La caccia cinese al tesoro nascosto nei fondali sottomarini


Essere una potenza marittima, quindi, significa avere una marina forte, capace di presidiare le rotte del commercio, evoluta al punto da competere con i campioni tradizionali della cantieristica e infine talmente hi tech da poter partecipare alla straordinaria caccia al tesoro che lentamente si sta scatenando per lo sfruttamento dei fondali sottomarini, l’ultima frontiera della disperata caccia al tesoro degli stati alla ricerca costante di risorse energetiche e minerarie da sfruttare. A molti sembrerà un discorso esotico, ma perché ignorano che la la Cina è uno dei 20 stati che ha siglato contratti con l’ International Seabed Authority  per consentire alla China Minmetals Corporation e alla China Ocean Mineral Resources Research and Development di effettuare esplorazioni di noduli polimetallici, solfuri e croste ferromanganiche ricche di cobalto nell’Oceano Pacifico e Indiano. “La Cina ha investito nella costruzione di vascelli per portare avanti questa ambizione – scrive l’European council of foreign relation – e sta costruendo il suo primo vascello minerario di profondità”.

Molti sarebbero sorpresi nello scoprire quanto i cinesi, e non solo loro, stanno investendo per sfruttare ed esplorare i fondali sottomarini. Le risorse celate in fondo al mare sono la nuova frontiera dell’economia marinara globale e per partecipare a questa specie di caccia ai tesori sottomarini bisogna essere attrezzati di tutto punto nella R&D per poter sviluppare la capacità di costruire qualunque tipo di vascello, da quelli capaci di fare esplorazioni geofisiche a piattaforme di perforazione petrolifere semi sommerse, working station capaci di lavorare in acque profonde e stazioni di ricerca polare oceaniche. Questo mondo, molto sci-fi, è in costante costruzione sotto i nostri occhi, alimentato dal più potente dei propellenti: l’insaziabile bisogno di risorse della nostra civiltà. E la Cina, la cui fame primeggia, non poteva mancare. Al contrario, “la Cina è impegnata in uno sforzo globale per sostenere l’esplorazione marittima, in particolare nel caso delle risorse di acque profonde”. E la tecnologia farà la differenza. “C’è consapevolezza fra gli analisti cinesi della sicurezza marittima che l’evoluzione tecnologica può cambiare non solo l’equilibrio del potere globale, ma anche l’equilibrio tra concorrenza e cooperazione nelle relazioni estere della Cina nel settore marittimo”. Un esempio servirà a chiarire. La Cina è riuscita a sfruttare le riserve di idrato di metano contenute a 1.266 metri di profondità nel Mare Cinese Meridionale, dove questa storia è cominciata.

La storia delle ricchezze nascoste dai fondali, invece, è molto più remota. L’esistenza di depositi di minerali, oro e argenti compresi, nel profondo degli oceani è nota sin dalla metà del XIX secolo, ma soltanto cento anni dopo gli Stati Uniti iniziano a parlare di sfruttamento dei fondali e invitano le Nazioni Unite ad adottare un sistema di regolazione gestito dall’International Seabed Authority, l’autorità creata dall’UNCLOS, ossia la UN Convention on the Law of the Sea. Poi è arrivata la Cina, prima consumatrice di metalli al mondo e perciò molto interessata a esplorare questi giacimenti ancora da sfruttare. Sin dal 2001 il paese ha chiesto di fare esplorazioni mirate in acqua internazionali e da diversi anni agisce nel Pacifico mediorientale, grazie alla  China’s Ocean Mineral Resources Research and Development Association che si è aggiudicata i diritti di esplorazione su un’area di oltre 75 mila chilometri quadrati.

Non ci sono solo i cinesi, ovviamente, a partecipare alla caccia al tesoro sottomarino. L’UK, attraverso una partnership attraverso il proprio governo e sussidiaria della Lockheed Martin UK, è stata autorizzata a esplorare una porzione dell’area dove operano i cinesi. Questi ultimi, nel 2011, hanno avuto l’autorizzazione a cercare solfiti in un’area sottomarina di 10 mila km quadri nella parte sud occidentale dell’Oceano Indiano. Nel luglio del 2013 la China’s Ocean Association ha ricevuto diritti esplorativi esclusivi e diritti di sviluppo preferenziali per una miniera di cobalto nel nord-ovest dell’Oceano Pacifico. Due anni dopo la China Min Metals Corporation ha raggiunto un diritti esclusivi di esplorazione esplorativa nellla zona Clarion-Clipperton nel Pacifico. L’espansionismo subacqueo cinese, che sembra intenzionato a proseguire, porta con sé grandi rischi finanziari, ovviamente, collegati anche alla circostanza che l’ISA possa arrivare alla conclusione che queste esplorazioni sottomarine danneggiano l’ambiente, ponendovi così termine. Ma in ogni caso la Cina avrà raggiunto l’obiettivo autentico di questa sua corsa all’oro: lo sviluppo di tecnologie capaci di far crescere il livello della propria marina. E questo è il punto saliente. La fine della nostra storia.

(4/fine)

Puntata precedente: La sfida cinese sulla cantieristica navale

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