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Stagione XIV · New World: la nuova distopia
Appendice estiva5 Agosto 2026

Articolo 201 / 210

La metamorfosi dei fondi pensioni aumenta i rischi per il debito sovrano

Mano a mano che si dipanano gli effetti del quindicennio a tassi azzerati che ci siamo lasciati alle spalle, scopriamo che i rimedi spesso sono peggiori dei mali che pretendevano di curare. Abbiamo già osservato la grande trasformazione intervenuta nella struttura della finanza internazionale, con le Non bank Financial Institutions (NBFIs) divenute ormai centrali per garantire la stabilità dei mercati obbligazionari sovrani. Un paper del NBER (Global pension asset allocation and debt market) ci consente di delineare un’altra evoluzione imprevista, ma in fondo prevedibile, che ha interessato nel frattempo un altro dei pilastri – insieme al sistema bancario – del vecchio mondo: i fondi pensione.

Com’è noto i fondi pensione raccolgono risorse per i loro iscritti e le investono per generare attivi capaci, in un certo futuro, di contribuire al pagamento delle pensioni. Tema delicatissimo per società che sulla promessa pensionistica hanno basato gran parte del loro patto sociale. Per loro natura, quindi, queste entità sono strutture portanti del sistema finanziario. Non solo perché raccolgono enormi quantità di risorse da investire, e quindi sono centrali nel mercato del debito, ma soprattutto perché sono investitori di lungo termine e quindi ideali per un sistema che persegua l’equilibrio di lungo periodo.

Ciò che è accaduto, e che il paper sommarizza rapidamente, è che le politiche monetaria espansive delle banche centrale, che hanno azzerato i rendimenti di lungo termine per numerosi anni, hanno indotto una metamorfosi rilevante in questi soggetti, Da investitori pazienti, abituati a contare sui rendimenti obbligazionari dei governi per capitalizzare risorse sufficienti a svolgere i loro compiti istituzionali, sono diventati investitori esotici, costretti a rischiare sempre più, acquistando carta capace di rendere qualche decimale in più, visto che i rendimenti obbligazionari sovrani sono rimasti molto bassi lungo.

Il sistema pensionistico mondiale, di conseguenza, sta vivendo una trasformazione profonda, probabilmente una delle più importanti degli ultimi quarant’anni. I fondi pensione stanno progressivamente abbandonando il reddito fisso, riducendo il peso delle obbligazioni nei loro portafogli e aumentando invece l’esposizione verso fondi comuni, investimenti alternativi e attività più rischiose. Non si tratta di un fenomeno limitato agli Stati Uniti o a qualche mercato particolarmente sofisticato: riguarda economie avanzate ed emergenti, fondi pubblici e privati, schemi pensionistici a prestazione definita e a contribuzione definita.

La conseguenza più immediata è evidente: cambia il modo in cui vengono investiti i risparmi previdenziali. Ma la conseguenza più importante riguarda qualcosa di molto più ampio. Cambia infatti la struttura della domanda di debito pubblico e privato, con implicazioni potenzialmente rilevanti per la stabilità finanziaria e per il costo con cui gli Stati potranno continuare a finanziarsi.

Lo studio ricostruisce l’evoluzione dei portafogli pensionistici utilizzando dati relativi a 87 Paesi. I numeri raccontano una storia sorprendentemente uniforme. Negli Stati Uniti, ad esempio, all’inizio degli anni Ottanta quasi il 40% delle attività dei fondi pensione era investito in obbligazioni. Oggi quella quota è scesa vicino al 10-15%. Nello stesso periodo i fondi comuni sono passati da una presenza quasi irrilevante a rappresentare circa un terzo dell’intero portafoglio.

L’Europa segue una traiettoria molto simile. Nei primi anni Duemila le obbligazioni rappresentavano circa il 35% degli investimenti dei fondi pensione. Oggi siamo sotto il 20%. Anche nei mercati emergenti la dinamica è analoga, pur partendo da una dipendenza ancora maggiore dai titoli obbligazionari.

La prima domanda che sorge spontanea è se questo sia soltanto un cambiamento “contabile”. Forse i fondi pensione hanno semplicemente smesso di comprare direttamente obbligazioni per acquistarle indirettamente attraverso fondi comuni.

