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Stagione II · Rebalancing
Il diario della stagione13 Gennaio 2014

Articolo 87 / 223

Bankitalia, la Bce e la freccia di Apollo



Bentrovati. Riprendo il blog dopo le vacanze natalizie e mi accorgo che l’ultimo atto della tragedia ridicola recitata per l’aumento di capitale di Bankitalia, dopo l’approvazione in Senato del decreto Imu-Bankitalia, si consumerà la settimana prossima, quando il decreto arriverà alla Camera per l’approvazione finale, che si presume scontata.

Prima di entrare nel dettaglio, estremamente istruttivo, vale la pena spendere una considerazione. L’operazione Bankitalia è nata, cresciuta, architettata e decisa nello spazio sì e no di un paio di mesi. La prima volta che ne ho avuto sentore era sul finire di ottobre, quando maturava in un assordante silenzio mediatico. Poco più di un mese dopo si arrivava al decreto, plaudito dalla grande stampa e sostanzialmente ignorato dall’opinione pubblica.

Governo e Parlamento hanno fatto prestissimo, caso più unico che raro, malgrado un parere della Bce, emanato lo scorso 27 dicembre, che la stampa nazionale distratta dal panettone, ha oscurato, che conteneva dure critiche all’esecutivo e sostanziali paletti all’operazione. Una sincronia di intenti e di volontà che raramente ho osservato in Italia. Prova evidente che quando una cosa interessa a quelli che contano persino lo Stato italiano riscopre di essere sovrano e se ne infischia dell’Europa.

Dobbiamo ricordarcelo, quando sentiamo dire che l’Italia è a sovranità limitata.

In attesa di leggere la versione finale del decreto, possiamo innanzitutto osservare alcuni punti che sembrano ormai acquisiti. 

Le attuali banche azioniste della banca centrale pagheranno solo il 12% sul capital gain ottenuto grazie alla rivalutazione del capitale, peraltro pagata con le riserve della stessa Bankitalia. Il 12% è quasi la metà del 20% previsto dalla legge sui capital gain e meno persino del 16% di cui si era parlato in sede di Legge di Stabilità.

In pratica, su un capitale di 7,5 miliardi significa un incasso fiscale di 900 milioni di euro per lo Stato, una tantum, a fronte di dividendi annui per gli azionisti fino a 450 milioni l’anno, il 6% di 7,5 miliardi. Dividendi che, ovviamente, andranno in sottrazione alla quota di utile che Bankitalia gira allo stato.

Quindi basteranno due anni agli azionisti per recuperare quanto versato allo Stato. E guarda il caso, il decreto prevede che i diritti degli azionisti sui dividendi eccedenti il 3% non possano essere riscossi per un periodo superiore a due anni. Dopodiché tali dividendi eccedenti il 3% verranno incamerati da Bankitalia. Quindi è facile prevedere che gli attuali azionisti impiegheranno i prossimi due anni a studiare come disfarsi delle quote eccedenti il 3% incassando nel frattempo dividendi sufficienti a recuperare quanto versato allo Stato in sede di rivalutazione e incamerando poi, una volta cedute le quote, il loro valore rivalutato.

E poi dicono che i banchieri italiani sono fessi. Certo aiuta, avere uno Stato così generoso.

Vale la pena ricordare che prima i dividendi concessi agli azionisti arrivavano al massimo a 15.600 euro, ossia il 10% del capitale di 156.000.

Divertente, su questo tema, leggere cosa ha detto il governatore Visco in audizione al Senato il 12 dicembre scorso. “Rispetto alla situazione attuale, si passa da un dividendo ridotto, ma crescente indefinitamente negli anni futuri, a uno oggi più elevato ma soggetto a un tetto fisso nel tempo, mantenendo l’equivalenza tra il valore attuale dei due flussi di pagamenti”. Il “crescente indefinitamente” si riferisce al fatto che il vecchio statuto (art. 39) concedeva al Consiglio superiore di staccare un dividendo per gli azionisti “per un importo fino al 6% del capitale”. In aggiunta a questa cifra “può essere distribuito ai partecipanti, ad integrazione del dividendo, un ulteriore importo non eccedente il 4% del capitale”. Quindi si poteva arrivare al 10%. Ma su 156.000 euro, non su 7,5 miliardi.

