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Stagione II · Rebalancing
Il diario della stagione18 Aprile 2014

Articolo 157 / 223

Esercizi di retorica sul DEF: dal pareggio (di bilancio) allo spareggio



Il travestimento circa la natura del DEF comincia dal nome, come è giusto che sia in un esercizio di retorica.

Il Documento di economia e finanza, però, svela la sua vocazione autentica quando inizia  a sostanziare i suoi effetti, manifestandoli. E sono eminentemente politici.

Nel nostro caso coincidono con la lettera del MEF a Bruxelles con la quale il governo chiede un anno di deroga per arrivare al pareggio del deficit strutturale.

Se ne è parlato in lungo e largo, evitando magari di sottolineare quanto sia convenzionale, e quindi discutibile, la definizione stessa di deficit strutturale alla quale dovremmo impiccarci. E si è anche ricordato che per rendere sostanziale tale deroga è servito un voto a maggioranza assoluta del nostro Parlamento, cui dovrà seguire il placet delle autorità europee. Le stesse che dovranno pronunciarsi molto presto sui nostri squilibri macroeconomici, già giudicati eccessivi e quindi forieri di ulteriori interferenze europee nelle nostre politiche fiscali.

Ecco perciò che un numero immaginario, il famoso disavanzo strutturale, diventa il fatto politico di rilievo che origina azioni politiche assai rilevanti.

Da Bruxelles si sono affrettati a rispondere alla lettera di Padoan che “valuteranno il percorso di rientro italiano”, come peraltro è scritto nelle stesse regole che chiediamo di derogare. Che significa tutto e niente. O soltanto che, come al solito siamo sorvegliati speciali.

Il caso italiano ha l’aggravante di avere tutti i numeri contro. Gli unici indicatori positivi sono l’avanzo primario, che però nell’immediato è previsto in calo, il livello di deficit, che rimarrà sotto il 3%, sempre nell’immediato, e il saldo del conto corrente, di recente tornato in attivo, che però sconta il previsto calo dell’export netto, che rischia di farci ripiombare nel deficit.

In questa situazione, le regole di bilancio, che molto opportunamente Bankitalia ha ricordato nella sua audizione sul DEF pesano come macigni.

Per chi non lo ricordasse, con l’approvazione in Costituzione, nel 2012, abbiamo accettato di avere regole di bilancio europee sull’indebitamento netto, la spesa pubblica e il debito. Il famoso fiscal compact di cui si fa grande uso nei talk show, sempre retoricamente in funzione di spauracchio.

La questione merita un approfondimento.

La regola dell’indebitamento netto implica che per i paesi non soggetti a procedura per disavanzo eccessivo (ne siamo usciti da poco) il famoso disavanzo strutturale debba essere inferiore o uguale all’obiettivo di medio termine (OMT) fissato per il paese. Se il disavanzo eccede tale obiettivo, deve essere ridotto di almeno dello 0,5% del Pil l’anno.

Per l’Italia l’OMT è il mitico pareggio di bilancio. “Nel 2014 – dice Bankitalia – gli andamenti tendenziali indicano una riduzione del disavanzo strutturale pari allo 0,2% del Pil. Sarebbe richiesto quindi un ulteriore aggiustamento di circa lo 0,3%”, per arrivare a un indebitamento strutturale pari a meno -o,1% del Pil nel 2015.

Ciò spiega perché il governo, adducendo le famose circostanze eccezionali (fra le altre cose il pagamento dei debiti della PA) ha chiesto la deroga, affiancandole un piano di rientro che prevede un aggiustamento strutturale del famoso disavanzo pari allo 0,5% del Pil nel 2015, anziché doversi fare carico di un aggiustamento dello 0,3% quest’anno. Parliamo di circa 4,5 miliardi. In sostanza si rimanda a domani quel si dovrebbe fare oggi, come peraltro noi italiani siamo maestri nel fare, sperando che la ripresa e la ventata riformista del governo dia una mano dal versante della crescita.