Gli autori verificano proprio questa possibilità con un’analisi cosiddetta “look-through”, cioè guardando dentro i fondi comuni per capire quali strumenti finanziari essi possiedano realmente. Il risultato è netto: il calo delle obbligazioni resta anche considerando gli investimenti indiretti. Non siamo quindi davanti a un semplice cambio di veicolo finanziario, ma a una vera riduzione dell’esposizione complessiva verso il reddito fisso.

Se diminuiscono le obbligazioni, aumenta inevitabilmente qualcos’altro. Una parte crescente dei portafogli viene destinata ad azioni, ma soprattutto agli investimenti alternativi: private equity, private credit, infrastrutture, immobili, hedge fund e altre attività tradizionalmente considerate meno liquide e più rischiose.

Negli Stati Uniti i grandi fondi pensione pubblici hanno ormai portato gli investimenti alternativi oltre il 30% del patrimonio. Tendenze analoghe emergono anche in Canada, Regno Unito, area euro, Svizzera e Australia. Si tratta di un cambiamento che modifica profondamente la natura stessa dei portafogli previdenziali. L’obiettivo non è più soltanto preservare il capitale nel lungo periodo, ma cercare rendimenti superiori in un mondo nel quale gli strumenti tradizionali non sono più sufficienti.

Per un fondo pensione questa situazione rappresenta un problema enorme. Le pensioni future devono comunque essere pagate. Se le obbligazioni rendono poco, diventa inevitabile cercare rendimento altrove. È il classico fenomeno della search for yield, la ricerca di rendimento, che negli ultimi anni ha caratterizzato gran parte della finanza mondiale.

Lo studio quantifica questo comportamento. Quando il rendimento dei titoli di Stato decennali diminuisce di un punto percentuale, i fondi pensione riducono sensibilmente la quota investita in obbligazioni e aumentano soprattutto gli investimenti in fondi comuni e attività estere. Quest’ultimo dato è particolarmente interessante perché suggerisce una crescente internazionalizzazione dei portafogli pensionistici. Quando il mercato domestico offre rendimenti insufficienti, il capitale previdenziale si sposta sempre più facilmente oltre i confini nazionali.

Gli autori analizzano anche un’altra possibile spiegazione: il passaggio dai tradizionali fondi pensione a prestazione definita ai più moderni sistemi a contribuzione definita.

Nei vecchi sistemi DB il fondo promette una pensione predeterminata e quindi sopporta direttamente il rischio finanziario. Nei sistemi DC, invece, il rischio ricade prevalentemente sul lavoratore, il cui assegno finale dipenderà dall’andamento degli investimenti.

Ci si potrebbe aspettare che questa trasformazione spieghi il maggiore appetito per il rischio. In realtà il lavoro mostra che entrambe le tipologie di fondi stanno seguendo la stessa direzione. I fondi DB restano leggermente più sensibili alle variazioni dei tassi d’interesse, ma anche i fondi DC stanno progressivamente riducendo il peso delle obbligazioni. La trasformazione istituzionale contribuisce dunque al fenomeno, ma non ne rappresenta la causa principale.

Fin qui il cambiamento riguarda i portafogli dei fondi pensione. Ma il vero contributo del paper è un altro. Gli autori si chiedono che cosa succeda ai mercati del debito quando uno dei loro investitori più stabili riduce progressivamente la propria presenza.

Storicamente i fondi pensione sono stati investitori pazienti. Compravano obbligazioni e tendevano a mantenerle fino alla scadenza. Questa domanda relativamente stabile contribuiva a contenere la volatilità dei mercati obbligazionari.

Se invece il loro spazio viene occupato da fondi di investimento aperti o da altri intermediari finanziari non bancari, la situazione cambia radicalmente. Questi soggetti offrono liquidità quotidiana agli investitori e sono quindi molto più esposti a riscatti improvvisi nei momenti di tensione finanziaria. In altre parole, il debito pubblico passa progressivamente da mani stabili a mani molto più mobili.

