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Stagione III · Redde Rationem
Il diario della stagione26 Novembre 2014

Articolo 55 / 205

I tormenti sotterranei dell’Islanda



Essendo un’isola di origine vulcanica, non dovremmo stupirci che l’economia islandese ricalchi per simpatia la fisiognomica del suo territorio, manifestandosi perciò in improvvise e violente esplosioni, che ricordano quelle dei suoi celebrati geyser, ed eruzioni che fessurano il territorio creando gravi spaccature e nubi terrificanti.

La nube vulcanica del 2010, che oscurò per una settimana il traffico aereo europeo, in tal senso, non è poi così diversa, quanto agli effetti, dall’eruzione del debito estero islandese, che scoppiò, violenta e improvvisa come un geyser, fra il 2008 e il 2009 facendo sprofondare la piccola isola nei marosi di un salvataggio internazionale e l’Europa in una delle sue ansie stagionali.

Poi dopo gran rumore, l’eruzione del debito islandese finì, dimenticata come quella vulcanica del 2010, lasciando solo a pochi appassionati osservatori di monitorare gli scossoni di quel territorio tormentato. Quindi ai vulcanologi, innanzitutto, anche se nella loro declinazione finanziaria.

Costoro, avendo a che fare con l’Islanda, che è isola vulcanica, devono guardare al profondo della sua costituzione economica per trovare traccia dei sommovimenti che minacciano la vita ordinata della superficie. Perché i tormenti islandesi, prima di manifestarsi con la loro spettacolarità, covano a lungo sottoterra.

Perciò è opportuno, di tanto in tanto, tornare ad affacciarsi a sud dell’Oceano Artico e fiutare l’aria che tira.

Personalmente lo spunto me l’ha dato un recente intervento del governatore della Banca centrale, Már Guðmundsson (“Economic outlook, monetary policy, and credit ratings”), che mi fatto venire voglia di ripescare l’ultimo staff report del Fmi  sull’Islanda pubblicato a luglio e pressoché ignorato da tutti. Sempre perché i vulcani non sono mai degni di interesse se non eruttano.

Tale difetto d’attenzione, tuttavia, non è segno di lungimiranza. Un anno dopo l’ultimo mio viaggio in Islanda, ho trovato un paesaggio pressoché immutato e, semmai, un intensificarsi dell’attività sotterranea che ha finito col convincermi che non è saggio ignorarla.

Le questioni che avevo trovate aperte un anno fa sono rimaste tali. L’Islanda deve ancora fare i conti con un situazione estera assai complessa, che si regge soltanto perché sono in vigore rigidi controlli dei capitali, che di fatto tengono in equilibrio la bilancia dei pagamenti. Poi deve far fronte a un difficile deleveraging delle famiglie, imbottite di mutui insostenibili, per il quale il governo ha varato un piano di aiuti pubblici che vale l’8% del Pil. E infine deve continuare a gestire una correzione fiscale importante, per non rischiare di veder sfumare gli sforzi fatti finora.

Tutto questo agitarsi sotterraneo, in superficie si manifesta paradossalmente con una crescita del prodotto che viene quotata intorno al 3% quest’anno e addirittura al 3,5% l’anno prossimo. Col che il turista occasionale, ossia l’osservatore mainstrem, troverà di che rassicurarsi visto che un dato positivo del prodotto, in tempi in cui cresce risicato e stanco, è di per sé una buona notizia. Ma tale constatazione sarebbe, appunto superficiale.

La prima crepa si osserva con chiarezza solo che si guardi alla composizione del prodotto che, dice il nostro banchiere centrale, è previsto in crescita costante fino al 2016, sempre al livello del 3%, ma con un contributo dell’export netto che da estremamente positivo, ancora per il 2013, diventa improvvisamente negativo. “Come conseguenza – spiega – il notevole surplus di conto corrente che abbiamo visto in questi anni produrrà un piccolo deficit nel 2016”. E un deficit di conto corrente quando si ha una montagna di debito all’estero non è un buon viatico. “L’Islanda ha bisogno di mantenere un surplus di conto corrente nei prossimi anni”, osserva non caso.

