in agosto è aumentata dell’1,8% rispetto a luglio ma poi che però è diminuita dell’1,1% su base annua. E se l’Istat ha l’umore indeciso figuratevi io che sto nel mezzo del cammin di nostra vita, e pure parecchio avanzato. Senza più giovinezza e con l’aggravante di esser nato pure dopo il 1960.

Fortuna che dell’Ocse francamente me ne infischio (cit.).

A domani.

 

Cronicario: Le Grandi Manovre finanziarie del governo


Proverbio del 17 ottobre Senza sofferenza non c’è scienza

Numero del giorno: 2.800.000.000 Surplus commerciale italiano ad agosto

Dal fronte orientale, occidentale, settentrionale e meridionale i potenti altoparlanti del governo ci rendono edotti a ogni pie’ sospinto delle Grandi Manovre che il governo sta conducendo contro le implacabili tagliole del debito e del deficit, che minacciano ognora il nostro buonumore nazionale con le suggestioni fuori moda del vincolismo esterodiretto. Ma non c’è da temere, i prodi italiani manovrano con destrezza i capitoli di bilancio, le nostre invincibili armate, e voilà les jeux son fait: più trippa per tutti.

Esagero? Mah, vedete voi. Ora vi faccio l’elenco dei titoli di una nota agenzia usciti fra ieri pomeriggio e oggi:

Manovra: sgravi per assunzione under 35 nel 2018. Decontribuzione fino al 50%;
Manovra: Giacomelli, c’è anche asta frequenze 5G: 2,5 mld base d’asta;
Manovra: agricoltura,’bonus’ per terrazzi e giardini. Detrazioni del 36% per la cura del verde privato;
Manovra: Nencini; bene infrastrutture, crescono investimenti;
Manovra: un anno proroga cigs per aree crisi complessa. E per imprese di valenza strategica, dote 100 milioni;
Manovra: Gentiloni, snella e no lacrime e sangue;
Manovra:Gentiloni, evitati aumenti Iva, no nuove tasse;
Manovra: Gentiloni,sostiene crescita e stabilizzazione;
Manovra: Gentiloni, rinnovo contratti pubblico impiego;
Manovra: Gentiloni, confido responsabilità Parlamento;
Manovra: Padoan, sostegno investimenti pubblico-privati;
Manovra: Martina, approvato il bonus verde;
Manovra: Padoan,assunti 1.500 ricercatori, linfa vitale;
Manovra: sismabonus esteso case popolari,confermato ecobonus;
Manovra: confermata cedolare secca sugli affitti;
Manovra: Fedeli, impegni per scatti prof e stipendi presidi;
Manovra: Calenda, più di 10 miliardi per Impresa 4.0;
Manovra: arriva norma salva squadra basket Tam Tam;
Manovra: anche in 2018 stop aumenti tasse locali;
Manovra:città metropolitane-province,fondi a scuole e strade;
Manovra: rifinanziato bonus investimenti per il Sud;
Manovra: confermato per 2018 bonus 500 euro a 18enni;
Manovra: ‘pacchetto sport’, anche maternità per atlete;
Manovra: proroga assunzioni stabili al Sud;
Manovra: arriva fondo per pmi al Sud;
Manovra: ‘Rita’, arriva stabilizzazione e semplificazione;
Manovra: 300 mln investimenti pubblici, 1,3 mld in 2019;
Manovra: reddito inclusione per 650.000 famiglie;
Manovra: Dpb, 4,3 mld per migranti in 2017,circa 5 mld 2018;
Manovra: Lorenzin, su welfare si può fare di più;
Manovra: Barbagallo, soldi previdenza e lavoro non bastano.

E si, d’altronde è notorio:

Sull’esito di cotanto manovrare non dovete dubitare: abbiamo una storia dignitosissima di gestione efficiente della spesa pubblica che si osserva con una semplice occhiata.

Quindi gioiamo: anche stavolta grazie a governo e parlamento

Intanto però sappiate che quei gufi di Moody’s si ostinano ad avere una view negativa sul nostro sistema bancario, che soffre a causa delle sofferenze, i famigerati NPL. Mentre i nostri spacciatori di fiducia, annidati in seno all’Istat diffondono dati rassicuranti sul nostro commercio estero, ossia la nostra bombola d’ossigeno finanziari che speriamo non finisca mai.

