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Stagione III · Redde Rationem
Il diario della stagione30 Gennaio 2015

Articolo 86 / 205

L’ipocrita tenzone fra Europa e Grecia



Non so voi, ma io osservo con preoccupato disagio il balletto inscenato da Grecia e l’Europa, con la Germania a far la voce grossa e la Francia in rumoroso silenzio.

Il governo greco, fresco di nomina, vuole l’applauso dei suoi sostenitori, ossia i debitori, che dalla Grecia dilagano in tante parti d’Europa. I tedeschi e le autorità europee quello dei creditori, intanto, ricordando che i patti si rispettano eccetera eccetera.

Sicché l’arena si riempie di cori da stadio che lasciano pochissimo spazio all’osservatore pacato. Negli stadi si trovano a loro agio solo i tifosi. Capirete perciò il mio disagio.

Faccio solo qualche esempio. Qualche giorno fa la stampa ha riportato che il governo greco avrebbe rialzato il salario minimo a 750 euro. Poi che era stata bloccata la privatizzazione di alcune infrastrutture strategiche. Poi che saranno riassunti 3.500 statali greci licenziati in ossequio alla Troika. Al contempo, quasi a far da eco, si son levate le voci arrochite di politici tedeschi e europei che vi risparmio perché potete immaginare da soli cosa abbiano detto.

Nel mentre i mercati affossavano la Grecia, con spread alle stelle e borse in calo, guidate dalle banche, che però l’indomani si riprendono ma solo per ricadere il dì appresso.

Nulla di nuovo sotto il sole. E’ chiaro che è iniziata una trattativa che ha per oggetto le obbligazioni del greci. E che tale trattativa venga declinata con la solita politica degli annunci e degli spauracchi. Ma questo non dovrebbe impedirci di ragionare e porci domande.

Sicché mentre rimuginavo su queste cronache, afflitto e molto annoiato, mi è finito sotto gli occhi un pregevole paper della Bis uscito pochi giorni fa (Credit booms: implications for the public and the private sector) che ha illuminato di una luce diversa tutto lo scenario.

D’improvviso l’ennesima replica della tragedia greca, con gli eurogermanici nel ruolo di spietati aguzzini, mi si rivela per quello che è in sostanza: una fiera dell’ipocrisia, dove due combattenti s’impegnano in una lite, che entrambi hanno contribuito a innescare sotto lo sguardo benedicente e malpensante (o il contrario, fate voi) di mamma Europa. Una singolar tenzone fatta d’apparenza più che di sostanza. Puro teatro a uso del pubblico pagante (con le tasse), con i giochi decisi dietro le quinte.

Il fatto che questa stantìa rappresentazione coinvolga ancora gli spettatori – gli attoniti cittadini europei e i mercati dispettosi – è l’ennesima prova di quanto sia breve la memoria nel nostro tempo.

Lo scopo del paper, in realtà, non è quello di raccontare della Grecia o della Germania. L’autore infatti si propone di analizzare gli effetti dei boom creditizi nei settori pubblici e privati.

Senonché, e possiamo davvero vantarcene, l’eurozona è diventato un caso di scuola, circa i danni che può provocare il credito erogato scriteriatamente. Perciò il caso greco, come anche quello portoghese e spagnolo, vengono analizzati seguendo intanto l’ipotesi che l’ampia liquidità disponibile nei primi 2000 abbia avuto un’influenza anche sulle politiche economiche. Deleteria, peraltro.

E qui il caso greco casca a fagiolo, visto che “l’eliminazione del rischio di cambio e la completa integrazione dei mercati dei capitali ha condotto a forti affussi di fondi dal centro dell’eurozona alla periferia”, dato acquisito ormai. Così come sappiamo che è stato il movimento inverso a generare la crisi. “L’eurozona è un interessante laboratorio per queste idee – recita il paper – perché molti si aspettavano che l’euro avrebbe corretto alcuni problemi di politica economica che avevano ritardato le riforme”.  Tutto il contrario, come sappiamo bene.