Abbandono per un attivo il governatore e mi immergo nella lettura dello staff report del Fmi, che al tema della sostenibilità esterna dedica un approfondimento e la prima cosa che noto è che le proiezioni del Fmi sono assai più generose, forse perché più datate, di quelle della banca centrale. Laddove quest’ultima stima un current account negativo nel 2016, il Fmi vede un saldo positivo addirittura per il 3,4%, per poi limare lievemente fino al +2,1% del Pil nel 2019.

Un dettaglio non da poco, visto che le analisi di sostenibilità del Fmi si basano su queste previsioni e quindi anche l’ipotesi che il debito estero, al 264% del Pil, nel 2013 declini fino al 153% nel 2019.

Sulla situazione estera, inoltre, impatta notevolmente la questione dei controlli di capitale che prima o poi il governo dovrà rimuovere se vorrà tornare a far parte della comunità finanziaria internazionale. Ma è ciò che può derivarne che spaventa i vulcanologi finanziari: una volta che l’Islanda “libererà” l’enorme lago di liquidità di non residenti congelato in patria dopo la crisi, cosa succederà alla bilancia dei pagamenti? Il timore è che partano deflussi capaci di destabilizzare il sistema, come peraltro è successo con l’eruzione del 2008.

Questo dilemma si inserisce in un contesto in cui la NIIP (posizione patrimoniale netta degli investimenti, ossia la differenza fra gli asset detenuti dai residenti all’estero e quella detenuta dai non residenti in Islanda) è negativa per il 51% del Pil, sempre che vadano a buon fine i vari contenziosi provocati dal fallimento delle vecchie banche e altre entità fallite dopo il 2008. Un livello, nota il Fmi, “migliore dell’Irlanda, della Lettonia o della Polonia, ma peggiore dei paesi vicini”.

Lato interno, “il debito pubblico è cresciuto bruscamente a causa della crisi finanziari a e rimane elevato”. Alla fine del 2013 si stima fosse circa al 90% del Pil, che vi sembra poco solo perché pensate al nostro e non ricordate che prima della crisi era del 28,5%. In pratica è più che triplicato. Ma non sarebbe poi tutto ‘sto gran problema l’indebitamento pubblico, anche perché oltre il 75% è detenuto dai residenti, se non si fosse aggiunto a quello privato, che l’allegra crescita di mutui immobiliari degli anni scorsi, peraltro molti dei quali indicizzati all’inflazione, ha fatto esplodere.

In effetti il rischio fiscale più rilevante per il governo islandese è quello rappresentato dall’enorme stock di garanzie offerte dopo l’esplodere della crisi ai creditori delle varie entità, private, pubbliche e parapubbliche in debito di risorse. Si parla di una robetta da 1,2 trilioni di corone, più o meno il 71% del Pil, per tre quarti denominate in valuta nazionale, l’84% delle quali sono state emesse per l‘Housing financing fund (HFF) e la National power company. Ricordo che l’HFF era l’istituto pubblico che concedeva mutui indicizzati e che ora appare semplicemente in dissesto.

Al momento, tuttavia, il debito complessivo delle famiglie quota circa il 100% del Pil e circa l’80% della ricchezza disponibile, in calo di 20 punti dal picco del 2010. Assai più dimagrito, il debito corporate quota circa il 150% del Pil, più che dimezzato dal picco del 350% del 2008.

Con un tale livello di debito, pubblico e privato, è chiaro perché la questione dell’inflazione sia attentamente monitorata. E perché il nostro banchiere centrale sottolinei che “l’inflazione è stata sotto il target per nove mesi consecutivi (che è del 2,5%, ndr), ed è il secondo periodo più lungo da quando il target fu adottato nel 2001, ma non è escluso che possiamo superare il record del periodo novembre 2002 ottobre 2003 visto che le previsioni stimano che il tasso rimarrà sotto il target almeno fino ai primi mesi del 2015”. E ciò spiega pure perché di recente la banca centrale abbia tagliato i tassi dello 0,25%.

Dulcis in fundo, c’è la questione del cambio. La corona islandese vive in una sorta di paradiso artificiale in attesa che si definiscano gli accordi sulle banche fallite e la rimozione dei controlli di capitale, pur essendosi apprezzata dopo il crash post 2008. Il Fmi stima che sia ancora sottovalutata fra l’8 e il 16% e ciò malgrado rischiando, qualora la liberalizzazione dei capitali intervenga disordinatamente, ulteriori deprezzamenti che suonerebbero come un tuffo nel passato per la piccola Islanda.

