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Cronicario: Trump+Superciuk=SuperTramp


Proverbio del 14 dicembre L’uomo senza libri è cieco

Numero del giorno: 10,2 Incremento % vendite al dettaglio in Cina a novembre

Leggo compiaciuto che il governo di Parigi vuole accelerare la creazione di un nuovo regime fiscale per attirare i manager finanziari pagati a sei zeri in fuga da Londra, dopo la Brexit, ed entrare così in competizione con Francoforte, che evidentemente ha già fatto la stessa cosa, forte anche della circostanza che sarà pur vero che sul Meno ci sono le banche, la Bce e la borsa, ma sulla Senna s’insedierà a breve l’Eba, altra vittima illustre della Brexit, che i francesi hanno vinto al sorteggio con l’Irlanda. Finalmente, mi dico, si sta compiendo e soprattutto globalizzando la visione di uno degli eroi preferiti della mia infanzia.

L’etilista che rubava ai poveri che sono brutti per dare ai ricchi che sono belli mi appare lo spirito guida della nostra illuminata contemporaneità, ispirata con tutta evidenza dal principio che guidava gli atti eroici dello spazzino supereroe dalla fiatata alcolica creato dal genio di Max Bunker. E infatti il campione contemporaneo di questa genìa ispiratrice è persona ricchissima e soprattutto bellissima: il nostro beneamato Mister T.

No, non questo. Quest’altro:

Mi domando se Trump conosca Superciuk e mi rispondo che comunque gli sarebbe piaciuto osservando gli effetti stimati della sua riforma fiscale, che dopo l’accordo di ieri fra Camera e Senato si avvia a diventare legge.

Notate che molto abilmente i più poveri vengono tosati, secondo gli economisti dell’EPI, che lo pensano in buona compagnia. Sono tutti odiatori professionisti di Trump? Può darsi. Ma d’altronde ci siamo già passati: le riforme reaganiane degli anni ’80 che tagliarono le tasse ai ricchi non hanno certo migliorato la distribuzione del reddito negli Usa e non è affatto vero che si ripagarono da sole come anche oggi si dice a proposito dei tagli di Mister T. Ho il sospetto invece che la somma di Superciuk e Trump avrà straordinari effetti di crescita per i Super Tramp.

No, non questi. Questi altri.

Sperando che l’aumento dei barboni affretti l’evoluzione della società in Morlock ed Eloi preconizzata da un altro genio, H.G. Wells, decido di infischiarmene della deriva fiscale contemporanea perché nel frattempo è arriva una notizia vera dagli Usa – per i tagli fiscali serviranno ancora un paio di mesi – ossia l’acquisizione che vale oltre 60 miliardi di dollari da parte della Disney di pezzi importanti dell’impero dell’ex squalo Murdoch, Dalla 21th Century Fox a Sky, che come tutti i predatori finì predato.

Che fine farà il vecchio Murdoch al momento non è noto, ma certo non c’è da preoccuparsi, vista la dote. E poi già si dice che lui (o il figlio) punti al posto di Iger, ad Disney. Ma certo è un bel cambio per lo scenario media Usa, dove i colossi tradizionali sembra si siano maritati per dare filo da torcere agli emergenti sgomitanti come Netflix e Amazon. Sempre che l’Antitrust, che già sta facendo penare AT&T che voleva fondersi con Time Warner, non ci metta lo zampino.

Qui da noi, che dei francesi ce ne infischiamo e abbiamo pure dimenticato Superciuk, l’unica cosa che fa cassetta, nel magico mondo del cronicario italiano, è la storia delle pensioni che oggi si arricchisce di un nuovo capitolo: è uscito sulla Gazzetta ufficiale il decreto che fissa a 67 anni e a oltre 43 anni di contributi per gli uomini, poco meno per le donne, la soglia del pensionamento.