Su questa strategia, la Corte dei conti, che pure mostra di comprendere il momento, osserva che sarebbe buona norma fare le correzione (quindi i tagli) quando c’è la ripresa piuttosto che quando c’è crisi. Ma il momento, appunto, è topico.

Sostanzialmente ci stiamo giocando il tutto per tutto.

La regola della spesa prevede invece che per i paesi che non hanno ancora raggiunto il proprio OMT, quindi anche noi, la crescita annua della spesa pubblica, al netto delle componenti fuori dall’azione del governo (vai a capire come si calcolano), debba essere inferiore a quella di medio periodo del Pil potenziale (altra variabile immaginaria). L’entità dello scarto deve garantire un saldo strutturale di almeno lo 0,5% del Pil, con l’avvertenza che una crescita della spesa superiore non è interpretata come una violazione se è compensata da aumenti discrezionali delle entrate.

Che significa?

Ecco, già il fatto che qualcuno debba spiegarlo sostanzia il cuore del problema. Uno dei trucchi dei retori è spiazzare l’interlocutore con preposizioni astruse dall’aria seria e credibile. Apodittiche, si dice. E cosa c’è di più apodittico di un regola costitituzionale?

Bankitalia ci dice che “nel triennio 2011-13 la dinamica della spesa è stata ampiamente al di sotto del limite prescritto dalle regole europee. Per il triennio 2014-16, il limite superiore calcolato dalla Commissione per l’Italia è pari a -1,07 per cento in termini reali; nelle proiezioni elaborate dal Governo sotto l’ipotesi di invarianza delle politiche di bilancio, la dinamica della spesa sarebbe significativamente superiore”.

Ricordatevi queste parole: proiezioni, ipotesi di invarianza, sarebbe superiore, limite superiore calcolato (non sappiamo come). Come vedete nulla di reale: solo congetture. Ma terribilmente cogenti.

Forte di tanta apodittica indimostrabile, il novello retore (nel caso specifico la Commissione Ue, ma vale per l’economia applicata) detta la sua regola normativa. E quindi fa politica.

Provo a tradurre il commento di Bankitalia in parole comprensibili: prima non abbiamo sforato, ma sforeremo dopo, secondo quanto si può ipotizzare.

Il che ci mette nella difficile posizione di interlocutori poco credibili.

Screditare l’interlocutore è un altro caposaldo del dibattere retorico.

Attenzione: la regola della spesa vale solo se falliamo l’obbiettivo di medio termine, ossia sempre il solito pareggio.

Non finisce qui. C’è anche la regola del debito.

Il six pack prevede che nei paesi il cui il rapporto da debito e prodotto ecceda il 60%, tale differenza debba diminuire di un ventesimo l’anno nella media di un triennio. Per l’Italia, che era sottoposta a procedura di infrazione nel 2011, è stato previsto un periodo di tre anni di transizione dal momento in cui la procedura viene chiusa, ossia dal 2013.

“In tale periodo – spiega Bankitalia – la regola del debito si ritiene soddisfatta se lo stato membro consegue una riduzione annua minima del disavanzo strutturale (minimum linear structural adjustement, MLSA) calcolata dalla Commissione UE”.

Ricordo a tutti che il disavanzo strutturale è una variabile che la Corte dei Conti ha definito impossibile da osservare. E sottolineo che, ancora una volta la commissione calcola (non sappiamo come) un dato che diventa un obiettivo politico.

Ebbene, “lo scorso novembre – dice Bankitalia – la Commissione ha indicato che il MLSA per l’Italia è definito da una riduzione del disavanzo strutturale (sempre lui, ndr) di almeno 1,32 punti percentuali del PIL nel complesso del biennio 2014-15. La riduzione prevista nel DEF è di 0,7 punti. Va rilevato tuttavia che la Commissione potrebbe rivedere al ribasso l’MLSA tenendo conto degli introiti delle dismissioni programmate”.

Notate la finezza: 1,32% del Pil. Chi dubiterebbe dell’accuratezza del calcolo a questo livello di dettaglio?

Un altro espediente del retore è far credere che le sue informazioni siano sempre accurate.