Chissà se Visco ha studiato dai gesuiti.

Peraltro il decreto, fissando un limite del 3% al possesso delle quote e congelando i diritti di voto sull’eccedenza (ma non il diritto al dividendo per due anni) dà a Bankitalia la possibilità di riacquistare temporaneamente le quote post-rivalutazione. In quel caso i dividendi li incasserà la Banca centrale, ma solo dopo aver pagato alcuni miliardi agli attuali azionisti.

Basta questo per capire quale sia la logica sottesa all’operazione.

Ma purtroppo non finisce qui. Il silenzio tombale post natalizio calato sul parere della Bce cela inusitati scenari che si collegano alla questione bancaria nazionale, che verrà “stressata” dall’applicazione dell’asset quality review della Banca centrale europea. Le parole scritte in quel parere somigliano alla classica freccia di Apollo, il dio arciere, sapiente ma terribile, portatrice di devastazioni e pestilenze, che colpisce molto dopo esser stata scoccata.

Perciò vale la pena leggerlo per bene.

Dopo aver elencato le fonti giuridiche (Trattato UE e regolamento interno Bce) e analizzato per sommicapi il contenuto del decreto, la Bce ricorda di aver ricevuto la proposta di decreto legge il 22 novembre, proprio nei giorni che il governo lo approvava. Ciò basta a Francoforte per dedurne che, di fatto, il governo italiano ha violato i trattati, che obbligano a trasmettere per tempo le proposte di legge alla Banca centrale europea e, in virtù di un regolamento, di sospendere le decisioni fino a quando la Bce non si sia pronunciata. “Poiché la Bce ha ricevuto la richiesta di consultazione il 22 novembre e il decreto legge è stato approvato il 27 novembre, ciò equivale a un caso di non consultazione” per la quale la Banca “desidera richiamare l’attenzione del ministero”.

La “disattenzione”, che è insieme diplomatica e sostanziale, provenendo per di più da un ex banchiere centrale come Saccomanni, state pur certi che non verrà dimenticata dagli apollinei banchieri di Francoforte.

Ma il peggio viene dopo.

Oltre a sindacare sulla qualità della valutazione del capitale, ritenendo che “una valutazione così a lungo termine, in cui sono formulate supposizioni in merito ai futuri dividendi implica l’utilizzo di dati congetturali” è sui profili di vigilanza bancaria, che da fine ottobre 2014 sarà centralizzata dalla stessa Bce, che si innesta il cuore della questione.

Una delle ragioni che più di tutto ha motivato la fretta delle lobby politico-bancarie nostrane nell’adempiere al provvedimento, aveva a che fare col desiderio di rafforzare i patrimoni delle nostre banche sistemiche, quindi Intesa e Unicredit, casualmente primo e secondo azionista di Bankitalia rispettivamente col 42,4 e il 22.1% del capitale, in vista dell’avvio dell’asset quality review e degli stress test. Entrambe, come un po’ tutte le banche italiane, sono molto esposte sul debito sovrano italiano, e il timore è che questi bond finiscano nel mirino dei “vigilanti” europei, come vorrebbero i falchi tedeschi della Bundesbank.

A proposito: giovedì scorso il presidente della Bce Draghi ha affermato che “i bond sovrani saranno trattati come previsto dal Comitato di Basilea, che li stabilisce privi di rischi”, aggiungendo però che “i bond sovrani come tutti gli asset detenuti dalle banche saranno soggetti a stress test”. Che è un po’ come dire una cosa e il suo contrario.

Sappiamo già, infatti, che il Comitato di Basilea giudica privi di rischio solo i bond con rating da AAA a AA-, quindi non i nostri, e che è stata una decisione delle autorità politiche europee quelle di considerare privi di rischio tutti i bond denominati in moneta sovrana, quindi nel caso nostro in euro, anche se italiani. La decisione di sottoporli a stress test, perciò, è politica, nel senso dei governatori dell’eurozona, non dei politici dell’eurozona.

Un altro capolavoro di gesuitismo. Ma dell’ottimo Draghi sappiamo già che ha studiato dai gesuiti.

