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Stagione X · Growing
Il diario della stagione22 Dicembre 2021

Articolo 68 / 223

La Nazione globale. La scomparsa dei rendimenti

Alla fine del 2020 Bloomberg, aggiornando un trend ormai consolidato da un lustro, notava con un certo sconcerto che nel mondo erano in circolazione ben 18 trilioni di obbligazioni con rendimento sotto lo zero: il 27% del totale dei titoli con rating investment grade. Quasi un titolo su tre, insomma, produceva cedole negative per i sottoscrittori. I creditori pagavano i debitori per dare loro soldi in prestito. Il mondo al contrario.

Il grafico proposto dall’agenzia risaliva fino al 2015, quando le obbligazioni a rendimento negativo iniziarono a fare capolino sempre più spesso sui desk dei trader, probabilmente come una rarità zoologica nel vasto bestiario della carta scambiata sui mercati.

Non che fosse una novità. In tempi di grande inflazione è comune che i rendimenti reali diventino negativi. Ma in quegli anni l’inflazione era uniformemente moderata. Il problema erano i tassi nominali, arrivati praticamente a zero. 

Perché questa tendenza diventa visibile proprio dal 2015? Gran parte di queste obbligazioni provenivano dall’Eurozona e dal Giappone, che proprio in quel periodo – e il Giappone assai prima dell’Europa – vararono misure di notevole allentamento monetario acquistando massicciamente obbligazioni sul mercato secondario per provare a rianimare la crescita e l’inflazione, oltre a portare i tassi ufficiali a zero. Un modo come un altro per sostenere indirettamente le emissioni pubbliche in un momento in cui la politica fiscale sembrava impotente a raddrizzare la curva stagnante della crescita economica. 

Neanche questa era una novità. Gli Usa avevano iniziano con decisione queste attività diversi anni prima, dopo il grande crack del 2008, origine di tanti timori di una nuova Grande Depressione. Gli strumenti principali utilizzati dalla banca centrale Usa furono i tassi nominali quasi a zero e l’acquisto di obbligazioni. Decisioni estreme, ma con una lunga tradizione alle spalle. 

Una bellissima storia

Gli oltre dieci anni trascorsi dalla Grande Crisi Finanziaria, che ci hanno condotto di fatto alla scomparsa dei rendimenti per molti titoli, hanno alimentato un’ampia letteratura sulla cosiddetta stagnazione secolare, che individua nel calo costante dei tassi di interesse una tendenza di lungo termine e la fa risalire addirittura agli anni ‘80 del secolo scorso quando, nella vulgata corrente, accelera in maniera sostanziale il processo di globalizzazione iniziato nel secondo dopoguerra con la liberalizzazione crescente di flussi di capitale. 

Ciò, associato al progresso tecnologico e all’invecchiamento della popolazione ha finito con l’affossare il tasso naturale di interesse, una variabile inosservabile ma della cui esistenza nessuno dubita. L’esito è quello osservabile dal grafico sotto che misura i tassi reali di interesse, che sono il saldo dei tassi nominali e del tasso di inflazione. Una bellissima storia. 

Corollario del teorema

Ma questo significa che l’entità dei tassi nominali conta almeno quanto il livello di inflazione per determinare il tasso reale, e che un intervento sui tassi nominali – tecnicamente la Banca centrale agisce su quelli a breve termine anche se pochi dubitano che influenzi anche le tendenze di lungo – finisce con avere effetti su quello reale. Conviene perciò ricordare l’evoluzione recente dei tassi nominali. Una delle tante storie che abbiamo dimenticato.

Il tasso e l’interesse

Prima però bisogna intendersi su ciò che pare ovvio ma che non lo è affatto. Cos’è il tasso di interesse? “Chi possiede un capitale – scriveva oltre un secolo fa un celebre economista – è in grado normalmente di ricavare un reddito netto durevole, che la scienza chiama rendita di capitale o interesse del capitale nel senso più ampio”. 

In tempi più recenti, un altro economista ha definito l’interesse come “il prezzo da pagare per avere la disponibilità dell’oggetto. Il prezzo per unità di tempo di tale disponibilità è il tasso di interesse”. L’oggetto in questione, ovviamente, è un capitale in denaro. Noterete, malgrado la distanza temporale, una certa somiglianza fra le due definizioni. 