Comunque, stando a quanto dice Bankitalia, siamo fuori anche dalla regola anche nel periodo di transizione.

E dopo? “La regola dovrà essere rispettata con riferimento alla variazione del debito nel triennio 2013-15 (versione backward looking, con e senza correzione per l’impatto del ciclo economico) oppure nel triennio 2015-17 (versione forward looking). Il quadro programmatico del DEF rispetta la regola sul debito nella versione forward looking. Se gli andamenti macroeconomici dovessero discostarsi, anche di poco, dalle previsioni contenute nel DEF, o se non si realizzassero integralmente le dismissioni programmate, il rispetto della regola sarebbe messo a repentaglio”.

Insomma: rischiamo di fare un altro botto.

“Le regole di bilancio europee – conclude comprensiva Bankitalia – possono apparire complesse e, pur con i loro margini di flessibilità, stringenti, ma esse rispondono all’esigenza di assicurare la sostenibilità delle finanze pubbliche e ricondurle all’equilibrio. Occorre inoltre ricordare che esse appaiono oggi vincolanti anche perché abbiamo lasciato crescere in passato, senza sufficiente controllo, la spesa e il debito pubblico”.

Anche qui, appartiene al discorrere retorico trovare sempre una morale nella storiella.

Poiché sono appassionato di retorica, l’avrete capito, ovvero di quello che gli antichi chiamavano l’arte del discorrere e del persuadere, ho pensato di sintetizzare questa noiosa cavalcata fra le regole europee sulla finanza pubblica trasformandola in un’altra storiella, che sarà magari meno istruttiva, ma certamente non meno realistica di quella che ci ha raccontato Bankitalia.

Un bel giorno in Italia, squadra con evidenti difficoltà e a rischio retrocessione, arriva un nuovo capitano che, forte del suo giovanile entusiasmo e del desiderio di speranza dei suoi giocatori lancia il cuore oltre l’ostacolo e decide di giocarsi la sua partita della vita, che incidentalmente è anche la nostra.

La squadra del premier scende in campo contro la squadra avversaria, l’Europa, agguerritissima, composta da bomber stranieri, per lo più nordeuropei, temutissimi per la loro capacità di fare gol e grandi praticanti dell’astruso gioco a schemi.

Ma la strategia del premier spiazza l’avversario. Portato all’attacco da ali di folla speranzosa, il premier parte in contropiede e segna un spettacolare gol in rovesciata.

GOL: urla l’Italia. La speranza arride a molti, cui viene promesso una goleada.

Ma l’Europa ha dalla sua terribili regole di gioco, che prevedono che ogni giocatore non possa calpestare durante la corsa un valore presunto di fili d’erba superiore allo scarto medio quadratico del flusso tendenziale delle ricrescita prevista, e che, nel caso, debba rientrare precipitosamente in area seguendo il fischio dell’arbitro.

Che infatti fischia.

Il quarto uomo agita la bandierina, gli arbitri si riuniscono in conventicola, incuranti delle proteste del pubblico da casa, mentre i giocatori italiani assicurano che un loro personalissimo algoritmo assicurerà la ricrescita dell’erba nei tempi stabiliti. Ma molti osservano che la squadra italiana non è nuova a questi espedienti e che, dati alla mano, non è molto credibile.

La partita riprende con gli italiani impegnati a fare quello che fanno meglio: litigano fra loro. Così la squadra avversaria approfitta e affonda in campo.

Il temibile numero 10 dell’Europa, biondo e azzurro d’occhio, segna e chiude la partita in parità.

La squadra italiana festeggia: le hanno sempre detto che bastava il pareggio per salvarsi.

Ma invece viene fuori che c”è sempre dell’altro di cui dover tener conto, scritto in piccolo nel manuale delle regole di gioco.

Conclusione. Il salvataggio torna incerto. Il pareggio non basta.

Serve uno spareggio.

