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Stagione X · Growing
Il diario della stagione11 Gennaio 2022

Articolo 81 / 223

Per immaginare un futuro nuovo serve un nuovo Occidente

Sempre più spesso le vicende di politica internazionale aggiungono materiale narrativo all’ampia letteratura che da più di un secolo alimenta il mito del nostro declino. L’Occidente viene rappresentato in preda a crisi concomitanti: una crisi economica che diventa sociale; una politica, che minaccia di condurci verso modelli autoritari; una demografica, che disegna società senescenti “invase” da immigrati. Una ambientale, dulcis in fundo, per l’apocalisse finale. Questo materiale ansiogeno alimenta i populismi che agitano le nostre società, malate di quella nostalgia indagata da Edoardo Campanella e Marta Dassù. Forse tuttavia queste crisi ne raccontano solo una: quella del modo in cui si è organizzato l’ordine globale dopo quelle che Eric Hobsbawm chiamava le rivoluzioni borghesi: la rivoluzione politica francese e la rivoluzione economica britannica.

Un secolo lunghissimo. Queste rivoluzioni hanno generato le coordinate politiche ed economiche del nostro tempo: il nazionalismo e il capitalismo. Due facce della stessa medaglia. “Lo Stato-nazione (assieme all’economia di mercato) ci appare oggi come il primo luogo naturale in cui si realizza il liberalismo”, osserva Roberto Menotti. Hobsbawm aveva ragione quando parlava di un “Lungo XIX” secolo, riferendosi al periodo fra il 1789 e il 1914. Forse meno quando riteneva questo secolo concluso. Sembriamo piuttosto abitanti di un secolo lunghissimo che si trascina ormai da due. 

Una crisi istituzionale. La crisi perciò riguarda l’idea di un ordine globale basato su stati-nazioni che operano all’interno di un ordine economico capitalista. Poiché il capitalismo, nato storicamente con gli stati-nazione, è divenuto globale, la crisi ha assunto una dimensione istituzionale: la forma politica e la forma economica non corrispondono più. Per dirla con Kissinger, “l’organizzazione politica e quella economica del mondo sono in contrasto fra loro”.

Il paese egemone. Questa tensione istituzionale investe maggiormente il paese egemone della globalizzazione, su cui ricadono onori e oneri. Le frizioni fra le esigenze nazionali degli Stati Uniti e le necessità inerenti al loro ruolo internazionale sono sempre più evidenti. Il dollaro, moneta globale di fatto, è un esempio istruttivo: è ancora il “privilegio esorbitante”, lamentato da Valery Giscard d’Estaing, e incarna il dilemma analizzato da Robert Triffin. Gli Usa devono sopportare disavanzi costanti sulla bilancia dei pagamenti per assicurare al mondo tutta la liquidità di cui ha bisogno perché non ci sono monete di riserva altrettanto appetibili. Uno squilibrio all’origine di molte delle crisi censite dalla storia economica nell’ultimo mezzo secolo. 

La società di Toynbee. Arnold J. Toynbee, scrisse che “l’unità intelligibile dello studio storico è un certo raggruppamento di umanità che noi definiamo società”. Dell’ampio affresco di Toynbee è utile ricordare il pensiero che una società progredisce o regredisce a seconda della risposta alle sfide contestuali. Una risposta insoddisfacente origina la secessione di una quota crescente di persone che perde fiducia nella propria dirigenza. Quest’ultima, da minoranza creatrice, degenera in una minoranza tirannica e aggrava la secessione, generando un proletariato interno al quale può sovrapporsi un proletariato esterno che preme ai confini. La spinta contrapposta disgrega la società, come accadde ai romani, dissolti dal congiungersi del proletariato interno cristiano col proletariato esterno barbarico. Come può accadere all’Occidente, pressato dalla “secessione” interna del cosiddetto ceto medio, che ha nostalgia del passato, e dai migranti all’esterno, che sperano in un miglior futuro. Il presente risulta schiacciato tra nostalgie e speranze.