Come amarcord l’autore ci regala una dichiarazione dell’allora governatore della banca centrale ellenica, Lucas Papademos, che nel 2001, parlando dell’ingresso nell’euro della Grecia disse che “nell’eurozona sarà impossibile migliorare la competitività svalutando il tasso di cambio. Gli obiettivi di una maggiore occupazione e di una maggiore produttività devono essere perseguiti attraverso riforme fiscali strutturali che puntino ad aumentare la competitività aumentando la produttività, migliorando la qualità dei beni e servizi greci e assicurando insieme la stabilità dei prezzi”.

Un vero manifesto politico.

Non è quindi, che non ce l’avessero detto. Chiunque poteva leggere le parole del governatore greco. A cominciare dai suoi connazionali.

L’analisi prosegue notando che l’introduzione dell’euro ebbe il noto effetto sui tassi di interesse, che iniziarono a convergere verso quello tedesco. Un grafico ci mostra come i tassi nominali greci, che nel ’93 stavano poco sotto il 25%, arrivando nel ’97 intorno al 10%, dal ’99 in poi iniziarono a convergere intorno al 5%, esattamente come accadde in Irlanda, Spagna, Portogallo e Germania.

Il grafico successivo ci mostra l’andamento dei prestiti ai residenti privati effettuati dalle banche fra il ’99 e il 2012 in percentuale sul Pil. La Grecia, visto che parliamo di lei, stava sotto il 50% del Pil prima dell’ingresso dell’euro e da lì la curva ha iniziato a crescere con regolarità.

Alla fine del 2009 si raggiunge il picco, intorno all’80%. Nel corso del 2010, quindi nel bel mezzo della crisi, una lieve flessione, per poi conoscere, da fine 2010, una rapida impennata, assai più rapida che negli anni precedenti. Nel suo periodo peggiore il debito privato dei greci è cresciuto più che nel periodo migliore. Nel primo quarto 2012 era intorno al 120% del Pil.

Ciò mostra chiaramente, secondo l’autore, che se è sicuro che il debito privato è cresciuto in Grecia con l’ingresso dell’euro, i problemi sofferti dal Paese sono stati provocati, prima della crisi, principalmente dal settore pubblico, che ha importato risorse dall’estero per finanziare la sua spesa corrente, creando un notevole deficit nella bilancia dei pagamenti. Il contrario è avvenuto in Portogallo e in Spagna.

L’idea che gli squilibri del settore pubblico possano aver danneggiato la Grecia più di quelli del settore privato farà innervosire qualcuno, però merita di essere osservata senza pregiudizi.

L’autore cita il caso della riforma delle pensioni pubbliche, “una delle questioni più salienti che da due decenni viene definita come essenziale” nel dibattito sulla crisi greca.

Due grafici fotografano efficacemente la situazione. Il primo illustra il pension replacement rate del sistema pensionistico pubblico greco, ossia la percentuali dei guadagni pensionistici sul reddito antecedente al pensionamento. Ebbene, in Grecia (dato Ocse 2011) il Prr supera il 90% che, semplificando, vuol dire che un pensionato ha una pensione di oltre il 90% dell’ultimo stipendio, quando la media Ocse è intorno al 60. In Germania poi è poco sopra il 40%. Ma il dato ovviamente non include il contributo del settore dei fondi pensione. Si discute, lo ricordo di previdenza pubblica.

Rimane il fatto però, e di questo parla il secondo grafico, che sempre l’Ocse ha calcolato (dato 2011) che il fabbisogno del sistema pensionistico pubblico greco arriverà a sfiorare il 25% del Pil nel 2060 impennandosi dal 2030 in poi. Calcoli certo ipotetici, ma che la dicono lunga sulla sostenibilità della previdenza ellenica.

Le pensioni, dunque.