(3/fine)

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◆

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Stagione II

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1L’Internazionale dei banchieri centrali verso il sol dell’avvenire2 Settembre 2013
  2. 2Le banche zavorrano il riequilibrio tedesco3 Settembre 2013
  3. 3La guerra dei banchieri per il controllo dei derivati4 Settembre 2013
  4. 4Il Capitale conquista il mercato comune europeo5 Settembre 2013
  5. 5Il Mattone sulla bilancia del riequilibrio6 Settembre 2013
  6. 6Lo spettro della crisi bancaria che aleggia sulla terra dei vichinghi9 Settembre 2013
  7. 7Il destino multipolare dell’Unione Europea10 Settembre 2013
  8. 8I surplus gemelli dei gemelli diversi (Cina e Germania)11 Settembre 2013
  9. 9Si prepara la mutazione politica della Bce12 Settembre 2013
  10. 10Ma poi, com’è finita in Islanda?13 Settembre 2013
  11. 11Adesso Eurolandia si allarga per via bancaria16 Settembre 2013
  12. 12Cosa succederà con l’exit strategy? E’ già tutto scritto17 Settembre 2013
  13. 13Il Lamento di Confindustria e la Sindrome di Bruxelles18 Settembre 2013
  14. 14La faglia di Parigi che fra tremare l’eurozona (e il mondo)19 Settembre 2013
  15. 15I salari dell’eurozona convergono verso il basso20 Settembre 2013
  16. 16Cipro ci prova23 Settembre 2013
  17. 17Dal Co.co.co al Co.co.ci: pure il bond diventa precario24 Settembre 2013
  18. 18L’eurozona fa scuola. In Africa25 Settembre 2013
  19. 19Il Fondo monetario vuole più Europa26 Settembre 2013
  20. 20Vivere con un debito di guerra in tempo di pace27 Settembre 2013
  21. 21Il mattone minaccia la stabilità italiana30 Settembre 2013
  22. 22Lo spirito tedesco dell’export italiano1 Ottobre 2013
  23. 23C’è del marcio in Danimarca?2 Ottobre 2013
  24. 24Ecco l’Europa di Supermario bros3 Ottobre 2013
  25. 25Svuotare il mare (del debito) col secchiello (dell’avanzo primario)4 Ottobre 2013
  26. 26L’Europa Ogm (organismo giuridicamente modificato)7 Ottobre 2013
  27. 27L’export tedesco sul ciglio del burrone8 Ottobre 2013
  28. 28Il default statale come requisito della stabilità europea9 Ottobre 2013
  29. 29Equilibrio vuol dire fiducia (lo dice anche la Bce)10 Ottobre 2013
  30. 30I travet pubblici italiani pagano il conto del 201311 Ottobre 2013
  31. 31La Fed ci penserà 2,3 trilioni di volte prima di chiudere i rubinetti14 Ottobre 2013
  32. 32Eu-topia15 Ottobre 2013
  33. 33Il silenzioso ritorno del protezionismo16 Ottobre 2013
  34. 34La maledizione delle offerte speciali16 Ottobre 2013
  35. 35La nuova indipendenza delle Banche centrali: quella dalla realtà17 Ottobre 2013
  36. 36L’apolitica fiscale18 Ottobre 2013
  37. 37Grana da mezzo trilione per le banche italiane21 Ottobre 2013
  38. 38La bellezza del Demanio21 Ottobre 2013
  39. 39Se il calo dei salari non porta al riequilibrio22 Ottobre 2013
  40. 40Il sorpasso (bancario)23 Ottobre 2013
  41. 41Il Tao dell’eurozona24 Ottobre 2013
  42. 42Il capitale di Bankitalia e le tre scimmiette sagge25 Ottobre 2013
  43. 43L’ora dell’Eurasia28 Ottobre 2013
  44. 44L’eurozona regola i conti con l’estero ma non con se stessa29 Ottobre 2013
  45. 45Dall’Ue all’UeP: ritorno al futuro30 Ottobre 2013
