Etichettato: croncario the walking debt

Cronicario: Approvata finalmente la Brexif


Proverbio del 22 ottobre Pensa alle disgrazie altrui per contentarti della tua sorte

Numero del giorno: 138 Debito % sul Pil in Italia nel IIQ 2019 secondo Eurostat

E insomma da oggi ai parlamentari britannici verrà fornito un clone pagato con fondi Ue per farli votare il doppio del solito, visto che in tre giorni dovrebbero fare quello che non sono stati capaci di fare in tre anni.

Entro tre giorni infatti dovranno approvare le leggi propedeutiche all’approvazione dell’accordo che approva il dover discorrere con l’Ue “almeno altri due-tre anni” (Cit. dal capo negoziatore Ue)  per approvare quello che serve approvare per dare finalmente seguito, dopo oltre un lustro, al referendum del 2016 che per allora avranno dimenticato tutti.

Su questo meraviglioso scenario – l’ennesimo – campeggia come ormai da copione un altrettanto meraviglioso punto interrogativo, sottolineato dalle dichiarazione dei politici, europei e britannici, compresi quelli eletti al parlamento europeo, (ma si può dire che sono europei anche loro o no?). Che potremmo semplificare così: ma che se succede se il parlamento fa questo anziché quest’altro?

Benvenuti nel meraviglioso mondo di Brexif.

A domani.

PS Sempre nell’ottica del mezzo gaudio, i britannici potranno consolarsi col mal comune delle nostre trattative, eterne come la loro, con l’Ue, nel caso nostro per i nostri debitucci di gola. Hanno già mandato a dire al governo che la manovra non rispetta i target, ma di stare comunque sereni. Occhio al portafogli.

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Cronicario: Zitti zitti (ma anche no) finalmente decresciamo


Proverbio del 31 luglio Il ramo troppo duro si spezza col vento

Numero del giorno: 10,9 Tasso % disoccupazione Italia in crescita a giugno dello 0,2

E adesso che il pil del secondo trimestre segna un accelerazione che decelera al +0,2% rispetto al primo, ci vogliamo fare un applauso? Anche perché il dato fa scopa con l’andamento (sempre dello 0,2, guarda il caso) del tasso di disoccupazione che però aumenta a giugno arrivando al 10,9. Godetevi in diretta la cronaca della nostra decrescita felice. Istat, parte 1:

Aggiungo, visto che il commento non lo dice, che “la variazione congiunturale è la sintesi di una diminuzione del valore aggiunto nel comparto dell’agricoltura, silvicoltura e pesca e di un aumento sia in quello dell’industria, sia in quello dei servizi. Dal lato della domanda, vi è un contributo positivo della componente nazionale (al lordo delle scorte) e un apporto negativo della componente estera netta”. L’export netto, insomma, ha remato contro. La variazione acquisita per il 2008 è +0,9. Per adesso. Quanto al mercato del lavoro, godetevi Istat/2.

Qualcuno si sorprenderà nel leggere che la buona notizia del calo degli inattivi si sposi con la brutta notizia dell’aumento dei disoccupati, ma dipende fatto che forse ignorano come funzionino le rilevazioni statistiche. Ma stiamo procedendo a passo spedito verso l’emersione delle disoccupazione che servirà, nei piani di qualche genio che dà consigli al governo, a farci avere più flessibilità di bilancio grazie alla quale magari pagare il reddito di cittadinanza.

Scherzi a parte (ma come si fa?) il dato italiano è sottotono sia rispetto al livello della crescita dell’Eurozona (+0,3 nel secondo trimestre rispetto al primo, +2,1% su basi annua), sia rispetto all’andamento della disoccupazione, che nell’EZ rimane stabile all’8,3%.

Tutto ciò accade mentre l’inflazione nella zona euro accelera, +2,1% a luglio, prendendo slancio persino in Italia (+1,5%), con carrello della spesa che arriva al +2,3%, con ciò assecondandosi le recenti scelte di politica monetaria che concluderanno a fine anno l’esperienza del QE.

Tutte queste belle notizie arrivano mentre le aule parlamentari sudano copiosamente per sfornare prima di ferragosto il mitico decreto Dignità che dovrebbe limitare i contratti a termine che sono l’unica cosa che aumentano in Italia, ma soprattutto mentre ormai 34,5 milioni di italiani fanno o si preparano alle vacanze, secondo i dati suggeriti da Federalberghi. Si osserva con piacere che l’80,2 di costoro faranno vacanze sovrane, contro il 78,6 dell’anno scorso. Ma soprattutto che sono aumentati dello 0,5% quelli che le fanno. E ancora non c’è il reddito di cittadinanza.

A domani.

