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Stagione III · Redde Rationem
Il diario della stagione16 Febbraio 2015

Articolo 97 / 205

Il petrolio (verde) fa dimagrire i tacos



Tendo a divagare, ormai lo sapete. Perciò non vi stupirà notare come, nell’incedere, il mio discorso socieconomico s’imbatta in questioni che possono parere speciose, ai cultori della materia, ma che invece hanno esiti imprevedibili e sostanziosi, nel senso dell’economia sostanziale.

Mi chiedo, ad esempio, se noi tutti siamo consapevoli della possibilità che esista una sorta di trade off, nel senso che la teoria economia da a questa parola, fra il costo dell’energia e quello del cibo. E che tale effetto, ossia che l’andamento dell’una impatti negativamente su quello dell’altro, si esasperi se si prende come riferimento non solo l’energia in generale, petrolio in primis, ma quella verde in particolare, dove, vale a dire, trionfa l’ipocrisia dei buoni sentimenti della nostra società.

Questo dover decidere se nutrire le macchine o le persone, col pretesto peraltro di inquinare meno, mi appare veramente un segno del nostro tempo che non potevo esimermi dal raccontarvi qui, dove discorro fra l’altro di come la peste economicistica sia divenuta pandemica.

Devo dire, tuttavia, che non ci avrei mai pensato se non avessi scorto fra le pubblicazioni della Bis un paper assai suggestivo “The biofuel connection: impact of US regulation on oil and food prices”.

A merito degli autori l’aver esplorato una connessione così interessante. A demerito mio l’averne tratto uno spunto di narrazione che nessun economista di buon senso si sognerebbe di asseverare. Ma per fortuna io, che economista non sono, posso divagare e godermi il paesaggio.

Leggendolo, scopro che gli accademici dibattono da anni sui guasti che i carburanti verdi, ossia derivati da materiali agricoli, possono provocare, premendo sulla domanda, sul costo dei generi di prima necessità. E che, ciò malgrado, sin dai ’70 i paesi avanzati, come sempre ansiosi di sbarazzarsi del petrolio, con la scusa magari di inquinare meno, hanno implementato programmi di promozione dei biocarburanti, senza che peraltro si siano segnalati particolari scossoni dei prezzi fino alla metà degli anni 2000.

Da allora in poi i prezzi delle commodity alimentari hanno iniziato a salire significativamente, come peraltro è accaduto anche a quelli dei metalli e dei prodotti energetici. Fino a quando, nella seconda metà del 2014, le commodity hanno iniziato a declinare, anche vistosamente. Alcuni ci hanno visto l’esaurirsi del cosiddetto “superciclo” delle materie prime, iniziato dai livelli assai bassi di metà anni ’90 ai record della seconda metà dei 2000.

Sia come sia, i dati, ricapitolati in un grafico dello studio, mostrano che l’indice delle commodity legate al cibo, fatta 100 la base 1992-99, è arrivato a quasi 200 fino al 2008, poi è sceso e quindi ha ripreso la sua corsa superando il livello del 2008 e mantenendo un trend incerto fino alle metà del 2014, quando ha cominciato a decrescere.

Assai più volatili, il metallo e l’energia hanno toccato, rispettivamente, l’indice 400 e 700 nel 2008, per poi crollare e riprendere la corsa nel 2009. A fine 2014 vediamo l’indice del cibo poco sotto 200, quello dei metalli a 300 e quello dell’energia a 500.

Ma poiché qui di cibo voglio trattare, noto, sulla scorta degli autori del paper, che l’incremento del prezzo delle commodity alimentari, in particolare riferito a mais, zucchero e soia, ha iniziato a impennarsi dalla seconda metà del 2006.

Un anno prima gli Usa avevano approvato l’Us energy policy act (EPAct) col quale si imponevano maggiori quote di additivi bio nei consumi energetici statunitensi. L’etanolo, ad esempio.

Da qui la domanda se l’introduzione della normativa abbia avuto conseguenze sul prezzo di queste materie prime che, lo ricordo, hanno un effetto diretto sul costo di molti generi alimentari, specie nei paesi più poveri.