Tutto ciò dovrebbe bastare a convincersi che i vulcani in Islanda sono in piena attività.

Pure se non si vede.

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Stagione III

Indice del volume

205 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Redde Rationem: l’anno della resa dei conti12 Settembre 2014
  2. 2Il fallimento del riequilibrio globale15 Settembre 2014
  3. 3Si prepara la quaresima per il capitale fittizio16 Settembre 2014
  4. 4La pace impossibile fra debitori e creditori17 Settembre 2014
  5. 5Cura da dopoguerra per abbattere il debito18 Settembre 2014
  6. 6Prove generali di Troika sull’economia (politica) italiana19 Settembre 2014
  7. 7Usa al bivio: la ripresa inconcludente22 Settembre 2014
  8. 8Usa al bivio: Il crepuscolo della Social Security23 Settembre 2014
  9. 9Usa al bivio: la distruzione del debito pubblico24 Settembre 2014
  10. 10Usa al bivio: In Go(l)d we trust25 Settembre 2014
  11. 11Usa al bivio: La demonetizzazione del dollaro26 Settembre 2014
  12. 12Il suicidio sociale come conseguenza del welfare29 Settembre 2014
  13. 13Il Fondo monetario europeo? C’è già30 Settembre 2014
  14. 14L’insaziabile fame d’oro della Cina1 Ottobre 2014
  15. 15L’insostenibile peso del mattone2 Ottobre 2014
  16. 16L’autunno della finanza europea3 Ottobre 2014
  17. 17Il casinò globale alle porte di Pechino (e a est del Portogallo)6 Ottobre 2014
  18. 18Mattone di Damocle sopra la Cina7 Ottobre 2014
  19. 19Il virus Sovrano annidato nel sistema monetario8 Ottobre 2014
  20. 20Stallo alla messicana9 Ottobre 2014
  21. 21La lowflation fa esplodere il debito europeo10 Ottobre 2014
  22. 22Verso la legge di stabilità: i tormenti del 201513 Ottobre 2014
  23. 23Verso la legge di stabilità: scatta l’eurotagliola14 Ottobre 2014
  24. 24Verso la legge di stabilità: la legge d’instabilità15 Ottobre 2014
  25. 25L’Italia portoghese16 Ottobre 2014
  26. 26L’instabilità che cresce all’ombra delle banche17 Ottobre 2014
  27. 27La banca centrale di MagicWorld20 Ottobre 2014
  28. 28Caccia a ottobre (in) rosso per le banche europee21 Ottobre 2014
  29. 29Il Fmi cala il jolly degli investimenti pubblici22 Ottobre 2014
  30. 30Le banche centrali fanno aumentare la disuguaglianza23 Ottobre 2014
  31. 31L’Italia che cambia verso è quella creditrice (e punta sull’estero)24 Ottobre 2014
  32. 32Il trionfo dei super ricchi27 Ottobre 2014
  33. 33A volte ritornano: la crisi del ’3728 Ottobre 2014
  34. 34Il terzo passo dell’eurozona: l’unione del mercato dei capitali29 Ottobre 2014
  35. 35La scommessa del Giappone diventa pericolosa30 Ottobre 2014
  36. 36Le nozze d’argento fra ex comunisti e capitalisti31 Ottobre 2014
  37. 37Il ruggito del sukuk3 Novembre 2014
  38. 38Dopo gli stress test sul ponte sventola bandiera b(i)anca4 Novembre 2014
  39. 39La scomparsa della domanda italiana di credito5 Novembre 2014
  40. 40Estasi e agonia nell’economia inglese6 Novembre 2014
  41. 41L’invenzione dell’inflazione7 Novembre 2014
  42. 42L’Europa ancora intrappolata nel debito privato10 Novembre 2014
  43. 43Il conto salato della lowflation italiana11 Novembre 2014
  44. 44Il vaso di coccio dell’economia globale12 Novembre 2014
  45. 45Il ritorno dei mutui subprime. In Olanda13 Novembre 2014
  46. 46La guerra fra poveri dei lavoratori spagnoli14 Novembre 2014
  47. 47Ultimo atto (con sorpresa) della tragedia scritta dalla Fed17 Novembre 2014
  48. 48Ma quante sono le famiglie italiane vulnerabili?18 Novembre 2014
