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Le ragioni nascoste dietro il totem della diseguaglianza


Discorrere di diseguaglianza, dieci anni dopo la peggiore crisi dagli anni ’30 del secolo scorso, è garanzia di sicura attenzione da parte di folle oceaniche più o meno arrabbiate per ciò che è accaduto, insoddisfatte per come si manifesta il presente, e spaventate quando guardano al futuro. In tal senso la diseguaglianza è una di quelle parole magiche che appartengono al moderno culto tribale che incarna l’economia del nostro tempo. Un culto che venera misteriose divinità – pensate al pil o al deficit strutturale o ad altre amenità statistiche – e pratica cerimoniali – le manovre finanziarie di un governo o di una banca centrale – abitati da sciamani che evocano totem capaci di generare effetti magici sulle folle. Ecco, la diseguaglianza è uno di questi. Conferma in ognuno la sensazione di aver subìto e subire un torto – che poi è la peggiore eredità della crisi – e insieme individua il rimedio: maggiore uguaglianza. Che è un’altra parola magica che ha il vantaggio di placare gli animi esacerbati senza neanche bisogno di spiegare cosa significhi né come si possa perseguire. Sicché all’osservatore che voglia comprendere senza pregiudizi di cosa si discorra esattamente quando si parla di diseguaglianza e della necessità di una maggiore eguaglianza, non restano che due strade da percorrere: accettare la fatica del ragionamento, magari fondato su elementi di fatto, o sintonizzarsi con l’onda emotiva che promana da queste folle esauste e produrre uno di quei pensierini edificanti che si esauriscono nello spazio di un post su qualche social network il cui succo è: si, c’è troppa diseguaglianza e serve una maggiore eguaglianza, in un trionfo di retorica tautologica. Noi abbiamo scelto la fatica del ragionamento.

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La vertigine del rischio crescente che minaccia l’economia


Chi non risica non rosica, dice un vecchio proverbio che in fondo non fa altro che sintetizzare ad uso popolare il significo profondo del calcolo economico. Ognuno di noi deve fare costantemente i conti trovandosi di fronte al dilemma fra rischio e rendimento ogni qual volta deve prendere una decisione economica, e pure se spesso si tende a dimenticarla la regola aurea che sottostà a questo dilemma è estremamente semplice: più rischi più guadagni. E così si ritorna al trionfo della sapienza popolare sulle astruserie degli economisti.

Il problema è che oggi gli investitori son costretti a rischiare sempre di più per avere rendimenti che una volta si sarebbero ottenuti rischiando assai di meno, a causa di una congiuntura particolarmente bizzarra dell’economia internazionale, alimentata dalle decisioni di politica monetaria degli ultimi dieci anni e dall’insolita “scomparsa” dell’inflazione. Tutto ciò si traduce in rendimenti obbligazionari bassissimi cui corrispondono rialzi azionari storici, ma non solo. Alla base di queste evidenze finanziarie, ci sono indebitamenti crescenti degli stati e del settore corporate  – il debito delle famiglie dopo la crisi è generalmente diminuito nelle principali economie avanzate – che adesso sono quelli maggiormente minacciati da un rialzo dei tassi, non a caso l’evenienze maggiormente scongiurata nelle varie forward guidance delle banche centrali, che si premurano di assicurare ai mercati che i tassi rimarranno bassi a lungo – nell’EZ e in Giappone – mentre negli Usa si procederà con grande cautela e sempre pronti a fare retromarcia. Tutto ciò si manifesta con gli effetti più disparati, che tuttavia conducono allo stesso risultato: prevale una fase di propensione del rischio.

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La Chat di Crusoe con @Micheledelvesc: La supply chain e il commercio globale


Questa settimana Crusoe (C) si è piacevolmente intrattenuto con @Micheledelvesc (M)
C Eccoci qua. Comincerei con un po’ di spiegazioni per i nostri lettori. Si sente tanto parla di supply chain, catene del valore. puoi aiutarci a capire meglio cosa si intende e perché si è arrivati a questa nuova categoria economica?
M Sì, è vero oggi il tema della supply chain è molto di attualità soprattutto a livello delle grandi corporate che lavorano a livello globale. Per supply chain sostanzialmente intendiamo tutte quelle attività che vanno dall’approvvigionamento della materia prima fino alla vendita del prodotto finito, passando per tutte le lavorazioni intermedie necessarie. Ogni azienda nel suo piccolo possiede una supply chain. Questo fenomeno è però maggiormente visibile, come accennavo, per le multinazionali le quali hanno dislocato la propria catena su scala mondiale. Sostanzialmente si è giunti a questo tipo di configurazione dell’attività aziendale per ragioni economiche. Le aziende nel corso degli anni, sostenute da costi di trasporto contenuti, hanno trovato più economico acquisire le materie prime o svolgere cicli di lavorazione in paesi terzi. Ho letto per esempio che il costo dell’Iphone sarebbe fuori dalla portata della classe media borghese Americana se tutto il processo di produzione fosse svolto all’interno degli Stati Uniti. Questo con riguardo alle politiche protezionistiche di Trump.
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Il nuovo numero di Crusoe: Il risiko economico del Grande Nord


Questa settimana parliamo di Circolo Polare Artico, il Grande Nord, che con lo scioglimento dei ghiacci è diventato una terra per corsari, avventurieri con l’amore del rischio che provano a tracciare nuove rotte lungo le quali far correre i binari della globalizzazione che, per quanto rallentata dalla crisi, è ancora viva e vitale. L’Artico è una terra ricca di opportunità e di risorse, si stima contenga il 30% delle riserve energetiche globali, e nell’Artico si incontrano i due grandi protagonisti del ‘900, gli Usa e la Russia, con quest’ultima a fianco della Cina, ormai coprotagonista del grande gioco nordico. Una vicenda tanto interessante quanto poco osservata.