  46. 46Si allarga lo spread fra governo e Bankitalia31 Ottobre 2013
  47. 47Non posso più comprare casa mia2 Novembre 2013
  48. 48Il lavoro flessibile? Frena l’occupazione4 Novembre 2013
  49. 49Tramonto finlandese5 Novembre 2013
  50. 50Il segreto del deficit al 3%6 Novembre 2013
  51. 51Un altro trilemma per l’eurozona7 Novembre 2013
  52. 52La Ue trasloca da Bruxelles a Mosca8 Novembre 2013
  53. 53Dopo le banche, anche le assicurazioni entrano nell’ombra11 Novembre 2013
  54. 54La Giovine Europa (reloaded)12 Novembre 2013
  55. 55Per salvare il mattone basta controllare il costo degli affitti13 Novembre 2013
  56. 56Bruxelles e Francoforte accerchiano Berlino14 Novembre 2013
  57. 57L’europianto dei Piigs fa ridere l’Eurozona15 Novembre 2013
  58. 58Le mille frammentazioni dell’eurozona18 Novembre 2013
  59. 59Scricchiola la stabilità finanziaria tedesca19 Novembre 2013
  60. 60Minacce Emergenti20 Novembre 2013
  61. 61Il Contagio (fiscale)20 Novembre 2013
  62. 62C’è un giudice a Berlino, ma anche a Lisbona21 Novembre 2013
  63. 63L’Imu, Pantalone e le quote di Bankitalia22 Novembre 2013
  64. 6423 novembre 201223 Novembre 2013
  65. 652014: la sindrome giapponese che minaccia l’eurozona25 Novembre 2013
  66. 66I bond sovrani finiscono sotto stress (test)26 Novembre 2013
  67. 67L’età della disuguaglianza27 Novembre 2013
  68. 68Si prepara la rivolta delle pantere grigie28 Novembre 2013
  69. 69Il mattone di carta americano torna a far danni29 Novembre 2013
  70. 70Il boom del mattone spaventa gli inglesi2 Dicembre 2013
  71. 71Il default americano, ovvero la fine del mondo3 Dicembre 2013
  72. 72La finanza alternativa c’è già. In Islam4 Dicembre 2013
  73. 73Ecco cos’è e come funziona lo Shadow Banking5 Dicembre 2013
  74. 74Shadow Banking: 80 anni vissuti pericolosamente6 Dicembre 2013
  75. 75Un futuro “luminoso” per lo shadow banking9 Dicembre 2013
  76. 76Le regole sui bond sovrani spaccano in due l’Europa10 Dicembre 2013
  77. 77I dieci giorni che cambieranno l’Europa (e la Germania)11 Dicembre 2013
  78. 78Notturno polacco12 Dicembre 2013
  79. 79I governatori dell’eurozona battono un colpo13 Dicembre 2013
  80. 80Il drago capitalista assedia la Grande Muraglia cinese16 Dicembre 2013
  81. 81Siamo ricchi, ma poveri17 Dicembre 2013
  82. 82Quel connubio fra euro e monete locali18 Dicembre 2013
  83. 83Germania 1-Ue 0: avanza l’Europa (bancaria) tedesca19 Dicembre 2013
  84. 84L’anno (bancario) che verrà20 Dicembre 2013
  85. 85Pausa festiva per il blog. Comincia Tedioevo21 Dicembre 2013
  86. 86Riparte il blog. Dite la vostra su Tedioevo12 Gennaio 2014
  87. 87Bankitalia, la Bce e la freccia di Apollo13 Gennaio 2014
  88. 88Il cuore (lussemburghese) dell’eurozona14 Gennaio 2014
  89. 89Il ventennio perduto dell’Eurozona15 Gennaio 2014
  90. 90L’inverno del Made in Europe16 Gennaio 2014
  91. 91La radice sempreverde del mercantilismo europeo17 Gennaio 2014
  92. 92La triste vecchiaia dell’Europa20 Gennaio 2014
  93. 93Il fiato del Drago capitalista sul collo dell’economia cinese21 Gennaio 2014
  94. 94Il balletto russo prepara lo scivolone del rublo22 Gennaio 2014
  95. 95L’euro surriscalda il Mattone baltico23 Gennaio 2014