  49. 49Le banche prestano sempre più soldi alla Cina19 Novembre 2014
  50. 50Il mattone spinge la Danimarca nell’Unione bancaria20 Novembre 2014
  51. 51Il suicidio (immobiliare) dei creditori21 Novembre 2014
  52. 52Due anni dopo. Thewalkingdebt.org23 Novembre 2014
  53. 53I dolori del giovane Draghi24 Novembre 2014
  54. 54Il mattone sopravvalutato delle banche italiane25 Novembre 2014
  55. 55I tormenti sotterranei dell’Islanda26 Novembre 2014
  56. 56La guerra dei cent’anni del debito americano27 Novembre 2014
  57. 57L’esito giapponese del miracolo cinese28 Novembre 2014
  58. 58Lo strano caso del dottor Draghi e mister Weidmann1 Dicembre 2014
  59. 59L’ultima della finanza: il mercato del rischio, ovvero i CRT2 Dicembre 2014
  60. 60Lo spettro del ’29 sulla Borsa americana3 Dicembre 2014
  61. 61La prossima crisi dell’eurozona4 Dicembre 2014
  62. 62La lenta eutanasia del risparmiatore5 Dicembre 2014
  63. 63La Buba non salva nemmeno la Germania9 Dicembre 2014
  64. 64Le conseguenze economiche del debito10 Dicembre 2014
  65. 65Il peccato monetario del XXI secolo11 Dicembre 2014
  66. 66I cinque dilemmi delle banche centrali12 Dicembre 2014
  67. 67L’enigma del petrolio15 Dicembre 2014
  68. 68La fragile ripresa del dollaro16 Dicembre 2014
  69. 69Le banche “emergenti” destabilizzano l’eurozona17 Dicembre 2014
  70. 70La fusione fredda delle borse cinesi dà una spinta allo Yuan18 Dicembre 2014
  71. 71L’anno oscuro delle famiglie europee19 Dicembre 2014
  72. 72La crisi costa 700 miliardi alle famiglie italiane22 Dicembre 2014
  73. 73Il crepuscolo del 201423 Dicembre 2014
  74. 74Il blog va in vacanza. Ci rivediamo il 15 gennaio24 Dicembre 2014
  75. 75L’ottimismo della volontà: il mistero del target d’inflazione al 2%15 Gennaio 2015
  76. 76L’ottimismo della volontà: l’unione politica di Supermario16 Gennaio 2015
  77. 77L’ottimismo della volontà: la teologia pastorale della Fed19 Gennaio 2015
  78. 78L’ottimismo della volontà: la puntualità degli svizzeri20 Gennaio 2015
  79. 79La doppia crisi italiana che prepara la terza21 Gennaio 2015
  80. 80Esercizi di retorica sull’Istat: l’aumento del reddito degli italiani22 Gennaio 2015
  81. 81Il girotondo del commercio estero italiano23 Gennaio 2015
  82. 82Quel sapore anni ’50 nel QE di Supermario26 Gennaio 2015
  83. 83Alle radici del QE: quando la Grecia era la Germania27 Gennaio 2015
  84. 84Il futuro dell’Ue si decide (anche) a Basilea28 Gennaio 2015
  85. 85L’eurotartaruga avanza decisa verso l’unione finanziaria29 Gennaio 2015
  86. 86L’ipocrita tenzone fra Europa e Grecia30 Gennaio 2015
  87. 87La “pre-crisi” della Germania2 Febbraio 2015
  88. 88La bolla dell’euro3 Febbraio 2015
  89. 89Quei nove trilioni di dollari che spaventano il mondo4 Febbraio 2015
  90. 90Divagazioni statistiche: il mito dell’economia reale5 Febbraio 2015
  91. 91Scacco al Re greco con la mossa del cavallo Bce6 Febbraio 2015
  92. 92Divagazioni statistiche: il trionfo dell’economia immaginaria9 Febbraio 2015
  93. 93Il macigno del debito che affossa il petrolio10 Febbraio 2015
  94. 94La cornucopia della Fed arrichisce il Tesoro Usa11 Febbraio 2015
  95. 95Il mattone tedesco terremotato dal QE di Supermario12 Febbraio 2015
  96. 96C’è un solo vincitore nel gioco del petrolio13 Febbraio 2015
  97. 97Il petrolio (verde) fa dimagrire i tacos16 Febbraio 2015
  98. 98L’Italia a crescita zero17 Febbraio 2015
  99. 99Gli anziani gonfiano il mercato del lavoro europeo18 Febbraio 2015