Prevarranno i gufi o gli ottimisti? Non c’è da dubitarne.

A domani.

 

 

 

 

Cronicario: Mia nonna aveva ragione e non era neanche economista


Proverbio del giorno Il fiume s’ingrossa grazie ai ruscelli

Numero del giorno: 2.279.200.000.000 Debito pubblico italiano ad agosto

Mia nonna era un fenomeno: ora lo so per certo. Non solo riusciva a fare una torta, cucire un bottone, darti una sberla, raccontarti una storia, starti a sentire, comprarti un gelato tutto contemporaneamente, ma aveva un raffinato talento da economista pure senza esserlo. Quando scoprì che, ormai cresciuto, avevo iniziato a lavorare non ebbe dubbi. “Risparmia a morte e comprati una casa”, mi disse. E mia madre ovviamente a farle l’eco: “La casa è l’unico investimento sicuro”, e tutte quelle storie che ci raccontano da quanto siamo diventati redditizi. Bene: la nonna aveva ragione.

Si nonna (ovunque tu sia). La tua saggezza economistica è stata asseverata da tre cervelloni che hanno pubblicato da poco uno studio arizigogolato che fra le altre cose osserva l’andamento dei prezzi reali delle abitazioni in 46 economie in quasi cinquant’anni. A proposito, nel caso foste curiosi degli andamenti più recenti, potete guardare qua sotto.

Guardatelo bene e poi quando vi dicono della crisi dei poveri spagnoli o dei disgraziati irlandesi, ricordategli che se hanno perso il 33 e il 36%, fra il 2007 e il 2015 hanno sempre guadagnato il 149 e il 102% fra il 2000 e il 2007. Non mi sembrano più poveri di prima. E poi guardate i neozelandesi, che ancora hanno il mattone in crescita e hanno superato il guadagno del 150% da inizio secolo.

Ma non è tanto questo che dovete sapere, ma la risposta all’annosa domanda che mi/vi/ci tortura da quando abbiamo imparato a fare le addizioni: ma investire sul mattone conviene alla fine dei conti? Sentite che dicono gli economisti: “Our data suggest that the answer is an unqualified “yes”: real house prices increased on average by close to 7% per annum in the sample of 20 advanced economies for which there are 45 years of data on average”. Capito? No? Ve la faccio semplice: la risposta è SI. Negli ultimi 45 anni ha avuto una crescita reale media del 7% l’anno. Hai voglia a comprare risparmio gestito.

Mentre torno a cercare fra le carte di nonna – hai visto mai trovo un’altra dritta economica fra il ricettario e il libro di preghiere – non mi sfuggono quelle altre due-tre notizie che fanno di questo venerdì 13 una giornata fortunatissima. La prima è che i prezzi al consumo a settembre sono scesi dello 0,3% rispetto ad agosto e hanno accelerato dell’1,1% rispetto a settembre scorso. L’inflazione va veloce come una lumaca stanca. E per fortuna, sennò quelli di Francorte lo sapete che fanno…

Poi è arrivata Bankitalia, che rilasciando il dato del debito pubblico ad agosto, ha fatto notare che è diminuito di una ventina di miliardi rispetto al mese prima.

E infine la migliore della settimana che dice la parola definitiva sul futuro della crescita nel nostro Paese. Il presidente dell’Istat ha annunciato col giusto orgoglio nazionale che “con il Def 2017 l’ Italia è il primo paese dell’UE e del G7 a includere nella programmazione economica, oltre al Pil anche gli indicatori di benessere”.

Godersi la vita invece di lavorare sarà la vera svolta della nostra economia.

A lunedì.

Cronicario: Un coretto di corretti a braccetto dei corrotti


Proverbio del giorno L’amore è cieco ma vede da lontano

Numero del giorno: 3,8 Aumento % produzione industriale EZ su agosto 2016

Con raro colpo di genio, dopo aver conquistato la nostra ammirazione recensendo l’economia non osservata che però c’è, ossia il volgarmente chiamato sommerso, Istat oggi ha superato se stessa rilasciando la prima indagine statistica che rivela il rapporto che le famiglie italiane hanno con la corruzione, lettura assolutamente imperdibile per gente ammalata di tribunali come noi.