Qui emerge uno dei risultati più interessanti dello studio. Il cambiamento produce due effetti apparentemente contraddittori.

Da un lato diventa leggermente meno costoso collocare nuovo debito. Gli investitori più dinamici reagiscono più rapidamente alle variazioni dei rendimenti e sono quindi disposti ad assorbire nuove emissioni con aumenti relativamente contenuti dei tassi richiesti.

Dall’altro lato, però, il mercato diventa molto più vulnerabile agli shock globali. Gli autori stimano che la riduzione del peso dei fondi pensione possa addirittura raddoppiare la sensibilità dei rendimenti obbligazionari agli aumenti dell’indice VIX, il principale indicatore della volatilità finanziaria mondiale. In altre parole, gli Stati potrebbero finanziarsi leggermente meglio in tempi normali, ma pagare un prezzo molto più elevato durante le fasi di crisi.

È un risultato che merita attenzione soprattutto in un’epoca caratterizzata da livelli record di debito pubblico. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato quasi esclusivamente sulla quantità del debito accumulato. Questo lavoro ricorda invece che conta anche chi quel debito lo detiene.

La composizione della platea degli investitori può modificare la resilienza dell’intero sistema finanziario tanto quanto il livello assoluto dell’indebitamento.

Naturalmente gli autori sottolineano anche alcuni limiti della loro analisi. Si tratta di un working paper che utilizza relazioni statistiche aggregate e non pretende di identificare un unico rapporto causale. Inoltre, l’aumento dei tassi osservato negli ultimi anni potrebbe modificare almeno in parte gli incentivi che hanno guidato la grande riallocazione dei portafogli pensionistici.

Tuttavia il messaggio di fondo resta molto convincente. La lunga stagione dei tassi bassi non ha semplicemente modificato i prezzi delle attività finanziarie. Ha cambiato il comportamento degli investitori istituzionali più importanti del pianeta, alterando gli equilibri tra debito pubblico, mercati finanziari e sistemi previdenziali.

In fondo, il paper racconta una storia che va oltre le pensioni. Racconta come la politica monetaria degli ultimi decenni abbia trasformato lentamente l’architettura della finanza globale. Ossia ciò da cui dipende la stabilità del prossimo ciclo finanziario. E quindi del patto sociale basato sulla previdenza.