Quindi il capitalista “normalmente” estrae dal suo capitale una certa somma di denaro, secondo un tasso, ossia una quota del capitale che misura l’unità di tempo del prestito, chiamato di interesse. Ma perché si chiama così? 

Indietro nel tasso

Se risaliamo la curva del tasso globale di interesse à rebours notiamo un abbassamento del tasso reale agli inizi degli anni 2000, quando la Fed portò i tassi nominali in pochi anni da oltre il 6% all’1%. Erano gli anni dello scoppio della bolla dei titoli di internet. Usiamo un tasso della Fed come punto di riferimento perché la banca centrale americana ha un notevole potere di orientamento sui tassi globali.

Non era certo la prima volta. Se guardiamo ancora indietro osserviamo un comportamento simile anche nei primi anni ‘90, quando una robusta crisi internazionale (zona in grigio sul grafico) produsse una significativa recessione a livello globale. Erano gli anni della bancarotta della lira italiana e alla sua uscita dallo Sme – il sistema monetario europeo -. Ecco cosa successe in quel periodo ai tassi di interesse Usa. 

Notate che il livello di atterraggio dei tassi si abbassa ad ogni crisi. Negli anni ‘90 si passò dal 7 al 3%. Negli anni 2000 dal 6% all’1%. Dopo il 2008 i tassi arrivarono a zero. 

L’interesse per il tasso

Il creditore che presta denaro ha sicuramente un interesse a percepirne il frutto, e poiché la storia finanziaria la si potrebbe raccontare anche come l’evoluzione dei rapporti di forza fra creditori e debitori, è ovvio che pure chi prende a prestito abbia un interesse: quello di pagare il meno possibile per il capitale che riceve. Il tasso di interesse, quindi, mette d’accordo due interessi contrapposti. Generalmente in questo caso parliamo di tasso di mercato. Ma non è l’unico tasso che contempla la teoria economica. 

Prima di scoprire quello che l’economia ha da raccontarci, però, possiamo imparare molto altro sui tassi rivolgendoci al vocabolario. Il Dizionario etimologico italiano di Francesco Zambaldi del 1889 qualifica la voce interesse come una derivazione del verbo essere, nel suo lemma latino esse. “L’infinito esse dura nel latino inter-esse, essere fra le cose proprie: quindi stare a cuore: divenne il sinonimo interesse tutto ciò che importa o conviene all’utile, all’onore: poi tornaconto, utilità, affare, negozio, frutto del denaro: il sentimento che sprona a cercare il proprio utile (..) che bada solo al proprio utile e comodo”. Percorrendo come fa Zambaldi il ripido che conduce dallo stare a cuore al calcolo economico, potremmo concludere che l’interesse per il tasso è l’immagine riflessa del tasso di interesse. Il che illumina d’una luce sinistra i nostri tassi reali ormai azzerati o addirittura negativi.

Indietro nel tasso/2

A novembre del 1990 i tassi Usa – i Federal funds rate erano a poco più del 7%, un livello oggi fantascientifico. Ad agosto del ‘92 erano già stati portati al 3%, un livello “storico”, se si osserva la curva dei tassi Fed a partire dal 1950.

Tassonomia dei tassi

Oltre che alla sostanza, del tasso d’interesse bisogna pure conoscere l’apparenza delle sue numerose espressioni quotidiane. Se ne contano a bizzeffe, di tassi. Ci sono quelli a breve e quelli a lungo, a seconda della durata del prestito. Ci sono quelli di mercato, che si formano ogni momento in esotici scambi, e quelli di banca centrale, e quest’ultima ne classifica diversi, a seconda delle funzioni che si propone. Ad esempio i tassi sulle riserve bancarie, o quelli di sconto. Una tassonomia esaustiva dei tassi di interesse sarebbe fatica improba e poco profittevole. Anche perché la famiglia dei tassi è composita, ma cammina sempre nella stessa direzione. 

Tassi boom

I tassi Fed erano al 3% nei primi anni ‘60 – in pieno boom – dove erano arrivati seguendo un trend ascendente iniziato nei primi anni ‘50, quando erano ancora sotto il 2%. L’ascesa cominciò nel 1951 – con i tassi ancora all’1,75 – quando si consumò il divorzio fra Tesoro e Fed che consentì alla banca centrale una certa autonomia sul livello dei tassi di interesse, prima sotto lo stretto controllo del governo. 