Come ha fatto l’Istat a elaborare questo piccolo capolavoro? Ha intervistato 43 mila persone fra i 18 e gli 80 anni, un gruppetto di cittadini , molti dei quali han dovuto cedere alle prepotenze dei cattivoni che affollano il nostro paese. Mica pochi, peraltro. L’Istat stima che i fenomeni corruttivi abbiamo coinvolto il 7.9% delle famiglie italiane, col picco del 17,9% nel Lazio e il minimo in Trentino (2%).

Parliamo di una robetta da 1,742 milioni di famiglie, il 2,9% delle quali ha “avuto una richiesta di denaro, regali o favori da parte di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri. In particolare per il 2,1% delle famiglie la richiesta si è esplicitata nell’ambito delle cause civili”.

La ricognizione ospita anche alcune curiosità. “Il 9,8% delle famiglie che ha ricevuto almeno una richiesta di denaro, favori o regali ha almeno un componente con titolo di studio elevato (contro il 7,3% delle famiglie senza componenti con titolo di studio elevato)”. D’altronde è notorio che l’ignoranza non paga. O almeno paga meno. Oppure quest’altra: “La richiesta di denaro per l’attività lavorativa emerge con più frequenza nelle famiglie in cui vi sono liberi professionisti e imprenditori e aumenta all’aumentare della presenza di queste categorie di lavoratori nella famiglia”.

Dal che deduco che se la vittima è spesso lavoratore autonomo, il corrotto è lavoratore dipendente, almeno in larga parte. Trovo una conferma più avanti. “In sanità la richiesta di denaro o altri beni è avvenuta da parte di un medico nel 69% dei casi (da un primario di medicina nel 20,2%), da un infermiere nel 10,9% o da altro personale sanitario nel 19,6% dei casi, mentre per un altro 11,1% si è trattato di figure professionali non sanitarie. Anche per la corruzione nel settore assistenziale, nel 23,5% dei casi i protagonisti sono stati i medici e nel 22,1% i dipendenti degli enti locali (comune, provincia e regione) e altri dipendenti pubblici o del patronato”.

Ma la notizia più edificante è che “più di otto famiglie su dieci sono soddisfatte di quanto ottenuto”. L’85,2% “ritiene che aver pagato sia stato utile per ottenere quanto desiderato: in particolare nell’ambito dei singoli settori, il rendimento è totale per le public utilities (99,1%) e particolarmente elevato per ottenere un lavoro (92,3%) o una prestazione sanitaria (82,8%)”. Evidentemente, a differenza dell’ignoranza…

E soprattutto “pur di ottenere un servizio il 51,4% delle famiglie ricorrerebbe di nuovo all’uso del denaro, dei favori o dei regali (73,8% nel caso di una prestazione sanitaria)” a fronte del 30,9% che non lo rifarebbe. Perché sono onesti che hanno sbagliato?. Alcuni. Per il 35,4% il risultato non è stato utile abbastanza. Ed eccoci qua: un coretto di corretti che cammina a braccetto coi corrotti.

A domani.

Cronicario: Siamo un paese (non osservato) di santi, poeti e turisti


Proverbio dell’11 ottobre Quando piangono i pesci non si vedono le lacrime

Numero del giorno 3,8 Incremento % prezzi immobili eurozona nel II trimestre

La volete una buona notizia? E allora eccola qua. Inutile sottolineare che anche oggi arriva dall’Istat: l’economia sommersa e illegale vale ben 208 miliardi di euro. Che vuol dire che siamo 208 miliardi di euro più ricchi di quanto diciamo in giro. Non vi sembra un’ottima notizia?

Notate con quanta finezza Istat definisce quest’attivo economico: economia non osservata. C’è, ma non si vede. Meraviglioso no? No? Ah, ho capito: siete quel genere di persone che guarda ai dettagli fuorimoda, tipo che quest’economia, oltre a essere inosservata è anche illegale e per giunta non genera ritorni fiscali. Giustissimo, ma anche per voi Istat ha una risposta pronta: Nel 2015 l’economia inosservata è diminuita dello 0,5%. Ecco, contenti? Siamo sempre illegalmente ricchi, ma meno di prima.