 

 

Cronicario: La flat tax del Renzi bis


Proverbio del 4 giugno Chi non capisce quando ha abbastanza rimane povero

Numero del giorno: -1,2 Calo % prezzi abitazioni Italia secondo Fimaa nel IQ 2018

Mi sveglio un lunedì nel paese del governo del cambiamento e mi ritrovo nel Renzi bis. Per dire, sento l’occhiutissimo ministro dell’interno dire che il suo predecessore ha fatto un discreto lavoro per cui “non smonteremo nulla di ciò di positivo che è stato realizzato”. La qualcosa mi sembra straordinariamente intelligente, alla faccia del cambiamento. Poi leggo su un giornale di un altro esperto, in odore di incarico ministeriale, che discorre di previdenza e della mitologica separazione fra previdenza e assistenza per pagare le pensioni a quota 100 dopo aver tagliato qua e là dove non serve, e ho la conferma che l’ossessione pensionistica che ci ha inflitto gravi scocciature nell’ultimo quinquennio (e vi faccio grazia per i quaranta prima) è ben lungi dall’esser terminata. Al tempo stesso il nostro cervellone osserva che per sostenere il reddito di cittadinanza verranno riordinati “gli ammortizzatori sociali introdotti col jobs act”. “Inutile tenere in piedi Naspi, Discoll, Asdi, reddito di inserimento. Della Naspi manterrei solo il décalage e lo applicherei al Reddito di cittadinanza. Per spronare chi lo riceve ad attivarsi per un lavoro”. D’altronde Reddito di cittadinanza suona meglio di Naspi, ne converrete.

Ma nulla di fronte al vero colpo di teatro recitato a soggetto da un’altra testa d’uovo nonché potenziale punta di lancia del governo del cambiamento al ministero dell’Economia, un gradino sotto al ministro, che durante una trasmissione televisiva dice che c’è “un accordo sul fatto di far partire la flat tax sui redditi di impresa a partire dall’anno prossimo, poi a partire dal secondo anno si prevede di applicarla alle famiglie”.

Apriti cielo. Passi che m’ero addormentato venerdì con un ministro che diceva di voler fare subito la flat tax per le famiglie con più di tre figli, e ci avevo talmente creduto da portare la famiglia a cena fuori. Ma soprattutto mi ha guastato la digestione leggere quelli di prima che ci hanno consegnato al governo del cambiamento rampognare il probabile esponente del governo suddetto ricordandogli che la flat tax per le imprese c’è già e si chiama Ires, mentre quella sulle società di persone si chiama Iri. Dimostrando con ciò di non capire, questi illustri sconfitti, lo spirito profondo del governo del cambiamento, ossia la circostanza che Flat tax sulle imprese suoni meglio di Ires.

Peraltro il governo che non c’è più le aveva pure ridotte, le tasse alle imprese. E infatti siamo quasi al livello della Spagna.

Che se poi volessimo dare un’occhiata più approfondita, non siamo proprio messi malissimo in Europa se uno dà retta ai calcoli che fa la Banca mondiale.

Ma non è questo il punto. A parte che Flat tax alle imprese suona meglio di Ires, proprio come Reddito di cittadinanza suona meglio di Naspi, rimane il fatto che il governo del cambiamento prosegue una tendenza iniziata nel 2003 dando priorità fiscale alle imprese piuttosto che alle famiglie, che probabilmente hanno la fastidiosa controindicazione di costare troppo. Almeno per quest’anno. Il prossimo si vedrà. Ma poiché oggi è solo lunedì e ancora il governo del cambiamento deve avere la fiducia, non scoraggiamoci.

Anche l’aumento dell’Iva, state sereni, non passerà. L’ha detto sempre la testa d’uovo con una fermezza che neanche l’ex ministro Padoan. Se poi a fronte di tutto ciò avete la sensazione che il governo del cambiamento sembri un Renzi bis, dipende dal fatto che siete prevenuti e distratti. Anche perché Conte suona meglio di Renzi.

A domani.

Cronicario: La riperdita di Savona-rola


Proverbio del 25 maggio L’uomo tranquillo diventa guida dell’universo

Numero del giorno: 620 Rifiuti trovati in media ogni 100 metri sulle spiagge italiane

Poiché ci troviamo in un chiara guerra di religione fra gli adoratori dello spread e quelli del conio, non poteva mancare l’eretico. E chi meglio di Savonarola? Col cognome accorciato però, come si addice al Secolo Breve. Quindi il religioso cresciuto a pane e convento che a un certo punto della sua onoratissima carriera decide di saperne più del Papa. Vabbé non è andata proprio così ma avete capito il senso. Savonarola, che peraltro aveva un caratterino niente male e una lingua tagliente, fu bruciato sulla pubblica piazza come eretico per aver predicato cose nuove che non piacevano ai politici di allora. Per dire, andava dicendo di possedere il dono della profezia e annunciava flagelli per l’Italia

e per la chiesa

nel nome del padreterno.

Da bravo eretico era fermamente convito di essere nel giusto e di aver individuato la teologia adatta per salvare le nostre anime di peccatori.

E come tutti gli eretici che finiscono col credere davvero a quello che dicono, e dimenticano che i politici ci credono finché gli fa comodo, fu fregato dai potenti di allora per quei giochi di palazzo che fanno la gioia dei palazzinari dell’informazione ma che il vostro Cronicario qui aborre perché preferisce farsi due risate alla faccia loro.

Meglio osservare che il ritorno dell’eretico non poteva che consumarsi sul terreno del ministero del culto che più di tutti rappresenta il nostro tempo, ossia l’economia, e sorridere del Gatto e la Volpe che oggi, interpellati dai palazzinari col taccuino, dicono che la decisione sul futuro dell’eretico dipenderà dal concerto dei due presidenti, ossia l’incaricato Pinocchio e il grande Mangiafuoco che abita sul Colle. In ciò s’intravede il ripetersi della storia: sotto il travestimento della rivincita di Savonarola, c’è la riperdita di Savona-rola.

A lunedì.