Ci vollero tuttavia alcuni anni prima che la Fed si decidesse a usare questa discrezionalità con una certa spigliatezza. Nessuna banca centrale può rischiare di scontentare il Sovrano.

Il tasso di fiducia

La teoria economica – lo abbiamo intravisto – ha molte idee che spiegano l’azzeramento dei tassi. Ma conviene fermarsi ancora un attimo sull’etimologia, che ci regala un altro prezioso suggerimento: l’interesse si interpone. Quindi è una giunzione: un legame fra uno e un altro. Creditore e debitore sono congiunti dall’interesse verso un certo capitale. Questo congiungimento prende la forma di una somma che rappresenta icasticamente il tempo, notoriamente misurabile in denaro, durante il quale il creditore verrà privato del suo capitale e il debitore potrà goderne. 

Come accade sempre nelle questioni economiche, che mescolano appetiti brutali ad aspirazioni elevate, questa manifestazione materiale ne incorpora una squisitamente spirituale: la fiducia. Il creditore ha fiducia nel debitore, e quest’ultimo ha fiducia che dal suo prestito ricaverà denaro bastante a restituire quanto dovuto. Questa duplice fiducia anima il miracolo dell’investimento e, più di recente, anche del consumo. Il tasso d’interesse, perciò, è anche una misura della fiducia.

Un tasso retrò

A giugno del 1981 il Fed fund rate arrivò al suo massimo storico del 19,1%, punto di arrivo di una lunga serie di rialzi. Da lì iniziò il lungo declino che ci porta all’oggi. Fu un evento epocale, che ispirò libri memorabili. Erano secoli che non si vedeva un tasso così. 

Bisognava spremere l’inflazione dall’economia americana, disse qualcuno della Fed. E fu spremuta.

Relazioni pericolose

Quando scomodiamo la fiducia fra due persone vuol dire che fra loro c’è una qualche forma di relazione, che entrambi giudicano utile, se non soddisfacente, perché in caso contrario non starebbero lì a perder tempo (e denaro). E in una relazione ci sono diritti e doveri, che le parti hanno interesse a perseguire, pur sapendo che ciò comporta inevitabilmente dei rischi. 

Ogni relazione è pericolosa. Quelle economiche hanno il vantaggio che questo pericolo si può misurare con un criterio semplice da capire: quello del costo. Ed ecco che perseguire il proprio interesse produce un costo per il debitore, nella forma di un tasso sul capitale preso a prestito, e un ricavo per il creditore, nella forma di una rendita equivalente. 

Un rischio più elevato, o prolungato, implica un costo più elevato per il debitore e un maggior ricavo per il creditore. Sempre che il debitore paghi. Perciò, il tasso d’interesse misura, oltre alla fiducia, anche il rischio, che è, a ben vedere, una declinazione della fiducia.

Ed ecco lo scenario che si precisa. Perché il tasso operi e agisca servono relazioni fiduciose. E ovviamente soldi da mettere in mezzo. Il famoso conquibus. Ma bisogna anche voler correre dei rischi. E il rischio è il nemico mortale delle società poco avventurose. 

Senonché, chi non risica non rosica. Per questo non dovremmo stupirci che convivano oggi un’economia a tassi negativi e una crescita stagnante.

Dal picco al poco

La vulgata colloca proprio agli inizi degli anni ‘80 il momento in cui la liberalizzazione dei flussi di capitale favorì quel processo di globalizzazione che condurrà nel tempo al ribasso del tasso di interesse. Motivi “naturali”, lo abbiamo visto, lavorano in questa direzione. 

Tendiamo a dimenticare, però, che se i tassi di mercato erano arrivati anche al 20% – non proprio un tasso “naturale” – ciò è stato frutto anche di una precisa decisione presa dalla banca centrale americana per contrastare l’inflazione che ha funzionato come una bandiera rossa per il toro dei mercati. Perché questo fa, fra le tante altre cose, una banca centrale ai tempi nostri: segnala intenzioni.

Per buona parte degli anni ‘90 – non a caso denominati gli anni della “Grande moderazione” – e fino alla crisi degli anni 2000 i tassi sono rimasti fermi al 5%, un livello tutt’altro che basso. Un tasso che oggi non ci possiamo permettere di pagare. All’epoca era considerato un tasso da poco.  

