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Cronicario: Donald T gomplotta per l’Eurocina


Proverbio del 16 luglio La sfortuna non viene se l’uomo non la chiama

Numero del giorno: 966.000.000 Calo surplus commercio Italia 5/2018 su 5/2017

Oggi Donald T. ha incontrato il primo ministro cinese a Pechino, mentre l’altro Donald T. incontrava il presidente russo in Finlandia. I due Donald T. non potrebbero essere più diversi: non condividono alcuna idea e hanno persino una pessima opinione l’uno dell’altro. Figuratevi che uno dei Donald T, che ha confidenza coi social, ha detto che l’Ue è una nemica e quindi l’altro Donald T. è nemico in quanto europeo.

In questo caos vagamente patologico non mi stupisco che mentre un Donal T. dice ai cinesi di volere evitare a tutti i costi le guerre commerciali, l’altro Donald T. abbia salutato il suo vertice dicendo sempre su Twitter che i rapporti con i russi non sono mai stati peggiori pure se conferma di volerne uno buono. Dal canto suo il primo ministro cinese ha ribadito al Donald T. europeo che il suo paese aprirà le frontiere agli investimenti europei, aspettandosi evidentemente la stessa cosa, e che spera di costruire insieme all’Europa un percorso comune per avere un commercio più aperto riscrivendo in chiave migliorative le regole del Wto, dal quale l’altro Donald T ha minacciato di uscire (come peraltro ha minacciato di voler fare anche con la Nato).

Laddove i due Donald T. finalmente diventano uno è nell’esito. A furia di dire che l’Ue è il nemico (D.T. 1), o che la Cina “è una forza di stabilità” (D.T. 2), ne verrà fuori il vero motore del cambiamento di questo tormentato inizio di XXI secolo: l’Eurocina. L’illuminazione m’accende appena vedo questo disegnino.

E che ci vuole? La Cina è già la prima esportatrice per l’Ue. Basta che diventa anche la prima importatrice al posto degli Usa e il gioco è fatto. Il gomblotto dei Donald T. sta funzionando. State sereni.

A domani.

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Cronicario: Nato in the USA, residente in terra di nessuno


Proverbio dell’11 luglio Meno si mangia più il cuore si riempie di luce

Numero del giorno: 150.000 Animali rapiti in Italia nel 2017

Contro il logorio della vita moderna, per ricordare un amabile spot di un’epoca fa, non usa più farsi un cordiale ma bisogna assolutamente essere capaci di discordia. Non chiedetemi perché: non faccio il sociologo né sono capace di pensieri profondi. Anche perché poi finisce che qualcuno ci crede e finisce il divertimento. Quindi nell’attesa che uno dei tanti marchettari postmoderni che affollano il web ci spieghi la weltanshauung di giornata, tocca contentarsi di quello che offrono le cronache che comunque sono uno spasso, come sempre accade quando il protagonista è il nostro amatissimo Mister T.

Questo fenomenale esempio dello spirito del nostro tempo (cit. per i famosi marchettari) oggi è riuscito a litigare con i cinesi, avendo imposto loro un altro pacco di miliardi di dazi, poi con la Germania, accusandola di essere praticamente una dependance della Russia, e poi ha svillaneggiato la Nato col solito argomento che gli americani pagano il conto più grosso, e sarebbe strano il contrario, visto che è una roba Born in the Usa, come la celebre canzone del Boss. Senonché a quest’altro boss, cui evidentemente non dispiacciono i toni della discordia, la Nato, nata (e pagata) in virtù dell’alleanza atlantica, sembra un giocattolo fuori tempo massimo e peraltro costoso, come in fondo inutile deve parergli l’Ue, visto che lui parla solo coi pezzi grossi come lui – gente del calibro di Putin e Xi – e nella Ue non ce n’è nemmeno uno. Sicché al povero segretario della Nato non è rimasto che ricordare come l’alleanza atlantica non sia scritta sulla pietra, anche se è interesse di Europa e America conservarla. Col che finalmente delineandosi la sindrome di cupio dissolvi che ha avvolto l’Occidente, ormai non più vocato al Tramonto, come profetizzava un cent’anni fa Spengler, ma direttamente all’estinzione.