Nella speranza (fondata) che una qualche Ape social ci salvi da noi stessi, vi saluto con un’altra speranza che sento risuonare nelle parole di un altro Super:

Nella usuale conferenza stampa del giovedì post meeting Bce, dopo aver lasciato tutto il mondo monetario com’era, Draghi ha ricordato che il QE dimezzato da 30 miliardi al mese continuerà da gennaio a settembre 2018, o anche oltre se necessario. “Condizioni finanziarie molto favorevoli sono ancora necessarie” per l’inflazione, che com’è noto serve ad alleviare il paccone di debiti che abbiamo sulle spalle. Non c’è da preoccuparsi: l’Europa mostra una forte tendenza alla crescita che aiuterà l’inflazione a risalire, conclude speranzoso Draghi.

E chi campa di speranza…

A domani.

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Cronicario: La disoccupazione scende, i disoccupati no


Proverbio del 12 dicembre Se incontri qualcuno senza sorrisi regalagliene uno

Numero del giorno: 7,3 Incremento % export Italia nei primi nove mesi del 2017

Ora ditemi voi se uno deve essere triste o felice: la disoccupazione è diminuita dello 0,1% a ottobre 2017 nell’area Ocse, riportandosi al 5,6%, il livello di aprile 2008, prima della Grande Catastrofe, ma i disoccupati sono ancora 35,1 milioni, 2,5 milioni in più dell’epoca. Credere che la disoccupazione scenda e i disoccupati no richiede un  chiaro atto di fede o un viaggio defatigante negli abissi dell statistica, che sono sicuro interessi a molti di voi.

Perciò sorvolo, anche perché tante altre sono le cosette gustose che ho piluccato oggi sul cronicario globale che dovete assolutamente sapere. La prima riguarda la nostra Bankitalia, che oggi è un po’ l’eroina del giorno. Intanto perché ha pubblicato alcuni dati aggiornati che fotografano con grande chiarezza perché via Nazionale, come la chiamano gli habitué, è così importante per noi.

Vedete quel grigino nell’istogramma, così discreto, quasi anonimo? Ecco quello è una cosa che abbiamo imparato a conoscere bene: è la spia del bilancione di Bankitalia, che ormai a occhio ha in pancia una quantità di titoli pubblici pari a quella del sistema bancario. Il che dovrebbe far felici tutti quelli che dicono che la banca centrale dovrebbe comprare debito pubblico e che invece se la prendono con la Bce che l’ha permesso.

Ma oggi molti scettici hanno pure scoperto che oltre al bilancione, Bankitalia dispone di un fine bilancino, di cui ha dato prova il capo della vigilanza, Carmelo Barbagallo audito nella fantasmagorica commissione di inchiesta sulle banche diventata ormai più avvincente di Star Trek.

E che dice Barbagatto? Che la vigilanza è stata incalzante sulle quattro banche marcite come i loro crediti, all’anagrafe Banca Etruria, Banca Marche, Cariferrara e Carichieti. E poi che “le irregolarità sono state portate tempestivamente a conoscenza dell’autorità giudiziaria”, e che nel frattempo “le autorità di vigilanza non possono sostituirsi ai soggetti vigilati per evitare che la situazione degeneri”. Salvo poi risolvere le situazioni con una bella risoluzione bancaria, che comunque è il male minore, giura Barbapapà. Potevamo andare molto peggio.

Sorvolo sul resto perché tanto è la solita solfa. Le banche appartengono al nostro tormentario quotidiano che adesso si è arricchito di un altra scocciatura: il bitcoin.

Anche oggi due palle con quelli che avvertono dei rischi – nell’ordine Blackrock e UBS – e quelli che urlano al gomplotto sperticandosi nelle lodi della criptovaluta che fa figo pronunciare. Poi magari i criticoni ci fanno i soldi grazie a noialtri fessi che ne parliamo, ma pure questo è un segnale dello spirito del tempo.

Sicché ho pensato di chiudere parlandovi di soldi veri, visto che tutti si ostinano a sognare i soldi falsi. E ne ho trovato un campione interessante nei 47 miliardi che secondo Assofondipensione raccolgono i risparmi previdenziali di quelli che li hanno versati nei fondi pensione negoziali credendo al fatto che un giorno quei soldi verranno restituiti in una qualche forma.