Un paper del 2003 ci ricorda che il primo serio tentativo di riformare le pensioni risale al periodo 1990-92, quando le finanze pubbliche greche erano in grave crisi” Tanto da complicare non poco l’inserimento della Grecia nel progetto europeo.

Il primo tentativo di riformare le pensioni greche risale al 1990, ma “i timidi tentativi del governo lasciarono i problemi strutturali irrisolti”. Si ritentò, ma con scarso successo.

Nel 2002 un altro paper sommarizzò così il problema: “Le pensioni hanno continuato ad essere molto generose, comparate con la contribuzione in termini attuariali, anche per i nuovi entrati nel mercato del lavoro”.

Si ritentò nel ’96, e con maggiore decisione nel 2001, quando si propose di innalzare l’età pensionistica e l’età contributiva, e si ridusse il replacement rate al 60%. Ma la proposta fu ritirata per le massicce proteste della popolazione.

Si continuò a discutere, ma le nuove proposte del governo non cambiarono la sostanza delle problematiche pensionistiche greche. Il sistema rimaneva poco sostenibile, ineguale e frammentato. Finché l’impeto riformista non svanì nel bengodi degli anni buoni dell’euro. Ma ancora nel 2003 il Fmi notava la sostanziale insostenibilità della spesa pensionistica greca.

Tutto ciò che ottennero le cassandre della previdenza greca fu che con la mini riforma del 2002 la spesa pensionistica greca, nel 2040, arrivasse dal 22,5% del Pil, dov’era prevista, al 21,4%.

Cosa fece l’Unione europea di fronte a questa situazione? “Piuttosto che imporre alla Grecia un vero e proprio vincolo di bilancio, stabilì di ‘Facilitarle l’apprendimento delle politiche'”. Fece da consulente, insomma.

Eppure già da allora, siamo nel tempo che precedeva l’adozione dell’euro, “il sistema pensionistico greco era visto come un problema chiave, visto che le pensioni consumavano il 12,1% del prodotto e impegnavano il 52% del totale della spesa sociale a fronte del 28% della media Ue”. E ciò malgrado il rischio di povertà dei pensionati greci fosse 2,3 volte maggiore di quelli dei pensionati del resto dell’Ue.

Il solito gioco delle tre scimmiette, che non vedono, non sentono e non parlano. Fin quando non è troppo tardi.

Dopo fu peggio. “Una volta che la Grecia entrò nell’euro il ruolo dell’Europa cambiò. Non ci fu più spazio per le pressioni a fare riforme reali, ma si optò per una linea soft” che la burocrazia Ue chiamava “metodo aperto di coordinamento”.

Ossia: fate come ti pare.

“In altre parole, una volta che la Grecia vinse la sfida per l’ingresso nell’euro, e il suo budget pubblico divenne sostenibile grazie al calo della spesa per interessi, il momento per la riforma delle pensioni fu perduto”. Ma fu l’insieme delle riforme, che doveva inziare già dal ’92, a finire nel dimenticatoio. Fino all’esplodere della crisi.

L’abbondante liquidità dei primi anni 2000, insomma, nell’analisi del nostro autore, unita al calo dei tassi favorito dall’euro, fece finire in soffitta l’impeto, mai troppo pronunciato, della Grecia a riformare il sue settore pubblico, malgrado fosse fonte di squilibrio.

Dopo l’esplosione della crisi, l’avvento della Troika non poteva risparmiare il settore pensionistico. Nell’ultimo Pension outlook dell’Ocse leggo che i bonus per i pensionati a basso reddito sono stati ridotti sin dal 2013. Poi che l’indicizzazione è stata congelata dal 2011 al 2015, collegando peraltro all’indice dei prezzi e non più, com’era prima (anche da noi nella preistoria) ai salari dei dipendenti pubblici. Quindi si è adeguata l’età pensionistica fra uomini e donne, portando quella del gentil sesso ai 65 anni e, dulcis in fundo, nel 2013, l’età pensionabile è stata innalzata a 67 anni. Dobbiamo aspettarci dichiarazioni di fuoco del governo greco anche contro questa “austerità” pensionistica?

