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Stagione XIV · New World: la nuova distopia
Il diario della stagione31 Marzo 2026

Articolo 117 / 210

Il peso della geopolitica nella globalizzazione finanziaria

Poiché viviamo in tempi sempre più litigiosi, vale la pena sfogliare un recente paper della Bis (“Global banking and
geopolitics through time”) che ci ricorda un’elementare verità: la globalizzazione, specie quella finanziaria, si nutre della fiducia, senza la quale semplicemente è impossibile tessere relazioni economiche produttive fra paesi. Vale per il commercio, ma ancor di più per i prestiti bancari, che sono la quintessenza della fiducia, visto che di solito investono il lungo termine.

Il paper è interessante perché ricostruisce proprio queste transazioni fra diversi blocchi nell’arco di cinquant’anni, e arriva a una conclusione che conferma quello che i dice il buon senso: è più facile bruciare i ponti che costruirne. E anche quando se ne costruiscono, serve tempo prima che i viaggiatori si decidano ad attraversarli.

Fuor di metafora, il discorso è molto semplice. Quando le relazioni politiche fra paesi peggiorano, i primi a pagarne le conseguenza sono i rapporti economici, che si deteriorano drasticamente. E purtroppo non vale neanche il contrario. Se le relazioni migliorano, vale a dire, non si verifica automaticamente che i rapporti economici fioriscano.

Vediamo i dettagli. Lo studio è stato condotto su dati del credito bancario internazionale fra il 1977 e il 2024, osservando fino a dodicimila relazioni bilaterali tra paesi. Il lavoro confronta vari eventi geopolitici significativi, tra cui l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022, l’annessione della Crimea nel 2014, l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979 e, sul versante opposto, la caduta del Muro di Berlino nel 1989. L’obiettivo è capire in che modo le tensioni o le distensioni geopolitiche si riflettano nel comportamento delle banche internazionali.

Lo studio misura la distanza geopolitica utilizzando i modelli di voto dei paesi all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite. In pratica, più due paesi votano in modo simile su questioni internazionali, più sono considerati geopoliticamente vicini. Al contrario, differenze sistematiche indicano appartenenza a blocchi diversi.

L’analisi mostra che una maggiore distanza geopolitica riduce significativamente il credito tra paesi. In media, una differenza nell’allineamento geopolitico è associata a una riduzione di circa il 21% del credito bancario internazionale tra due economie. Questo effetto diventa ancora più forte nei momenti di crisi geopolitica, quando la fiducia tra i blocchi si deteriora rapidamente.

L’esempio più recente è l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia nel febbraio 2022. L’evento ha provocato un immediato aumento delle tensioni tra il blocco occidentale e quello orientale, accompagnato da un sistema esteso di sanzioni economiche. I dati mostrano che il credito bancario tra paesi appartenenti a blocchi geopolitici diversi è diminuito di circa il 10% rispetto al credito tra paesi dello stesso blocco. Questo effetto non si limita alla Russia: anche eliminando la Russia dal campione, il calo del credito tra blocchi resta evidente.

Un risultato simile emerge analizzando l’annessione della Crimea nel 2014. In quel caso la riduzione del credito tra blocchi fu persino più marcata, con una contrazione di circa il 30%. Ancora più forte fu l’effetto dopo l’invasione sovietica dell’Afghanistan nel 1979, quando il credito internazionale tra i blocchi della Guerra Fredda crollò di quasi il 50%.

Questi risultati suggeriscono che il sistema finanziario internazionale reagisce rapidamente agli shock geopolitici negativi. Le banche tendono a ridurre l’esposizione verso paesi percepiti come politicamente distanti o rischiosi, soprattutto quando le tensioni si trasformano in conflitti aperti o sanzioni.

Tuttavia, la parte più sorprendente dell’analisi emerge quando si osservano gli eventi geopolitici positivi. La caduta del Muro di Berlino nel 1989 rappresentò probabilmente il più grande momento di distensione geopolitica del XX secolo. La fine della Guerra Fredda aprì la strada alla globalizzazione degli anni Novanta e all’integrazione economica tra Est e Ovest.