Ordine legale o Impero. Karl Jaspers illustrò perfettamente il dilemma del mondo, ormai consapevolmente globalizzato. “Il democratico e il tiranno: entrambi si rivolgono al popolo”, scrisse, sottolineando che “o siamo davanti a un destino tutto abbracciante di libertà di scelta o siamo davanti a un mondo totalmente pianificato dall’uomo, con la sua rovina spirituale ed umana”. Un ordine mondiale basato sulla libertà, “se sarà attuato, prenderà l’avvio dal federalismo degli stati già liberi e sarà coronato dal successo soltanto se il suo spirito eserciterà un’attrazione tale da indurre altri a seguirlo con convinzione”. Il mondo, in sostanza, deve scegliere se far prevalere una società fondata sull’ordine legale, imperfetta perché perfettibile, oppure sulla tirannide degli imperi, dove operano la violenza e la pianificazione centralizzata, dissimulate con la maschera cordiale della sicurezza. Quindi ognuno di noi deve scegliere “dove prendere posizione, per che cosa operare”.

Globalizzazione Usa vs globalizzazione asiatica. L’esortazione di Jaspers è quanto mai urgente oggi, quando alla globalizzazione Usa, basata sul dollaro, l’inglese, le rotte commerciali marittime e l’ordine politico liberaldemocratico, si oppone una globalizzazione emergente che trova nelle potenze asiatiche – Cina e Russia in testa – i promotori. Questi paesi stanno agendo per creare alternative, anche all’ordine politico. Il confronto emerge continuamente – si pensi agli sforzi cinesi in sede Onu per determinare il futuro di Internet – e rischia di radicalizzare due idee di società, la nostra e la loro, dove i gradi di libertà e di controllo sociale siano grandemente differenziati. Una guerra fredda 2.0.

Un case history. Nel Manifesto di Ventotene si auspicava “la definitiva abolizione della divisione dell’Europa in stati nazionali” cui doveva seguire “una riorganizzazione federale”. Era una utopia, evidentemente, che tuttavia originò un’eutopia non appena un interesse comune atterrò dai manifesti sul terreno ruvido della necessità. All’inizio fu la Ceca, oggi il Recovery fund. L’Ue dimostra che è possibile, ma difficile, creare un federalismo funzionale che agisca secondo il principio di sussidiarietà. Questo principio si può esportare fuori dall’Europa. 

La “Società” occidentale. Un federalismo funzionale presuppone l’esistenza di una Società, nel senso che Toynbee ha dato a questa parola. Se guardiamo ai fondamentali politici ed economici, è evidente come ciò che unisce la “Società” occidentale sia più rilevante di ciò che la divide. Parliamo lingue diverse, ma facciamo discorsi simili. Di società siffatte ne incontriamo spesso nella storia europea. Quando l’Europa creò un nuovo ordine internazionale dopo le guerre napoleoniche, gli statisti dell’epoca, come notò fra gli altri Henry Kissinger, condividevano un’idea comune di società. Anche oggi come allora le nostre tradizioni sono differenti, ma abbiamo imparato a conoscerle e rispettarle. Questo uso comune ci unisce più di quanto ci dividano le nostre usanze. Soprattutto, l’Occidente, che ormai abita anche in Giappone o in Australia, è una società aperta che però ha smarrito la fiducia in se stessa. Come l’Europa del secondo dopoguerra, deve ricostruirsi perseguendo un’utopia e realizzando un’eutopia. Dalla radice nazionale, esaurita ma ancora fertile, deve germogliare una nuova vegetazione politica.

Un patto federativo per il G7. Il nucleo della “Società” occidentale oggi si riunisce nel G7, uno dei tanti organismi nati grazie alla consapevolezza dell’importanza crescente del coordinamento internazionale. Tema peraltro al centro di molti dibattiti. Nel marzo scorso Richard Haass e Charles A. Kupchan proposero “Un concerto di poteri per un ordine globale” proprio per superare i limiti del sistema globale. La proposta si rivolgeva ai paesi occidentali e alle potenze emergenti. Ma forse prima di confrontarci con altre società, dovremmo migliorare il coordinamento all’interno della nostra: siglare un patto federativo fra le nazioni del G7 per affidare la gestione di alcuni dossier a una struttura amministrativa costituita appositamente. Non un governo globale, ma il governo di alcune questioni globali. 