E mentre leggo mi viene in mente una lettera che Mario Draghi ha mandato qualche giorno fa a un europarlamentare greco nella quale si ricorda senza mezzi termini che la pressione fiscale in Grecia è poco superiore al 34%, assai meno che la media dell’eurozona.

Mi chiedo se sia giusto, di conseguenza, da cittadino che ha subito diverse e dolorose riforme delle pensioni e che sopporta una pressione fiscale di oltre il 43% supportare la battaglia dei greci. Pagare, ad esempio, per la difesa delle loro pensioni.

Ma poi capisco che è un gioco a somma zero: il classico ragionamento da guerra fra poveri. L’ennesima declinazione della finzione teatrale.

Molto semplicemente, nessuno è innocente in questa rappresentazione tragica. Nemmeno le vittime, pure a volerle considerare tali.

E questo si capisce bene se si guarda all’altra metà del cielo: la Germania.

Ma di questo vi dirò la prossima volta.

(1/segue)

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Stagione III

Indice del volume

205 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Redde Rationem: l’anno della resa dei conti12 Settembre 2014
  2. 2Il fallimento del riequilibrio globale15 Settembre 2014
  3. 3Si prepara la quaresima per il capitale fittizio16 Settembre 2014
  4. 4La pace impossibile fra debitori e creditori17 Settembre 2014
  5. 5Cura da dopoguerra per abbattere il debito18 Settembre 2014
  6. 6Prove generali di Troika sull’economia (politica) italiana19 Settembre 2014
  7. 7Usa al bivio: la ripresa inconcludente22 Settembre 2014
  8. 8Usa al bivio: Il crepuscolo della Social Security23 Settembre 2014
  9. 9Usa al bivio: la distruzione del debito pubblico24 Settembre 2014
  10. 10Usa al bivio: In Go(l)d we trust25 Settembre 2014
  11. 11Usa al bivio: La demonetizzazione del dollaro26 Settembre 2014
  12. 12Il suicidio sociale come conseguenza del welfare29 Settembre 2014
  13. 13Il Fondo monetario europeo? C’è già30 Settembre 2014
  14. 14L’insaziabile fame d’oro della Cina1 Ottobre 2014
  15. 15L’insostenibile peso del mattone2 Ottobre 2014
  16. 16L’autunno della finanza europea3 Ottobre 2014
  17. 17Il casinò globale alle porte di Pechino (e a est del Portogallo)6 Ottobre 2014
  18. 18Mattone di Damocle sopra la Cina7 Ottobre 2014
  19. 19Il virus Sovrano annidato nel sistema monetario8 Ottobre 2014
  20. 20Stallo alla messicana9 Ottobre 2014
  21. 21La lowflation fa esplodere il debito europeo10 Ottobre 2014
  22. 22Verso la legge di stabilità: i tormenti del 201513 Ottobre 2014
  23. 23Verso la legge di stabilità: scatta l’eurotagliola14 Ottobre 2014
  24. 24Verso la legge di stabilità: la legge d’instabilità15 Ottobre 2014
  25. 25L’Italia portoghese16 Ottobre 2014
  26. 26L’instabilità che cresce all’ombra delle banche17 Ottobre 2014
  27. 27La banca centrale di MagicWorld20 Ottobre 2014
  28. 28Caccia a ottobre (in) rosso per le banche europee21 Ottobre 2014
  29. 29Il Fmi cala il jolly degli investimenti pubblici22 Ottobre 2014
  30. 30Le banche centrali fanno aumentare la disuguaglianza23 Ottobre 2014
  31. 31L’Italia che cambia verso è quella creditrice (e punta sull’estero)24 Ottobre 2014
