← Torna alla stagioneThe Walking DebtIndice
Stagione X · Growing
Il diario della stagione10 Gennaio 2022

Articolo 80 / 223

La Nazione Globale. La fine del lunghissimo XIX secolo dei tassi d’interesse

Il tasso di interesse della BoE rimase fra il 2 e il 3%, salvo sporadici rialzi di pochi mesi, fino al maggio del 1873, quando avviene il crollo della borsa di Vienna che convenzionalmente viene indicato come l’inizio della Grande Depressione del XIX secolo, durata fino al 1896. Un mito secondo alcuni economisti del XX secolo, un incubo per chi la visse, con i prezzi a deflazionarsi a livelli senza precedenti. 

A questa memoria attinse la Grande Depressione del ‘29, nel secolo successivo. Ma quel che qui interessa osservare è l’andamento dei tassi e dei rendimenti.

Tassi depressi

I Consol intrapresero un rendimento declinante che durò per tutto il ventennio della crisi. Nel 1898 rendeva poco più del 2,2%. Nel frattempo i tassi ufficiali oscillarono a lungo fra alti e bassi fino all’aprile del 1876 quando furono fissati al 2% – il floor dell’epoca evidentemente – fino all’aprile del 1877. 

Ancora saliscendi fino ad arrivare al febbraio del 1894, quando furono riportati al 2% e lì lasciati fino all’agosto del 1896, mentre lo yield si deprimeva lentamente malgrado il mondo ormai fosse in procinto di uscire dalla depressione o forse proprio per questo. Il declino dei rendimenti sembrava ormai irrefrenabile, proprio come sembra anche oggi, anche se ancora una teoria della stagnazione secolare non era stata scritta.

Abbasso il tasso

“Anche il saggio di interesse diminuì, al punto che i teorici dell’economia cominciarono a evocare la possibilità di un capitale così abbondante da essere quasi un bene gratuito”, scrive David S. Landes raccontando proprio di quegli anni della Grande Depressione. 

Fra le teorie di quel tempo vale la pena ripescare un testo scritto nel bel centro di questa depressione – era il 1886 – quando un ormai dimenticato economista francese, Paul Leroy Beaulieu, pubblicava un saggio che sembra scritto oggi, dal titolo più che eloquente: “Le cause che influiscono sul tasso di interesse e le conseguenze del ribasso del tasso di interesse”. 

“E’ un’opinione abbastanza generale che il tasso di interesse abbia una tendenza ad abbassarsi costantemente. Alcuni economisti ne concludono che noi ci stiamo avviando verso lo stato stazionario”. “E’ un’opinione che trova molti concordi, dalla quale alcuni, e fra gli altri Proudhon, ne traggono la conclusione che finirà (il tasso di interesse, ndr) per arrivare a zero”.

Nella sua dissertazione l’economista francese concludeva che il calo del tasso di interesse, “che è incontestabile”, dipendesse in gran parte dalla minore produttività del capitale al diminuire delle opportunità di investimento. Quindi una visione legata all’economia reale che di fatto ignorava il contributo della politica monetaria nella fissazione del livello dei tassi di interesse. Il che è comprensibile: ci vorrà ancora qualche decennio di pratica perché la politica monetaria diventi una teoria. In quel tempo solo la Banca d’Inghilterra aveva sviluppato una certa consapevolezza degli strumenti di una banca centrale.

Una visione, tuttavia, che evoca in qualche modo la stagnazione secolare che, a ben vedere, è un pensiero che cova nella testa degli economisti da quando è nata l’economia politica. Così come l’idea che un tasso di interesse elevato sia d’intralcio agli affari, che sarà centrale nella Teoria generale di Keynes, che non a caso auspicava una “collettività quasi stazionaria” e “l’eutanasia del redditiere”. Ossia quei rentier che Beaulieu chiamava, chissà quanto ironicamente, robur nationum.

Chi fa il tasso/fine

Ieri la Banca d’Inghilterra, oggi la Fed. La domanda su chi faccia il tasso riguarda innanzitutto queste due entità che, ieri la prima e oggi la seconda, hanno notevoli poteri di indirizzo globale nella determinazione dei tassi di mercato. Della Banca d’Inghilterra abbiamo detto quanto basta per comprendere come si sviluppò il potere e la consapevolezza della manovra dei tassi di interesse. 