L’analisi parte dalla constatazione che usare l’etanolo a fini trasportistici è stato sempre un sogno dell’industria automobilistica americana, sin dai tempi di Henry Ford. Fin quando, nel ’78, una legge concesse sgravi fiscali all’industria dell’etanolo. Il mercato dell’etanolo ebbe un altro scossone nel 1990, quando un’altra norma impose una percentuale minima di additivo verde al gasolio per ridurre le emissioni inquinanti. Il candidato naturale, l’etanolo appunto, fu però rimpiazzato dall’MTBE (methyl tertiary butyl ether), un derivato del petrolio , più economico, che però si scoprì fosse dannoso per l’ambiente e persino cancerogeno.

Sicché si arrivò alla legge del 2005, che vietò l’uso di questo derivato riportando di fatto l’etanolo in auge.

Alcuni obiettarono che puntare sull’etanolo avrebbe potuto causare incrementi del prezzo del mais che in effetti, scrivono gli autori “si materializzarono in fretta”.

Il mais, che si trattava sul mercato fra i 2 e i 3 dollari al bushel da almeno vent’anni raddoppiò di prezzo fra il giugno del 2006, quando la legge divenne operativa, e il febbraio del 2007, raggiungendo il picco dei 6,5 dollari a giugno 2008.

Ciò ebbe effetto sulla produzione. Nel 2000 solo il 5% della produzione americana di mais era usata per la produzione di etanolo. Nel 2010 tale percentuale era già arrivata al 35%, a dimostrazione dell’incredibile effetto calamita dei prezzi.

Ma soprattutto ciò potrebbe aver determinato la creazione di un link fra il prezzo del mais e quello del petrolio: una crescita maggiore del prezzo del petrolio rispetto a quella dell’etanolo è capace di spingere i produttori di motori a incentivare un uso maggiore dell’etanolo rispetto al petrolio. Quindi, oltre alla pressione sui prezzi provocata della regolamentazione americana sui biocarburanti, il povero mais rischia di dover fare i conti con quello che succede ai prezzi del petrolio.

Ecco: in questa saldatura fra il cibo delle macchine e quello delle persone per il canale dei prezzi, ossia per il tramite della variabile economica, trovo la più esemplare eterogenesi dei fini della nostra società tecnologicamente (e ipocritamente) evoluta, dove ogni cosa si misura in termini di costo-opportunità. Sia che si parli di macchine che di persone.

Gli autori costruiscono un modello econometrico per illustrare la fondatezza della loro ipotesi, che vi risparmio, perché nel frattempo il mio eterno divagare mi rappresenta con chiarezza un ricordo, una delle tante immagini che la mia memoria ha registrato e catalogato sotto la voce “crisi”.

Mi ricordo, vale a dire, di quando in Messico scoppiò la rivolta della tortilla, all’inizio del 2007. Per quei pochi che non praticano il cibo messicano, la tortilla è la cialda di mais dentro la quale si mettono i numerosi ingredienti dei tacos. In quel tempo il prezzo del mais esplose a tal punto che il costo della tortilla divenne proibitivo, mettendo a repentaglio l’elemento base dell’alimentazione locale.

Provo a mettermi nei panni del Messico, che fra le altre cose è un produttore ed esportatore di petrolio e al contempo un forte importatore di mais dagli Stati Uniti. Allora: se il petrolio rincara aumentano le entrate da esportazione, ma al contempo il caro-greggio spingerà i produttori di motori americani verso un maggiore uso di etanolo, grazie anche agli incentivi del governo, che finisce col far salire i prezzi del mais, che l’America esporta in Messico. Ecco che un bene per l’economia messicana, ossia l’aumento del petrolio, diventa un male.

Se invece diminuisce il petrolio il Messico vede alleggerirsi una delle principali voci dei suoi bilanci, con tutte le conseguenze fiscali che possiamo immaginare, anche se magari i tacos costeranno meno. Ecco che un male diventa un bene. Se foste messicani, cosa preferireste?

La mia sensazione è che, qualunque sia la scelta, il taco è destinato semplicemente a dimagrire, una volta che si sia creata una connessione fra i prezzi dell’energia e quelli dei beni alimentari.

Ricordo ancora che le notizie di rivolte per il caro-cibo sono diventate sempre più frequenti, dal 2008 in poi, e per giunta in paesi diversissimi fra loro: dall’Asia all’America Latina.