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Stagione XIV

Indice del volume

210 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Cartolina. I magnifici sette22 Settembre 2025
  2. 2Il mondo è in subbuglio ma il mercato, francamente, se ne infischia23 Settembre 2025
  3. 3I mercati supportato sempre più il dollaro ma lo sopportano sempre meno24 Settembre 2025
  4. 4L’incertezza e le tariffe rallentano la crescita25 Settembre 2025
  5. 5Cartolina. Il debito di nessuno26 Settembre 2025
  6. 6Cartolina. L’importante è non partecipare29 Settembre 2025
  7. 7La grande (e silenziosa) stretta fiscale americana1 Ottobre 2025
  8. 8L’Asia deprime il mercato immobiliare globale2 Ottobre 2025
  9. 9Cartolina. Il conto delle merci3 Ottobre 2025
  10. 10Cartolina. Lo stallo dei prezzi6 Ottobre 2025
  11. 11Il lento declino del commercio e della crescita internazionale7 Ottobre 2025
  12. 12Vivere quasi felici con un debito stabilmente alto8 Ottobre 2025
  13. 13La doppia dipendenza europea dalle terre rare cinesi9 Ottobre 2025
  14. 14Cartolina. Il denaro misterioso10 Ottobre 2025
  15. 15Cartolina. Le riforme intelligenti13 Ottobre 2025
  16. 16Serve più domanda interna per rilanciare la crescita italiana14 Ottobre 2025
  17. 17L’aumento della spesa militare dà una spintarella alla crescita15 Ottobre 2025
  18. 18Complessità, fluidità e incertezza: la nuova trinità dell’economia internazionale secondo il Fmi16 Ottobre 2025
  19. 19Cartolina. L’Africa che ce l’ha fatta17 Ottobre 2025
  20. 20Cartolina. I perdenti20 Ottobre 2025
  21. 21La primavera africana passa per gli investimenti portuali21 Ottobre 2025
  22. 22Cosa ci racconta il declino della natalità italiano22 Ottobre 2025
  23. 23L’eterna giovinezza delle banconote nel tempo dell’euro digitale23 Ottobre 2025
  24. 24Cartolina. C’era una volta l’Europa del commercio24 Ottobre 2025
  25. 25Cartolina. La spesa che pesa27 Ottobre 2025
  26. 26Il mattone europeo “punisce” i giovani adulti28 Ottobre 2025
  27. 27Le opportunità nascoste nel digital divide africano29 Ottobre 2025
  28. 28L’irresistibile ascesa delle non banche accresce i rischi di stabilità per le banche30 Ottobre 2025
  29. 29Cartolina. Mediocrità31 Ottobre 2025
  30. 30Cartolina. Il contagio3 Novembre 2025
  31. 31Conto alla rovescia per l’euro digitale: si prepara un’altra rivoluzione monetaria4 Novembre 2025
  32. 32L’Africa fa il pieno di investimenti cinesi nei primi sei mesi del 20255 Novembre 2025
  33. 33I tassi in declino mettono sotto stress le banche cinesi6 Novembre 2025
  34. 34Cartolina. La banca non banca7 Novembre 2025
  35. 35Cartolina. La crescita italiana10 Novembre 2025
  36. 36L’irresistibile ascesa del private debt delle non banche11 Novembre 2025
  37. 37Quattro trilioni di opportunità per l’Africa12 Novembre 2025
  38. 38Rallenta la spesa in ricerca e sviluppo dei paesi Ocse13 Novembre 2025
  39. 39Cartolina. Dal Warfare al Welfare14 Novembre 2025
  40. 40Cartolina. Debito emergente17 Novembre 2025
  41. 41Le conseguenze economiche della Brexit dieci anni dopo18 Novembre 2025
  42. 42Il digitale è l’ultima frontiera dello sviluppo africano19 Novembre 2025
  43. 43Il Grande Bellissimo Bill Act che fa esplodere il debito pubblico Usa20 Novembre 2025
  44. 44Cartolina. Made in China21 Novembre 2025
  45. 45Cartolina. La spesa salutare24 Novembre 2025
  46. 46La domanda di auto in Europa ancora sotto il livello del 2018 e il futuro è stagnante25 Novembre 2025
  47. 47L’energia che serve per far partire lo sviluppo africano26 Novembre 2025
  48. 48L’import Usa dalla Cina torna al livello del 200127 Novembre 2025
  49. 49Cartolina. Negli anni Trenta28 Novembre 2025
