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Stagione X · Growing
Il diario della stagione21 Marzo 2022

Articolo 130 / 223

Non basta un debito comune europeo. Serve un recovery fund globale per la libertà

La complessità delle questioni globali, delle quali la guerra – solo l’ultima arrivata – è un terribile promemoria, sembra stia rendendo chiaro ai policymaker che non è possibile pensare di trovare una qualche forma di composizione di questi dossier senza un approccio che sia coordinato. Questo vale per gli aspetti militari, che più di recente hanno guadagnato la nostra attenzione, ma vale anche per tutto il resto: politica, economia, cultura, società.

Senza bisogno di divagare troppo, guardiamo ai semplici fatti di cronaca, limitandoci per adesso solo agli aspetti economici. Nel vertice di Versailles che ha riunito i leader europei è emersa con chiarezza l’esigenza di poter disporre di ingenti risorse – si è parlato di 2.000 miliardi di euro – per poter finanziare non solo la costosissima transizione energetica, che oggi è divenuta ancora più complicata a causa dell’annunciata (per ora) defezione della domanda europea dall’energia russa, ma anche lo sforzo militare che l’Europa dice (per ora) di voler intraprendere immaginando un progetto di difesa comune.

E qui sorge il problema che il nostro primo ministro ha ben sottolineato: “I bisogni finanziari dell’Ue per rispettare gli obiettivi di clima, difesa, energia sono molto grandi. Secondo i calcoli della Commissione e assumendo che la mancanza che vogliamo riempire sulla difesa è lo 0,6%, il fabbisogno risulta essere pari a 1,5 o 2 o più trilioni di euro. Bisogna trovare un compromesso su dove trovare le risorse, a livello di bilancio nazionale questo spazio non c’è. Serve una risposta europea”. Un altro recovery, insomma.

Ma è chiaro che Draghi parla a nuora perché suocera intenda. E la suocera, ossia l’infrastruttura istituzionale che fino ad oggi, bene o male, ha retto la nostra storia comune di europei farà bene a fare tutto ciò che è necessario per evolvere non solo se stessa – non possiamo fare un recovery con un nome diverso od ogni crisi: serve un tesoro europeo – ma anche il mondo di cui fa orgogliosamente (?) parte: la società che chiamiamo occidentale.

Per non ripetere argomenti già sostenuti altrove, qui basterà ricordare che l’Europa non può pensare di esaurire la sua vocazione in se stessa. Quello europeo è un vaste programme, senza dubbio, come direbbe qualcuno, ma non grande abbastanza per assicurare una lunga vita alla società occidentale alla quale apparteniamo e che non dovremmo dubitare di voler abitare. Pur nei suoi riconosciuti limiti è pur sempre la migliore che siamo stati capaci di costruire, proprio in virtù della sua costante capacità di mettersi in discussione.

Perciò, nella loro già fin troppo nutrita agenda, i leader europei dovranno aggiungere un’altra pagina, che molto ha a che fare con la configurazione che andrà a prendere il mondo prossimo venturo. La guerra scatenata dai russi, infatti, ha il potenziale di riportarci al XX secolo. L’Europa deve ricordare all’Occidente che invece dobbiamo pensare al XXII, attraversando questo difficilissimo inizio di XXI secolo. La guerra è un colpo di coda del passato. Dobbiamo rispondere col futuro.

Per far vincere il futuro, però, bisogna immaginarlo. E il modo migliore è partendo dai dati di realtà. Se l’Europa ha bisogno di due trilioni – a volare bassi – per portare avanti le sue visioni, di quanto ha bisogno la società occidentale per avere un futuro all’altezza delle sue aspettative? E, soprattutto, dove dovrebbe reperire queste risorse?

Ancora una volta, il caso europeo fornisce molte risposte. I paesi Ue si sono uniti tramite un federalismo funzionale costruito su base economica che ha condotto alla costruzione di un mercato comune, quindi di una moneta comune e adesso sta lavorando all’emissione di strumenti di debito comune. Nell’auspicabile ipotesi che si arrivi a una autentica unione bancaria e poi a una unione dei mercati dei capitali, l’Europa avrà messo a disposizione del mondo un safe asset non solo liquido e profondo, buona approssimazione del Treasury Usa, ma anche un notevole strumento per finanziare il proprio sviluppo e le proprie scelte strategiche.