Poiché la concordia non è trendy, non bisogna stupirsi più di tanto che la Cina accusi gli Usa di bullismo commerciale, con ciò preparandosi evidentemente un bellissima escalation per la gioia dei rissosi da tastiera che sono talmente intelligenti da non capire che i dazi di Mister T stroncheranno anche le nostre ambizioni da esportatori (giusto oggi è uscita la notizia che abbiamo superato la Germania per esportazioni farmaceutiche). Anche qui da noi, non manca la materia prima per le risse e tanto meno mancherà in futuro. Per dire: oggi un pezzo grosso di Blackrock, che per chi non lo sapesse gestisce alcuni trilioni di dollari di asset, ha detto che “lo spread italiano è ancora in terra di nessuno” (ma comunque è salito un cento punti base da maggio) perché non si capisce che voglia fare il governo, visto che i vari ministri dicono tutto e il suo contrario e nessuno ci sta capendo più niente, con la conseguenza che paghiamo (lo spread significa che paghiamo più interessi se non fosse chiaro) più di quanto dovremmo e meno di quanto potremmo se a furia di dire minchiate gli investitori inizieranno a prenderci sul serio. Nel senso che iniziano a credere sul serio che faremo una minchiata.

I giochi si scopriranno a ottobre, ha concluso l’uomo Black(rock), quando il governo dovrà presentare la sua legge di bilancio. E figuratevi i botti. Quanto a me, che mi sbellico dalle risate leggendo queste risse da cortile, poiché sono Nato in the Usa e residente in terra di nessuno, faccio la cosa migliore che resti da fare.

Finché dura, almeno.

A domani

Cronicario: Prima gli italiani, poi l’estinzione (passando per la pensione)


Proverbio del 10 luglio Racconta i tuoi guai a te stesso e le tue felicità al mondo

Numero del giorno: 334.000 Ristoranti in Italia nel 2017 (+7% dal 2012)

Visto che vanno di moda le primazie italiane, mi sembra patriottico farvi sapere quella del giorno che arriva dritto dal cuore dell’Europa, quindi Eurostat visto che al momento l’Europa esprime solo contabilità, in occasione della giornata della popolazione.

Vabbé, siamo gli ultimi nel poco commendevole risultato del numero di nascite per mille abitanti (7,6), ma consolatevi ricordando che gli ultimi saranno i primi. A estinguersi in questo caso.

Visto che la nostra decrescita felice è iniziata da un pezzo, per adesso quella della popolazione ma ci stiamo rapidamente attrezzando per tutto il resto, non dovrebbe stupirvi notare, come fa la sempre diabolica Eurostat, che questo dato esce in contemporanea con quello sull’andamento del mercato immobiliare nel primo trimestre 2018 che cresce dovunque su base annua nell’EZ (+4,5%) tranne che da noi (-0,4). Lungi da me l’affliggervi su cause e ragioni che i cervelloni del piano nobile hanno già sviscerato. Noi del seminterrato – d’altronde il Cronicario non è mica perfetto – ci conteniamo di osservare che quest’altra primizia – o primazia se preferite – si sposa bene con la prima e fa scopa con la terza di giornata: quella del numero di over 65 e di over 80.

Tale primazia ne richiama subito un’altra, com’è ovvio: quella del dibattito pensionistico sul nostro discorso pubblico, che ormai è un genuino vituperarci a vicenda con grande gioia dei venditori di smartphone e di connessione dati.

Sicché come sempre accade quando arriva un nuovo governo, tanto più quando per contratto promette la pensione di cittadinanza (pagata in minibot, ma è un dettaglio), è ripartito il dibattito sulle pensioni con i sindacati che chiedono di superare la Fornero

e il governo che rilancia promettendo più pensioni per tutti, come accade praticamente dagli anni ’50. Inevitabilmente arriverà una nuova riforma delle pensioni che farà felici i pensionati e soprattutto i pensionandi, per estendersi a macchia d’olio verso tutti. Ma non vi allarmate. Il pensionamento collettivo sarà il nostro canto del cigno. Poi semplicemente spariremo.

