Etichettato: istat mercato del lavoro

Cronicario. Va (andrà) tutto bene: aumenta la disoccupazione


Proverbio del 30 luglio Il chilometro è lungo per chi è stanco

Numero del giorno: 4.000.000 Nuovi poveri secondo la Coldiretti

Se ora io vi dico che sta andando tutto per il verso giusto visto che la disoccupazione aumenta, penserete al solito Cronicario burlone che ironizza per svelare le bugie delle verità che ci propinano a ogni pie’ sospinto e che noi ci beviamo come acqua di fonte perché in fondo ci piace essere perculati.

E invece no: il Cronicario è notoriamente semiserio, quindi dice mezze verità che non si possono dire – ad esempio vi dico che domani chiudo bottega e ci rivediamo a settembre – e quindi se leggete qua che va tutto bene perché aumenta la disoccupazione, vuol dire due cose: 1) l’Istat è uscita con gli ultimi dati sul mercato del lavoro, che sono un disastro.

2) Che la disoccupazione cresce perché sono aumentate le persone che cercano lavoro (+149 mila), e quindi si sono sgonfiati gli inattivi, che durante il lockdown avevano fatto sgonfiare il tasso di disoccupazione, che adesso è cresciuto arrivando all’8,8%.

Facciamola semplice. Prima erano inattivi. Ora sono disoccupati. Quindi va tutto bene: almeno si danno da fare. Rimangono senza reddito. Vabbé: andrà tutto bene allora (cit.).

Buone vacanze (se le fate).

Ci rivediamo a settembre

Cronicario: L’Ocse vota il governo italiano che non c’è


Proverbio del 13 marzo Il cielo ha lo stesso colore ovunque tu vada

Numero del giorno: 5.700.000 Stima aumento poveri in Italia nel 2050

Fermi tutti non toccate niente. Adesso che anche l’Ocse ha detto di infischiarsene del futuro politico italiano – visto che le sue ultime previsioni non ne tengono conto – la cosa migliore che potete fare – dico a voi, signori della politica – è continuare con tutta la lentezza del caso le vostre consultazioni. Litigate con calma. Non ci corre appresso nessuno, nè tantomeno qualcuno si aspetta che da voi provenga qualcosa di risolutivo. Tanto per la cronaca, la situazione vista dai parigini di Ocse è la seguente:

Vedete quell’uguale accanto alle previsioni per quest’anno e il prossimo? Bene, ecco come lo spiegano: “L’esito delle elezioni non ha un impatto sulle nostre previsioni di crescita”. Così il capo economista ad interim Ocse, Alvaro Pereira, che, non pago, sottolinea che lassù, fra i boulevard, sono “piuttosto positivi sull’Italia”. E perché mai, ‘sto miracolo? “Da quando c’è l’euro – spiega – vediamo per la prima volta tassi di crescita fino all’1,5%”. E inoltre “i mercati hanno reagito bene alle elezioni, ed è in corso una ripresa del mercato del lavoro grazie alle riforme fatte”. L’Italia “beneficerà” dal buon andamento in Europa.

Perciò, cari politici, prendetevela con calma e per favore, esercitando appieno il vostro notorio senso di responsabilità, che in tempi normali è sinonimo di rilassatezza e in tempi straordinari di immobilità. Persino dall’Istat arrivano consigli alla prudenza. Guardate le nuova release sul mercato del lavoro:

Ora non stiamo a guardare i dettagli, che com’è noto sono affari da azzeccagarbugli, mentre a noi piacciono le emozioni. L’occupazione aumenta e la disoccupazione scende: è questo che fa titolo. Chi volete che legga fra le righe che l’occupazione è in gran parte a termine (+298 mila a fronte di 73 mila permanenti) e che abbiamo ancora un sacco di inattivi che diminuiscono al rallentatore. Prima bisognerebbe sapere di cosa stiamo parlando. E anche questo esercizio è decisamente fuorimoda nel mondo del paste&click.

C’è giusto un problema che complica le cose. Sempre l’Ocse ci ricorda che viviamo una certa congiuntura storica che non è roba da mammolette. Guardate quest’altro disegnino

Traduco per i daltonici e i presbiti: negli ultimi trent’anni, a livello Ocse, quindi in 17 paesi fra i quali il nostro, i redditi più elevati sono cresciuti del 60%, quelli mediani del 40% e quelli più bassi del 20. Il che fa il paio con quanto ci ha ricordato ieri Bankitalia, riferito espressamente al nostro paese.

Ve la faccio semplice: se continua così, cari politici, non servirete più voi per risolvere i problemi. Servirà la forza pubblica.

A domani.