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Cronicario: Le chiacchiere stanno sottozero. Come l’inflazione


Proverbio del 15 novembre Un fiore calpestato continua a profumare

Numero del giorno: 1.579.742 Domande arrivate a Inps per reddito di cittadinanza

Ora che l’inflazione è scesa (di nuovo) sottozero, lo possiamo dire chiaro e forte: l’inflazione è morta. O quantomeno non si sente molto bene.

Hai voglia a speculare su cause e soluzioni. Ci son cervelloni là fuori – basti pensare a quelli della Bce – che pompano denaro e ammazzano i tassi di interessi pur di farla risalire, ‘sta benedetta, ma non c’è verso: l’inflazione s’impantana in mezzo alla liquidità low cost e i prezzi, anziché salire, s’inabissano.

Ma la cosa interessante è l’analisi dei settori dove la deflazione – si può dire vero? – morde più forte.

La comunicazione è negativa per il 7%. E’ la prova che le chiacchiere stanno sottozero. Proprio come l’inflazione.

Spiegateglielo voi a quelli della Bce.

Buon week end.

Cronicario: Il 5G non inquina: è come l’euro 6


Proverbio del 14 novembre La porta meglio chiusa è quella che si può lasciare aperta

Numero del giorno 3.326.283 Dipendenti pubblici in Italia nel 2018

Siccome è una giornata triste – fra Venezia sott’acqua e l’ottimismo del governo su ogni cosa (e stendiamo un velo sull’opposizione) – trovo di che rallegrarmi – scopo del Cronicario – scorrendo ampi stralci dell’audizione del capo dell’autorità delle telecomunicazioni in Parlamento dove si è parlato nientedimeno che del 5G, ossia la persecuzione digitale prossima ventura.

Questa roba scotta, letteralmente. Non solo ha fatto litigare cinesi e americani, che spacciano 5G in giro per il mondo in concorrenza imperfetta, ma sta solleticando le sensibilissime parti molli degli ambientalisti, preoccupati come al solito di ogni evoluzione della specie che dicono di voler difendere.

Soprattutto si è diffusa col transfer rate insuperabile del pettegolezzo la convinzione che il 5G faccia male, signora mia. Come se il 4G, che diamo in pasto ai neonati, circondati magari amorevolmente dal calore di una confortevole rete familiare – intendo quella del wifi – senza farci il minimo scrupolo, sia per sua natura benigno.

Di fronte a questa crescente dissonanza cognitiva, spicca come una gemma preziosa la pietra angolare del ragionamento del nostro signor Authority, che la risolve così: “Sembra (neretto mio, ndr) rientrata la preoccupazione iniziale degli effetti ambientali e sanitari del 5G, tecnologia che tra l’altro espone a un ‘inquinamento’ elettromagnetico molto inferiore rispetto ai 2G/3G/4G”.

Insomma, il 5G sta al 4G come l’euro 6 sta all’euro 5. E infatti stanno già lavorando al 6G e piano piano arriveremo al 10, quando la velocità di trasmissione dei dati ci condurrà laddove nessuno mai era stato prima.

E in ogni caso il 5G è “una tecnologia assolutamente non pericolosa, secondo pareri altamente qualificati”.

Poi certo, “nessuno nega che l’inquinamento elettromagnetico sia pericoloso e dannoso ma è una questione di quantità. E i limiti sono anni luce distanti da veri livelli di inizio della pericolosità”. Quindi si tratta di timori legati “a ideologie politiche degli anni 60 e 70”.

Quindi affrettatevi a cambiare lo smartphone appena escono i modelli 5G: sosterrete un’industria nota per i suoi alti standard ambientali e (vi) inquinerete anche meno. Soprattutto smettetela di preoccuparvi. Chi di dovere pensa alla nostra salute. E se non ci credete datevela a gambe. A 10G.

A domani.

Cronicario: Dacci oggi il nostro piano shock quotidiano


Proverbio del 13 novembre Un coltello non taglia il proprio manico

Numero del giorno: 1,3 Crescita % annua prevista della domanda di beni energetici

E anche oggi, per fortuna, è arrivato l’ennesimo Signor Fenomeno che ha annunciato a mezzo stampa un piano shock per la nostra economia, del quale abbiamo bisogno per tornare a crescere.

Ma soprattutto abbiamo bisogno che il Signor Fenomeno di turno – cambia il nome ma non la sostanza – ci dica che i soldi non sono certo un problema.

Quindi, siccome in passato qualche altro Signor Fenomeno, stavolta estero, aveva annunciato un piano da 100 miliardi – per il clima ma sono dettagli – il nostro Signor Fenomeno locale, che certo non si fa parlar dietro, alza la posta. Tanto i soldi, appunto, non sono un problema. “Abbiamo lavorato duro e abbiamo predisposto un piano più ambizioso di quello tedesco: 120 miliardi nel prossimo triennio”.