Chiudo la parentesi e torno a leggere il mio paper, che ancora riserva alcune informazioni.

Gli autori hanno analizzato anche altre colture, ossia grano, zucchero e cacao, potenziali sostituti del mais per alcune applicazioni industriali. Il grano però non può essere utilizzato per la produzione di biofuel, quindi il prezzo del greggio può avere solo un effetto indiretto su quello del grano. Lo zucchero al contrario è l’elemento principale della produzione di etanolo in Brasile, quasi un competitor del mais americano. Tuttavia “le alte tariffe all’import di canna da zucchero hanno notevolmente ridotto gli spazi di mercato negli Usa di questa commodity nel settore del biofuel”. Il cacao infine non ha nessuna afferenza con il biofuel.

Le conclusioni sono che il prezzo reale del grano non esibisce significative reazioni statistiche al variare del prezzo del greggio o della domanda globale. Lo zucchero è più sensibile, sia agli shock della domanda globale che a quelli del petrolio. Ma anche in questo caso l’effetto tende a sparire in alcuni mesi. Il cacao è appena sensibile all’andamento del masi, ma per nulla al petrolio.

Insomma: il problema riguarda solo il mais.

C’è un altro punto che è interessante osservare: i canali di trasmissione del “contagio” fra mais e petrolio.

Lo studio ne individua due: la politica monetaria accomodante e il ruolo dei fertilizzanti e dei costi di trasporto.

La prima, agendo fra le altre cose in maniera espansiva sulla domanda, spinge i prezzi delle commodity in alto. I tassi bassi, che tale politica provoca, spingono altresì in alto i prezzi del greggio, senza contare che aumenta la domanda di investimento verso i prodotti commodity-related. Infine, tramite il canale finanziario (futures) si ottiene lo stesso effetto.

Quanto ai fertilizzanti, essendo sostanzialmente derivati del petrolio, un uso più intensivo del suolo per coltivazioni ha un effetto diretto sui prezzi dell’energia, così come la necessità di dover coprire sempre maggiori distanze per trasportare i beni prodotti.

In sostanza, concludono gli autori, “la liquidità globale ha un impatto significativo sugli shock strutturali delle domanda globale per l’industria delle commodity e sembra aver impattato sul petrolio e sui prezzi del cibo attraverso questo canale”.

Il problema adesso è capire come si svilupperà il mercato americano. Se, vale a dire, si andrà o meno verso una quantità maggiore di etanolo nel gasolio. “I futuri sviluppi dei prezzi dipenderanno significativamente dai prossimi passi dei regolatori”, conclude il paper.

Insomma: se le autorità Usa spingeranno sull’etanolo, il prezzo del mais potrebbe salire ancora, con buona pace per il taco.

E i messicani?

Mangino brioches.