A domani.

Cronicario: Cala il potere d’acquisto, per fortuna è tutto gratis


Proverbio del 28 giugno Mentre nuoti ricorda i vestiti lasciati sulla riva

Numero del giorno: 12 Quota % italiana fatturato agricolo nell’Ue

Diciamolo a chiare lettere: non c’è di che preoccuparsi. Se appartenete a quella sparuta minoranza che ancora nota con raccapriccio che i soldi gli bastano mai, sappiate che questa brutta esperienza sta per finire. Il calo del potere d’acquisto registrato da Istat, che piano piano sta divorando i vostri risparmi, è solo la fase terminale di un ciclo economico globale dal quale l’Italia, finalmente col portafogli sovrano, uscirà la settimana prossima, o quella dopo ancora, o comunque prossimamente, quando, insieme al decreto Dignità tà tà arriverà il resto del contratto di governo.

Peraltro il fatto che i consumi nazionali crescano infischiandosene dei redditi, che in termini reali calano, è solo l’ennesima prova della lungimiranza del popolo italiano che ha già capito che il futuro non è guadagnare. Il futuro è spendere. E manco i soldi nostri: quelli della Ue, che secondo eminenti governanti dovrebbe pagarci tutto ciò che riteniamo opportuno perché siamo italiani. E se non lo fanno diciamo a tutti che sono cattivi.

Meglio ancora: in futuro non ci sarà neanche bisogno di consumare le nostre misere retribuzioni: sarà tutto gratis. Si comincia con la mezz’ora di internet, ma mica penserete che finirà qua. Cure gratis, vacanze gratis, lavoro gratis, studi gratis, casa gratis. Tutto gratis. Sempre per mezz’ora però.

Ci rivediamo il 9 luglio.

 

Cronicario: Abbiamo svegliato le polizze, il resto può attendere


Proverbio del 27 giugno Le chiacchiere non cuociono il riso

Numero del giorno 0,092 Tasso % in asta del bot semestrale. Era negativo ad aprile

Non so a voi, ma a me questa storia delle polizze dormienti mi ha sempre inquietato. Insomma ci sono persone che (a loro insaputa?) sono intestatarie di polizze assicurative delle quali non traggono alcun frutto. Le polizze dormono, e gli intestatari di più. Figuratevi che gioia le assicurazioni, che intascano e non pagano. Finché non arriva l’Ivass.

Come chi è? Dai, è l’istituto nazionale che vigila sulle assicurazioni che oggi ha presentato il suo rapporto annuale e ha rivelato quella che nel tranquillo dormitorio che è diventato il nostro paese, popolato ormai da persone tramortite dai social, è diventata la notizia del giorno: le polizze dormienti si sono svegliate. Ben 187.493 belle addormentate hanno riaperto gli occhi per la gioia dei fortunati beneficiari che hanno intascato oltre 3,5 miliardi di euro di pagamenti. E ce ne sono almeno altre 3,8 di queste sospette dormiglione che chissà quanto sviluppano in valsente. Sempre perché siamo un paese abitato da poveri.

Se questa è la notizia del giorno, figuratevi le altre. Se togliamo dal mucchio le quotidiane facezie di Dichiarante uno e Dichiarante due, che oggi spaziavano dai migranti al decreto sulla Gig Economy, ribattezzata all’uopo Gigg Economy, di cose concrete ne rimangono poche. C’è il centro studi di Confindustria che vede l’economia in rallentamento quest’anno e il prossimo, che riferito al caso nostro è come dire a un artritico che perderà un ginocchio. Ma soprattutto c’è l’Unione petrolifera che ha riferito un paio di cose che hanno attirato la mia ficcante attenzione. Ecco la prima: la fattura elettronica per i benzinai serve a impedire le frodi sull’Iva, uno dei tanti primati italiani assai prima che Prima l’Italia divenisse uno slogan. Se applicata produrrà incassi all’erario di 150 milioni per i prossimi sei mesi del 2018. Ma siccome saprete che il governo ha già detto che rimanderà l’applicazione della norma al 2019, questi 150 milioni, che magari potevano servire a fornire la mezz’ora di internet gratis a tutti finiscono nell’oblio delle tasse non pagate.