E come facciamo? Facile facile: “Per questo piano shock l’Italia non ha un problema di soldi. Nei prossimi anni ci saranno enormi flussi finanziari per investimenti e infrastrutture, a maggior ragione in tempi come questo di rendimento negativo. Per la parte pubblica i soldi sono già stanziati e anche la disponibilità finanziaria privata non manca. Il problema è sempre quello: i progetti non partono, sono bloccati”.

Quindi sblocchiamo tutto, e soprattutto auguriamoci, come fa il Signor Fenomeno, che “sul progetto shock per il Paese ci ritroviamo tutti uniti, maggioranza e opposizione”.

E buona digestione.

A domani.

 

Cronicario: Dieci trilioni di euro, probabilmente


Proverbio dell’8 novembre Non si può ricavare latte da un bufalo maschio

Numero del giorno: 14.000.000 Smartphone venduti nel terzo trimestre 2019

Dunque noi italiani siamo (anche) questi:

Ce lo spiega pazientemente la Consob nel suo ultimo rapporto sulle scelte di investimento delle famiglie. Siamo quelli, dunque, che da un decennio viviamo con una notevole ricchezza che non diminuisce ma neanche aumenta: congelata. E dice che siamo anche questi.

Riepilogo per i meno avvezzi: abbiamo una ricchezza lorda, fra finanziaria e non finanziaria che sta intorno ai 10 trilioni di euro, che sono diecimila miliardi, una buona parte dei quali sono ricchezza finanziaria, buona parte della quale chiusa a doppia mandata nei conti correnti bancari e postali. Sempre per i meno avvezzi. Che uno potrebbe pensare siano pochi, ma è vero il contrario. Perché noi italiani siamo anche questi.

E soprattutto godiamo di ottima stampa, visto che a fronte di quanto riportato dalla Consob (“Tra i concetti attinenti alle abilità di calcolo complementari alla cultura finanziaria, quello di percentuale risulta ampiamente compreso dagli intervistati; viceversa, quasi l’80% del campione non ha familiarità con la nozione di probabilità”) una nota agenzia scrive quest’altro: “Gli intervistati si connotano anche per un basso livello di capacità matematiche di base (numeracy), come si evince dal fatto che il 54% del campione non sia in grado di eseguire un semplice calcolo percentuale”.

Ricapitoliamo di nuovo sempre per i meno avvezzi: siamo ricchi. Abbiamo anche consapevolezza della percentuale di problemi generati dalle nostre possibilità. Probabilmente è così. Ma non sappiamo che significa.

Buon week end.

Cronicario: Dalle stelle allo stallo (con vista stalla)


Proverbio del 7 novembre Il denaro sognato non si può spendere

Numero del giorno: 0,4 Crescita % prevista in Germania nel 2019

L’autunno dello scontento europeo oggi prende la forma di un pregevole volume di un qualche duecento pagine che non leggerà mai nessuno ma che verrà molto commentato, come accade per i film che non si sono mai visti o i libri che non si sono mai letti. Quindi guardiamo le figure e facciamoci subito un’idea.

Sulla base di quest’idea, necessariamente provvisoria, saldiamoci addosso una robusta convinzione, travestimento di un pensiero complesso ma sintetico, che potrebbe essere quello che la Commissione Ue ci cuce addosso: “L’economia italiana è in stallo dall’inizio del 2018 e ancora non mostra segnali significativi di ripresa”.

Di conseguenza “il mercato del lavoro è rimasto resiliente di fronte al recente rallentamento economico, ma gli ultimi dati puntano ad un deterioramento”.

Metteteci pure che “il numero dei senza lavoro difficilmente calerà anche a causa del nuovo reddito di cittadinanza che indurrà progressivamente più persone a registrarsi come disoccupate”. Ed avrete il quadro completo.

Ma prima di deprimervi per la trama di questo romanzo minimale sulle sorti infauste della nostra economia, sappiate un’altra cosa che ci dice il commissario economico europeo in carica ma uscente: “Con la crescita dell’Ue a ritmo moderato ed i rischi al ribasso si può arrivare ad uno stallo, senza però dover temere una recessione, che non abbiamo previsto”.

Lo stallo italiano è l’antesignano di quello europeo, potremmo dire. D’altronde siamo italiani. E chi meglio di noi, notoriamente all’avanguardia, è capace di interpretare la vocazione di una penisola, come d’altronde è l’Ue, stretta fra due giganti (Usa e Cina) che si fanno la guerra?