◆

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Stagione III

Indice del volume

205 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1Redde Rationem: l’anno della resa dei conti12 Settembre 2014
  2. 2Il fallimento del riequilibrio globale15 Settembre 2014
  3. 3Si prepara la quaresima per il capitale fittizio16 Settembre 2014
  4. 4La pace impossibile fra debitori e creditori17 Settembre 2014
  5. 5Cura da dopoguerra per abbattere il debito18 Settembre 2014
  6. 6Prove generali di Troika sull’economia (politica) italiana19 Settembre 2014
  7. 7Usa al bivio: la ripresa inconcludente22 Settembre 2014
  8. 8Usa al bivio: Il crepuscolo della Social Security23 Settembre 2014
  9. 9Usa al bivio: la distruzione del debito pubblico24 Settembre 2014
  10. 10Usa al bivio: In Go(l)d we trust25 Settembre 2014
  11. 11Usa al bivio: La demonetizzazione del dollaro26 Settembre 2014
  12. 12Il suicidio sociale come conseguenza del welfare29 Settembre 2014
  13. 13Il Fondo monetario europeo? C’è già30 Settembre 2014
  14. 14L’insaziabile fame d’oro della Cina1 Ottobre 2014
  15. 15L’insostenibile peso del mattone2 Ottobre 2014
  16. 16L’autunno della finanza europea3 Ottobre 2014
  17. 17Il casinò globale alle porte di Pechino (e a est del Portogallo)6 Ottobre 2014
  18. 18Mattone di Damocle sopra la Cina7 Ottobre 2014
  19. 19Il virus Sovrano annidato nel sistema monetario8 Ottobre 2014
  20. 20Stallo alla messicana9 Ottobre 2014
  21. 21La lowflation fa esplodere il debito europeo10 Ottobre 2014
  22. 22Verso la legge di stabilità: i tormenti del 201513 Ottobre 2014
  23. 23Verso la legge di stabilità: scatta l’eurotagliola14 Ottobre 2014
  24. 24Verso la legge di stabilità: la legge d’instabilità15 Ottobre 2014
  25. 25L’Italia portoghese16 Ottobre 2014
  26. 26L’instabilità che cresce all’ombra delle banche17 Ottobre 2014
  27. 27La banca centrale di MagicWorld20 Ottobre 2014
  28. 28Caccia a ottobre (in) rosso per le banche europee21 Ottobre 2014
  29. 29Il Fmi cala il jolly degli investimenti pubblici22 Ottobre 2014
  30. 30Le banche centrali fanno aumentare la disuguaglianza23 Ottobre 2014
  31. 31L’Italia che cambia verso è quella creditrice (e punta sull’estero)24 Ottobre 2014
  32. 32Il trionfo dei super ricchi27 Ottobre 2014
  33. 33A volte ritornano: la crisi del ’3728 Ottobre 2014
  34. 34Il terzo passo dell’eurozona: l’unione del mercato dei capitali29 Ottobre 2014
  35. 35La scommessa del Giappone diventa pericolosa30 Ottobre 2014
  36. 36Le nozze d’argento fra ex comunisti e capitalisti31 Ottobre 2014
  37. 37Il ruggito del sukuk3 Novembre 2014
  38. 38Dopo gli stress test sul ponte sventola bandiera b(i)anca4 Novembre 2014
  39. 39La scomparsa della domanda italiana di credito5 Novembre 2014
  40. 40Estasi e agonia nell’economia inglese6 Novembre 2014
  41. 41L’invenzione dell’inflazione7 Novembre 2014
  42. 42L’Europa ancora intrappolata nel debito privato10 Novembre 2014
  43. 43Il conto salato della lowflation italiana11 Novembre 2014
  44. 44Il vaso di coccio dell’economia globale12 Novembre 2014
  45. 45Il ritorno dei mutui subprime. In Olanda13 Novembre 2014
  46. 46La guerra fra poveri dei lavoratori spagnoli14 Novembre 2014
  47. 47Ultimo atto (con sorpresa) della tragedia scritta dalla Fed17 Novembre 2014
  48. 48Ma quante sono le famiglie italiane vulnerabili?18 Novembre 2014
  49. 49Le banche prestano sempre più soldi alla Cina19 Novembre 2014
  50. 50Il mattone spinge la Danimarca nell’Unione bancaria20 Novembre 2014
  51. 51Il suicidio (immobiliare) dei creditori21 Novembre 2014
  52. 52Due anni dopo. Thewalkingdebt.org23 Novembre 2014
  53. 53I dolori del giovane Draghi24 Novembre 2014