La Fed arrivò più tardi, quando ormai il central banking aveva sufficiente esperienza, e fece tesoro di questo ritardo. Ciò non vuol dire che abbia imparato una volta per tutte: al contrario. Nei decenni nei quali la Banca centrale americana ha studiato da primum inter pares, per l’ovvio ruolo giocato dal dollaro nell’economia internazionale, le strategie e le teorie sono cambiate significativamente. 

Sorvolando sul passato, proviamo a rispondere una volta per tutte alla domanda su chi faccia il tasso osservando come lavora oggi la Fed. E visto che parliamo di tassi, non si può che cominciare dal target federal funds rate, che abbiamo già incontrato. 

Questo target viene definito dal Federal Open Market Committee, ossia l’organo di governo della Fed e viene raggiunto tramite le cosiddette operazioni di mercato aperto, temporanee o definitive, ossia compravendite di titoli fra banca centrale e banche commerciali. Si tratta in sostanza del tasso obiettivo, definito tramite una forchetta di oscillazione, a cui deve tendere il federal funds rate, ossia il tasso overnight sulle riserve bancarie.

Fra le operazioni temporanee ci sono anche i repo, che si usano quando si concedono prestiti al fine di abbassare il tasso di mercato – teoricamente è il mercato che crea il prezzo finale del denaro – offrendo prestiti a un tasso più basso di quello corrente. Il contrario (reverse repo) avviene quando si vuole far salire i tassi: la Fed prende a prestito a un tasso più elevato di quello di mercato dalle banche. 

Di solito queste operazioni vengono collateralizzate da titoli di stato, in grandissima parte Treasury, ossia bond offerti a garanzia. Il fatto che il tasso venga definito in una forchetta implica una certa libertà delle forze di mercato, ma nell’ambito della forchetta. Il tasso perciò lo fa il mercato. O, per meglio dire, il federal fund rate viene fatto dal mercato delle riserve, ma con notevoli suggerimenti, per non dire vincoli, da parte dei poteri pubblici. 

Se la Fed fissa un fund rate è difficile che i tassi superino questo livello. E quindi tutta l’intera curva dei tassi, fino alla scadenze lunghe, subisce un condizionamento. 

Questa osservazione si può ricavare confrontando l’andamento del target fund rate con quello dei titoli di stato a cinque (G5) e 10 anni (G10) degli Usa (grafico sotto). L’entità di questa influenza è indefinita, e probabilmente cambia nel tempo. Però esiste. Questo le banche centrali lo sanno. E i mercati pure.

Ieri come oggi

Chi frequenta le cronache economiche del nostro tempo avrà già notato quanto i discorsi di ieri somiglino a quelli di oggi. E soprattutto come i timori – e gli auspici – di allora abbiano finito col trasformarsi nella nostra realtà. Nell’ultimo quarto del 2016, il Consol britannico era al suo minimo storico secolare insieme al tasso bancario. I tassi fissati dalla banca centrale influiscono, seguendo vie misteriose, anche i rendimenti. Un esito che non ha riguardato solo la Gran Bretagna. 

Senza bisogno di andare troppo lontano nel tempo, ecco cos’è successo ai rendimenti di lungo termine governativi francesi. 

E cosa è successo a quelli della Germania.

E dulcis in fundo quello che è successo in Italia.

Come si può osservare, le curve si somigliano tutte. E soprattutto il trend che ha condotto i rendimenti alla loro sparizione – sotto lo zero – è comune alle economie avanzate. 

Chi fa il tasso/considerazioni finali

Sarebbe errato, a questo punto, trarre la conclusione che le banche centrali sappiano esattamente quello che fanno. Peggio ancora, peccherebbe di mitologia pianificatoria chi pensasse che queste entità hanno il pieno controllo delle alchimie monetarie e che perciò basta schiacciare un bottone e tutto va come previsto. 

Nel praticare le loro magie, al contrario, le banche centrali assomigliano più agli apprendisti stregoni. Il central banking è una teoria squisitamente empirica, non solo nel senso che si sviluppa nella pratica, come ci ricorda la nostra breve ricostruzione, ma nel senso che la cassetta degli attrezzi si modifica col tempo perché i tempi cambiano. Alcuni strumenti funzionavano una volta e oggi, semplicemente, non più. I fatti, cambiando, cambiano la teoria che influenza i fatti. 