Fondi G7 per il clima. In cima all’agenda potrebbe trovare posto la transizione energetica. Richiede risorse che nessuno stato è in grado di originare da solo, ma che potrebbero essere raccolte sui mercati da una struttura federale. Un recovery fund climatico, ma su base G7. L’IEA ha calcolato che da qui al 2030 servirebbero altri 1,4 trilioni, il 70% dei quali a disposizione dei paesi più poveri, per condurre l’attuale scenario programmato verso l’obiettivo di emissioni zero. I paesi del G7 hanno credibilità e risorse sufficienti per raccogliere questi fondi e offrirli ai paesi che ne hanno necessità a condizione che li utilizzino per la transizione energetica. Sarebbe un gesto di grande respiro politico.

Dalla “Società delle Nazioni” alla “Società del G7”.  L’inerzia della tradizione è una zavorra potente. Quindi la prima resistenza all’idea di un patto federativo fra i paesi del G7 sarà di tipo culturale. E’ difficile guarire dalla nostalgia. Inoltre occorre convincere l’egemone, per il quale è certamente più facile conservare il suo ruolo trovando un accordo con i paesi emergenti. L’idea di Haass e Kupchan va proprio in questa direzione, proponendo un equilibrio di potenza sul modello del Congresso di Vienna. Ma soluzioni del genere non hanno mai risparmiato le crisi, né le guerre. Meglio perciò provare a superare l’inerzia spiegando i vantaggi che potremmo conseguire, come società, armonizzando la forma politica a quella economica. Spiegare alle popolazioni occidentali deluse che il problema non è il capitalismo, ma un capitalismo globale non regolato globalmente. E che l’economia all’interno di un sistema “federale” è molto diversa da quella che siamo abituati a conoscere. L’economia Ue è incomparabile con quella dell’Europa di un secolo fa. E gli Usa? Cosa sarebbero senza un governo federale? Gli Stati Uniti, peraltro, sono un ottimo esempio a cui ispirarsi, soprattutto per l’idealità che hanno espresso sin dai quattordici punti di Woodrow Wilson che diedero vita alla “Società delle Nazioni” da cui si originò l’Onu. La visione americana di un ordine legale internazionale basato sui valori di libertà e responsabilità ha ispirato tutti i presidenti Usa dell’ultimo secolo ed è stata, al netto di una certa ambivalenza, un potente lievito per il progresso dell’umanità. L’esperienza dell’Onu, tuttavia, dimostra che i margini di azione di un organismo che deve mediare fra troppe diversità sono strettissimi. Per allargarli bisogna restringere il campo di gioco: disegnare una “Società del G7” che raccolga i paesi che condividono una visione comune del mondo. Gli Usa, per vocazione, cultura e storia, sono ottimamente attrezzati per compiere questa scelta. Noi europei ci stiamo lavorando da tempo.

L’economia possibile. Il governatore di Bankitalia, Vincenzo Visco, ha suggerito la creazione di un fondo europeo a cui conferire quote di debito nazionale per sostenere una emissione di debito europeo utile fra le altre cose ad approfondire il mercato dell’euro. Un accordo fra i paesi del G7, seguendo lo stesso ragionamento, potrebbe liberare trilioni di spazio fiscale ai singoli paesi. Il G7 nel 2021 ha espresso oltre il 45% del pil mondiale, che supera il 50% se si considera complessivamente l’Unione europea. Non serve essere economisti per capire la quantità di risorse finanziarie che questa “Società internazionale” potrebbe raccogliere sui mercati. La raccolta dei fondi potrebbe avvenire tramite obbligazioni denominate in una valuta tipo gli SDR del Fondo monetario internazionale. Si creerebbe così uno straordinario safe asset sovranazionale, la perfetta valuta di riserva, che contribuirebbe alla stabilizzazione del sistema finanziario. Possiamo a stento immaginare, poi, che tipo di economia si svilupperebbe con la libera circolazione di merci, servizi e persone fra i paesi del G7. Un mercato comune di quasi un miliardo di persone darebbe all’Occidente una percezione assai più netta del proprio peso nell’economia e soprattutto nella politica. Avrebbe una potente capacità attrattiva verso i paesi che ambiscono al nostro stile di vita. E potrebbe agevolmente finanziare sistemi di welfare coerenti con le esigenze del secolo nuovo, dando finalmente soluzioni politiche ai problemi economici. Soprattutto, aumenterebbe la fiducia in noi stessi, regalandoci di nuovo la voglia del futuro.

