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Stagione III · Redde Rationem
Il diario della stagione20 Ottobre 2014

Articolo 27 / 205

La banca centrale di MagicWorld



Nel meraviglioso mondo magico in cui viviamo, dove l’economia cresce (o dovrebbe) illimitatamente, generando redditi altrettanto crescenti capaci di sorreggere consumi possibilmente superiori, s’erge, come un castello incantato, l’altrettanto meravigliosa banca centrale che tale mitologia contribuisce a sostenere con la sua bonomia e le sue sempre prodighe elargizioni.

Qui, in Europa, provincia di MagicWorld, ci arrivano purtroppo soltanto gli echi del suo acuto (e astruso) ponderare, dovendoci accontentare, essendo provincia dell’impero, degli aridi resoconti contenuti nei bollettini ufficiali, come quello che ha ispirato questo post e che qui ho pensato di raccontarvi nel caso, come è accaduto a me, non aveste ancora capito che la banca centrale mondiale c’è già da più di cent’anni. La trovate al 20th Street and Constitution Avenue N.W. Washington, D.C, USA. Si chiama Federal Reserve.

Bontà sua, la banca centrale di MagicWorld è estremamente consapevole del suo ruolo globale e quindi prende molto sul serio le sue responsabilità. Stanley Fischer, vice presidente del board dei governatori della banca, lo ha ripetuto più volte nel corso del suo lungo intervento alla Per Jacobsson Foundation (“The Federal Reserve and the global economy”), andato in scena durante l’ultimo meeting annuale del Fmi e della Banca mondiale, l’11 ottobre scorso, sempre a Washington.

Il succo è molto semplice: gli Stati Uniti hanno un evidente ruolo globale, sia perché emettono la moneta internazionale, di fatto se non di diritto, sia perché la loro stazza è capace di riverberare con grande risonanza i propri affari interni all’esterno. La capacità di contagio degli Stati Uniti, stante il combinato disposto delle due caratteristiche, è pressoché infinita.

Al tempo stesso, osserva Fischer, gli Usa sono anch’essi sensibili ai contagi che possono arrivare dai partner esteri, a cominciare da quelli made in Europe, ma senza trascurare quelli che possono scatenarsi dai paesi emergenti.

Perciò il castello incantato deve vigilare sul mondo intero, avendo però un piccolo problema statutario: la missione affidata alla Fed dai politici americani è quella della stabilità dei prezzi e dell’economia, espressa con una serie di indicatori, interni. Quindi la Fed guarda al mondo, ma deve principalmente occuparsi degli americani. Dal che risulta chiaro che ciò che va bene per gli americani deve andar bene al resto del mondo. Gli piaccia o no.

Appartiene d’altronde al retropensiero dell’economia del nostro tempo, dove tutto deve essere pesato per quantità e non contato per sostanza, la conseguenza che il pesce più grosso mangi quelli più piccoli. Con buona pace degli economisti e dei banchieri che si sforzano di celare l’attuale vigenza della legge della giungla su scala globale col miglior birignao di cui dispongano.

Poiché qui si discorre anche di numeri, ossia di quantità, comincerò col dirvi che il commercio, negli ultimi cinquant’anni, ha più che triplicato le sue quantità a livello globale e il rapporto delle esportazioni sul pil globale adesso quota circa il 30%. Negli Usa, tuttavia, tale indicatore quota circa la metà, ossia il 15%. Quindi per quanto sia “importante driver per l’economia”, spiega Fischer, non è certo quello principale.

Peraltro la quota percentuale del pil americano su quello globale è diminuita costantemente dalla metà del XX secolo, ma ciò non ha provocato una relativa diminuzione dell’importanza degli Stati Uniti: al contrario. Nello stesso periodo, infatti, si sono infittiti i legami finanziari fra Usa e resto del mondo. Ed è qui che il nostro castello magico, che genera d’incanto capitali fittizi, ha compiuto il suo miglior capolavoro.