Ma la seconda è ancora meglio. La nostra bolletta petrolifera è prevista in aumento del 20% quest’anno rispetto al 2017, una robetta da quattro miliardi. Nel 2017 era già cresciuta altrettanto rispetto al 2016. Conclusione: due anni fa pagavamo 13,5 miliardi per l’energia, quest’anno 21,5. Poi non vi stupite se il surplus del commercio estero si atrofizza. Non bastassero le mattane di Trump, c’è anche il caropetrolio.

A fronte di tutto ciò, un qualche sotto Dichiarante ha detto che ormai è prossimo il decreto che cambierà l’Italia. Abbiamo cominciato con le polizze e arriveremo anche a svegliare la nostra economia. Faremo un rave coi soldi dello stato. Quindi state sereni. Anzi dormite tranquilli.

A domani.

 

 

Cronicario: Povera Italia, feat. Istat


Proverbio del 26 giugno Le avversità sono la fonte della forza

Numero del giorno: 261 Spread in punti base del Btp italiano sul Bund alle 12.30

Niente di meglio che cominciare la giornata canticchiando il ritornello sulla povertà in Italia, che fa tanto neo-neorealismo, tanto più quando Istat ci regala una versione aggiornata della contabilità più disgraziata del nostro paese: peggio c’è solo quella delle statistiche del mondiale senza di noi.

E siccome a qualcuno non piace leggere e al massimo guarda le figure, beccatevi anche il grafico e correte subito a canticchiare anche voi. C’è già la fila di politici volenterosi pronti a darvi una bella pacca sulla spalle.

Ai meno predisposti al piagnucolio suggerisco la lettura delle definizioni, come sempre ingiustamente sottovalutate dalla pubblicista per la semplice ragione che stanno alla fine del fascicoletto che conta venti pagine e quindi capite bene perché non lo leggerà mai nessuno. Si fa prima a leggere il titolo a dichiarare. E infatti neanche il tempo di far raffreddare le bozze che subito è arrivato il dichiarante uno che ha subito sottolineato che i dati Istat confermano la necessità che gli italiani vengano prima di tutti e poi il dichiarante due che ha parlato nell’ordine di: reddito di cittadinanza, dazi da valutare senza tabù e dignità, mettendoci sopra anche una mezz’ora di internet per tutti che ormai è un diritto primario (come il pane insomma).

Dichiarante uno e dichiarante due sono ormai contributori fissi delle nostre giornate come il caffé la mattina, la colazione di mezzodì e la cena al vespro, con tanto di borborigmi e deiezioni conseguenti. Sono una certezza. Ma non sono i soli ad aver dichiarato sulla povertà, figuratevi: si è scatenata la solita canizza. Tutti a cantare Povera Italia, che porta voti facili e incredibile popolarità in un paese che crede ancora alle favole e a Babbo Natale, purché sia residente a Montecitorio. Ma di leggere queste benedette definizioni, manco per sogno. Sicché ora ve le copio qua e se proprio volete cantare anche voi Povera Italia almeno cantate intonati con l’Istat, che sa quel che dice a differenza di quelli che ne parlano.

Paniere di povertà assoluta: rappresenta l’insieme dei beni e servizi che, nel contesto italiano, vengono considerati essenziali per una determinata famiglia per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile.
Soglia di povertà assoluta: rappresenta la spesa minima necessaria per acquisire i beni e servizi inseriti nel paniere di povertà assoluta. La soglia di povertà assoluta varia, per costruzione, in base alla dimensione della famiglia, alla sua composizione per età, alla ripartizione geografica e alla dimensione del comune di residenza.
Soglia di povertà relativa: per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media per persona nel Paese (ovvero alla spesa pro-capite e si ottiene dividendo la spesa totale per consumi delle famiglie per il numero totale dei componenti). Nel 2017 questa spesa è risultata pari a 1.085,22 euro mensili.