Dall’utopia all’eutopia. La differenza fra un’utopia e un’eutopia è quella che corre fra un’impossibilità e una possibilità. Di eutopia parlava Keynes quando progettava una moneta internazionale a Bretton Wood. La sua era una “profezia razionale”, per dirla con Max Weber, ossia “l’unico mezzo in tutte le epoche per spezzare la magia e imporre una razionalizzazione della condotta di vita”. Magia, nella terminologia weberiana significava “stereotipizzazione della tecnica e dell’economia”. Esattamente quello che è accaduto a noi in politica ed economia: governiamo il mondo tramite nazioni, come un secolo fa, e discutiamo del capitalismo con gli argomenti di un secolo fa. Siamo incantati dal passato.Keynes che ancora oggi (non a caso) informa il dibattito economico, scriveva ai suoi tempi che “la difficoltà non sta nelle idee nuove, ma nell’evadere da quelle vecchie”. L’idea nuova di una “Società del G7” è una profezia razionale che tenta di evadere dalle idee vecchie del lunghissimo XIX secolo. Si ispira anche al pensiero di un altro storico: Ludwig Dehio. Al termine della sua lunga riflessione sui quattro secoli di storia europea fra la scoperta dell’America e la Grande Guerra, Dehio osservò che “la disunione fra gli stati d’Europa tenne a battesimo gli Stati Uniti d’America”. Oggi che l’Europa si unisce, dobbiamo chiederci cosa potrebbe accadere domani. E tentare una risposta.

Questo studio è stato pubblicato a fine dicembre sul numero 95 della rivista Aspenia. A questo link è possibile trovare il testo completo di note.