Si tratta, quindi, né più né meno, di replicare, stavolta intenzionalmente quanto l’Unione Europea ha perseguito più o meno caoticamente dal dopoguerra ad oggi. L’intenzionalità, di solito, aiuta ad affrettare i processi che si vuole portare avanti. Quindi creare una struttura partecipata da alcuni paesi che arrivi a emettere debito comune, potendo magari disporre di una capacità impositiva devoluta dagli stati membri, che si occupi di finanziare alcuni dossier internazionali che gli stati nazionali non sono in grado di gestire da soli. Una sorta di super ministero del Tesoro al quale affiancare una struttura di central banking. Ne verrebbe fuori quel safe asset globale del quale il sistema finanziario ha bisogno da anni.

Su quali debbano essere questi paesi, la cronaca più recente ci suggerisce la risposta. Contro l’attacco di Putin si sono levate tutte le democrazie. Quindi i paesi del G7, ai quali si sono aggiunti anche l’Australia e la Nuova Zelanda. Persino la neutralissima Svizzera ha aderito ad alcune sanzioni contro i russi. La guerra, insomma, ha compattato un fronte – una sorta di G7 allargato – che si sa affine, ma non abbastanza da decidersi a condividere la responsabilità della governance globale su alcuni grandi temi che chiedono di essere affrontati: uno per tutti la transizione energetica che la guerra rende semmai più urgente. Pesa anche una certa timidezza di questi paesi a valorizzare i propri punti di vista, che la zavorra della tradizione nazionalista contribuisce ad aggravare.

Ma adesso il fronte si è compattato e non dovrebbe perdere l’occasione di una crisi, come si suol dire, per fare un passo avanti marciando per una volta nella stessa direzione. Le sfide che l’umanità ha davanti sono terribilmente complesse e quindi richiedono grandi risorse per essere affrontare. E prima ancora delle risorse, che possono essere reperite in mercati affamati di asset – nel mondo al momento circolano oltre 300 trilioni di obbligazioni – servono strutture e istituzioni capaci di mobilitarle che non possono nascere senza una precisa decisione politica. E questa è la sfida più difficile.

A parte superare le ovvie resistenze della potenza egemone in carica – un safe asset globale denominato in una valuta diversa dal dollaro sarebbe un ovvio concorrente della principale valuta di riserva mondiale – bisognerebbe essere capaci di superare molti egoismi e pregiudizi, che abbiamo visto all’opera anche di recente, quando uno esponente politico dell’Ue ha detto che i paesi meno ricchi trovano sempre il modo di farsi pagare le spese. Visione miope perché priva del primo requisito che serve per stabilire un ordine globale sostenibile: la solidarietà.

Sul perché fare un passo del genere non dovrebbero esserci dubbi, arrivati a questo punto. Gli stati nazionali non riescono semplicemente a generare risorse fiscali sufficienti per governare la complessità nella quale, volenti o nolenti, sono inseriti. E’ più facile fare una guerra – lo vediamo oggi – che gestire una pace.

E poi c’è il fatto politico, assai più rilevante. La guerra ci ricorda che di fronte alle nostre libertà, faticosamente conquistate, si erge il leviatano insaziabile – e imprevedibile – della tirannide, che anche in questo secolo ha lanciato la sua sfida.

Non si tratta solo dei russi, ovviamente, che in questa sfida giocano il ruolo di epifenomeni. Ma di un certo modo di intendere la società, che anche all’interno di casa nostra ha trovato terreno fertile generando ancora oggi distinguo e giustificazioni. Se l’Occidente vuole avere un futuro non può nutrire più il minimo dubbio su quali siano le sue forze, le sue potenzialità e soprattutto le sue aspirazioni. Siamo al bivio fra il trasformarci in cittadelle fortificate assediate dai tiranni o in coloro che assediano i tiranni con la loro libertà.

Per portare avanti la nostra visione valoriale, però, servono risorse capaci di aumentare la ricchezza globale, unico antidoto storicamente conosciuto per sconfiggere la tirannide. La democrazia governa creando ricchezza, proprio come la tirannide governa creando miseria. E la lega dei paesi democratici ha ricchezza a sufficienza per farne qualcosa di migliore che limitarsi a contemplarla. Possiamo persino immaginare il volume delle risorse che saremmo capaci di mobilitare osservando quanto vale il pil dei paesi del G7 “allargato”, come lo abbiamo definito.