Torniamo a Bankitalia. Il decreto legge del governo fra le tante cose prevedeva che le quote azionarie transitassero agli attivi di bilancio detenuti per la negoziazione (classicate come HtF nei principi contabili internazionali). Uno di quei codicilli che non dicono nulla ai non addetti ai lavori, ma denso di conseguenze. I beni informati, infatti dicono che le banche azioniste hanno inquadrato in grande parte le quote di Bankitalia negli attivi del bilancio detenuti per la vendita (comparto AfS). Quindi tecnicamente il decreto prevedeva una riclassificazione di questi attivi.

Ciò in quanto gli attivi del comparto AfS, per precisa decisione della Banca d’Italia, sono esclusi per fini prudenziale dal capitale di vigilanza, che poi sarà quello sul quale verrà esercitata l’asset quality review della Bce. Perciò, per rendere più robuste le banche italiane era necessario che tali attivi (le quote rivalutate) passassero fra gli attivi del comparto HtF che invece contribuisce a comporre tale capitale. Questa la vera ratio della norma, spacciata sui giornali come l’intenzione di creare una public company, quindi titoli negoziabili, quando in realtà si voleva sono renderli negoziabili per questioni di vigilanza.

Lo so che tutta questa roba è noiosa e vagamente incomprensibile. Però la tecnica è il miglior mascheramento dell’espediente, quindi scusatemi se continuo, ma credo sia utile avere consapevolezza di queste cose.

Sempre nell’audizione del 12 dicembre scorso Visco spiegava così la questione: “Se la partecipazione (in Bankitalia, ndr) sarà classificata, come un nuovo strumento finanziario, tra le attività valutate al fair value con impatto in conto economico (ad esempio, attività detenute con finalità di negoziazione), le plusvalenze conseguite e non realizzate potranno essere incluse al 100% nel common equity tier 1 (c.d. CET1 sul quale si esercita la vigilanza, ndr). Qualora invece la partecipazione fosse classificata nel portafoglio “attività finanziarie disponibili per la vendita”, tale inclusione sarebbe soggetta alle disposizioni del regime transitorio (che termina alla fine del 2017). In particolare, per l’esercizio 2014 le plusvalenze conseguite e non realizzate sarebbero interamente escluse dal CET1″.

Quindi, poiché le banche italiane hanno iscritto in massima parte le quote di Bankitalia fra gli attivi non negoziabili (AfS), rischia di venir meno una delle ragioni che le avevano indotte a far pressione per arrivare alla rivalutazione: rafforzare il proprio capitale di vigilanza. Perciò il decreto del governo prevedeva il passaggio di tale attivi fra quelli negoziabili.

Ma la cosa non deve essere piaciuta granché alla Bce. “A tal riguardo – scrive Francoforte – è importante che la ricapitalizzazione risulti sempre pienamente conforme al quadro prudenziale e al sistema contabile dell’Unione e, in particolare, che le regole sulla riclassificazione degli strumenti finanziari di cui agli IAS e IFRS non siano violate. Inoltre dovrebbe essere assicurata una coerente applicazione dei principi guida dettati dagli IFRS in materia di valore equo (cd fair value)”.

Cosa significa quest’astruseria? La Bce si limita a scrivere una piccola nota a margine (“Vedi in particolare lo Ias 39, paragrafo 50). E siccome il diavolo si annida nei dettagli, ho fatto un corso accelerato di Ias per capirci qualcosa.

Ne ho dedotto che gli attivi possono transitare dal comparto AsF al comparto HfT, ma in questo caso si applica una regola di penalizzazione (cd Tainting rule) che obbliga a mantenere l’iscrizione dell’attivo per altri due anni fra gli attivi AfS e impone la valutazione a fair value dell’intero attivo.

In sostanza, per altri due anni le banche dovranno tenersi in pancia questi titoli in un comparto che non fa patrimonio di vigilanza, valutandolo al fair value, che è sempre più basso del costo storico, almeno per tutto il 2014. Con l’aggravante che comunque i bilanci sui quali si eserciterà l’asset quality review saranno quelli chiusi nel 2013.

Tanto rumore per nulla, insomma. E’ questo il senso di una tragedia ridicola.

Ecco la freccia di Apollo scoccata dalla Bce.