I fabbisogni essenziali che vengono inseriti nel paniere di povertà assoluta “sono stati individuati in un’alimentazione adeguata, nella disponibilità di un’abitazione – di ampiezza consona alla dimensione del nucleo familiare, riscaldata, dotata dei principali servizi, beni durevoli e accessori – e nel minimo necessario per vestirsi, comunicare, informarsi, muoversi sul territorio, istruirsi e mantenersi in buona salute”. Poveri ma benestanti, insomma. Inoltre “la povertà assoluta classifica le famiglie povere/non povere in base all’incapacità di acquisire determinati beni e servizi. La misura di povertà relativa, definita rispetto allo standard medio della popolazione, fornisce una valutazione della disuguaglianza nella distribuzione della spesa per consumi e individua le famiglie povere tra quelle che presentano una condizione di svantaggio rispetto alle altre. Viene infatti definita povera una famiglia di due componenti con una spesa per consumi inferiore o pari alla spesa media per consumi pro-capite”. Bene se avete avuto la pazienza di leggere fino a qua siete maturi per il passo successivo: scoprire se siete poveri o no. All’uopo torna comodo questo strumento messo a disposizione da Istat. Se vi scoprite poveri, assoluti o relativi, com’è successo a me, non vi preoccupate. Dichiarante uno e due e la varia compagnia cantante stanno lavorando per noi. Ma poi non vi lamentate.

A domani.

Cronicario: La prossima settimana l’Italia cambia per decreto


Proverbio del 22 giugno L’eccesso di nettare è un veleno

Numero del giorno 36,6 Numero % donne italiane che la sera non esce per paura

Riposatevi ‘sto week end perché la settimana prossima cambia l’Italia e dovete farvi trovare pronti. Fonti autorevolissime fanno sapere che è in arrivo il decreto Dignità, che rima sinistramente con Onestà e con tataratà, in un terzetto scenico che fa la sua bella figura nel tempo sinistrissimo del cazzeggio social.

L’autorevolissimo che ha dato l’annuncio ha detto che il cambiamento dell’Italia avverrà per decreto, come si conviene durante un governo rivoluzionario che teorizza (quanto a pratica si vedrà) l’ottimismo della volontà a qualunque costo (ossia senza coperture). Così infischiandosene (benedetta ignoranza) dell’avvertimento del grande filosofo tedesco che ammoniva, già nel XIX secolo, che chiunque pensi di cambiare le cose con una legge merita di insegnare filosofia in un’università della Germania. Non vi dico chi è sennò lo fate uscire sui social e poi qualche fenomeno si fa bello senza neanche aver letto il libro.

Nel caso vi fosse sfuggito in cosa consista il Decreto Dignità (DD), vi propongo una rapida sinossi che cito scusandomi per il periodare, labirintico ma testuale: “Il DD eliminerà la burocrazia per le imprese, ci sarà un intervento sul precariato – soprattutto dei più giovani – vieteremo pubblicità sul gioco d’azzardo e interverremo sulle delocalizzazioni, c’è un sacco di gente che viene lasciata in mezzo alla strada perché le aziende straniere vengono qui in Italia prendono soldi pubblici e poi se ne vanno all’estero”. Ecco, sentitevi liberi di applaudire.

Ora però devo dirvi un’altra cosa che mi ero dimenticato nella concitazione del momento. Fra le righe del prossimo DD, o in uno dei suoi derivati, verrà statuito anche il principio che il reddito di cittadinanza verrà corrisposto in cambio di otto ore settimanali (settimanali) prestate al sindaco del paese dove si abita per iniziative di pubblica utilità. Non è chiaro se le otto ore verranno concentrato in un giorno o spalmate in una settimana, perché il volenteroso disoccupato dovrà pure fare una formazione pagata dallo stato per riqualificarsi, contando sul fatto che sempre lo stato gli troverà un lavoro adatto ai suoi desideri e possibilmente non troppo scomodo.