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Stagione X

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La Nazione Globale. Il concerto della globalizzazione europea16 Settembre 2021
  2. 2Cartolina. Carocasa17 Settembre 2021
  3. 3Ritorno al futuro per il central banking20 Settembre 2021
  4. 4Se la fuga dalle grandi città aggrava la diseguaglianza21 Settembre 2021
  5. 5Alle origini della globalizzazione. Il boom dei prestiti bancari internazionali22 Settembre 2021
  6. 6Il timore dell’inflazione fa accelerare il mattone23 Settembre 2021
  7. 7Cartolina. La liberazione del debito24 Settembre 2021
  8. 8Nella mente (confusa) del central banking27 Settembre 2021
  9. 9Alle origini della globalizzazione. La spinta degli arbitraggi28 Settembre 2021
  10. 10Cina e aziende hi tech cambiano il gioco di Undernet29 Settembre 2021
  11. 11L’economia che non tramonta: quella ricreativa30 Settembre 2021
  12. 12Cartolina. Brexin1 Ottobre 2021
  13. 13Alle origini della globalizzazione. Boom creditizi e crisi finanziarie4 Ottobre 2021
  14. 14Le spedizioni strozzano il commercio europeo5 Ottobre 2021
  15. 15La Nazione Globale. Dal G7 alla Federazione. Idea per il secolo nuovo6 Ottobre 2021
  16. 16La moneta digitale di banca centrale diventa “internazionale”7 Ottobre 2021
  17. 17Cartolina. Il laureato longevo8 Ottobre 2021
  18. 18Perché l’inflazione sale più negli Usa che nell’Ue11 Ottobre 2021
  19. 19L’irresistibile ascesa del Fintech12 Ottobre 2021
  20. 20Il declino secolare delle ore lavorate13 Ottobre 2021
  21. 21I paesi emergenti battono cassa al Fmi. Un dilemma per l’ordine internazionale14 Ottobre 2021
  22. 22Cartolina. Il tasso innaturale di interesse15 Ottobre 2021
  23. 23Il difficile equilibrio fra banche e moneta digitale di banca centrale18 Ottobre 2021
  24. 24La sfida europea alla globalizzazione secondo la Bce19 Ottobre 2021
  25. 25Perché il dollaro è un problema anche per gli Usa20 Ottobre 2021
  26. 26La regolazione bancaria aggiunge un’incognita all’inflazione21 Ottobre 2021
  27. 27Cartolina. Smart work22 Ottobre 2021
  28. 28Visco e l’importanza del debito europeo25 Ottobre 2021
  29. 29Per sconfiggere la povertà bisogna prima capirla26 Ottobre 2021
  30. 30L’invecchiamento della popolazione scoraggia i consumi27 Ottobre 2021
  31. 31Alcune evidenze sull’inflazione statunitense28 Ottobre 2021
  32. 32Cartolina. Creditori increduli29 Ottobre 2021
  33. 33La Bce punta sul ’22, ma i mercati alzano la posta2 Novembre 2021
  34. 34Servono quattro trilioni per il clima. Chi paga?3 Novembre 2021
  35. 35La grande trasformazione dei bond Usa in moneta4 Novembre 2021
  36. 36Cartolina. I 3005 Novembre 2021
  37. 37Il boom del mattone preoccupa il Fmi8 Novembre 2021
  38. 38Il peso del debito in dollari sulle economie emergenti9 Novembre 2021
  39. 39Cosa ci insegna la storia “politica” della povertà10 Novembre 2021
  40. 40Se l’espansione del debito indebolisce la domanda11 Novembre 2021
  41. 41Cartolina. EME-rgenze12 Novembre 2021
  42. 42I rischi per l’inflazione annidati nel boom del mattone15 Novembre 2021
  43. 43Il crollo degli investimenti frena la Cina16 Novembre 2021
  44. 44Cartolina. Transizione metallica17 Novembre 2021
  45. 45L’epopea dei tre capitalismi nell’età dell’antropocene18 Novembre 2021
  46. 46Cartolina. Trilionari19 Novembre 2021
  47. 47Il grande rimbalzo globale degli investimenti diretti22 Novembre 2021
  48. 48L’immobiliare cinese continua a scricchiolare23 Novembre 2021
  49. 49Se le strozzature persistono l’inflazione può diventare un problema24 Novembre 2021
  50. 50Cartolina. Globalizzazione, reloaded25 Novembre 2021
  51. 51Cartolina. Sanzioni globali26 Novembre 2021
  52. 52Il debito misterioso dei paesi a basso reddito29 Novembre 2021
  53. 53Il puzzle della produttività del lavoro cresciuta durante la pandemia30 Novembre 2021
  54. 54All’inventore dei BRICS non piace più la sua creatura1 Dicembre 2021
  55. 55Accelera la diffusione dello yuan digitale2 Dicembre 2021