  32. 32Il trionfo dei super ricchi27 Ottobre 2014
  33. 33A volte ritornano: la crisi del ’3728 Ottobre 2014
  34. 34Il terzo passo dell’eurozona: l’unione del mercato dei capitali29 Ottobre 2014
  35. 35La scommessa del Giappone diventa pericolosa30 Ottobre 2014
  36. 36Le nozze d’argento fra ex comunisti e capitalisti31 Ottobre 2014
  37. 37Il ruggito del sukuk3 Novembre 2014
  38. 38Dopo gli stress test sul ponte sventola bandiera b(i)anca4 Novembre 2014
  39. 39La scomparsa della domanda italiana di credito5 Novembre 2014
  40. 40Estasi e agonia nell’economia inglese6 Novembre 2014
  41. 41L’invenzione dell’inflazione7 Novembre 2014
  42. 42L’Europa ancora intrappolata nel debito privato10 Novembre 2014
  43. 43Il conto salato della lowflation italiana11 Novembre 2014
  44. 44Il vaso di coccio dell’economia globale12 Novembre 2014
  45. 45Il ritorno dei mutui subprime. In Olanda13 Novembre 2014
  46. 46La guerra fra poveri dei lavoratori spagnoli14 Novembre 2014
  47. 47Ultimo atto (con sorpresa) della tragedia scritta dalla Fed17 Novembre 2014
  48. 48Ma quante sono le famiglie italiane vulnerabili?18 Novembre 2014
  49. 49Le banche prestano sempre più soldi alla Cina19 Novembre 2014
  50. 50Il mattone spinge la Danimarca nell’Unione bancaria20 Novembre 2014
  51. 51Il suicidio (immobiliare) dei creditori21 Novembre 2014
  52. 52Due anni dopo. Thewalkingdebt.org23 Novembre 2014
  53. 53I dolori del giovane Draghi24 Novembre 2014
  54. 54Il mattone sopravvalutato delle banche italiane25 Novembre 2014
  55. 55I tormenti sotterranei dell’Islanda26 Novembre 2014
  56. 56La guerra dei cent’anni del debito americano27 Novembre 2014
  57. 57L’esito giapponese del miracolo cinese28 Novembre 2014
  58. 58Lo strano caso del dottor Draghi e mister Weidmann1 Dicembre 2014
  59. 59L’ultima della finanza: il mercato del rischio, ovvero i CRT2 Dicembre 2014
  60. 60Lo spettro del ’29 sulla Borsa americana3 Dicembre 2014
  61. 61La prossima crisi dell’eurozona4 Dicembre 2014
  62. 62La lenta eutanasia del risparmiatore5 Dicembre 2014
  63. 63La Buba non salva nemmeno la Germania9 Dicembre 2014
  64. 64Le conseguenze economiche del debito10 Dicembre 2014
  65. 65Il peccato monetario del XXI secolo11 Dicembre 2014
  66. 66I cinque dilemmi delle banche centrali12 Dicembre 2014
  67. 67L’enigma del petrolio15 Dicembre 2014
  68. 68La fragile ripresa del dollaro16 Dicembre 2014
  69. 69Le banche “emergenti” destabilizzano l’eurozona17 Dicembre 2014
  70. 70La fusione fredda delle borse cinesi dà una spinta allo Yuan18 Dicembre 2014
  71. 71L’anno oscuro delle famiglie europee19 Dicembre 2014
  72. 72La crisi costa 700 miliardi alle famiglie italiane22 Dicembre 2014
  73. 73Il crepuscolo del 201423 Dicembre 2014
  74. 74Il blog va in vacanza. Ci rivediamo il 15 gennaio24 Dicembre 2014
  75. 75L’ottimismo della volontà: il mistero del target d’inflazione al 2%15 Gennaio 2015
  76. 76L’ottimismo della volontà: l’unione politica di Supermario16 Gennaio 2015
  77. 77L’ottimismo della volontà: la teologia pastorale della Fed19 Gennaio 2015
  78. 78L’ottimismo della volontà: la puntualità degli svizzeri20 Gennaio 2015
