Etichettato: previsioni ocse italia

Cronicario: Ci bocciano tutti, anche l’Istat


Proverbio del 21 novembre Un volto florido è inutile se lo stomaco è vuoto

Numero del giorno: 25.000.000 Container merci in meno nel 2018 rispetto al 2017

So’ soddisfazione, niente da dire. Finalmente la favola del governo del cambiamento, che sembra ritagliata su quella di Collodi, con tanto di Pinocchio come protagonista e il Gatto e la Volpe degni comprimari, ci regala i primi risultati visibili in una giornata che rimarrà memorabile. Finalmente mezzo mondo ha certificato che somigliamo sempre più a Lucignolo, visto la quantità di bocciature che ci sono arrivate fra capo e collo. D’altronde Lucignolo è uno di noi.

Ve la faccio breve perché non ho nessuna voglia di deprimermi. Della scontata bocciatura della commissione Ue per i nostri conti canterini ho trovato rimarchevole giusto una dichiarazione del vicepresidente eurocratico che suona addirittura lirica: “Il debito italiano rimarrà attorno al 131% per i prossimi due anni. Non vedo come perpetrare questa vulnerabilità potrebbe aumentare la sovranità economica. Invece, credo che porterà nuova austerity. Con quello che il Governo italiano ha messo sul tavolo, vediamo un rischio che il Paese cammini nel sonno verso l’instabilità. Spero che questo rischio sia evitato”.

Ma non è per nulla facile camminare nel sonno quando lo stesso giorno arriva un’altra sveglia, stavolta dalla parigina Ocse, che non solo pubblica previsioni di crescita che hanno fatto impallidire il ministro dell’economia che rima (e non a caso) con Mammamia…

(avete letto bene, lo 0.9% di crescita l’anno prossimo), ma dice pure che in Europa “ci sono rischi” e uno di questi “è l’Italia”.

Uno dice vabbé: so’ stranieri e pure prevenuti. Non capiscono la potenza del cambiamento scatenato dal governo di Collodi. Senonché, prima ancora che i francofoni si pronunciassero, era uscita l’italianissima Istat, con questo:

Nel 2019 non ci sarà lo 0,9 dell’Ocse, né l’1,2 della Commissione, ma persino un +1,3. Che però non è l’1,5 previsto dal governo del cambiamento, che evidentemente non ha ancora cambiato abbastanza, e infatti i suoi supporter giurano che tireranno dritto.

Fino a svegliarsi.

A domani.

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Cronicario: L’Ocse vota il governo italiano che non c’è


Proverbio del 13 marzo Il cielo ha lo stesso colore ovunque tu vada

Numero del giorno: 5.700.000 Stima aumento poveri in Italia nel 2050

Fermi tutti non toccate niente. Adesso che anche l’Ocse ha detto di infischiarsene del futuro politico italiano – visto che le sue ultime previsioni non ne tengono conto – la cosa migliore che potete fare – dico a voi, signori della politica – è continuare con tutta la lentezza del caso le vostre consultazioni. Litigate con calma. Non ci corre appresso nessuno, nè tantomeno qualcuno si aspetta che da voi provenga qualcosa di risolutivo. Tanto per la cronaca, la situazione vista dai parigini di Ocse è la seguente:

Vedete quell’uguale accanto alle previsioni per quest’anno e il prossimo? Bene, ecco come lo spiegano: “L’esito delle elezioni non ha un impatto sulle nostre previsioni di crescita”. Così il capo economista ad interim Ocse, Alvaro Pereira, che, non pago, sottolinea che lassù, fra i boulevard, sono “piuttosto positivi sull’Italia”. E perché mai, ‘sto miracolo? “Da quando c’è l’euro – spiega – vediamo per la prima volta tassi di crescita fino all’1,5%”. E inoltre “i mercati hanno reagito bene alle elezioni, ed è in corso una ripresa del mercato del lavoro grazie alle riforme fatte”. L’Italia “beneficerà” dal buon andamento in Europa.

Perciò, cari politici, prendetevela con calma e per favore, esercitando appieno il vostro notorio senso di responsabilità, che in tempi normali è sinonimo di rilassatezza e in tempi straordinari di immobilità. Persino dall’Istat arrivano consigli alla prudenza. Guardate le nuova release sul mercato del lavoro:

Ora non stiamo a guardare i dettagli, che com’è noto sono affari da azzeccagarbugli, mentre a noi piacciono le emozioni. L’occupazione aumenta e la disoccupazione scende: è questo che fa titolo. Chi volete che legga fra le righe che l’occupazione è in gran parte a termine (+298 mila a fronte di 73 mila permanenti) e che abbiamo ancora un sacco di inattivi che diminuiscono al rallentatore. Prima bisognerebbe sapere di cosa stiamo parlando. E anche questo esercizio è decisamente fuorimoda nel mondo del paste&click.

C’è giusto un problema che complica le cose. Sempre l’Ocse ci ricorda che viviamo una certa congiuntura storica che non è roba da mammolette. Guardate quest’altro disegnino

Traduco per i daltonici e i presbiti: negli ultimi trent’anni, a livello Ocse, quindi in 17 paesi fra i quali il nostro, i redditi più elevati sono cresciuti del 60%, quelli mediani del 40% e quelli più bassi del 20. Il che fa il paio con quanto ci ha ricordato ieri Bankitalia, riferito espressamente al nostro paese.

Ve la faccio semplice: se continua così, cari politici, non servirete più voi per risolvere i problemi. Servirà la forza pubblica.

A domani.