Etichettato: cronicario the walking debt

Cronicario: Il Pil Usa s’intona agli umori di Mister T


Proverbio del 28 aprile Per quanto sia alta la montagna si trova sempre un sentiero

Numero del giorno: 0,3 Incremento % Pil nel primo trimestre nel Regno Unito

E tutto d’un tratto arriva il pil del primo trimestre Usa, quello dei primi 100 giorni del nostro beneamato Mister T. E che ci dice?

Ci dice che il primo quarto è andato così così: un più 0,7%, meno dle primo quarti 2016 e ancor meno di quello 2015. Ma questo in fondo sono quisquilie, anche perché il dato è solo la prima stima soggetta a revisione. La notizia interessante sta sempre nei dettagli, che ci raccontano di come in questo trimestre il pil abbia frenato a causa del rallentamento del consumo privato mentre l’export ha contribuito ad accelerare il prodotto, così come gli investimenti. Insomma, la corporation USA si è intonata agli umori del suo comandante: più commercio estero e più investimenti. Certo sarà interessante osservare cosa succederà il trimestre prossimo, quando verranno digeriti gli annunci sul taglio delle tasse.

Poiché il Cronicario si prepara al secondo ponte stagionale, mi sembra d’uopo salutarvi con un’altra buona notizia che riguarda il nostro mercato immobiliare che secondo l’ultimo rapporto sulla stabilità finanziaria diffuso poco fa da Bankitalia sta recuperando la salute. E non solo lui. Il rapporto delinea prospettive positive per i prezzi, le assicurazioni, le banche, le famiglie, le imprese, la liquidità, Pippo, Pluto e Paperino.

Se continua così per spaventarci torneranno a parlare dell’uomo nero. Nel frattempo accontentiamo dell’incertezza, che rimane alta.

Ci ha superato persino il Giappone, per dire. Che non era facile. Ma che volete che sia. Godiamoci la festa.

Ci rivediamo dall’altra parte.

 

Cronicario: La Germania licenzia l’UK, l’Italia i precari


Proverbio del 27 aprile La stessa acqua non scorre mai nello stesso fiume

Numero del giorno: 0,1 Incremento % mensile retribuzioni in Italia 

Così a un certo punto, visto che si parla di Brexit in Italia e all’estero, s’ode una voce algida farsi strada dal caschetto biondo che dice: “Non si facciano illusioni: uno stato terzo quale sarà la Gran Bretagna non potrà avere gli stessi diritti di uno stato europeo”.

Risuona talmente chiara la voce della Mutti germanica, chiamata a relazionare al Bundestag sull’inizio dei negoziati con gli inglesi, che persino il nostro Gentiloni, in Parlamento qui da noi per lo stesso motivo, drizza le orecchie e replica: “Non accetteremo un mercato unico à la carte”, della serie dove l’UK fa come le pare. In sostanza l’Uk non si è dimessa dall’Ue: è stata licenziata dall’Ue, con la Germania a ricordarlo agli amici vicini e lontani.

Con queste premesse i negoziati per la Brexit somigliano al muro messicano di Trump: una minaccia per continuare a volersi bene con i vicini.

Tant’è. Rimane il fatto che il licenziamento tedesco dell’Uk ha ispirato l’Inps che ha pubblicato i dati del suo Osservatorio sul precariato che esibisce alcuni notizie edificanti.

Notate la finezza, che si estrinseca nella costante diminuzione dei rapporti a tempo indeterminato, dai 315.102 del primo bimestre 2015 ai 199.215 del primo bimestre 2017 (-36%) e nel costante crescere di quelli a tempo determinato, cresciuti da 568.889 a 624.379 (+9,75%) e quelli di apprendistato, da 33.048 a 39.277 (+18%). E poiché le trasformazioni da contratti precari a tempo indeterminato diminuiscono anch’esse, rispettivamente dell’8,5% fra il 2016 e il 2015 e di un ulteriore 11,8% fra il 2016 e il 2017, non si può che dedurne che aumentino le cessazioni a termine. E guarda un po’, è davvero così.

I contratti a termine cessati, quindi in sostanza i licenziamenti, sono aumentati del 9,1% quest’anno sul quello passato.

E per concludere in bellezza, vi riporto l’ultima rilevazione Ocse sugli investimenti diretti globali che nel 2016 sono diminuiti del 7% rispetto al 2015, fermandosi a 1.613 miliardi, il livello del 2008. Gran parte di questo raffreddarsi è dovuto al calo degli investimenti diretti in Cina. Ma non preoccupatevi.

A domani.

