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Stagione II · Rebalancing
Il diario della stagione19 Settembre 2013

Articolo 14 / 223

La faglia di Parigi che fra tremare l’eurozona (e il mondo)



Gli attenti sismologi finanziari, le cui letture deliziano gli appassionati, ormai da tempo hanno individuato la linea di faglia che si è aperta nell’eurozona. E vi stupirà sapere che non è al di qua delle Alpi, checché ne scrivano i nostri giornali, ma aldilà.

Non è l’Italia il pericolo dell’eurozona, ma la civilissima Francia.

La spaccatura, finora silente, è talmente pericolosa che qualora le due masse di eurolandia (quella cosiddetta core e quella periferica) venissero a frizione,  l’energia distruttiva che ne verrebbe sprigionata potrebbe causare un pericoloso Armageddon capace di terremotare mezzo mondo.

Per capire quanto sia allarmante la situazione, basta scorrere un pregevole documento rilasciato dal Fondo monetario internazionale preparato in vista dell’incontro del G20 di qualche settimana fa e rilasciato di recente.

Il Fondo, che monitora con grande attenzione i rischi che agitano il mondo, ha compilato una lista di paesi i cui fattori interni generano e amplificano gli squilibri globali. E figuratevi quando ho scoperto che in questa lista l’Italia non c’è, a differenza della Francia.

Nell’eurozona, che nel suo complesso viene considerata un’area portatrice di squilibrio, la lista include la Germania (per motivi opposti alla Francia) e la Spagna. Fuori dalla zona euro ci sono la Gran Bretagna, un paio di Bric (India e Cina), il Giappone e ovviamente il Grande Squilibrato, ossia gli Stati Uniti.

Lasciando da parte gli altri pezzi grossi, la questione della Francia riveste un’importanza crescente. Il paese, infatti, si trova anche geograficamente sulla linea di confine fra la virtuosa Germania e i vituperati PIGS. Vive su un crinale pericoloso, spinta verso i Pigs dai suoi fondamentali economici, in costante peggioramento, e verso i paesi core dai suoi fondamentali politici. Il tanto celebrato asse franco-tedesco, frutto di un chiaro equivoco economico, si trova oggi di fronte al suo più autentico banco di prova.

Non è una novità. Francia e Germania avevano obiettivi diversi già all’epoca dell’inizio della costruzione europea. Ma tale nodo è rimasto celato nel corso dei decenni sull’onda dei fondamentali politici di cui parlavo prima. Francia e Germania hanno nascosto le profonde divergenze economiche puntando su una chiara convergenza politica rappresentata dall’Ue.

Solo che, prima o poi, tutti i nodi vengono al pettine. Specie in tempo di crisi.

Sarà per questo che nel rapporto del Fmi la Francia è la prima della lista dopo l’eurozona. “In Francia – scrive il Fondo – l’outlook per il debito pubblico è peggiorato e gli squilibri esterni si sono ridotti solo a causa della crescita debole”. Uno dei simpatici paradossi a cui ormai siamo abituati. “Un periodo protratto di crescita lenta – avvisa – potrebbe minare gli sforzi di consolidamento fiscale”. Perciò il Fondo invita la Francia a dare priorità alla riforme “per rinforzare la competitività e aumentare l’occupazione e la produzione”.

La ricetta, insomma, è sempre la solita. Quella che hanno già sperimentato con relativo successo in Spagna. Agire, quindi, innanzitutto sul costo del lavoro.

Un grafico elaborato dal Fmi mostra che tale ricetta sta già svolgendo i suoi effetti. Fatto 100 l’indice del costo unitario del lavoro basato sul tasso reale di cambio nel 2008, viene fuori che nell’ultimo quarto del 2012 tale indice quota 90 per la Spagna, il più basso del gruppo considerato. La Francia, malgrado l’indice sia sceso sotto quota 100 alla fine dell’anno scorso, è il paese col costo più alto, appena sopra la Germania e l’Italia. Quest’ultima, grazie probabilmente al crescente tasso di disoccupazione, sta al livello della Spagna a fine 2010. Quindi siamo ben avviati.