Gli americani possiedono asset all’estero che Fischer quota circa 25 trilioni di dollari, più del 140% del Pil americano, “che riflettono il ruolo di guida dei mercati dei capitali Usa nella finanza internazionale”. Al tempo stesso gli investimenti esteri negli Usa quotano più di 30 trilioni di dollari. “I Treasury americani sono la componente chiave di questi debiti esteri“, ci ricorda Fischer. Malgrado la posizione netta degli investimenti sia pesantemente negativa, questi Treasury, ossia debiti del governo americano, “sono considerati l’asset più sicuro al mondo e sono la forma preferita di collaterale per un vasto range di contratti finanziari, oltre a pesare circa la metà delle riserve estere degli altri paesi”.

Ve la dico come l’ho capita io: il debito pubblico americano, ossia capitale fittizio, che negli ultimi anni ha trovato nella Fed uno dei suoi migliori acquirenti, è, letteralmente, la liquidità che olia l’ingranaggio della finanza globale. Sicché, pure se l’economia americana perde peso relativo, e i suoi commerci di conseguenza, la produzione e spaccio di capitale fittizio è più che sufficiente per consentire agli Usa di regolare l’economia globale, come alla Fed di fare la stessa cosa, ossia regolare la finanza internazionale.

Per comprendere meglio la ragnatela tessuta attorno a Magicworld, è utile sapere che i paesi emergenti pesano il 47% dell’export statunitense, rendendo perciò gli Usa estremamente sensibili all’aria che tira laggiù. Quindi è del tutto evidente che la Fed debba rivolgere a costoro la sua paziente attenzione, visto l’effetto che il loro andamento ha sull’economia interna. Specie adesso che sta decidendo come la politica monetaria debba evolvere nell’immediato futuro. E figuratevi con che patema d’animo la Fed ha osservato la ventennale deflazione giapponese e la crisi del debito scoppiata nell’eurozona, ossia “i nostri più importanti partner, destinatari dei nostri investimenti esteri nonché di una vasta esposizione bancaria”. “Tali effetti pesano sulla crescita globale, dobbiamo tenerne conto quando settiamo la nostra politica monetaria”, spiega Fischer.

Dulcis in fundo, “poiché il dollaro è la moneta più usata al mondo, il nostro interesse nell’assicurare un buon funzionamento del sistema finanziario ha un’inevitabile dimensione internazionale”. Insomma: gli Usa si occupano di noi, degli altri, di tutti. In questo regolare la vita degi altri, tuttavia, non vi è alcun esercizio di volontà di potenza, ma semplicemente un calcolo di convenienza. Che è il modo economico di raccontare la politica, a ben vedere.

Nel dettaglio, la prima considerazione di cui occorre tener conto, spiega Fischer, è che i modelli illustrano con chiarezza che una politica monetaria accomodante negli Usa conduce a un ribasso dei tassi su scala globale. Quindi si può tranquillamente dedurne che vale anche il contrario: quando i tassi americani salgono, il resto del mondo segue, e questo dobbiamo ricordarcelo.

Questi “contagi” internazionali, ricorda Fischer, “sono un problema almeno dal 1920”. Ricordo a tutti che la Fed fu fondata nel 1913. Ma senza bisogno di andar così lontano, è sufficiente ricordare che dal 2008 in poi, dopo che la Fed ha varato il suo quantitative easing, le principali banche centrali del mondo, ognuna a suo modo, si sono adeguate.

Gli effetti di tale straordinario accomodamento monetario hanno generato diverse preoccupazioni. Alcuni emergenti all’inizio paventavano l’improvviso aumento di afflussi di capitali esteri nelle loro economie, forieri di evidenti rischi sulla loro stabilità finanziaria. “Ma allo stesso tempo – osserva – molti di loro sembravano felici di ricevere questi afflussi”. Il denaro facile piace a tutti, d’altronde. Figuratevi a chi fatica a emergere. 

Poi c’è la questione, improvvisamente tornata attuale in questi giorni di correzione borsistica, che “gli acquisti della Fed hanno fatto aumentare i prezzi degli asset acquistati e dei loro succedanei, oltre a quelli degli asset più rischiosi“. E, ancora più importante, “c’è l’evidenza che i mercati valutari esteri sono stati siginficativamente colpiti dagli acquisti di asset della Fed”, innanzitutto diminuendo i tassi sui bond locali e provocando quindi un notevole aumento di emissioni.