Ci si potrebbe aspettare che un evento di questa portata abbia prodotto un’espansione significativa del credito bancario tra i blocchi geopolitici. In realtà non è così. I dati mostrano che, dopo la caduta del Muro, il credito tra paesi appartenenti a blocchi diversi non è aumentato in modo significativo rispetto al credito interno ai blocchi. In altre parole, la distensione politica non ha generato una crescita finanziaria simmetrica rispetto al crollo provocato dalle crisi geopolitiche.

Il confronto con il commercio internazionale rende questo risultato ancora più evidente. A differenza del credito bancario, il commercio reagisce in modo più simmetrico agli eventi geopolitici. Quando le tensioni aumentano, gli scambi tra blocchi diminuiscono. Quando le tensioni si riducono, gli scambi aumentano rapidamente.

Dopo la caduta del Muro di Berlino, per esempio, il commercio tra i paesi dell’ex blocco sovietico e quelli occidentali aumentò drasticamente. L’effetto stimato è nell’ordine del 60-70%, un’espansione enorme che riflette l’apertura dei mercati dell’Europa orientale e l’integrazione delle economie post-socialiste nel sistema commerciale globale.

Questa divergenza tra commercio e finanza richiede una spiegazione. Gli autori dello studio suggeriscono che la chiave sia la fiducia.

Le transazioni finanziarie, in particolare il credito bancario, dipendono fortemente dalla fiducia tra le parti. Quando una banca concede un prestito internazionale, si impegna in una relazione che può durare anni e che spesso non è completamente garantita da collaterale. Il credito implica quindi una promessa: il debitore promette di restituire il denaro in futuro.

Il commercio di beni funziona diversamente. Anche se esistono rischi commerciali, la transazione è generalmente più breve e spesso accompagnata da beni fisici che fungono da garanzia. Una spedizione di merci rappresenta un valore tangibile che può essere rivenduto o recuperato in caso di problemi.

Per questo motivo la fiducia necessaria per sostenere il credito finanziario è più profonda e più fragile rispetto a quella richiesta per il commercio. Quando un conflitto geopolitico distrugge la fiducia tra paesi, le banche reagiscono rapidamente riducendo le esposizioni. Ma ricostruire quella fiducia richiede molto più tempo.

Questo meccanismo produce un effetto asimmetrico: le crisi geopolitiche riducono immediatamente i flussi finanziari, mentre la fine delle tensioni non produce automaticamente una ripresa altrettanto rapida.

Ulteriori evidenze emergono analizzando il comportamento delle banche multinazionali. Quando le tensioni geopolitiche aumentano, le banche tendono a ridurre il credito transfrontaliero diretto. Tuttavia, spesso mantengono le attività locali attraverso le proprie filiali nei paesi interessati.

Questo fenomeno è stato osservato chiaramente nel caso della Russia. Dopo l’annessione della Crimea e soprattutto dopo l’invasione dell’Ucraina, le banche straniere hanno ridotto drasticamente il credito transfrontaliero verso la Russia. Allo stesso tempo, molte di esse hanno continuato a mantenere attività locali attraverso le proprie filiali nel paese, che operano in gran parte in valuta locale. Notate, in particolare, la notevole crescita di operazioni in valuta locale delle banche americane in Russia attraverso loro filiali.

La ragione è che le operazioni locali sono meno vulnerabili ai rischi geopolitici. Una filiale bancaria che raccoglie depositi locali e concede prestiti locali è meno esposta al rischio di sanzioni o interruzioni finanziarie internazionali rispetto a un prestito transfrontaliero.

In generale, quindi, il sistema bancario internazionale reagisce alle tensioni geopolitiche ristrutturando i propri flussi: riduce il credito tra blocchi e rafforza le relazioni finanziarie all’interno degli stessi blocchi.