E come ti adescano questi simpatici fondi, che adesso sognano di investire nell’economia reale? Col rendimento: “La media  dei rendimenti degli ultimi 5 anni è stata del +29,1% contro l’8,9% di rivalutazione del Tfr”, dicono astuti. Manco fossero minatori di Bitcoin.

A domani

Cronicario: Le banche soffrono meno, beate loro


Proverbio dell’11 dicembre Una freccia, quando è lanciata, non torna indietro

Numero del giorno: 16.700 Picco della quotazione in dollari raggiunto da Bitcoin dopo quotazione future a Chicago

E’ lunedì, giorno da cani notoriamente, specie dopo il ponticello immacolato. E perciò solo i sadici possono tirare fuori notizie amarostiche come ha fatto Istat che neanche il tempo di digerire il caffé della colazione, ha sparato una delle sue release insolitamente depressiva.

E che sarà mai successo ai nostri consumatori? Si saranno mica dimenticati di fare la spesa?

Maddai, ma chi ci crede. C’è gente che fa la fila per comprarsi i bitcoin, figuratevi. Poi però esce un’altra notizia da lunedì, stavolta da Bankitalia. E cosa dice? Che sempre a ottobre le sofferenze lorde sono aumentate di un’anticchia, dai 173 di settembre a 173,8 miliardi. Ma non preoccupatevi: su base annua le sofferenze sono scese del 5,5%, comunica senza indugio la Banca d’Italia.

Mi rassicuro finché, poco fa, non viene presentato un rapporto congiunto fra Istat, ministero del Lavoro, Inps, Inail e Anpal dove si legge fra le altre cose che fra il 2013 e il 2016 sono stati attivati 40,68 milioni di posti di lavoro e ne sono stati cancellati 39,15. Sicché ne rimangono 916 mila “viventi”: il famoso milione di posti di lavoro d’antan. 

Poi però cominciano ad uscire grafici come questo.

o questi

per non parlare di questo.

e per concludere con quest’altro.

Per fortuna calano le sofferenze. Delle banche

A domani.

 

Cronicario: L’alba italiana dei vivi morenti e dei morti viventi


Proverbio del 6 dicembre In tempi di carestia le patate non hanno bucce

Numero del giorno: 20,1 Crescita % occupazione nelle aziende familiari italiane in sei anni

Ora non vi offendete se i vostri amici dall’estero vi dicono che siamo un paese di poveracci. Anche perché ce lo diciamo da soli e l’Istat non si perita di ricordarcelo a ogni occasione buona elaborando statistiche meravigliose dalle quali si evince che quasi uno su tre vive praticamente in miseria.

Vedete no? Il 30% è a rischio di povertà o esclusione sociale che moltiplicato per 60 milioni e rotti..fate voi i conti. Se pure ci limitassimo alla voce Grave deprivazione, scopriremmo che riguarda il 12,1 degli italiani che, secondo le definizioni Istat hanno almeno quattro dei seguenti problemi:

1. essere in arretrato nel pagamento di bollette, affitto, mutuo o altro tipo di prestito;
2. non poter riscaldare adeguatamente l’abitazione;
3. non poter sostenere spese impreviste di 800 euro;
4. non potersi permettere un pasto adeguato almeno una volta ogni due giorni, cioè con proteine della carne, del pesce o equivalente vegetariano;
5. non potersi permettere una settimana di vacanza all’anno lontano da casa;
6. non potersi permettere un televisore a colori;
7. non potersi permettere una lavatrice;
8. non potersi permettere un’automobile;
9. non potersi permettere un telefono.

Questo nel paese che ha il record di auto per numero di abitanti e dove il 93,1% ha un cellulare, e oltre il 90% ha una tivvù. Sfido chiunque poi, a trovarne una in bianco e nero. Detto ciò mi guardo bene dal dubitare dell’accuratezza delle rilevazioni Istat: se dicono che siamo pieni di poveri che faticano a mettere insieme il pranzo con la cena sarà sicuramente vero. Sono i nostri fratelli più disgraziati che muoiono letteralmente di fame e stanno al freddo e non tengono da conto neanche 800 euro per le emergenze. Questi vivi morenti abitano in uno dei paesi più ricchi al mondo.

dove si annida una tremenda diseguaglianza di reddito e ricchezza,

e i redditi sono vagamente crollati nell’ultimo decennio,

anche se non per tutti nello stesso modo.