Prima che qualche fenomeno mi accusi di autorazzismo – categoria farneticante dello spirito del tempo – vi avverto subito che come cittadino italiano sono estremamente fiero di questa caratteristica nazionale, che viene stigmatizzata a causa di un terribile equivoco. L’economia inosservata nasce a causa della profonda timidezza di quelli che la incarnano. Sono persone semplici che non vogliono darsi arie. Tutto qua. E infatti ci si occupa di loro una volta l’anno e poi, incidentalmente, nei talk show e le chiacchiere da bar, ammesso che ci sia differenza. E poi li si lascia tranquilli. E quelli prosperano. Sapeste che aiuto per la domanda nazionale.

E visto che stiamo discorrendo della nostra grandeur nazionale, ve ne segnalo un’altra che scopro stavolta grazie ai sempre ottimi uffici di Bankitalia, che ormai gareggia con Istat per la palma delle buone notizie. Oggi per dire il governatore Visco ha comunicato che si aspetta per il 2018 una crescita vicina a quella del 2017, ossia intorno all’1,5%, meglio di quanto si aspetti il Fmi.

E che ci dice Bankitalia? Discorrendo di bilancia dei pagamenti del turismo ci mette a parte dell’evoluzione straordinaria che ha avuto il nostro paese, notoriamente abitato da santi, poeti e naviganti. In attesa di vedere in cosa si siano evoluti santi e poeti – anche se il successo dell’economia inosservata mi genera sospetti poco edificanti – scopro che i naviganti si sono trasformati in turisti.

Già. Nell’ultimo periodo la spesa dei turisti in Italia è cresciuta del 4,7%, portandosi a 5,11 miliardi, ma quella degli italiani all’estero è aumentata dell’11,1%, arrivando a quota 2,747 miliardi. Non bastava aver depositato all’estero qualche centinaio di miliardi. Ora ci facciamo pure le vacanze. In aereo magari. Guardate come sono aumentati i passeggeri in Europa in un settennio.

E sempre per concludere con una buona notizia, ecco l’ultima: i prezzi delle case nell’EZ sono cresciuti del 3,8% nel secondo trimestre del 2017 rispetto allo stesso trimestre del 2016 e dell’1,5% sul primo 2017.

Ehi, ma l’Italia ha fatto solo lo 0,2% in più.

Vabbé. A domani.

 

Cronicario: La Commissione tace, Padoan acconsente


Proverbio del 10 ottobre Chi termina per primo aiuta il suo compagno

Numero del giorno: 3.714.137 Extracomunitari regolari in Italia

E niente: dopo il dato tedesco di ieri sulla produzione industriale, che ha stracciato al rialzo qualunque previsione, la nostra Istat non ci poteva stare. E infatti ha rilanciato. O almeno c’ha provato. Alla solita ora è arrivata la nota del buongiorno, ormai immancabile, e che ci dice?

Che produciamo alla grande anche noi: pure ad agosto. Tié: mica siamo forti solo sugli agriturismi. Lo spirito italico, come ogni mattina, esce sedotto e rafforzato dalla cura Istat.

Ma niente rispetto a quando, a una cert’ora, leggo sulle agenzie una dichiarazione meravigliosa del ministro Padoan. Il nostro eroe c’informa che l’Italia “ha chiesto e ottenuto fin qui un aggiustamento strutturale dello 0,3 invece di quello previsto”, visto che la Commissione “non ha fatto nessuna obiezione”.

E’ chiaro dai: il governo ha inviato una lettera per dire che aggiusta lo 0,3 e la Commissione “ha detto di aver ricevuto questa richiesta e non ha obiettato”. E finalmente capisco la filosofia intrinseca della Commissione Ue.

La Commissione tace, e il governo acconsente: non è un mondo fantastico? E non avete ancora visto i dati dei prestiti bancari ad agosto. I nostri capitani d’industria devono ancora smaltire il +0,3% di luglio, visto che ad agosto hanno fatto -0,1. Ma le famiglie in compenso – che poi sono le uniche ad avere i soldi in Italia – hanno strappato un +2,7% che fa molto tedesco, bissando il risultato di luglio.

Per completare la nostra felicità in questa giornata di gioia, arriva pure il Fmi che rialza insieme le stime del pil 2017, all’1,5% e quelle del debito pubblico, al 133% del pil (e per fortuna che il pil sale). Il Fmi stima che il debito pubblico tornerà al 120,2% nel 2022, quindi dopodomani. E poi dicono che sono io l’ottimista.