Questa rappresentazione escheriana del lavoro delle banche centrali stupirà solo chi non le conosce, o chi ama pensare che queste entità posseggano i super poteri. In realtà sono umane, persino troppo. 

Per averne conferma basta leggere cosa diceva un grande banchiere centrale nel (neanche) lontano luglio 1997: Alan Greenspan, per anni capo della Fed: “Siamo giunti nella situazione in cui l’offerta di moneta, le riserve non in prestito, e le altre misure non legate al tasso di interesse, su cui la Commissione si era focalizzata, ci hanno abbandonato. Siamo rimasti con il tasso di interesse perché non avevamo più altre alternative. Io credo che in un certo senso se la nostra politica ufficiale potesse trovare una via per tornare indietro a quando eravamo in grado di fissare come obiettivo target l’offerta di moneta o le riserve non a prestito o qualche altra misura non legata al tasso di interesse al posto del federal funds rate, noi lo faremmo. Io non sono sicuro che saremo in grado di tornare ad un regime di tal genere… ma la ragione è che non siamo molto entusiasti di sfruttare il target federal funds rate. Lo abbiamo fatto a causa di uno sfortunato ripiego quando non avevamo altre opzioni”. 

La banca centrale “abbandonata” dagli strumenti che usava di solito e “costretta” ad accontentarsi della manovra del tasso, attraverso il quale prova ad influenzare l’economia partendo dall’inflazione, è un’immagine quasi commovente. 

Non si può che voler bene alle banche centrali. Sono il miglior esempio dell’applicazione del principio della razionalità alla realtà economica. Naturalmente destinate al fallimento in ragione diretta dell’irrazionalità della realtà.

L’economia nel lunghissimo XIX secolo 

Esiste perciò un trend secolare. Almeno se ci si riferisce al “pacchetto” che i poteri pubblici, fra i quali si iscrive ormai a grandissimo titolo anche il central banking, hanno iniziato a confezionare durante la globalizzazione del lunghissimo XIX secolo. 

Questo pacchetto, che si alimenta di crisi private e interventismo pubblico, nella forma di politiche fiscali e monetarie, in un crescendo di interazioni anche distruttive – si pensi al disastro degli anni Trenta del XX secolo – ha trovato come punto di caduta il consenso su un modello economico e sociale che evoca lo stato stazionario di Mill pur affermando di aspirare alla crescita duratura. Quindi produce società con redditi non grandi – salvo alcune concentrazioni di ricchezza al picco della distribuzione statistica – ma diffusi, che hanno la tendenza a produrre una crescita stagnante e stanno completando l’eutanasia dei redditieri. 

E adesso? 

Nessuno, tranne forse i poeti, conosce il futuro, e meno degli altri chi ne discorre. Possiamo notare però che la pandemia ha esacerbato questo trend, aumentando in ragione diretta della sua gravità il tasso di intervento pubblico, sia a livello fiscale che monetario. 

I governi hanno speso decine di trilioni di dollari per sostenere le proprie economie. E le banche centrali hanno lavorato per garantire ulteriori allentamenti monetari. Ormai lo yield control è un strumento di uso comune fra le banche centrali, a significare dal grande cammino che abbiamo fatto da quando la Banca d’Inghilterra aveva il tasso di sconto al 5%, ormai due secoli fa.

Una cosa, tuttavia, è certa: al calo dei tassi nominali e alla scomparsa dei rendimenti, storicamente rimarchevole, si è affiancato un enorme debito cumulato a livello globale, che di questa scomparsa è l’ovvia contropartita. Così come è contropartita di questa straordinaria montagna di debiti un’altrettanto quantità storicamente rimarchevole di crediti, che corrispondono a ricchezza di qualcuno. 

Se i tassi fossero anche solo al 5%, come erano vent’anni, fa fallirebbero molti stati, oltre che un numero imprecisato di aziende. La somma di due fatti storici ci lascia pensare che siamo all’inizio di una storia nuova.

La storia del secolo XXI

Se immaginiamo la storia economica come la costante diatriba fra creditori e debitori, potremmo dire che il lunghissimo XIX secolo ha visto una graduale transizione fra una politica decisamente orientata alla tutela dei creditori – da cui derivavano una congerie di consuetudini che vanno dal gold standard alla galera per i debitori insolventi – a una politica sempre più orientata alla tutela dei debitori. Che oggi sono in gran parte gli stessi stati chiamati a gestire questi debiti. 