Questo per gli amanti del piagnisteo nazionale. Prima che vi strappiate i capelli e iniziate una colletta per i nostri sette milioni di probabili deprivati, ricordatevi sempre che questi dati sono frutto di indagini campionarie, svolte in questo caso su 21.325 famiglie pari a 48.316 individui. Magari siamo stati sfortunati col campione. Oppure abbiamo beccato i pochi che pagano tutte le tasse, vai a sapere.

Il guaio è che insieme a quella dei vivi morenti – deprivati a rischio esclusione o sedicenti tali – in Italia stiamo assistendo all’alba di un altro fenomeno epocale: quello dei morti viventi.

Non è uno dei miei soliti meme cazzari. La foto è autentica, a dimostrazione del fatto che ormai il vostro Cronicario fa tendenza anche nei posti altolocati, mica solo nelle bettole dove ci incontriamo noi. Il tema è serissimo peraltro: le imprese zombie. Ossia quelle che coi profitti non riescono neanche a pagare gli interessi sui debiti che hanno sul groppone. Tema horror per eccellenza. E noi italiani, che non ci facciamo mai mancare niente, siamo avanguardisti.

La cosa più notevole di questa proliferazione di zombie è che quelli italiani sono raddoppiati in un decennio. Peraltro in queste aziende morte viventi ci sta bloccato il 20% del nostro capitale produttivo e il 10% dei nostri lavoratori occupati. Poi dice che uno è deprivato. Devitalizzato direi.

A lunedì.

 

Cronicario: Se vi piacciono le bollicine assaggiate Bitcoin


Proverbio del 27 novembre Quando un elefante combatte soffre l’erba

Numero del giorno: 386.000.000.000 Profitti industriali mondiali fra 2001-14

A chi non piacciono le bollicine? Vanno giù che è una bellezza, tolgono la sete, provocano piacevoli capogiri, seducono gli amanti dei sapori millesimati e infine fanno sparire i dispiaceri almeno per la durata di una cena. Come resistere? Cin cin.

Perciò oggi mi sono deciso a presentarvi una nuova marca che promette di non farvi rimpiangere le vecchie abitudini da alcolisti finanziari quali in fondo siamo tutti: le bollicine Bitcoin.

Checché ne dicano i detrattori, Bitcoin non è una bolla, per niente proprio: è una collezione di bollicine. E’ uno spumante assai frizzante, talmente esuberante che ogni tanto fa saltare il tappo con la violenza di un geyser e straripa per ogni dove, inondando di migliaia di bollicine noi poveri, astemi per incapienza, e facendoci sognare sogni da lotteria del tipo: “Ah se avessi comprato un Bitcoin annata 2015, quando ti portavi via una cassa per poche centinaia di dollari: oggi sarei un alcolista finanziario ricco e felice”.

Lo so che l’avete pensato. E perciò non mi stupisco quando leggo certi geni che sospettano che il boom di questi ultimi giorni delle bollicine Bitcoin, che già fanno sognare quota 10 mila per un assaggio di niente, venga dalla clientela retail, ossia noi polli da batteria, nutriti a sogni e valute virtuali che neanche sapremmo tradurre in linguaggio corrente.

M’inquieta di più leggere, come ho letto in una qualche articolessa assolutamente rispettabile che il boom dipenderebbe da imprecisati investitori istituzionali – tipo il vostro fondo pensione per dire – che hanno scoperto il piacere della sbronza da bollicine dopo decenni di noiosissimi birre statali.

Oppure quando sento alludere a misteriose speculazioni sui mercati giapponesi, dopo aver letto per settimane di tortuosi giri di denaro cinesi. La spiegazione è molto più semplice e arriva dalla fisica: le bollicine frizzano. E poi stendono.

Adesso che vi ho dato un consiglio finanziario per gli acquisti in perfetto spirito Mifid II, lasciate che altre notizie vengano a voi come sono arrivate a me. La prima, vagamente depressiva (e questo spiega perché mi sono rivolto alle bollicine già di mattina), m’è arrivata da Istat che mi ha comunicato che a novembre c’abbiamo avuto come società un calo di fiducia.