  56. 56Cartolina. Eccessi liquidi3 Dicembre 2021
  57. 57Boom creditizi e recessioni peggiorano la diseguaglianza6 Dicembre 2021
  58. 58La silenziosa metamorfosi del mercato dei bond sovrani7 Dicembre 2021
  59. 59Il legame fra crisi finanziaria e fanatismo nella Germania di Hitler9 Dicembre 2021
  60. 60Cartolina. Case turche10 Dicembre 2021
  61. 61I salari “rigidi” che frenano l’inflazione in Europa13 Dicembre 2021
  62. 62L’incognita del mercato del lavoro Usa sul futuro dell’inflazione14 Dicembre 2021
  63. 63L’egemonia del dollaro si rafforza nel XXI secolo15 Dicembre 2021
  64. 64La decrescita (economica) della ragione16 Dicembre 2021
  65. 65Cartolina. La sicurezza non paga17 Dicembre 2021
  66. 66La galoppata del mattone lascia indietro gli Emergenti20 Dicembre 2021
  67. 67I tassi bassi non riescono più a spingere la domanda21 Dicembre 2021
  68. 68La Nazione globale. La scomparsa dei rendimenti22 Dicembre 2021
  69. 69La crescita improvvisa dei mercati “privati”23 Dicembre 2021
  70. 70Cartolina. Sogno americano24 Dicembre 2021
  71. 71La Nazione Globale. Dalla crisi economica al crollo dei rendimenti27 Dicembre 2021
  72. 72Il divorzio fra mercati e banca centrale28 Dicembre 2021
  73. 73Svelata l’illusione della finanza decentralizzata29 Dicembre 2021
  74. 74L’inflazione scalda il mattone italiano30 Dicembre 2021
  75. 75Cartolina. Roaring Twenties31 Dicembre 2021
  76. 76La Nazione globale. La scoperta della manovra del tasso d’interesse3 Gennaio 2022
  77. 77Rischi crescenti dai fondi obbligazionari4 Gennaio 2022
  78. 78Le riserve in dollari affossano i bond sovrani UK5 Gennaio 2022
  79. 79Cartolina. Globalis-action7 Gennaio 2022
  80. 80La Nazione Globale. La fine del lunghissimo XIX secolo dei tassi d’interesse10 Gennaio 2022
  81. 81Per immaginare un futuro nuovo serve un nuovo Occidente11 Gennaio 2022
  82. 82Se decresce anche il rendimento della ricerca scientifica12 Gennaio 2022
  83. 83Inflazione, gli Usa mollano l’ancora13 Gennaio 2022
  84. 84Cartolina. Quota 202014 Gennaio 2022
  85. 85Gli investimenti esteri che destabilizzano gli emergenti17 Gennaio 2022
  86. 86Quel rapporto difficile fra globalizzazione e sovranità monetaria18 Gennaio 2022
  87. 87L’anima della moneta non cambia col digitale19 Gennaio 2022
  88. 88I giochi di prestigio della Fed fra riserve e tassi20 Gennaio 2022
  89. 89Cartolina. Us-inflation21 Gennaio 2022
  90. 90Il “corridoio” che determina il tasso Fed24 Gennaio 2022
  91. 91Le conseguenze sociali della maleconomia25 Gennaio 2022
  92. 92La Fed manovra i tassi per modificare il Tasso26 Gennaio 2022
  93. 93Non sappiamo cos’è l’inflazione, ma compriamo Bitcoin27 Gennaio 2022
  94. 94Cartolina. Trent’anni di solitudine28 Gennaio 2022
  95. 95Quanto dura una civiltà? Ce lo dice la statistica31 Gennaio 2022
  96. 96L’inflazione “temporanea” non convince il Fmi1 Febbraio 2022
  97. 97Il fascino intramontabile dei depositi bancari2 Febbraio 2022
  98. 98Politica monetaria e diseguaglianza: il caso della Finlandia3 Febbraio 2022
  99. 99Cartolina. Cinque miliardi di dollari fa4 Febbraio 2022
  100. 100L’inflazione turca fa schizzare la media Ocse7 Febbraio 2022
  101. 101L’espansione della Fed e il crollo dei prestiti bancari8 Febbraio 2022
  102. 102La tempesta perfetta che fa risalire i tassi in Europa (e in Italia)9 Febbraio 2022
  103. 103L’aumento dei tassi Fed accende la bomba dei bond in dollari per le Eme10 Febbraio 2022
  104. 104Cartolina. C’era una volta il prestito bancario11 Febbraio 2022
  105. 105L’occhio del debito nel ciclone del credito14 Febbraio 2022
  106. 106Anno 2021, fuga dal rischio bancario Usa15 Febbraio 2022
  107. 107Perché l’inflazione Usa spaventa più di quella Ue16 Febbraio 2022
  108. 108Cosa ci insegna la storia dell’Eurodollaro17 Febbraio 2022
  109. 109Cartolina. Greencoins18 Febbraio 2022
  110. 110Miti del nostro tempo. L’aumento dei debiti? E’ colpa dei crediti21 Febbraio 2022
