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Stagione II · Rebalancing
Il diario della stagione16 Giugno 2014

Articolo 195 / 223

Il divorzio (all’italiana) fra debito pubblico e ricchezza privata



C’è molto sentimento nel rapporto che noi italiani intratteniamo col nostro debito pubblico, che poi altro non è che l’apparenza contabile del nostro Stato e perciò, in sostanza, la fisionomia di noi stessi.

Tale sentimento, che oggi volge all’odio dopo una lunga stagione d’amore, racconta del difficile rapporto che intratteniamo con noi stessi, ora egotico/superomista, ora autoflaggellante/esterofilo, ma soprattutto racconta di una lunga relazione,  un matrimonio  quasi, che il popolo italiano ha intrattenuto con il suo bilancio pubblico, facendone la cornucopia della sua privatissima ricchezza al prezzo, appunto, del debito che conosciamo, che tanto scandalo ha generato nel mondo finendo con l’interrompere l’idillio.

Sicché il matrimonio è diventato un divorzio.

Divorzio all’italiana, comunque. Quindi pieno di sotterfugi e balletti, un passo avanti e due indietro, con l’occhio giudicante dei perbenisti che alla fine ti spingono al delitto: proprio come nel vecchio film di Germi.

Sicché il divorzio fra il nostro debito pubblico e la nostra ricchezza privata non ha mai avuto la meritata evidenza che pure hanno trovato nelle cronache divorzi assai meno rilevanti, se non per gli appassionati, come quello dell’81 fra il Tesoro e Bankitalia, di cui chi segue questi argomenti potrà trovare ampi resoconti sulla rete.

Il che è un vero peccato, perché il dovorzio fra debito pubblico e ricchezza  privata semina ancora oggi i suoi frutti velenosi nella nostra società, e, soprattutto, non essendo stato elaborato il lutto, spinge la popolazione da una parte a disprezzare il suo Stato e dall’altra a chiedergli soccorso.

Proprio come succede fra ex coniugi che abbiano malamente divorziato dopo una lunga storia d’amore, essendo infine vittima ognuno del conforto delle consuetudini.

E che sia stato amore, quello fra debito pubblico e ricchezza privata, non è un’esagerazione.

La natura di questo sentimento mi si è rivelata grazie a una agilissima tabella pubblicata nell’ultima relazione annuale di Bankitalia dal titolo tutt’altro che sentimentale: risparmio e investimenti lordi in Italia, quota percentuali del reddito nazionale lordo disponibile.

Sorvolo sulla mia distonia che mi fa scorgere sentimenti dietro l’arida statistica, e mi soffermo invece su una serie storica che la banca centrale sommarizza a far data dal 1981 (quando si consumava anche quell’altro divorzio, casualmente).

Prima di illustrarvela però serve una breve premessa, sempre perché il significato delle definizioni statistiche spesso è molto diverso da quello che noi pensiamo che sia.

Nella teoria economica si definisce risparmio nazionale la differenza fra il prodotto interno e i consumi, ed equivale algebricamente alla somma degli investimenti interni e al saldo, debitore o creditore che sia, verso il resto del mondo. Quindi se gli investimenti eccedono il risparmio nazionale avremo un deficit verso l’estero e viceversa. In pratica vuol dire che un paese ha dovuto chiedere soldi all’estero per finanziare i suoi investimenti, visto che il risparmio nazionale non è stato sufficiente.

La contabilità nazionale fotografa il risparmio nazionale dividendolo nei tre settori dell’economia. Quindi il settore pubblico, le famiglie e le imprese. Semplificando potremmo considerare che siano solo due: il pubblico e il privato, ossia i nostri due coniugi immaginari. Se il pubblico consuma meno di quanto produce avremo un risparmio pubblico, viceversa un deficit. Ad esso si oppone il comportamento dei privati.

Nel decennio fra il 1981 e il 1990, ci racconta Bankitalia, il risparmio delle amministrazioni pubbliche è stato sempre negativo, per una percentuale media del 6,6% del reddito nazionale (ossia del prodotto). Sono gli anni in cui il nostro debito pubblico cresce senza freni, infatti, e nei quali il matrimonio fra Stato e cittadini raggiunge l’acme del suo idillio. Sono gli anni del tutto (gratis) per tutti, nei quali il fisco era amichevole e disattento, e le provvidenze dello Stato arrivavano a pioggia, sotto forma di prestazioni sociali, pensioni in testa, posti di lavoro, sovvenzioni di ogni tipo.

