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Record di restrizioni per il commercio di terre rare

Fra le tante strozzature che minacciano la globalizzazione, quella di Hormuz è solo la più spettacolare per la sua drammatica visibilità, ma non è certo l’unica. Ormai dalla crisi del 2008 i paesi del mondo fanno a gare a innalzare barriere al commercio, soprattutto di beni, credendo così di risolvere molti dei loro problemi interni col risultato, assai più probabile, che li aggravano.
Ma le restrizioni non sono tutte uguali. Alzare barriere contro il commercio del vino non ha gli stessi effetti distruttivi dell’innalzamento di barriere sui chip. E il fatto che Ocse di recente abbia osservato un livello storico di restrizioni sul commercio di terre rare, che sono un po’ il carburante dell’innovazione tecnologica, solleva scenari poco piacevoli sul futuro dello sviluppo internazionale.
I dati ci dicono che nel 2024, ultimo anno di rilevazione, le restrizioni sono cresciute sopra il livello del biennio 2022-23, quando si registrò il record storico. Come se non bastasse, nuovi paesi, in Africa e in Asia, hanno aggiunto limiti all’esportazione di materie prime di questa categoria di beni.
Le restrizioni ormai riguardano il 70% delle esportazioni di cobalto e manganese, il 47% della grafite e il 45% delle terre rare, che per chi non lo ricordasse servono praticamente a far funzionare tutti i nostri device, dai pannelli solari ai sistemi d’arma, passando ovviamente per gli adorati telefonini.
Queste restrizioni hanno il potenziale di danneggiare le catene di fornitura e quindi generare distorsioni notevoli. Ciò dipende anche dalla circostanza che la domanda di queste risorse cresce regolarmene, a differenza dell’offerta, che fatica ad adeguare la produzione e rimane fortemente concentrata in alcuni paesi.
Basti considerare che i primi tre paesi per cobalto, litio e nichel rappresentano oltre due terzi della produzione globale, percentuale che sale a quasi il 90% per gli elementi delle terre rare. Si osserva anche una concentrazione nelle misure politiche adottate, con India (19%), Cina (17%), Argentina (6%), Vietnam (5%) e Burundi (4%) che rappresentano oltre la metà di tutte le nuove misure implementate tra il 2009 e il 2024.
In questa situazione, a dir poco precaria, si inseriscono anche gli scenari di conflitto, che aggiungono complicazioni all’ordinato svolgersi dei commerci internazionali, ormai divenuto un pallido ricordo. Il clima, di conseguenza, diventa sempre più favorevole all’inflazione. Per la semplice ragione che mancano i beni. Che pure esistono, ma non si lasciano circolare.
Cartolina. L’altro Stretto

Siccome sembra che Joker, noto agente del caos, abbia preso il controllo della situazione globale, tanto vale arrendersi è segnalargli il prossimo target per completare l’opera: lo stretto di Malacca. Secondo alcuni calcoli molto accreditati, da questo stretto corridoio di mare passano 23 e passa milioni di barili al giorno, persino più di Hormuz. Quindi il nostro agente del caos sa già cosa deve fare. Chiuso Hormuz e bloccato anche Malacca, potremo finalmente tornare a camminare a piedi e riprendere anche l’abitudine di scrivere lettere di carta, visto che tenere acceso un computer costerà più di un francobollo. Joker sa bene che se vuole chiudere l’odiata globalizzazione deve chiudere gli Stretti. E’ il modo contemporaneo di finire strozzati.
Cartolina. GeografIA

Per avere chiaro di cosa parliamo quando parliamo di intelligenza artificiale, vale la pena dare un’occhiata innanzitutto alla geografia, che ci mostra dove questa tecnologia si concentra. Quindi principalmente negli Usa, inseguiti dalla Cina, e poco altro in Europa, dove al massimo siamo clienti. Qui il numero delle aziende che si occupano di queste cose sta all’incirca al livello dell’India e dell’Australia. In pratica siamo in serie C. Il fatto che dire IA significa dire tante cose, che spaziano dall’economia alla difesa, passando per l’istruzione e l’intrattenimento, implica che chi gioca in serie C non lo diventi solo per l’IA, ma anche per tutte queste altre cose. La geografIA ha a che fare con l’economIA, la tecnologIA, eccetera. Si potrebbe pensare a come recuperare questo ritardo, che in teoria sarebbe anche possibile. Ma sembriamo sempre meno attrezzati per pensare. Al massimo abbiamo imparato a scrivere un prompt.
Cartolina. Warfare

La tendenza, ormai crescente da un ventennio, all’aumento della spesa militare trova nel binomio Europa e Asia il suo driver, come dicono gli economisti. L’Europa e l’Asia si stanno riarmando, e anche pesantemente. E ormai da un pezzo la somma di queste due aree ha superato il livello di spesa militare delle Americhe. Se al blocco aggiungiamo anche il Medio Oriente, che non è mai fatto mancare una robusta fornitura di armi, emerge che l’Eurasia impegna circa i due terzi dei quasi tre trilioni di spesa militare del 2025. Dicono che occorra preparare la guerra per difendere la pace, e quindi armarsi. Lo dicevano anche alla fine del XIX secolo. Lo dicevano, appunto, anche i romani antichi, che hanno coniato il detto e che non risultano siano stati granché in pace. Perché una volta che hai le armi è difficile evitare di usarle. Ma questo ovviamente non si dice. Le nostre società stanno lentamente transitando dal welfare al warfare. Ma neanche questo si dice. Si fa e basta.
Cartolina. Sold US