  111. 111La pandemia rivoluziona le assicurazioni italiane22 Febbraio 2022
  112. 112Il rapporto ambiguo fra eredità e diseguaglianza23 Febbraio 2022
  113. 113Il risveglio dell’orso russo, ovvero la vendetta della realtà24 Febbraio 2022
  114. 114Cartolina. Tassi bassi per sempre25 Febbraio 2022
  115. 115La globalizzazione della guerra28 Febbraio 2022
  116. 116La colpa dei risparmiatori: il global saving glut1 Marzo 2022
  117. 117Dopo la scossa, sui mercati piomba l’incertezza2 Marzo 2022
  118. 118Il costo salato dei sussidi “nascosti” nel QE3 Marzo 2022
  119. 119Cartolina. L’impresa del debito4 Marzo 2022
  120. 120L’inflazione galoppa sempre più veloce in Turchia7 Marzo 2022
  121. 121L’esorbitante privilegio dei bond a tripla B8 Marzo 2022
  122. 122Le conseguenza sulla diseguaglianza del cambio dei prezzi9 Marzo 2022
  123. 123Il nuovo “peccato originale” degli Emergenti10 Marzo 2022
  124. 124Cartolina. Il trasporto dell’inflazione11 Marzo 2022
  125. 125I rischi nascosti del boom criptovalute negli Emergenti14 Marzo 2022
  126. 126La grande rotazione dalla “crescita” al “valore”15 Marzo 2022
  127. 127L’anno record del surplus commerciale cinese16 Marzo 2022
  128. 128Con l’inflazione crescono i rischi per il mattone17 Marzo 2022
  129. 129Cartolina. Supermarket Usa18 Marzo 2022
  130. 130Non basta un debito comune europeo. Serve un recovery fund globale per la libertà21 Marzo 2022
  131. 131L’emersione delle banche ombra nei prestiti sindacati22 Marzo 2022
  132. 132La guerra secolare delle banche centrali23 Marzo 2022
  133. 133Ecco dov’è finito il tesoro delle riserve russe24 Marzo 2022
  134. 134Cartolina. Poveri ma sani25 Marzo 2022
  135. 135La Russia “subaffida” la sua politica monetaria28 Marzo 2022
  136. 136La metamorfosi del denaro29 Marzo 2022
  137. 137La lezione del 1914 per le sanzioni del 202230 Marzo 2022
  138. 138Il vento dei rincari incrina l’ancora delle aspettative d’inflazione31 Marzo 2022
  139. 139Cartolina. Strozzature1 Aprile 2022
  140. 140Quanto sono solide le controparti centrali?4 Aprile 2022
  141. 141La Cina lancia un altro stimolo fiscale5 Aprile 2022
  142. 142L’insostenibile pesantezza del mattone Usa6 Aprile 2022
  143. 143L’Ocse continua a importare inflazione dalla Turchia7 Aprile 2022
  144. 144Cartolina. Homeless8 Aprile 2022
  145. 145L’inflazione e il nuovo paradigma del central banking11 Aprile 2022
  146. 146Ultime novità sull’interscambio fra Italia e Russia12 Aprile 2022
  147. 147La stagflazione non è probabile, ma possibile13 Aprile 2022
  148. 148I redditi esteri tengono in piedi i conti italiani14 Aprile 2022
  149. 149Cartolina. Niente scialo per lo shale15 Aprile 2022
  150. 150Miti del nostro tempo. La relazione fra liberalizzazione dei capitali e diseguaglianza19 Aprile 2022
  151. 151La “grande livella” della diseguaglianza: la guerra20 Aprile 2022
  152. 152Dopo la pandemia virale, arriva quella di zombie21 Aprile 2022
  153. 153Cartolina. Tokyo, mon amour22 Aprile 2022
  154. 154L’inflazione durevole dei beni durevoli Usa26 Aprile 2022
  155. 155La svolta “etica” della globalizzazione27 Aprile 2022
  156. 156La solitudine dei numeri ultimi28 Aprile 2022
  157. 157Cartolina. Debitamente privati29 Aprile 2022
  158. 158La Fed alla ricerca di un “atterraggio morbido”2 Maggio 2022
  159. 159Turchia, la svalutazione prosciuga il credito estero3 Maggio 2022
  160. 160La sinestesia come metodo per le scienze sociali4 Maggio 2022
  161. 161Coi tassi Fed aumentano anche i rischi per il mattone5 Maggio 2022
  162. 162Cartolina. Mangino riso6 Maggio 2022
  163. 163Non si ferma la corsa dei prezzi in Turchia9 Maggio 2022
  164. 164La teoria dell’eccesso di risparmio alla prova della realtà10 Maggio 2022
  165. 165L’ultima evoluzione del central banking: la moneta digitale per il popolo11 Maggio 2022
  166. 166Le piattaforme digitali e la nascita del diritto globale12 Maggio 2022
  167. 167Cartolina. Tante care cose (turche)13 Maggio 2022