  96. 96L’Europa keynesiana (in salsa tedesca)24 Gennaio 2014
  97. 97Le “emissioni” della Bce e la grande glaciazione del credito27 Gennaio 2014
  98. 98L’eurotrappola dell’illiquidità (e le altre)28 Gennaio 2014
  99. 99Siamo un paese per vecchi (possidenti): triste, solitario y final29 Gennaio 2014
  100. 100Ultima chiamata per le Banche centrali30 Gennaio 2014
  101. 101Il governo dei giudici che regola l’economia europea da sessant’anni31 Gennaio 2014
  102. 102I nuovi mostri: l’alba delle controparti centrali3 Febbraio 2014
  103. 103I nuovi mostri: stupori e tremori nel mercato dei repo4 Febbraio 2014
  104. 104I nuovi mostri: l’economia di guerra della Fed e i suoi danni (ai) collaterali5 Febbraio 2014
  105. 105La Bce celebra il divorzio fra banche e stati6 Febbraio 2014
  106. 106Quel che si dovrebbe sapere della contabilità nazionale7 Febbraio 2014
  107. 107La Germania comincia a vivere di rendita10 Febbraio 2014
  108. 108L’ipocrita ninna nanna che addormenta i giovani italiani11 Febbraio 2014
  109. 109Il “bondage” che soffoca le economie emergenti12 Febbraio 2014
  110. 110Il banco paga il conto del casinò/o sloveno13 Febbraio 2014
  111. 111Genealogia del Pil – L’araldo di Cromwell14 Febbraio 2014
  112. 112Il sogno della Buba: privatizzare le perdite per “socializzare” i guadagni17 Febbraio 2014
  113. 113La mitologia bancaria di Mr. Dombret18 Febbraio 2014
  114. 114La distruzione durevole dei consumi italiani (ed europei)19 Febbraio 2014
  115. 115L’incarichificio19 Febbraio 2014
  116. 116Lezione norvegese sulla sovranità20 Febbraio 2014
  117. 117Genealogia del Pil – Il trionfo della volontà (statale)21 Febbraio 2014
  118. 118Il tabù (previdenziale) nascosto nel cuneo fiscale24 Febbraio 2014
  119. 119Le imprese europee sedotte (dal debito) e abbandonate (coi debiti)25 Febbraio 2014
  120. 120Cura irlandese (e cartolarizzazioni) per l’eurozona26 Febbraio 2014
  121. 121Il fantasma della deflazione si materializza (per ora) fra i Pigs27 Febbraio 2014
  122. 122Genealogia del Pil – Il destino statalista dell’Occidente “liberale”28 Febbraio 2014
  123. 123L’export non spinge più la crescita tedesca3 Marzo 2014
  124. 124Mangiarsi l’avanzo primario e decrescere (in)felici4 Marzo 2014
  125. 125Penultimo tango a Parigi5 Marzo 2014
  126. 126State sereni: Vinceremo! (Premio: un altro ’92)6 Marzo 2014
  127. 127Finisce l’epoca mercantilista dell’eurozona7 Marzo 2014
  128. 128Viaggio in Italia: nella morsa degli opposti automatismi10 Marzo 2014
  129. 129Viaggio in Italia: 2014, odissea nello strazio (bancario)11 Marzo 2014
  130. 130Viaggio in Italia: lavorare (per) meno, lavorare tutti12 Marzo 2014
  131. 131Viaggio in Italia: fuori dal tunnel dell’eurodebito13 Marzo 2014
  132. 132Viaggio in Italia: sedotti (dall’estero) e abbandonati14 Marzo 2014
  133. 133I nuovi paesi emergenti stanno in Europa17 Marzo 2014
  134. 134Il triste fardello della (im) previdenza pubblica18 Marzo 2014
  135. 135Supercazzole berlinesi con scappellamenti lussemburghesi19 Marzo 2014
  136. 136Weidmann, ovvero il primato della politica (della Buba)20 Marzo 2014
  137. 137Ma che ci fa coi soldi il fondo Esm?21 Marzo 2014
