← Torna alla stagioneThe Walking DebtIndice
Stagione XIV · New World: la nuova distopia
Il diario della stagione3 Marzo 2026

Articolo 97 / 210

La crisi demografica propone nuove sfide al sistema pensionistico cinese

Anche in Cina, come altrove, gli effetti dell’invecchiamento della popolazione sono destinati a mettere sotto pressione il sistema previdenziale. Per farsene un’idea si può leggere un interessante paper diffuso dal Fmi, Population Aging and Pension Reforms in China, che offre un’analisi completa del problema e propone scenari di riforma.

La premessa non è delle più favorevoli. La Cina sta entrando nella fase demografica più complessa della sua storia moderna. Con un rapido invecchiamento della popolazione, un calo della forza lavoro e forti disparità tra aree urbane e rurali, il sistema pensionistico cinese affronta sfide che avranno un impatto profondo sulla crescita economica, sulla sostenibilità fiscale e sulla coesione sociale del Paese.

I dati raccolti nel paper mostrano che la Cina sta invecchiando più rapidamente di quasi tutte le economie avanzate. L’indice di dipendenza degli anziani – cioè il rapporto tra persone con più di 65 anni e popolazione in età lavorativa – è oggi al 21,2% ma raddoppierà entro il 2041. Per fare un confronto, il Giappone impiegò 19 anni per un raddoppio simile; la Cina ne impiegherà 17.

Questo quadro è destinato ad aggravarsi per almeno tre fattori. Il primo, più allarmante, è il calo della natalità. I nati vivi sono scesi da 18 milioni nel 2016 a 9,5 milioni nel 2024. Questa riduzione strutturale è difficilmente reversibile. E questo ci conduce al secondo fattore: la riduzione della forza lavoro. Secondo le stime, la popolazione tra 20 e 60 anni passerà da 840 a 614 milioni entro il 2050, un calo di oltre 200 milioni di persone.

A questi due fattori, comuni a molte economie, se ne aggiunge un terzo che è peculiare del sistema cinese, che dispone di due diversi sistemi pensionistici, uno per le zone rurali e uno per quelle urbane. Parliamo della rapida urbanizzazione che il paese sta vivendo ormai da diversi anni. Dal 1975 a oggi l’urbanizzazione è passata dal 17,2% al 64,6%. Questo cambiamento porta vantaggi economici, ma accentua le differenze tra sistemi pensionistici urbani e rurali.

La Cina arriva a questo appuntamento con la storia dopo aver riformato più volte i sistemi pensionistici. Nella prima fase della sua storia, fra il 1949 e il 1978, il paese forniva una pensione solo ai lavoratori delle state owned enterprises (SOE) e ai dipendenti pubblici. Gli altri, per lo più abitanti nelle zone rurali, erano esclusi.

Con le riforme di Deng Xiaoping, che portarono alla privatizzazione di molte SOE, iniziò l’espansione del settore privato, anch’esso privo di tutele pensionistiche. E ciò condusse alla prima ondata di riforme, culminata, nel 1997, nel primo schema previdenziale diffuso a più livelli che includesse anche i lavoratori del settore privato.

Nel 2009-10 i benefici pensionistici sono stati estesi anche ai lavoratori rurali ed alcune categorie di lavoratori urbani ancora senza tutele, fino ad arrivare, nel 2014, a una nuova riforma pensionistica a vocazione universalistica che prevede però scarsi benefici per i lavoratori rurali.

Per tutto questo periodo i lavoratori delle SOE e i dipendenti pubblici hanno goduto di benefici ben superiori rispetto agli altri lavoratori, peraltro senza essere obbligati al pagamento di contributi.

La situazione è cambiata a partire dal 2015, quando i benefici fra i lavoratori privati e pubblici sono stati equiparati e si è anche applicata un’aliquota contributiva dell’8% ai lavoratori pubblici. Ulteriori riforme, fra il 2018 e il 2022 hanno cercato di aumentare il grado di centralizzazione dei sistemi previdenziali, rimasti spesso a livello di municipalità.