Ma il problema della Francia è che gli squilibri del paese sono insieme sul fronte esterno, quello fiscale e quello privato.

Per avere un’idea della situazione, basta attingere all’ultimo staff report del Fmi dedicato alla Francia e uscito ad agosto, quando tutti erano in ferie (ma di sicuro è un caso) che contiene i dati aggiornati della situazione francese.

Cominciamo dalla crescita, che il Fmi, con delicato eufemismo definisce “esitante”. Ma basta vedere il grafico dell’andamento del Pil reale per vedere che esitante rima con declinante. Fatto 100 l’indice del Pil nel primo quarto 2008, la curva francese è arrivata a 96 a metà 2009 per poi tornare in area 100 due anni dopo.

Da quel momento in poi la curva si è schiacciata senza mostrare alcun trend al rialzo, al contrario della Germania che ha guadagnato quota 102. L’Italia fa peggio della Spagna (94), trovandosi sotto quota 92. La media dell’eurozona è fra 96 e 98. Quindi la Francia sta sopra la media, ma solo perché la media è bassa.

Alla Francia, come a tutta l’eurozona, è mancata la spinta del consumo privato, gravato dal calo sofferto dai redditi, falcidiati dall’austerità, e degli investimenti. Il Pil si è salvato solo grazie al miglioramento dell’export e del consumo pubblico. La ricetta tedesca, insomma.

Senonché la ricetta rischia di essere indigesta. La correzione fiscale raggiunta dalla Francia nel 2012 non è servita a migliorare davvero il deficit “diminuito nel 2012 solo dello 0,5%, portandosi comunque al 4,8%, “lo 0,3% in più di quanto previsto dal Fmi nel precedente staff report”. Di conseguenza il debito/Pil è previsto in crescita, ben oltre il 90% del Pil. L’auspicio è che la correzione fiscale faccia effetto nel 2013. Dovrebbe pesare almeno l’1,8% del Pil per riportare il deficit sotto il 3%.

Questo in teoria. Perché in pratica, per riuscirci, il governo di Parigi dovrebbe seguire alcuni di quei consigli (riforma delle pensioni in testa) che la Commissione europea gli ha indirizzato durante l’ultimo assessment dedicato allo stato di salute dei paesi europei e che ha provocato l’acida reazione di Hollande che ha dichiarato, più o meno, che “nessuno può dire alla Francia quello che deve fare”.

Ecco il fondamentale politico che diverge dal fondamentale economico.

Se dal saldo fiscale guardiamo al saldo corrente, vediamo che è passato da un surplus del 2% nel 2000 a un deficit del 2,3% nel 2012, seguendo un andamento simile a quello della posizione netta degli investimenti, passati da un saldo attivo pari al 20% del Pil a un passivo del 20% del Pil. Tutto questo in un contesto declinante dell’export che “si riflette in una costante perdita di quote di mercato, sia a livello globale sia rispetto alla concorrenza”.

Ecco perché serve competitività.

Anche perché, a differenza della Germania, dove l’andamento del costo lavoro ha spostato quote di ricchezza dai salari ai profitti, in Francia “la crescita reale dei salari è stata sostenuta a spese della quota di ricchezza destinata ai profitti”.

Questa è la vera differenza “politica” fra i due paesi. Per quantificare: il costo orario del lavoro in Germania è di 30 euro, in Francia sopra i 35, in Italia poco sotto 30 e in Spagna poco sopra 20 euro, compresi i contributi.

In questa partita l’andamento dei saldi fiscali farà la differenza. Il governo francese si è impegnato a diminuire le tasse sul lavoro, il cosiddetto cuneo fiscale, (che per la cronaca è quasi il doppio di quello italiano) al fine di ridurre il costo del lavoro di circa il 3% entro il 2015. Ma tale politica rischia di fallire se la correzione del deficit fiscale non andrà come previsto a causa della crescita “esitante”.

Insomma,  il governo dovrà decidere dove trovare le risorse per finanziare gli sgravi contributivi, e dovrà farlo in un contesto di bilancio pubblico traballante con una spesa pubblica che si avvicina pericolosamente al 60% del Pil, un debito crescente e tasse insostenibili.