A domani.

 

 

 

Cronicario: Un agriturismo ci salverà


Proverbio del 9 ottobre Solo la tua ombra conosce la tua statura

Numero del giorno: 1,3 Incremento pil per il 2017 secondo Confcommercio

La giornata comincia così, con al Germania che posta l’ennesimo rialzo della sua produzione, che ad agosto cresce del 2,6%: della serie, pure d’estate questi lavorano.

Con la produzione tedesca ai massimi dal 2011, mi s’abbatte l’orgoglio nazionale, visto che da noi al massimo si parla di banche e Npl, le famose sofferenze bancarie che ormai sono diventate anche le nostre. Ma poi per fortuna arriva l’Istat, che ci regala la sua perla quotidiana di ottimismo e fiducia, andando a pescare fra le pieghe della contabilità pubblica sempre quello che non ti aspetti. E stavolta supera se stessa: oggi ha trovato gli agriturismi.

Ed ecco il genio italico. Il tedesco si stressa in fabbrica e aumenta clamorosamente al produzione? Noi apriamo bed&breakfast nella casa di paese della nonna (buonanima) e facciamo pagare il conto ai tedeschi che si stressano in fabbrica. Tanto dove vuoi che vadano quando finiscono di lavorare?

Ed ecco il genio italico all’opera. I tedeschi aumentano la produzione del 2,6%. Noi aumentiamo gli agriturismi dell’1,9%, mica bruscolini. Qui da noi operano la bellezza di oltre 22 mila agriturismi ospitati in 4.866 comuni, 39 in più rispetto al 2015, che vuol dire che il virus agrituristico si espande come una peste benigna. E d’altronde è facile in un territorio come il nostro. Dove vuoi che non sia bello farsi un week end lungo. Trovi da mangiare ovunque una qualche squisitezza. Siamo un paese di santi, poeti e agrituristi, altroché. Ah, c’avessimo pensato prima, invece di inzaccherarci le coste col petrolchimico.

Ma vabbé, l’importante è che ci abbiamo pensato adesso. E siccome il genio italico è sempre all’opera, anche quando meno te l’aspetti, ecco che già da un pezzo abbiamo iniziato una sottile opera di spopolamento sotto forma di emigrazione della meglio gioventù, per l’occasione addestrata a magnificare le nostre strutture ricettive, che perciò si farà carico, ogni anno, di portare nei patri agriturismi gli amici conosciuti all’estero. Al tempo stesso abbiamo formato una generazione di sottoccupati abituati a vivere coi lavori estivi e nel resto del tempo tornare a casa da mamma e papà. E infine abbiamo persino iniziato a studiare le lingue, che coi turisti servono.

E infatti le presenze aumentano: +6,6% di turisti in più nel 2016. Parliamo di 12,6 milioni di persone. E, circostanza rimarchevole, gli agriturismi (ma chi l’avrebbe detto) funzionano meglio al Sud che al Nord. Degli 852 che hanno chiuso i battenti nel 2016 quasi la metà stanno al Nord. Quando c’è l’agriturismo di mezzo, la questione meridionale cambia verso. Almeno quando c’è la bella stagione. Per quella brutta ci stiamo attrezzando.

A domani.

 

Cronicario: E anche oggi l’economia va bene


Proverbio del 5 ottobre Chi ama il suo cane deve amare anche le sue pulci

Numero del giorno: 23 Calo % sofferenze bancarie dicembre 2016-agosto 2017

Meno male che l’Istat c’è e ogni giorno ci regala una gioia, che certo aiuta l’umore nazionale, guastato dalla lite straziante fra Pisapia e D’Alema.

Allora, per fortuna che l’Istat c’è e che anche oggi ci ricorda la verità del nostro tempo della quale non solo si deve parlare ma che non bisogna neanche sognarsi di tacere (semicit.).

Sentite Istat: “In un quadro economico internazionale favorevole, si rafforza la crescita dell’economia italiana, sostenuta dal settore manifatturiero e dagli investimenti. Prosegue il miglioramento dell’occupazione, che interessa anche i giovani e le donne. L’indicatore anticipatore torna ad aumentare rafforzando le prospettive di crescita a breve termine”. Il resto leggetevelo da soli. Io vado a festeggiare.