Nel 2024, la Cina ha introdotto per legge un graduale aumento dell’età pensionabile e un periodo minimo di contribuzione più lungo per migliorare la sostenibilità delle pensioni. La riforma ha aumentato l’età pensionabile del regime pensionistico dei dipendenti urbani da tre a cinque anni, a seconda del genere e del tipo di lavoro, con un’introduzione graduale tra il 2025 e il 2040. Inoltre, il periodo minimo di contribuzione per ricevere una pensione è stato aumentato da 15 a 20 anni.

Al momento il sistema si basa su tre pilastri. Il primo comprende due schemi principali. L’UEPS (Urban Employees’ Pension Scheme): contributivo e obbligatorio per i lavoratori urbani; offre un livello di beneficio relativamente alto; e il RPS (Residents Pension Scheme): destinato a pensionati rurali e lavoratori non standard; è quasi del tutto finanziato dal governo e offre prestazioni molto basse (circa il 3% del PIL pro capite). E’ un sistema molto diseguale: un pensionato urbano medio riceve più di dieci volte il beneficio di un pensionato rurale.

Il secondo pilastro si basa su schemi pensionistici aziendali su base volontaria a contribuzione definita. Sono stati introdotti nel 2004 e rafforzati nel 2014 per i lavoratori pubblici, ma coprono solo 71 milioni di persone — circa il 9% dei lavoratori.

Il terzo pilastro si basa sul risparmio privato individuale. Questa possibilità è stata introdotta a livello nazionale nel 2022 e al momento si contano circa 70 milioni di posizioni aperte, che si confrontano con una forza lavoro di 900 milioni di persone.

Questa breve escursione nella storia della previdenza cinese mostra i notevoli progressi fatti dal paese, che però, nel confronto internazionale, risulta ancora indietro rispetto alle pratiche più consolidate. L’età di pensionamento, ad esempio, è ancora bassa. Per gli uomini è 60 anni, che diventeranno 63 con l’applicazione della riforma del 2024, per le donne oscilla fra i 50 e i 55.

La pensione dei lavoratori rurali (RPS) equivale appena al 2% del salario medio, tra le più basse dell’Asia-Pacifico. Inoltre, i divisori attuariali per il calcolo delle pensioni individuali è fermo al 2005 ed ammonta a 139 mesi, quando in media un sessantenne cinese vive 260 mesi. Ciò significa che il sistema è strutturalmente in deficit e favorisce le generazioni presenti rispetto a quelle future.

Persiste, inoltre, una notevole frammentazione. Alcune province hanno notevoli surplus, altre hanno deficit cronici. Con le riforme si è cercato di centralizzare la gestione delle risorse, ma il sistema è ancora non ottimale.

Sulla base di questa situazione il Fmi ha svolto una simulazione che ha prodotto tre scenari. Il primo analizza gli effetti dell’invecchiamento senza riforme, il secondo simula gli effetti della riforma del 2024, il terzo valuta eventuali riforme aggiuntive.

Il succo è presto detto. Senza nuove riforme gli effetti dell’invecchiamento potrebbero essere drammatici. Il Fmi stima che entro il 2050 la crescita del PIL si ridurrà di circa 2 punti percentuali all’anno a causa del calo della forza lavoro e del minor accumulo di capitale. La spesa pensionistica, inoltre, è vista passare dal 5,4% del Pil del 2024 al 15,3% entro il 2050, con un incremento difficilmente sostenibile.

Analizzando gli effetti della riforma del 2024, in gran parte concentrate su aumento età pensionabile, il Fmi stima che la crescita aumenterà dello 0,2% l’anno per un ammontare cumulato del 5,6% di pil in più entro il 2050. La spesa pensionistica crescerà, ma meno che nell’altro scenario, arrivando all’11,9% del Pil e aumenterà anche il tasso di risparmio, che nell’altro scenario si dimezzava dal 28 al 14%.

Il terzo scenario considera gli effetti di alcune riforme consigliate. La prima: il raddoppio delle pensioni rurali (RPS). Questo provocherebbe un aumento della spesa pensionistica dello 0,6% del pil, una perdita di pil dello 0,5% e un calo del risparmio rurale di 3,4 punti, ma il welfare dei lavoratori rurali aumenterebbe del 10%.