Si parla di paesi che generano quasi 50 trilioni sul totale del pil mondiale di poco meno di 94 (dato 2021), che quindi molto facilmente possono generare trilioni di risorse emettendo un debito comune che, se ben congegnato, risulterebbe graditissimo ai mercati e un carburante ideale per finanziare lo sviluppo.

Le questioni tecniche da risolvere sarebbero evidentemente molto complesse. Lo abbiamo visto quando si è trattato di discutere della global tax per le multinazionali, grazie alla quale si stima una capacità impositiva aggiuntiva dei paesi aderenti di circa 150 miliardi. Basterebbe devolvere questa capacità impositiva a un soggetto terzo, partecipato dal “G7 allargato”, per avere in nuce il primo degli strumenti che ci serve.

Ma prima che i tecnici dipanino l’intricata matassa del come realizzare qualcosa, bisogna che chi rappresenta le popolazioni indichi la direzione verso la quale le vuole condurre. E per far questo servono gesti simbolici.

Alla fine dell’anno scorso il presidente americano Biden ha convocato un summit delle democrazie proprio per sottolineare i numerosi pericoli ai quale sono esposte. Pericoli che oggi vediamo materializzarsi molto più concretamente. Sarebbe bello che l’Unione europea ricambiasse l’invito, convocando magari una lista ristretta di paesi e proponendo una agenda operativa con un solo punto da approvare all’unanimità. Una cosa semplice e comprensibile per tutte le popolazioni. L’istituzione di un recovery fund per la libertà. L’intendenza seguirà.