E vorrei vedere: iniziare un mese con il giorno dei morti e finirlo con l’acconto Irpef azzopperebbe chiunque. Neanche la sponsorizzatissima droga Black Friday è riuscita a far tornare il sorriso all’italiano. Si coltivano speranze per il mese di dicembre, quando una nota festa dal sapore mistico usualmente fa trascendere il nostro sentire dalla materialità a vette più elevate.

E siccome saremo tutti più fiduciosi, invito anche i nostri cugini britannici, che hanno talmente fiducia in se stessi da voler parlare solo fra loro, a ricordare che la fiducia è una bella cosa, ma che non basta se uno poi produce a ritmi tardo sovietici.

Per dire: l’UK ha un livello di produttività più bassa della nostra, che è tutto dire. Servirà più di una Brexit temo. Magari un po’ di bollicine…

A domani.

 

 

Cronicario: Anno 2021, odissea nello strazio Mps


Proverbio del 24 novembre In qualunque parte del mondo i corvi sono neri

Numero del giorno: 65 Euro contenuti in media nel portafoglio degli italiani

Siccome finalmente abbiamo una banca (cit.), noi cittadini intendo, è giocoforza domandarsi cosa ne sarà del robusto investimento che le nostre tasse hanno fatto sul capitale di Mps ora che il Monte è pure tornato in borsa. Per il momento il direttore generale del (nostro) Tesoro, Vincenzo La Via, audito in quella specie di museo degli orrori che è la commissione parlamentare d’inchiesta sulle banche, ci ha ricordato che ai prezzi attuali di borsa il Mef (noi) ha una minusvalenza teorica di circa due miliardi, visto che il governo (ancora noi) ha accettato di comprare azioni valutate a 8,65 euri che oggi valgono 4,05.

Boni, state Boni. Così come non è oro tutto ciò che luccica, non è neanche tutta cacca quella che puzza, pure se sulla circostanza che la storia di Mps puzzi oltremodo non è che ci siano tanti dubbi. Se non ci credete date una letta a quello che racconta quest’esegeta e poi mi direte…

Appunto. Ma scurdamoce ‘o passato, che adesso abbiamo una banca e il nostro – letteralmente – direttore del Tesoro ci rassicura che dal 2019 ci sarà un recupero della redditività della banca a partire dal quale la cacca diventerà miracolosamente cioccolata.

Pregate che succeda, e pregate con costanza. Perché ‘sto miracolo deve pure succedere in fretta. Sempre il nostro sbroglianumeri del Tesoro ci ricorda che “l’intervento pubblico nel capitale di Mps è di natura temporanea e il ministero azionista (al 68% del capitale ndr) dovrà cedere la partecipazione acquisita entro l’arco temporale di riferimento del piano, ossia entro 5 anni”. E così abbiamo pure una dead line entro la quale il miracolo deve compiersi: il 2021.

Già: lo strazio di Mps, che se per allora non sarà divenuta redditizia abbastanza, coinciderà con quello delle nostre tasse, sacrificate sull’altare del benessere pubblico.

Ma adesso non state a deprimervi prima del tempo. Ci sono cose più vicine a noi che richiedono un sostegno farmacologico. C’abbiamo un fatturato industriale che s’è ammosciato così come gli ordinativi e neanche il fatturato dei servizi si sente tanto bene. C’abbiamo Poletti che – come se non avessimo fatto altro di recente – parla di pensioni, assicurando che dopo fine mese arriverà un emendamento per aggiungere un altro po’ di Ape social per le donne lavoratrici.

C’abbiamo la madonna vigilante di Francoforte, madame Nouy, secondo la quale nell’Eurozona ci sono troppe banche per cui “è necessario un consolidamento”.