La seconda riforma suggerita è l’aggiornamento del divisorio attuariale, adeguandolo alla speranza di vita. Ne deriverebbe una notevole riduzione del tasso di sostituzione (-8 punti), e quindi un calo delle pensioni, che porterebbe con sé un aumento del Pil di del 2% entro il 2050 associato a una riduzione della spesa pensionistica dell’1,3% del pil.

Se si aumentasse rapidamente l’età pensionabile fino ai 65 anni gli effetti sarebbe ancora più intensi. Il pil crescerebbe di 3 punti entro il 2050, la spesa pensionistica diminuirebbe dell’1,8% e aumenterebbe il risparmio nazionale.

La quantità di situazioni esaminate illustra bene la quantità di sfide che la previdenza cinese si trova di fronte. Specie considerano la velocità dell’invecchiamento della popolazione. Non è un problema solo cinese ovviamente. Ci sono paesi messi anche molto peggio. Specie nel ricco Occidente.

◆

Apri l’articolo e i commenti ↗

Stagione XIV

Indice del volume

210 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Cartolina. I magnifici sette22 Settembre 2025
  2. 2Il mondo è in subbuglio ma il mercato, francamente, se ne infischia23 Settembre 2025
  3. 3I mercati supportato sempre più il dollaro ma lo sopportano sempre meno24 Settembre 2025
  4. 4L’incertezza e le tariffe rallentano la crescita25 Settembre 2025
  5. 5Cartolina. Il debito di nessuno26 Settembre 2025
  6. 6Cartolina. L’importante è non partecipare29 Settembre 2025
  7. 7La grande (e silenziosa) stretta fiscale americana1 Ottobre 2025
  8. 8L’Asia deprime il mercato immobiliare globale2 Ottobre 2025
  9. 9Cartolina. Il conto delle merci3 Ottobre 2025
  10. 10Cartolina. Lo stallo dei prezzi6 Ottobre 2025
  11. 11Il lento declino del commercio e della crescita internazionale7 Ottobre 2025
  12. 12Vivere quasi felici con un debito stabilmente alto8 Ottobre 2025
  13. 13La doppia dipendenza europea dalle terre rare cinesi9 Ottobre 2025
  14. 14Cartolina. Il denaro misterioso10 Ottobre 2025
  15. 15Cartolina. Le riforme intelligenti13 Ottobre 2025
  16. 16Serve più domanda interna per rilanciare la crescita italiana14 Ottobre 2025
  17. 17L’aumento della spesa militare dà una spintarella alla crescita15 Ottobre 2025
  18. 18Complessità, fluidità e incertezza: la nuova trinità dell’economia internazionale secondo il Fmi16 Ottobre 2025
  19. 19Cartolina. L’Africa che ce l’ha fatta17 Ottobre 2025
  20. 20Cartolina. I perdenti20 Ottobre 2025
  21. 21La primavera africana passa per gli investimenti portuali21 Ottobre 2025
  22. 22Cosa ci racconta il declino della natalità italiano22 Ottobre 2025
  23. 23L’eterna giovinezza delle banconote nel tempo dell’euro digitale23 Ottobre 2025
  24. 24Cartolina. C’era una volta l’Europa del commercio24 Ottobre 2025
  25. 25Cartolina. La spesa che pesa27 Ottobre 2025
  26. 26Il mattone europeo “punisce” i giovani adulti28 Ottobre 2025
  27. 27Le opportunità nascoste nel digital divide africano29 Ottobre 2025
  28. 28L’irresistibile ascesa delle non banche accresce i rischi di stabilità per le banche30 Ottobre 2025
  29. 29Cartolina. Mediocrità31 Ottobre 2025
  30. 30Cartolina. Il contagio3 Novembre 2025
  31. 31Conto alla rovescia per l’euro digitale: si prepara un’altra rivoluzione monetaria4 Novembre 2025