Cronicario: Spauracchio francese per i ricchi europei


Proverbio del 21 aprile Un ricco che non si conosce è povero

Numero del giorno: 16.000.000.000 Prestiti bancari alla Cina nel IV Q 2016

Ma si può cominciare così una giornata, già uggiosa e fredda che manco fosse gennaio?

Evidentemente si può. Il cronicario globale è in pieno delirio allucinatorio e nessuno sfugge a questa mania di fare i conti senza l’oste, ossia il popolo francese che per fortuna domenica vota. Tantomeno sfugge Ubs, che produce questa perla, dove elargisce previsioni finanziarie, già incerte di loro, sulla base di un risultato elettorale di là da venire. Poi dice che sono io che cazzeggio.

La vicenda non merita neanche un bit di più. Anche perché ci aspettano le prossime due settimane di analisi del voto per chiudere in bellezza con un secondo turno accompagnato da altre previsioni del genere.

La cosa divertente in tutta questa vicenda è che lo spauracchio francese arriva in un momento in cui l’Europa è zuppa di soldi che non sa come spendere, con un conto corrente della bilancia dei pagamenti a febbraio 2017 arrivato al record di 37,9 miliardi.

che nei dodici mesi terminati a febbraio ha totalizzato attivi per 360,2 miliardi, il 3,4% del pil dell’eurozona. Gli eurodotati, sempre nei dodici mesi, hanno cumulato un patrimonio di centinaia di miliardi in euro. Tanto è vero che stiamo molto meglio di alcuni anni fa che anche i tassi di deprivazione materiale sono crollati dal 2010.

Ora non fatevi fregare. Quel 7,8% sono sempre 39 milioni di europei che fanno fatica a pagare i conti, riscaldare la casa, pagare una multa non prevista, mangiare carne una volta a settimana, fare una settimana l’anno di vacanza. E sono distribuiti un po’ in tutti i paesi, con forti concentrazioni nell’est europeo, anche se noi italiani da soli ne facciamo oltre sette milioni (ma la notizia è che la ricchissima Germania ne fa più di tre milioni).

Epperò siamo lo stesso paese che continua a mandare soldi all’estero per investimenti di portafoglio, tanto da avere raggiunto persino un saldo positivo sui redditi primari, che vuol dire che le rendite dei nostri investimenti esteri superano il costo degli investimenti esteri da noi

e ad aver cumulato, nel dodici mesi chiusi a febbraio 2017, 42,3 miliardi di attivi sul conto corrente, il 2,5% del Pil, più del 10% dell’attivo totale dell’eurozona, a fronte di circa il 20% di poveri censiti a livello europeo.

Detto ciò, sarebbero quest 39 milioni le plebi arrabbiate che nutrono i populisti? La storia ci dice che le maggioranza silenziose stanno altrove e hanno sempre la pancia piena. E siccome la nostra pancia non è stata mai così piena quanto in questi ultimi mesi forse è saggio iniziare a preoccuparsi.

Ma non oggi, neanche domenica e tantomeno lunedì. Sappiamo tutti quello che ci aspetta.

Tutto il resto è noia (cit.).

Ci rivediamo alla fine.

Cronicario: Il pugno d’acciaio di Mister T


Proverbio del 20 aprile Ogni fardello all’inizio pesa poco

Numero del giorno: 7,1 Incremento % produzione costruzioni nell’EZ

Mi mancava Mister T, a voi no? Io lo adoro. Per chi scrive minchiate sui giornali è come la manna biblica: una fonte inesauribile di nutrimento gratis.

Ora molti di voi ricorderanno che proprio nel giorno del suo insediamento Mister T ha ordinato via Twitter che gli oleodotti fossero costruiti esclusivamente con patrio acciaio, probabilmente sobillato dagli amici produttori che soffrono di un certo spiazzamento competitivo a causa dell’acciaio a basso costo importato dall’estero. E fin qui stiamo alla pubblicità social. Ora però vengo a sapere dai soliti che sanno tutto che Trump ha ordinato al Dipartimento del commercio di accertare se le importazioni di acciaio dall’estero mettano a rischio la sicurezza nazionale, visto che fra le altre cose servono a costruire le navi della gloriosa marina Usa.

No, non è uno scherzo. Il dipartimento avrà 270 giorni di tempo per stabilire se è una cosa seria. Ma intanto ieri il nostro beneamato incontrava i boss della ArcelorMittal, Nucor, U.S. Steel, TimkenSteel, AK Steel and United Steelworkers. E chi ha orecchi intenda.

Sedotto dal pugno d’acciaio di Mister T, capirete bene che ogni altra nuova scolorisca. M’impongo di tornare serio solo perché intanto Eurostat ha rilasciato il suo aggiornamento sul settore delle costruzioni, la cui produzione, per quanto in risalita, è ancora ben lontana dai giorni di gloria.