C’è però la possibilità che “le autorità”, per dirla con le parole di Visco, dall’esercizio 2015 in poi diano la “possibilità di includere le plusvalenze conseguite e non realizzate nel CET1”. Il che sarebbe un toccasana per le banche italiane, specie qualora dovesse risultare qualche manchevolezza patrimoniale dagli stress test, per “coprirsi” almeno dal 2015 in poi.

Ma ciò comporterebbe, a norma di legge, l’obbligo di includere,”a partire da quella data anche il 100% delle minusvalenze conseguite e non realizzate”. Insomma, ciò che si vuol fare entrare dalla finestra (un po’ di denaro contabile fresco), rischia di uscire dalla porta.

Peraltro nel 2015 la supervisione delle Bce sarà operativa e chissà quanto impegnata.

Per allora la freccia di Apollo avrà diffuso la sua pestilenza.

◆

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Stagione II

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1L’Internazionale dei banchieri centrali verso il sol dell’avvenire2 Settembre 2013
  2. 2Le banche zavorrano il riequilibrio tedesco3 Settembre 2013
  3. 3La guerra dei banchieri per il controllo dei derivati4 Settembre 2013
  4. 4Il Capitale conquista il mercato comune europeo5 Settembre 2013
  5. 5Il Mattone sulla bilancia del riequilibrio6 Settembre 2013
  6. 6Lo spettro della crisi bancaria che aleggia sulla terra dei vichinghi9 Settembre 2013
  7. 7Il destino multipolare dell’Unione Europea10 Settembre 2013
  8. 8I surplus gemelli dei gemelli diversi (Cina e Germania)11 Settembre 2013
  9. 9Si prepara la mutazione politica della Bce12 Settembre 2013
  10. 10Ma poi, com’è finita in Islanda?13 Settembre 2013
  11. 11Adesso Eurolandia si allarga per via bancaria16 Settembre 2013
  12. 12Cosa succederà con l’exit strategy? E’ già tutto scritto17 Settembre 2013
  13. 13Il Lamento di Confindustria e la Sindrome di Bruxelles18 Settembre 2013
  14. 14La faglia di Parigi che fra tremare l’eurozona (e il mondo)19 Settembre 2013
  15. 15I salari dell’eurozona convergono verso il basso20 Settembre 2013
  16. 16Cipro ci prova23 Settembre 2013
  17. 17Dal Co.co.co al Co.co.ci: pure il bond diventa precario24 Settembre 2013
  18. 18L’eurozona fa scuola. In Africa25 Settembre 2013
  19. 19Il Fondo monetario vuole più Europa26 Settembre 2013
  20. 20Vivere con un debito di guerra in tempo di pace27 Settembre 2013
  21. 21Il mattone minaccia la stabilità italiana30 Settembre 2013
  22. 22Lo spirito tedesco dell’export italiano1 Ottobre 2013
  23. 23C’è del marcio in Danimarca?2 Ottobre 2013
  24. 24Ecco l’Europa di Supermario bros3 Ottobre 2013
  25. 25Svuotare il mare (del debito) col secchiello (dell’avanzo primario)4 Ottobre 2013
  26. 26L’Europa Ogm (organismo giuridicamente modificato)7 Ottobre 2013
  27. 27L’export tedesco sul ciglio del burrone8 Ottobre 2013
  28. 28Il default statale come requisito della stabilità europea9 Ottobre 2013
  29. 29Equilibrio vuol dire fiducia (lo dice anche la Bce)10 Ottobre 2013
  30. 30I travet pubblici italiani pagano il conto del 201311 Ottobre 2013
  31. 31La Fed ci penserà 2,3 trilioni di volte prima di chiudere i rubinetti14 Ottobre 2013
  32. 32Eu-topia15 Ottobre 2013
  33. 33Il silenzioso ritorno del protezionismo16 Ottobre 2013
  34. 34La maledizione delle offerte speciali16 Ottobre 2013
  35. 35La nuova indipendenza delle Banche centrali: quella dalla realtà17 Ottobre 2013