La faglia rischia di allargarsi parecchio.

Per questo il governo ha approvato, nel maggio scorso, una legge che va nella direzione di una maggiore flessibilità del mercato del lavoro. La norma però, nota il Fmi reca con sé alcuni dubbi, visto che “rimangono le incertezze circa l’effettiva implementazione per l’azione delle parti sociali e della magistratura”, visto che la legge deve essere attuata al livello aziendale e potrebbe esporre le aziende a contenziosi. Il problema che persiste, tuttavia, “è sul livello dei salari minimi” che rende difficile reclutare in maniera “competitiva” lavoratori poco qualificati e giovani.

Se dal settore reale (si fa per dire) passiamo a quello finanziario, leggiamo che “i rischi di stabilità sono stati abbattuti, ma la profittabilità delle banche è bassa e rimangono esposte per i finanziamenti all’ingrosso”.

Il miglioramento è avvenuto, almeno sul versante della liquidità, perché le banche francesi hanno diminuito la loro dipendenza dai finanziamenti a breve termine denominati in dollari e hanno iniziato a prendere i fondi in euro messi graziosamente a disposizione dalla Bce. Allo stesso tempo hanno messo in campo una corposa azione di deleveraging, accelerando la ritirata dai paesi a rischio per rimettere in carreggiata i propri coefficienti patrimoniali. E meno male. Perché le banche francesi, per dimensioni e interconnessioni, possono avere enormi effetti di contagio sul resto del mondo.

Il vantaggio dei tassi bassi (la Francia non soffre del mal di spread) ha condotto all’espansione del credito per mutui immobiliari e aziende, incentivando quindi la crescita del debito privato. Tale tendenza è stata sicuramente favorita dal livello di debito privato delle famiglie, che per quanto contenuto rispetto ad altri paesi europei, ha superato quota 90% del reddito disponibile, ma ha condotto a un abbassamento del tasso di risparmio, in calo nel 2013 e probabilmente nel 2014.

Senonché, tale facilità di credito porta con sé il rischio che abbiamo imparato a conoscere bene: quello della correzione dei valori immobiliari.

I prezzi francesi sono saliti parecchio negli ultimi anni. Se guardiamo il grafico dei prezzi reali, e fissiamo l’indice a 100 nel 1996, vediamo che nel 2012 l’indice vale circa 200, più o meno il doppio. Per far capire cosa significhi, serve un confronto con altri paesi. L’Italia al picco del boom non ha superato 150 e ora sta tornando di nuovo verso 100.  L’Irlanda, che al picco è arrivata a 300, ora quota un po’ sotto 200. La Svezia è ben oltre 200 ,la Gran Bretagna da quasi 300 nel 2008 è scesa sotto 200.

Quindi la Francia sta nella fascia alta dei prezzi europei. Di conseguenza la sua esposizione al rischio di un calo immobiliare è più elevata. Il che, come è noto, crea notevoli sconquassi nei bilanci bancari.

Insomma: l’instabilità finanziaria uscita dalla porta può facilmente rientrare dalla finestra.

Anche perché lo stato ancora persistente di “safe-haven” che la Francia conserva nel panorama internazionale è un’ottima calamita per gli investimenti esteri di portafoglio, che nel 2012 hanno raggiunto l’1,7% del Pil. “La Francia – spiega il Fondo – sta svolgendo un ruolo di intermediario fra l’euro area e il resto del mondo. Gli afflussi dai paesi non Ue contribuiscono al finanziamento dei paesi dell’euro in deficit e i risparmi francesi vengono trasferiti ai paesi in deficit tramite il mercato interbancario”. Ciò spiega perché il sistema bancario francese sia così esposto all’estero, da un parte, e abbia così rilevante peso sistemico, dall’altra.

La faglia, oltre ad essere sempre più larga, perciò è anche molto profonda.

E va peggiorando in un momento non facile per il popolo francese, esasperato dalle tasse alte e ferocemente critico verso il suo presidente, che peraltro dovrebbe farsi carico di politiche alquanto impopolari, a dar retta al Fondo (e a Bruxelles).