  54. 54Il mattone sopravvalutato delle banche italiane25 Novembre 2014
  55. 55I tormenti sotterranei dell’Islanda26 Novembre 2014
  56. 56La guerra dei cent’anni del debito americano27 Novembre 2014
  57. 57L’esito giapponese del miracolo cinese28 Novembre 2014
  58. 58Lo strano caso del dottor Draghi e mister Weidmann1 Dicembre 2014
  59. 59L’ultima della finanza: il mercato del rischio, ovvero i CRT2 Dicembre 2014
  60. 60Lo spettro del ’29 sulla Borsa americana3 Dicembre 2014
  61. 61La prossima crisi dell’eurozona4 Dicembre 2014
  62. 62La lenta eutanasia del risparmiatore5 Dicembre 2014
  63. 63La Buba non salva nemmeno la Germania9 Dicembre 2014
  64. 64Le conseguenze economiche del debito10 Dicembre 2014
  65. 65Il peccato monetario del XXI secolo11 Dicembre 2014
  66. 66I cinque dilemmi delle banche centrali12 Dicembre 2014
  67. 67L’enigma del petrolio15 Dicembre 2014
  68. 68La fragile ripresa del dollaro16 Dicembre 2014
  69. 69Le banche “emergenti” destabilizzano l’eurozona17 Dicembre 2014
  70. 70La fusione fredda delle borse cinesi dà una spinta allo Yuan18 Dicembre 2014
  71. 71L’anno oscuro delle famiglie europee19 Dicembre 2014
  72. 72La crisi costa 700 miliardi alle famiglie italiane22 Dicembre 2014
  73. 73Il crepuscolo del 201423 Dicembre 2014
  74. 74Il blog va in vacanza. Ci rivediamo il 15 gennaio24 Dicembre 2014
  75. 75L’ottimismo della volontà: il mistero del target d’inflazione al 2%15 Gennaio 2015
  76. 76L’ottimismo della volontà: l’unione politica di Supermario16 Gennaio 2015
  77. 77L’ottimismo della volontà: la teologia pastorale della Fed19 Gennaio 2015
  78. 78L’ottimismo della volontà: la puntualità degli svizzeri20 Gennaio 2015
  79. 79La doppia crisi italiana che prepara la terza21 Gennaio 2015
  80. 80Esercizi di retorica sull’Istat: l’aumento del reddito degli italiani22 Gennaio 2015
  81. 81Il girotondo del commercio estero italiano23 Gennaio 2015
  82. 82Quel sapore anni ’50 nel QE di Supermario26 Gennaio 2015
  83. 83Alle radici del QE: quando la Grecia era la Germania27 Gennaio 2015
  84. 84Il futuro dell’Ue si decide (anche) a Basilea28 Gennaio 2015
  85. 85L’eurotartaruga avanza decisa verso l’unione finanziaria29 Gennaio 2015
  86. 86L’ipocrita tenzone fra Europa e Grecia30 Gennaio 2015
  87. 87La “pre-crisi” della Germania2 Febbraio 2015
  88. 88La bolla dell’euro3 Febbraio 2015
  89. 89Quei nove trilioni di dollari che spaventano il mondo4 Febbraio 2015
  90. 90Divagazioni statistiche: il mito dell’economia reale5 Febbraio 2015
  91. 91Scacco al Re greco con la mossa del cavallo Bce6 Febbraio 2015
  92. 92Divagazioni statistiche: il trionfo dell’economia immaginaria9 Febbraio 2015
  93. 93Il macigno del debito che affossa il petrolio10 Febbraio 2015
  94. 94La cornucopia della Fed arrichisce il Tesoro Usa11 Febbraio 2015
  95. 95Il mattone tedesco terremotato dal QE di Supermario12 Febbraio 2015
  96. 96C’è un solo vincitore nel gioco del petrolio13 Febbraio 2015
  97. 97Il petrolio (verde) fa dimagrire i tacos16 Febbraio 2015
  98. 98L’Italia a crescita zero17 Febbraio 2015
  99. 99Gli anziani gonfiano il mercato del lavoro europeo18 Febbraio 2015
  100. 100L’eurocaduta sostanziale del saggio di profitto19 Febbraio 2015
  101. 101Casa, piano piano torna il Piano20 Febbraio 2015
  102. 102La sovranità monetaria spiegata dagli svizzeri23 Febbraio 2015
  103. 103Gli effetti deflazionari della terza età24 Febbraio 2015
  104. 104Parte l’Unione del mercato dei capitali25 Febbraio 2015
  105. 105L’irresistibile (de)crescita della Cina26 Febbraio 2015
  106. 106La creativa distruzione dei boom creditizi27 Febbraio 2015
  107. 107Gli studenti fanno decollare il debito privato americano2 Marzo 2015
