Cronicario: Se mio nonno aveva tre palle era Visco


Proverbio del 31 maggio Ogni occhio ha il suo sguardo

Numero del giorno 1,4 Stima preliminare Istat inflazione a maggio

E’ giorno di messa cantata, pure se canta solo uno e gli altri lo adorano in religioso silenzio, come si addice al monologo annuale del papa del dio denaro: il governatore della Banca d’Italia.

Papa, poi, che esagerazione. Da quando c’è la Bce, al massimo fa il cardinale. Epperò l’assise rimane perché siamo amanti della tradizione e c’è gente che fa le carte false ogni anno (o al limite i bilanci) per essere invitata ad ascoltare, misurandosi l’importanza protocollare dai centimetri di distanza dal leggio del governatore.

Esaurite le questioni di forma, e assodato che l’adunanza di Bankitalia concorre col primo maggio  e il 25 aprile a definire l’identità del paese, ho scorso in lungo e largo le illuminate Considerazioni Finali (maiuscolo, mi raccomando) provando a misurare la mia piccola intelligenza col gigantesco metro del dominus di via Nazionale, un indirizzo che è già un destino. Ne sono uscito sfinito, ma almeno e ne ho tratto alcune perle che dovete assolutamente conoscere.

Perla numero 1: “Negli ultimi sei anni gli interventi di politica monetaria mirati a
contrastare la crisi finanziaria, quella dei debiti sovrani e i rischi di deflazione
hanno inciso profondamente sulla dimensione e sulla struttura del bilancio
della Banca d’Italia. L’attivo è aumentato di oltre 440 miliardi, raggiungendo
i 774 miliardi. Il portafoglio di titoli detenuti per fini di politica monetaria è salito da 18 a 245 miliardi. Il rifinanziamento alle banche è aumentato di 157 miliardi”. Che vuol dire? che i debiti della Banca d’Italia stanno sostenendo il bilancio dello stato e quello delle banche. Nulla di strano: si chiama QE, quantitative easing.

Di buono c’è che in conseguenza della perla numero 1, Bankitalia ha restituito sotto forma di utile sui titoli 2,2 miliardi, oltre a 1,3 miliardi di imposte. Se vi sembra strano che i debiti di una banca sostengano quelli di un governo e alla fine generino utili per il governo stesso, vuol dire che siete poco addentro ai misteri gioiosi del central banking.

Ma non preoccupatevi: si vive benissimo anche senza.

Perla numero 2. “La politica monetaria non può da sola garantire il ritorno a una crescita stabile e sostenuta. I problemi strutturali delle economie nazionali vanno
affrontati accelerando i necessari interventi di riforma. Dove il debito è particolarmente elevato deve proseguire con decisione il consolidamento
dei conti pubblici, orientando la composizione del bilancio in modo più favorevole alla crescita; dove è più contenuto, è possibile sostenere la domanda interna, in particolare con investimenti in infrastrutture, evitando un livello eccessivo della posizione netta sull’estero, tale da fornire argomenti a sostegno di interventi di protezione commerciale”. E qua Visco parla a noi – quelli del consolidamento – e ai tedeschi, che fanno incazzare gli americani con i loro attivi commerciali e li spingono al protezionismo. La perla numero 2 porta con sé un corollario altresì imperdibile: “Agli attuali ritmi di crescita il Pil tornerebbe sui livelli del 2007 nella
prima metà del prossimo decennio”.

Perla numero 3. “Per il biennio 2012-13, a gennaio del 2012 prevedevamo un calo del prodotto dell’1,5 per cento (dello 0,4 in uno scenario meno sfavorevole); in estate la stima della riduzione passava al 2,2 per cento; a consuntivo si registrava una diminuzione del 4,5 per cento. Al risultato contribuivano la decelerazione del
commercio internazionale e il crollo della fiducia nelle prospettive dell’area dell’euro, che amplificavano gli effetti della stretta creditizia e della correzione di bilancio”. Morale della perla: le previsioni del tempo sono più accurate di quelle degli economisti.

Perla numero 4. “Dal 2008 l’incremento del rapporto tra debito e PIL è stato essenzialmente determinato dalla dinamica sfavorevole di quest’ultimo. Se il prodotto fosse cresciuto in termini reali al tasso medio, pur contenuto, degli anni compresi
tra l’avvio dell’Unione economica e monetaria e l’inizio della crisi finanziaria e
se l’aumento del deflatore fosse stato in linea con l’obiettivo di inflazione della
BCE, per il solo effetto di un denominatore più elevato il rapporto tra debito
e prodotto sarebbe oggi analogo a quello del 2007”. Lo so che vi risulta criptico, ma adesso Visco ce lo spiega meglio. Più avanti infatti dice che se ci fosse “un tasso di crescita annuo intorno all’1 per cento, l’inflazione al 2 per cento e un saldo primario (ossia al netto degli interessi) in avanzo del 4 per cento del Pil, sostanzialmente in linea con il quadro programmatico del governo, ciò consentirebbe di ricondurre il rapporto tra debito e prodotto al di sotto del 100 per cento in circa dieci anni”.

No. Era Visco

A domani

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