Resta da vedere quanto si allargherà lo spread fra i fondamentali economici e quelli politici.

Questo è l’unico spread che spaventa la Francia.

E il resto del mondo.

 

◆

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Stagione II

Indice del volume

223 articoli · dal primo all’ultimo

Copertina
  1. 1L’Internazionale dei banchieri centrali verso il sol dell’avvenire2 Settembre 2013
  2. 2Le banche zavorrano il riequilibrio tedesco3 Settembre 2013
  3. 3La guerra dei banchieri per il controllo dei derivati4 Settembre 2013
  4. 4Il Capitale conquista il mercato comune europeo5 Settembre 2013
  5. 5Il Mattone sulla bilancia del riequilibrio6 Settembre 2013
  6. 6Lo spettro della crisi bancaria che aleggia sulla terra dei vichinghi9 Settembre 2013
  7. 7Il destino multipolare dell’Unione Europea10 Settembre 2013
  8. 8I surplus gemelli dei gemelli diversi (Cina e Germania)11 Settembre 2013
  9. 9Si prepara la mutazione politica della Bce12 Settembre 2013
  10. 10Ma poi, com’è finita in Islanda?13 Settembre 2013
  11. 11Adesso Eurolandia si allarga per via bancaria16 Settembre 2013
  12. 12Cosa succederà con l’exit strategy? E’ già tutto scritto17 Settembre 2013
  13. 13Il Lamento di Confindustria e la Sindrome di Bruxelles18 Settembre 2013
  14. 14La faglia di Parigi che fra tremare l’eurozona (e il mondo)19 Settembre 2013
  15. 15I salari dell’eurozona convergono verso il basso20 Settembre 2013
  16. 16Cipro ci prova23 Settembre 2013
  17. 17Dal Co.co.co al Co.co.ci: pure il bond diventa precario24 Settembre 2013
  18. 18L’eurozona fa scuola. In Africa25 Settembre 2013
  19. 19Il Fondo monetario vuole più Europa26 Settembre 2013
  20. 20Vivere con un debito di guerra in tempo di pace27 Settembre 2013
  21. 21Il mattone minaccia la stabilità italiana30 Settembre 2013
  22. 22Lo spirito tedesco dell’export italiano1 Ottobre 2013
  23. 23C’è del marcio in Danimarca?2 Ottobre 2013
  24. 24Ecco l’Europa di Supermario bros3 Ottobre 2013
  25. 25Svuotare il mare (del debito) col secchiello (dell’avanzo primario)4 Ottobre 2013
  26. 26L’Europa Ogm (organismo giuridicamente modificato)7 Ottobre 2013
  27. 27L’export tedesco sul ciglio del burrone8 Ottobre 2013
  28. 28Il default statale come requisito della stabilità europea9 Ottobre 2013
  29. 29Equilibrio vuol dire fiducia (lo dice anche la Bce)10 Ottobre 2013
  30. 30I travet pubblici italiani pagano il conto del 201311 Ottobre 2013
  31. 31La Fed ci penserà 2,3 trilioni di volte prima di chiudere i rubinetti14 Ottobre 2013
  32. 32Eu-topia15 Ottobre 2013
  33. 33Il silenzioso ritorno del protezionismo16 Ottobre 2013
  34. 34La maledizione delle offerte speciali16 Ottobre 2013
  35. 35La nuova indipendenza delle Banche centrali: quella dalla realtà17 Ottobre 2013
  36. 36L’apolitica fiscale18 Ottobre 2013
  37. 37Grana da mezzo trilione per le banche italiane21 Ottobre 2013
  38. 38La bellezza del Demanio21 Ottobre 2013
  39. 39Se il calo dei salari non porta al riequilibrio22 Ottobre 2013
  40. 40Il sorpasso (bancario)23 Ottobre 2013
  41. 41Il Tao dell’eurozona24 Ottobre 2013
  42. 42Il capitale di Bankitalia e le tre scimmiette sagge25 Ottobre 2013
  43. 43L’ora dell’Eurasia28 Ottobre 2013