Basterà ricordare che nel 1990, quando Istat inizia a elaborare le statistiche paragonabili, la pressione fiscale stava poco sopra il 35% e il deficit/Pil, già dal 1987 e fino al 1993, viaggiava saldo sopra il 10%.

Il settore privato, infatti, arrivava a risparmiare in media il 28,8% del reddito ogni anno, con le famiglie a fare la parte del leone con un bel 20% tondo, col quale magari finanziavano i deficit statali imbottendosi di bond statali a interessi a due cifre. Ricorderete che nei primi anni ’90 la quota di titoli di stato in mano alle famiglie era pressoché il doppio di oggi.

Al netto del deficit pubblico, il risparmio nazionale si collocava intorno al 22,3% del reddito, a fronte del quale si conteggiavano investimenti lordi pari al 23,2% del prodotto. La conseguenza era che il deficit dei nostri conti con l’estero si collocava, sempre nel periodo considerato, allo 0,9% del reddito.

L’idillio entra in crisi nel decennio fra il 1991 e il 2000. La caduta del muro e la conseguente ricalibrazione degli equilibri internazionali, mettono a nudo l’insostenibilità di un matrimonio nel quale un coniuge si arricchisce a spese dell’altro. Circostanza già nota, ma tollerata in omaggio a una logica, quella della guerra fredda, che considerava le compatibilità di bilancio un dettaglio. Consentire ai privati di vivere al di sopra delle proprie possibilità era un prezzo tutto sommato accettabile col nemico alle porte. Non più una volta che il nemico ha deposto le armi.

Il nuovo corso inizia con la crisi del 1992. Da quell’anno e fino al 1997 lo stato italiano realizza una correzione fiscale del 6,5% sul saldo primario che conduce l’indebitamento netto nella fatidica soglia del 3% del Pil. Ci si preparava a sognare il sogno europeo.

Sicché il risparmio nazionale cambio volto. E gli investimenti di conseguenza. Nel periodo 1991-2000 la media del risparmio pubblico rimane negativa, ma si dimezza quasi, portandosi al 3,3%. Di conseguenza cala il risparmio del settore privato, che si porta a un sempre comunque ragguardevole 24,6%.

Ma sono le famiglie a pagare il prezzo più alto: dal glorioso 20% di dieci anni prima, il risparmio si ferma al 13%. Ciò implica che quello delle imprese, che dieci anni prima era all’8,8%, guadagna quasi tre punti, portandosi all’11,6%.

Gli anni Novanta, d’altronde, sono quelli della privatizzazione e delle liberalizzazioni, che il mainstream presentava come la panacea dei mali della nostra società.

Il risparmio nazionale lordo, di conseguenza si riduce, seppure di poco, arrivando al 21,3%, ma poiché gli investimenti perdono quasi tre punti, portandosi al 20,5%, il saldo con l’estero diventa positivo per lo 0,9. Gli anni Novanta, ricordo anche questo, sono gli anni della crisi valutaria, della svalutazione e del rimbalzo del nostro export.

Senonché è proprio in quegli anni che si innesca la spirale del nostro declino produttivo. Un calo degli investimenti non è mai un buon viatico per il futuro. E soprattutto, l’Italia si è incamminata nel percorso di costante erosione del proprio risparmio privato, guidata dal calo dei redditi di lavoro, dovendosi correggere il profondo squilibrio di quello pubblico.

Il divorzio si sostanzia già da metà anni Novanta, ma diventa palese nel primo decennio del XXI secolo: fino al 2008, infatti, l’Italia accumula avanzi primari che di fatto azzerano il deficit di risparmio del settore pubblico.

E infatti la tabella di Bankitalia segna un bellissimo zero alla voce risparmio delle amministrazioni pubbliche, mentre il risparmio del settore privato crolla al 19,9, quasi dieci punti in meno rispetto ai mitici anni ’80, con le famiglie che ormai totalizzano un misero 8,1% mentre le imprese, con il loro 11,8% consolidano e migliorano il dato del dcennio precedente.