Però, ricorda ancora, vengono sottovalutati gli effetti della politica monetaria delle altre banche centrali, e segnatamente la Bce, anche se, ammette, gli effetti delle politiche americane rimangono assai più pronunciati. E ci sarebbe pure da chiedersi se la Bce e le altre (BoJ e BoE) avrebbero iniziato le loro politiche espansive se gli Usa non avessero dato il segnale di partenza.

Ma inutile perdersi in simili pinzillacchere. Quel che conta, sottolinea il nostro banchiere, è che non solo la politica della Fed non ha importato domanda da altre economia, con il classico effetto beggar thy neighbor, ma al contrario ha beneficiato le economie estere che hanno potuto godere del miglioramento dell’economia americana e del miglioramento delle condizioni finanziarie globali. Quindi, ancora una volta, ciò che va bene agli Usa funziona anche per il resto del mondo. La qualcosa contiene anche una pericolosa controindicazione: se va male negli Usa, al resto del mondo andrà peggio.

Soprattutto, “ci aspettiamo effetti esterni – ricorda ancora – una volta che la politica monetaria diverrà più restrittiva“. Poi non dite che non ci hanno avvisato.

Ma tranquilli: la serrata della liquidità non comincerà prima che l’economia americana sia forte abbastanza da sostenerla, e comunque non prima che il tasso di inflazione sia vicino all’obiettivo del 2%. E ciò dovrebbe bastare a rassicurarci, atteso che “un’economia Usa più forte beneficia i nostri partner esteri (ossia tutti, ndr)  e rinforza la fiducia globale”.

Certo, la storia ci racconta altro: ogni volta che la Fed ha invertito la sua politica monetaria, basta ricordare il drastico rialzo dei tassi all’epoca di Volcker, il mondo cambia faccia e scoppiano piccoli cataclismi. Ma il nostro banchiere sono certo che li consideri modesti danni collaterali, di fronte al grande beneficio globale di potersi appoggiare a un’America del Nord più forte.

E poi serve a riassicurarci anche un’altra circostanza: la banca centrale di MagicWolrd ha piena consapevolezza delle sue responsabilità globali.

“La domanda più importante – dice – è in cosa consista la responsabilità della Fed rispetto all’economia globale”. “Il mio maestro, Charles Kindleberger era convinto che la stabilità finanziaria internazionale potesse più facilmente essere supportata di una banca centrale globale o finanziariamente egemone. Ma deve essere chiaro che la Fed non è questa banca. Il nostro mandato è concentrato su obiettivi domestici, e per perseguirli dobbiamo riconoscere gli effetti delle nostre decisioni sull’estero”.

Inoltre, “poiché il dollaro è così prominente nelle transazioni internazionali, dobbiamo ricordare che il nostro mercato si estende al di là dei confini e quindi dobbiamo essere pronti a provvedere la necessaria liquidità”. In sostanza, “noi agiamo nell’interesse degli Stati Uniti prendendo decisioni che beneficiano anche il resto del mondo”.

Insomma: la Fed non è una banca centrale globale. Il problema è che MagicWorld parla americano.

 