  44. 44L’eurozona regola i conti con l’estero ma non con se stessa29 Ottobre 2013
  45. 45Dall’Ue all’UeP: ritorno al futuro30 Ottobre 2013
  46. 46Si allarga lo spread fra governo e Bankitalia31 Ottobre 2013
  47. 47Non posso più comprare casa mia2 Novembre 2013
  48. 48Il lavoro flessibile? Frena l’occupazione4 Novembre 2013
  49. 49Tramonto finlandese5 Novembre 2013
  50. 50Il segreto del deficit al 3%6 Novembre 2013
  51. 51Un altro trilemma per l’eurozona7 Novembre 2013
  52. 52La Ue trasloca da Bruxelles a Mosca8 Novembre 2013
  53. 53Dopo le banche, anche le assicurazioni entrano nell’ombra11 Novembre 2013
  54. 54La Giovine Europa (reloaded)12 Novembre 2013
  55. 55Per salvare il mattone basta controllare il costo degli affitti13 Novembre 2013
  56. 56Bruxelles e Francoforte accerchiano Berlino14 Novembre 2013
  57. 57L’europianto dei Piigs fa ridere l’Eurozona15 Novembre 2013
  58. 58Le mille frammentazioni dell’eurozona18 Novembre 2013
  59. 59Scricchiola la stabilità finanziaria tedesca19 Novembre 2013
  60. 60Minacce Emergenti20 Novembre 2013
  61. 61Il Contagio (fiscale)20 Novembre 2013
  62. 62C’è un giudice a Berlino, ma anche a Lisbona21 Novembre 2013
  63. 63L’Imu, Pantalone e le quote di Bankitalia22 Novembre 2013
  64. 6423 novembre 201223 Novembre 2013
  65. 652014: la sindrome giapponese che minaccia l’eurozona25 Novembre 2013
  66. 66I bond sovrani finiscono sotto stress (test)26 Novembre 2013
  67. 67L’età della disuguaglianza27 Novembre 2013
  68. 68Si prepara la rivolta delle pantere grigie28 Novembre 2013
  69. 69Il mattone di carta americano torna a far danni29 Novembre 2013
  70. 70Il boom del mattone spaventa gli inglesi2 Dicembre 2013
  71. 71Il default americano, ovvero la fine del mondo3 Dicembre 2013
  72. 72La finanza alternativa c’è già. In Islam4 Dicembre 2013
  73. 73Ecco cos’è e come funziona lo Shadow Banking5 Dicembre 2013
  74. 74Shadow Banking: 80 anni vissuti pericolosamente6 Dicembre 2013
  75. 75Un futuro “luminoso” per lo shadow banking9 Dicembre 2013
  76. 76Le regole sui bond sovrani spaccano in due l’Europa10 Dicembre 2013
  77. 77I dieci giorni che cambieranno l’Europa (e la Germania)11 Dicembre 2013
  78. 78Notturno polacco12 Dicembre 2013
  79. 79I governatori dell’eurozona battono un colpo13 Dicembre 2013
  80. 80Il drago capitalista assedia la Grande Muraglia cinese16 Dicembre 2013
  81. 81Siamo ricchi, ma poveri17 Dicembre 2013
  82. 82Quel connubio fra euro e monete locali18 Dicembre 2013
  83. 83Germania 1-Ue 0: avanza l’Europa (bancaria) tedesca19 Dicembre 2013
  84. 84L’anno (bancario) che verrà20 Dicembre 2013
  85. 85Pausa festiva per il blog. Comincia Tedioevo21 Dicembre 2013
  86. 86Riparte il blog. Dite la vostra su Tedioevo12 Gennaio 2014
  87. 87Bankitalia, la Bce e la freccia di Apollo13 Gennaio 2014
  88. 88Il cuore (lussemburghese) dell’eurozona14 Gennaio 2014
  89. 89Il ventennio perduto dell’Eurozona15 Gennaio 2014
  90. 90L’inverno del Made in Europe16 Gennaio 2014
  91. 91La radice sempreverde del mercantilismo europeo17 Gennaio 2014
  92. 92La triste vecchiaia dell’Europa20 Gennaio 2014
  93. 93Il fiato del Drago capitalista sul collo dell’economia cinese21 Gennaio 2014