  100. 100L’eurocaduta sostanziale del saggio di profitto19 Febbraio 2015
  101. 101Casa, piano piano torna il Piano20 Febbraio 2015
  102. 102La sovranità monetaria spiegata dagli svizzeri23 Febbraio 2015
  103. 103Gli effetti deflazionari della terza età24 Febbraio 2015
  104. 104Parte l’Unione del mercato dei capitali25 Febbraio 2015
  105. 105L’irresistibile (de)crescita della Cina26 Febbraio 2015
  106. 106La creativa distruzione dei boom creditizi27 Febbraio 2015
  107. 107Gli studenti fanno decollare il debito privato americano2 Marzo 2015
  108. 108La vita spericolata del banchiere internazionale3 Marzo 2015
  109. 109Memorie d’Albione: L’inutile svalutazione della sterlina4 Marzo 2015
  110. 110Memorie d’Albione: Il puzzle della produttività5 Marzo 2015
  111. 111Memorie d’Albione: La dieta pane e mattone degli inglesi6 Marzo 2015
  112. 112Memorie d’Albione: il tradimento delle banche9 Marzo 2015
  113. 113Mister Dudley nel Paese delle meraviglie10 Marzo 2015
  114. 114I dinosauri del mercato: le banche d’investimento11 Marzo 2015
  115. 115Il QE europeo, ovvero il trionfo dell’egemonia monetaria12 Marzo 2015
  116. 116Il lato oscuro del QE: la tosatura del piccolo risparmiatore13 Marzo 2015
  117. 117Le banche italiane si rifugiano nell’Ombra16 Marzo 2015
  118. 118Il commercio europeo dopo la crisi17 Marzo 2015
  119. 119Gli inglesi sedotti dall’Unione europea dei capitali18 Marzo 2015
  120. 120L’eco del Redde rationem che arriva da Basilea19 Marzo 2015
  121. 121Ventimila leghe sotto i mari: Il paradosso della liquidità20 Marzo 2015
  122. 122Ventimila leghe sotto i mari: la metamorfosi dei mercati23 Marzo 2015
  123. 123Ventimila leghe sotto i mari: nel cuore dell’Idra finanziaria24 Marzo 2015
  124. 124I mercati iniziano a rimanere a secco25 Marzo 2015
  125. 125Il crollo del risparmio europeo26 Marzo 2015
  126. 126La regola non scritta della (in)disciplina europea27 Marzo 2015
  127. 127La debolezza strutturale degli investimenti30 Marzo 2015
  128. 128Gli esiti mutevoli della deflazione: la spinta alla crescita31 Marzo 2015
  129. 129Gli esiti mutevoli della deflazione: la colpa del mattone1 Aprile 2015
  130. 130Gli esiti mutevoli della deflazione: il peso del debito2 Aprile 2015
  131. 131Il signoraggio implicito degli americani8 Aprile 2015
  132. 132La Fed scalda i motori per l’exit strategy, pronta a spegnerli9 Aprile 2015
  133. 133La lezione di Supermario al Parlamento italiano10 Aprile 2015
  134. 134L’irresistibile avanzata dell’asset management13 Aprile 2015
  135. 135I bilanci delle banche centrali arrivano a 22 trilioni14 Aprile 2015
  136. 136Riparte la lotteria delle pensioni15 Aprile 2015
  137. 137La lotteria delle pensioni: i semi velenosi degli anni ’5016 Aprile 2015
  138. 138La lotteria delle pensioni: il boom infinito dei ’6017 Aprile 2015
  139. 139La tremarella globale e la coperta corta della crescita20 Aprile 2015
  140. 140Il lato oscuro del petrolio low cost21 Aprile 2015
  141. 141Il QE non frena la galoppata del debito privato22 Aprile 2015
  142. 142L’origine estera della crescita italiana23 Aprile 2015
  143. 143Il DEF non è roba da Signorini24 Aprile 2015
  144. 144Gli Usa e noi: il futuro non è cambiato27 Aprile 2015
  145. 145Comprare casa con i prezzi del 2005 e i redditi del ’9128 Aprile 2015
  146. 146I venti gelidi che spirano da Mosca29 Aprile 2015
  147. 147Le Assicurazioni europee non rassicurano30 Aprile 2015
  148. 148La disinflazione petrolifera fra esplodere i debiti cinesi4 Maggio 2015