  32. 32L’Africa fa il pieno di investimenti cinesi nei primi sei mesi del 20255 Novembre 2025
  33. 33I tassi in declino mettono sotto stress le banche cinesi6 Novembre 2025
  34. 34Cartolina. La banca non banca7 Novembre 2025
  35. 35Cartolina. La crescita italiana10 Novembre 2025
  36. 36L’irresistibile ascesa del private debt delle non banche11 Novembre 2025
  37. 37Quattro trilioni di opportunità per l’Africa12 Novembre 2025
  38. 38Rallenta la spesa in ricerca e sviluppo dei paesi Ocse13 Novembre 2025
  39. 39Cartolina. Dal Warfare al Welfare14 Novembre 2025
  40. 40Cartolina. Debito emergente17 Novembre 2025
  41. 41Le conseguenze economiche della Brexit dieci anni dopo18 Novembre 2025
  42. 42Il digitale è l’ultima frontiera dello sviluppo africano19 Novembre 2025
  43. 43Il Grande Bellissimo Bill Act che fa esplodere il debito pubblico Usa20 Novembre 2025
  44. 44Cartolina. Made in China21 Novembre 2025
  45. 45Cartolina. La spesa salutare24 Novembre 2025
  46. 46La domanda di auto in Europa ancora sotto il livello del 2018 e il futuro è stagnante25 Novembre 2025
  47. 47L’energia che serve per far partire lo sviluppo africano26 Novembre 2025
  48. 48L’import Usa dalla Cina torna al livello del 200127 Novembre 2025
  49. 49Cartolina. Negli anni Trenta28 Novembre 2025
  50. 50Cartolina. I nuovi europei1 Dicembre 2025
  51. 51Una stablecoin compra più titoli Usa del Giappone e degli Emirati2 Dicembre 2025
  52. 52Servono 15 anni e oltre 2.000 miliardi di investimenti per dare una svolta all’Africa3 Dicembre 2025
  53. 53L’economia internazionale sta sperimentando la resilienza della fragilità4 Dicembre 2025
  54. 54Cartolina. L’IA della globalizzazione9 Dicembre 2025
  55. 55Nel 2024 l’Ue ha prestato oltre 400 miliardi di euro agli Stati Uniti10 Dicembre 2025
  56. 56Il gioco ribassista dell’Opec sul petrolio11 Dicembre 2025
  57. 57Cartolina. Dal G7 all’M712 Dicembre 2025
  58. 58Cartolina. Il petrolio emergente15 Dicembre 2025
  59. 59Le quotazioni dei Magnificent 7 pesano più di un terzo dell’S&P 50017 Dicembre 2025
  60. 60I paesi asiatici e la tecnologia made in Usa tengono a galla il commercio nel 202518 Dicembre 2025
  61. 61Cartolina. L’imprevedibile19 Dicembre 2025
  62. 62Cartolina. Caro lavoratore22 Dicembre 2025
  63. 63Rischio bolla sul mercato dell’oro e dell’S&P 50023 Dicembre 2025
  64. 64Cartolina. La nuova relazione speciale12 Gennaio 2026
  65. 65La divergenza fra le aziende big tech Usa e cinesi13 Gennaio 2026
  66. 66L’onda grigia prepara un secolo dai capelli bianchi e la fine delle pensioni14 Gennaio 2026
  67. 67Un altro anno record per l’export cinese15 Gennaio 2026
  68. 68Cartolina. La crescita artificiale16 Gennaio 2026
  69. 69Cartolina. La mossa del Dragone19 Gennaio 2026
  70. 70Il debito privato alla base del boom dell’AI20 Gennaio 2026
  71. 71La crescita rimane resiliente, finché dura21 Gennaio 2026
  72. 72Usa e Italia, famiglie a confronto nell’uso dell’AI22 Gennaio 2026
  73. 73Cartolina. I salari irreali23 Gennaio 2026
  74. 74Cartolina. L’Isola del tesoro26 Gennaio 2026
  75. 75Le ragioni nascoste che sostengono la stabilità finanziaria28 Gennaio 2026
  76. 76La pace fredda dell’economia internazionale siglata sul tavolo dell’hi tech29 Gennaio 2026