Adesso che le borse sono risalite si brinda allo scampato pericolo. Ma sarà sicuramente per poco. Lo Stretto di Hormuz è più stretto del solito, e la bocca dei potenti sempre più larga e sempre meno concludente. Quindi è solo questione di tempo. E se non sarà per l’Iran, sarà per qualche altra stupidaggine che andremo a fare. Le borse crolleranno e con loro il nostro buon umore, almeno fino alla prossima risalita. In questa ciclotimia, che premia gli Usa quando va bene e li punisce più degli altri quando va male, risuona lo spirito del nostro tempo del quale travisato dal linguaggio dell’economia. Quando vendiamo i titoli non ci liberiamo solo di carta che improvvisamente ci scotta tra le mani. Svendiamo noi stessi. Il fatto che neanche ce ne accorgiamo, travolti come siamo dal fumo delle chiacchiere, dipende dal fatto che non ci riconosciamo più.
Cartolina. Mai con l’AI

Circa un terzo delle imprese europei dice di non aver mai utilizzato l’AI, e il resto poco più. Appena il 7 per cento dice di farne un uso significativo. Se poi si chiede a queste imprese che non hanno usato questa tecnologia perché mai non gli è venuta neanche la curiosità, viene fuori che un altro terzo la ritiene inutile, un quinto dice di non avere gente capace di usarla e un altro quinto sottolinea che l’AI è incompatibile con i processi aziendali esistenti. Dal che si deduce che le imprese europee hanno uno spiccato senso dell’innovazione, salvo che non le obblighi a migliorare il capitale umano e magari aggiornare le proprie procedure. I tanti che lamentano i rischi che l’AI genera per la conservazione dei posti di lavoro possono tirare un sospiro di sollievo. I lavoratori europei pure.
Cartolina. La spesa nemica

Salvo rare eccezioni, negli ultimi anni tutti i paesi hanno aumentato la spesa per armamenti, pudicamente chiamata spesa per la difesa. La vulgata batte ossessivamente il tamburo che dobbiamo armarci per difenderci, ignorando che esiste una evidenza storica circa la stretta correlazione fra la disponibilità di armi e quella ad usarle. E per farci maggiormente contenti, visto che ci preoccupiamo molto della nostra difesa, e quindi anche della difesa della nostra ricchezza, si osserva che questa spesa militare comunque farà bene alla crescita. La spesa è sempre amica del pil, dicono gli esperti a libro paga. Anche quella contro i nemici.
Cartolina. SorpassAI

Si dirà sicuramente che non tutto ciò che riluce, nel rigoglioso brevettare cinese di tecnologia per l’intelligenza artificiale, è oro. Si evidenzierà che i cinesi non hanno né OpenAI né Google. Che in fondo la loro tecnologia è un misto di plagi e soluzioni poco efficienti. Roba cinese, insomma. E che lo diciamo noi europei, che non abbiamo neanche una piattaforma informatica comune – per tacere del resto – rende l’argomento vagamente ironico. Rimane il fatto. I brevetti AI registrati negli Usa, pure se crescono in relazione al totale dei brevetti, sono in declino dal 2020, mentre quelli cinsi sono in rapido e ripidi aumento. Si potrebbe parlare di sorpasso in corso. Se non fosse che è già avvenuto.
Cartolina. Consuminimo

Viene il dubbio che lo facciano apposta. Le famiglie stavano appena iniziando a godersi la vita, che nel nostro tempo significa consumare di più, ed ecco che comincia un’altra guerra, che oltre ad ammosciare gli animal spirit fa dimagrire, per via inflazionistica, le disponibilità. Sicché le prospettive tornano fosche e i consumi si adeguano. E’ chiaro che siamo alle soglie di un nuovo pensiero economico, che dovrà cambiare abitudini e lessico. Dovremo convivere con le tensioni geopolitiche, l’instabilità finanziaria, i prezzi che salgono. E magari essere anche un po’ spaventati del solito. Ci sono anche i lati positivi, a ben vedere. Ci siamo lamentati per anni della nostra economia che favoriva il materialismo. La new economy in corso d’opera sarà diversa. Non si parlerà più di consumismo. Ci sarà solo il consuminimo.
Cartolina. Vicolo Stretto

Fa un certo effetto osservare la sostanziale sparizione del traffico merci – e che merci – dall’ormai celeberrimo stretto di Hormuz. In pratica è come se la guerra avesse tranciato una delle arterie del commercio internazionale. L’altra, che passa lì vicino, è quella dell’altro stretto, quello di Bab al-Mandeb, che peraltro conduce al Canale di Suez, dal quale transita praticamente gran parte del commercio internazionale. Ce ne siamo accorti tempo addietro, quando una nave cargo di traverso proprio da quelle parti ha impallato il commercio marittimo per settimane. Ma i signori della guerra sembrano infischiarsene. E questo non perché l’economia non sia importante, ma semplicemente perché l’economia non è una loro preoccupazione. Ai tanti che ancora credono che l’economia, con i suoi mercati, salverà il mondo, costoro replicano sganciando missili. Per loro l’economia è un vicolo cieco. Ma è più probabile che sia un vicolo Stretto.