D’altronde dignità significa anche questo. Non vedo l’ora di vedere cosa ci faranno i sindaci con otto ore settimana di lavoro gratuito.

Concludo con l’avvertenza, in mancanza di modalità d’uso. Il DD arriverà “spero forse” la prossima settima, ha detto l’autorevolissimo. Ho semplificato, ma il concetto è chiaro. La prossima settimana. O comunque la prossima.

A lunedì.

Cronicario: Ministro buono e ministro cattivo


Proverbio del 21 giugno La seconda parola dà inizio al litigio

Numero del giorno: 232.563 Colf italiane nel 2017, in aumento del 6,9% sul 2016

Stamattina mi son svegliato e ho trovato la spiegazione: siamo prigionieri (dei) politici. C’è il ministro cattivo, che ogni santissimo giorno ci ubriaca di parole spaventose su qualunque argomento per convincerci a votarlo. E il ministro buono, che ci blandisce recitando le parole che ci rassicurano prima o dopo.

Il ministro cattivo piace alle masse, che sono evidentemente incattivite. Il ministro buono piace alle élite, che sognano di diventarlo. E così il governo di Pinocchio raggiunge la difficile quadratura di accontentare tutti non spiacendo a nessuno, al netto di minoranze elettoralmente insignificanti e per giunta in via di estinzione. Prigionieri inconsapevoli della politica ai tempi dei social, stiamo già mostrando segni incipienti della sindrome di Stoccolma e fra un po’ adoreremo i nostri carcerieri che ci stressano con le loro promesse e pretendono da noi solo che confessiamo di votarli almeno nei sondaggi. Perché loro sanno quello che desideriamo: la flat tax e il condono, il reddito di cittadinanza, ma anche la pensione, l’abolizione della Fornero, il posto fisso e la casa gratis e nel frattempo terranno lontano gli invasori che partono dalla Libia. Tutto questo “rispettando i vincoli europei”. E lo dicono senza neanche ridere.

Inutile spiare vie di fuga. Fuori dalla cella nella quale ci siamo infilati con le nostre stesse mani, lontano dall’eloquio saggio e furbetto del ministro buono e dalla ruvida parlantina del ministro cattivo, c’è solo lo sproloquio scoraggiante degli oppositori – quei pochi che ancora parlano – che hanno la credibilità dei fantasmi che sono diventati per la semplice ragione che li conoscevamo bene quando erano in vita. Per dire – e pesco a caso fra le risse di giornata – fra il Noto Scrittore e il ministro cattivo è molto difficile capire chi piaccia meno, quando invece dovremmo avere pochi dubbi su chi piaccia di più se non vivessimo dentro la nostra cella foderata di politica con le luci perennemente accese.

Comprendo che a questo punto dovrei fornirvi una parola di speranza, o almeno strapparvi due risate, che poi è quello per cui è nato il Cronicario. E d’altronde il penitenziario Italia – non si spiegherebbe la nostra passione insana per le cronache carcerarie se non ci vivessimo dentro – offre ogni giorno cento ragioni per una risata liberatoria. Ma fra ex politici di rango, ai quali sequestrano cinque milioni di euro guadagnati  non si capisce bene come, e virulente polemiche per nulla autoironiche sulla cannabis light al tempo della dipendenza da videogiochi, la migliore che trovo è lo spettacolo d’arte varia di un sottosegretario alle infrastrutture che non ricorda chi sia il suo ministro, con l’aggravante che quando gli dicono chi è, lui lo rinnega per tre volte senza neanche chiamarsi Pietro. Il governo che non conosce se stesso è la nostra perfetta rappresentazione. Il ministro buono e quello cattivo quello che ci meritiamo.

A domani

Cronicario: Italy first, anche per i giovani sfaccendati


Proverbio del 15 giugno Troppo è peggio che poco

Numero del giorno: 2.311.000.000.000 Debito pubblico italiano ad aprile

Premesso che la statistiche vanno maneggiate con cura, essendo notoriamente una delle forme più subdole di costruzione della realtà, vi chiedo per un attimo di travestirvi da giovani olandesi e poi leggere Eurostat che riporta la primazia dei giovani italiani 18-24enni nella meravigliosa classifica dei NEET.