  108. 108La vita spericolata del banchiere internazionale3 Marzo 2015
  109. 109Memorie d’Albione: L’inutile svalutazione della sterlina4 Marzo 2015
  110. 110Memorie d’Albione: Il puzzle della produttività5 Marzo 2015
  111. 111Memorie d’Albione: La dieta pane e mattone degli inglesi6 Marzo 2015
  112. 112Memorie d’Albione: il tradimento delle banche9 Marzo 2015
  113. 113Mister Dudley nel Paese delle meraviglie10 Marzo 2015
  114. 114I dinosauri del mercato: le banche d’investimento11 Marzo 2015
  115. 115Il QE europeo, ovvero il trionfo dell’egemonia monetaria12 Marzo 2015
  116. 116Il lato oscuro del QE: la tosatura del piccolo risparmiatore13 Marzo 2015
  117. 117Le banche italiane si rifugiano nell’Ombra16 Marzo 2015
  118. 118Il commercio europeo dopo la crisi17 Marzo 2015
  119. 119Gli inglesi sedotti dall’Unione europea dei capitali18 Marzo 2015
  120. 120L’eco del Redde rationem che arriva da Basilea19 Marzo 2015
  121. 121Ventimila leghe sotto i mari: Il paradosso della liquidità20 Marzo 2015
  122. 122Ventimila leghe sotto i mari: la metamorfosi dei mercati23 Marzo 2015
  123. 123Ventimila leghe sotto i mari: nel cuore dell’Idra finanziaria24 Marzo 2015
  124. 124I mercati iniziano a rimanere a secco25 Marzo 2015
  125. 125Il crollo del risparmio europeo26 Marzo 2015
  126. 126La regola non scritta della (in)disciplina europea27 Marzo 2015
  127. 127La debolezza strutturale degli investimenti30 Marzo 2015
  128. 128Gli esiti mutevoli della deflazione: la spinta alla crescita31 Marzo 2015
  129. 129Gli esiti mutevoli della deflazione: la colpa del mattone1 Aprile 2015
  130. 130Gli esiti mutevoli della deflazione: il peso del debito2 Aprile 2015
  131. 131Il signoraggio implicito degli americani8 Aprile 2015
  132. 132La Fed scalda i motori per l’exit strategy, pronta a spegnerli9 Aprile 2015
  133. 133La lezione di Supermario al Parlamento italiano10 Aprile 2015
  134. 134L’irresistibile avanzata dell’asset management13 Aprile 2015
  135. 135I bilanci delle banche centrali arrivano a 22 trilioni14 Aprile 2015
  136. 136Riparte la lotteria delle pensioni15 Aprile 2015
  137. 137La lotteria delle pensioni: i semi velenosi degli anni ’5016 Aprile 2015
  138. 138La lotteria delle pensioni: il boom infinito dei ’6017 Aprile 2015
  139. 139La tremarella globale e la coperta corta della crescita20 Aprile 2015
  140. 140Il lato oscuro del petrolio low cost21 Aprile 2015
  141. 141Il QE non frena la galoppata del debito privato22 Aprile 2015
  142. 142L’origine estera della crescita italiana23 Aprile 2015
  143. 143Il DEF non è roba da Signorini24 Aprile 2015
  144. 144Gli Usa e noi: il futuro non è cambiato27 Aprile 2015
  145. 145Comprare casa con i prezzi del 2005 e i redditi del ’9128 Aprile 2015
  146. 146I venti gelidi che spirano da Mosca29 Aprile 2015
  147. 147Le Assicurazioni europee non rassicurano30 Aprile 2015
  148. 148La disinflazione petrolifera fra esplodere i debiti cinesi4 Maggio 2015
  149. 149Delusioni da QE: la svalutazione giapponese non spinge export né Pil5 Maggio 2015
  150. 150Delusioni da QE: l’inconcludenza anglo-americana6 Maggio 2015
  151. 151Delusioni da QE: gli Usa nella trappola del dollaro7 Maggio 2015
  152. 152Delusioni da QE: lo zero virgola italiano8 Maggio 2015
  153. 153Pensioni, la Corte costituzionale presenta il conto degli anni ’6011 Maggio 2015
  154. 154La Consulta e la (im)previdenza non riformabile12 Maggio 2015
  155. 155Bad bank, good fellas13 Maggio 2015
  156. 156Il lungo letargo del commercio globale14 Maggio 2015
  157. 157I sette anni che hanno cambiato il mondo15 Maggio 2015
  158. 158Se la disoccupazione diventa “volontaria”18 Maggio 2015
