Cronicario: E dopo il contratto di governo arriva Pinocchio


Proverbio del 17 maggio Nel fare leggi severità, nell’applicarle clemenza

Numero del giorno: 3,3 Crescita % export Italia a marzo su base annua

L’ora è grave e le massime intelligenze del Paese hanno consegnato alla Patria il Piano che segnerà la Nuova Rivoluzione Italiana. Il contratto è (quasi) arrivato. Ci manca solo di sapere chi sarà incoronato leader in pectore. Il Gatto e la Volpe insomma, dopo aver firmato il contratto, dovranno consegnare il loro Pinocchio al Mangiafuoco del Quirinale.

La bellissima favola italiana, sempre più simile a quella di Collodi, non avrà la consolazione del lieto fine, purtroppo, ma auspichiamo che al povero Pinocchio, che per l’occasione si accomoderà sulla cadrega di primo ministro, non cresca troppo il naso a furia di dover dire il contrario di ciò che farà. Dovrà anche essere dotato di faccia tosta, visto che dovrà incassare chissà quanti schiaffoni dai suoi dante causa, oltre che fornito di una certa flessibilità dorsale e di memoria brevissima. Insomma: un fenomeno.

E tuttavia le indiscrezioni sulla sua identità fischiano come il vento che prepara la bufera. Aldildà degli autocandidati, trombati dopo un giorno, oggi si segnala la dichiarazione di un altro dei tanti personaggi in cerca di poltrona che popolano il nostro paese del quale è inutile fare il nome perché è un autentico archetipo. Interrogato dallo scribacchino di turno che dubitava della sua buona volontà a trasformarsi in primo ministro, il nostro Pinocchio in potenza ha subito sfoderato un’invidiabile prontezza di riflessi: “Non è vero, come ho già detto sono e resto a disposizione del movimento”.

Intrappolato nella favola lisergica del governo che non c’è, mi scordo per un attimo che uno ce l’abbiamo già e che ancora continua a farsi vedere in giro provando a spiegare all’estero, che intanto ci ha inflitto un 30 punti base di spread in più tanto per non sbagliarsi, che in Italia va tutto bene e non c’è da preoccuparsi. Già, perché mai dovremmo preoccuparci.

Mi convinco che vada tutto bene – in fondo meglio del governo che non c’è, c’è solo il governo che non c’è più – finché, a una cert’ora arriva la voce di uno dei partiti del Tavolo. Dice: il contratto è chiuso. Vabbé, penso, è ora di rassegnarsi. Il tempo di rivolgere una prece alla fortuna e arriva un’altra voce, stavolta dall’altro contraente. No: il contratto non è ancora chiuso. Ricomincia la rumba. Ma anche no. Quelli di prima, che avevano detto chiuso il contratto, giurano che sarà chiuso stasera. Tutto questo in meno di mezz’ora. E che succederà quando dovremo farci cancellare i debiti o uscire dall’euro?

#StateSereni. Ci pensa Mangiafuoco.

A domani.

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