Money it’s a gas

Dopo aver sfogliato alcune centinaia di pagine alla ricerca di una definizione convincente di denaro, mi convinco della superiorità della poesia sulla prosa mentre mi ritrovo a canticchiare il ritornello dei Pink Floyd della celeberrima – almeno per la mia generazione – Money. 

Money it’s a gas. 

Esattamente.

Del gas la moneta condivide lo stato fisico – è inafferrabile, invisibile e sfuggente – pure quando era oro se ne vedeva sempre assai meno di quanto ne esisteva – e soprattutto la capacità di espandersi senza freni. 

Oggi, che siamo arrivati a creare denaro semplicemente pensandolo, questo gas costituisce l’atmosfera che respiriamo ogni giorno. Respiriamo ossigeno e denaro. Chiaro che ne siamo ossessionati.

Questa nube ipertrofica di denaro ha effetti sul nostro tasso di interesse? Alcuni direbbero di sì. Come ogni merce, aumentando l’abbondanza diminuisce il pregio, e quindi il costo. Tanto più in un contesto che si segnala per la sua capacità di socializzare la perdite e privatizzare i guadagni. 

Ma è chiaro che questa è solo una parte della verità. E neanche la più rilevante. Quando nel XVI secolo arrivarono i metalli pregiati delle Americhe a gonfiare la base monetaria, salirono i prezzi, ma i tassi rimasero alti com’erano prima. Perché il costo di un prestito dipende dalla quantità di denaro a disposizione, che misura la sua facilità di reperimento, ma anche dalla qualità della relazione che lo incorpora e dai soggetti che maneggiano il denaro. Ed è qui che il discorso si fa sfuggente. Gassoso.

(1/segue)

Questo post fa parte di un capitolo del nuovo libro che sto scrivendo – La Nazione Globale – che di tanto in tanto fa capolino sul nostro blog. L’intero capitolo verrà pubblicato a puntate durante le vacanze di fine anno. Il testo integrale, compreso di note, è disponibile su Academia, a questo link.

Buone vacanze.