Questi ultimi si sono attrezzati egregiamente alla bisogna lavorando fianco a fianco con le loro banche centrali, delle quali viene ogni giorno ribadita l’indipendenza. E non a caso. L’esito più notevole di questi duecento anni è che il denaro non è più scarso. Se ne può emettere senza limiti, purché il mercato sia disposto ad accettarlo. A tal fine, l’indipendenza di una banca centrale e l’esistenza di un governo dotato di ampia credibilità sono requisiti fondamentali. 

Ma non serve parlare qui di questo. Meglio concludere riportando quanto sottolineato da illustri economisti, secondo i quali non bisogna preoccuparsi dei debiti, perché li pagheranno i creditori.

Che tutto questo prepari un nuovo ordine sociale, dai contorni ancora poco chiari, non solo è possibile. E’ anche probabile.

Post scriptum: tasso di interesse e natura del denaro

E se la scomparsa dei rendimenti fosse il sottotitolo di una storia diversa? La lunga galoppata secolare che abbiamo fatto attorno ai tassi europei e statunitensi ha molto a che fare con la natura di ciò che motiva l’interesse: il denaro. 

Il cambiamento della natura del denaro, divenuto da merce puro pensiero, influenza la sorte del tasso di interesse. La svaluta, o forse la rivaluta. In ogni caso, così facendo la trasforma. Ma questa è decisamente un’altra storia.

(4/fine)

Puntata precedente: La scoperta della manovra del tasso di interesse

Questo post fa parte di un capitolo del nuovo libro che sto scrivendo – La Nazione Globale – che di tanto in tanto fa capolino sul nostro blog. L’intero capitolo verrà pubblicato a puntate durante le vacanze di fine anno. Il testo integrale, compreso di note, è disponibile su Academia, a questo link.