Ma il succo è che il risparmio nazionale crolla al 19,9% mentre gli investimenti aumentano al 21,2. Siamo in piena età dell’euro, quando i (finti) tassi bassi incoraggiano tutti a investire, specie nel mattone, preparando il disastro che andrà in scena dal 2008 in poi.

Ma a questo punto gli ex coniugi sono in pieno litigio. Lo Stato, da madre generosa diviene matrigna. E ovviamente il prezzo più caro lo pagano i figli, come sempre succede. Sono i giovani le prime vittime del divorzio fra pubblico e privato.

Nel 2010, quando ormai la lunga serie di avanzi primari si è interrotta da due anni, malgrado un deficit di risparmio statale dell’1,5%, non è più il settore privato a goderne il frutto, ma il mercato internazionale. Schiacciato dal debito, lo Stato italiano deve innanzitutto pensare a servirlo, pure al costo di stritolare i bilanci familiari.

Non siamo più nello splendido 1990: la pressione fiscale ormai veleggia ben oltre il 40% del Pil.

Sicché il risparmio privato ne soffre, e quello delle famiglie ancor di più. Il primo arriva al 18,3% e il secondo scende al 6,1. Cresce solo quello delle imprese, ormai oltre il 12%. Troppo poco per sostenere gli investimenti, che pure se in calo, sono ancora al 20,4%, provocando un deficit del 3,6% col resto del mondo.

Si prepara la crisi dello spread.

Nel 2012, a crisi consumata e ulteriore dolorosa correzione imposta (a vent’anni dal ’92) il deficit di risparmio pubblico si è ridotto a un timido 0,3% e il risparmio del settore privato al suo minimo storico del 18,1%, con le famiglie ormai ridotte a un povero 5,4%, quasi un quarto del livello degli anni ’80.

Come tutti i matrimoni finiti male, anche questo porta con sé una coda dolorosa. La correzione statale, infatti, non è riuscita ad abbattere il debito, che anzi è cresciuto. Il che costringerà il settore pubblico a ulteriori correzioni a spese del settore privato.

Un po’ meno male se la passano le imprese che, sempre nel 2012, vedono sostanzialmente stabile la loro quota di risparmio al 12,7% e i nostri conti esteri, il cui deficit scende allo 0,4%. Ma solo perché gli investimenti lordi sono ulteriormente calati al 18,3, quasi cinque punti in meno rispetto agli anni ’80. E ci stupiamo che la disoccupazione sia al 13%?

Il 2013, che chiude questa breve narrazione, è l’anno del governo delle larghe spese, che infatti triplica il defici di risparmio del settore pubblico (allo 0,9%), aumentando di conseguenza il risparmio del settore privato (19,3%), in una inedita riedizione dei vecchi tempi, ma senza la loro passione travolgente. Un piccolo amarcord.

Le famiglie guadagno un punto di risparmio, portandosi al 6,4% e le imprese arrivano a sfiorare il 13%. Ma è una coda avvelenata anche questa.

Gli investimenti infatti crollano al 17,5%, visto che lo Stato prosciuga praticamente la sua quota, però in tal modo il saldo con l’estero diventa positivo per lo 0,9%. Il 2013 è l’anno in cui il nostro debito pubblico torna di moda dopo la fuga del 2011.

Morale della favoletta: le famiglie italiane son quelle che hanno goduto di più, nel settore privato, quando lo Stato elargiva a mani basse, e sono quelle che hanno pagato di più quando lo Stato ha dovuto smetterla e che presumibilmente dovranno continuare a pagare.S

Le imprese, al contrario, alla fine della storia ci hanno guadagnato, ma solo al costo di un calo degli investimenti di quasi sei punti, in gran parte dovuta al crollo della spesa statale per investimenti, che ha messo in crisi il sistema produttivo e l’occupazione.

Questo dicono i numeri. Quello che non dicono è il danno che questo trentennio ci lascia in eredità, che non è certo (o almeno non solo) il nostro debito pubblico, a fronte del quale, vale rilevarlo, abbiamo ancora una delle ricchezza private più alte al mondo che peraltro non sappiamo neanche come utilizzare.

No: il guasto principale è che il coniuge tradito (il settore privato) chiede ancora gli alimenti a colui che ha imposto il divorzio (il settore pubblico).