  94. 94Il balletto russo prepara lo scivolone del rublo22 Gennaio 2014
  95. 95L’euro surriscalda il Mattone baltico23 Gennaio 2014
  96. 96L’Europa keynesiana (in salsa tedesca)24 Gennaio 2014
  97. 97Le “emissioni” della Bce e la grande glaciazione del credito27 Gennaio 2014
  98. 98L’eurotrappola dell’illiquidità (e le altre)28 Gennaio 2014
  99. 99Siamo un paese per vecchi (possidenti): triste, solitario y final29 Gennaio 2014
  100. 100Ultima chiamata per le Banche centrali30 Gennaio 2014
  101. 101Il governo dei giudici che regola l’economia europea da sessant’anni31 Gennaio 2014
  102. 102I nuovi mostri: l’alba delle controparti centrali3 Febbraio 2014
  103. 103I nuovi mostri: stupori e tremori nel mercato dei repo4 Febbraio 2014
  104. 104I nuovi mostri: l’economia di guerra della Fed e i suoi danni (ai) collaterali5 Febbraio 2014
  105. 105La Bce celebra il divorzio fra banche e stati6 Febbraio 2014
  106. 106Quel che si dovrebbe sapere della contabilità nazionale7 Febbraio 2014
  107. 107La Germania comincia a vivere di rendita10 Febbraio 2014
  108. 108L’ipocrita ninna nanna che addormenta i giovani italiani11 Febbraio 2014
  109. 109Il “bondage” che soffoca le economie emergenti12 Febbraio 2014
  110. 110Il banco paga il conto del casinò/o sloveno13 Febbraio 2014
  111. 111Genealogia del Pil – L’araldo di Cromwell14 Febbraio 2014
  112. 112Il sogno della Buba: privatizzare le perdite per “socializzare” i guadagni17 Febbraio 2014
  113. 113La mitologia bancaria di Mr. Dombret18 Febbraio 2014
  114. 114La distruzione durevole dei consumi italiani (ed europei)19 Febbraio 2014
  115. 115L’incarichificio19 Febbraio 2014
  116. 116Lezione norvegese sulla sovranità20 Febbraio 2014
  117. 117Genealogia del Pil – Il trionfo della volontà (statale)21 Febbraio 2014
  118. 118Il tabù (previdenziale) nascosto nel cuneo fiscale24 Febbraio 2014
  119. 119Le imprese europee sedotte (dal debito) e abbandonate (coi debiti)25 Febbraio 2014
  120. 120Cura irlandese (e cartolarizzazioni) per l’eurozona26 Febbraio 2014
  121. 121Il fantasma della deflazione si materializza (per ora) fra i Pigs27 Febbraio 2014
  122. 122Genealogia del Pil – Il destino statalista dell’Occidente “liberale”28 Febbraio 2014
  123. 123L’export non spinge più la crescita tedesca3 Marzo 2014
  124. 124Mangiarsi l’avanzo primario e decrescere (in)felici4 Marzo 2014
  125. 125Penultimo tango a Parigi5 Marzo 2014
  126. 126State sereni: Vinceremo! (Premio: un altro ’92)6 Marzo 2014
  127. 127Finisce l’epoca mercantilista dell’eurozona7 Marzo 2014
  128. 128Viaggio in Italia: nella morsa degli opposti automatismi10 Marzo 2014
  129. 129Viaggio in Italia: 2014, odissea nello strazio (bancario)11 Marzo 2014
  130. 130Viaggio in Italia: lavorare (per) meno, lavorare tutti12 Marzo 2014
  131. 131Viaggio in Italia: fuori dal tunnel dell’eurodebito13 Marzo 2014
  132. 132Viaggio in Italia: sedotti (dall’estero) e abbandonati14 Marzo 2014
  133. 133I nuovi paesi emergenti stanno in Europa17 Marzo 2014
  134. 134Il triste fardello della (im) previdenza pubblica18 Marzo 2014
  135. 135Supercazzole berlinesi con scappellamenti lussemburghesi19 Marzo 2014
  136. 136Weidmann, ovvero il primato della politica (della Buba)20 Marzo 2014