  50. 50Cartolina. I nuovi europei1 Dicembre 2025
  51. 51Una stablecoin compra più titoli Usa del Giappone e degli Emirati2 Dicembre 2025
  52. 52Servono 15 anni e oltre 2.000 miliardi di investimenti per dare una svolta all’Africa3 Dicembre 2025
  53. 53L’economia internazionale sta sperimentando la resilienza della fragilità4 Dicembre 2025
  54. 54Cartolina. L’IA della globalizzazione9 Dicembre 2025
  55. 55Nel 2024 l’Ue ha prestato oltre 400 miliardi di euro agli Stati Uniti10 Dicembre 2025
  56. 56Il gioco ribassista dell’Opec sul petrolio11 Dicembre 2025
  57. 57Cartolina. Dal G7 all’M712 Dicembre 2025
  58. 58Cartolina. Il petrolio emergente15 Dicembre 2025
  59. 59Le quotazioni dei Magnificent 7 pesano più di un terzo dell’S&P 50017 Dicembre 2025
  60. 60I paesi asiatici e la tecnologia made in Usa tengono a galla il commercio nel 202518 Dicembre 2025
  61. 61Cartolina. L’imprevedibile19 Dicembre 2025
  62. 62Cartolina. Caro lavoratore22 Dicembre 2025
  63. 63Rischio bolla sul mercato dell’oro e dell’S&P 50023 Dicembre 2025
  64. 64Cartolina. La nuova relazione speciale12 Gennaio 2026
  65. 65La divergenza fra le aziende big tech Usa e cinesi13 Gennaio 2026
  66. 66L’onda grigia prepara un secolo dai capelli bianchi e la fine delle pensioni14 Gennaio 2026
  67. 67Un altro anno record per l’export cinese15 Gennaio 2026
  68. 68Cartolina. La crescita artificiale16 Gennaio 2026
  69. 69Cartolina. La mossa del Dragone19 Gennaio 2026
  70. 70Il debito privato alla base del boom dell’AI20 Gennaio 2026
  71. 71La crescita rimane resiliente, finché dura21 Gennaio 2026
  72. 72Usa e Italia, famiglie a confronto nell’uso dell’AI22 Gennaio 2026
  73. 73Cartolina. I salari irreali23 Gennaio 2026
  74. 74Cartolina. L’Isola del tesoro26 Gennaio 2026
  75. 75Le ragioni nascoste che sostengono la stabilità finanziaria28 Gennaio 2026
  76. 76La pace fredda dell’economia internazionale siglata sul tavolo dell’hi tech29 Gennaio 2026
  77. 77Cartolina. La scienza emergente30 Gennaio 2026
  78. 78Cartolina. L’anabasi del dollaro2 Febbraio 2026
  79. 79La fine dell’ordine internazionale: una storia dagli anni Trenta3 Febbraio 2026
  80. 80Le “onde lunghe” che accompagnano l’egemonia del dollaro4 Febbraio 2026
  81. 81La politica monetaria rischia di essere strangolata dal debito pubblico5 Febbraio 2026
  82. 82Cartolina. Non c’era una volta6 Febbraio 2026
  83. 83Cartolina. La ricchezza infelice9 Febbraio 2026
  84. 84L’inflazione erode un pezzo della ricchezza delle famiglie italiane10 Febbraio 2026
  85. 85Per vincere la sfida della democrazia occorre innanzitutto tornare a conoscerla11 Febbraio 2026
  86. 86Le conseguenze economiche della remigrazione statunitense12 Febbraio 2026
  87. 87Cartolina. Intelligenza naturale13 Febbraio 2026
  88. 88Cartolina. La Repubblica marinara16 Febbraio 2026
  89. 89Ultime notizie dal bilancio pubblico statunitense17 Febbraio 2026
  90. 90Cartolina. Fare la storia20 Febbraio 2026
  91. 91Cartolina. Svantaggi comparati23 Febbraio 2026
  92. 92Breve storia dei dazi negli Usa e dei loro effetti. Spoiler: sono recessivi24 Febbraio 2026
  93. 93La stagnazione del reddito e della ricchezza nei paesi Ocse25 Febbraio 2026
  94. 94I signori dell’AI ormai dominano i mercati26 Febbraio 2026
  95. 95Cartolina. La nazione digitale27 Febbraio 2026
  96. 96Cartolina. Servizi (non) segreti2 Marzo 2026
  97. 97La crisi demografica propone nuove sfide al sistema pensionistico cinese3 Marzo 2026
  98. 98Le restrizioni di cui non si parla mai: quelle sui servizi4 Marzo 2026
  99. 99Meno deficit ma rallenta la crescita: ricominciano le vacche magre5 Marzo 2026
  100. 100Cartolina. Un raggio di speranza6 Marzo 2026