  79. 79La doppia crisi italiana che prepara la terza21 Gennaio 2015
  80. 80Esercizi di retorica sull’Istat: l’aumento del reddito degli italiani22 Gennaio 2015
  81. 81Il girotondo del commercio estero italiano23 Gennaio 2015
  82. 82Quel sapore anni ’50 nel QE di Supermario26 Gennaio 2015
  83. 83Alle radici del QE: quando la Grecia era la Germania27 Gennaio 2015
  84. 84Il futuro dell’Ue si decide (anche) a Basilea28 Gennaio 2015
  85. 85L’eurotartaruga avanza decisa verso l’unione finanziaria29 Gennaio 2015
  86. 86L’ipocrita tenzone fra Europa e Grecia30 Gennaio 2015
  87. 87La “pre-crisi” della Germania2 Febbraio 2015
  88. 88La bolla dell’euro3 Febbraio 2015
  89. 89Quei nove trilioni di dollari che spaventano il mondo4 Febbraio 2015
  90. 90Divagazioni statistiche: il mito dell’economia reale5 Febbraio 2015
  91. 91Scacco al Re greco con la mossa del cavallo Bce6 Febbraio 2015
  92. 92Divagazioni statistiche: il trionfo dell’economia immaginaria9 Febbraio 2015
  93. 93Il macigno del debito che affossa il petrolio10 Febbraio 2015
  94. 94La cornucopia della Fed arrichisce il Tesoro Usa11 Febbraio 2015
  95. 95Il mattone tedesco terremotato dal QE di Supermario12 Febbraio 2015
  96. 96C’è un solo vincitore nel gioco del petrolio13 Febbraio 2015
  97. 97Il petrolio (verde) fa dimagrire i tacos16 Febbraio 2015
  98. 98L’Italia a crescita zero17 Febbraio 2015
  99. 99Gli anziani gonfiano il mercato del lavoro europeo18 Febbraio 2015
  100. 100L’eurocaduta sostanziale del saggio di profitto19 Febbraio 2015
  101. 101Casa, piano piano torna il Piano20 Febbraio 2015
  102. 102La sovranità monetaria spiegata dagli svizzeri23 Febbraio 2015
  103. 103Gli effetti deflazionari della terza età24 Febbraio 2015
  104. 104Parte l’Unione del mercato dei capitali25 Febbraio 2015
  105. 105L’irresistibile (de)crescita della Cina26 Febbraio 2015
  106. 106La creativa distruzione dei boom creditizi27 Febbraio 2015
  107. 107Gli studenti fanno decollare il debito privato americano2 Marzo 2015
  108. 108La vita spericolata del banchiere internazionale3 Marzo 2015
  109. 109Memorie d’Albione: L’inutile svalutazione della sterlina4 Marzo 2015
  110. 110Memorie d’Albione: Il puzzle della produttività5 Marzo 2015
  111. 111Memorie d’Albione: La dieta pane e mattone degli inglesi6 Marzo 2015
  112. 112Memorie d’Albione: il tradimento delle banche9 Marzo 2015
  113. 113Mister Dudley nel Paese delle meraviglie10 Marzo 2015
  114. 114I dinosauri del mercato: le banche d’investimento11 Marzo 2015
  115. 115Il QE europeo, ovvero il trionfo dell’egemonia monetaria12 Marzo 2015
  116. 116Il lato oscuro del QE: la tosatura del piccolo risparmiatore13 Marzo 2015
  117. 117Le banche italiane si rifugiano nell’Ombra16 Marzo 2015
  118. 118Il commercio europeo dopo la crisi17 Marzo 2015
  119. 119Gli inglesi sedotti dall’Unione europea dei capitali18 Marzo 2015
  120. 120L’eco del Redde rationem che arriva da Basilea19 Marzo 2015
  121. 121Ventimila leghe sotto i mari: Il paradosso della liquidità20 Marzo 2015
  122. 122Ventimila leghe sotto i mari: la metamorfosi dei mercati23 Marzo 2015