  159. 159La Bce spinge i ricavi delle banche italiane19 Maggio 2015
  160. 160La calda primavera dell’import italiano20 Maggio 2015
  161. 161Il QE, la Bce e la tosatura light del risparmiatore21 Maggio 2015
  162. 162L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”22 Maggio 2015
  163. 163Ecco quanto ci costerebbe un crack bancario stile 200825 Maggio 2015
  164. 164La metamorfosi del lavoro che fa aumentare la disuguaglianza26 Maggio 2015
  165. 165L’economia ai tempi dello “Zero lower bound”: la rivincita di Gesell27 Maggio 2015
  166. 166L’economia segreta dei fondi pensione28 Maggio 2015
  167. 167Il fascino discreto dell’investimento estero italiano29 Maggio 2015
  168. 168Il default greco come palingenesi dell’eurozona3 Giugno 2015
  169. 169Le svalutazioni competitive del secolo XXI4 Giugno 2015
  170. 170La sfiducia più del credit crunch fa crollare gli investimenti italiani5 Giugno 2015
  171. 171L’Italia è poco competitiva? Dipende…8 Giugno 2015
  172. 172Il Rischiatutto del signor Rossi9 Giugno 2015
  173. 173La prudenza del Fmi e l’exit comedy della Fed10 Giugno 2015
  174. 174L’exit comedy della Fed: i rischi Emergenti dell’eurozona11 Giugno 2015
  175. 175L’economia ai tempi dello Zero Lower Bound: il congelamento dei debiti12 Giugno 2015
  176. 176Il mini euro rilancia l’export tedesco extra Ue15 Giugno 2015
  177. 177Dollaro e mattone affossano i paesi emergenti16 Giugno 2015
  178. 178La bolla del debito privato atterra sulla Cina17 Giugno 2015
  179. 179C’è più di una Grecia nell’eurozona18 Giugno 2015
  180. 180Gli altri greci dell’eurozona: dai Pigs ai Pigsc19 Giugno 2015
  181. 181L’India diventa ultima grande speranza dell’Occidente22 Giugno 2015
  182. 182Urban legend: il calo dei dipendenti pubblici in UK23 Giugno 2015
  183. 183Anno 2060: la rivincita dei Pigs (forse)24 Giugno 2015
  184. 184Ecco chi pagherà il conto della riforma del Catasto25 Giugno 2015
  185. 185L’OMT che non funziona: quello dell’Ue26 Giugno 2015
  186. 186La retromarcia globale della competitività30 Giugno 2015
  187. 187Il tempo (economico) perduto dei saggi di Basilea1 Luglio 2015
  188. 188Il fiato corto dell’economia internazionale affretta la resa dei conti2 Luglio 2015
  189. 189I boom finanziari fanno crollare la produttività (e quindi i salari)3 Luglio 2015
  190. 190Il secolo breve dei greci (e dell’Europa)6 Luglio 2015
  191. 191La pagliuzza greca e la trave del sistema monetario7 Luglio 2015
  192. 192Il racconto straordinario sull’Italia scritto dal Fmi8 Luglio 2015
  193. 193Ultime dal Fmi: ora il problema dell’Italia è il debito privato, non quello pubblico9 Luglio 2015
  194. 194Il nuovo film dell’estate: la Fed, la Cina e la Grecia10 Luglio 2015
  195. 195Il paradosso del superdollaro: arricchisce i governi, ma fa male alle economie13 Luglio 2015
  196. 196L’economia ai tempi dello Zero lower bound: la versione di Weidmann14 Luglio 2015
  197. 197I rischi crescenti dell’asset management15 Luglio 2015
  198. 198Bomba da dieci trilioni nel sistema finanziario (e fiscale) Usa16 Luglio 2015
  199. 199L’exit comedy della Fed: i vorrei ma non posso della Yellen17 Luglio 2015
  200. 200Gli altri greci dell’eurozona: il ruggito afono della tigre celtica20 Luglio 2015
  201. 201Gli altri greci dell’eurozona: la povertà fuori moda del Portogallo21 Luglio 2015
  202. 202Gli altri greci dell’eurozona: Cipro ci prova ancora22 Luglio 2015
  203. 203Gli altri greci dell’eurozona: Torero camomillo trasloca in Spagna23 Luglio 2015
  204. 204Il redde rationem sfocia in un bad equilibrium24 Luglio 2015
  205. 205Scarica Redde Rationem, il freebook con tutti i post della terza stagione27 Luglio 2015
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