◆

Apri l’articolo e i commenti ↗

Stagione X

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1La Nazione Globale. Il concerto della globalizzazione europea16 Settembre 2021
  2. 2Cartolina. Carocasa17 Settembre 2021
  3. 3Ritorno al futuro per il central banking20 Settembre 2021
  4. 4Se la fuga dalle grandi città aggrava la diseguaglianza21 Settembre 2021
  5. 5Alle origini della globalizzazione. Il boom dei prestiti bancari internazionali22 Settembre 2021
  6. 6Il timore dell’inflazione fa accelerare il mattone23 Settembre 2021
  7. 7Cartolina. La liberazione del debito24 Settembre 2021
  8. 8Nella mente (confusa) del central banking27 Settembre 2021
  9. 9Alle origini della globalizzazione. La spinta degli arbitraggi28 Settembre 2021
  10. 10Cina e aziende hi tech cambiano il gioco di Undernet29 Settembre 2021
  11. 11L’economia che non tramonta: quella ricreativa30 Settembre 2021
  12. 12Cartolina. Brexin1 Ottobre 2021
  13. 13Alle origini della globalizzazione. Boom creditizi e crisi finanziarie4 Ottobre 2021
  14. 14Le spedizioni strozzano il commercio europeo5 Ottobre 2021
  15. 15La Nazione Globale. Dal G7 alla Federazione. Idea per il secolo nuovo6 Ottobre 2021
  16. 16La moneta digitale di banca centrale diventa “internazionale”7 Ottobre 2021
  17. 17Cartolina. Il laureato longevo8 Ottobre 2021
  18. 18Perché l’inflazione sale più negli Usa che nell’Ue11 Ottobre 2021
  19. 19L’irresistibile ascesa del Fintech12 Ottobre 2021
  20. 20Il declino secolare delle ore lavorate13 Ottobre 2021
  21. 21I paesi emergenti battono cassa al Fmi. Un dilemma per l’ordine internazionale14 Ottobre 2021
  22. 22Cartolina. Il tasso innaturale di interesse15 Ottobre 2021
  23. 23Il difficile equilibrio fra banche e moneta digitale di banca centrale18 Ottobre 2021
  24. 24La sfida europea alla globalizzazione secondo la Bce19 Ottobre 2021
  25. 25Perché il dollaro è un problema anche per gli Usa20 Ottobre 2021
  26. 26La regolazione bancaria aggiunge un’incognita all’inflazione21 Ottobre 2021
  27. 27Cartolina. Smart work22 Ottobre 2021
  28. 28Visco e l’importanza del debito europeo25 Ottobre 2021
  29. 29Per sconfiggere la povertà bisogna prima capirla26 Ottobre 2021
  30. 30L’invecchiamento della popolazione scoraggia i consumi27 Ottobre 2021
  31. 31Alcune evidenze sull’inflazione statunitense28 Ottobre 2021
  32. 32Cartolina. Creditori increduli29 Ottobre 2021
  33. 33La Bce punta sul ’22, ma i mercati alzano la posta2 Novembre 2021
  34. 34Servono quattro trilioni per il clima. Chi paga?3 Novembre 2021
  35. 35La grande trasformazione dei bond Usa in moneta4 Novembre 2021
  36. 36Cartolina. I 3005 Novembre 2021
  37. 37Il boom del mattone preoccupa il Fmi8 Novembre 2021
  38. 38Il peso del debito in dollari sulle economie emergenti9 Novembre 2021
  39. 39Cosa ci insegna la storia “politica” della povertà10 Novembre 2021
  40. 40Se l’espansione del debito indebolisce la domanda11 Novembre 2021
  41. 41Cartolina. EME-rgenze12 Novembre 2021
  42. 42I rischi per l’inflazione annidati nel boom del mattone15 Novembre 2021
  43. 43Il crollo degli investimenti frena la Cina16 Novembre 2021
  44. 44Cartolina. Transizione metallica17 Novembre 2021
  45. 45L’epopea dei tre capitalismi nell’età dell’antropocene18 Novembre 2021
  46. 46Cartolina. Trilionari19 Novembre 2021
  47. 47Il grande rimbalzo globale degli investimenti diretti22 Novembre 2021
  48. 48L’immobiliare cinese continua a scricchiolare23 Novembre 2021
  49. 49Se le strozzature persistono l’inflazione può diventare un problema24 Novembre 2021
  50. 50Cartolina. Globalizzazione, reloaded25 Novembre 2021
  51. 51Cartolina. Sanzioni globali26 Novembre 2021
  52. 52Il debito misterioso dei paesi a basso reddito29 Novembre 2021
  53. 53Il puzzle della produttività del lavoro cresciuta durante la pandemia30 Novembre 2021
  54. 54All’inventore dei BRICS non piace più la sua creatura1 Dicembre 2021
  55. 55Accelera la diffusione dello yuan digitale2 Dicembre 2021