  77. 77Cartolina. La scienza emergente30 Gennaio 2026
  78. 78Cartolina. L’anabasi del dollaro2 Febbraio 2026
  79. 79La fine dell’ordine internazionale: una storia dagli anni Trenta3 Febbraio 2026
  80. 80Le “onde lunghe” che accompagnano l’egemonia del dollaro4 Febbraio 2026
  81. 81La politica monetaria rischia di essere strangolata dal debito pubblico5 Febbraio 2026
  82. 82Cartolina. Non c’era una volta6 Febbraio 2026
  83. 83Cartolina. La ricchezza infelice9 Febbraio 2026
  84. 84L’inflazione erode un pezzo della ricchezza delle famiglie italiane10 Febbraio 2026
  85. 85Per vincere la sfida della democrazia occorre innanzitutto tornare a conoscerla11 Febbraio 2026
  86. 86Le conseguenze economiche della remigrazione statunitense12 Febbraio 2026
  87. 87Cartolina. Intelligenza naturale13 Febbraio 2026
  88. 88Cartolina. La Repubblica marinara16 Febbraio 2026
  89. 89Ultime notizie dal bilancio pubblico statunitense17 Febbraio 2026
  90. 90Cartolina. Fare la storia20 Febbraio 2026
  91. 91Cartolina. Svantaggi comparati23 Febbraio 2026
  92. 92Breve storia dei dazi negli Usa e dei loro effetti. Spoiler: sono recessivi24 Febbraio 2026
  93. 93La stagnazione del reddito e della ricchezza nei paesi Ocse25 Febbraio 2026
  94. 94I signori dell’AI ormai dominano i mercati26 Febbraio 2026
  95. 95Cartolina. La nazione digitale27 Febbraio 2026
  96. 96Cartolina. Servizi (non) segreti2 Marzo 2026
  97. 97La crisi demografica propone nuove sfide al sistema pensionistico cinese3 Marzo 2026
  98. 98Le restrizioni di cui non si parla mai: quelle sui servizi4 Marzo 2026
  99. 99Meno deficit ma rallenta la crescita: ricominciano le vacche magre5 Marzo 2026
  100. 100Cartolina. Un raggio di speranza6 Marzo 2026
  101. 101Cartolina. Casa amara9 Marzo 2026
  102. 102I paesi Ocse hanno sempre più fame di debito. I governi a quota 61 trilioni10 Marzo 2026
  103. 103Diminuiscono i disoccupati, ma meno persone cercano lavoro11 Marzo 2026
  104. 104La crescita silenziosa del debito comune Ue12 Marzo 2026
  105. 105Cartolina. Nel tempo breve13 Marzo 2026
  106. 106Cartolina. Volare, oh no16 Marzo 2026
  107. 107L’irresistibile ascesa del debito emergente17 Marzo 2026
  108. 108Il caro-debito ormai non risparmia più nessuno18 Marzo 2026
  109. 109Lo sboom dell’hi tech raffredda la borsa Usa19 Marzo 2026
  110. 110Cartolina. Il debito dell’AI20 Marzo 2026
  111. 111Cartolina. Un debito interessante23 Marzo 2026
  112. 112Occupazione e intelligenza artificiale: cosa ci insegna l’esperienza dei robot24 Marzo 2026
  113. 113Il “debito ombra” che alimenta gli investimenti sull’AI25 Marzo 2026
  114. 114Rimangono solo i pesci piccoli nella trappola degli ETF sull’oro26 Marzo 2026
  115. 115Cartolina. La vendetta della realtà27 Marzo 2026
  116. 116Cartolina. La corsa dall’oro30 Marzo 2026
  117. 117Il peso della geopolitica nella globalizzazione finanziaria31 Marzo 2026
  118. 118Se la guerra è anche una guerra contro l’economia1 Aprile 2026
  119. 119Aumenta il numero dei laureati negli Usa con più di un lavoro2 Aprile 2026
  120. 120Cartolina. Rinflazione3 Aprile 2026
  121. 121Cartolina. Vicolo Stretto7 Aprile 2026
  122. 122Oltre la metà degli italiani ha almeno una patologia cronica8 Aprile 2026