Questo processo contribuisce alla frammentazione del sistema finanziario globale. Se le tensioni geopolitiche dovessero continuare a crescere, il mondo potrebbe evolvere verso un sistema finanziario più segmentato, con blocchi regionali sempre più separati.

Negli ultimi anni alcuni segnali in questa direzione sono già visibili. Dopo l’invasione dell’Ucraina, per esempio, i flussi finanziari tra paesi occidentali sono cresciuti più rapidamente rispetto ai flussi tra paesi occidentali e paesi geopoliticamente distanti. Allo stesso tempo, alcune economie emergenti stanno rafforzando le relazioni finanziarie all’interno dei propri blocchi regionali.

Questo non significa necessariamente la fine della globalizzazione finanziaria, ma suggerisce che la geopolitica sta tornando a essere un fattore determinante nell’organizzazione dell’economia mondiale.

Nel lungo periodo, il rapporto tra geopolitica e finanza potrebbe diventare sempre più stretto. Le banche non operano in un vuoto politico: le loro decisioni dipendono da regolamentazioni, sanzioni, stabilità istituzionale e relazioni diplomatiche.

Quando queste condizioni cambiano, cambiano anche i flussi finanziari.

La lezione principale che emerge da questa ricerca è che il sistema finanziario internazionale è molto sensibile alle tensioni geopolitiche ma molto meno reattivo alle fasi di distensione. Questo rende le crisi politiche particolarmente pericolose per l’integrazione finanziaria globale.

Una guerra o una rottura diplomatica può distruggere rapidamente relazioni finanziarie costruite in decenni. Ma una volta che la fiducia è stata compromessa, ricostruirla richiede molto più tempo.

In un mondo sempre più multipolare, questa dinamica potrebbe diventare uno dei fattori chiave che determineranno la struttura dell’economia globale nel XXI secolo. Che vuol dire in pratica meno globalizzazione per tutti.