C’è una preoccupante dipendenza psicologica che lega il settore privato a quello pubblico, malgrado lo storia mostri con evidenza che gli italiani, quando si tratta di roba loro, sono bravissimi a far da soli.

Siamo un popolo di autentici falsi liberali, verrebbe da ironizzare.

Vogliamo l’aiuto dello Stato, ma lo odiamo.

Viziati da anni e anni di prebende pubbliche, abbiamo dimenticato la nostra natura sostanzialmente anarchica, e continuiamo a ignorarla, chiedendo allo Stato di dare ciò che non può più dare. Quindi soldi, prima ancora che un buon esempio. Lo Stato rimane un’ampia possibilità di saccheggio, e ci stupiamo pure che ci siano gli scandali.

Anche questo succede nei matrimoni, quando la consuetudine prevale sull’interesse reale dei coniugi.

E finirà che a furia di rimpianger la vita comoda, ne otterremo un’altra.

Assai scomoda.

◆

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Stagione II

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1L’Internazionale dei banchieri centrali verso il sol dell’avvenire2 Settembre 2013
  2. 2Le banche zavorrano il riequilibrio tedesco3 Settembre 2013
  3. 3La guerra dei banchieri per il controllo dei derivati4 Settembre 2013
  4. 4Il Capitale conquista il mercato comune europeo5 Settembre 2013
  5. 5Il Mattone sulla bilancia del riequilibrio6 Settembre 2013
  6. 6Lo spettro della crisi bancaria che aleggia sulla terra dei vichinghi9 Settembre 2013
  7. 7Il destino multipolare dell’Unione Europea10 Settembre 2013
  8. 8I surplus gemelli dei gemelli diversi (Cina e Germania)11 Settembre 2013
  9. 9Si prepara la mutazione politica della Bce12 Settembre 2013
  10. 10Ma poi, com’è finita in Islanda?13 Settembre 2013
  11. 11Adesso Eurolandia si allarga per via bancaria16 Settembre 2013
  12. 12Cosa succederà con l’exit strategy? E’ già tutto scritto17 Settembre 2013
  13. 13Il Lamento di Confindustria e la Sindrome di Bruxelles18 Settembre 2013
  14. 14La faglia di Parigi che fra tremare l’eurozona (e il mondo)19 Settembre 2013
  15. 15I salari dell’eurozona convergono verso il basso20 Settembre 2013
  16. 16Cipro ci prova23 Settembre 2013
  17. 17Dal Co.co.co al Co.co.ci: pure il bond diventa precario24 Settembre 2013
  18. 18L’eurozona fa scuola. In Africa25 Settembre 2013
  19. 19Il Fondo monetario vuole più Europa26 Settembre 2013
  20. 20Vivere con un debito di guerra in tempo di pace27 Settembre 2013
  21. 21Il mattone minaccia la stabilità italiana30 Settembre 2013
  22. 22Lo spirito tedesco dell’export italiano1 Ottobre 2013
  23. 23C’è del marcio in Danimarca?2 Ottobre 2013
  24. 24Ecco l’Europa di Supermario bros3 Ottobre 2013
  25. 25Svuotare il mare (del debito) col secchiello (dell’avanzo primario)4 Ottobre 2013
  26. 26L’Europa Ogm (organismo giuridicamente modificato)7 Ottobre 2013
  27. 27L’export tedesco sul ciglio del burrone8 Ottobre 2013
  28. 28Il default statale come requisito della stabilità europea9 Ottobre 2013
  29. 29Equilibrio vuol dire fiducia (lo dice anche la Bce)10 Ottobre 2013
  30. 30I travet pubblici italiani pagano il conto del 201311 Ottobre 2013
  31. 31La Fed ci penserà 2,3 trilioni di volte prima di chiudere i rubinetti14 Ottobre 2013
  32. 32Eu-topia15 Ottobre 2013
  33. 33Il silenzioso ritorno del protezionismo16 Ottobre 2013
  34. 34La maledizione delle offerte speciali16 Ottobre 2013