◆

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Stagione X

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La Nazione Globale. Il concerto della globalizzazione europea16 Settembre 2021
  2. 2Cartolina. Carocasa17 Settembre 2021
  3. 3Ritorno al futuro per il central banking20 Settembre 2021
  4. 4Se la fuga dalle grandi città aggrava la diseguaglianza21 Settembre 2021
  5. 5Alle origini della globalizzazione. Il boom dei prestiti bancari internazionali22 Settembre 2021
  6. 6Il timore dell’inflazione fa accelerare il mattone23 Settembre 2021
  7. 7Cartolina. La liberazione del debito24 Settembre 2021
  8. 8Nella mente (confusa) del central banking27 Settembre 2021
  9. 9Alle origini della globalizzazione. La spinta degli arbitraggi28 Settembre 2021
  10. 10Cina e aziende hi tech cambiano il gioco di Undernet29 Settembre 2021
  11. 11L’economia che non tramonta: quella ricreativa30 Settembre 2021
  12. 12Cartolina. Brexin1 Ottobre 2021
  13. 13Alle origini della globalizzazione. Boom creditizi e crisi finanziarie4 Ottobre 2021
  14. 14Le spedizioni strozzano il commercio europeo5 Ottobre 2021
  15. 15La Nazione Globale. Dal G7 alla Federazione. Idea per il secolo nuovo6 Ottobre 2021
  16. 16La moneta digitale di banca centrale diventa “internazionale”7 Ottobre 2021
  17. 17Cartolina. Il laureato longevo8 Ottobre 2021
  18. 18Perché l’inflazione sale più negli Usa che nell’Ue11 Ottobre 2021
  19. 19L’irresistibile ascesa del Fintech12 Ottobre 2021
  20. 20Il declino secolare delle ore lavorate13 Ottobre 2021
  21. 21I paesi emergenti battono cassa al Fmi. Un dilemma per l’ordine internazionale14 Ottobre 2021
  22. 22Cartolina. Il tasso innaturale di interesse15 Ottobre 2021
  23. 23Il difficile equilibrio fra banche e moneta digitale di banca centrale18 Ottobre 2021
  24. 24La sfida europea alla globalizzazione secondo la Bce19 Ottobre 2021
  25. 25Perché il dollaro è un problema anche per gli Usa20 Ottobre 2021
  26. 26La regolazione bancaria aggiunge un’incognita all’inflazione21 Ottobre 2021
  27. 27Cartolina. Smart work22 Ottobre 2021
  28. 28Visco e l’importanza del debito europeo25 Ottobre 2021
  29. 29Per sconfiggere la povertà bisogna prima capirla26 Ottobre 2021
  30. 30L’invecchiamento della popolazione scoraggia i consumi27 Ottobre 2021
  31. 31Alcune evidenze sull’inflazione statunitense28 Ottobre 2021
  32. 32Cartolina. Creditori increduli29 Ottobre 2021
  33. 33La Bce punta sul ’22, ma i mercati alzano la posta2 Novembre 2021
  34. 34Servono quattro trilioni per il clima. Chi paga?3 Novembre 2021
  35. 35La grande trasformazione dei bond Usa in moneta4 Novembre 2021
  36. 36Cartolina. I 3005 Novembre 2021
  37. 37Il boom del mattone preoccupa il Fmi8 Novembre 2021
  38. 38Il peso del debito in dollari sulle economie emergenti9 Novembre 2021
  39. 39Cosa ci insegna la storia “politica” della povertà10 Novembre 2021
  40. 40Se l’espansione del debito indebolisce la domanda11 Novembre 2021
  41. 41Cartolina. EME-rgenze12 Novembre 2021
  42. 42I rischi per l’inflazione annidati nel boom del mattone15 Novembre 2021
  43. 43Il crollo degli investimenti frena la Cina16 Novembre 2021
  44. 44Cartolina. Transizione metallica17 Novembre 2021
  45. 45L’epopea dei tre capitalismi nell’età dell’antropocene18 Novembre 2021
  46. 46Cartolina. Trilionari19 Novembre 2021
  47. 47Il grande rimbalzo globale degli investimenti diretti22 Novembre 2021
  48. 48L’immobiliare cinese continua a scricchiolare23 Novembre 2021
  49. 49Se le strozzature persistono l’inflazione può diventare un problema24 Novembre 2021
  50. 50Cartolina. Globalizzazione, reloaded25 Novembre 2021
  51. 51Cartolina. Sanzioni globali26 Novembre 2021
  52. 52Il debito misterioso dei paesi a basso reddito29 Novembre 2021
  53. 53Il puzzle della produttività del lavoro cresciuta durante la pandemia30 Novembre 2021
  54. 54All’inventore dei BRICS non piace più la sua creatura1 Dicembre 2021
  55. 55Accelera la diffusione dello yuan digitale2 Dicembre 2021