Ma forse intendeva altro. E per concludere in bellezza oggi è pure il black friday e mi/ci/vi stanno massacrando di offerte per vagonate di cose inutili che arrivano su qualsiasi device abbiate sottomano, persino i fax. Pare peraltro che questo sia anche ormai l’unico giorno in cui gli scioperi nei negozi, da Amazon alla Rinascente, fanno notizia. Nel resto dell’anno se ne infischiano tutti, compreso chi lo fa. Avremo mica trasformato il black friday nel giorno della festa del commesso?

Buon week end.

 

Cronicario: L’Italia raccomandata, promossa dall’Ue


Proverbio del 22 novembre Promettere non è compiere

Numero del giorno: 900.000.000 Guadagno dello Stato sui prestiti a Mps

Gli squisiti teorici che filosofeggiano sul circolo virtuoso che insiste fra raccomandazione e promozione, nel senso che l’una e l’altra si rafforzano vicendevolmente, avranno di che pascersi leggendo le ultime pagelle che l’arcigna docente Commissione Ue ha assegnato agli indisciplinati discenti che ancora si ostinano a governare di testa propria. Questo è il quadro.

Ora, a parte Franza e Spagna, dove si magna e pure parecchio, gli altri hanno tutti il deficit con le carte in regole per evitarsi una sonora ripassata. Ma questo non vuol dire che si risparmino ai sempre comunque fiscalmente indisciplinati numerose e robuste ramanzine.

Ma secondo voi, di chi parla Moscovici? Vi do un indizio.

Non preoccupatevi se non ci capite nulla: se ne infischiano tutti. E ancor di più quelle diverse centinaia di persone che risiedono occasionalmente in Parlamento e che voteranno la legge di bilancio. Ignoreranno bellamente i moniti della Commissione Ue con la scusa che non sanno la lingua.

Ma se siamo in questa situazione, come facciamo a cavarcela, vi chiederete? Vi rivelo un segreto: l’Italia è raccomandata. Colleziona da anni accorate raccomandazioni da parte dell’Ue,

delle quali regolarmente se ne frega.

Soprattutto ha amicizie altolocate, vagamente interessate, che le danno sempre una mano di aiuto quando serve. Quindi è doppiamente raccomandata.

Sicché i rimbrotti dell’arcigno commissario finiscono sempre in una benevola promozione con rimando a settembre. Anzi a maggio in questo caso.

Va avanti così da anni. Gli odiatori professionisti della maestrina brussellina e i suoi devoti più fanatici farebbero bene a ricordarselo. Noi siamo raccomandati. Per questo ci promuovono.

A domani.

Cronicario: Aggiungi un posto sull’Ape (social)


Proverbio del 21 novembre Per quanto alta sia la montagna, un sentiero si trova

Numero del giorno: 365 Posti a concorso per funzionario Inps

E a un certo punto capisco: la scelta di usare l’acronimo APE per connotare l’anticipo pensionistico non è una semplice crasi di due parole altrimenti inutilizzabile sui titoli dei giornali e dei tg. E’ un chiaro riferimento a uno dei simboli del genio italico che negli anni in cui quel genio ancora allignava fra noi – più o meno mezzo secolo fa – creò più occupazione della buonanima dell’Iri: il caro vecchio tre ruote della Piaggio.

Siccome ha una onorata carriere l’Ape, mi chiedo sinceramente se non sia danno d’immagine associarla a un’altra cosa che è l’esatto opposto dell’onorato lavoro che ha sempre promozionato e che anzi evoca palesemente l’ozio: l’APE social.

Eccola qua. Ogni giorno il governo, pressato dai sindacati che difficilmente si accontentano, sfoglia una foglia al carciofo piantato dalla legge Fornero, che vieta di pensionarsi prima del tempo, utilizzando l’APE in versione social: l’anticipo pensionistico a carico dei lavoratori che vogliono lasciare prima viene scaricato sul bilancio dello stato con la scusante che non tutti i lavori sono uguali.

Giuro, lo dicono pure. Oggi uno dei sindacalisti usciti dall’ennesimo incontro col governo – che aveva proposto di aggiungere altre quattro categorie di lavoratori alle 15 già previste, oltre che di alleggerire ulteriormente le condizioni per le donne – ha detto che “per la prima volta il concetto che i lavori sono tutti uguali, alla base della legge Fornero, è stato derubricato nel nostro Paese”.