Avete letto bene. NEET non è un refuso, ma un acronimo anglofono che sta per persone che non studiano né lavorano. Quindi giovani italiani – uno su quattro – che stanno impiegando gli anni migliori della loro vita per fare la cosa migliore che si possa fare nella vita.

Inutile raccontarvi della mia invidia sociale: sono giovani, che già è una fortuna, e per giunta non fanno nulla. Così per darmi un tono indosso il cipiglio preoccupato e osservo che altrove – sempre in Olanda – son un filo più del 5% a fronte del nostro oltre 25%, questi benedetti NEET. E torno a chiedervi cosa pensereste se foste olandesi, leggendo dei giovani italiani che non solo in gran parte si godono il paesaggio, ma che sono pure in corsa per avere il reddito di nullafacenza, che rima bene con quello di cittadinanza (italiana). Italy first, d’altronde, deve valere anche per loro no?

Però vorrei dire a questi giovani olandesi (e vi faccio grazia degli altri colleghi eurodotati) che ci guardano con lieve disdegno che sì, abbiamo un sacco di NEET. Ma abbiamo pure questo.

e quest’altro.

Forse un giovane olandese ha qualche incentivo in più a darsi da fare. E le imprese di lassù non si spaventano se aumenta il costo del lavoro, a differenza delle nostre. Ma soprattutto vorrei dire a questi soloni che ho il sospetto che ci siano ragioni più profonde dietro la fenomenologia dei NEET:

Ma certo: è così. I NEET sono la nuova resistenza al capitalismo che vuole rubarti la vita in cambio di un salario da fame. Sono i nuovi partigiani. Coi soldi del nonno.

A lunedì.

 

Cronicario: La festa (Bce) è finita, ora comincia l’after hours


Proverbio del 14 giugno Tutto è bene quel che finisce bene

Numero del giorno: 139.000.000.000 Valori appalti in Italia oltre i 40 mila euro nel 2017

E così finalmente l’annuncio è arrivato: da ottobre la Bce dimezzerà a 15 miliardi gli acquisiti di titoli per il QE e poi li annullerà del tutto a partire dal 2019. Finisce un mondo festaiolo, dove la liquidità di banca centrale, la migliore perché cade dal cielo, ha condotto le danze per un triennio buono e ancora lo condurrà, visto che Francoforte si è premurata di far sapere che continuerà a reinvestire le somme ricavate dai titoli scaduti ancora a lungo, mentre i tassi rimarranno rasoterra chissà ancora per quanto.  Insomma, la festa è finita, e adesso comincia il bello.

Come nelle feste, anche al QE after hours, partecipano solo i più tosti. Quelli che non dormono mai e hanno grande capacità di resistenza, oltreché di assorbimento delle tossine, che sempre come nelle feste, si sono accumulate nel sistema finanziario dopo gli anni ruggenti del QE da 80 miliardi di acquisiti al mese, che ha gonfiato i bilanci delle banche centrali dell’eurosistema oltre che di quello di Francoforte.

Saranno anni interessanti, quelli del dopo festa e saremo qui a ficcare il naso per voi aficionados del Cronicario, anche se temiamo ci sarà poco da ridere (ma noi ci proviamo comunque). Intanto vale la pena iniziare facendovi notare che la Bce ha ribassato le previsioni di crescita dal 2,4 al 2,1% per quest’anno, e che il nostro magico Supermario ha detto che “non serve a nessuno mettere in discussione l’euro perché è irreversibile”. Purtroppo ha torto, perché a molti è servito.

e probabilmente servirà ancora ad altri.

E poi un’altra cosa. Probabilmente commentando la (fake) news del Financial Times pubblicata nei giorni caldi del caos finanziario, secondo la quale la Bce avrebbe complottato per far salire il nostro spread, Draghi ha detto col sorriso vagamente sornione che “non c’è stato nessun complotto su questo”. Infatti: abbiamo fatto tutto da soli. Solo che non ce ne siamo accorti.

A domani.