  35. 35La nuova indipendenza delle Banche centrali: quella dalla realtà17 Ottobre 2013
  36. 36L’apolitica fiscale18 Ottobre 2013
  37. 37Grana da mezzo trilione per le banche italiane21 Ottobre 2013
  38. 38La bellezza del Demanio21 Ottobre 2013
  39. 39Se il calo dei salari non porta al riequilibrio22 Ottobre 2013
  40. 40Il sorpasso (bancario)23 Ottobre 2013
  41. 41Il Tao dell’eurozona24 Ottobre 2013
  42. 42Il capitale di Bankitalia e le tre scimmiette sagge25 Ottobre 2013
  43. 43L’ora dell’Eurasia28 Ottobre 2013
  44. 44L’eurozona regola i conti con l’estero ma non con se stessa29 Ottobre 2013
  45. 45Dall’Ue all’UeP: ritorno al futuro30 Ottobre 2013
  46. 46Si allarga lo spread fra governo e Bankitalia31 Ottobre 2013
  47. 47Non posso più comprare casa mia2 Novembre 2013
  48. 48Il lavoro flessibile? Frena l’occupazione4 Novembre 2013
  49. 49Tramonto finlandese5 Novembre 2013
  50. 50Il segreto del deficit al 3%6 Novembre 2013
  51. 51Un altro trilemma per l’eurozona7 Novembre 2013
  52. 52La Ue trasloca da Bruxelles a Mosca8 Novembre 2013
  53. 53Dopo le banche, anche le assicurazioni entrano nell’ombra11 Novembre 2013
  54. 54La Giovine Europa (reloaded)12 Novembre 2013
  55. 55Per salvare il mattone basta controllare il costo degli affitti13 Novembre 2013
  56. 56Bruxelles e Francoforte accerchiano Berlino14 Novembre 2013
  57. 57L’europianto dei Piigs fa ridere l’Eurozona15 Novembre 2013
  58. 58Le mille frammentazioni dell’eurozona18 Novembre 2013
  59. 59Scricchiola la stabilità finanziaria tedesca19 Novembre 2013
  60. 60Minacce Emergenti20 Novembre 2013
  61. 61Il Contagio (fiscale)20 Novembre 2013
  62. 62C’è un giudice a Berlino, ma anche a Lisbona21 Novembre 2013
  63. 63L’Imu, Pantalone e le quote di Bankitalia22 Novembre 2013
  64. 6423 novembre 201223 Novembre 2013
  65. 652014: la sindrome giapponese che minaccia l’eurozona25 Novembre 2013
  66. 66I bond sovrani finiscono sotto stress (test)26 Novembre 2013
  67. 67L’età della disuguaglianza27 Novembre 2013
  68. 68Si prepara la rivolta delle pantere grigie28 Novembre 2013
  69. 69Il mattone di carta americano torna a far danni29 Novembre 2013
  70. 70Il boom del mattone spaventa gli inglesi2 Dicembre 2013
  71. 71Il default americano, ovvero la fine del mondo3 Dicembre 2013
  72. 72La finanza alternativa c’è già. In Islam4 Dicembre 2013
  73. 73Ecco cos’è e come funziona lo Shadow Banking5 Dicembre 2013
  74. 74Shadow Banking: 80 anni vissuti pericolosamente6 Dicembre 2013
  75. 75Un futuro “luminoso” per lo shadow banking9 Dicembre 2013
  76. 76Le regole sui bond sovrani spaccano in due l’Europa10 Dicembre 2013
  77. 77I dieci giorni che cambieranno l’Europa (e la Germania)11 Dicembre 2013
  78. 78Notturno polacco12 Dicembre 2013
  79. 79I governatori dell’eurozona battono un colpo13 Dicembre 2013
  80. 80Il drago capitalista assedia la Grande Muraglia cinese16 Dicembre 2013
  81. 81Siamo ricchi, ma poveri17 Dicembre 2013
  82. 82Quel connubio fra euro e monete locali18 Dicembre 2013
  83. 83Germania 1-Ue 0: avanza l’Europa (bancaria) tedesca19 Dicembre 2013
  84. 84L’anno (bancario) che verrà20 Dicembre 2013
  85. 85Pausa festiva per il blog. Comincia Tedioevo21 Dicembre 2013
  86. 86Riparte il blog. Dite la vostra su Tedioevo12 Gennaio 2014
  87. 87Bankitalia, la Bce e la freccia di Apollo13 Gennaio 2014
