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Il ritorno dell’ottimismo


Da qualche mese ormai l’umore degli osservatori esibisce un certo ottimismo ogni volta che si trovino a relazionare sullo stato dell’economia. Se  parlare di ritorno dell’ottimismo a qualcuno può sembrare eccessivo, non lo è sottolineare almeno la fine del pessimismo che chiunque abbia frequentato in questi anni la reportistica internazionale osservava in ogni dove. L’economia volge al meglio, se non al bene, insomma, e se qualcosa potrà andar storto – sembra di capire – non dipenderà dai capricci dei mercati o degli investitori, che anzi dalla seconda metà del 2016 sembrano tornati a fare il loro mestiere. I veri rischi derivano dal contesto politico. Non bastassero le elezioni europee si temono le ondate di protezionismo che potrebbero generarsi dagli Stati Uniti, dove la nuova amministrazione si segnala per una notevole fantasia, ma soprattutto le fibrillazioni che possono arrivare da Oriente. La (quasi) crisi nordcoreana, che sotto Pasqua ha tenuto mezzo mondo a far scongiuri, o il referendum turco, che vede nascere un nuovo autocrate in una terra da sempre governata da autocrati, con gran sorpresa (?) degli europei, evidentemente convinti che bastasse tirar su grattacieli per diventare moderni. Ma tolte queste quisquilie, il cielo volge al sereno e con lui le aspettative. Quest’anno e il prossimo, addirittura, il Fmi vede una crescita in aumento nei paesi avanzati e in quelli emergenti, e  notizia ancora più sorprendente, una crescita anche del commercio internazionale, malgrado Trump e i suoi sostenitori, viene da dire.

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La fine del denaro a basso costo


Benvenuta e insieme temuta, la normalizzazione monetaria iniziata negli Stati Uniti è destinata ad estendersi in tutto il mondo una volta che l’Europa confermerà l’andamento della ripresa in corso e inizierà a guardare con occhi diversi inflazione e tassi di interessi. Entro la fine dell’anno potremmo trovarci con altri due rialzi dei tassi Usa, e la fine dell’acquisto di asset da parte della Banca Centrale Europea, già ridotti da 80 a 60 miliardi al mese, con scadenza a dicembre 2017, mossa che evoca un rialzo dei tassi che anche di recente Francoforte ha ripetuto di non avere in programma nel breve termine, ma che comunque a un certo punto diverrà ineludibile. Specie se l’inflazione tornerà a puntare verso il 2%, come ha fatto in questo inizio d’anno prima di raffreddarsi insieme alle quotazioni petrolifere.

Benvenuta, la normalizzazione monetaria, perché ormai non si contano più gli allarmi degli osservatori circa gli effetti perversi che accompagnano gli accomodamenti monetari, giudicati il male minore quando l’economia non si reggeva in piedi, e adesso visti con sospetto e crescente preoccupazione a causa delle distorsioni che hanno provocato e tuttora provocano nel sistema finanziario, sia alle banche, cui sono stati erosi i margini di profitto, sia al sistema assicurativo e previdenziale che sta vivendo sulla sua pelle la difficoltà di dover far quadrare i conti in un sistema che ha praticamente azzerato i rendimenti a lungo termine nei prodotti di qualità mentre le compagnie devono farsi carico di piani assicurativi e pensionistici parecchio onerosi.

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Il nuovo numero di Crusoe: La fine del denaro a costo zero. Grazie a @FabioGhironi per la splendida Chat