Notate che l’eurozona sta peggio dell’Ue a 28, ma solo i distratti si sorprenderanno: succede quasi sempre. Notate pure che siamo tornati con grande fatica al livello del 2010, comunque un 20% meno rispetto alle vacche grasse. La ripresina arriva anche in Italia, come certifica Istat.

Concludo con una perla che il cronicario globale in larghissima parte ignorerà, ma che invece dovreste sapere, perché è una perla di saggezza seminata in un mondo di stolti. Il gioielliere è Hyun Song Shin, capo della ricerca della Bis, la Banca che ci guarda dal cielo terso di Basilea, che ha rilasciato uno speech assai istruttivo su cosa sia la liquidità globale e le conseguenze che provoca nella vita di tutti noi.  Vi do solo un assaggio, il resto leggetevelo da soli, che prima o poi ‘ste fatiche tocca farle: “L’economia globale non è una collezione di isole, ma una matrix di flussi finanziari”.

Nessuno è un’isola, diceva il poeta secoli fa.

A domani.

Cronicario: Il conto corrente degli italiani e quello della Germania


Proverbio del 19 aprile La guerra non ha occhi

Numero del giorno: 31 % di italiani che usano lo smartphone per andare on line

In un mondo circondato di brutte storie, solo il vostro Cronicario preferito sniffa qua e là come un cacciatori di tartufi cercando persino qualche buona notizia capace di allietare la vostra faticosa giornata proprio fra la pausa post prandiale e quella precenale. E così facendo ne ho trovato una: i vostri conti correnti bancari sono costati otto euri meno nel 2015, rispetto alla media del quinquennio precedente.

Non siate cinici. Di questi tempi anche un decino scarso in meno l’anno comunque fa brodo. Vi do giusto un assaggio: secondo il direttore dell’Istat 7,2 milioni di persone in Italia vivono in stato di grave deprivazione materiale. Spero che abbiano almeno un conto corrente.

Comunque, secondo quanto ci racconta Bankitalia, questo calo del 3,4% è la cosa migliore che ci poteva capitare visti i campioni bancari con cui abbiamo a che fare.

Mentre scorrevo questa delizia, mi è cascata fra capo e collo un’altra notizia sul conto corrente, ma non quello bancario degli italiani, ma quello della bilancia dei pagamenti dei tedeschi. I soliti bene informati raccontano che i capoccioni berlinesi siano alla prese con un documento nel quale si difende l’attuale livello record di surplus delle partite correnti – arrivato all’8,3% del pil tedesco – sottolineando che la Germania non è protezionista come certuni. E’ soltanto brava. Semmai si decidesse il Mago di Ez ad alzare i tassi, perché così “un euro forte ridurrebbe automaticamente il surplus commerciale”. Manco l’euro fosse oro.

Siccome questo è il livello del dibattito europeo, decido di emigrare in Cina, trainato da un’altra buona notizia che sono certo allieterà le vostre giornate tristi: in Cina lo shadow banking è tornato a macinare in grande spolvero, o almeno così giura Bloomberg, secondo cui le ultime mosse della banca centrale cinese, che cerca senza troppo successo di frenare un boom incipiente del credito, hanno finito col ridare ossigeno al sistema bancario ombra. Un po’ come spegnere il fuoco col fuoco. E questa notizia me ne ha fatto venire in mente un’altra: le elezioni britanniche, che la May ha preteso e ottenuto, e la Brexit. Guardate questa perla, sempre pubblicata da Bloomberg.

Dove vanno a finire i banchieri? Secondo quanto ci raccontano loro, molti avrebbero già deciso, ma sarà vero? Se vi chiedete ancora se una notizia sia vera o falsa nell’epoca del cronicario globale, significa che avete ancora tanto da imparare. Ma non preoccupatevi: siamo qui apposta.

A domani.

Cronicario: L’economia ha smesso di far disastri. Ora tocca alla politica


Proverbio del 18 aprile Quando c’è una mèta anche il deserto diventa strada

Numero del giorno: 1 Incremento % annuo occupati nel manifatturiero tedesco

Come diceva quel tale, siamo fatti per soffrire. E infatti ci riusciamo benissimo. Mi stavo giusto curando la depressione da crisi del settimo anno, nel senso di settimo anno di vacche magre, piluccando con avidità le (rare) buone notizie economiche che arrivano da mezzo mondo, quando ecco farsi strada i disastri della politica. Anzi, dei politici. In un trimestre abbiamo avuto Trump che minaccia sfracelli, lo svitato nordcoreano che lancia missili, il turco che diventa imperatore d’oriente, il russo che fa il russo.