  137. 137Ma che ci fa coi soldi il fondo Esm?21 Marzo 2014
  138. 138Unione bancaria, la Bce segna ma non vince24 Marzo 2014
  139. 139Il Giappone quantiqualitativo dopo un anno di diluvio monetario25 Marzo 2014
  140. 140Gli economisti (e il Fmi) pianificano la moneta internazionale (e gli Usa ridono)26 Marzo 2014
  141. 141Diplomazia dei prestiti esteri: Spagna, ossia il parente povero della Germania27 Marzo 2014
  142. 142Diplomazia dei prestiti esteri: Italia nella morsa franco-tedesca28 Marzo 2014
  143. 143L’euro e la crisi gonfiano il portafoglio (e il mattone) dei tedeschi31 Marzo 2014
  144. 144I francesi se ne fregano (dei debiti) e tirano dritto1 Aprile 2014
  145. 145Disoccupazione italiana al 13%? Dipende…2 Aprile 2014
  146. 146I debiti nel mondo superano quota 100 trilioni di dollari3 Aprile 2014
  147. 147Diplomazia dei prestiti esteri: la ragnatela di Spider man4 Aprile 2014
  148. 148Il crollo del mattone costa 270 miliardi alle famiglie italiane7 Aprile 2014
  149. 149Si prepara la terza guerra mondiale: quella del debito8 Aprile 2014
  150. 150Il freddo vento dell’Ovest che soffia sull’India9 Aprile 2014
  151. 151Si scrive DEF, ma si legge FED10 Aprile 2014
  152. 152Lavoro: anche gli americani diventano choosy (grazie anche alla Fed)11 Aprile 2014
  153. 153I banchieri berlinesi alla campagna d’America14 Aprile 2014
  154. 154Banche, la paura fa 90 (miliardi)15 Aprile 2014
  155. 155Esercizi di retorica sul DEF: la retromarcia dell’avanzo primario16 Aprile 2014
  156. 156Esercizi di retorica sul DEF: l’invenzione del deficit strutturale17 Aprile 2014
  157. 157Esercizi di retorica sul DEF: dal pareggio (di bilancio) allo spareggio18 Aprile 2014
  158. 158La Bce prepara il qualitative easing22 Aprile 2014
  159. 159Diplomazia dei prestiti esteri: L’impero di Nylonkong23 Aprile 2014
  160. 160Banche, la Cina entra nell’Ombra24 Aprile 2014
  161. 161Ah, se avessi vent’anni di più…25 Aprile 2014
  162. 162La finanza islamica sbarca a Hong Kong28 Aprile 2014
  163. 163Super Target 2, ovvero euro 3.029 Aprile 2014
  164. 164Il Leviatano di Francoforte30 Aprile 2014
  165. 165Lavoro. E’ qui la festa?1 Maggio 2014
  166. 166Le banche europee di fronte allo stress test (russo)5 Maggio 2014
  167. 167Fuga bancaria dai titoli di stato6 Maggio 2014
  168. 168Gli stress test costano venti miliardi alle banche italiane7 Maggio 2014
  169. 169Esplode lo shadow banking europeo8 Maggio 2014
  170. 170La crisi sta finendo (e un anno se ne va)9 Maggio 2014
  171. 171La Cina prepara la sua prossima crisi bancaria12 Maggio 2014
  172. 172Esercizi di retorica sul debito pubblico: la leggenda della sostenibilità13 Maggio 2014
  173. 173Esercizi di retorica sul debito pubblico: dalla tripla A alla tripla S14 Maggio 2014
  174. 174Esercizi di retorica sul debito pubblico: la Germania insostenibile (al contrario di noi)15 Maggio 2014
  175. 175Le quattro Europe16 Maggio 2014
  176. 176Le quattro Europe: Il campo minato a sud-est di Berlino19 Maggio 2014
  177. 177Le quattro Europe: la trinità Baltica20 Maggio 2014
  178. 178Le quattro Europe: l’artiglio vichingo21 Maggio 2014
  179. 179Le quattro Europe: i nipotini di Carlo Magno22 Maggio 2014