  123. 123Ventimila leghe sotto i mari: nel cuore dell’Idra finanziaria24 Marzo 2015
  124. 124I mercati iniziano a rimanere a secco25 Marzo 2015
  125. 125Il crollo del risparmio europeo26 Marzo 2015
  126. 126La regola non scritta della (in)disciplina europea27 Marzo 2015
  127. 127La debolezza strutturale degli investimenti30 Marzo 2015
  128. 128Gli esiti mutevoli della deflazione: la spinta alla crescita31 Marzo 2015
  129. 129Gli esiti mutevoli della deflazione: la colpa del mattone1 Aprile 2015
  130. 130Gli esiti mutevoli della deflazione: il peso del debito2 Aprile 2015
  131. 131Il signoraggio implicito degli americani8 Aprile 2015
  132. 132La Fed scalda i motori per l’exit strategy, pronta a spegnerli9 Aprile 2015
  133. 133La lezione di Supermario al Parlamento italiano10 Aprile 2015
  134. 134L’irresistibile avanzata dell’asset management13 Aprile 2015
  135. 135I bilanci delle banche centrali arrivano a 22 trilioni14 Aprile 2015
  136. 136Riparte la lotteria delle pensioni15 Aprile 2015
  137. 137La lotteria delle pensioni: i semi velenosi degli anni ’5016 Aprile 2015
  138. 138La lotteria delle pensioni: il boom infinito dei ’6017 Aprile 2015
  139. 139La tremarella globale e la coperta corta della crescita20 Aprile 2015
  140. 140Il lato oscuro del petrolio low cost21 Aprile 2015
  141. 141Il QE non frena la galoppata del debito privato22 Aprile 2015
  142. 142L’origine estera della crescita italiana23 Aprile 2015
  143. 143Il DEF non è roba da Signorini24 Aprile 2015
  144. 144Gli Usa e noi: il futuro non è cambiato27 Aprile 2015
  145. 145Comprare casa con i prezzi del 2005 e i redditi del ’9128 Aprile 2015
  146. 146I venti gelidi che spirano da Mosca29 Aprile 2015
  147. 147Le Assicurazioni europee non rassicurano30 Aprile 2015
  148. 148La disinflazione petrolifera fra esplodere i debiti cinesi4 Maggio 2015
  149. 149Delusioni da QE: la svalutazione giapponese non spinge export né Pil5 Maggio 2015
  150. 150Delusioni da QE: l’inconcludenza anglo-americana6 Maggio 2015
  151. 151Delusioni da QE: gli Usa nella trappola del dollaro7 Maggio 2015
  152. 152Delusioni da QE: lo zero virgola italiano8 Maggio 2015
  153. 153Pensioni, la Corte costituzionale presenta il conto degli anni ’6011 Maggio 2015
  154. 154La Consulta e la (im)previdenza non riformabile12 Maggio 2015
  155. 155Bad bank, good fellas13 Maggio 2015
  156. 156Il lungo letargo del commercio globale14 Maggio 2015
  157. 157I sette anni che hanno cambiato il mondo15 Maggio 2015
  158. 158Se la disoccupazione diventa “volontaria”18 Maggio 2015
  159. 159La Bce spinge i ricavi delle banche italiane19 Maggio 2015
  160. 160La calda primavera dell’import italiano20 Maggio 2015
  161. 161Il QE, la Bce e la tosatura light del risparmiatore21 Maggio 2015
  162. 162L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”22 Maggio 2015
  163. 163Ecco quanto ci costerebbe un crack bancario stile 200825 Maggio 2015
  164. 164La metamorfosi del lavoro che fa aumentare la disuguaglianza26 Maggio 2015
  165. 165L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”: la rivincita di Gesell27 Maggio 2015
  166. 166L’economia segreta dei fondi pensione28 Maggio 2015