E noi europei non è che ci facciamo mancare niente. Siccome non ci bastavano le elezioni in Francia, che già sono quello che sono, e quelle tedesche di settembre, che saranno quello che saranno, ecco la vispa Theresa, tirare fuori l’annuncio di elezioni anticipate per l’UK a giugno, giusto in mezzo fra la Francia e la Germania, come sempre è stata l’UK.

Sicché capite bene perché gli aruspici del FMI, nel loro ultimo World economic outlook, accanto alla constatazione che “l’economia prende slancio”, si spertichino a parlare dei rischi che arrivano dalla politica per la timida ripresa economica che si prevede per quest’anno e il prossimo. A proposito: beccatevi questo.

Notate che le previsioni sono buone persino per il commercio internazionale, che ogni giorno si becca una sberla da Mister T. L’ultima è la firma dell’ordine esecutivo per rivedere sistematicamente  le leggi che determinano le policy con le quali gli Usa disciplinano gli acquisti di merci, e le esenzioni esistenti per i partner commerciali, oltre che rivedere gli accordi che disciplinano l’ingresso di lavoratori stranieri. Insomma, il solito simpaticone.

Giusto per ricordarvi chi passa i guai se Trump fa Trump, guardate questo specchietto messo a disposizione dal WEF.

Dopodiché guardate quest’altro grafico che vi fa capire quanto sia peloso il “protezionismo” Usa.

Quella che vedete, è la produzione di shale Usa cresciuta di circa 76 mila barili in un mese arrivando a al record di 2,36 milioni. Notate come la produzione si impenna sul finire del 2016, probabilmente a causa dell’accordo Opec del 30 novembre che ha condotto al taglio della produzione Opec e Russa. Non certo di quella Usa, che anzi è stata stimolata dal rialzo dei prezzi seguito all’intesa.

Vi saluto con una notizia che arriva dal paese della Grandi Speranze – quello col pil del primo trimestre al 6,9% – che mi ha provocato un certo prurito.

I prezzi delle case in Cina sono cresciuti dell’11,8% su base annuale a febbraio 2017. Ma non chiamatela bolla. E’ ben altro.

A domani.

 

 

Cronicario: Il genio cioccolataio Kinder e quello fiscale del governo


Proverbio del 14 aprile Noi prendiamo in prestito la terra dai nostri figli

Numero del giorno: 232.000.000 Surplus bilancia turistica italiana a gennaio

Confesso: avevo voglia di fare un Cronicario leggero oggi, visto che non solo è venerdì – e ci stava tutto il cazzeggio – ma è pure venerdì santo, che per i senza Dio significa solo ponte lungo, e quindi super cazzeggio.

Per darmi un tono, e rimanere in tema, visto che siamo tutti alle prese con l’uovo pasquale, avevo selezionato notizie del genere.

e per vellicare i bassi istinti di molti anche questa, che – lo confesso – mi ha lasciato a bocca aperta.

Cioé la Germania vince pure sull’export di cioccolata. Improvvisamente ho capito perché l’italiana Ferrero usa il marchio teutonico Kinder. In pratica usiamo il trucco del Parmesan per vendere cioccolata. Anzi, siamo gli antesignani del Parmesan.

Vabbé, insomma, il tono era il solito cazzeggio del venerdì. Ma poiché è venerdì santo, dicevo, mi sono ricordato che in questa ricorrenza si celebra anche la Via Crucis che quand’ero bambino mi spaventava a morte: mi faceva l’effetto di un film horror. Sicché, sempre per rimanere in tema, ho cercato qualcosa che fosse tragica abbastanza e, sfogliando l’ultimo Bollettino di Bankitalia, ho trovato questo:

Non so perché ma i quattro diversi periodi mi hanno fatto venire il mente le stazioni della Via Crucis, col governo a  trainare sulla spalle una croce, quella del debito pubblico, che cresce di stazione in stazione, visto che siamo riusciti a peggiorare ogni anno gli obiettivi sia di indebitamento che di avanzo primario. Cioé il contrario di quello che avremmo dovuto fare se fossimo stati coscienziosi.

Poi – sarà il clima pre-resurrezione – mi dico che questa cosa di sottolineare la via crucis fiscale del nostro governo è un chiaro atto di contrizione. In realtà il genio fiscale del governo è paragonabile almeno a quello commerciale della Ferrero: entrambi vendono con italica destrezza dolcezze e buonumore, sotto forma di cacao e zucchero la prima, e di provvidenze il secondo. A pochissimi piace un governo amaro come la cioccolata al 90%, e il fatto che esista questa minoranza, non vuol dire che meriti di essere servita più di tanto: tanto si lamentano comunque. Però gli auguri li faccio pure agli amanti dell’amaro Ne avremo bisogno tutti.

Ci rivediamo dopo pasquetta.