  56. 56Cartolina. Eccessi liquidi3 Dicembre 2021
  57. 57Boom creditizi e recessioni peggiorano la diseguaglianza6 Dicembre 2021
  58. 58La silenziosa metamorfosi del mercato dei bond sovrani7 Dicembre 2021
  59. 59Il legame fra crisi finanziaria e fanatismo nella Germania di Hitler9 Dicembre 2021
  60. 60Cartolina. Case turche10 Dicembre 2021
  61. 61I salari “rigidi” che frenano l’inflazione in Europa13 Dicembre 2021
  62. 62L’incognita del mercato del lavoro Usa sul futuro dell’inflazione14 Dicembre 2021
  63. 63L’egemonia del dollaro si rafforza nel XXI secolo15 Dicembre 2021
  64. 64La decrescita (economica) della ragione16 Dicembre 2021
  65. 65Cartolina. La sicurezza non paga17 Dicembre 2021
  66. 66La galoppata del mattone lascia indietro gli Emergenti20 Dicembre 2021
  67. 67I tassi bassi non riescono più a spingere la domanda21 Dicembre 2021
  68. 68La Nazione globale. La scomparsa dei rendimenti22 Dicembre 2021
  69. 69La crescita improvvisa dei mercati “privati”23 Dicembre 2021
  70. 70Cartolina. Sogno americano24 Dicembre 2021
  71. 71La Nazione Globale. Dalla crisi economica al crollo dei rendimenti27 Dicembre 2021
  72. 72Il divorzio fra mercati e banca centrale28 Dicembre 2021
  73. 73Svelata l’illusione della finanza decentralizzata29 Dicembre 2021
  74. 74L’inflazione scalda il mattone italiano30 Dicembre 2021
  75. 75Cartolina. Roaring Twenties31 Dicembre 2021
  76. 76La Nazione globale. La scoperta della manovra del tasso d’interesse3 Gennaio 2022
  77. 77Rischi crescenti dai fondi obbligazionari4 Gennaio 2022
  78. 78Le riserve in dollari affossano i bond sovrani UK5 Gennaio 2022
  79. 79Cartolina. Globalis-action7 Gennaio 2022
  80. 80La Nazione Globale. La fine del lunghissimo XIX secolo dei tassi d’interesse10 Gennaio 2022
  81. 81Per immaginare un futuro nuovo serve un nuovo Occidente11 Gennaio 2022
  82. 82Se decresce anche il rendimento della ricerca scientifica12 Gennaio 2022
  83. 83Inflazione, gli Usa mollano l’ancora13 Gennaio 2022
  84. 84Cartolina. Quota 202014 Gennaio 2022
  85. 85Gli investimenti esteri che destabilizzano gli emergenti17 Gennaio 2022
  86. 86Quel rapporto difficile fra globalizzazione e sovranità monetaria18 Gennaio 2022
  87. 87L’anima della moneta non cambia col digitale19 Gennaio 2022
  88. 88I giochi di prestigio della Fed fra riserve e tassi20 Gennaio 2022
  89. 89Cartolina. Us-inflation21 Gennaio 2022
  90. 90Il “corridoio” che determina il tasso Fed24 Gennaio 2022
  91. 91Le conseguenze sociali della maleconomia25 Gennaio 2022
  92. 92La Fed manovra i tassi per modificare il Tasso26 Gennaio 2022
  93. 93Non sappiamo cos’è l’inflazione, ma compriamo Bitcoin27 Gennaio 2022
  94. 94Cartolina. Trent’anni di solitudine28 Gennaio 2022
  95. 95Quanto dura una civiltà? Ce lo dice la statistica31 Gennaio 2022
  96. 96L’inflazione “temporanea” non convince il Fmi1 Febbraio 2022
  97. 97Il fascino intramontabile dei depositi bancari2 Febbraio 2022
  98. 98Politica monetaria e diseguaglianza: il caso della Finlandia3 Febbraio 2022
  99. 99Cartolina. Cinque miliardi di dollari fa4 Febbraio 2022
  100. 100L’inflazione turca fa schizzare la media Ocse7 Febbraio 2022
  101. 101L’espansione della Fed e il crollo dei prestiti bancari8 Febbraio 2022
  102. 102La tempesta perfetta che fa risalire i tassi in Europa (e in Italia)9 Febbraio 2022
  103. 103L’aumento dei tassi Fed accende la bomba dei bond in dollari per le Eme10 Febbraio 2022
  104. 104Cartolina. C’era una volta il prestito bancario11 Febbraio 2022
  105. 105L’occhio del debito nel ciclone del credito14 Febbraio 2022
  106. 106Anno 2021, fuga dal rischio bancario Usa15 Febbraio 2022
  107. 107Perché l’inflazione Usa spaventa più di quella Ue16 Febbraio 2022
  108. 108Cosa ci insegna la storia dell’Eurodollaro17 Febbraio 2022
  109. 109Cartolina. Greencoins18 Febbraio 2022
  110. 110Miti del nostro tempo. L’aumento dei debiti? E’ colpa dei crediti21 Febbraio 2022