  138. 138Unione bancaria, la Bce segna ma non vince24 Marzo 2014
  139. 139Il Giappone quantiqualitativo dopo un anno di diluvio monetario25 Marzo 2014
  140. 140Gli economisti (e il Fmi) pianificano la moneta internazionale (e gli Usa ridono)26 Marzo 2014
  141. 141Diplomazia dei prestiti esteri: Spagna, ossia il parente povero della Germania27 Marzo 2014
  142. 142Diplomazia dei prestiti esteri: Italia nella morsa franco-tedesca28 Marzo 2014
  143. 143L’euro e la crisi gonfiano il portafoglio (e il mattone) dei tedeschi31 Marzo 2014
  144. 144I francesi se ne fregano (dei debiti) e tirano dritto1 Aprile 2014
  145. 145Disoccupazione italiana al 13%? Dipende…2 Aprile 2014
  146. 146I debiti nel mondo superano quota 100 trilioni di dollari3 Aprile 2014
  147. 147Diplomazia dei prestiti esteri: la ragnatela di Spider man4 Aprile 2014
  148. 148Il crollo del mattone costa 270 miliardi alle famiglie italiane7 Aprile 2014
  149. 149Si prepara la terza guerra mondiale: quella del debito8 Aprile 2014
  150. 150Il freddo vento dell’Ovest che soffia sull’India9 Aprile 2014
  151. 151Si scrive DEF, ma si legge FED10 Aprile 2014
  152. 152Lavoro: anche gli americani diventano choosy (grazie anche alla Fed)11 Aprile 2014
  153. 153I banchieri berlinesi alla campagna d’America14 Aprile 2014
  154. 154Banche, la paura fa 90 (miliardi)15 Aprile 2014
  155. 155Esercizi di retorica sul DEF: la retromarcia dell’avanzo primario16 Aprile 2014
  156. 156Esercizi di retorica sul DEF: l’invenzione del deficit strutturale17 Aprile 2014
  157. 157Esercizi di retorica sul DEF: dal pareggio (di bilancio) allo spareggio18 Aprile 2014
  158. 158La Bce prepara il qualitative easing22 Aprile 2014
  159. 159Diplomazia dei prestiti esteri: L’impero di Nylonkong23 Aprile 2014
  160. 160Banche, la Cina entra nell’Ombra24 Aprile 2014
  161. 161Ah, se avessi vent’anni di più…25 Aprile 2014
  162. 162La finanza islamica sbarca a Hong Kong28 Aprile 2014
  163. 163Super Target 2, ovvero euro 3.029 Aprile 2014
  164. 164Il Leviatano di Francoforte30 Aprile 2014
  165. 165Lavoro. E’ qui la festa?1 Maggio 2014
  166. 166Le banche europee di fronte allo stress test (russo)5 Maggio 2014
  167. 167Fuga bancaria dai titoli di stato6 Maggio 2014
  168. 168Gli stress test costano venti miliardi alle banche italiane7 Maggio 2014
  169. 169Esplode lo shadow banking europeo8 Maggio 2014
  170. 170La crisi sta finendo (e un anno se ne va)9 Maggio 2014
  171. 171La Cina prepara la sua prossima crisi bancaria12 Maggio 2014
  172. 172Esercizi di retorica sul debito pubblico: la leggenda della sostenibilità13 Maggio 2014
  173. 173Esercizi di retorica sul debito pubblico: dalla tripla A alla tripla S14 Maggio 2014
  174. 174Esercizi di retorica sul debito pubblico: la Germania insostenibile (al contrario di noi)15 Maggio 2014
  175. 175Le quattro Europe16 Maggio 2014
  176. 176Le quattro Europe: Il campo minato a sud-est di Berlino19 Maggio 2014
  177. 177Le quattro Europe: la trinità Baltica20 Maggio 2014
  178. 178Le quattro Europe: l’artiglio vichingo21 Maggio 2014
  179. 179Le quattro Europe: i nipotini di Carlo Magno22 Maggio 2014
  180. 180Il lungo inverno delle costruzioni europee congela il mattone23 Maggio 2014