Questa purtroppo (o per fortuna) è l’Italia: prima equipariamo l’età di pensionamento delle donne a quella degli uomini e poi aggiungiamo un posto per loro nell’Ape social. Sicché attendiamo con ansia che finalmente venga teorizzato come lavoro usurante un’attività che interessa tantissime persone e per molti di loro per una vita intera: cercare lavoro.

Attività sicuramente usurante, e bisognerà pur dirlo alla commissione che ha avuto l’incarico di studiare le diverse categorie per capire quale sia la speranza di vita da anziano se uno fa, chessò, il conduttore di camion per quarant’anni piuttosto che il conduttore televisivo. M’immagino la fila per salire sull’Ape social.

Ma la notizia saliente, alla fine delle chiacchiere pensionistiche, è che la Cisl e la Uil si accontentano di quel che passa il governo e la Cgil no. Anzi la Camusso promette mobilitazioni già dal 2 dicembre, ricorda che il Parlamento è sovrano e per non sbagliare scrive ai gruppi parlamentari per chiedere un incontro illustrativo. L’Ape minaccia di diventare un auto articolato a furia di insaccare persone. Ma non c’è mica da preoccuparsi, perché l’Istat, tornata finalmente nella sua forma migliore, ha riportato che la crescita in Italia va che è una bellezza, quest’anno e il prossimo.

e in barba ai gufi, agli sparagnini e financo ai tirchi, questa crescita ce la godremo allargando il portafogli perché chi campa di speranza muore disperato, al contrario di chi campa di spesa (pubblica) che muore uguale, ma sazio.

Concludo con Carige e Creval che dopo averci depresso la settimana scorsa oggi rimbalzano gagliarde a doppia cifra, regalando un bel guadagno agli speculatori che hanno comprato nel momento del panico. Ora non fate che ci cascate di nuovo.

A domani.

 

Cronicario: E dopo Creval anche Carige finisce nel Branko


Proverbio del 17 novembre Si può aiutare a rialzarsi solo chi si sforza di farlo

Numero del giorno: 1,34 Incidenza % sul pil della spesa per R&S in Italia

Cheppalle ‘ste banche. Non smetti di preoccuparti di una che ne arriva un’altra a turbarti il prefestivo. M’ero appena ripreso dall’ansia per il Creval che arriva la Carige. L’avrete saputo: è saltato il consorzio di garanzia per l’aumento di capitale da 560 milioni caldamente suggerito dalla vigilanza. Panico, orrore e raccapriccio. E soprattutto caccia ai soldi. Che conoscendo i genovesi…

Ora non è tanto la disavventura in sé che mi stupisce – sui guai della Carige sono stati versati fiumi d’inchiostro – quanto il fatto che un’altra banca si è aggiunta al già affollato banco dove banche e banchette son sedute minacciando di banchettare a spese delle mie tasse, come diversi celeberrimi anticipatori.

Ormai ho perso il conto di quante siano, ‘ste banche: venete, senesi, liguri, e neanche me lo voglio ricordare, per non guastarmi il week end. Più che un banco ormai è un branco, e non mi consola affatto sentire l’ex commissario Cottarelli, noto alle cronache per aver tentato senza successo di esorcizzare la spesa pubblica italiana col rito della spending review, che in fondo è colpa della crisi, dello spirito del tempo o di chissà cos’altro. Mai che fosse colpa di qualcuno. Cottarelli più che a un branco mi fa pensare a un Branko.

No, non quello dell’oroscopo sul Messaggero. Quest’altro.

Anche lui fa oroscopi, a ben vedere, per sminuzzare lo spirito del tempo e azzardare previsioni. Solo che parla di soldi e fotografa flussi astrali sotto forma di statistiche sulla ricchezza, tema che appassiona i tantissimi che nascondono conflitti mal risolti con sentimenti inconfessabili.