  111. 111La pandemia rivoluziona le assicurazioni italiane22 Febbraio 2022
  112. 112Il rapporto ambiguo fra eredità e diseguaglianza23 Febbraio 2022
  113. 113Il risveglio dell’orso russo, ovvero la vendetta della realtà24 Febbraio 2022
  114. 114Cartolina. Tassi bassi per sempre25 Febbraio 2022
  115. 115La globalizzazione della guerra28 Febbraio 2022
  116. 116La colpa dei risparmiatori: il global saving glut1 Marzo 2022
  117. 117Dopo la scossa, sui mercati piomba l’incertezza2 Marzo 2022
  118. 118Il costo salato dei sussidi “nascosti” nel QE3 Marzo 2022
  119. 119Cartolina. L’impresa del debito4 Marzo 2022
  120. 120L’inflazione galoppa sempre più veloce in Turchia7 Marzo 2022
  121. 121L’esorbitante privilegio dei bond a tripla B8 Marzo 2022
  122. 122Le conseguenza sulla diseguaglianza del cambio dei prezzi9 Marzo 2022
  123. 123Il nuovo “peccato originale” degli Emergenti10 Marzo 2022
  124. 124Cartolina. Il trasporto dell’inflazione11 Marzo 2022
  125. 125I rischi nascosti del boom criptovalute negli Emergenti14 Marzo 2022
  126. 126La grande rotazione dalla “crescita” al “valore”15 Marzo 2022
  127. 127L’anno record del surplus commerciale cinese16 Marzo 2022
  128. 128Con l’inflazione crescono i rischi per il mattone17 Marzo 2022
  129. 129Cartolina. Supermarket Usa18 Marzo 2022
  130. 130Non basta un debito comune europeo. Serve un recovery fund globale per la libertà21 Marzo 2022
  131. 131L’emersione delle banche ombra nei prestiti sindacati22 Marzo 2022
  132. 132La guerra secolare delle banche centrali23 Marzo 2022
  133. 133Ecco dov’è finito il tesoro delle riserve russe24 Marzo 2022
  134. 134Cartolina. Poveri ma sani25 Marzo 2022
  135. 135La Russia “subaffida” la sua politica monetaria28 Marzo 2022
  136. 136La metamorfosi del denaro29 Marzo 2022
  137. 137La lezione del 1914 per le sanzioni del 202230 Marzo 2022
  138. 138Il vento dei rincari incrina l’ancora delle aspettative d’inflazione31 Marzo 2022
  139. 139Cartolina. Strozzature1 Aprile 2022
  140. 140Quanto sono solide le controparti centrali?4 Aprile 2022
  141. 141La Cina lancia un altro stimolo fiscale5 Aprile 2022
  142. 142L’insostenibile pesantezza del mattone Usa6 Aprile 2022
  143. 143L’Ocse continua a importare inflazione dalla Turchia7 Aprile 2022
  144. 144Cartolina. Homeless8 Aprile 2022
  145. 145L’inflazione e il nuovo paradigma del central banking11 Aprile 2022
  146. 146Ultime novità sull’interscambio fra Italia e Russia12 Aprile 2022
  147. 147La stagflazione non è probabile, ma possibile13 Aprile 2022
  148. 148I redditi esteri tengono in piedi i conti italiani14 Aprile 2022
  149. 149Cartolina. Niente scialo per lo shale15 Aprile 2022
  150. 150Miti del nostro tempo. La relazione fra liberalizzazione dei capitali e diseguaglianza19 Aprile 2022
  151. 151La “grande livella” della diseguaglianza: la guerra20 Aprile 2022
  152. 152Dopo la pandemia virale, arriva quella di zombie21 Aprile 2022
  153. 153Cartolina. Tokyo, mon amour22 Aprile 2022
  154. 154L’inflazione durevole dei beni durevoli Usa26 Aprile 2022
  155. 155La svolta “etica” della globalizzazione27 Aprile 2022
  156. 156La solitudine dei numeri ultimi28 Aprile 2022
  157. 157Cartolina. Debitamente privati29 Aprile 2022
  158. 158La Fed alla ricerca di un “atterraggio morbido”2 Maggio 2022
  159. 159Turchia, la svalutazione prosciuga il credito estero3 Maggio 2022
  160. 160La sinestesia come metodo per le scienze sociali4 Maggio 2022
  161. 161Coi tassi Fed aumentano anche i rischi per il mattone5 Maggio 2022
  162. 162Cartolina. Mangino riso6 Maggio 2022
  163. 163Non si ferma la corsa dei prezzi in Turchia9 Maggio 2022
  164. 164La teoria dell’eccesso di risparmio alla prova della realtà10 Maggio 2022
  165. 165L’ultima evoluzione del central banking: la moneta digitale per il popolo11 Maggio 2022
  166. 166Le piattaforme digitali e la nascita del diritto globale12 Maggio 2022
  167. 167Cartolina. Tante care cose (turche)13 Maggio 2022
