Medicina tedesca per i lavoratori spagnoli


La cura tedesca – deflazione salariale e aumento della produttività – ha trovato terreno fertile in Spagna, dopo aver spiegato i suoi effetti per anni nella stessa Germania.

Con una differenza però. Mentre da due anni a questa parte i tedeschi stanno sperimentando di nuovo aumenti salariali, gli spagnoli hanno retribuzioni reali in calo dal 2009. Vanno persino peggio dei Portoghesi. Segno che deflazione salariale e disoccupazione crescono simmetricamente.

I primi dati, che confermano tale percezione, arrivano dall’Ocse. Fatto 100 il livello del costo unitario del lavoro a inizio 2005, un grafico ci mostra con chiarezza che il costo del lavoro tedesco è sceso fino a sfiorare quota 95 fra il 2007 e il 2008.

Nello stesso periodo il costo unitario del lavoro spagnolo superava quota 115, il più alto dei principali paesi dell’eurozona. Subito dopo troviamo la Grecia, l’Italia, la Francia e infine il Portogallo. Quindi, mentre in Germania il costo del lavoro diminuiva, nel resto dei paesi considerati aumentava significativamente.

Dal 2008 in poi, il costo del lavoro tedesco inizia a salire, ma rimane ben al di sotto di quello degli altri paesi.

A inizio 2009 l’indice sfiora quota 105, mentre Spagna e Grecia quotano sopra 115 e l’Italia è poco sotto. Le curve di Portogallo e Francia si incontrano intorno a quota 112.

Il costo del lavoro tedesco torna a calare da metà 2009, fino all’ultimo quadrimestre del 2010, quando quota circa 103. Quindi in cinque anni l’indice tedesco è cresciuto di solo 3 punti.

Nello stesso periodo di tempo, comincia la deflazione salariale spagnola, che dal picco intorno a 117 raggiunto nell’ultimo quadrimestre 2009 inizia una calo costante e drammatico, complice la crisi immobiliare, quella bancaria e l’aumento della disoccupazione.

In Grecia, al contrario, malgrado la crisi sia conclamata, i salari continuano a crescere fino quasi a sfiorare quota 120 a fine 2010. In Italia l’indice rimane stabile intorno a 115 e solo in Francia la crescita del costo unitario del lavoro continua indisturbata.

Fra il 2011 e il 2012, si consuma l’inversione del ciclo. Il costo del lavoro tedesco inizia a crescere con regolarità e arriva ad incrociare la curva spagnola, che cala senza sosta, a quota 107 nell’ultimo quarto del 2012. Da quel momento le curva si divaricano: al rialzo quella tedesca, al ribasso quella spagnola. Ciò malgrado la Spagna segni, fra fine 20o7 e fine 2012 un aumento di produttività di oltre il 10%, che invece in Germania cala di un paio di punti.

Questo per quelli che dicono che i salari devono seguire la produttività.

Francia e Italia continuano la loro crescita – addirittura l’Italia supera la Francia – verso quota 120. Peggio della Spagna c’è solo il Portogallo, che quota sotto 105, più o meno al livello del 2006.

Che tale tendenza sia confermata anche nei periodi a noi più vicini, lo dimostrano i dati statistici diffusi ieri dal Federal Statistical Office tedesco, e relativi al costo del lavoro del settore privato.

Nel 2012 in Germania tale costo è cresciuto del 2,8%, portando la paga oraria dei lavoratori privati tedeschi a 31 euro, il 32% in più rispetto alla media di 23,5 euro pagati nell’Ue.

In Spagna, nello stesso periodo, tale costo è cresciuto solo dell1,1%, quindi meno dell’inflazione, portandosi a 20,9 euro. In Grecia, la deflazione salariale viene conclamata da una cambiamento negativo del 6,8%, che porta il costo a 15,5: la metà dei tedeschi.

In un’ottica di allocazione efficiente delle risorse, sarebbe del tutto razionale, per la Germania, portare le proprie industrie subito in Grecia e, domani, in Spagna, se limitiamo la nostra analisi ai paesi finora considerati.

Anche in Italia la deflazione salariale è in corso, anche se non ai livelli spagnoli, visto che il costo orario nel 2012 è aumentato solo dell1,9%, quindi meno dell’inflazione, fermandosi a quota 27,2, meno dell’Irlanda (27,4). Ciò a fronte di una produttività del lavoro crollata del 5% da fine 2007 a fine 2012.

Al contrario il costo orario rimane sopra quello tedesco in Francia (34,9 euro), mentre i lavoratori più pagati sono gli svedesi (41,9 euro).

Insomma, i salari dei lavoratori tedeschi è chiaro dove stiano andando: almeno verso quelli francesi, con l’obiettivo di raggiungere i paesi scandinavi.

Quelli spagnoli, è pure abbastanza chiaro. D’altronde la Grecia è a due passi e la Troika incombe.

Per quelli italiani, fatevi due conti.

  1. Pingback: Ora la Grecia è un paradiso terrestre. Per le banche .... - Reset Italia

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