  36. 36L’apolitica fiscale18 Ottobre 2013
  37. 37Grana da mezzo trilione per le banche italiane21 Ottobre 2013
  38. 38La bellezza del Demanio21 Ottobre 2013
  39. 39Se il calo dei salari non porta al riequilibrio22 Ottobre 2013
  40. 40Il sorpasso (bancario)23 Ottobre 2013
  41. 41Il Tao dell’eurozona24 Ottobre 2013
  42. 42Il capitale di Bankitalia e le tre scimmiette sagge25 Ottobre 2013
  43. 43L’ora dell’Eurasia28 Ottobre 2013
  44. 44L’eurozona regola i conti con l’estero ma non con se stessa29 Ottobre 2013
  45. 45Dall’Ue all’UeP: ritorno al futuro30 Ottobre 2013
  46. 46Si allarga lo spread fra governo e Bankitalia31 Ottobre 2013
  47. 47Non posso più comprare casa mia2 Novembre 2013
  48. 48Il lavoro flessibile? Frena l’occupazione4 Novembre 2013
  49. 49Tramonto finlandese5 Novembre 2013
  50. 50Il segreto del deficit al 3%6 Novembre 2013
  51. 51Un altro trilemma per l’eurozona7 Novembre 2013
  52. 52La Ue trasloca da Bruxelles a Mosca8 Novembre 2013
  53. 53Dopo le banche, anche le assicurazioni entrano nell’ombra11 Novembre 2013
  54. 54La Giovine Europa (reloaded)12 Novembre 2013
  55. 55Per salvare il mattone basta controllare il costo degli affitti13 Novembre 2013
  56. 56Bruxelles e Francoforte accerchiano Berlino14 Novembre 2013
  57. 57L’europianto dei Piigs fa ridere l’Eurozona15 Novembre 2013
  58. 58Le mille frammentazioni dell’eurozona18 Novembre 2013
  59. 59Scricchiola la stabilità finanziaria tedesca19 Novembre 2013
  60. 60Minacce Emergenti20 Novembre 2013
  61. 61Il Contagio (fiscale)20 Novembre 2013
  62. 62C’è un giudice a Berlino, ma anche a Lisbona21 Novembre 2013
  63. 63L’Imu, Pantalone e le quote di Bankitalia22 Novembre 2013
  64. 6423 novembre 201223 Novembre 2013
  65. 652014: la sindrome giapponese che minaccia l’eurozona25 Novembre 2013
  66. 66I bond sovrani finiscono sotto stress (test)26 Novembre 2013
  67. 67L’età della disuguaglianza27 Novembre 2013
  68. 68Si prepara la rivolta delle pantere grigie28 Novembre 2013
  69. 69Il mattone di carta americano torna a far danni29 Novembre 2013
  70. 70Il boom del mattone spaventa gli inglesi2 Dicembre 2013
  71. 71Il default americano, ovvero la fine del mondo3 Dicembre 2013
  72. 72La finanza alternativa c’è già. In Islam4 Dicembre 2013
  73. 73Ecco cos’è e come funziona lo Shadow Banking5 Dicembre 2013
  74. 74Shadow Banking: 80 anni vissuti pericolosamente6 Dicembre 2013
  75. 75Un futuro “luminoso” per lo shadow banking9 Dicembre 2013
  76. 76Le regole sui bond sovrani spaccano in due l’Europa10 Dicembre 2013
  77. 77I dieci giorni che cambieranno l’Europa (e la Germania)11 Dicembre 2013
  78. 78Notturno polacco12 Dicembre 2013
  79. 79I governatori dell’eurozona battono un colpo13 Dicembre 2013
  80. 80Il drago capitalista assedia la Grande Muraglia cinese16 Dicembre 2013
  81. 81Siamo ricchi, ma poveri17 Dicembre 2013
  82. 82Quel connubio fra euro e monete locali18 Dicembre 2013
  83. 83Germania 1-Ue 0: avanza l’Europa (bancaria) tedesca19 Dicembre 2013
  84. 84L’anno (bancario) che verrà20 Dicembre 2013
  85. 85Pausa festiva per il blog. Comincia Tedioevo21 Dicembre 2013
  86. 86Riparte il blog. Dite la vostra su Tedioevo12 Gennaio 2014
  87. 87Bankitalia, la Bce e la freccia di Apollo13 Gennaio 2014
  88. 88Il cuore (lussemburghese) dell’eurozona14 Gennaio 2014