  168. 168Il lento declino delle ragioni di scambio europee16 Maggio 2022
  169. 169Geopolitica ed energia: fra sinestesia e storia17 Maggio 2022
  170. 170Se sono le recessioni a provocare la diseguaglianza18 Maggio 2022
  171. 171Aumenta il conto delle sanzioni per la Russia19 Maggio 2022
  172. 172Cartolina. Per me pari sono20 Maggio 2022
  173. 173L’incognita dei salari che pesa sull’inflazione23 Maggio 2022
  174. 174Sempre più banche centrali pensano alla valuta digitale24 Maggio 2022
  175. 175Dopo la grande abbuffata, il debito sovrano diventa indigesto25 Maggio 2022
  176. 176Inflazione, la versione della Buba26 Maggio 2022
  177. 177Cartolina. Gli ultimi pagheranno per primi27 Maggio 2022
  178. 178La crisi delle commodity e il rischio stagflazione30 Maggio 2022
  179. 179La guerra frena la ripresina immobiliare italiana31 Maggio 2022
  180. 180La BoE di fronte alla sfida dell’inflazione a due cifre1 Giugno 2022
  181. 181Peggiorano le aspettative di inflazione delle famiglie6 Giugno 2022
  182. 182Si aggrava il deficit della bilancia energetica7 Giugno 2022
  183. 183L’eterno dilemma fra crescita (a debito) e stabilità8 Giugno 2022
  184. 184L’Inflazione accelera ancora in Turchia9 Giugno 2022
  185. 185Cartolina. Il debito che piace10 Giugno 2022
  186. 186Finisce l’illusione del debito illimitato e gratis13 Giugno 2022
  187. 187Ancora una fiammata dei prezzi immobiliari14 Giugno 2022
  188. 188Sempre più difficile il rebus dei rinnovi contrattuali15 Giugno 2022
  189. 189Un’idea per abbattere l’inflazione: tagliare i dazi16 Giugno 2022
  190. 190Cartolina. C’era una volta il risparmio17 Giugno 2022
  191. 191Cartolina. Forza Australia20 Giugno 2022
  192. 192Il reddito aumenta anche per chi non lavora21 Giugno 2022
  193. 193Alle radici dell’inflazione. Il rincaro del trasporto merci22 Giugno 2022
  194. 194Perché in Giappone l’inflazione non aumenta?23 Giugno 2022
  195. 195Cartolina. Finché la barca va…24 Giugno 2022
  196. 196La tensione sul lavoro spinge il governo in un vicolo cieco27 Giugno 2022
  197. 197Le imprese energivore non solo quelle che producono di più28 Giugno 2022
  198. 198La Bis propone il Sistema monetario 2.030 Giugno 2022
  199. 199Cartolina. CriptoSvaluta1 Luglio 2022
  200. 200Cartolina. Ma la Cina (e il Giappone) no4 Luglio 2022
  201. 201Niente tregua per l’economia. Ma quando mai c’è stata?5 Luglio 2022
  202. 202Il vento anni ’70 che soffia sull’economia internazionale6 Luglio 2022
  203. 203Accelera la spirale prezzi-salari in Turchia7 Luglio 2022
  204. 204Cartolina. Il rendiniente8 Luglio 2022
  205. 205Una crisi senza precedenti che cambia le regole del gioco11 Luglio 2022
  206. 206Great resignation? Dipende dal lavoro12 Luglio 2022
  207. 207Nessuno shock petrolifero. O almeno, non solo13 Luglio 2022
  208. 208L’ipoteca cinese sulla crescita globale14 Luglio 2022
  209. 209Cartolina. L’inflazione del debito15 Luglio 2022
  210. 210Aspettando (e sperando) il soft landing18 Luglio 2022
  211. 211Cartolina. Un mattone sulla crescita19 Luglio 2022
  212. 212Comincia l’età della Grande Restrizione20 Luglio 2022
  213. 213La dominanza fiscale come fattore inflazionistico21 Luglio 2022
  214. 214Cartolina. Le travail du travail22 Luglio 2022
  215. 215Alle radici dell’inflazione. I dilemmi dell’offerta27 Luglio 2022
  216. 216Avete voluto più domanda aggregata? Tenetevela28 Luglio 2022
  217. 217Cartolina. C’ero medio29 Luglio 2022
  218. 218Cartolina. Heavy metal1 Agosto 2022 · Appendice estiva
  219. 219La diseguaglianza del capitale umano2 Agosto 2022 · Appendice estiva
  220. 220L’India supera la Cina nei pagamenti digitali retail3 Agosto 2022 · Appendice estiva
  221. 221Doccia gelata sul mattone italiano4 Agosto 2022 · Appendice estiva
  222. 222Cartolina. (s)Fondi pensione5 Agosto 2022 · Appendice estiva
  223. 223Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: Reglobalisation8 Agosto 2022 · Appendice estiva
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