  167. 167Il fascino discreto dell’investimento estero italiano29 Maggio 2015
  168. 168Il default greco come palingenesi dell’eurozona3 Giugno 2015
  169. 169Le svalutazioni competitive del secolo XXI4 Giugno 2015
  170. 170La sfiducia più del credit crunch fa crollare gli investimenti italiani5 Giugno 2015
  171. 171L’Italia è poco competitiva? Dipende…8 Giugno 2015
  172. 172Il Rischiatutto del signor Rossi9 Giugno 2015
  173. 173La prudenza del Fmi e l’exit comedy della Fed10 Giugno 2015
  174. 174L’exit comedy della Fed: i rischi Emergenti dell’eurozona11 Giugno 2015
  175. 175L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: il congelamento dei debiti12 Giugno 2015
  176. 176Il mini euro rilancia l’export tedesco extra Ue15 Giugno 2015
  177. 177Dollaro e mattone affossano i paesi emergenti16 Giugno 2015
  178. 178La bolla del debito privato atterra sulla Cina17 Giugno 2015
  179. 179C’è più di una Grecia nell’eurozona18 Giugno 2015
  180. 180Gli altri greci dell’eurozona: dai Pigs ai Pigsc19 Giugno 2015
  181. 181L’India diventa ultima grande speranza dell’Occidente22 Giugno 2015
  182. 182Urban legend: il calo dei dipendenti pubblici in UK23 Giugno 2015
  183. 183Anno 2060: la rivincita dei Pigs (forse)24 Giugno 2015
  184. 184Ecco chi pagherà il conto della riforma del Catasto25 Giugno 2015
  185. 185L’OMT che non funziona: quello dell’Ue26 Giugno 2015
  186. 186La retromarcia globale della competitività30 Giugno 2015
  187. 187Il tempo (economico) perduto dei saggi di Basilea1 Luglio 2015
  188. 188Il fiato corto dell’economia internazionale affretta la resa dei conti2 Luglio 2015
  189. 189I boom finanziari fanno crollare la produttività (e quindi i salari)3 Luglio 2015
  190. 190Il secolo breve dei greci (e dell’Europa)6 Luglio 2015
  191. 191La pagliuzza greca e la trave del sistema monetario7 Luglio 2015
  192. 192Il racconto straordinario sull’Italia scritto dal Fmi8 Luglio 2015
  193. 193Ultime dal Fmi: ora il problema dell’Italia è il debito privato, non quello pubblico9 Luglio 2015
  194. 194Il nuovo film dell’estate: la Fed, la Cina e la Grecia10 Luglio 2015
  195. 195Il paradosso del superdollaro: arricchisce i governi, ma fa male alle economie13 Luglio 2015
  196. 196L’economia ai tempi dello Zero lower bound: la versione di Weidmann14 Luglio 2015
  197. 197I rischi crescenti dell’asset management15 Luglio 2015
  198. 198Bomba da dieci trilioni nel sistema finanziario (e fiscale) Usa16 Luglio 2015
  199. 199L’exit comedy della Fed: i vorrei ma non posso della Yellen17 Luglio 2015
  200. 200Gli altri greci dell’eurozona: il ruggito afono della tigre celtica20 Luglio 2015
  201. 201Gli altri greci dell’eurozona: la povertà fuori moda del Portogallo21 Luglio 2015
  202. 202Gli altri greci dell’eurozona: Cipro ci prova ancora22 Luglio 2015
  203. 203Gli altri greci dell’eurozona: Torero camomillo trasloca in Spagna23 Luglio 2015
  204. 204Il redde rationem sfocia in un bad equilibrium24 Luglio 2015
  205. 205Scarica Redde Rationem, il freebook con tutti i post della terza stagione27 Luglio 2015
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