Nella nostra rubrica Parole famose abbiamo riprodotto stralci dell’intervento del vice direttore di Bankitalia che ha parlato in Parlamento di sofferenze bancarie, un tema che ancora preoccupa non poco i regolatori. Serve a conoscere meglio il fenomeno e le sue dimensioni. Come lettura della settimana abbiamo scelto il rapporto dell’Agenzia delle entrate sul mercato immobiliare italiano, che espone alcune luci davanti a molte ombre, ma che ci consente un moderato ottimismo sul futuro. Leggerlo aiuterà a capire, fra le altre cose, come mai c’è ancora un quarto della popolazione che non è in grado di comprare casa.

Completano la nostra newsletter la selezione delle notizie della settimana, e le notizie invisibili, quelle che trovi solo su Crusoe. Buona lettura.

Ci rivediamo il 26 maggio.

L’evoluzione del mercato delle armi nel 2016


Questa settimana Crusoe esce con un altro numero speciale, un aggiornamento redatto da esperti sul mercato delle armi. Ne avevamo già parlato nel numero 14 della nostra newsletter, ma adesso abbiamo voluto proporre un approccio diverso: offrire agli abbonati documenti originali tradotti in italiano. La forza dell’approfondimento, noi crediamo, dipende in larga misura dalla sua capacità di tenere annodati i fili del ragionamento e della memoria. Questo è uno degli scopi di Crusoe.

L’occasione per proporre questo aggiornamento ci è stato offerta dalla recentissima pubblicazione ad opera del Sipri dei dati sul mercato delle armi. Una lettura utile ad osservarne, fra le altre cose, l’evoluzione geopolitica, nel corso del 2016. La traduzione del documento è stata realizzata da Maria Canelli, alla quale va il nostro personale ringraziamento per il contributo e il tempo che ci ha dedicato. La decisione di pubblicare questo approfondimento arriva proprio nei giorni in cui viene pubblicata la relazione al Parlamento italiano sull’import e l’export di armi del nostro Paese, che conferma il ruolo strategico che l’industria militare ha per la nostra economia. Nel 2016 le nostre esportazioni di armi, grazie alla vendita di alcuni Eurofighter al Kuwait, sono aumentate dell’85%, totalizzando un importo di 14,6 miliardi. Altri mercati di sbocco importanti per l’Italia sono il Regno Unito, la Germania, la Francia, la Spagna e l’Arabia Saudita. Il 2016 è stato un anno record anche per le nostre importazioni, cresciute del 169%, per un ammontare di 612 milioni di euro. L’82% arriva dagli Usa. Insomma, c’è molto da sapere e da comprendere. Speriamo che il documento Sipri contribuisca.

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Il nuovo numero di Crusoe: Il ritorno dell’ottimismo. Grazie a @battleforeurope per la splendida Chat


Questa settimana Crusoe racconta di come qualcosa sia cambiato nell’umore dei mercati internazionaliche sembrano volgere al meglio se non al bello almeno dalla fine del 2016. Pure se ancora volatili, le borse sembrano avviate in un percorso di stabilizzazione, probabilmente incoraggiate dai dati macroeconomici e dagli indicatori di fiducia, che sono cresciuti notevolmente negli ultimi mesi. Il Fmi registra questi miglioramenti nel suo ultimo World economic outlook, dove vengono riviste al rialzo le stime di crescita per quest’anno e il prossimo, pure se rimangono sul tappeto molte criticità e, soprattutto, l’eredità della crisi che si manifesta in tassi di crescita ancora rallentati e profondi gap fra il pil potenziale e quello reale. Servirà un lungo processo di aggiustamento, che dovrà essere composito e coraggioso per sciogliere i nodi rimasti, e non è detto che si riesca. Ma il cambiamento di umore dei mercati e degli osservatori è un passo necessario pure se non sufficiente. La ripresa a venire non può che cominciare da qui.

La Chat di questa settimana con Thomas Fazi (@battleforeurope) osservatore appassionato e informato, che ci pone davanti al bivio cui ci ha condotto la crisi del paradigma neoliberale: da una parte un nuovo paradigma sociale, che non potrà che riguardare anche l’organizzazione dell’economia, dall’altro i fenomeni dal sapore retrò che stanno animando le cronache in queste settimana, dal protezionismo in poi. La lettura consigliata di questa settimana è l’ultimo capitolo del Fiscal monitor del Fmi, di cui abbiamo trattato in parte lo scorso numero.. Come sempre chiudono la newsletter i fatti della settimana selezionati da Crusoe e le notizie invisibili, quelle che trovi solo qui su Crusoe.

Buona lettura.

Ci rivediamo il 28 aprile.