  88. 88Il cuore (lussemburghese) dell’eurozona14 Gennaio 2014
  89. 89Il ventennio perduto dell’Eurozona15 Gennaio 2014
  90. 90L’inverno del Made in Europe16 Gennaio 2014
  91. 91La radice sempreverde del mercantilismo europeo17 Gennaio 2014
  92. 92La triste vecchiaia dell’Europa20 Gennaio 2014
  93. 93Il fiato del Drago capitalista sul collo dell’economia cinese21 Gennaio 2014
  94. 94Il balletto russo prepara lo scivolone del rublo22 Gennaio 2014
  95. 95L’euro surriscalda il Mattone baltico23 Gennaio 2014
  96. 96L’Europa keynesiana (in salsa tedesca)24 Gennaio 2014
  97. 97Le “emissioni” della Bce e la grande glaciazione del credito27 Gennaio 2014
  98. 98L’eurotrappola dell’illiquidità (e le altre)28 Gennaio 2014
  99. 99Siamo un paese per vecchi (possidenti): triste, solitario y final29 Gennaio 2014
  100. 100Ultima chiamata per le Banche centrali30 Gennaio 2014
  101. 101Il governo dei giudici che regola l’economia europea da sessant’anni31 Gennaio 2014
  102. 102I nuovi mostri: l’alba delle controparti centrali3 Febbraio 2014
  103. 103I nuovi mostri: stupori e tremori nel mercato dei repo4 Febbraio 2014
  104. 104I nuovi mostri: l’economia di guerra della Fed e i suoi danni (ai) collaterali5 Febbraio 2014
  105. 105La Bce celebra il divorzio fra banche e stati6 Febbraio 2014
  106. 106Quel che si dovrebbe sapere della contabilità nazionale7 Febbraio 2014
  107. 107La Germania comincia a vivere di rendita10 Febbraio 2014
  108. 108L’ipocrita ninna nanna che addormenta i giovani italiani11 Febbraio 2014
  109. 109Il “bondage” che soffoca le economie emergenti12 Febbraio 2014
  110. 110Il banco paga il conto del casinò/o sloveno13 Febbraio 2014
  111. 111Genealogia del Pil – L’araldo di Cromwell14 Febbraio 2014
  112. 112Il sogno della Buba: privatizzare le perdite per “socializzare” i guadagni17 Febbraio 2014
  113. 113La mitologia bancaria di Mr. Dombret18 Febbraio 2014
  114. 114La distruzione durevole dei consumi italiani (ed europei)19 Febbraio 2014
  115. 115L’incarichificio19 Febbraio 2014
  116. 116Lezione norvegese sulla sovranità20 Febbraio 2014
  117. 117Genealogia del Pil – Il trionfo della volontà (statale)21 Febbraio 2014
  118. 118Il tabù (previdenziale) nascosto nel cuneo fiscale24 Febbraio 2014
  119. 119Le imprese europee sedotte (dal debito) e abbandonate (coi debiti)25 Febbraio 2014
  120. 120Cura irlandese (e cartolarizzazioni) per l’eurozona26 Febbraio 2014
  121. 121Il fantasma della deflazione si materializza (per ora) fra i Pigs27 Febbraio 2014
  122. 122Genealogia del Pil – Il destino statalista dell’Occidente “liberale”28 Febbraio 2014
  123. 123L’export non spinge più la crescita tedesca3 Marzo 2014
  124. 124Mangiarsi l’avanzo primario e decrescere (in)felici4 Marzo 2014
  125. 125Penultimo tango a Parigi5 Marzo 2014
  126. 126State sereni: Vinceremo! (Premio: un altro ’92)6 Marzo 2014
  127. 127Finisce l’epoca mercantilista dell’eurozona7 Marzo 2014
  128. 128Viaggio in Italia: nella morsa degli opposti automatismi10 Marzo 2014
  129. 129Viaggio in Italia: 2014, odissea nello strazio (bancario)11 Marzo 2014
  130. 130Viaggio in Italia: lavorare (per) meno, lavorare tutti12 Marzo 2014
  131. 131Viaggio in Italia: fuori dal tunnel dell’eurodebito13 Marzo 2014
  132. 132Viaggio in Italia: sedotti (dall’estero) e abbandonati14 Marzo 2014