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Stagione III

Indice del volume

205 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Redde Rationem: l’anno della resa dei conti12 Settembre 2014
  2. 2Il fallimento del riequilibrio globale15 Settembre 2014
  3. 3Si prepara la quaresima per il capitale fittizio16 Settembre 2014
  4. 4La pace impossibile fra debitori e creditori17 Settembre 2014
  5. 5Cura da dopoguerra per abbattere il debito18 Settembre 2014
  6. 6Prove generali di Troika sull’economia (politica) italiana19 Settembre 2014
  7. 7Usa al bivio: la ripresa inconcludente22 Settembre 2014
  8. 8Usa al bivio: Il crepuscolo della Social Security23 Settembre 2014
  9. 9Usa al bivio: la distruzione del debito pubblico24 Settembre 2014
  10. 10Usa al bivio: In Go(l)d we trust25 Settembre 2014
  11. 11Usa al bivio: La demonetizzazione del dollaro26 Settembre 2014
  12. 12Il suicidio sociale come conseguenza del welfare29 Settembre 2014
  13. 13Il Fondo monetario europeo? C’è già30 Settembre 2014
  14. 14L’insaziabile fame d’oro della Cina1 Ottobre 2014
  15. 15L’insostenibile peso del mattone2 Ottobre 2014
  16. 16L’autunno della finanza europea3 Ottobre 2014
  17. 17Il casinò globale alle porte di Pechino (e a est del Portogallo)6 Ottobre 2014
  18. 18Mattone di Damocle sopra la Cina7 Ottobre 2014
  19. 19Il virus Sovrano annidato nel sistema monetario8 Ottobre 2014
  20. 20Stallo alla messicana9 Ottobre 2014
  21. 21La lowflation fa esplodere il debito europeo10 Ottobre 2014
  22. 22Verso la legge di stabilità: i tormenti del 201513 Ottobre 2014
  23. 23Verso la legge di stabilità: scatta l’eurotagliola14 Ottobre 2014
  24. 24Verso la legge di stabilità: la legge d’instabilità15 Ottobre 2014
  25. 25L’Italia portoghese16 Ottobre 2014
  26. 26L’instabilità che cresce all’ombra delle banche17 Ottobre 2014
  27. 27La banca centrale di MagicWorld20 Ottobre 2014
  28. 28Caccia a ottobre (in) rosso per le banche europee21 Ottobre 2014
  29. 29Il Fmi cala il jolly degli investimenti pubblici22 Ottobre 2014
  30. 30Le banche centrali fanno aumentare la disuguaglianza23 Ottobre 2014
  31. 31L’Italia che cambia verso è quella creditrice (e punta sull’estero)24 Ottobre 2014
  32. 32Il trionfo dei super ricchi27 Ottobre 2014
  33. 33A volte ritornano: la crisi del ’3728 Ottobre 2014
  34. 34Il terzo passo dell’eurozona: l’unione del mercato dei capitali29 Ottobre 2014
  35. 35La scommessa del Giappone diventa pericolosa30 Ottobre 2014
  36. 36Le nozze d’argento fra ex comunisti e capitalisti31 Ottobre 2014
  37. 37Il ruggito del sukuk3 Novembre 2014
  38. 38Dopo gli stress test sul ponte sventola bandiera b(i)anca4 Novembre 2014
  39. 39La scomparsa della domanda italiana di credito5 Novembre 2014
  40. 40Estasi e agonia nell’economia inglese6 Novembre 2014
  41. 41L’invenzione dell’inflazione7 Novembre 2014
  42. 42L’Europa ancora intrappolata nel debito privato10 Novembre 2014
  43. 43Il conto salato della lowflation italiana11 Novembre 2014
  44. 44Il vaso di coccio dell’economia globale12 Novembre 2014
  45. 45Il ritorno dei mutui subprime. In Olanda13 Novembre 2014
  46. 46La guerra fra poveri dei lavoratori spagnoli14 Novembre 2014
  47. 47Ultimo atto (con sorpresa) della tragedia scritta dalla Fed17 Novembre 2014
  48. 48Ma quante sono le famiglie italiane vulnerabili?18 Novembre 2014
  49. 49Le banche prestano sempre più soldi alla Cina19 Novembre 2014
  50. 50Il mattone spinge la Danimarca nell’Unione bancaria20 Novembre 2014
  51. 51Il suicidio (immobiliare) dei creditori21 Novembre 2014
  52. 52Due anni dopo. Thewalkingdebt.org23 Novembre 2014
  53. 53I dolori del giovane Draghi24 Novembre 2014