  123. 123Si allarga la forbice del divario di produttività fra Usa e Ue9 Aprile 2026
  124. 124Cartolina. Consuminimo10 Aprile 2026
  125. 125Cartolina. SorpassAI13 Aprile 2026
  126. 126L’unico esito certo dei maxi investimenti tedeschi sulla difesa è l’aumento del debito14 Aprile 2026
  127. 127Il conto dei dazi lo pagano i consumatori e le imprese Usa15 Aprile 2026
  128. 128Il mondo nella stagione della decrescita infelice16 Aprile 2026
  129. 129Cartolina. Aiutati che non t’aiuto17 Aprile 2026
  130. 130Cartolina. La spesa nemica20 Aprile 2026
  131. 131Le relazioni pericolose fra i tassi e le tasse21 Aprile 2026
  132. 132Vento freddo in arrivo dall’Est: l’aumento dei rendimenti giapponesi22 Aprile 2026
  133. 133Cresce l’attrazione fatale per la spesa militare23 Aprile 2026
  134. 134Cartolina. Mai con l’AI24 Aprile 2026
  135. 135Cartolina. Sold US27 Aprile 2026
  136. 136Il costo della guerra grava sulle spalle dei più fragili28 Aprile 2026
  137. 137L’inesauribile appetito finanziario dei data center29 Aprile 2026
  138. 138Il dilemma cinese fra risparmio privato e welfare30 Aprile 2026
  139. 139Cartolina. Warfare4 Maggio 2026
  140. 140L’irresistibile crescita dell’economia dei servizi5 Maggio 2026
  141. 141La via cinese all’internazionalizzazione della moneta6 Maggio 2026
  142. 142Se l’hi tech Usa piange, l’Europa non ride7 Maggio 2026
  143. 143Cartolina. GeografIA8 Maggio 2026
  144. 144Cartolina. L’altro Stretto11 Maggio 2026
  145. 145Il boom dei pagamenti cashless è un ottimo motivo per promuovere l’euro digitale12 Maggio 2026
  146. 146Spesa militare e crescita: il caso della Polonia13 Maggio 2026
  147. 147Record di restrizioni per il commercio di terre rare14 Maggio 2026
  148. 148Cartolina. Braccianti istruiti15 Maggio 2026
  149. 149Cartolina. Bye buy Italy18 Maggio 2026
  150. 150Le conseguenze macroeconomiche delle guerre19 Maggio 2026
  151. 151L’import dalla Cina è una sfida per l’Europa20 Maggio 2026
  152. 152Dopo la pensione gli europei riscoprono la gioia del lavoro21 Maggio 2026
  153. 153Cartolina. Dipendenze22 Maggio 2026
  154. 154Cartolina. 2030 auguri25 Maggio 2026
  155. 155La fine dell’egemonia del dollaro (spagnolo): un insegnamento che viene dalla storia26 Maggio 2026
  156. 156Più che i dazi è l’IA a spingere gli investimenti esteri negli Usa27 Maggio 2026
  157. 157Le sfide che attendono l’export italiano28 Maggio 2026
  158. 158Cartolina. Improduttività29 Maggio 2026
  159. 159Gli anni difficili della manifattura europea3 Giugno 2026
  160. 160Il mondo sotto pressione alle prese con una crescita al rallentatore4 Giugno 2026
  161. 161Cartolina. Flessibilità5 Giugno 2026
  162. 162Cartolina. L’età dell’acciaio8 Giugno 2026
  163. 163Un mercato del lavoro povero conduce a retribuzioni basse: il caso italiano9 Giugno 2026
  164. 164Il ritorno degli squilibri globali10 Giugno 2026
  165. 165La metamorfosi finanziaria dei fondi pensione11 Giugno 2026
  166. 166Cartolina. Farsi una domanda12 Giugno 2026
  167. 167Cartolina. Prima la pensione15 Giugno 2026
  168. 168La grande gelata dei consumi europei16 Giugno 2026
  169. 169Raddoppiata in trent’anni la ricchezza degli anziani italiani17 Giugno 2026
  170. 170Prestiti invece di riserve di banca centrale: un’altra puntata della Grande Trasformazione della finanza18 Giugno 2026