  56. 56Cartolina. Eccessi liquidi3 Dicembre 2021
  57. 57Boom creditizi e recessioni peggiorano la diseguaglianza6 Dicembre 2021
  58. 58La silenziosa metamorfosi del mercato dei bond sovrani7 Dicembre 2021
  59. 59Il legame fra crisi finanziaria e fanatismo nella Germania di Hitler9 Dicembre 2021
  60. 60Cartolina. Case turche10 Dicembre 2021
  61. 61I salari “rigidi” che frenano l’inflazione in Europa13 Dicembre 2021
  62. 62L’incognita del mercato del lavoro Usa sul futuro dell’inflazione14 Dicembre 2021
  63. 63L’egemonia del dollaro si rafforza nel XXI secolo15 Dicembre 2021
  64. 64La decrescita (economica) della ragione16 Dicembre 2021
  65. 65Cartolina. La sicurezza non paga17 Dicembre 2021
  66. 66La galoppata del mattone lascia indietro gli Emergenti20 Dicembre 2021
  67. 67I tassi bassi non riescono più a spingere la domanda21 Dicembre 2021
  68. 68La Nazione globale. La scomparsa dei rendimenti22 Dicembre 2021
  69. 69La crescita improvvisa dei mercati “privati”23 Dicembre 2021
  70. 70Cartolina. Sogno americano24 Dicembre 2021
  71. 71La Nazione Globale. Dalla crisi economica al crollo dei rendimenti27 Dicembre 2021
  72. 72Il divorzio fra mercati e banca centrale28 Dicembre 2021
  73. 73Svelata l’illusione della finanza decentralizzata29 Dicembre 2021
  74. 74L’inflazione scalda il mattone italiano30 Dicembre 2021
  75. 75Cartolina. Roaring Twenties31 Dicembre 2021
  76. 76La Nazione globale. La scoperta della manovra del tasso d’interesse3 Gennaio 2022
  77. 77Rischi crescenti dai fondi obbligazionari4 Gennaio 2022
  78. 78Le riserve in dollari affossano i bond sovrani UK5 Gennaio 2022
  79. 79Cartolina. Globalis-action7 Gennaio 2022
  80. 80La Nazione Globale. La fine del lunghissimo XIX secolo dei tassi d’interesse10 Gennaio 2022
  81. 81Per immaginare un futuro nuovo serve un nuovo Occidente11 Gennaio 2022
  82. 82Se decresce anche il rendimento della ricerca scientifica12 Gennaio 2022
  83. 83Inflazione, gli Usa mollano l’ancora13 Gennaio 2022
  84. 84Cartolina. Quota 202014 Gennaio 2022
  85. 85Gli investimenti esteri che destabilizzano gli emergenti17 Gennaio 2022
  86. 86Quel rapporto difficile fra globalizzazione e sovranità monetaria18 Gennaio 2022
  87. 87L’anima della moneta non cambia col digitale19 Gennaio 2022
  88. 88I giochi di prestigio della Fed fra riserve e tassi20 Gennaio 2022
  89. 89Cartolina. Us-inflation21 Gennaio 2022
  90. 90Il “corridoio” che determina il tasso Fed24 Gennaio 2022
  91. 91Le conseguenze sociali della maleconomia25 Gennaio 2022
  92. 92La Fed manovra i tassi per modificare il Tasso26 Gennaio 2022
  93. 93Non sappiamo cos’è l’inflazione, ma compriamo Bitcoin27 Gennaio 2022
  94. 94Cartolina. Trent’anni di solitudine28 Gennaio 2022
  95. 95Quanto dura una civiltà? Ce lo dice la statistica31 Gennaio 2022
  96. 96L’inflazione “temporanea” non convince il Fmi1 Febbraio 2022
  97. 97Il fascino intramontabile dei depositi bancari2 Febbraio 2022
  98. 98Politica monetaria e diseguaglianza: il caso della Finlandia3 Febbraio 2022
  99. 99Cartolina. Cinque miliardi di dollari fa4 Febbraio 2022
  100. 100L’inflazione turca fa schizzare la media Ocse7 Febbraio 2022
  101. 101L’espansione della Fed e il crollo dei prestiti bancari8 Febbraio 2022
  102. 102La tempesta perfetta che fa risalire i tassi in Europa (e in Italia)9 Febbraio 2022
  103. 103L’aumento dei tassi Fed accende la bomba dei bond in dollari per le Eme10 Febbraio 2022
  104. 104Cartolina. C’era una volta il prestito bancario11 Febbraio 2022
  105. 105L’occhio del debito nel ciclone del credito14 Febbraio 2022
  106. 106Anno 2021, fuga dal rischio bancario Usa15 Febbraio 2022
  107. 107Perché l’inflazione Usa spaventa più di quella Ue16 Febbraio 2022
  108. 108Cosa ci insegna la storia dell’Eurodollaro17 Febbraio 2022
  109. 109Cartolina. Greencoins18 Febbraio 2022
  110. 110Miti del nostro tempo. L’aumento dei debiti? E’ colpa dei crediti21 Febbraio 2022
  111. 111La pandemia rivoluziona le assicurazioni italiane22 Febbraio 2022