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Stagione XIV

Indice del volume

210 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Cartolina. I magnifici sette22 Settembre 2025
  2. 2Il mondo è in subbuglio ma il mercato, francamente, se ne infischia23 Settembre 2025
  3. 3I mercati supportato sempre più il dollaro ma lo sopportano sempre meno24 Settembre 2025
  4. 4L’incertezza e le tariffe rallentano la crescita25 Settembre 2025
  5. 5Cartolina. Il debito di nessuno26 Settembre 2025
  6. 6Cartolina. L’importante è non partecipare29 Settembre 2025
  7. 7La grande (e silenziosa) stretta fiscale americana1 Ottobre 2025
  8. 8L’Asia deprime il mercato immobiliare globale2 Ottobre 2025
  9. 9Cartolina. Il conto delle merci3 Ottobre 2025
  10. 10Cartolina. Lo stallo dei prezzi6 Ottobre 2025
  11. 11Il lento declino del commercio e della crescita internazionale7 Ottobre 2025
  12. 12Vivere quasi felici con un debito stabilmente alto8 Ottobre 2025
  13. 13La doppia dipendenza europea dalle terre rare cinesi9 Ottobre 2025
  14. 14Cartolina. Il denaro misterioso10 Ottobre 2025
  15. 15Cartolina. Le riforme intelligenti13 Ottobre 2025
  16. 16Serve più domanda interna per rilanciare la crescita italiana14 Ottobre 2025
  17. 17L’aumento della spesa militare dà una spintarella alla crescita15 Ottobre 2025
  18. 18Complessità, fluidità e incertezza: la nuova trinità dell’economia internazionale secondo il Fmi16 Ottobre 2025
  19. 19Cartolina. L’Africa che ce l’ha fatta17 Ottobre 2025
  20. 20Cartolina. I perdenti20 Ottobre 2025
  21. 21La primavera africana passa per gli investimenti portuali21 Ottobre 2025
  22. 22Cosa ci racconta il declino della natalità italiano22 Ottobre 2025
  23. 23L’eterna giovinezza delle banconote nel tempo dell’euro digitale23 Ottobre 2025
  24. 24Cartolina. C’era una volta l’Europa del commercio24 Ottobre 2025
  25. 25Cartolina. La spesa che pesa27 Ottobre 2025
  26. 26Il mattone europeo “punisce” i giovani adulti28 Ottobre 2025
  27. 27Le opportunità nascoste nel digital divide africano29 Ottobre 2025
  28. 28L’irresistibile ascesa delle non banche accresce i rischi di stabilità per le banche30 Ottobre 2025
  29. 29Cartolina. Mediocrità31 Ottobre 2025
  30. 30Cartolina. Il contagio3 Novembre 2025
  31. 31Conto alla rovescia per l’euro digitale: si prepara un’altra rivoluzione monetaria4 Novembre 2025
  32. 32L’Africa fa il pieno di investimenti cinesi nei primi sei mesi del 20255 Novembre 2025
  33. 33I tassi in declino mettono sotto stress le banche cinesi6 Novembre 2025
  34. 34Cartolina. La banca non banca7 Novembre 2025
  35. 35Cartolina. La crescita italiana10 Novembre 2025
  36. 36L’irresistibile ascesa del private debt delle non banche11 Novembre 2025
  37. 37Quattro trilioni di opportunità per l’Africa12 Novembre 2025
  38. 38Rallenta la spesa in ricerca e sviluppo dei paesi Ocse13 Novembre 2025
  39. 39Cartolina. Dal Warfare al Welfare14 Novembre 2025
  40. 40Cartolina. Debito emergente17 Novembre 2025
  41. 41Le conseguenze economiche della Brexit dieci anni dopo18 Novembre 2025
  42. 42Il digitale è l’ultima frontiera dello sviluppo africano19 Novembre 2025
  43. 43Il Grande Bellissimo Bill Act che fa esplodere il debito pubblico Usa20 Novembre 2025
  44. 44Cartolina. Made in China21 Novembre 2025
  45. 45Cartolina. La spesa salutare24 Novembre 2025
  46. 46La domanda di auto in Europa ancora sotto il livello del 2018 e il futuro è stagnante25 Novembre 2025
  47. 47L’energia che serve per far partire lo sviluppo africano26 Novembre 2025
  48. 48L’import Usa dalla Cina torna al livello del 200127 Novembre 2025