  149. 149Delusioni da QE: la svalutazione giapponese non spinge export né Pil5 Maggio 2015
  150. 150Delusioni da QE: l’inconcludenza anglo-americana6 Maggio 2015
  151. 151Delusioni da QE: gli Usa nella trappola del dollaro7 Maggio 2015
  152. 152Delusioni da QE: lo zero virgola italiano8 Maggio 2015
  153. 153Pensioni, la Corte costituzionale presenta il conto degli anni ’6011 Maggio 2015
  154. 154La Consulta e la (im)previdenza non riformabile12 Maggio 2015
  155. 155Bad bank, good fellas13 Maggio 2015
  156. 156Il lungo letargo del commercio globale14 Maggio 2015
  157. 157I sette anni che hanno cambiato il mondo15 Maggio 2015
  158. 158Se la disoccupazione diventa “volontaria”18 Maggio 2015
  159. 159La Bce spinge i ricavi delle banche italiane19 Maggio 2015
  160. 160La calda primavera dell’import italiano20 Maggio 2015
  161. 161Il QE, la Bce e la tosatura light del risparmiatore21 Maggio 2015
  162. 162L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”22 Maggio 2015
  163. 163Ecco quanto ci costerebbe un crack bancario stile 200825 Maggio 2015
  164. 164La metamorfosi del lavoro che fa aumentare la disuguaglianza26 Maggio 2015
  165. 165L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”: la rivincita di Gesell27 Maggio 2015
  166. 166L’economia segreta dei fondi pensione28 Maggio 2015
  167. 167Il fascino discreto dell’investimento estero italiano29 Maggio 2015
  168. 168Il default greco come palingenesi dell’eurozona3 Giugno 2015
  169. 169Le svalutazioni competitive del secolo XXI4 Giugno 2015
  170. 170La sfiducia più del credit crunch fa crollare gli investimenti italiani5 Giugno 2015
  171. 171L’Italia è poco competitiva? Dipende…8 Giugno 2015
  172. 172Il Rischiatutto del signor Rossi9 Giugno 2015
  173. 173La prudenza del Fmi e l’exit comedy della Fed10 Giugno 2015
  174. 174L’exit comedy della Fed: i rischi Emergenti dell’eurozona11 Giugno 2015
  175. 175L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: il congelamento dei debiti12 Giugno 2015
  176. 176Il mini euro rilancia l’export tedesco extra Ue15 Giugno 2015
  177. 177Dollaro e mattone affossano i paesi emergenti16 Giugno 2015
  178. 178La bolla del debito privato atterra sulla Cina17 Giugno 2015
  179. 179C’è più di una Grecia nell’eurozona18 Giugno 2015
  180. 180Gli altri greci dell’eurozona: dai Pigs ai Pigsc19 Giugno 2015
  181. 181L’India diventa ultima grande speranza dell’Occidente22 Giugno 2015
  182. 182Urban legend: il calo dei dipendenti pubblici in UK23 Giugno 2015
  183. 183Anno 2060: la rivincita dei Pigs (forse)24 Giugno 2015
  184. 184Ecco chi pagherà il conto della riforma del Catasto25 Giugno 2015
  185. 185L’OMT che non funziona: quello dell’Ue26 Giugno 2015
  186. 186La retromarcia globale della competitività30 Giugno 2015
  187. 187Il tempo (economico) perduto dei saggi di Basilea1 Luglio 2015
  188. 188Il fiato corto dell’economia internazionale affretta la resa dei conti2 Luglio 2015
  189. 189I boom finanziari fanno crollare la produttività (e quindi i salari)3 Luglio 2015
  190. 190Il secolo breve dei greci (e dell’Europa)6 Luglio 2015
  191. 191La pagliuzza greca e la trave del sistema monetario7 Luglio 2015
  192. 192Il racconto straordinario sull’Italia scritto dal Fmi8 Luglio 2015
  193. 193Ultime dal Fmi: ora il problema dell’Italia è il debito privato, non quello pubblico9 Luglio 2015
  194. 194Il nuovo film dell’estate: la Fed, la Cina e la Grecia10 Luglio 2015
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