  101. 101Cartolina. Casa amara9 Marzo 2026
  102. 102I paesi Ocse hanno sempre più fame di debito. I governi a quota 61 trilioni10 Marzo 2026
  103. 103Diminuiscono i disoccupati, ma meno persone cercano lavoro11 Marzo 2026
  104. 104La crescita silenziosa del debito comune Ue12 Marzo 2026
  105. 105Cartolina. Nel tempo breve13 Marzo 2026
  106. 106Cartolina. Volare, oh no16 Marzo 2026
  107. 107L’irresistibile ascesa del debito emergente17 Marzo 2026
  108. 108Il caro-debito ormai non risparmia più nessuno18 Marzo 2026
  109. 109Lo sboom dell’hi tech raffredda la borsa Usa19 Marzo 2026
  110. 110Cartolina. Il debito dell’AI20 Marzo 2026
  111. 111Cartolina. Un debito interessante23 Marzo 2026
  112. 112Occupazione e intelligenza artificiale: cosa ci insegna l’esperienza dei robot24 Marzo 2026
  113. 113Il “debito ombra” che alimenta gli investimenti sull’AI25 Marzo 2026
  114. 114Rimangono solo i pesci piccoli nella trappola degli ETF sull’oro26 Marzo 2026
  115. 115Cartolina. La vendetta della realtà27 Marzo 2026
  116. 116Cartolina. La corsa dall’oro30 Marzo 2026
  117. 117Il peso della geopolitica nella globalizzazione finanziaria31 Marzo 2026
  118. 118Se la guerra è anche una guerra contro l’economia1 Aprile 2026
  119. 119Aumenta il numero dei laureati negli Usa con più di un lavoro2 Aprile 2026
  120. 120Cartolina. Rinflazione3 Aprile 2026
  121. 121Cartolina. Vicolo Stretto7 Aprile 2026
  122. 122Oltre la metà degli italiani ha almeno una patologia cronica8 Aprile 2026
  123. 123Si allarga la forbice del divario di produttività fra Usa e Ue9 Aprile 2026
  124. 124Cartolina. Consuminimo10 Aprile 2026
  125. 125Cartolina. SorpassAI13 Aprile 2026
  126. 126L’unico esito certo dei maxi investimenti tedeschi sulla difesa è l’aumento del debito14 Aprile 2026
  127. 127Il conto dei dazi lo pagano i consumatori e le imprese Usa15 Aprile 2026
  128. 128Il mondo nella stagione della decrescita infelice16 Aprile 2026
  129. 129Cartolina. Aiutati che non t’aiuto17 Aprile 2026
  130. 130Cartolina. La spesa nemica20 Aprile 2026
  131. 131Le relazioni pericolose fra i tassi e le tasse21 Aprile 2026
  132. 132Vento freddo in arrivo dall’Est: l’aumento dei rendimenti giapponesi22 Aprile 2026
  133. 133Cresce l’attrazione fatale per la spesa militare23 Aprile 2026
  134. 134Cartolina. Mai con l’AI24 Aprile 2026
  135. 135Cartolina. Sold US27 Aprile 2026
  136. 136Il costo della guerra grava sulle spalle dei più fragili28 Aprile 2026
  137. 137L’inesauribile appetito finanziario dei data center29 Aprile 2026
  138. 138Il dilemma cinese fra risparmio privato e welfare30 Aprile 2026
  139. 139Cartolina. Warfare4 Maggio 2026
  140. 140L’irresistibile crescita dell’economia dei servizi5 Maggio 2026
  141. 141La via cinese all’internazionalizzazione della moneta6 Maggio 2026
  142. 142Se l’hi tech Usa piange, l’Europa non ride7 Maggio 2026
  143. 143Cartolina. GeografIA8 Maggio 2026
  144. 144Cartolina. L’altro Stretto11 Maggio 2026
  145. 145Il boom dei pagamenti cashless è un ottimo motivo per promuovere l’euro digitale12 Maggio 2026
  146. 146Spesa militare e crescita: il caso della Polonia13 Maggio 2026
  147. 147Record di restrizioni per il commercio di terre rare14 Maggio 2026
  148. 148Cartolina. Braccianti istruiti15 Maggio 2026
  149. 149Cartolina. Bye buy Italy18 Maggio 2026
  150. 150Le conseguenze macroeconomiche delle guerre19 Maggio 2026
  151. 151L’import dalla Cina è una sfida per l’Europa20 Maggio 2026
  152. 152Dopo la pensione gli europei riscoprono la gioia del lavoro21 Maggio 2026
  153. 153Cartolina. Dipendenze22 Maggio 2026
  154. 154Cartolina. 2030 auguri25 Maggio 2026