Questa settimana Crusoe racconta di come il mondo si stia preparando alla fine di un’epoca durata più di sette anni: quella del denaro a basso costo, per non dire a costo zero. Ormai la normalizzazione monetaria della Fed è iniziata e sembra avviata a proseguire con altri due rialzi di tassi quest’anno, e questo dà occasione al Fmi, che ha presentato questa settimana il suo rapporto sulla stabilità finanziaria globale, di proporre alcuni approfondimenti che riguardano la sorte dei paesi emergenti, da un lato, e la sempre più difficile tenuta del sistema finanziario di fronte a tassi di interesse che ancora sono molto bassi, dall’altro. La normalizzazione dei tassi di interesse è insieme auspicata e temuta, non solo da banche e intermediari, ma anche dai governi, che comunque dovranno gestire imponenti stock di debito, accumulato in conseguenza della crisi, con un costo crescente. La Chat di questa settimana con Fabio Ghironi (@FabioGhironi) è piena di straordinari spunti di riflessione che va dall’evoluzione del dibattito macroeconomico ai tormenti del commercio internazionale all’epoca di Trump. Soprattutto è un accorato appello a recuperare la dimensione della responsabilità individuale, che è la chiave non solo della nostra rinascita economica, ma soprattutto di quella sociale e civica. La lettura consigliata di questa settimana è il Fiscal monitor del Fmi, che contiene un approfondimento molto interessante sul rapporto fra sistema fiscale e produttività. Come sempre chiudono la newsletter i fatti della settimana selezionati da Crusoe e le notizie invisibili, quelle che trovi solo qui. Buona lettura. Ci rivediamo il 21 aprile.

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La Chat di Crusoe con @AbatediTheleme: Il capitale umano e i “clientes”


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Abate di Thélème (A) @AbatediTheleme

C Buongiorno Abate. Per caso stavi seguendo la presentazione del rapporto Eibis della Bei? C’è una lunga allocuzione di Signorini di Bankitalia… Dice ad esempio che il capitale umano e l’efficienza della PA condizionano il livello degli investimenti in Italia…concordi?

A Il senso dello Stato è sconosciuto, in Italia. Gli esempi di interesse collettivo più rilevanti di cui disponiamo sono riconducibili, essenzialmente, alla storia delle municipalità centro-settentrionali. La famosa ‘Italia dei comuni’. Immaginare il bene comune al di là dei confini della propria città è, nell’anno del signore 2017, ancora impossibile per la stragrande maggioranza degli italiani. Sud ed Ex Stato della Chiesa, poi, generalmente ignorano anche questo livello ‘poleis’, rimanendo ancorati alla linea di sangue, ovvero agli interessi del clan tribale e dei suoi ‘clientes’.

C Non è che l’hai presa un po’ troppo alla larga? Voglio dire, aldilà del nostro carattere nazionale sul quale possiamo discutere tutto il giorno, c’è pure un tema di persone e di regole Se entrambe le cose non funzionano, il risultato è già scritto, aldilà dei trascorsi, non credi?

A La cosa era ben stata intuita – e magistralmente descritta – dal grande Banfield, in ‘The moral basis of a backward society’, libro che dovrebbero leggere in tutte le scuole… si, forse si. Ma arrivo subito al dunque. A tali condizioni, è normale che la PA, ad ogni livello, sia divenuta il ricettacolo del clientelismo familistico amorale. Pertanto i requisiti di dipendenti, funzionari e dirigenti sono in media assolutamente inadatti alle mansioni. Queste ultime, però, risultano perenni ed altamente remunerate – rispetto a molte altre. La somma del pessimo servizio reso e dei suoi costi elevati fa sì che chi voglia investire in Italia parta già con notevoli extra da mettere in conto. Se poi allarghiamo la PA alla macchina della giustizia, tali extra risultano del tutto penalizzanti. Infatti il risultato è già scritto.

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Il nuovo numero di Crusoe: La ragnatela di Undernet. Grazie a @AbatediTheleme per la splendida Chat


Un altro pezzo importante del puzzle dove l’economia reale incontra quella digitale è sotto gli oceani, dove decine e decine di cavi sottomarini, che si estendono per centinaia di migliaia di chilometri, uniscono i continenti in un viluppo di relazioni, economiche e politiche insieme. La ragnatela di Undernet è l’infrastruttura della nuova globalizzazione digitale, come la ferrovia era stata l’infrastruttura della prima globalizzazione iniziata nel XIX secolo. I moderni padroni del vapore sono stati all’inizio i giganti della telefonia, che gradualmente hanno visto crescere accanto a loro investitori finanziari, attratti dalle possibilità offerte dal trading automatico e poi, di recente, le grandi compagnie di Internet, dove si effettua la saldatura fra l’infrastruttura e i contenuti. La geopolitica dei cavi che racconta Crusoe questa settimana, è appassionante e ancora poco osservata e diventerà un appuntamento fisso delle nostre ricognizioni settimanali. Questa settimana cominciamo con un po’ di storia.