  112. 112Il rapporto ambiguo fra eredità e diseguaglianza23 Febbraio 2022
  113. 113Il risveglio dell’orso russo, ovvero la vendetta della realtà24 Febbraio 2022
  114. 114Cartolina. Tassi bassi per sempre25 Febbraio 2022
  115. 115La globalizzazione della guerra28 Febbraio 2022
  116. 116La colpa dei risparmiatori: il global saving glut1 Marzo 2022
  117. 117Dopo la scossa, sui mercati piomba l’incertezza2 Marzo 2022
  118. 118Il costo salato dei sussidi “nascosti” nel QE3 Marzo 2022
  119. 119Cartolina. L’impresa del debito4 Marzo 2022
  120. 120L’inflazione galoppa sempre più veloce in Turchia7 Marzo 2022
  121. 121L’esorbitante privilegio dei bond a tripla B8 Marzo 2022
  122. 122Le conseguenza sulla diseguaglianza del cambio dei prezzi9 Marzo 2022
  123. 123Il nuovo “peccato originale” degli Emergenti10 Marzo 2022
  124. 124Cartolina. Il trasporto dell’inflazione11 Marzo 2022
  125. 125I rischi nascosti del boom criptovalute negli Emergenti14 Marzo 2022
  126. 126La grande rotazione dalla “crescita” al “valore”15 Marzo 2022
  127. 127L’anno record del surplus commerciale cinese16 Marzo 2022
  128. 128Con l’inflazione crescono i rischi per il mattone17 Marzo 2022
  129. 129Cartolina. Supermarket Usa18 Marzo 2022
  130. 130Non basta un debito comune europeo. Serve un recovery fund globale per la libertà21 Marzo 2022
  131. 131L’emersione delle banche ombra nei prestiti sindacati22 Marzo 2022
  132. 132La guerra secolare delle banche centrali23 Marzo 2022
  133. 133Ecco dov’è finito il tesoro delle riserve russe24 Marzo 2022
  134. 134Cartolina. Poveri ma sani25 Marzo 2022
  135. 135La Russia “subaffida” la sua politica monetaria28 Marzo 2022
  136. 136La metamorfosi del denaro29 Marzo 2022
  137. 137La lezione del 1914 per le sanzioni del 202230 Marzo 2022
  138. 138Il vento dei rincari incrina l’ancora delle aspettative d’inflazione31 Marzo 2022
  139. 139Cartolina. Strozzature1 Aprile 2022
  140. 140Quanto sono solide le controparti centrali?4 Aprile 2022
  141. 141La Cina lancia un altro stimolo fiscale5 Aprile 2022
  142. 142L’insostenibile pesantezza del mattone Usa6 Aprile 2022
  143. 143L’Ocse continua a importare inflazione dalla Turchia7 Aprile 2022
  144. 144Cartolina. Homeless8 Aprile 2022
  145. 145L’inflazione e il nuovo paradigma del central banking11 Aprile 2022
  146. 146Ultime novità sull’interscambio fra Italia e Russia12 Aprile 2022
  147. 147La stagflazione non è probabile, ma possibile13 Aprile 2022
  148. 148I redditi esteri tengono in piedi i conti italiani14 Aprile 2022
  149. 149Cartolina. Niente scialo per lo shale15 Aprile 2022
  150. 150Miti del nostro tempo. La relazione fra liberalizzazione dei capitali e diseguaglianza19 Aprile 2022
  151. 151La “grande livella” della diseguaglianza: la guerra20 Aprile 2022
  152. 152Dopo la pandemia virale, arriva quella di zombie21 Aprile 2022
  153. 153Cartolina. Tokyo, mon amour22 Aprile 2022
  154. 154L’inflazione durevole dei beni durevoli Usa26 Aprile 2022
  155. 155La svolta “etica” della globalizzazione27 Aprile 2022
  156. 156La solitudine dei numeri ultimi28 Aprile 2022
  157. 157Cartolina. Debitamente privati29 Aprile 2022
  158. 158La Fed alla ricerca di un “atterraggio morbido”2 Maggio 2022
  159. 159Turchia, la svalutazione prosciuga il credito estero3 Maggio 2022
  160. 160La sinestesia come metodo per le scienze sociali4 Maggio 2022
  161. 161Coi tassi Fed aumentano anche i rischi per il mattone5 Maggio 2022
  162. 162Cartolina. Mangino riso6 Maggio 2022
  163. 163Non si ferma la corsa dei prezzi in Turchia9 Maggio 2022
  164. 164La teoria dell’eccesso di risparmio alla prova della realtà10 Maggio 2022
  165. 165L’ultima evoluzione del central banking: la moneta digitale per il popolo11 Maggio 2022
  166. 166Le piattaforme digitali e la nascita del diritto globale12 Maggio 2022
  167. 167Cartolina. Tante care cose (turche)13 Maggio 2022
  168. 168Il lento declino delle ragioni di scambio europee16 Maggio 2022