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Stagione X

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La Nazione Globale. Il concerto della globalizzazione europea16 Settembre 2021
  2. 2Cartolina. Carocasa17 Settembre 2021
  3. 3Ritorno al futuro per il central banking20 Settembre 2021
  4. 4Se la fuga dalle grandi città aggrava la diseguaglianza21 Settembre 2021
  5. 5Alle origini della globalizzazione. Il boom dei prestiti bancari internazionali22 Settembre 2021
  6. 6Il timore dell’inflazione fa accelerare il mattone23 Settembre 2021
  7. 7Cartolina. La liberazione del debito24 Settembre 2021
  8. 8Nella mente (confusa) del central banking27 Settembre 2021
  9. 9Alle origini della globalizzazione. La spinta degli arbitraggi28 Settembre 2021
  10. 10Cina e aziende hi tech cambiano il gioco di Undernet29 Settembre 2021
  11. 11L’economia che non tramonta: quella ricreativa30 Settembre 2021
  12. 12Cartolina. Brexin1 Ottobre 2021
  13. 13Alle origini della globalizzazione. Boom creditizi e crisi finanziarie4 Ottobre 2021
  14. 14Le spedizioni strozzano il commercio europeo5 Ottobre 2021
  15. 15La Nazione Globale. Dal G7 alla Federazione. Idea per il secolo nuovo6 Ottobre 2021
  16. 16La moneta digitale di banca centrale diventa “internazionale”7 Ottobre 2021
  17. 17Cartolina. Il laureato longevo8 Ottobre 2021
  18. 18Perché l’inflazione sale più negli Usa che nell’Ue11 Ottobre 2021
  19. 19L’irresistibile ascesa del Fintech12 Ottobre 2021
  20. 20Il declino secolare delle ore lavorate13 Ottobre 2021
  21. 21I paesi emergenti battono cassa al Fmi. Un dilemma per l’ordine internazionale14 Ottobre 2021
  22. 22Cartolina. Il tasso innaturale di interesse15 Ottobre 2021
  23. 23Il difficile equilibrio fra banche e moneta digitale di banca centrale18 Ottobre 2021
  24. 24La sfida europea alla globalizzazione secondo la Bce19 Ottobre 2021
  25. 25Perché il dollaro è un problema anche per gli Usa20 Ottobre 2021
  26. 26La regolazione bancaria aggiunge un’incognita all’inflazione21 Ottobre 2021
  27. 27Cartolina. Smart work22 Ottobre 2021
  28. 28Visco e l’importanza del debito europeo25 Ottobre 2021
  29. 29Per sconfiggere la povertà bisogna prima capirla26 Ottobre 2021
  30. 30L’invecchiamento della popolazione scoraggia i consumi27 Ottobre 2021
  31. 31Alcune evidenze sull’inflazione statunitense28 Ottobre 2021
  32. 32Cartolina. Creditori increduli29 Ottobre 2021
  33. 33La Bce punta sul ’22, ma i mercati alzano la posta2 Novembre 2021
  34. 34Servono quattro trilioni per il clima. Chi paga?3 Novembre 2021
  35. 35La grande trasformazione dei bond Usa in moneta4 Novembre 2021
  36. 36Cartolina. I 3005 Novembre 2021
  37. 37Il boom del mattone preoccupa il Fmi8 Novembre 2021
  38. 38Il peso del debito in dollari sulle economie emergenti9 Novembre 2021
  39. 39Cosa ci insegna la storia “politica” della povertà10 Novembre 2021
  40. 40Se l’espansione del debito indebolisce la domanda11 Novembre 2021
  41. 41Cartolina. EME-rgenze12 Novembre 2021
  42. 42I rischi per l’inflazione annidati nel boom del mattone15 Novembre 2021
  43. 43Il crollo degli investimenti frena la Cina16 Novembre 2021
  44. 44Cartolina. Transizione metallica17 Novembre 2021
  45. 45L’epopea dei tre capitalismi nell’età dell’antropocene18 Novembre 2021
  46. 46Cartolina. Trilionari19 Novembre 2021
  47. 47Il grande rimbalzo globale degli investimenti diretti22 Novembre 2021
  48. 48L’immobiliare cinese continua a scricchiolare23 Novembre 2021
  49. 49Se le strozzature persistono l’inflazione può diventare un problema24 Novembre 2021
  50. 50Cartolina. Globalizzazione, reloaded25 Novembre 2021
  51. 51Cartolina. Sanzioni globali26 Novembre 2021
  52. 52Il debito misterioso dei paesi a basso reddito29 Novembre 2021
  53. 53Il puzzle della produttività del lavoro cresciuta durante la pandemia30 Novembre 2021
  54. 54All’inventore dei BRICS non piace più la sua creatura1 Dicembre 2021
  55. 55Accelera la diffusione dello yuan digitale2 Dicembre 2021