Senonché mentre m’avvio felice verso il Bengodi, che non c’entra col Bengala, m’imbatto in un paio di scocciatori che minacciano seriamente la mia assoluta predisposizione per la felicità. La prima è l’Ocse, che da brava parigina, comincia a fare la criticona. Con noi italiani intendo. E perché siamo scarsamente produttivi. E perché i nostri laureati non sono apprezzati, oltre ad essere pochi e poco competenti. E perché da noi i salari sono legati all’età più che all’abilità. E perché siamo gli ultimi per il livello di occupazione delle donne. E per questo e per quello.

Poi però anche l’Ocse cede allo spirito del tempo e scrive che il nostro illuminato governo – quale che sia, il governo è sempre illuminato sennò come farebbe a governare? – ha fatto riforme tali da consentire la creazione di 850 mila posti di lavoro dal 2015. Ora stiamo così.

Poi ci provano le banche a guastarci la festa, con il presidente dell’Abi Patuelli che scaglia tuoni e fulmini contro la Bce, che vuole più soldi in cassaforte per le banche che hanno sofferenze.

Ma poi alla fine anche l’Abi si arrende alla weltanschauung. “Il calo delle sofferenze bancarie è stato un dato rilevante”, dice il magico Patuelli. “Ero ottimista fino a ieri l’altro”, poi è arrivata la Bce. Ma tranquilli.

Perciò, a domani.

Cronicario: Stiamo freschi, il mattone si è congelato


Proverbio del giorno Il cane preferisce le ossa alla carne se nessuno gli dà la carne

Numero del giorno: 250.000.000 Vantaggi fiscali concessi ad Amazon dal Lussemburgo

Anche oggi l’Istat ci regala un momento di gioia al solito orario, più o meno alle dieci del mattino, quando decide di pubblicare la sua stima flash sui prezzi delle abitazioni. La casa: la fissazione degli italiani. Il sogno che è diventato un incubo. Prima perché i prezzi non smettevano di salire, e dovevi fare un mutuo a cent’anni per comprarti un monolocale. Poi perché i prezzi non smettevano di scendere e tu dovevi pagare un mutuo a cent’anni per un monolocale che valeva la metà di prima.

Perciò a un certo punto abbiamo iniziato a spingere i prezzi con gli occhi, visto che nel frattempo le compravendite erano crollate, e le banche s’erano riempite di mutui incerti. Com’era possibile che LA CASA, la grande gioia degli italiani, potesse provocare tante delusioni? Infatti non ci si crede. E ogni volta che Istat o chi per lei pubblica i dati sul mattone, corriamo spasmodicamente a compulsarli. A proposito, dove siamo arrivati?

Ecco: abbiamo un calo dello 0,1% rispetto al secondo trimestre 2016 e un aumento dello 0,3 rispetto al trimestre precedente. Per dirla con la parole del nostro fornitore ufficiale di fiducia, siamo stabili.

Insomma: il mattone si è congelato. Quindi se avete comprato casa con i prezzi del 2005 state freschi: siete stabilmente fregati. Ma che volete che sia di fronte alla gioia di avere un tetto tutto vostro? E poi alle brutte potete ricontrattare il mutuo, visto che le banche in questo periodo li vendono a prezzi di realizzo. Come le case in fondo.

Ma non parliamo di banche che oggi è una giornataccia. Gira voce che la Bce voglia inasprire gli accantonamenti per gli Npl e sono bastate queste voci a far crollare i titoli bancari, in un giorno già sconfortante per il mondo degli affari. E non solo. Per dire, la Commissione Ue ha accusato il Lussemburgo di aver sostanzialmente regalato 250 milioni ad Amazon, e poi, non paga, ha deferito l’Irlanda – cioé tutto il paese – alla Corte di Giustizia dell’Ue per non aver costretto Apple a pagare i 13 miliardi che secondo la Commissione il paese ha illegalmente concesso come aiuti. Non è mica facile fare incazzare insieme governi e multinazionali. La Commissione Ue riesce a farsi sempre tanti amici.

A conclusione, sempre per la serie gli straordinari primati italiani, vi segnalo quest’altro appena svelato da Eurostat.

L’Italia primeggia con oltre il 57% di insegnanti ultracinquantenni e quasi il 20% di sessantenni e oltre. La buona, vecchia, scuola.

A domani.