Cosa ci racconta il bilancio di Bankitalia


Al termine della nostra ricognizione sulla logica che guida il bilancio di una banca centrale, è sicuramente utile presentare un caso reale che consenta di apprezzare in pratica ciò di cui abbiamo discusso in teoria. Le puntate precedenti spero siano servite a fornire la cornice di riferimento, adesso proviamo a osservare il quadro prendendo spunto dall’ultimo bilancio della Banca d’Italia pubblicato l’aprile scorso.

L’attivo e il passivo della nostra banca centrale sono riepilogati da questo grafico. Il totale del bilancio quota 587,8 miliardi, in crescita di 57,2 miliardi rispetto al 2014, come è logico che sia atteso che le scelte recenti di politica monetaria della Bce incorporano un notevole aumento delle attività dell’Eurosistema, ossia del complesso che raggruppa la Bce e le singole banche centrali nazionali (BCN). Tale evoluzione è chiaramente visibile: nel 2008 il bilancio di Bankitalia era praticamente la metà di quello di fine 2015.

Come vedete, lo schema del bilancio di Bankitalia ricalca quello semplificato che abbiamo utilizzato nella nostra analisi preliminare, pure se al netto di alcune peculiarità che derivano dalle specificità istituzionali della nostra BC. Quindi dell’attivo fanno parte l’oro (valutato circa 76 miliardi) e le attività in valuta estera, 21 miliardi delle quali in dollari Usa, quindi le riserve ufficiali del paese, che nel bilancio 2015 pesavano il 21% del totale,  gli attivi che derivano da operazioni di politica monetaria, che pesano il 48%. Questi ultimi consistono sostanzialmente nelle operazioni di rifinanziamento alle banche e nei titoli usati per fini di politica monetaria. Un’altra classe di asset importante è quella del portafoglio titoli da investimento, che comprende azioni, obbligazioni e partecipazioni, fra le quali quella nel capitale della Bce. Nell’attivo di Bankitalia questi asset pesano il 23% circa del totale, per un valore di 136 miliardi, 123 dei quali erano titoli di stato acquistati sul mercato secondario.

Sul lato del passivo il grosso dei debiti è rappresentato dalle banconote, che pesano il 30% (174 miliardi a fronte dei 164 del 2014), i più corposi debiti verso l’Eurosistema, ossia il saldo negativo misurato da Target 2, anch’esso in crescita rispetto al 2014 (248 miliardi, +40 miliardi), poi ovviamente i depositi del governo e delle banche, che svolgono la funzione di riserva obbligatoria. Questi ultimi sono aumentati di circa nove miliardi nel 2015, arrivando a oltre 24 miliardi. Infine Bankitalia ha aggregato nella voce fondi patrimoniali (vedi grafico) alcune poste del passivo. Fra queste, i conti di rivalutazione, che cumulano le plusvalenze non realizzate su oro, valute e titoli che non vengono utilizzate nel calcolo del risultato economico ma accantonate a scopo prudenziale. Poi ci sono le riserve, i fondi rischi e il capitale, che come si vede dal grafico è diventato significativo a partire dal 2013, dopo l’avvenuta rivalutazione decisa dal governo.

Se si guardano i grafici che dettagliano in maniera più analitica l’attivo e il passivo della BC fra il 2014 e il 2015, si può vedere all’opera l’effetto delle decisioni di politica monetaria della Bce. Fra gli asset il movimento più osservabile è il calo delle operazioni di rifinanziamento – in sostanza dei prestiti alle banche tramite aste di liquidità – dovuto in gran parte ai rimborsi delle operazioni fatte tre anni fa e scadute, e il corposo aumento del portafoglio titoli di politica monetaria, che fotografa sostanzialmente l’evoluzione della strategia della Bce e l’inizio del QE ossia dell’acquisto di attività finanziarie (Expanded Asset Purchase Programme, APP).

Gli effetti della politica monetaria si sono riflessi anche sull’altro capitolo del bilancio: il conto economico. Sicché è mutato sostanzialmente anche il risultato lordo d’esercizio della Banca, come si può osservare in questo grafico che lo riepiloga dal 2008. Nel 2015 la Banca ha avuto costi per due miliardi, 1,795 dei quali sono costi operativi e altre spese, il resto svalutazioni, e ricavi per poco più di otto, sicché il risultato lordo è stato di poco più di sei miliardi. Nel 2008, prima del caos, era appena di 822 milioni. Dal risultato lordo bisogna detrarre le imposte e gli accantonamenti per arrivare all’utile netto, che nel nostro caso è stato di 2,7 miliardi. Come si vede dal grafico, la voce più importante di crescita dei ricavi è stato il margine di interesse, che ha sfiorato i 6,5 miliardi. Ovviamente avere più titoli in portafoglio genera più rendite. Sappiamo già a come sia stato distribuito l’utile 2015.

Tutto qua. Come vedete non è così difficile capire come funzioni una banca centrale. Al contrario è assai complesso determinare le conseguenze della sue azioni. Per questo non se ne parla.

(5/fine)

Puntata precedente

 

 

 

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