  56. 56Cartolina. Eccessi liquidi3 Dicembre 2021
  57. 57Boom creditizi e recessioni peggiorano la diseguaglianza6 Dicembre 2021
  58. 58La silenziosa metamorfosi del mercato dei bond sovrani7 Dicembre 2021
  59. 59Il legame fra crisi finanziaria e fanatismo nella Germania di Hitler9 Dicembre 2021
  60. 60Cartolina. Case turche10 Dicembre 2021
  61. 61I salari “rigidi” che frenano l’inflazione in Europa13 Dicembre 2021
  62. 62L’incognita del mercato del lavoro Usa sul futuro dell’inflazione14 Dicembre 2021
  63. 63L’egemonia del dollaro si rafforza nel XXI secolo15 Dicembre 2021
  64. 64La decrescita (economica) della ragione16 Dicembre 2021
  65. 65Cartolina. La sicurezza non paga17 Dicembre 2021
  66. 66La galoppata del mattone lascia indietro gli Emergenti20 Dicembre 2021
  67. 67I tassi bassi non riescono più a spingere la domanda21 Dicembre 2021
  68. 68La Nazione globale. La scomparsa dei rendimenti22 Dicembre 2021
  69. 69La crescita improvvisa dei mercati “privati”23 Dicembre 2021
  70. 70Cartolina. Sogno americano24 Dicembre 2021
  71. 71La Nazione Globale. Dalla crisi economica al crollo dei rendimenti27 Dicembre 2021
  72. 72Il divorzio fra mercati e banca centrale28 Dicembre 2021
  73. 73Svelata l’illusione della finanza decentralizzata29 Dicembre 2021
  74. 74L’inflazione scalda il mattone italiano30 Dicembre 2021
  75. 75Cartolina. Roaring Twenties31 Dicembre 2021
  76. 76La Nazione globale. La scoperta della manovra del tasso d’interesse3 Gennaio 2022
  77. 77Rischi crescenti dai fondi obbligazionari4 Gennaio 2022
  78. 78Le riserve in dollari affossano i bond sovrani UK5 Gennaio 2022
  79. 79Cartolina. Globalis-action7 Gennaio 2022
  80. 80La Nazione Globale. La fine del lunghissimo XIX secolo dei tassi d’interesse10 Gennaio 2022
  81. 81Per immaginare un futuro nuovo serve un nuovo Occidente11 Gennaio 2022
  82. 82Se decresce anche il rendimento della ricerca scientifica12 Gennaio 2022
  83. 83Inflazione, gli Usa mollano l’ancora13 Gennaio 2022
  84. 84Cartolina. Quota 202014 Gennaio 2022
  85. 85Gli investimenti esteri che destabilizzano gli emergenti17 Gennaio 2022
  86. 86Quel rapporto difficile fra globalizzazione e sovranità monetaria18 Gennaio 2022
  87. 87L’anima della moneta non cambia col digitale19 Gennaio 2022
  88. 88I giochi di prestigio della Fed fra riserve e tassi20 Gennaio 2022
  89. 89Cartolina. Us-inflation21 Gennaio 2022
  90. 90Il “corridoio” che determina il tasso Fed24 Gennaio 2022
  91. 91Le conseguenze sociali della maleconomia25 Gennaio 2022
  92. 92La Fed manovra i tassi per modificare il Tasso26 Gennaio 2022
  93. 93Non sappiamo cos’è l’inflazione, ma compriamo Bitcoin27 Gennaio 2022
  94. 94Cartolina. Trent’anni di solitudine28 Gennaio 2022
  95. 95Quanto dura una civiltà? Ce lo dice la statistica31 Gennaio 2022
  96. 96L’inflazione “temporanea” non convince il Fmi1 Febbraio 2022
  97. 97Il fascino intramontabile dei depositi bancari2 Febbraio 2022
  98. 98Politica monetaria e diseguaglianza: il caso della Finlandia3 Febbraio 2022
  99. 99Cartolina. Cinque miliardi di dollari fa4 Febbraio 2022
  100. 100L’inflazione turca fa schizzare la media Ocse7 Febbraio 2022
  101. 101L’espansione della Fed e il crollo dei prestiti bancari8 Febbraio 2022
  102. 102La tempesta perfetta che fa risalire i tassi in Europa (e in Italia)9 Febbraio 2022
  103. 103L’aumento dei tassi Fed accende la bomba dei bond in dollari per le Eme10 Febbraio 2022
  104. 104Cartolina. C’era una volta il prestito bancario11 Febbraio 2022
  105. 105L’occhio del debito nel ciclone del credito14 Febbraio 2022
  106. 106Anno 2021, fuga dal rischio bancario Usa15 Febbraio 2022
  107. 107Perché l’inflazione Usa spaventa più di quella Ue16 Febbraio 2022
  108. 108Cosa ci insegna la storia dell’Eurodollaro17 Febbraio 2022
  109. 109Cartolina. Greencoins18 Febbraio 2022
  110. 110Miti del nostro tempo. L’aumento dei debiti? E’ colpa dei crediti21 Febbraio 2022