  171. 171Cartolina. Estinzione19 Giugno 2026
  172. 172Cartolina. Fra il dire e il tariffare22 Giugno 2026
  173. 173Dazi Usa, gli effetti sull’export italiano un anno dopo23 Giugno 2026
  174. 174Il boom italiano degli aiuti di stato a fondo perduto24 Giugno 2026
  175. 175L’Europa di fronte alla sfida della mobilità elettrica25 Giugno 2026
  176. 176Cartolina. Deficit di (de)crescita26 Giugno 2026
  177. 177Il lento progresso delle rinnovabili in Italia30 Giugno 2026
  178. 178Effetti dell’AI sull’occupazione negli Usa1 Luglio 2026
  179. 179Il dilemma del bilancio delle banche centrali2 Luglio 2026
  180. 180Cartolina. Il conto della paura3 Luglio 2026
  181. 181Cartolina. Older Age6 Luglio 2026
  182. 182L’economia resiliente non diventerà mai robusta senza disciplina nelle policy7 Luglio 2026
  183. 183Le stablecoin, “parassiti” della moneta fiduciaria8 Luglio 2026
  184. 184Il boom degli aiuti di stato nell’Ue9 Luglio 2026
  185. 185Cartolina. La peggio vecchiaia10 Luglio 2026
  186. 186Cartolina. Lavorare in meno13 Luglio 2026
  187. 187I prezzi “cinesi” abbassano l’inflazione in Europa14 Luglio 2026
  188. 188Gli hedge fund diventano i pezzi grossi nel mercato del debito sovrano15 Luglio 2026
  189. 189I pagamenti digitali fra rivoluzione e restaurazione16 Luglio 2026
  190. 190Cartolina. L’altro due per cento17 Luglio 2026
  191. 191Cartolina. Il nodo gordiano20 Luglio 2026
  192. 192Usa e Cina stritolano il saldo corrente dell’Eurozona21 Luglio 2026
  193. 193La corsa senza freni degli investimenti sull’AI22 Luglio 2026
  194. 194La “resistenza” dell’economia alle tariffe Usa23 Luglio 2026
  195. 195Cartolina. Eccezionale, veramente27 Luglio 2026
  196. 196La chiusura di Hormuz segnala la crisi delle rotte orientali28 Luglio 2026
  197. 197Il “doom loop” fra banche e titoli sovrani diventa un triangolo ancora più pericoloso29 Luglio 2026
  198. 198Il tramonto che passa inosservato: quello dell’Oriente30 Luglio 2026
  199. 199Cartolina. Caro ateneo3 Agosto 2026 · Appendice estiva
  200. 200La riconfigurazione delle catena di fornitura tiene a galla il commercio internazionale4 Agosto 2026 · Appendice estiva
  201. 201La metamorfosi dei fondi pensioni aumenta i rischi per il debito sovrano5 Agosto 2026 · Appendice estiva
  202. 202La grande trasformazione del debito statunitense6 Agosto 2026 · Appendice estiva
  203. 203Cartolina. La Giovine AI7 Agosto 2026 · Appendice estiva
  204. 204Cartolina. Banche o non banche?10 Agosto 2026 · Appendice estiva
  205. 205Deficit commerciale Usa: tanta fatica per (quasi) nulla11 Agosto 2026 · Appendice estiva
  206. 206Anche le banche centrali si trovano di fronte alla sfida dell’AI12 Agosto 2026 · Appendice estiva
  207. 207La democrazia americana non è quella di Tocqueville13 Agosto 2026 · Appendice estiva
  208. 208Cartolina. La vecchiaia dell’Occidente14 Agosto 2026 · Appendice estiva
  209. 209Cartolina. Il Belpaese delle tasse17 Agosto 2026 · Appendice estiva
  210. 210Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: New Lines18 Agosto 2026 · Appendice estiva
Nell’archivio

Che cosa ti interessa?

Cerca tra gli articoli, le pagine e le raccolte del blog.

The Walking Debt