  168. 168Il lento declino delle ragioni di scambio europee16 Maggio 2022
  169. 169Geopolitica ed energia: fra sinestesia e storia17 Maggio 2022
  170. 170Se sono le recessioni a provocare la diseguaglianza18 Maggio 2022
  171. 171Aumenta il conto delle sanzioni per la Russia19 Maggio 2022
  172. 172Cartolina. Per me pari sono20 Maggio 2022
  173. 173L’incognita dei salari che pesa sull’inflazione23 Maggio 2022
  174. 174Sempre più banche centrali pensano alla valuta digitale24 Maggio 2022
  175. 175Dopo la grande abbuffata, il debito sovrano diventa indigesto25 Maggio 2022
  176. 176Inflazione, la versione della Buba26 Maggio 2022
  177. 177Cartolina. Gli ultimi pagheranno per primi27 Maggio 2022
  178. 178La crisi delle commodity e il rischio stagflazione30 Maggio 2022
  179. 179La guerra frena la ripresina immobiliare italiana31 Maggio 2022
  180. 180La BoE di fronte alla sfida dell’inflazione a due cifre1 Giugno 2022
  181. 181Peggiorano le aspettative di inflazione delle famiglie6 Giugno 2022
  182. 182Si aggrava il deficit della bilancia energetica7 Giugno 2022
  183. 183L’eterno dilemma fra crescita (a debito) e stabilità8 Giugno 2022
  184. 184L’Inflazione accelera ancora in Turchia9 Giugno 2022
  185. 185Cartolina. Il debito che piace10 Giugno 2022
  186. 186Finisce l’illusione del debito illimitato e gratis13 Giugno 2022
  187. 187Ancora una fiammata dei prezzi immobiliari14 Giugno 2022
  188. 188Sempre più difficile il rebus dei rinnovi contrattuali15 Giugno 2022
  189. 189Un’idea per abbattere l’inflazione: tagliare i dazi16 Giugno 2022
  190. 190Cartolina. C’era una volta il risparmio17 Giugno 2022
  191. 191Cartolina. Forza Australia20 Giugno 2022
  192. 192Il reddito aumenta anche per chi non lavora21 Giugno 2022
  193. 193Alle radici dell’inflazione. Il rincaro del trasporto merci22 Giugno 2022
  194. 194Perché in Giappone l’inflazione non aumenta?23 Giugno 2022
  195. 195Cartolina. Finché la barca va…24 Giugno 2022
  196. 196La tensione sul lavoro spinge il governo in un vicolo cieco27 Giugno 2022
  197. 197Le imprese energivore non solo quelle che producono di più28 Giugno 2022
  198. 198La Bis propone il Sistema monetario 2.030 Giugno 2022
  199. 199Cartolina. CriptoSvaluta1 Luglio 2022
  200. 200Cartolina. Ma la Cina (e il Giappone) no4 Luglio 2022
  201. 201Niente tregua per l’economia. Ma quando mai c’è stata?5 Luglio 2022
  202. 202Il vento anni ’70 che soffia sull’economia internazionale6 Luglio 2022
  203. 203Accelera la spirale prezzi-salari in Turchia7 Luglio 2022
  204. 204Cartolina. Il rendiniente8 Luglio 2022
  205. 205Una crisi senza precedenti che cambia le regole del gioco11 Luglio 2022
  206. 206Great resignation? Dipende dal lavoro12 Luglio 2022
  207. 207Nessuno shock petrolifero. O almeno, non solo13 Luglio 2022
  208. 208L’ipoteca cinese sulla crescita globale14 Luglio 2022
  209. 209Cartolina. L’inflazione del debito15 Luglio 2022
  210. 210Aspettando (e sperando) il soft landing18 Luglio 2022
  211. 211Cartolina. Un mattone sulla crescita19 Luglio 2022
  212. 212Comincia l’età della Grande Restrizione20 Luglio 2022
  213. 213La dominanza fiscale come fattore inflazionistico21 Luglio 2022
  214. 214Cartolina. Le travail du travail22 Luglio 2022
  215. 215Alle radici dell’inflazione. I dilemmi dell’offerta27 Luglio 2022
  216. 216Avete voluto più domanda aggregata? Tenetevela28 Luglio 2022
  217. 217Cartolina. C’ero medio29 Luglio 2022
  218. 218Cartolina. Heavy metal1 Agosto 2022 · Appendice estiva
  219. 219La diseguaglianza del capitale umano2 Agosto 2022 · Appendice estiva
  220. 220L’India supera la Cina nei pagamenti digitali retail3 Agosto 2022 · Appendice estiva
  221. 221Doccia gelata sul mattone italiano4 Agosto 2022 · Appendice estiva
  222. 222Cartolina. (s)Fondi pensione5 Agosto 2022 · Appendice estiva
  223. 223Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: Reglobalisation8 Agosto 2022 · Appendice estiva
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