  133. 133I nuovi paesi emergenti stanno in Europa17 Marzo 2014
  134. 134Il triste fardello della (im) previdenza pubblica18 Marzo 2014
  135. 135Supercazzole berlinesi con scappellamenti lussemburghesi19 Marzo 2014
  136. 136Weidmann, ovvero il primato della politica (della Buba)20 Marzo 2014
  137. 137Ma che ci fa coi soldi il fondo Esm?21 Marzo 2014
  138. 138Unione bancaria, la Bce segna ma non vince24 Marzo 2014
  139. 139Il Giappone quantiqualitativo dopo un anno di diluvio monetario25 Marzo 2014
  140. 140Gli economisti (e il Fmi) pianificano la moneta internazionale (e gli Usa ridono)26 Marzo 2014
  141. 141Diplomazia dei prestiti esteri: Spagna, ossia il parente povero della Germania27 Marzo 2014
  142. 142Diplomazia dei prestiti esteri: Italia nella morsa franco-tedesca28 Marzo 2014
  143. 143L’euro e la crisi gonfiano il portafoglio (e il mattone) dei tedeschi31 Marzo 2014
  144. 144I francesi se ne fregano (dei debiti) e tirano dritto1 Aprile 2014
  145. 145Disoccupazione italiana al 13%? Dipende…2 Aprile 2014
  146. 146I debiti nel mondo superano quota 100 trilioni di dollari3 Aprile 2014
  147. 147Diplomazia dei prestiti esteri: la ragnatela di Spider man4 Aprile 2014
  148. 148Il crollo del mattone costa 270 miliardi alle famiglie italiane7 Aprile 2014
  149. 149Si prepara la terza guerra mondiale: quella del debito8 Aprile 2014
  150. 150Il freddo vento dell’Ovest che soffia sull’India9 Aprile 2014
  151. 151Si scrive DEF, ma si legge FED10 Aprile 2014
  152. 152Lavoro: anche gli americani diventano choosy (grazie anche alla Fed)11 Aprile 2014
  153. 153I banchieri berlinesi alla campagna d’America14 Aprile 2014
  154. 154Banche, la paura fa 90 (miliardi)15 Aprile 2014
  155. 155Esercizi di retorica sul DEF: la retromarcia dell’avanzo primario16 Aprile 2014
  156. 156Esercizi di retorica sul DEF: l’invenzione del deficit strutturale17 Aprile 2014
  157. 157Esercizi di retorica sul DEF: dal pareggio (di bilancio) allo spareggio18 Aprile 2014
  158. 158La Bce prepara il qualitative easing22 Aprile 2014
  159. 159Diplomazia dei prestiti esteri: L’impero di Nylonkong23 Aprile 2014
  160. 160Banche, la Cina entra nell’Ombra24 Aprile 2014
  161. 161Ah, se avessi vent’anni di più…25 Aprile 2014
  162. 162La finanza islamica sbarca a Hong Kong28 Aprile 2014
  163. 163Super Target 2, ovvero euro 3.029 Aprile 2014
  164. 164Il Leviatano di Francoforte30 Aprile 2014
  165. 165Lavoro. E’ qui la festa?1 Maggio 2014
  166. 166Le banche europee di fronte allo stress test (russo)5 Maggio 2014
  167. 167Fuga bancaria dai titoli di stato6 Maggio 2014
  168. 168Gli stress test costano venti miliardi alle banche italiane7 Maggio 2014
  169. 169Esplode lo shadow banking europeo8 Maggio 2014
  170. 170La crisi sta finendo (e un anno se ne va)9 Maggio 2014
  171. 171La Cina prepara la sua prossima crisi bancaria12 Maggio 2014
  172. 172Esercizi di retorica sul debito pubblico: la leggenda della sostenibilità13 Maggio 2014
  173. 173Esercizi di retorica sul debito pubblico: dalla tripla A alla tripla S14 Maggio 2014
  174. 174Esercizi di retorica sul debito pubblico: la Germania insostenibile (al contrario di noi)15 Maggio 2014
  175. 175Le quattro Europe16 Maggio 2014
  176. 176Le quattro Europe: Il campo minato a sud-est di Berlino19 Maggio 2014
  177. 177Le quattro Europe: la trinità Baltica20 Maggio 2014