Poi ci siamo molto divertiti a fare una Chat scanzonata e vagamente irrispettosa con @AbatediTheleme, che è risultata molto divertente e istruttiva, visto che abbiamo chiacchierato di storia, economia, geopolitica e persino di un pizzico di filosofia, senza pretese oltre a quella di risultare interessanti. Abbiamo selezionato, come di consueto, le notizie imperdibili degli ultimi cinque giorni.

La lettura della settimana è dedicata all’attivazione della Brexit, della quale si è a lungo parlato in questi giorni ma di cui pochi conoscono i passaggi e le procedure. Poi ci sono le principali notizia della settimana e, a chiudere, le nostre notizie invisibili, quelle che trovi solo su Crusoe. Buona lettura.

Ci rivediamo il 7 aprile.

La Chat di Crusoe con @pbiffis: Le banche, la responsabilità e Aristotele


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con Paolo Biffis (P) @pbiffis

C Buongiorno. Vorrei iniziare la nostra chat da una notizia che ho trovato scorrendo l’ultimo bollettino della Bce. In particolare il fatto che per la prima volta dall’introduzione dell’euro gli investitori extra EZ hanno, al netto, venduto obbligazioni dell’area, con l’Italia a fare la parte del leone, visto che sono state vendute obbligazioni per il 4,1% del Pil. La Bce scrive che questo è un riflesso del public sector purchase programme della bce. Può aiutarci a capire meglio?
P Prima di rispondere volevo chiederle se aveva letto il pezzo di oggi di Mieli sul Corriere sulla Sicilia
C In parte, confesso che sentirmi ripetere degli sprechi siciliani mi appassiona poco. Sul giornale ho trovato interessante un altro pezzo, quello di centro della prima pagina sulle donne di Bolzano che hanno una fertilità più elevata della media.
P Ma allora che si fa? Ora sono a Brunico: non è molto diverso dall’Italia, ma i trasporti funzionano, ecc. Ci sarà pur un punto intermedio. O dobbiamo andare da Salvini o dai 5S?
C Personalmente penso che il primo passo sia recuperare un po’ di etica del lavoro. Lei invece da dove partirebbe?
P Etica mi sembra una parola pericolosa: cattolica, cristiana, protestante, islamica? Quale?
C Quella più semplice che collega il diritto alla retribuzione al dovere di una onesta prestazione.
P Cioè: quella che dipende dai comportamenti individuali… Ma questo conduce rapidamente alla conclusione che dobbiamo abbandonare la Sicilia al suo destino. E poi noi dove ci troviamo senza quella civiltà millenaria? Ma quanto ci costa?!?! Forse ha ragione Severino: siamo stati fregati da Aristotele

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I signori della salute (e della malattia)


 

Sono i signori della salute pure se qualcuno li ha definiti gli inventori delle malattie. Amati almeno quanto odiati, i colossi del farmaceutico sono uno delle colonne portanti del nostro modello sociale, che oggi misura il suo successo guardando a due numeri: la crescita del pil e quella dell’età media, che poi è al tempo stesso una delle questioni più problematiche con le quali dobbiamo fare i conti. Ma Big Pharma non è solo, o almeno non più, un efficientissimo sistema per produrre e vendere farmaci. Da un pezzo ormai le compagnie farmaceutiche si sono evolute fino a entrare dentro business fino a pochi decenni fa del tutto alieni: il brevetto genetico, la produzione di ogm, la chimica alimentare con il mondo misterioso degli additivi. Dentro una compagnia farmaceutica si trattano molecole, quindi dna. La loro applicazione pratica conosce ormai come limite solo la fantasia. Guardare dentro questo mondo, perciò, è un viaggio molto istruttivo lungo le coordinate del nostro presente e insieme nel tessuto economico che lo sostiene, visto che l’industria, a livello globale, sviluppa un mercato di oltre un trilioni di dollari, quindi mille e più miliardi, che si prevede crescerà ancora a tassi superiori al 4% nei prossimi anni, proprio in ragione della circostanza che l’allungamento dell’età media fa aumentare il consumo di farmaci, ma non solo.

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