  89. 89Il ventennio perduto dell’Eurozona15 Gennaio 2014
  90. 90L’inverno del Made in Europe16 Gennaio 2014
  91. 91La radice sempreverde del mercantilismo europeo17 Gennaio 2014
  92. 92La triste vecchiaia dell’Europa20 Gennaio 2014
  93. 93Il fiato del Drago capitalista sul collo dell’economia cinese21 Gennaio 2014
  94. 94Il balletto russo prepara lo scivolone del rublo22 Gennaio 2014
  95. 95L’euro surriscalda il Mattone baltico23 Gennaio 2014
  96. 96L’Europa keynesiana (in salsa tedesca)24 Gennaio 2014
  97. 97Le “emissioni” della Bce e la grande glaciazione del credito27 Gennaio 2014
  98. 98L’eurotrappola dell’illiquidità (e le altre)28 Gennaio 2014
  99. 99Siamo un paese per vecchi (possidenti): triste, solitario y final29 Gennaio 2014
  100. 100Ultima chiamata per le Banche centrali30 Gennaio 2014
  101. 101Il governo dei giudici che regola l’economia europea da sessant’anni31 Gennaio 2014
  102. 102I nuovi mostri: l’alba delle controparti centrali3 Febbraio 2014
  103. 103I nuovi mostri: stupori e tremori nel mercato dei repo4 Febbraio 2014
  104. 104I nuovi mostri: l’economia di guerra della Fed e i suoi danni (ai) collaterali5 Febbraio 2014
  105. 105La Bce celebra il divorzio fra banche e stati6 Febbraio 2014
  106. 106Quel che si dovrebbe sapere della contabilità nazionale7 Febbraio 2014
  107. 107La Germania comincia a vivere di rendita10 Febbraio 2014
  108. 108L’ipocrita ninna nanna che addormenta i giovani italiani11 Febbraio 2014
  109. 109Il “bondage” che soffoca le economie emergenti12 Febbraio 2014
  110. 110Il banco paga il conto del casinò/o sloveno13 Febbraio 2014
  111. 111Genealogia del Pil – L’araldo di Cromwell14 Febbraio 2014
  112. 112Il sogno della Buba: privatizzare le perdite per “socializzare” i guadagni17 Febbraio 2014
  113. 113La mitologia bancaria di Mr. Dombret18 Febbraio 2014
  114. 114La distruzione durevole dei consumi italiani (ed europei)19 Febbraio 2014
  115. 115L’incarichificio19 Febbraio 2014
  116. 116Lezione norvegese sulla sovranità20 Febbraio 2014
  117. 117Genealogia del Pil – Il trionfo della volontà (statale)21 Febbraio 2014
  118. 118Il tabù (previdenziale) nascosto nel cuneo fiscale24 Febbraio 2014
  119. 119Le imprese europee sedotte (dal debito) e abbandonate (coi debiti)25 Febbraio 2014
  120. 120Cura irlandese (e cartolarizzazioni) per l’eurozona26 Febbraio 2014
  121. 121Il fantasma della deflazione si materializza (per ora) fra i Pigs27 Febbraio 2014
  122. 122Genealogia del Pil – Il destino statalista dell’Occidente “liberale”28 Febbraio 2014
  123. 123L’export non spinge più la crescita tedesca3 Marzo 2014
  124. 124Mangiarsi l’avanzo primario e decrescere (in)felici4 Marzo 2014
  125. 125Penultimo tango a Parigi5 Marzo 2014
  126. 126State sereni: Vinceremo! (Premio: un altro ’92)6 Marzo 2014
  127. 127Finisce l’epoca mercantilista dell’eurozona7 Marzo 2014
  128. 128Viaggio in Italia: nella morsa degli opposti automatismi10 Marzo 2014
  129. 129Viaggio in Italia: 2014, odissea nello strazio (bancario)11 Marzo 2014
  130. 130Viaggio in Italia: lavorare (per) meno, lavorare tutti12 Marzo 2014
  131. 131Viaggio in Italia: fuori dal tunnel dell’eurodebito13 Marzo 2014
  132. 132Viaggio in Italia: sedotti (dall’estero) e abbandonati14 Marzo 2014
  133. 133I nuovi paesi emergenti stanno in Europa17 Marzo 2014