  181. 181La deframmentazione dell’eurozona26 Maggio 2014
  182. 182La crisi capovolta nel mondo sottosopra27 Maggio 2014
  183. 183L’alba malinconica del Secolo asiatico28 Maggio 2014
  184. 184Le bugie dei Grandi Numeri: più Pil(u) per tutti29 Maggio 2014
  185. 185Le bugie dei Grandi Numeri: la rimozione dell’incertezza30 Maggio 2014
  186. 186La resistibile ascesa della Costantinopoli cinese3 Giugno 2014
  187. 187Non ci sono più le banche svizzere di una volta4 Giugno 2014
  188. 188Il serpente (bancario) che striscia nel paradiso svizzero5 Giugno 2014
  189. 189Le banche spagnole ballano la samba6 Giugno 2014
  190. 190L’epopea italiana dei fondi (in) pensione9 Giugno 2014
  191. 191L’Italia di domani: tre scenari per un teatrino10 Giugno 2014
  192. 192L’ultima sfida della globalizzazione11 Giugno 2014
  193. 193Dopo l’unione bancaria arriva quella previdenziale12 Giugno 2014
  194. 194Non credo più nel credito13 Giugno 2014
  195. 195Il divorzio (all’italiana) fra debito pubblico e ricchezza privata16 Giugno 2014
  196. 196La fine dell’indipendenza delle banche centrali17 Giugno 2014
  197. 197L’anno d’oro dei paperoni italiani18 Giugno 2014
  198. 198Il riequilibrio americano pagato dalla Cina (e dai petrolieri)19 Giugno 2014
  199. 199L’Italia (im)possibile: Il matrimonio fra ricchezza privata e debito pubblico20 Giugno 2014
  200. 200La fredda guerra della Russia23 Giugno 2014
  201. 201La fredda guerra della Russia: l’armata dei debiti24 Giugno 2014
  202. 202La fredda guerra della Russia: la bilancia dei patimenti25 Giugno 2014
  203. 203La fredda guerra della Russia: un paese in riserva26 Giugno 2014
  204. 204La fredda guerra della Russia: il passato presente27 Giugno 2014
  205. 205Sudafrica: l’ultimo dei Brics è il primo alla resa dei conti30 Giugno 2014
  206. 206Il mondo nella trappola del debito (e della liquidità)1 Luglio 2014
  207. 207L’Italia di cui nessuno parla: quella creditrice2 Luglio 2014
  208. 208La bolla che arriva dall’Asia3 Luglio 2014
  209. 209Le banche siamo noi4 Luglio 2014
  210. 210I tormenti dei creditori7 Luglio 2014
  211. 211Le banche centrali fanno esplodere i debiti delle famiglie8 Luglio 2014
  212. 212L’ascesa dei merca(n)ti dei capitali9 Luglio 2014
  213. 213L’età della Grande Stagnazione10 Luglio 2014
  214. 214L’Italia (im)possibile: aumentare le pensioni diminuendo il debito pubblico11 Luglio 2014
  215. 215L’odissea dei lavoratori anglo-americani14 Luglio 2014
  216. 216La fredda primavera del commercio tedesco15 Luglio 2014
  217. 217Il paradigma spagnolo e la Grande Redistribuzione16 Luglio 2014
  218. 218Pro-memoria: gli eurodanni provocati dai vice-tedeschi17 Luglio 2014
  219. 219Il nuovo comandamento della Bce: crescete e indebitatevi (ma alla tedesca)18 Luglio 2014
  220. 220L’Europa bancaria si allarga verso Est21 Luglio 2014
  221. 221Esercizi di retorica sul futuro: i pregiudizi delle previsioni23 Luglio 2014
  222. 222L’Italia commerciale di maggio (prima degli 80 euro)25 Luglio 2014
  223. 223Scaricate Eu-topia, il freebook con tutti i post della seconda stagione28 Luglio 2014
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