Dalle stelle allo stallo, insomma, con l’aggravante che arrivare alla stalla dei proverbi è solo questione di sfumature, se non di tempo. Ma non diciamolo all’Ue. Mai guastare una sorpresa.

A domani.

Cronicario: Eravamo al verde, ora siamo al green


Proverbio del 4 novembre L’aceto regalato è più dolce del miele

Numero del giorno: 2.015.000 Meridionali italiani emigrati dal 2000

Sfoglio sconsolato scorci del nuovo rapporto Svimez che da alcuni decenni nutre con materna generosità la depressione umorale dei meridionali, che peraltro data qualche secolo. E stendiamo un velo su quella economica.

D’altronde è noto a tutti che il Meridione è bello perché è triste e abbandonato, specie dai meridionali, che infatti emigrano a rotta di collo come ai primi del Novecento.

Perciò è del tutto logico che Svimez anche quest’anno noti sconsolato che il pil meridionale è sotto quello nazionale e di quello del Nord.

Con conseguenze immaginabili, oltre che visibili.

Facciamola semplice: al Sud, al netto dei vari furboni sconosciuti al fisco che allignano ovunque, la gente è mediamente al verde. Ed è qui che lo Svimez, in versione 2019, ha avuto il suo colpo di genio: fare del Meridione la “piattaforma verde del paese”. “La bioeconomia meridionale si può valutare fra i 50 e i 60 miliardi”, dice ispirato il direttore Svimez. “Il green new deal è un’opportunità di rinascita economica del Mezzogiorno” che può evolvere in “piattaforma green del paese”.

La depressione mi sparisce d’improvviso. Prima ero al verde. Ora sono al green.

A domani.

Cronicario: Le ultime lettere di Ministro Ortis


Proverbio del 24 ottobre Fortuna e sfortuna abitano nello stesso cortile

Numero del giorno 50,2 Indice Pmi dell’Ue a 19 a ottobre

Avere la fortuna di potersi permettere un ministro letterato all’economia non è da tutti, mi sono detto scorrendo la preziosa lettera, una delle ultime, che il nostro beneamato guardiano della borsa ha spedito in quel di Bruxelles a Pierre e quell’altro che non mi ricordo il nome.

Notate la finezza dell’intestazione, a conferma che il nostro è uomo di mondo, oltre che di lettere. Ma poiché di lettere dobbiamo parlare, veniamo al dunque. E il dunque è che sforiamo, sì, ma il progetto di bilancio per il 2020 “non costituisce una deviazione significativa”.

Il deficit strutturale mostra un “leggero deterioramento”, dello 0,1%, ma poiché saremo in panne chissà per quanto, c’è la richiesta di 0,2 punti di flessibilità per eventi eccezionali.

Poi c’è Quota 100, ovviamente, che “rimarrà in vigore fino al 2021, come originariamente stabilito. Anche se questa politica comporta dei costi, non altera i pilastri chiave del nostro sistema pensionistico, come un’alta età pensionabile obbligatoria e una graduale transizione al sistema contributivo”.

Mentre il reddito di cittadinanza, la riduzione della povertà e l’attivazione del mercato del lavoro consentiranno miglioramenti significativi.

Insomma, avete capito: leggetevi il resto da soli. Io vi saluto con questa perla: “Vogliamo promuovere e incrementare l’utilizzo dei pagamenti digitali. La diffusione del contante, anche se in calo, è ancora più alta rispetto agli altri Paesi europei. Il governo lancerà una serie di incentivi e campagne promozionali” per favorire l’uso delle carte di credito e di debito.

Tutto il resto è letteratura.

A domani.

Cronicario: Trovato rimedio contro l’evasione: abolire le tasse


Proverbio del 23 ottobre Non vi è albero che il vento non raggiunga

Numero del giorno: 2.933 Scuole cinesi specializzate in calcio giovanile

Mentre là fuori i politici s’impiccano in imprese impossibili come la Brexif, qui da noi, dove abitano politici molto più intelligenti, i nostri rappresentanti si esibiscono in colpi di genio a mezzo stampa che rendono il dibattito pubblico esattamente come deve essere in un paese bello come il nostro.

Non sappiamo ancora quanto ci costerà il biglietto per abitare in Italia, l’anno che verrà, ma una cosa la sappiamo per certo: molto presto troveranno la soluzione per sconfiggere definitivamente la piaga dell’evasione fiscale. Sapete qual è?

Nonono. Le manette piacciono a tutti in Italia, ma nel caso degli evasori c’è un quarantino per cento che non è convinto. Stanno all’opposizione del 60% a favore. Hanno anche un rappresentante che ha le idee molto chiare. Poco infatti poco fa questo ex vicepremier di governo, ora premier dell’opposizione – bisogna pur far carriera in un modo o nell’altro – ha spiegato che il carcere agli evasori “non risolve mezzo problema. L’unico modo per abbattere l’evasione fiscale è abbassare le tasse”.