  134. 134Il triste fardello della (im) previdenza pubblica18 Marzo 2014
  135. 135Supercazzole berlinesi con scappellamenti lussemburghesi19 Marzo 2014
  136. 136Weidmann, ovvero il primato della politica (della Buba)20 Marzo 2014
  137. 137Ma che ci fa coi soldi il fondo Esm?21 Marzo 2014
  138. 138Unione bancaria, la Bce segna ma non vince24 Marzo 2014
  139. 139Il Giappone quantiqualitativo dopo un anno di diluvio monetario25 Marzo 2014
  140. 140Gli economisti (e il Fmi) pianificano la moneta internazionale (e gli Usa ridono)26 Marzo 2014
  141. 141Diplomazia dei prestiti esteri: Spagna, ossia il parente povero della Germania27 Marzo 2014
  142. 142Diplomazia dei prestiti esteri: Italia nella morsa franco-tedesca28 Marzo 2014
  143. 143L’euro e la crisi gonfiano il portafoglio (e il mattone) dei tedeschi31 Marzo 2014
  144. 144I francesi se ne fregano (dei debiti) e tirano dritto1 Aprile 2014
  145. 145Disoccupazione italiana al 13%? Dipende…2 Aprile 2014
  146. 146I debiti nel mondo superano quota 100 trilioni di dollari3 Aprile 2014
  147. 147Diplomazia dei prestiti esteri: la ragnatela di Spider man4 Aprile 2014
  148. 148Il crollo del mattone costa 270 miliardi alle famiglie italiane7 Aprile 2014
  149. 149Si prepara la terza guerra mondiale: quella del debito8 Aprile 2014
  150. 150Il freddo vento dell’Ovest che soffia sull’India9 Aprile 2014
  151. 151Si scrive DEF, ma si legge FED10 Aprile 2014
  152. 152Lavoro: anche gli americani diventano choosy (grazie anche alla Fed)11 Aprile 2014
  153. 153I banchieri berlinesi alla campagna d’America14 Aprile 2014
  154. 154Banche, la paura fa 90 (miliardi)15 Aprile 2014
  155. 155Esercizi di retorica sul DEF: la retromarcia dell’avanzo primario16 Aprile 2014
  156. 156Esercizi di retorica sul DEF: l’invenzione del deficit strutturale17 Aprile 2014
  157. 157Esercizi di retorica sul DEF: dal pareggio (di bilancio) allo spareggio18 Aprile 2014
  158. 158La Bce prepara il qualitative easing22 Aprile 2014
  159. 159Diplomazia dei prestiti esteri: L’impero di Nylonkong23 Aprile 2014
  160. 160Banche, la Cina entra nell’Ombra24 Aprile 2014
  161. 161Ah, se avessi vent’anni di più…25 Aprile 2014
  162. 162La finanza islamica sbarca a Hong Kong28 Aprile 2014
  163. 163Super Target 2, ovvero euro 3.029 Aprile 2014
  164. 164Il Leviatano di Francoforte30 Aprile 2014
  165. 165Lavoro. E’ qui la festa?1 Maggio 2014
  166. 166Le banche europee di fronte allo stress test (russo)5 Maggio 2014
  167. 167Fuga bancaria dai titoli di stato6 Maggio 2014
  168. 168Gli stress test costano venti miliardi alle banche italiane7 Maggio 2014
  169. 169Esplode lo shadow banking europeo8 Maggio 2014
  170. 170La crisi sta finendo (e un anno se ne va)9 Maggio 2014
  171. 171La Cina prepara la sua prossima crisi bancaria12 Maggio 2014
  172. 172Esercizi di retorica sul debito pubblico: la leggenda della sostenibilità13 Maggio 2014
  173. 173Esercizi di retorica sul debito pubblico: dalla tripla A alla tripla S14 Maggio 2014
  174. 174Esercizi di retorica sul debito pubblico: la Germania insostenibile (al contrario di noi)15 Maggio 2014
  175. 175Le quattro Europe16 Maggio 2014
  176. 176Le quattro Europe: Il campo minato a sud-est di Berlino19 Maggio 2014
  177. 177Le quattro Europe: la trinità Baltica20 Maggio 2014