  54. 54Il mattone sopravvalutato delle banche italiane25 Novembre 2014
  55. 55I tormenti sotterranei dell’Islanda26 Novembre 2014
  56. 56La guerra dei cent’anni del debito americano27 Novembre 2014
  57. 57L’esito giapponese del miracolo cinese28 Novembre 2014
  58. 58Lo strano caso del dottor Draghi e mister Weidmann1 Dicembre 2014
  59. 59L’ultima della finanza: il mercato del rischio, ovvero i CRT2 Dicembre 2014
  60. 60Lo spettro del ’29 sulla Borsa americana3 Dicembre 2014
  61. 61La prossima crisi dell’eurozona4 Dicembre 2014
  62. 62La lenta eutanasia del risparmiatore5 Dicembre 2014
  63. 63La Buba non salva nemmeno la Germania9 Dicembre 2014
  64. 64Le conseguenze economiche del debito10 Dicembre 2014
  65. 65Il peccato monetario del XXI secolo11 Dicembre 2014
  66. 66I cinque dilemmi delle banche centrali12 Dicembre 2014
  67. 67L’enigma del petrolio15 Dicembre 2014
  68. 68La fragile ripresa del dollaro16 Dicembre 2014
  69. 69Le banche “emergenti” destabilizzano l’eurozona17 Dicembre 2014
  70. 70La fusione fredda delle borse cinesi dà una spinta allo Yuan18 Dicembre 2014
  71. 71L’anno oscuro delle famiglie europee19 Dicembre 2014
  72. 72La crisi costa 700 miliardi alle famiglie italiane22 Dicembre 2014
  73. 73Il crepuscolo del 201423 Dicembre 2014
  74. 74Il blog va in vacanza. Ci rivediamo il 15 gennaio24 Dicembre 2014
  75. 75L’ottimismo della volontà: il mistero del target d’inflazione al 2%15 Gennaio 2015
  76. 76L’ottimismo della volontà: l’unione politica di Supermario16 Gennaio 2015
  77. 77L’ottimismo della volontà: la teologia pastorale della Fed19 Gennaio 2015
  78. 78L’ottimismo della volontà: la puntualità degli svizzeri20 Gennaio 2015
  79. 79La doppia crisi italiana che prepara la terza21 Gennaio 2015
  80. 80Esercizi di retorica sull’Istat: l’aumento del reddito degli italiani22 Gennaio 2015
  81. 81Il girotondo del commercio estero italiano23 Gennaio 2015
  82. 82Quel sapore anni ’50 nel QE di Supermario26 Gennaio 2015
  83. 83Alle radici del QE: quando la Grecia era la Germania27 Gennaio 2015
  84. 84Il futuro dell’Ue si decide (anche) a Basilea28 Gennaio 2015
  85. 85L’eurotartaruga avanza decisa verso l’unione finanziaria29 Gennaio 2015
  86. 86L’ipocrita tenzone fra Europa e Grecia30 Gennaio 2015
  87. 87La “pre-crisi” della Germania2 Febbraio 2015
  88. 88La bolla dell’euro3 Febbraio 2015
  89. 89Quei nove trilioni di dollari che spaventano il mondo4 Febbraio 2015
  90. 90Divagazioni statistiche: il mito dell’economia reale5 Febbraio 2015
  91. 91Scacco al Re greco con la mossa del cavallo Bce6 Febbraio 2015
  92. 92Divagazioni statistiche: il trionfo dell’economia immaginaria9 Febbraio 2015
  93. 93Il macigno del debito che affossa il petrolio10 Febbraio 2015
  94. 94La cornucopia della Fed arrichisce il Tesoro Usa11 Febbraio 2015
  95. 95Il mattone tedesco terremotato dal QE di Supermario12 Febbraio 2015
  96. 96C’è un solo vincitore nel gioco del petrolio13 Febbraio 2015
  97. 97Il petrolio (verde) fa dimagrire i tacos16 Febbraio 2015
  98. 98L’Italia a crescita zero17 Febbraio 2015
  99. 99Gli anziani gonfiano il mercato del lavoro europeo18 Febbraio 2015
  100. 100L’eurocaduta sostanziale del saggio di profitto19 Febbraio 2015
  101. 101Casa, piano piano torna il Piano20 Febbraio 2015
  102. 102La sovranità monetaria spiegata dagli svizzeri23 Febbraio 2015
  103. 103Gli effetti deflazionari della terza età24 Febbraio 2015
  104. 104Parte l’Unione del mercato dei capitali25 Febbraio 2015
  105. 105L’irresistibile (de)crescita della Cina26 Febbraio 2015
  106. 106La creativa distruzione dei boom creditizi27 Febbraio 2015
  107. 107Gli studenti fanno decollare il debito privato americano2 Marzo 2015