Sicché, preso d’ispirazione ho svolto un rapido sondaggio fra i circa 60 milioni di abitanti – neonati compresi – che abitano questo fortunatissimo paese proponendo loro un’idea che secondo me mette d’accordo tutti. La democrazia prima di tutto eh. E infatti avevo ragione.

La proposta ha ottenuto il 100% dei voti. E anche qualcosa in più (qualcuno ci crede di sicuro). I nostri politici sono avvertiti. Serviva giusto un rimedio facile facile, com’è nello spirito del tempo, per risolvere il problema difficile difficile dell’evasione fiscale. Bastava capire che il problema non sono gli evasori. Sono le tasse. Quindi vanno abolite.

Per tutto il resto c’è Mastercard (cit.).

A domani.

Cronicario: Il reddito c’è, manca la cittadinanza


Proverbio del 21 ottobre Le piogge più forti cadono sulle case più sconnesse

Numero del giorno: 23 Aumento % tariffe energia per le famiglie italiane in 10 anni

Della Brexit, a questo punto, meglio infischiarsene. Comunque andrà a finire sarà un recesso. Del governo nato dal governo del cambiamento che si avvia a passo di carica verso un altro cambiamento di governo, ancora di più. Comunque vada a finire sarà un processo. Quantomeno alle intenzioni. Perciò tanto vale concentrarsi sugli indubitabili successi che il vecchio governo di ha lasciato in eredità insieme a qualche punto di più in più di robetta da pagare.

L’avrete capito: mi riferisco al geniale reddito di cittadinanza che è servito finalmente a bandire dal nostro paese la piaga della povertà. Non di quella dei contribuenti che pagano all’osso, ovviamente. Ma quella degli incapienti. E perciò evviva, champagne, applausi, eccetera. Dormiamo tutti meglio sapendo che le nostre tasse hanno redento chissà quanti Oliver Twist regalando loro una prospettiva di vita.

E la cronaca ci dà ragione. Proprio in queste ore la guardia di finanza è riuscita a strappare dagli orridi del contrabbando di sigarette un gruppo di 50-60enni – Oliver un po’ grandicelli ma cheffà vogliamo discriminare? – che finalmente percepivano il reddito di cittadinanza ma non avevano terminato il periodo di preavviso con vecchio datore d’opera. Certo, non è facile lasciare un posto sicuro, specie al Sud, per una prospettiva di reddito che oggi c’è e domani chissà. Il vizio paga sempre, peraltro. La virtù chissà. E lo Stato paga poco.

Tutto ciò mentre dal Lazio arriva la notizia che un buon 30% dei redditieri di cittadinanza convocati per il colloquio – mica per un lavoro eh – dai centri per l’impiego non si è neanche presentato. La metà erano assenti giustificati, sia chiaro. Mamme con figli – evidentemente impossibilitate a prendersi una mezz’ora – ammalati e chissà cos’altro. Ma comunque già ben sintonizzati con l’esercizio italico del diritto al reddito. Quello c’è e lotta (a debito) insieme a noi. La cittadinanza seguirà.

A domani.

Cronicario: Italia Cashless, italiani less cash


Proverbio del 16 ottobre Il leone vecchio è il giocattolo degli sciacalli

Numero del giorno: 2.000 Soglia contante in Italia nel 2020

Adesso che la lunga notte del governo è terminata con l’approvazione di un provvedimento impacchettato e spedito a Bruxelles saremo storditi dalle buone notizie, sotto forma di gentili concessioni di denaro che inizieranno a piovere dai piani alti dei palazzi sulle nostre braccia spalancate.

Ci piacerebbe almeno che fosse così. Perché invece succederà quello che succede sempre.

Poi certo non mancano le perle. Ogni legge di bilancio ce ne regala almeno una. E quella di oggi è l’Italia Cashless, il piano così intitolato dal governo per fare la guerra al contante, con tanto di “buono Befana”, nel senso di estrazione del premio ai primi del 2021. Che fa scopa con la definizione, gentilmente illustrata dal primo minestra in conferenza stampa, di “manovra che frena l’aumento Iva ed è espansiva”.

Sicché dal prossimo anno ci saranno ricchi premi e cotillon a chi paga con carta anzichè con il contante, notoriamente antigienico (nel senso di tendente al nero). E siccome la lotta al cash è diventata la priorità nazionale dopo il deficit green, ecco l’esito finale della manovra 2020.

Dal cashless ai less cash, nel senso di meno soldi in tasca, è solo una questione di punti di vista in fondo.

A domani.