  111. 111La pandemia rivoluziona le assicurazioni italiane22 Febbraio 2022
  112. 112Il rapporto ambiguo fra eredità e diseguaglianza23 Febbraio 2022
  113. 113Il risveglio dell’orso russo, ovvero la vendetta della realtà24 Febbraio 2022
  114. 114Cartolina. Tassi bassi per sempre25 Febbraio 2022
  115. 115La globalizzazione della guerra28 Febbraio 2022
  116. 116La colpa dei risparmiatori: il global saving glut1 Marzo 2022
  117. 117Dopo la scossa, sui mercati piomba l’incertezza2 Marzo 2022
  118. 118Il costo salato dei sussidi “nascosti” nel QE3 Marzo 2022
  119. 119Cartolina. L’impresa del debito4 Marzo 2022
  120. 120L’inflazione galoppa sempre più veloce in Turchia7 Marzo 2022
  121. 121L’esorbitante privilegio dei bond a tripla B8 Marzo 2022
  122. 122Le conseguenza sulla diseguaglianza del cambio dei prezzi9 Marzo 2022
  123. 123Il nuovo “peccato originale” degli Emergenti10 Marzo 2022
  124. 124Cartolina. Il trasporto dell’inflazione11 Marzo 2022
  125. 125I rischi nascosti del boom criptovalute negli Emergenti14 Marzo 2022
  126. 126La grande rotazione dalla “crescita” al “valore”15 Marzo 2022
  127. 127L’anno record del surplus commerciale cinese16 Marzo 2022
  128. 128Con l’inflazione crescono i rischi per il mattone17 Marzo 2022
  129. 129Cartolina. Supermarket Usa18 Marzo 2022
  130. 130Non basta un debito comune europeo. Serve un recovery fund globale per la libertà21 Marzo 2022
  131. 131L’emersione delle banche ombra nei prestiti sindacati22 Marzo 2022
  132. 132La guerra secolare delle banche centrali23 Marzo 2022
  133. 133Ecco dov’è finito il tesoro delle riserve russe24 Marzo 2022
  134. 134Cartolina. Poveri ma sani25 Marzo 2022
  135. 135La Russia “subaffida” la sua politica monetaria28 Marzo 2022
  136. 136La metamorfosi del denaro29 Marzo 2022
  137. 137La lezione del 1914 per le sanzioni del 202230 Marzo 2022
  138. 138Il vento dei rincari incrina l’ancora delle aspettative d’inflazione31 Marzo 2022
  139. 139Cartolina. Strozzature1 Aprile 2022
  140. 140Quanto sono solide le controparti centrali?4 Aprile 2022
  141. 141La Cina lancia un altro stimolo fiscale5 Aprile 2022
  142. 142L’insostenibile pesantezza del mattone Usa6 Aprile 2022
  143. 143L’Ocse continua a importare inflazione dalla Turchia7 Aprile 2022
  144. 144Cartolina. Homeless8 Aprile 2022
  145. 145L’inflazione e il nuovo paradigma del central banking11 Aprile 2022
  146. 146Ultime novità sull’interscambio fra Italia e Russia12 Aprile 2022
  147. 147La stagflazione non è probabile, ma possibile13 Aprile 2022
  148. 148I redditi esteri tengono in piedi i conti italiani14 Aprile 2022
  149. 149Cartolina. Niente scialo per lo shale15 Aprile 2022
  150. 150Miti del nostro tempo. La relazione fra liberalizzazione dei capitali e diseguaglianza19 Aprile 2022
  151. 151La “grande livella” della diseguaglianza: la guerra20 Aprile 2022
  152. 152Dopo la pandemia virale, arriva quella di zombie21 Aprile 2022
  153. 153Cartolina. Tokyo, mon amour22 Aprile 2022
  154. 154L’inflazione durevole dei beni durevoli Usa26 Aprile 2022
  155. 155La svolta “etica” della globalizzazione27 Aprile 2022
  156. 156La solitudine dei numeri ultimi28 Aprile 2022
  157. 157Cartolina. Debitamente privati29 Aprile 2022
  158. 158La Fed alla ricerca di un “atterraggio morbido”2 Maggio 2022
  159. 159Turchia, la svalutazione prosciuga il credito estero3 Maggio 2022
  160. 160La sinestesia come metodo per le scienze sociali4 Maggio 2022
  161. 161Coi tassi Fed aumentano anche i rischi per il mattone5 Maggio 2022
  162. 162Cartolina. Mangino riso6 Maggio 2022
  163. 163Non si ferma la corsa dei prezzi in Turchia9 Maggio 2022
  164. 164La teoria dell’eccesso di risparmio alla prova della realtà10 Maggio 2022
  165. 165L’ultima evoluzione del central banking: la moneta digitale per il popolo11 Maggio 2022
  166. 166Le piattaforme digitali e la nascita del diritto globale12 Maggio 2022
  167. 167Cartolina. Tante care cose (turche)13 Maggio 2022