  49. 49Cartolina. Negli anni Trenta28 Novembre 2025
  50. 50Cartolina. I nuovi europei1 Dicembre 2025
  51. 51Una stablecoin compra più titoli Usa del Giappone e degli Emirati2 Dicembre 2025
  52. 52Servono 15 anni e oltre 2.000 miliardi di investimenti per dare una svolta all’Africa3 Dicembre 2025
  53. 53L’economia internazionale sta sperimentando la resilienza della fragilità4 Dicembre 2025
  54. 54Cartolina. L’IA della globalizzazione9 Dicembre 2025
  55. 55Nel 2024 l’Ue ha prestato oltre 400 miliardi di euro agli Stati Uniti10 Dicembre 2025
  56. 56Il gioco ribassista dell’Opec sul petrolio11 Dicembre 2025
  57. 57Cartolina. Dal G7 all’M712 Dicembre 2025
  58. 58Cartolina. Il petrolio emergente15 Dicembre 2025
  59. 59Le quotazioni dei Magnificent 7 pesano più di un terzo dell’S&P 50017 Dicembre 2025
  60. 60I paesi asiatici e la tecnologia made in Usa tengono a galla il commercio nel 202518 Dicembre 2025
  61. 61Cartolina. L’imprevedibile19 Dicembre 2025
  62. 62Cartolina. Caro lavoratore22 Dicembre 2025
  63. 63Rischio bolla sul mercato dell’oro e dell’S&P 50023 Dicembre 2025
  64. 64Cartolina. La nuova relazione speciale12 Gennaio 2026
  65. 65La divergenza fra le aziende big tech Usa e cinesi13 Gennaio 2026
  66. 66L’onda grigia prepara un secolo dai capelli bianchi e la fine delle pensioni14 Gennaio 2026
  67. 67Un altro anno record per l’export cinese15 Gennaio 2026
  68. 68Cartolina. La crescita artificiale16 Gennaio 2026
  69. 69Cartolina. La mossa del Dragone19 Gennaio 2026
  70. 70Il debito privato alla base del boom dell’AI20 Gennaio 2026
  71. 71La crescita rimane resiliente, finché dura21 Gennaio 2026
  72. 72Usa e Italia, famiglie a confronto nell’uso dell’AI22 Gennaio 2026
  73. 73Cartolina. I salari irreali23 Gennaio 2026
  74. 74Cartolina. L’Isola del tesoro26 Gennaio 2026
  75. 75Le ragioni nascoste che sostengono la stabilità finanziaria28 Gennaio 2026
  76. 76La pace fredda dell’economia internazionale siglata sul tavolo dell’hi tech29 Gennaio 2026
  77. 77Cartolina. La scienza emergente30 Gennaio 2026
  78. 78Cartolina. L’anabasi del dollaro2 Febbraio 2026
  79. 79La fine dell’ordine internazionale: una storia dagli anni Trenta3 Febbraio 2026
  80. 80Le “onde lunghe” che accompagnano l’egemonia del dollaro4 Febbraio 2026
  81. 81La politica monetaria rischia di essere strangolata dal debito pubblico5 Febbraio 2026
  82. 82Cartolina. Non c’era una volta6 Febbraio 2026
  83. 83Cartolina. La ricchezza infelice9 Febbraio 2026
  84. 84L’inflazione erode un pezzo della ricchezza delle famiglie italiane10 Febbraio 2026
  85. 85Per vincere la sfida della democrazia occorre innanzitutto tornare a conoscerla11 Febbraio 2026
  86. 86Le conseguenze economiche della remigrazione statunitense12 Febbraio 2026
  87. 87Cartolina. Intelligenza naturale13 Febbraio 2026
  88. 88Cartolina. La Repubblica marinara16 Febbraio 2026
  89. 89Ultime notizie dal bilancio pubblico statunitense17 Febbraio 2026
  90. 90Cartolina. Fare la storia20 Febbraio 2026
  91. 91Cartolina. Svantaggi comparati23 Febbraio 2026
  92. 92Breve storia dei dazi negli Usa e dei loro effetti. Spoiler: sono recessivi24 Febbraio 2026
  93. 93La stagnazione del reddito e della ricchezza nei paesi Ocse25 Febbraio 2026
  94. 94I signori dell’AI ormai dominano i mercati26 Febbraio 2026
  95. 95Cartolina. La nazione digitale27 Febbraio 2026
  96. 96Cartolina. Servizi (non) segreti2 Marzo 2026
  97. 97La crisi demografica propone nuove sfide al sistema pensionistico cinese3 Marzo 2026
  98. 98Le restrizioni di cui non si parla mai: quelle sui servizi4 Marzo 2026