  178. 178Le quattro Europe: l’artiglio vichingo21 Maggio 2014
  179. 179Le quattro Europe: i nipotini di Carlo Magno22 Maggio 2014
  180. 180Il lungo inverno delle costruzioni europee congela il mattone23 Maggio 2014
  181. 181La deframmentazione dell’eurozona26 Maggio 2014
  182. 182La crisi capovolta nel mondo sottosopra27 Maggio 2014
  183. 183L’alba malinconica del Secolo asiatico28 Maggio 2014
  184. 184Le bugie dei Grandi Numeri: più Pil(u) per tutti29 Maggio 2014
  185. 185Le bugie dei Grandi Numeri: la rimozione dell’incertezza30 Maggio 2014
  186. 186La resistibile ascesa della Costantinopoli cinese3 Giugno 2014
  187. 187Non ci sono più le banche svizzere di una volta4 Giugno 2014
  188. 188Il serpente (bancario) che striscia nel paradiso svizzero5 Giugno 2014
  189. 189Le banche spagnole ballano la samba6 Giugno 2014
  190. 190L’epopea italiana dei fondi (in) pensione9 Giugno 2014
  191. 191L’Italia di domani: tre scenari per un teatrino10 Giugno 2014
  192. 192L’ultima sfida della globalizzazione11 Giugno 2014
  193. 193Dopo l’unione bancaria arriva quella previdenziale12 Giugno 2014
  194. 194Non credo più nel credito13 Giugno 2014
  195. 195Il divorzio (all’italiana) fra debito pubblico e ricchezza privata16 Giugno 2014
  196. 196La fine dell’indipendenza delle banche centrali17 Giugno 2014
  197. 197L’anno d’oro dei paperoni italiani18 Giugno 2014
  198. 198Il riequilibrio americano pagato dalla Cina (e dai petrolieri)19 Giugno 2014
  199. 199L’Italia (im)possibile: Il matrimonio fra ricchezza privata e debito pubblico20 Giugno 2014
  200. 200La fredda guerra della Russia23 Giugno 2014
  201. 201La fredda guerra della Russia: l’armata dei debiti24 Giugno 2014
  202. 202La fredda guerra della Russia: la bilancia dei patimenti25 Giugno 2014
  203. 203La fredda guerra della Russia: un paese in riserva26 Giugno 2014
  204. 204La fredda guerra della Russia: il passato presente27 Giugno 2014
  205. 205Sudafrica: l’ultimo dei Brics è il primo alla resa dei conti30 Giugno 2014
  206. 206Il mondo nella trappola del debito (e della liquidità)1 Luglio 2014
  207. 207L’Italia di cui nessuno parla: quella creditrice2 Luglio 2014
  208. 208La bolla che arriva dall’Asia3 Luglio 2014
  209. 209Le banche siamo noi4 Luglio 2014
  210. 210I tormenti dei creditori7 Luglio 2014
  211. 211Le banche centrali fanno esplodere i debiti delle famiglie8 Luglio 2014
  212. 212L’ascesa dei merca(n)ti dei capitali9 Luglio 2014
  213. 213L’età della Grande Stagnazione10 Luglio 2014
  214. 214L’Italia (im)possibile: aumentare le pensioni diminuendo il debito pubblico11 Luglio 2014
  215. 215L’odissea dei lavoratori anglo-americani14 Luglio 2014
  216. 216La fredda primavera del commercio tedesco15 Luglio 2014
  217. 217Il paradigma spagnolo e la Grande Redistribuzione16 Luglio 2014
  218. 218Pro-memoria: gli eurodanni provocati dai vice-tedeschi17 Luglio 2014
  219. 219Il nuovo comandamento della Bce: crescete e indebitatevi (ma alla tedesca)18 Luglio 2014
  220. 220L’Europa bancaria si allarga verso Est21 Luglio 2014
  221. 221Esercizi di retorica sul futuro: i pregiudizi delle previsioni23 Luglio 2014
  222. 222L’Italia commerciale di maggio (prima degli 80 euro)25 Luglio 2014
  223. 223Scaricate Eu-topia, il freebook con tutti i post della seconda stagione28 Luglio 2014
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