  168. 168Il lento declino delle ragioni di scambio europee16 Maggio 2022
  169. 169Geopolitica ed energia: fra sinestesia e storia17 Maggio 2022
  170. 170Se sono le recessioni a provocare la diseguaglianza18 Maggio 2022
  171. 171Aumenta il conto delle sanzioni per la Russia19 Maggio 2022
  172. 172Cartolina. Per me pari sono20 Maggio 2022
  173. 173L’incognita dei salari che pesa sull’inflazione23 Maggio 2022
  174. 174Sempre più banche centrali pensano alla valuta digitale24 Maggio 2022
  175. 175Dopo la grande abbuffata, il debito sovrano diventa indigesto25 Maggio 2022
  176. 176Inflazione, la versione della Buba26 Maggio 2022
  177. 177Cartolina. Gli ultimi pagheranno per primi27 Maggio 2022
  178. 178La crisi delle commodity e il rischio stagflazione30 Maggio 2022
  179. 179La guerra frena la ripresina immobiliare italiana31 Maggio 2022
  180. 180La BoE di fronte alla sfida dell’inflazione a due cifre1 Giugno 2022
  181. 181Peggiorano le aspettative di inflazione delle famiglie6 Giugno 2022
  182. 182Si aggrava il deficit della bilancia energetica7 Giugno 2022
  183. 183L’eterno dilemma fra crescita (a debito) e stabilità8 Giugno 2022
  184. 184L’Inflazione accelera ancora in Turchia9 Giugno 2022
  185. 185Cartolina. Il debito che piace10 Giugno 2022
  186. 186Finisce l’illusione del debito illimitato e gratis13 Giugno 2022
  187. 187Ancora una fiammata dei prezzi immobiliari14 Giugno 2022
  188. 188Sempre più difficile il rebus dei rinnovi contrattuali15 Giugno 2022
  189. 189Un’idea per abbattere l’inflazione: tagliare i dazi16 Giugno 2022
  190. 190Cartolina. C’era una volta il risparmio17 Giugno 2022
  191. 191Cartolina. Forza Australia20 Giugno 2022
  192. 192Il reddito aumenta anche per chi non lavora21 Giugno 2022
  193. 193Alle radici dell’inflazione. Il rincaro del trasporto merci22 Giugno 2022
  194. 194Perché in Giappone l’inflazione non aumenta?23 Giugno 2022
  195. 195Cartolina. Finché la barca va…24 Giugno 2022
  196. 196La tensione sul lavoro spinge il governo in un vicolo cieco27 Giugno 2022
  197. 197Le imprese energivore non solo quelle che producono di più28 Giugno 2022
  198. 198La Bis propone il Sistema monetario 2.030 Giugno 2022
  199. 199Cartolina. CriptoSvaluta1 Luglio 2022
  200. 200Cartolina. Ma la Cina (e il Giappone) no4 Luglio 2022
  201. 201Niente tregua per l’economia. Ma quando mai c’è stata?5 Luglio 2022
  202. 202Il vento anni ’70 che soffia sull’economia internazionale6 Luglio 2022
  203. 203Accelera la spirale prezzi-salari in Turchia7 Luglio 2022
  204. 204Cartolina. Il rendiniente8 Luglio 2022
  205. 205Una crisi senza precedenti che cambia le regole del gioco11 Luglio 2022
  206. 206Great resignation? Dipende dal lavoro12 Luglio 2022
  207. 207Nessuno shock petrolifero. O almeno, non solo13 Luglio 2022
  208. 208L’ipoteca cinese sulla crescita globale14 Luglio 2022
  209. 209Cartolina. L’inflazione del debito15 Luglio 2022
  210. 210Aspettando (e sperando) il soft landing18 Luglio 2022
  211. 211Cartolina. Un mattone sulla crescita19 Luglio 2022
  212. 212Comincia l’età della Grande Restrizione20 Luglio 2022
  213. 213La dominanza fiscale come fattore inflazionistico21 Luglio 2022
  214. 214Cartolina. Le travail du travail22 Luglio 2022
  215. 215Alle radici dell’inflazione. I dilemmi dell’offerta27 Luglio 2022
  216. 216Avete voluto più domanda aggregata? Tenetevela28 Luglio 2022
  217. 217Cartolina. C’ero medio29 Luglio 2022
  218. 218Cartolina. Heavy metal1 Agosto 2022 · Appendice estiva
  219. 219La diseguaglianza del capitale umano2 Agosto 2022 · Appendice estiva
  220. 220L’India supera la Cina nei pagamenti digitali retail3 Agosto 2022 · Appendice estiva
  221. 221Doccia gelata sul mattone italiano4 Agosto 2022 · Appendice estiva
  222. 222Cartolina. (s)Fondi pensione5 Agosto 2022 · Appendice estiva
  223. 223Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: Reglobalisation8 Agosto 2022 · Appendice estiva
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