  178. 178Le quattro Europe: l’artiglio vichingo21 Maggio 2014
  179. 179Le quattro Europe: i nipotini di Carlo Magno22 Maggio 2014
  180. 180Il lungo inverno delle costruzioni europee congela il mattone23 Maggio 2014
  181. 181La deframmentazione dell’eurozona26 Maggio 2014
  182. 182La crisi capovolta nel mondo sottosopra27 Maggio 2014
  183. 183L’alba malinconica del Secolo asiatico28 Maggio 2014
  184. 184Le bugie dei Grandi Numeri: più Pil(u) per tutti29 Maggio 2014
  185. 185Le bugie dei Grandi Numeri: la rimozione dell’incertezza30 Maggio 2014
  186. 186La resistibile ascesa della Costantinopoli cinese3 Giugno 2014
  187. 187Non ci sono più le banche svizzere di una volta4 Giugno 2014
  188. 188Il serpente (bancario) che striscia nel paradiso svizzero5 Giugno 2014
  189. 189Le banche spagnole ballano la samba6 Giugno 2014
  190. 190L’epopea italiana dei fondi (in) pensione9 Giugno 2014
  191. 191L’Italia di domani: tre scenari per un teatrino10 Giugno 2014
  192. 192L’ultima sfida della globalizzazione11 Giugno 2014
  193. 193Dopo l’unione bancaria arriva quella previdenziale12 Giugno 2014
  194. 194Non credo più nel credito13 Giugno 2014
  195. 195Il divorzio (all’italiana) fra debito pubblico e ricchezza privata16 Giugno 2014
  196. 196La fine dell’indipendenza delle banche centrali17 Giugno 2014
  197. 197L’anno d’oro dei paperoni italiani18 Giugno 2014
  198. 198Il riequilibrio americano pagato dalla Cina (e dai petrolieri)19 Giugno 2014
  199. 199L’Italia (im)possibile: Il matrimonio fra ricchezza privata e debito pubblico20 Giugno 2014
  200. 200La fredda guerra della Russia23 Giugno 2014
  201. 201La fredda guerra della Russia: l’armata dei debiti24 Giugno 2014
  202. 202La fredda guerra della Russia: la bilancia dei patimenti25 Giugno 2014
  203. 203La fredda guerra della Russia: un paese in riserva26 Giugno 2014
  204. 204La fredda guerra della Russia: il passato presente27 Giugno 2014
  205. 205Sudafrica: l’ultimo dei Brics è il primo alla resa dei conti30 Giugno 2014
  206. 206Il mondo nella trappola del debito (e della liquidità)1 Luglio 2014
  207. 207L’Italia di cui nessuno parla: quella creditrice2 Luglio 2014
  208. 208La bolla che arriva dall’Asia3 Luglio 2014
  209. 209Le banche siamo noi4 Luglio 2014
  210. 210I tormenti dei creditori7 Luglio 2014
  211. 211Le banche centrali fanno esplodere i debiti delle famiglie8 Luglio 2014
  212. 212L’ascesa dei merca(n)ti dei capitali9 Luglio 2014
  213. 213L’età della Grande Stagnazione10 Luglio 2014
  214. 214L’Italia (im)possibile: aumentare le pensioni diminuendo il debito pubblico11 Luglio 2014
  215. 215L’odissea dei lavoratori anglo-americani14 Luglio 2014
  216. 216La fredda primavera del commercio tedesco15 Luglio 2014
  217. 217Il paradigma spagnolo e la Grande Redistribuzione16 Luglio 2014
  218. 218Pro-memoria: gli eurodanni provocati dai vice-tedeschi17 Luglio 2014
  219. 219Il nuovo comandamento della Bce: crescete e indebitatevi (ma alla tedesca)18 Luglio 2014
  220. 220L’Europa bancaria si allarga verso Est21 Luglio 2014
  221. 221Esercizi di retorica sul futuro: i pregiudizi delle previsioni23 Luglio 2014
  222. 222L’Italia commerciale di maggio (prima degli 80 euro)25 Luglio 2014
  223. 223Scaricate Eu-topia, il freebook con tutti i post della seconda stagione28 Luglio 2014
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