  108. 108La vita spericolata del banchiere internazionale3 Marzo 2015
  109. 109Memorie d’Albione: L’inutile svalutazione della sterlina4 Marzo 2015
  110. 110Memorie d’Albione: Il puzzle della produttività5 Marzo 2015
  111. 111Memorie d’Albione: La dieta pane e mattone degli inglesi6 Marzo 2015
  112. 112Memorie d’Albione: il tradimento delle banche9 Marzo 2015
  113. 113Mister Dudley nel Paese delle meraviglie10 Marzo 2015
  114. 114I dinosauri del mercato: le banche d’investimento11 Marzo 2015
  115. 115Il QE europeo, ovvero il trionfo dell’egemonia monetaria12 Marzo 2015
  116. 116Il lato oscuro del QE: la tosatura del piccolo risparmiatore13 Marzo 2015
  117. 117Le banche italiane si rifugiano nell’Ombra16 Marzo 2015
  118. 118Il commercio europeo dopo la crisi17 Marzo 2015
  119. 119Gli inglesi sedotti dall’Unione europea dei capitali18 Marzo 2015
  120. 120L’eco del Redde rationem che arriva da Basilea19 Marzo 2015
  121. 121Ventimila leghe sotto i mari: Il paradosso della liquidità20 Marzo 2015
  122. 122Ventimila leghe sotto i mari: la metamorfosi dei mercati23 Marzo 2015
  123. 123Ventimila leghe sotto i mari: nel cuore dell’Idra finanziaria24 Marzo 2015
  124. 124I mercati iniziano a rimanere a secco25 Marzo 2015
  125. 125Il crollo del risparmio europeo26 Marzo 2015
  126. 126La regola non scritta della (in)disciplina europea27 Marzo 2015
  127. 127La debolezza strutturale degli investimenti30 Marzo 2015
  128. 128Gli esiti mutevoli della deflazione: la spinta alla crescita31 Marzo 2015
  129. 129Gli esiti mutevoli della deflazione: la colpa del mattone1 Aprile 2015
  130. 130Gli esiti mutevoli della deflazione: il peso del debito2 Aprile 2015
  131. 131Il signoraggio implicito degli americani8 Aprile 2015
  132. 132La Fed scalda i motori per l’exit strategy, pronta a spegnerli9 Aprile 2015
  133. 133La lezione di Supermario al Parlamento italiano10 Aprile 2015
  134. 134L’irresistibile avanzata dell’asset management13 Aprile 2015
  135. 135I bilanci delle banche centrali arrivano a 22 trilioni14 Aprile 2015
  136. 136Riparte la lotteria delle pensioni15 Aprile 2015
  137. 137La lotteria delle pensioni: i semi velenosi degli anni ’5016 Aprile 2015
  138. 138La lotteria delle pensioni: il boom infinito dei ’6017 Aprile 2015
  139. 139La tremarella globale e la coperta corta della crescita20 Aprile 2015
  140. 140Il lato oscuro del petrolio low cost21 Aprile 2015
  141. 141Il QE non frena la galoppata del debito privato22 Aprile 2015
  142. 142L’origine estera della crescita italiana23 Aprile 2015
  143. 143Il DEF non è roba da Signorini24 Aprile 2015
  144. 144Gli Usa e noi: il futuro non è cambiato27 Aprile 2015
  145. 145Comprare casa con i prezzi del 2005 e i redditi del ’9128 Aprile 2015
  146. 146I venti gelidi che spirano da Mosca29 Aprile 2015
  147. 147Le Assicurazioni europee non rassicurano30 Aprile 2015
  148. 148La disinflazione petrolifera fra esplodere i debiti cinesi4 Maggio 2015
  149. 149Delusioni da QE: la svalutazione giapponese non spinge export né Pil5 Maggio 2015
  150. 150Delusioni da QE: l’inconcludenza anglo-americana6 Maggio 2015
  151. 151Delusioni da QE: gli Usa nella trappola del dollaro7 Maggio 2015
  152. 152Delusioni da QE: lo zero virgola italiano8 Maggio 2015
  153. 153Pensioni, la Corte costituzionale presenta il conto degli anni ’6011 Maggio 2015
  154. 154La Consulta e la (im)previdenza non riformabile12 Maggio 2015
  155. 155Bad bank, good fellas13 Maggio 2015
  156. 156Il lungo letargo del commercio globale14 Maggio 2015
  157. 157I sette anni che hanno cambiato il mondo15 Maggio 2015
  158. 158Se la disoccupazione diventa “volontaria”18 Maggio 2015
  159. 159La Bce spinge i ricavi delle banche italiane19 Maggio 2015