  169. 169Geopolitica ed energia: fra sinestesia e storia17 Maggio 2022
  170. 170Se sono le recessioni a provocare la diseguaglianza18 Maggio 2022
  171. 171Aumenta il conto delle sanzioni per la Russia19 Maggio 2022
  172. 172Cartolina. Per me pari sono20 Maggio 2022
  173. 173L’incognita dei salari che pesa sull’inflazione23 Maggio 2022
  174. 174Sempre più banche centrali pensano alla valuta digitale24 Maggio 2022
  175. 175Dopo la grande abbuffata, il debito sovrano diventa indigesto25 Maggio 2022
  176. 176Inflazione, la versione della Buba26 Maggio 2022
  177. 177Cartolina. Gli ultimi pagheranno per primi27 Maggio 2022
  178. 178La crisi delle commodity e il rischio stagflazione30 Maggio 2022
  179. 179La guerra frena la ripresina immobiliare italiana31 Maggio 2022
  180. 180La BoE di fronte alla sfida dell’inflazione a due cifre1 Giugno 2022
  181. 181Peggiorano le aspettative di inflazione delle famiglie6 Giugno 2022
  182. 182Si aggrava il deficit della bilancia energetica7 Giugno 2022
  183. 183L’eterno dilemma fra crescita (a debito) e stabilità8 Giugno 2022
  184. 184L’Inflazione accelera ancora in Turchia9 Giugno 2022
  185. 185Cartolina. Il debito che piace10 Giugno 2022
  186. 186Finisce l’illusione del debito illimitato e gratis13 Giugno 2022
  187. 187Ancora una fiammata dei prezzi immobiliari14 Giugno 2022
  188. 188Sempre più difficile il rebus dei rinnovi contrattuali15 Giugno 2022
  189. 189Un’idea per abbattere l’inflazione: tagliare i dazi16 Giugno 2022
  190. 190Cartolina. C’era una volta il risparmio17 Giugno 2022
  191. 191Cartolina. Forza Australia20 Giugno 2022
  192. 192Il reddito aumenta anche per chi non lavora21 Giugno 2022
  193. 193Alle radici dell’inflazione. Il rincaro del trasporto merci22 Giugno 2022
  194. 194Perché in Giappone l’inflazione non aumenta?23 Giugno 2022
  195. 195Cartolina. Finché la barca va…24 Giugno 2022
  196. 196La tensione sul lavoro spinge il governo in un vicolo cieco27 Giugno 2022
  197. 197Le imprese energivore non solo quelle che producono di più28 Giugno 2022
  198. 198La Bis propone il Sistema monetario 2.030 Giugno 2022
  199. 199Cartolina. CriptoSvaluta1 Luglio 2022
  200. 200Cartolina. Ma la Cina (e il Giappone) no4 Luglio 2022
  201. 201Niente tregua per l’economia. Ma quando mai c’è stata?5 Luglio 2022
  202. 202Il vento anni ’70 che soffia sull’economia internazionale6 Luglio 2022
  203. 203Accelera la spirale prezzi-salari in Turchia7 Luglio 2022
  204. 204Cartolina. Il rendiniente8 Luglio 2022
  205. 205Una crisi senza precedenti che cambia le regole del gioco11 Luglio 2022
  206. 206Great resignation? Dipende dal lavoro12 Luglio 2022
  207. 207Nessuno shock petrolifero. O almeno, non solo13 Luglio 2022
  208. 208L’ipoteca cinese sulla crescita globale14 Luglio 2022
  209. 209Cartolina. L’inflazione del debito15 Luglio 2022
  210. 210Aspettando (e sperando) il soft landing18 Luglio 2022
  211. 211Cartolina. Un mattone sulla crescita19 Luglio 2022
  212. 212Comincia l’età della Grande Restrizione20 Luglio 2022
  213. 213La dominanza fiscale come fattore inflazionistico21 Luglio 2022
  214. 214Cartolina. Le travail du travail22 Luglio 2022
  215. 215Alle radici dell’inflazione. I dilemmi dell’offerta27 Luglio 2022
  216. 216Avete voluto più domanda aggregata? Tenetevela28 Luglio 2022
  217. 217Cartolina. C’ero medio29 Luglio 2022
  218. 218Cartolina. Heavy metal1 Agosto 2022 · Appendice estiva
  219. 219La diseguaglianza del capitale umano2 Agosto 2022 · Appendice estiva
  220. 220L’India supera la Cina nei pagamenti digitali retail3 Agosto 2022 · Appendice estiva
  221. 221Doccia gelata sul mattone italiano4 Agosto 2022 · Appendice estiva
  222. 222Cartolina. (s)Fondi pensione5 Agosto 2022 · Appendice estiva
  223. 223Il blog va in vacanza. Ci rivediamo a settembre con la nuova stagione: Reglobalisation8 Agosto 2022 · Appendice estiva
Nell’archivio

Che cosa ti interessa?

Cerca tra gli articoli, le pagine e le raccolte del blog.

The Walking Debt