  99. 99Meno deficit ma rallenta la crescita: ricominciano le vacche magre5 Marzo 2026
  100. 100Cartolina. Un raggio di speranza6 Marzo 2026
  101. 101Cartolina. Casa amara9 Marzo 2026
  102. 102I paesi Ocse hanno sempre più fame di debito. I governi a quota 61 trilioni10 Marzo 2026
  103. 103Diminuiscono i disoccupati, ma meno persone cercano lavoro11 Marzo 2026
  104. 104La crescita silenziosa del debito comune Ue12 Marzo 2026
  105. 105Cartolina. Nel tempo breve13 Marzo 2026
  106. 106Cartolina. Volare, oh no16 Marzo 2026
  107. 107L’irresistibile ascesa del debito emergente17 Marzo 2026
  108. 108Il caro-debito ormai non risparmia più nessuno18 Marzo 2026
  109. 109Lo sboom dell’hi tech raffredda la borsa Usa19 Marzo 2026
  110. 110Cartolina. Il debito dell’AI20 Marzo 2026
  111. 111Cartolina. Un debito interessante23 Marzo 2026
  112. 112Occupazione e intelligenza artificiale: cosa ci insegna l’esperienza dei robot24 Marzo 2026
  113. 113Il “debito ombra” che alimenta gli investimenti sull’AI25 Marzo 2026
  114. 114Rimangono solo i pesci piccoli nella trappola degli ETF sull’oro26 Marzo 2026
  115. 115Cartolina. La vendetta della realtà27 Marzo 2026
  116. 116Cartolina. La corsa dall’oro30 Marzo 2026
  117. 117Il peso della geopolitica nella globalizzazione finanziaria31 Marzo 2026
  118. 118Se la guerra è anche una guerra contro l’economia1 Aprile 2026
  119. 119Aumenta il numero dei laureati negli Usa con più di un lavoro2 Aprile 2026
  120. 120Cartolina. Rinflazione3 Aprile 2026
  121. 121Cartolina. Vicolo Stretto7 Aprile 2026
  122. 122Oltre la metà degli italiani ha almeno una patologia cronica8 Aprile 2026
  123. 123Si allarga la forbice del divario di produttività fra Usa e Ue9 Aprile 2026
  124. 124Cartolina. Consuminimo10 Aprile 2026
  125. 125Cartolina. SorpassAI13 Aprile 2026
  126. 126L’unico esito certo dei maxi investimenti tedeschi sulla difesa è l’aumento del debito14 Aprile 2026
  127. 127Il conto dei dazi lo pagano i consumatori e le imprese Usa15 Aprile 2026
  128. 128Il mondo nella stagione della decrescita infelice16 Aprile 2026
  129. 129Cartolina. Aiutati che non t’aiuto17 Aprile 2026
  130. 130Cartolina. La spesa nemica20 Aprile 2026
  131. 131Le relazioni pericolose fra i tassi e le tasse21 Aprile 2026
  132. 132Vento freddo in arrivo dall’Est: l’aumento dei rendimenti giapponesi22 Aprile 2026
  133. 133Cresce l’attrazione fatale per la spesa militare23 Aprile 2026
  134. 134Cartolina. Mai con l’AI24 Aprile 2026
  135. 135Cartolina. Sold US27 Aprile 2026
  136. 136Il costo della guerra grava sulle spalle dei più fragili28 Aprile 2026
  137. 137L’inesauribile appetito finanziario dei data center29 Aprile 2026
  138. 138Il dilemma cinese fra risparmio privato e welfare30 Aprile 2026
  139. 139Cartolina. Warfare4 Maggio 2026
  140. 140L’irresistibile crescita dell’economia dei servizi5 Maggio 2026
  141. 141La via cinese all’internazionalizzazione della moneta6 Maggio 2026
  142. 142Se l’hi tech Usa piange, l’Europa non ride7 Maggio 2026
  143. 143Cartolina. GeografIA8 Maggio 2026
  144. 144Cartolina. L’altro Stretto11 Maggio 2026
  145. 145Il boom dei pagamenti cashless è un ottimo motivo per promuovere l’euro digitale12 Maggio 2026
  146. 146Spesa militare e crescita: il caso della Polonia13 Maggio 2026
  147. 147Record di restrizioni per il commercio di terre rare14 Maggio 2026
  148. 148Cartolina. Braccianti istruiti15 Maggio 2026
  149. 149Cartolina. Bye buy Italy18 Maggio 2026
  150. 150Le conseguenze macroeconomiche delle guerre19 Maggio 2026