  155. 155La fine dell’egemonia del dollaro (spagnolo): un insegnamento che viene dalla storia26 Maggio 2026
  156. 156Più che i dazi è l’IA a spingere gli investimenti esteri negli Usa27 Maggio 2026
  157. 157Le sfide che attendono l’export italiano28 Maggio 2026
  158. 158Cartolina. Improduttività29 Maggio 2026
  159. 159Gli anni difficili della manifattura europea3 Giugno 2026
  160. 160Il mondo sotto pressione alle prese con una crescita al rallentatore4 Giugno 2026
  161. 161Cartolina. Flessibilità5 Giugno 2026
  162. 162Cartolina. L’età dell’acciaio8 Giugno 2026
  163. 163Un mercato del lavoro povero conduce a retribuzioni basse: il caso italiano9 Giugno 2026
  164. 164Il ritorno degli squilibri globali10 Giugno 2026
  165. 165La metamorfosi finanziaria dei fondi pensione11 Giugno 2026
  166. 166Cartolina. Farsi una domanda12 Giugno 2026
  167. 167Cartolina. Prima la pensione15 Giugno 2026
  168. 168La grande gelata dei consumi europei16 Giugno 2026
  169. 169Raddoppiata in trent’anni la ricchezza degli anziani italiani17 Giugno 2026
  170. 170Prestiti invece di riserve di banca centrale: un’altra puntata della Grande Trasformazione della finanza18 Giugno 2026
  171. 171Cartolina. Estinzione19 Giugno 2026
  172. 172Cartolina. Fra il dire e il tariffare22 Giugno 2026
  173. 173Dazi Usa, gli effetti sull’export italiano un anno dopo23 Giugno 2026
  174. 174Il boom italiano degli aiuti di stato a fondo perduto24 Giugno 2026
  175. 175L’Europa di fronte alla sfida della mobilità elettrica25 Giugno 2026
  176. 176Cartolina. Deficit di (de)crescita26 Giugno 2026
  177. 177Il lento progresso delle rinnovabili in Italia30 Giugno 2026
  178. 178Effetti dell’AI sull’occupazione negli Usa1 Luglio 2026
  179. 179Il dilemma del bilancio delle banche centrali2 Luglio 2026
  180. 180Cartolina. Il conto della paura3 Luglio 2026
  181. 181Cartolina. Older Age6 Luglio 2026
  182. 182L’economia resiliente non diventerà mai robusta senza disciplina nelle policy7 Luglio 2026
  183. 183Le stablecoin, “parassiti” della moneta fiduciaria8 Luglio 2026
  184. 184Il boom degli aiuti di stato nell’Ue9 Luglio 2026
  185. 185Cartolina. La peggio vecchiaia10 Luglio 2026
  186. 186Cartolina. Lavorare in meno13 Luglio 2026
  187. 187I prezzi “cinesi” abbassano l’inflazione in Europa14 Luglio 2026
  188. 188Gli hedge fund diventano i pezzi grossi nel mercato del debito sovrano15 Luglio 2026
  189. 189I pagamenti digitali fra rivoluzione e restaurazione16 Luglio 2026
  190. 190Cartolina. L’altro due per cento17 Luglio 2026
  191. 191Cartolina. Il nodo gordiano20 Luglio 2026
  192. 192Usa e Cina stritolano il saldo corrente dell’Eurozona21 Luglio 2026
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  201. 201La metamorfosi dei fondi pensioni aumenta i rischi per il debito sovrano5 Agosto 2026 · Appendice estiva
  202. 202La grande trasformazione del debito statunitense6 Agosto 2026 · Appendice estiva
  203. 203Cartolina. La Giovine AI7 Agosto 2026 · Appendice estiva
  204. 204Cartolina. Banche o non banche?10 Agosto 2026 · Appendice estiva
  205. 205Deficit commerciale Usa: tanta fatica per (quasi) nulla11 Agosto 2026 · Appendice estiva
  206. 206Anche le banche centrali si trovano di fronte alla sfida dell’AI12 Agosto 2026 · Appendice estiva
  207. 207La democrazia americana non è quella di Tocqueville13 Agosto 2026 · Appendice estiva
  208. 208Cartolina. La vecchiaia dell’Occidente14 Agosto 2026 · Appendice estiva
  209. 209Cartolina. Il Belpaese delle tasse17 Agosto 2026 · Appendice estiva
  210. 210Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: New Lines18 Agosto 2026 · Appendice estiva
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