  160. 160La calda primavera dell’import italiano20 Maggio 2015
  161. 161Il QE, la Bce e la tosatura light del risparmiatore21 Maggio 2015
  162. 162L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”22 Maggio 2015
  163. 163Ecco quanto ci costerebbe un crack bancario stile 200825 Maggio 2015
  164. 164La metamorfosi del lavoro che fa aumentare la disuguaglianza26 Maggio 2015
  165. 165L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”: la rivincita di Gesell27 Maggio 2015
  166. 166L’economia segreta dei fondi pensione28 Maggio 2015
  167. 167Il fascino discreto dell’investimento estero italiano29 Maggio 2015
  168. 168Il default greco come palingenesi dell’eurozona3 Giugno 2015
  169. 169Le svalutazioni competitive del secolo XXI4 Giugno 2015
  170. 170La sfiducia più del credit crunch fa crollare gli investimenti italiani5 Giugno 2015
  171. 171L’Italia è poco competitiva? Dipende…8 Giugno 2015
  172. 172Il Rischiatutto del signor Rossi9 Giugno 2015
  173. 173La prudenza del Fmi e l’exit comedy della Fed10 Giugno 2015
  174. 174L’exit comedy della Fed: i rischi Emergenti dell’eurozona11 Giugno 2015
  175. 175L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: il congelamento dei debiti12 Giugno 2015
  176. 176Il mini euro rilancia l’export tedesco extra Ue15 Giugno 2015
  177. 177Dollaro e mattone affossano i paesi emergenti16 Giugno 2015
  178. 178La bolla del debito privato atterra sulla Cina17 Giugno 2015
  179. 179C’è più di una Grecia nell’eurozona18 Giugno 2015
  180. 180Gli altri greci dell’eurozona: dai Pigs ai Pigsc19 Giugno 2015
  181. 181L’India diventa ultima grande speranza dell’Occidente22 Giugno 2015
  182. 182Urban legend: il calo dei dipendenti pubblici in UK23 Giugno 2015
  183. 183Anno 2060: la rivincita dei Pigs (forse)24 Giugno 2015
  184. 184Ecco chi pagherà il conto della riforma del Catasto25 Giugno 2015
  185. 185L’OMT che non funziona: quello dell’Ue26 Giugno 2015
  186. 186La retromarcia globale della competitività30 Giugno 2015
  187. 187Il tempo (economico) perduto dei saggi di Basilea1 Luglio 2015
  188. 188Il fiato corto dell’economia internazionale affretta la resa dei conti2 Luglio 2015
  189. 189I boom finanziari fanno crollare la produttività (e quindi i salari)3 Luglio 2015
  190. 190Il secolo breve dei greci (e dell’Europa)6 Luglio 2015
  191. 191La pagliuzza greca e la trave del sistema monetario7 Luglio 2015
  192. 192Il racconto straordinario sull’Italia scritto dal Fmi8 Luglio 2015
  193. 193Ultime dal Fmi: ora il problema dell’Italia è il debito privato, non quello pubblico9 Luglio 2015
  194. 194Il nuovo film dell’estate: la Fed, la Cina e la Grecia10 Luglio 2015
  195. 195Il paradosso del superdollaro: arricchisce i governi, ma fa male alle economie13 Luglio 2015
  196. 196L’economia ai tempi dello Zero lower bound: la versione di Weidmann14 Luglio 2015
  197. 197I rischi crescenti dell’asset management15 Luglio 2015
  198. 198Bomba da dieci trilioni nel sistema finanziario (e fiscale) Usa16 Luglio 2015
  199. 199L’exit comedy della Fed: i vorrei ma non posso della Yellen17 Luglio 2015
  200. 200Gli altri greci dell’eurozona: il ruggito afono della tigre celtica20 Luglio 2015
  201. 201Gli altri greci dell’eurozona: la povertà fuori moda del Portogallo21 Luglio 2015
  202. 202Gli altri greci dell’eurozona: Cipro ci prova ancora22 Luglio 2015
  203. 203Gli altri greci dell’eurozona: Torero camomillo trasloca in Spagna23 Luglio 2015
  204. 204Il redde rationem sfocia in un bad equilibrium24 Luglio 2015
  205. 205Scarica Redde Rationem, il freebook con tutti i post della terza stagione27 Luglio 2015
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