  151. 151L’import dalla Cina è una sfida per l’Europa20 Maggio 2026
  152. 152Dopo la pensione gli europei riscoprono la gioia del lavoro21 Maggio 2026
  153. 153Cartolina. Dipendenze22 Maggio 2026
  154. 154Cartolina. 2030 auguri25 Maggio 2026
  155. 155La fine dell’egemonia del dollaro (spagnolo): un insegnamento che viene dalla storia26 Maggio 2026
  156. 156Più che i dazi è l’IA a spingere gli investimenti esteri negli Usa27 Maggio 2026
  157. 157Le sfide che attendono l’export italiano28 Maggio 2026
  158. 158Cartolina. Improduttività29 Maggio 2026
  159. 159Gli anni difficili della manifattura europea3 Giugno 2026
  160. 160Il mondo sotto pressione alle prese con una crescita al rallentatore4 Giugno 2026
  161. 161Cartolina. Flessibilità5 Giugno 2026
  162. 162Cartolina. L’età dell’acciaio8 Giugno 2026
  163. 163Un mercato del lavoro povero conduce a retribuzioni basse: il caso italiano9 Giugno 2026
  164. 164Il ritorno degli squilibri globali10 Giugno 2026
  165. 165La metamorfosi finanziaria dei fondi pensione11 Giugno 2026
  166. 166Cartolina. Farsi una domanda12 Giugno 2026
  167. 167Cartolina. Prima la pensione15 Giugno 2026
  168. 168La grande gelata dei consumi europei16 Giugno 2026
  169. 169Raddoppiata in trent’anni la ricchezza degli anziani italiani17 Giugno 2026
  170. 170Prestiti invece di riserve di banca centrale: un’altra puntata della Grande Trasformazione della finanza18 Giugno 2026
  171. 171Cartolina. Estinzione19 Giugno 2026
  172. 172Cartolina. Fra il dire e il tariffare22 Giugno 2026
  173. 173Dazi Usa, gli effetti sull’export italiano un anno dopo23 Giugno 2026
  174. 174Il boom italiano degli aiuti di stato a fondo perduto24 Giugno 2026
  175. 175L’Europa di fronte alla sfida della mobilità elettrica25 Giugno 2026
  176. 176Cartolina. Deficit di (de)crescita26 Giugno 2026
  177. 177Il lento progresso delle rinnovabili in Italia30 Giugno 2026
  178. 178Effetti dell’AI sull’occupazione negli Usa1 Luglio 2026
  179. 179Il dilemma del bilancio delle banche centrali2 Luglio 2026
  180. 180Cartolina. Il conto della paura3 Luglio 2026
  181. 181Cartolina. Older Age6 Luglio 2026
  182. 182L’economia resiliente non diventerà mai robusta senza disciplina nelle policy7 Luglio 2026
  183. 183Le stablecoin, “parassiti” della moneta fiduciaria8 Luglio 2026
  184. 184Il boom degli aiuti di stato nell’Ue9 Luglio 2026
  185. 185Cartolina. La peggio vecchiaia10 Luglio 2026
  186. 186Cartolina. Lavorare in meno13 Luglio 2026
  187. 187I prezzi “cinesi” abbassano l’inflazione in Europa14 Luglio 2026
  188. 188Gli hedge fund diventano i pezzi grossi nel mercato del debito sovrano15 Luglio 2026
  189. 189I pagamenti digitali fra rivoluzione e restaurazione16 Luglio 2026
  190. 190Cartolina. L’altro due per cento17 Luglio 2026
  191. 191Cartolina. Il nodo gordiano20 Luglio 2026
  192. 192Usa e Cina stritolano il saldo corrente dell’Eurozona21 Luglio 2026
  193. 193La corsa senza freni degli investimenti sull’AI22 Luglio 2026
  194. 194La “resistenza” dell’economia alle tariffe Usa23 Luglio 2026
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  206. 206Anche le banche centrali si trovano di fronte alla sfida dell’AI12 Agosto 2026 · Appendice estiva
  207. 207La democrazia americana non è quella di Tocqueville13 Agosto 2026 · Appendice estiva
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  209. 209Cartolina. Il Belpaese delle tasse17 Agosto 2026 · Appendice estiva
  210. 210Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: New Lines18 Agosto 2026 · Appendice estiva
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