Volete un esempio degli oroscopi del nostro Branko finanziario, oggi in grande spolvero a una conferenza Luiss? “Anche i cittadini più poveri degli Stati Uniti sono ricchi più della metà dei cittadini del resto del mondo”. Oppure: “Negli ultimi 20 anni, con crescita di Cina, India e Asia in generale assistiamo a un ribilanciamento globale”. E mi fermo qui perché il succo è chiaro: siamo infilati in un andamento cosmico che favorisce il contadino cinese e manda in disgrazia i banchieri genovesi, dopo quelli senesi, veneti, eccetera. Non è mai colpa di nessuno, insomma: è un’ingiustizia globale.

Si sa che contro le ingiustizie c’è poco da fare (ma molto da guadagnare), tranne che darne notizia, perciò prima di salutarvi ve ne confesso un’altra che mi ha tolto il sonno: ho scoperto che avere più figli non serve a stimolare nei padri la vocazione del lavoro part time. Al contrario di quanto accade alle madri.

Com’è possibile, mi dico, che avere tre figli in casa non motivi un qualunque bravo padre a passare più tempo con loro, a guadagnare di meno e al tempo stesso mantenerli con agiatezza?

Un giorno, appunto. Al massimo.

Buon week end.

Cronicario: L’evoluzione del ministro da Padoa a Padoan


Proverbio del 15 novembre A gatto vecchio, topo tenero

Numero del giorno: 24.900.000.000 Avanzo commerciale a settembre dell’EZ

C’era una volta un ministro del Tesoro che diceva che le tasse sono una cosa bellissima e che all’Italia sarebbe toccata una correzione dura e lunga, che avrebbe sfinito la nostra già poca pazienza. Il ministro si chiamava Padoa e ispirava una sincera mestizia intrisa di ammirazione. Evocava una quaresima, ma molto perbene.

Poi il ministro si è evoluto. Gli sono caduti i capelli e gli è spuntata una n. E’ arrivato Padoan.

E che spettacolo: sempre grande ammirazione, soprattutto per le doti da incassatore (anche fiscale), ma senza mestizia. Un economista, allegro come mai nella storia, che dice che l’economia va che è una bellezza.

Persino quando esagera, alla fine, al ministro Padoan gli si vuol bene. Per dire oggi, evidentemente in grande forma,  ha detto di aspettarsi “un calo deciso del debito in un prossimo futuro” e manco a farlo apposta una risata dopo è arrivata Bankitalia con i suoi dati sul debito pubblico, in grazioso aumento.

Oppure l’altra sera, quando ha detto al cattivissimo commissario Ue Jyrki Katainen, secondo cui l’economia italiana caracolla, che “la legge di Bilancio è una legge solida, utile al Paese e conforme alle regole”. Giurano sia rimasto serissimo mentre lo diceva.

Perciò speriamo che gli dei ci conservino Padoan, perché davvero non so immaginare a cosa ci possa condurre una nuova evoluzione, magari sganciata dalle regole comuni (quelle Ue) e da questa falsa personalità.

Ma comunque, visto che il tempo cambierà molte cose nella vita, speriamo che si occupi anche della nostra produttività del lavoro, vagamente catastrofica, se pure l’Istat, notoriamente ottimista, si è dovuta arrendere alla realtà.

E la realtà continua ad essere popolata dall’incredibile (e immancabile) dibattito sulle pensioni che anche quest’anno sta tediando l’opinione pubblica. E pure oggi non ci ha fatto mancare la nostra piccola gioia quotidiana. Il presidente Inps Boeri ha detto che compromettere il legame fra speranza di vita e raggiungimento della pensione rischia di costare 140 miliardi in più da oggi al 2040.

E poi ha elargito una delle sue perle di saggezza che si raccontano agli amici dopo il quarto bicchiere di amarone: piuttosto che pensare ancor di più alle persone con più di 65 anni che sono la fascia della popolazione colpita meno dalla crisi si dovrebbe invece prestare più attenzione alle famiglie con figli minori.

Concludo con una buona notizia diffusa da una nota istituzione finanziaria.

Proprio così: la ricchezza nel mondo è arrivata a 280 trilioni di dollari, che sono 280 mila miliardi, al netto degli spicci. Se vi sentiti esclusi da questa ricchezza la spiegazione è semplice: abitate su Marte.

A domani.