  180. 180Il lungo inverno delle costruzioni europee congela il mattone23 Maggio 2014
  181. 181La deframmentazione dell’eurozona26 Maggio 2014
  182. 182La crisi capovolta nel mondo sottosopra27 Maggio 2014
  183. 183L’alba malinconica del Secolo asiatico28 Maggio 2014
  184. 184Le bugie dei Grandi Numeri: più Pil(u) per tutti29 Maggio 2014
  185. 185Le bugie dei Grandi Numeri: la rimozione dell’incertezza30 Maggio 2014
  186. 186La resistibile ascesa della Costantinopoli cinese3 Giugno 2014
  187. 187Non ci sono più le banche svizzere di una volta4 Giugno 2014
  188. 188Il serpente (bancario) che striscia nel paradiso svizzero5 Giugno 2014
  189. 189Le banche spagnole ballano la samba6 Giugno 2014
  190. 190L’epopea italiana dei fondi (in) pensione9 Giugno 2014
  191. 191L’Italia di domani: tre scenari per un teatrino10 Giugno 2014
  192. 192L’ultima sfida della globalizzazione11 Giugno 2014
  193. 193Dopo l’unione bancaria arriva quella previdenziale12 Giugno 2014
  194. 194Non credo più nel credito13 Giugno 2014
  195. 195Il divorzio (all’italiana) fra debito pubblico e ricchezza privata16 Giugno 2014
  196. 196La fine dell’indipendenza delle banche centrali17 Giugno 2014
  197. 197L’anno d’oro dei paperoni italiani18 Giugno 2014
  198. 198Il riequilibrio americano pagato dalla Cina (e dai petrolieri)19 Giugno 2014
  199. 199L’Italia (im)possibile: Il matrimonio fra ricchezza privata e debito pubblico20 Giugno 2014
  200. 200La fredda guerra della Russia23 Giugno 2014
  201. 201La fredda guerra della Russia: l’armata dei debiti24 Giugno 2014
  202. 202La fredda guerra della Russia: la bilancia dei patimenti25 Giugno 2014
  203. 203La fredda guerra della Russia: un paese in riserva26 Giugno 2014
  204. 204La fredda guerra della Russia: il passato presente27 Giugno 2014
  205. 205Sudafrica: l’ultimo dei Brics è il primo alla resa dei conti30 Giugno 2014
  206. 206Il mondo nella trappola del debito (e della liquidità)1 Luglio 2014
  207. 207L’Italia di cui nessuno parla: quella creditrice2 Luglio 2014
  208. 208La bolla che arriva dall’Asia3 Luglio 2014
  209. 209Le banche siamo noi4 Luglio 2014
  210. 210I tormenti dei creditori7 Luglio 2014
  211. 211Le banche centrali fanno esplodere i debiti delle famiglie8 Luglio 2014
  212. 212L’ascesa dei merca(n)ti dei capitali9 Luglio 2014
  213. 213L’età della Grande Stagnazione10 Luglio 2014
  214. 214L’Italia (im)possibile: aumentare le pensioni diminuendo il debito pubblico11 Luglio 2014
  215. 215L’odissea dei lavoratori anglo-americani14 Luglio 2014
  216. 216La fredda primavera del commercio tedesco15 Luglio 2014
  217. 217Il paradigma spagnolo e la Grande Redistribuzione16 Luglio 2014
  218. 218Pro-memoria: gli eurodanni provocati dai vice-tedeschi17 Luglio 2014
  219. 219Il nuovo comandamento della Bce: crescete e indebitatevi (ma alla tedesca)18 Luglio 2014
  220. 220L’Europa bancaria si allarga verso Est21 Luglio 2014
  221. 221Esercizi di retorica sul futuro: i pregiudizi delle previsioni23 Luglio 2014
  222. 222L’Italia commerciale di maggio (prima degli 80 euro)25 Luglio 2014
  223. 223Scaricate Eu-topia, il freebook con tutti i post della seconda stagione28 Luglio 2014
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